Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: 150 ex alunni seminario Treviso a difesa due preti accusati di abusi

    Pedofilia: 150 ex alunni seminario Treviso a difesa due preti accusati di abusi

    Treviso, 20 feb. (Adnkronos) – “Le cronache di questi giorni provocano in noi ex-alunni del Seminario di Treviso un grande dolore. L’esperienza formativa che noi, firmatari di questa lettera, abbiamo vissuto nel Seminario diocesano, a stretto contatto con gli stessi educatori di cui si parla, è stata caratterizzata da profondo rispetto: ci sentiamo pertanto in dovere di testimoniare che esiste un’altra storia.

    Alcuni tra di noi hanno vissuto in Seminario insieme alla persona che ora, inspiegabilmente, sta lanciando gravi accuse contro don Paolo Carnio e don Livio Buso, educatori di indiscussa integrità morale ed alto profilo spirituale. Noi, firmatari di questa missiva-testimonianza, non possiamo, al contrario, che essere grati alla loro persona per il ministero che hanno svolto durante molti anni a favore nostro e di tanti altri giovani.

    Ci hanno aiutato a discernere la nostra vocazione, nel pieno rispetto della libertà di ciascuno, tanto da consegnare a tutti le chiavi per entrare e uscire dal Seminario”. Lo scrivono 150 ex alunni del seminario di Treviso in risposta alle accuse che un ex seminarista ha rivolto a due preti, allora insegnanti del seminario, di presunti abusi sessuali di cui sarebbe stato vittima una trentina di anni fa.

    “Anche molte nostre famiglie, che sono state coinvolte nei vari momenti della vita in Seminario, ora stanno soffrendo quanto noi e si uniscono nella solidarietà, nella fiducia e nell’affetto verso di loro – sottolineano -La vita che abbiamo trascorso in Seminario, in particolare per quanti di noi sono stati nella Comunità Vocazionale, è stata sempre caratterizzata da uno stile molto familiare, sia per i tanti momenti comunitari che per la disposizione degli spazi.

    Qualunque strana situazione difficilmente sarebbe potuta rimanere nascosta. Abbiamo vissuto in un ambiente sereno dove c’era fiducia tra di noi e verso gli educatori; comprendevamo, anche senza dircelo, quali erano le normali difficoltà che ciascuno stava vivendo nel suo cammino vocazionale”.

    “Sentiamo dunque di poter interpretare il pensiero di molti nell’esprimere a don Paolo e a don Livio tutta la nostra stima e fiducia; siamo solidali con il loro dolore, e allo stesso tempo fiduciosi che la limpidezza della loro vita e del loro ministero possa portare a una rapida chiarificazione dei fatti .

    A don Paolo e a don Livio desideriamo esprimere, con cuore grato, tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza che si fa preghiera accorata affinché Dio li sostenga”, concludono.

    https://www.liberoquotidiano.it/news/cronaca/13565972/pedofilia-150-ex-alunni-seminario-treviso-a-difesa-due-preti-accusati-di-abusi.html

  • Presunti abusi, il giorno della verità La Curia apre un’indagine interna

    Presunti abusi, il giorno della verità La Curia apre un’indagine interna

    Oggi Cecchin presenterà l’esposto contro due sacerdoti ma don Livio l’ha già denunciato per calunnia

    Gianbruno Cecchin e la Diocesi di Treviso, l’accusatore e i due sacerdoti accusati di abusi in seminario a distanza di 30 anni: la partita si gioca in Tribunale.
    Oggi i legali dell’ex assessore di Galliera presenteranno un esposto in Procura, don Livio Buso di San Martino di Lupari lo ha già denunciato per calunnia e diffamazione.
    Il deposito dell’esposto è stato annunciato da Cecchin nel corso della trasmissione di Rai Uno “Storie italiane”, condotto da Eleonora Daniele. Dal canto suo, la Diocesi trevigiana ha fissato la sua linea: «Trasparenza nelle procedure di indagine, vicinanza a tutti i soggetti accusati, e fiducia nel lavoro degli organismi competenti». Rispetto alle accuse formulate dal docente di filosofia sulle ripetute violenze in seminario, la diocesi osserva che «questa persona non ha fornito, né alla Diocesi né ai mezzi di informazione sui quali ripetutamente ha diffuso le proprie accuse, la minima prova di quanto affermato.
    A seguito della segnalazione, comunque, pur manifestando totale fiducia nei sacerdoti accusati, il vescovo Michele Tomasi ha avviato, da subito, un’indagine, secondo quanto indicato dalla Chiesa, al fine di far luce sulle gravi accuse formulate a carico dei due sacerdoti, persone unanimemente stimate per il loro servizio di educatori svolto per anni in Seminario senza che mai sia stato sollevato da chicchessia il benché minimo sospetto sulla loro correttezza. La Diocesi di Treviso», conclude la nota, «continua a lavorare, nelle sedi opportune, per assicurare, nella doverosa tutela delle persone e delle istituzioni coinvolte, e in particolare del Seminario vescovile, la massima trasparenza per arrivare nei tempi congrui alla verità dei fatti».
    L’esposto di Cecchin ruoterà attorno alle minacce che ha raccontato di subire: minacce di morte, pervenutegli sia via sms che attraverso lettere anonime. «Non siamo riusciti a risalire a chi possa aver inviato i messaggi», ha spiegato l’accusatore davanti alle telecamere Rai. Dove è sceso nei dettagli: «I due sacerdoti piano piano si sono avvicinati a me in maniera del tutto anomala. Poi durante una celebrazione uno dei due mi ha fatto un gesto molto particolare che io non avevo capito. Lui a cena mi ha chiesto se avessi compreso la natura di quel gesto. Lui mi ha detto di andare nel suo studio, in realtà era la sua camera, ed è successo quello che non doveva succedere».
    Perché una denuncia a distanza di 30 anni? «La sofferenza, l’incapacità di reagire a quello che ho subito, è stata così forte che mi ha impedito di parlarne. L’ho rivelato a mia mamma solo qualche anno fa e poi l’ho detto al mio compagno, che è un medico, e mi ha aiutato. Perché mi minaccia di morte questa persona? Perché sa benissimo la verità e non pensava mai che io avrei potuto scrivere al vescovo di Treviso, invece ho trovato il coraggio e l’ho fatto».
    https://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2020/02/19/news/presunti-abusi-il-giorno-della-verita-la-curia-apre-un-indagine-interna-1.38490210
  • Treviso, “il seminario è un luogo satanico. Lì ho subito abusi sessuali, vessazioni e minacce”. Docente universitario denuncia due preti

    Treviso, “il seminario è un luogo satanico. Lì ho subito abusi sessuali, vessazioni e minacce”. Docente universitario denuncia due preti

    Gianbruno Cecchin, 48enne docente di filosofia, bioetica e antropologia filosofica, si è rivolto alla Procura contro due preti ancora in attività: nel corso di quell’esperienza è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse”

    Ha aspettato quasi trent’anni. Ma alla fine ha deciso di rivelare gli abusi di cui sarebbe rimasto vittima in seminario, a Treviso. Una denuncia per l’autorità giudiziaria e una denuncia per quella canonica. Il protagonista è Gianbruno Cecchin, 48enne, insegnante universitario di filosofia, bioetica e antropologia filosofica, nonché libero professionista in comunicazione e risorse umane. I suoi avvocati sono pronti a consegnare una denuncia circostanziata alla Procura della Repubblica. Ma prima di fare questo passo, il docente aveva già scritto al vescovo di Treviso, Michele Tomasi, e a Papa Francesco. Lo ha fatto una prima volta a dicembre, senza ottenere risposta. Allora ha inviato una seconda lettera al vescovo e a quel punto ha ricevuto una telefonata da monsignor Tomasi, ma non c’è mai stato un incontro programmato.

    “È passato tanto tempo, ma Dio non archivia”, scrive Cecchin. E lui non ha archiviato un’esperienza che definisce infernale. Non un’accusa generica, ma fatti precisi, con l’indicazione di due sacerdoti che oggi sono parroci in diverse realtà del Veneto, in provincia di Padova e di Venezia.

    “La mia vicenda è quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo – scrive il professor Cecchin – A 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 l’animatore nella mia parrocchia, a 18 a frequentare il Gruppo Diaspora perché sentivo una sorta di chiamata a diventare prete. L’anno successivo, dopo la maturità, sono entrato in comunità vocazionale. Ero pieno di vita e di sogni, volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione”. Si è imbattuto in una realtà molto diversa: “È stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, un luogo satanico, che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno non ho avuto la forza di andarmene, anche perché erano tempi in cui ancora non si poteva parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte dei preti”.

    Cecchin ricorda numerosi episodi di cui sarebbe rimasto vittima, altri dice di averli rimossi. “Non si possono dimenticare quei pomeriggi terribili e nefandi a fare direzione spirituale all’interno di quella camera da letto”. Riferisce di rapporti sessuali, minacce, vere e proprie vessazioni psicologiche. E aggiunge: “Ancora oggi vengo minacciato di morte da questi preti che hanno abusato sessualmente di me o mi fanno arrivare messaggi da altri preti o uomini di curia. Se parli sei morto”.

    Fu un anno tremendo. “Quando decisi di abbandonare il seminario fu una grande liberazione”. Sua madre andò a prenderlo, ma uno dei due sacerdoti non l’avrebbe fatta salire in camera dicendo: “Il piano superiore è un luogo privato dove possono andare solo i seminaristi”. “Allora gli diedi una spinta e lo minacciai di chiamare i Carabinieri e il vescovo se non avesse fatto salire mia madre”, ha spiegato il docente ai giornali locali. In precedenza era anche fuggito dal seminario, ma non era riuscito a raccontare i fatti di cui era vittima.

    Lo fa ora dopo un percorso tormentato, che ha avuto una svolta una decina di anni fa, quando ad Haiti ha conosciuto quello che è il suo attuale compagno, un medico francese. Si era recato laggiù come volontario con Medici Senza Frontiere, dopo il terribile terremoto che aveva devastato l’isola. “Lì mi sono ritrovato e ho scoperto anche l’amore. È stato il mio compagno a dirmi che dovevo togliermi questo peso per poter essere felice. Dovevo farlo, perché vogliamo sposarci e adottare due bambini. Per questo ho deciso di denunciare”. Ha vinto ogni resistenza dopo che il Papa ha organizzato in Vaticano un summit sulla pedofilia. “Io voglio che il vescovo agisca, non che mi parli. Mi sono fatto sbattezzare perché non credo più in Dio e nella giustizia divina, ma credo in quella terrena e pretendo che sia fatta”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/02/15/treviso-il-seminario-e-un-luogo-satanico-li-ho-subito-abusi-sessuali-vessazioni-e-minacce-docente-universitario-denuncia-due-preti/5706932/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR3f8nwSQ-y-0o5eAt2utcGo2HdLYqobmk6149k3uPAibKwMhq_yZZiOFQQ#Echobox=1581773041

  • Treviso, professore di filosofia: «In seminario fui abusato da due preti»

    Treviso, professore di filosofia: «In seminario fui abusato da due preti»

    VENEZIA Un docente universitario di filosofia originario di Treviso, Gianbruno Cecchin, 48 anni, già assessore a Padova, ha deciso di denunciare pubblicamente abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile della diocesi della Marca. Le vicende – raccontate da Cecchin ai quotidiani locali – risalirebbero a circa 30 anni fa, e su di esse il docente ha depositato tramite i propri legali una querela contro due sacerdoti, all’epoca dei fatti responsabile della Comunità vocazionale e il suo assistente, ora parroci. Una lettera in cui il docente descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza a Papa Francesco, al presidente della Cei card. Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamino Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani. A spingerlo alla denuncia il recente summit in Vaticano sul tema della pedofilia. Tra gli episodi ricordati nella lettera, una fuga dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia, nel marzo 1991, poi rapporti sessuali, costrizioni, vessazioni psicologiche e minacce. Cecchin fa anche i nomiLa Diocesi di Treviso conferma la circostanza, e di aver fissato un appuntamento a Cecchin con monsignor Tomasi la prossima settimana, che però l’ex seminarista ha declinato.

    La lettera

    Nella lettera, indirizzata in prima persona al vescovo di Treviso, Cecchin scrive frasi molto circostanziate: «Ho trovato anch’io la forza dopo più di 28 anni di denunciare gli abusi sessuali, le umiliazioni e le gravi vessazioni che ho subito durante l’anno di seminario che ho frequentato negli anni 1990-91 (in Comunità Vocazionale). La mia vicenda è simile a quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo. All’età di 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 anni l’animatore nella mia parrocchia di Galliera Veneta e a frequentare i gruppi di AC in patronato. A 18 anni ho iniziato a frequentare il Gruppo Diaspora (il gruppo di orientamento vocazionale per giovani) perché sentivo in me una sorta di chiamata a diventare prete e l’anno successivo, finita la maturità, sono entrato in comunità vocazionale dove ho conosciuto molti preti, sia della comunità vocazionale, del seminario minore e maggiore. Ero un ragazzo normale, pieno di vita e di sogni, come tutti i ragazzi di quell’età. Volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione»

    L’incontro con il vescovo

    «Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno intero non ho avuto la forza di andarmene e di denunciare quello che mi era successo, anche perché erano anni in cui ancora non si potevano denunciare e parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti. Una sera, addirittura, stanco e sfinito di essere maltrattato e abusato sessualmente e non solo, sono letteralmente fuggito dal seminario vagando per la città di Treviso tutto solo e in balia dei miei dolori, delle mie angosce e delle mie atroci sofferenze e pregno delle mie ferite lancinanti che sanguinavano. Ricordo, dopo aver camminato per un’ora piangendo, di essermi seduto sfinito in una panchina e poi di aver deciso (quasi come un flash) di suonare alla porta dell’episcopio: volevo parlare con l’allora vicario generale, con il quale avevo una grande confidenza ed era stato per anni il mio padre spirituale. Ricordo sempre quella sera di marzo, venne ad aprire la porta il vescovo il quale stupefatto e con quello sguardo sicuro e schivo che sempre lo ha caratterizzato, mi chiese cosa volessi. Io non gli risposi nemmeno, lo scansai e salì in fretta quelle scale cercando di parlare con don Angelo, il quale mi accolse da padre con un abbraccio e mi chiese che cosa avessi e per quale motivo lo stessi cercando e per quale motivo stessi piangendo in modo così copioso. Nonostante avessi gli occhi gonfi di lacrime non ebbi il coraggio di raccontargli la verità. Gli dissi una bugia, che ero stanco, che volevo uscire dal seminario. Lui cercò di capire, ma io non gli detti il tempo di farlo».

    Il ricordo

    «Per più di 28 anni ho cercato di andare avanti, di dimenticare, di guardare oltre a quello che mi era successo, mi sono subito iscritto alla facoltà di filosofia a Padova dove dopo cinque anni mi sono brillantemente laureato. Ma nulla è mai stato come prima dopo quell’ anno vissuto in quel terrificante posto. Mai potrò dimenticare quei terribili e nefandi pomeriggi a fare “direzione spirituale” all’interno della camera del verme strisciante: ma Eccellenza – chiedo a lei- si può fare direzione spirituale in camera? E perché non in uno studio come tutti gli altri preti? Il trauma esce ancora oggi, mi attanaglia con qualsiasi cosa che può essere un ricordo, un sogno, una parola. Quando venivo e vengo a Treviso sto tutt’oggi ancora male, evito di passare per quelle vie e guardare quegli edifici, troppo grande è il dolore. Nulla, ripeto, dopo quello che mi è successo è più come prima e in questi giorni, mi creda, non ho più lacrime pensando a quei terribili momenti vissuti. Ho pensato più volte anche di farla finita per porre fine ai ricordi dolorosi, poi per fortuna la svolta e la rinascita».

    Le minacce di morte

    «Io sono stato spesso (e continuo ancor oggi nonostante siano passati più 28 anni) ad essere minacciato di morte da questi preti infami che hanno abusato sessualmente di me e che ancora oggi mi scrivono o mi fanno arrivare dei messaggi da altri preti o uomini di curia “Se parli, sei morto”. I reati e i crimini che hanno commesso questi criminali sono andati ovviamente in prescrizione, ma in prescrizione non andranno mai il mio dolore, le mie lacrime, i miei traumi subiti. E se Papi, Cardinali, Vescovi archiviano (o meglio insabbiano ), Dio non archivia!! L’anno scorso ho chiesto lo sbattezzo che mi è stato concesso perché io non credo più nell’esistenza di Dio. Dio è solamente un’invenzione dell’uomo e della gerarchia ecclesiastica per compiere questi abominevoli crimini. Perché, Vescovo Tomasi, se Dio esistesse non avrebbe permesso a me e ad altre decine di migliaia di minorenni e giovani di vivere un dolore simile e continuare fino ad oggi a perpetuare crimini così efferati permettendo che altri ragazzi innocenti in tutto il mondo provassero e provino quello che ho provato io».

    https://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/cronaca/20_febbraio_15/treviso-professore-filosofia-in-seminario-fui-abusato-due-preti-5d267a1c-4fd2-11ea-b606-6665aa4292dc.shtml

  • Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    Pedofilia, «Io violentato in seminario nel ’90»: prof universitario fa i nomi, ora sono parroci a Venezia e Padova

    «Infami», «vermi», «approfittatori», per arrivare fino a «criminali». Un atto d’accusa durissimo, quello di Gianbruno Cecchin, 48enne docente universitario di Filosofia, bioetica e antropologia filosofica oltreché libero professionista nell’ambito della comunicazione e delle risorse umane, che ha deciso di denunciare pubblicamente gli abusi sessuali che sostiene di aver subito quando frequentava il seminario vescovile di Treviso. Sono passati quasi 30 anni da quelle violenze, quasi sei lustri fatti di silenzi e sofferenze. «Dio non archivia» scrive il professore, dando mandato ai suoi legali di depositare in Procura a Treviso una querela contro i suoi due aguzzini: all’epoca dei fatti erano il responsabile della Comunità Vocazionale e il suo assistente, ora sono entrambi parroci, uno nel veneziano e l’altro nel padovano.

    Il fascicolo sarà nelle mani degli inquirenti lunedì, quando gli avvocati saliranno al terzo piano del palazzo di giustizia di via Verdi. Ma una lettera in cui il 48enne descrive i traumi conseguenti agli abusi sessuali è già stata recapitata al vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, e per conoscenza anche a Papa Francesco, al presidente della Cei e arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve, cardinale Gualtiero Bassetti, al prefetto della Congregazione per il clero, cardinale Beniamo Stella, e ai due vescovi emeriti di Treviso, monsignor Gianfranco Agostino Gardin e monsignor Paolo Magnani.

    LO SFOGO
    A spingere il docente a trovare il coraggio di denunciare le vessazioni di cui dice di essere stato vittima nell’anno del seminario, è stato per sua ammissione il summit che si è svolto in Vaticano (che definisce «il luogo dove alberga Satana») sul tema della pedofilia. «La mia vicenda è quella di tanti ragazzi vissuti all’ombra del campanile, negli ambienti della chiesa fin da piccolo – scrive Cecchin – A 8 anni ho iniziato a fare il chierichetto, a 15 l’animatore nella mia parrocchia, a 18 a frequentare il Gruppo Diaspora perché sentivo una sorta di chiamata a diventare prete. L’anno successivo, dopo la maturità, sono entrato in comunità vocazionale. Ero pieno di vita e di sogni, volevo fare un’esperienza forte per capire meglio la mia vocazione – continua -. Ma è stato proprio lì dentro, nelle maledette mura del seminario, altro luogo satanico, che è avvenuto quello che mai avrei pensato mi succedesse. Per un anno non ho avuto la forza di andarmene, anche perché erano tempi in cui ancora non si poteva parlare di pedofilia e di abusi sessuali da parte di preti».

    Il 48enne racconta della notte passata a dormire in macchina dopo essere fuggito dal seminario per cercare aiuto all’episcopio parlando con l’allora vicario generale, monsignor Angelo Daniel, oggi vescovo emerito di Chioggia. Non riuscì a dire nulla. Era marzo, anno 1991. Cecchin ha lasciato il seminario a luglio: in quei quattro mesi avrebbe subito altre violenze. Molte dice di averle rimosse, ma più di una decina le ricorda meticolosamente. «Non si possono dimenticare quei pomeriggi terribili e nefandi a fare “direzione spirituale” all’interno di quella camera da letto».

    Il professore parla di rapporti sessuali, di costrizioni, di vessazioni psicologiche. e anche di minacce: «Ancora oggi – afferma – vengo minacciato di morte da questi preti che hanno abusato sessualmente di me o mi fanno arrivare messaggi da altri preti o uomini di curia: “Se parli sei morto”».

    L’INCONTRO
    La Diocesi di Treviso conferma: «La persona aveva un appuntamento già fissato con il vescovo Michele Tomasi la prossima settimana – fa sapere il vicario generale, monsignor Adriano Cevolotto – L’incontro era stato concordato per poter ascoltare con massima disponibilità la persona che, evidentemente, ha però scelto di agire diversamente». La lettera di Cecchin è stata recapitata il 16 dicembre scorso, ma allora l’uomo non ha avuto risposta. Il vescovo Michele Tomasi gli ha telefonato dopo aver ricevuto una seconda missiva a fine gennaio. Un incontro era stato fissato il 10 febbraio, poi rinviato dal monsignore per un impegno improvviso. Si sarebbe dovuto tenere venerdì prossimo, il 21 febbraio, ma Cecchin ha declinato l’invito: «Io voglio che il vescovo agisca, non che mi parli – dichiara -. Mi sono fatto sbattezzare perché non credo più in Dio e nella giustizia divina, ma credo in quella terrena e pretendo che sia fatta».
    La svolta è arrivata nel 2010. Dopo aver pensato più volte al suicidio, il professore ha conosciuto il suo attuale compagno, un medico francese, durante l’anno di volontariato assieme a Medici senza Frontiere passato ad Haiti dopo il terremoto. «Lì mi sono ritrovato e ho scoperto anche l’amore. È stato lui a dirmi che dovevo togliermi questo peso per poter essere felice. Dovevo farlo, perché vogliamo sposarci e adottare due bambini. Ecco perché ha deciso di denunciare».

  • “I preti onesti ci sono, sei un esempio per tutti”

    “I preti onesti ci sono, sei un esempio per tutti”

    Centinaia di messaggi di solidarietà per don Giovanni, che ha rivelato di essere stato vittima di abusi

    MONTEBELLUNA – Oltre 700 messaggi di solidarietà in poche ore da tutta Italia, per don Gatto. «Chiedo scusa a tutti perché non riesco a rispondere a tutti i messaggi di solidarietà che mi stanno arrivando. Sono quasi 700 messaggi. Chiedo scusa ma vi ringrazio di cuore tutti. Dio vi benedica. Ho tanti impegni se no risponderei a tutti ben volentieri. Vi abbraccio forte. Gesù è con noi e ci ama!».

    La notizia delle minacce si è sparsa rapidamente e in molti hanno voluto testimoniare la loro vicinanza al sacerdote. Sommerso da telefonate, mail e messaggi sui social, don Gatto, posta l’articolo di Oggi Treviso e manifesta tutta la sua soddisfazione per la vicinanza delle persone: «Grazie mille di cuore a chi mi sta dimostrando tanta solidarietà. Siete tantissimi. Vi benedico».

    «I preti onesti ci sono. Forza don Giovanni Gatto continua a denunciare, le persone oneste ti sosterranno sempre – commenta Maria a cui fa eco Lino – Avanti sempre, con coraggio e coscienza! Sei un esempio per tutti noi!». Testimonianze di solidarietà che hanno rincuorato il sacerdote che nella sua denuncia di minacce e aggressione verbale, per aver detto di essere stato molestato da un pedofilo quand’era ragazzino, ha fatto anche qualche riferimento alle forze dell’ordine, per avvertire i suoi detrattori che non intende subire alcune pressione e intimidazione.

    http://www.oggitreviso.it/preti-onesti-ci-sono-sei-un-esempio-tutti-206130?fbclid=IwAR0BbJMaGgKQwmaaW5qdMol6dsFPIuQquB3mM77EsYLte6ekX94Ep5YK8Wc

  • Campo estivo, ragazzini presi  a bastonate dagli animatori

    Campo estivo, ragazzini presi a bastonate dagli animatori

    La denuncia dei genitori di tre ragazzini. I giovanissimi erano vacanza con la parrocchia, denunciano violenze. Il parroco: disguidi, ma niente maltrattamenti

    Hanno mandato i figli al campo estivo organizzato dalla parrocchia, ma l’esperienza che doveva essere di svago e di formazione — racconta il Gazzettino — si sarebbe rivelata un incubo per alcuni ragazzini delle scuole medie della parrocchia dell’Arcella, un popoloso quartiere di Padova. «Fin da subito gli animatori hanno applicato punizioni con metodi da caserma, ma poi sono arrivate addirittura le bastonate», raccontano i genitori di tre dodicenni, che domenica, quando hanno riabbracciato i figli al ritorno da San Pietro di Barbozza, sopra Valdobbiadene (Treviso), si sono presentati dal parroco, padre Nando Spimpolo, per avere delle spiegazioni.

    Al pronto soccorso

    Un ragazzino è stato anche visitato al pronto soccorso di Camposampiero nell’Alta padovana, da dove è stato dimesso con 4 giorni di prognosi per contusioni al dorso e alla gamba destra, «dovute a un’aggressione da parte di un animatore», come raccontato dai genitori al medico. «È vero, ci sono stati dei disguidi — ha spiegato il religioso al quotidiano locale — ma dire che sono stati applicati metodi da caserma e che i ragazzini sono stati maltrattati mi sembra proprio un’esagerazione».

    I racconti

    Secondo le accuse il gruppo era composto da una trentina di ragazzini di prima e seconda media. Il gruppo era accompagnato da nove animatori — sui 17 anni — e da cinque adulti. «Fin dalla prima sera non hanno concesso i cellulari ai ragazzi per poter chiamare casa come punizione per non essersi comportati bene». La situazione — hanno raccontato i minorenni ai genitori — è via via degenerata, «al punto che alcuni sono stati picchiati con bastoni e doghe di legno della rete del letto su gambe e schiena, nella loro stanza di notte. Un ragazzino avendo ricevuto una bastonata sulla schiena ha avuto difficoltà a respirare».

    https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_09/campo-estivo-ragazzini-presi-bastonate-e999c752-834f-11e8-b0f1-5852deebaad6.shtml?refresh_ce-cp

  • Prete alla sbarra per abusi. Chi mente tra la diocesi e l’arcivescovo di Milano?

    Prete alla sbarra per abusi. Chi mente tra la diocesi e l’arcivescovo di Milano?

    Processo imbarazzante: monsignor Delpini confessa al pm di aver trasferito il sacerdote accusato. Ma la sua curia nega.

    di Giorgio Gandola

    Un ragazzino invitato a dormire in casa del prete. Un diacono che lo abbraccia nel lettone “per non farlo cadere”. Una famiglia disperata e due alti prelati che decidono di non denunciare, ma di allontanare il pastore che sbaglia sperando di stemperare lo scandalo. Sarebbe una grigia e deprimente storia simile a tante altre dall’Australia al Canada passando per Catania, Locri, Treviso e Solza (Bergamo), se non fosse per due dettagli: gli alti prelati dono l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e il vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada. E i loro nomi aleggeranno questa mattina nell’aula della quinta sezione penale di Palazzo di giustizia a Milano, dove di tiene il processo per violenza sessuale su minori.

    La torbida vicenda si sviluppa nel dicembre 2011 a Rozzano, paesone alla periferia del capoluogo lombardo, quando don Mauro Galli (che all’epoca dei fatti ha 33 anni) chiede ai genitori di un ragazzo di 15 anni di mandarlo a dormire a casa sua, con un gruppo di adolescenti, per due impegni ravvicinati di preghiera, la sera e la mattina successiva in preparazione del Natale. La famiglia non ha niente in contrario perché non sa che, quella notte in casa del diacono, il figlio sarà l’unico ospite. La mattina successiva il ragazzino va a scuola e gli insegnanti che lo incontrano lo definiscono “in stato di shock”. Così chiamano la madre, che ne constata le condizioni, lo ascolta e si precipita nella parrocchia di Sant’Ambrogio a denunciare il fatto al parroco, don Carlo Mantegazza, e al coadiutore responsabile degli oratori, don Alberto Rivolta. Per tre anni la famiglia chiede giustizia alla chiesa con lettere e incontri e solo nel 2014 decide di denunciare il fatto all’autorità giudiziaria. Quando, come spiega l’avvocato Fulvio Gaballo del foro di Milano, “si rende conto che la gerarchia ecclesiastica, alla quale si è rivolta per tre anni, non dà nessun aiuto e nessuna garanzia di intervento”.

    Dalla ricostruzione della polizia giudiziaria contenuta negli atti del processo si scopre che immediatamente dopo la vicenda il parroco don Mantegazza e il coadiutore don Rivolta informano monsignor Delpini, allora vicario di zona, e monsignor Tremolada, ancora collaboratore per la Formazione permanente del clero. Quattro giorni dopo l’accaduto il futuro arcivescovo di Milano si precipita a Rozzano per approfondire l’imbarazzante storia. Ricostruisce così davanti agli investigatori: “Don Mantegazza mi aveva detto al telefono che un ragazzo aveva trascorso la notte a casa di don Mauro Galli. E aveva aggiunto che il ragazzo aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da don Mauro durante la notte. Io sono quindi andato a Rozzano e ho convocato don Mauro per chiedergli la sua versione dei fatti. Lui mi disse che aveva solamente voluto ospitare un ragazzo con difficoltà familiari, perché quella notte non voleva dormire a casa dei genitori”. Poi aggiunge: “Ha peraltro ammesso di avere dormito con il ragazzo quella notte, di avere tenuto una condotta imprudente”.

    Per la Procura è difficile credere alla buona fede dell’allora diacono, perché nel suo appartamento ci sono altri due letti, uno in camera degli ospiti e un divano adattabile in soggiorno. Insomma, alternative al lettone ne aveva. In una dichiarazione giurata il responsabile degli oratori di zona, don Rivolta, spiega: “Ricordo che don Mauro mi confidò che nella notte il ragazzo probabilmente aveva avuto un incubo e che lui, per non farlo cadere, l’aveva preso per il pigiama cingendolo dal petto”.

    Lo scenario è ben chiaro agli occhi di monsignor Delpini, che torna da Rozzano e decide di trasferire don Mauro per questioni di opportunità. Non di stilare un rapporto perché venga avviata dalla Diocesi un’indagine previa, come previsto dal diritto canonico, da un documento specifico emanato dalla Cei e come fortemente richiesto dal Vaticano in questi anni difficili. L’indagine previa sarà aperta solo nel gennaio 2015, tre anni dopo, a scandalo scoperchiato dalla polizia. E con i due presunti controllori già nel cuore del Papa per la promozione a vescovi.

    Quel che più sorprende nel riavvolgere il filo è la destinazione di don Mauro, che stamane viene interrogato in aula dal pm e dall’avvocato della famiglia. Nel marzo 2012 il prete è nominato vicario parrocchiale in San Pietro a Legnano e incaricato della pastorale giovanile di altre tre parrocchie vicine. In pratica rimane a contatto con i minori. E non si occupa di due oratori come a Rozzano, ma di quattro. Questo dopo soli 24 giorni di accompagnamento psicologico e di colloqui spirituali. Un periodo propedeutico alla scelta, che monsignor Tremolada definisce “ben ponderata e oculata”. La destinazione viene decisa da monsignor Delpini, che durante le indagini preliminari dichiara: “Ho deciso di trasferire don Mauro ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano”. Da lì, a fine 2012, l’accusato passa alla Cappellania ospedaliera di Santa Maria Annunciata in Niguarda a Milano e infine in un istituto religioso a Roma abitato solo da adulti, dove ora attende gli sviluppi del procedimento canonico per presunti abusi sessuali su minori.

    L’inchiesta giudiziaria della Procura di Milano è nettamente più avanti e una volta aperto il fascicolo (nel 2014), don Mauro Galli viene messo sotto intercettazione telefonica. In una conversazione rivela a una terza persona che “monsignor Delpini mi ha detto che dobbiamo stare molto attenti, dobbiamo stare attentissimi”. In quei giorni non aveva ancora ricevuto l’avviso di garanzia.

    La diocesi di Milano ha provato a fare luce sulla complessa storia con uno scritto diffuso dopo l’udienza del 12 dicembre scorso e pubblicato in fotocopia dai media, dal titolo “Un comunicato per comprendere la verità dei fatti”, che in realtà ha ottenuto il risultato di raddoppiare l’imbarazzo del mondo curiale. Secondo il comunicato – che risponde a un articolo del Giornale, unico quotidiano fin lì a seguire le vicende processuali – cinque sono le obiezioni.

    1. Nel 2011 nessuno aveva ancora evocato la parola abuso (ma sappiamo che fu Mantegazza a pronunciarla subito con il futuro arcivescovo e fu al centro degli incontri con i genitori).
    2. In quel periodo si sapeva solo che don Mauro aveva ospitato il ragazzo (ma don Mantegazza  ha rivelato alla polizia “la sera stessa don Mauro mi disse cosa era accaduto e la sua versione coincideva con quella dei genitori del giovane”).
    3. Don Mauro viene trasferito da Rozzano con un provvedimento firmato dal vicario generale monsignor Carlo Redaelli (ma durante l’indagine preliminare monsignor Delpini spiega: “Il trasferimento fu deciso da me in persona. Sostanzialmente ho deciso io”).
    4. Si è operato nel rispetto di tutte le parti, nell’ossequio delle prescrizioni canoniche e delle leggi italiane (ma l’indagine previa, alla quale è obbligato un vescovo – allora era Angelo Scola – deve procedere ogniqualvolta si abbia notizia, almeno probabile, di delitti. E fra questi ci sono i possibili abusi sessuali).
    5. La diocesi ha collaborato alle indagini (ma don Mauro intercettato dice di essere stato avvertito – “dobbiamo stare attentissimi” – prima della notizia dell’avviso di garanzia).

    Insomma, un pasticcio davanti al quale il lettore ha il diritto di porre il più semplice dei quesiti: avrebbe mentito l’arcidiocesi nell’intento di difendere legittimamente l’istituzione o monsignor Delpini all’autorità giudiziaria (molto improbabile)? La vicenda avrà oggi un passaggio decisivo, ma nessun alto prelato sarà in tribunale perché la famiglia del ragazzo ha ritirato la costituzione di parte civile nei confronti della diocesi e della parrocchia di Rozzano, a fronte d’un risarcimento di 100.000 euro più 50.000 euro di spese sostenute in questi anni. Don Mauro Galli alla questura aveva sostenuto di essere nullatenente.

    Rimane fuori dall’aula, ma dentro le coscienze di ciascuno, anche il motu proprio Come una madre amorevole: “Il diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico per cause gravi. Ciò riguarda anche i vescovi diocesani, gli eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto con la presente lettera intendo precisare che tra le dette cause gravi è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili, previsti dal motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, promulgato da San Giovanni Paolo II ed emendato dal mio amato predecessore Benedetto XVI”. Firmato papa Francesco.

    (LaVerità 8 marzo 2018)

  • Don Federico: “Non sono pedofilo”

    Don Federico: “Non sono pedofilo”

    Lo sfogo via Facebook del parroco, prima del suo addio alla parrocchia di Santa Giustina

    VITTORIO VENETO – Don Federico De Bianchi lascia la parrocchia di Santa Giustina, non senza qualche polemica. E’ lo stesso parrocco – che ha voluto prendersi del tempo per un’esperienza a Perugia, presso la Casa dei figli dell’amore misericordioso – a pubblicare il proprio sfogo su Facebook.

    “Fra pochi giorni me ne andrò lasciando oltre a qualche buona opera tante chiacchiere sul mio conto, che la plebaglia ciarliera e ignorante si divertirà a fare – ha scritto sulla sua pagina – Sappiate questo: non sono stato mandato via dal vescovo, non sono pedofilo anche se vado in una comunità che può avere preti con quella problematica”.

    Don Federico ha anche fatto un accenno “politico” a chi verrà dopo di lui alla guida della parrocchia: “A Santa Giustina riappariranno persone sparite che riotterranno il potere sottratto. Poco importa per chi sa che iĺ potere e il giudizio appartengono a Dio solo”. Frasi dirompenti, alla vigilia della sua partenza per una nuova esperienza di vita.

    Il parroco è amatissimo dalle parti di Santa Giustina, anche per la sua franchezza e il carattere diretto delle sue “uscite”. Che anche questa volta è emerso, con un post destinato a far discutere in città.

    http://www.oggitreviso.it/don-federico-non-sono-pedofilo-175272

  • Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Sesso con quattro ragazzini, Giovanni Desio va in carcere

    Ravenna, 15 novembre 2016 – Condanna definitiva e carcere inevitabile. In tarda serata i giudici romano della Suprema Corte hanno dichiarato «inammissibile« il ricorso presentato dall’ex sacerdote Giovanni Desio. Per lui la pena resta perciò quella a otto anni e otto mesi di carcere inflittagli in appello a Bologna per avere avuto rapporti sessuali con quattro ragazzinitra i 12 e i 15 anni a lui affidati.

    Desio – 54 anni, nato a Milano ma a lungo residente a Saronno (Varese) e per 13 anni parroco di Casal Borsetti – era stato arrestato nella canonica rivierasca dalla polizia il 5 aprile del 2014 soprattutto sulla scorta di intercettazioni dal contenuto esplicito. Le manette erano piombate quando stava facendo le prove di matrimonio con una giovane coppia.

    Dopo sette mesi in carcere a Forlì, Desio aveva ottenuto i domiciliari in una struttura di Città di Castello, in provincia di Perugia, che accoglie preti segnati da problematiche personali di varia natura. Ma a causa di frizioni interne, quest’anno aveva ottenuto il trasferimento sempre ai domiciliari in una struttura di Barza d’Ispra, in provincia di Varese, che si occupa di anziani. E il suo compito era per lo più di leggere loro il giornale. Il 54enne è ora in attesa che gli notifichino la carcerazione visto che il tipo di reato a lui addebitato non prevede sospensioni all’esecuzione pena.

    Confermate dunque tutte le provvisionali per 420 mila euro assegnate alle parti civili: tre minorenni attraverso i loro genitori, la Diocesi di Ravenna-Cervia e l’associazione ‘Dalla parte dei minori’ attiva a Ravenna dal 2003. Ai quattro giovani – oltre che di Ravenna sono delle province di Bergamo e di Treviso – l’ex sacerdote, per il quale il Vaticano da tempo ha provveduto alla dispensa dallo stato clericale, aveva dato in totale 100 mila euro di risarcimenti.

    Desio per la prima volta era salito alla ribalta delle cronache quando nel febbraio 2014 con la sua Bmw X1-18 nuova da 35 mila euro era finito in un canale ed era stato salvato in extremis da due fedeli. Secondo le analisi guidava completamente ebbro d’alcol. E l’inchiesta sul sesso in canonica è figlia di quell’episodio: perché l’allora don aveva usato uno dei profili Facebook dei minori per attaccare i giornalisti con parole di fuoco. Ma le perplessità del padre del ragazzo per quei post erano giunte sui tavoli della polizia. Le intercettazioni avevano fatto il resto. E l’allora don era finito in carcere poco prima di Pasqua, periodo nel quale avrebbe dovuto incontrarsi con uno dei giovani per trascorrere assieme un periodo di vacanza.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/giovanni-desio-1.2682643?wt_mc=fbuser