Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Turchia, stretta sui diritti con Erdogan: amnistia di fatto per gli aguzzini delle spose-bambine e pedofilia ‘depenalizzata’

    Turchia, stretta sui diritti con Erdogan: amnistia di fatto per gli aguzzini delle spose-bambine e pedofilia ‘depenalizzata’

    L’Alta Corte di Istanbul ha eliminato di fatto il reato di abusi su minori indifesi con il ‘perdono’ concesso agli uomini che violentano bambine e poi le sposano. Dai 13 anni in su le vittime sono considerate adolescenti consapevoli della natura di un atto sessuale. E niente più pena a 16 anni per chi è condannato per pedofilia
  • Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    Gli avvocati di Don Desio presentano appello per ottenere i domiciliari

    CASALBORSETTI – A rappresentarlo c’era il suo legale, l’avvocato Battista Cavassi. Lui, Don Giovanni Desio, parroco 52enne originario di Milano ma per 13 anni alla guida della comunità spirituale di Casalborsetti, non si è presentato davanti ai giudici del Tribunale di Riesame di Bologna, quei giudici che ieri mattina erano chiamati ad esaminare il ricorso presentato contro il provvedimento del gip Rossella Materia che il 17 luglio scorso aveva negato al sacerdote la possibilità dei domiciliari.

    Il don se ne è rimasto dietro le sbarre, nel carcere di Forlì, quel carcere nel quale si trova ormai da quattro mesi, per l’esattezza dalla mattinata del 5 aprile scorso, quando era stato arrestato in canonica dalla squadra Mobile per  adescamento e atti sessuali con ragazzini A di 14 e 15 anni.Due quelli ai quali si fa riferimento nell’ordinanza dello stesso gip Materia che lo aveva portato dentro, sulla base di intercettazioni più che esplicite, per pericolo di reiterazione del reato.

    Ma gli inquirenti – coordinati dal pm Isabella Cavallari (assente ieri in udienza) – da quel giorno hanno continuato a sentire persone, famiglie preoccupate ma anche adolescenti che avevano avuto a che fare con il don, alcuni dei quali avrebbero confermato le ‘esplicite attenzioni’ del sacerdote.

    L’inchiesta sul parroco era partita dopo che l’uomo, usando l’identità di un ragazzino, sui social network si era scagliato contro la stampa locale in seguito agli articoli pubblicati dopo il volo in un canale a febbraio con il suo suv nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi tre volte e mezzo i limiti consentiti. Ieri l’avvocato del don ha richiesto nuovamente la scarcerazione del suo assistito con trasferimento in un centro privato, una sorta di clinica psichiatrica per sacerdoti che si trova sulle colline umbre, clinica che si sarebbe detta di- sponibile a prendere in cura il don.

    All’istanza depositata ieri, il legale ha infatti allegato la relazione che il centro aveva stilato dopo avere esaminato tutte le carte fornite dalla difesa, individuando per Desio un percorso specifico della durata di alcuni anni con un’assistenza mirata. Il 17 giugno scorso il gip si era espressa contro tale ipotesi in quanto – secondo il giudice – non garantirebbe l’isolamento dai mezzi di comunicazione, tesi condivisa informalmente anche dal pm Cavallari. Ora la palla è passata al Riesame. Dopo la discussione, il Tribunale si è riservato la decisione, prendendo qualche giorno di tempo.

  • Milazzo, condannato a 2 anni e mezzo il prete accusato di molestie sessuali

    Milazzo, condannato a 2 anni e mezzo il prete accusato di molestie sessuali

    Si è concluso con una condanna a 2 anni e mezzo il processo penale di primo grado a carico di don Nunziato Abbriano, ex presidente della Fondazione Lucifero di Milazzo ed ex parroco di San Marco.

    Il collegio penale del tribunale di Barcellona, presieduto dal giudice Maria Tindara Celi, accogliendo in parte la richiesta dei pubblici ministeri Fabio Sozio e Mirko Piloni, ha condannato il prete accusato di abusi sessuali che sarebbero stati compiuti, durante la preparazione alla Pasqua 2011, ai danni di una giovane parrocchiana di 17 anni.

    Nel dispositivo della sentenza, è stata disposta la responsabilità dell’imputato nel primo tentativo di abuso, compiuto il 14 aprile 2011, quando, secondo l’accusa, palpeggiò la ragazza che frequentava la sua parrocchia all’interno del cortile della chiesa, mentre il prete è stato assolto per il secondo episodio, quello che si sarebbe verificato nella sacrestia, quando la vittima delle sue attenzione, riuscì a registrare la conversazione, procurandosi le prove di quanto stava denunciando.

    Alla fine del processo, in cui da una parte la parte civile rappresentata dall’avvocato Elena Mora e dall’altra la difesa rappresentata dagli avvocati Giorgio Leotti e Tommaso Calderone, si sono date battaglia, senza esclusione di colpi, per sostenere le rispettive posizioni. Oltre alla condanna penale, don Nunziato Abbriano dovrà pagare una provvisionale di 5 mila euro alla vittima ed ai parenti costituitisi parte civile.

    Si conclude quindi il primo processo di una vicenda che ha visto comunque protagonista la vittima delle molestie, che ha pagata a caro prezzo la denuncia, a causa del discredito che le è derivato da parte di coloro che hanno difeso il prete, dipingendola come una ragazza di dubbia moralità. La battaglia legale proseguire in secondo grado, davanti alla Corte d’Appello di Messina, dopo che saranno rese note le motivazione della sentenza.

    http://www.24live.it/78728-milazzo-condannato-a-2-anni-e-mezzo-il-prete-accusato-di-molestie

  • Randazzo scende in piazza per padre Enzo Calà. Fiaccolata in sostegno del prete pedofilo

    Randazzo scende in piazza per padre Enzo Calà. Fiaccolata in sostegno del prete pedofilo

     di GIUSEPPE PORTALE – RANDAZZO. Una lunga, lunghissima fiaccolata, che ha visto la partecipazione di migliaia di fedeli randazzesi, si è snodata per le principali vie della città, con partenza dal Santuario dedicato alla Madonna del Carmelo sino alla Basilica di Santa Maria, dove si è tenuta una veglia di preghiera, organizzata da tutte le parrocchie e da tutte le associazioni religiose e caritative cittadine.

    Presenti tutti i parroci di Randazzo, con il vicario foraneo dell’arcidiocesi di Messina, e numerose autorità civili come il sindaco della città, Michele Mangione, assessori e consiglieri comunali, tutti convinti sostenitori dell’innocenza di Padre Enzo, il sacerdote condannato in primo grado, col rito abbreviato, a quattro anni di reclusione, più pene accessorie, come l’interdizione quinquennale dai pubblici uffici, dal Gup del tribunale di Catania. Innocenza che, ci dicono tutti, «verrà pienamente riconosciuta in sede di appello, viste le numerose testimonianze e controprove che si stanno raccogliendo a favore del sacerdote».

    A sostegno dell’innocenza dell’arciprete, oltre al documento firmato alcuni giorni fa dai rappresentanti parrocchiali della San Vincenzo, della Corale Polifonica, dai Gruppi catechistico e liturgico, dal Terz’Ordine Carmelitano, dal Consiglio degli affari economici e dalla Confraternita Maria Santissima Annunziata, si aggiunge, ora, anche quello dei giovani della parrocchia Santa Maria Assunta, di cui è stato titolare, sino a qualche giorno fa, Padre Vincenzo Calà. «Gentili fedeli, cari concittadini – hanno letto i giovani in pubblico – ci troviamo riuniti questa sera in circostanze spiacevoli, ma per una giusta causa. Le accuse rivolte nei confronti del nostro parroco, Padre Enzo Calà, ci addolorano.

    A nome di tutti i giovani della comunità parrocchiale, cresciuti tra queste mura insieme a Padre Enzo, la cui presenza è stata una guida e un punto di riferimento anche – e soprattutto – dal punto di vista spirituale, respingiamo con forza qualsiasi accusa nei suoi confronti e ribadiamo la necessità di scavare ancora sulla vicenda per far luce sui dubbi e sulle contraddizioni emerse dai discorsi degli stessi accusatori. Senza avere la pretesa di sostituirci alla giustizia, ed essendo a conoscenza degli atti, crediamo fermamente nell’innocenza di Padre Enzo, in quanto dalle accuse non emergono sufficienti prove per attestare alcun tipo di reato. Possiamo gridare a gran voce che Padre Enzo non ha mai avuto, nemmeno lontanamente, atteggiamenti ambigui nei nostri confronti -. Al contrario – hanno precisato – il nostro parroco, per noi giovani, ha sempre avuto un occhio di riguardo, ci ha sempre circondati di attenzioni e di protezione con sentimenti autentici e sinceri. Obiettivo primario della sua missione è stato quello di educare i giovani alla Parola del Signore».

    A conclusione della fiaccolata e della lunga veglia di preghiera, anche padre Piergiorgio Rasano, attualmente incaricato dal vescovo di Acireale quale responsabile della Basilica di S. Maria, a nome di tutto il clero di Randazzo, ha espresso parole di conforto e di sostegno nei confronti di padre Calà.

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/catania/dettaglio/articolo/gdsid/359708/

  • Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    Potente di Cl e confessore di Formigoni. I guai sessuali di Don Inzoli

    L’INCHIESTA/ Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani e confessore di Formigoni. Don Mauro Inzoli è però anche invischiato in una brutta storia di abusi sessuali….

    Presidente del Banco Alimentare, erede designato di Don Giussani in Cl e, a quanto pare, confessore di Formigoni. E invischiato in una brutta vicenda di abusi sessuali su minori. È don Mauro Inzoli, conosciuto anche come “il prete in Mercedes”. Ratzinger l’aveva ridotto allo stato laicale, Bergoglio ha ridotto la pena a una “vita di preghiera e riservatezza”. Ma c’è chi vuole che anche la giustizia vada a fondo. L’associazione Rete l’Abuso Onlus presenta un esposto per ulteriori indagini alla Procura di Cremona e, sulla scia dell’ordinanza del gip di Savona (8 maggio 2012) sul caso Lanfranconi, chiede di accertare le eventuali coperture della curia.

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    IL PRETE IN MERCEDES – La vicenda di Don Mauro Inzoli non è la (purtroppo ricorrente) storia del prete di provincia accusato di abusi sessuali. Don Inzoli è di tutto un altro spessore. Per tre decenni è stato uno dei punti di riferimento di Comunione e Liberazione in Lombardia. Ha fondato il Banco alimentare, che si occupa della raccolta di generi alimentari destinati ai più bisognosi all’interno dei supermercati italiani. Non solo. Inzoli, animatore della onlus cremasca “Fraternità”, pare sia stato per anni il confessore di Roberto Formigoni, un altro che in Cl ha sempre avuto un certo peso. Negli anni si era anche guadagnato l’appellativo di “don Mercedes” per la sua (pare) passione per auto di lusso e ristoranti alla moda.

    LE ACCUSE – Nel 2010 si diffondono delle voci su suoi presunti abusi sessuali a danni di minori. Due anni più tardi, arriva la durissima decisione della Congregazione per la dottina della fede che lo riduce allo stato laicale. Don Inzoli avrebbe dunque dovuto abbandonare lo stato clericale. Ma lui non si rassegna e fa ricorso contro la decisione. E solo poche settimane fa, dopo il passaggio da Ratzinger a Bergoglio, la sua pena è stata commutata in una “vita di preghiera e di umile riservatezza”. Il Vaticano riconosce e ammette la gravità dei suoi (presunti) comportamenti, tanto che spiega nella decisione: n considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale”. Ma allo stesso tempo Don Inzoli potrà mantenere gli abiti sacerdotali.

    L’ESPOSTO – Nel frattempo però la giustizia italiana non ha mai aperto alcun procedimento a carico del prelato. Il sindaco di Crema ha chiesto che venga disposta un’indagine sull’associazione Fraternità, presieduta da Don Inzoli, e l’associazione Rete L’Abuso ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Cremona per chiedere ulteriori approfondimenti di indagine. L’esposto, firmato dal portavoce della Onlus Francesco Zanardi, chiede in particolare di approfondire “perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di comunicare i fatti all’autorità giudiziaria”. La tesi è che i vertici della curia locale fossero a conoscenza dei presunti abusi. Si legge nell’esposto: “C’è stata una condanna dal punto di vista canonico, è verosimile pensare che la Diocesi sapesse, o che almeno oggi sia in possesso di materiale di indagine, lo stesso materiale che ha portato Inzoli alla condanna canonica, tenendo conto tra le altre cose, che il Canone del Codice di Diritto Canonico violato (n. 1720) riguarda gli abusi sessuali su minori”.

    IL NODO DELLE RESPONSABILITA’ – Nell’esposto si chiede anche, qualora emergesse che la diocesi e/o altre strutture responsabili dei minori rimasti vittime, fossero a conoscenza delle tendenze pedofile dell’Inzoli, di valutarne le responsabilità. Come previsto dal secondo comma dell’articolo 40 del Codice Penale che recita “Non evitare un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”. In presenza di un non semplice quadro giudiziario, nell’esposto si fa comunque menzione di un caso di giurisprudenza, vale a dire l’ordinanza del gip del Tribunale di Savona, datata 8 maggio 2012, che pur respingendo un esposto e archiviando la sua posizione per avvenuta prescrizione, riconosce le responsabilità del vescovo Dante Lanfranconi in merito a un’altra vicenda di abusi sessuali. Si legge nell’ordinanza: “La sola preoccupazione dei vertici della Curia era quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti”. È la durissima considerazione del gip di Savona (contenuta nell’ordinanza dell’8 maggio 2012) sulla curia locale”. Anche per questo l’esposto sulla vicenda di Inzoli mira anche a capire se ci sono state responsabilità ai piani più alti. Non solo, sulla scia di una sentenza del Tribunale di Bolzano “si chiede anche in nome delle vittime che si intervenga, facendo intanto luce sui loro nominativi e che si proceda anche nei loro confronti al fine di ottenere un adeguato sostegno psicologico ed un legittimo risarcimento”.

     LEGGI L’ORDINANZA DEL GIP DI SAVONA

    http://www.affaritaliani.it/cronache/don-inzoli150714.html?refresh_ce

  • Sentiti oggi in Tribunale a Ravenna in incidente probatorio

    Sentiti oggi in Tribunale a Ravenna in incidente probatorio

    (ANSA) – RAVENNA, 14 LUG – I primi, ascoltati in Tribunale in un contesto protetto, hanno in buona sostanza confermato di avere avuto rapporti sessuali con il loro prete.

    Ma saranno in totale una decina i minori (tra 14 e 16 anni) che verranno ascoltati tra oggi e giovedì nell’incidente probatorio chiesto per don Giovanni Desio, ex parroco di Casalborsetti, 52enne, milanese, per 13 anni alla guida della parrocchia rivierasca.

    Fino a inizio di aprile quando è stato arrestato per adescamento e atti sessuali con minori.

    http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2014/07/14/prete-arrestatominori-confermano-accusa_ae472be0-d7da-46c2-9938-30cecb985c4a.html

  • Quebec giudice ordina a un gruppo religioso di risarcire le vittime di abusi sessuali

    Quebec giudice ordina a un gruppo religioso di risarcire le vittime di abusi sessuali

     MONTREAL – Un tribunale del Quebec ha ordinato a un gruppo religioso di risarcire le vittime di abusi sessuali che coinvolgono diversi sacerdoti dell’organizzazione – un totale complessivo che potrebbe alla fine raggiungere milioni di dollari.

    La Corte Superiore del Quebec condanna l’Ordine dei Redentoristi a pagare almeno $ 75.000 di danni per ogni vittima che ha partecipato al Seminario di Saint-Alphonse tra il 1960 e il 1987.

    Finora, 70 ex-allievi si sono fatti avanti , altri furono abusati mentre frequentavano la scuola di Quebec City  che ormai non è più in attività.

    Un avvocato che rappresenta le vittime dice che si aspetta che questa decisione incoraggi gli studenti più vecchi a denunciare, e crede che il compenso totale potrebbe raddoppiare o triplicare.

    “E ‘la punta di un iceberg”, ha detto l’avvocato Pierre Boivin.

    “In una class-action, le persone non comunicano con noi finché non ci sarà un giudizio.”

    Nella sua sentenza, il Giudice Claude Bouchard ha detto che gli ex-studenti che possono dimostrare di essere stati vittime di aggressioni “di natura particolare” potranno inoltre beneficiare di un ulteriore $ 75.000.

    Boivin ha dichiarato che l’ordine cattolico romano ha i fondi sufficienti per pagare i danni, che potrebbero ammontare a un totale di diversi milioni di dollari.

    L’ex studente di Frank Tremblay ha lanciato l’accusa nel 2010 contro l’ordine, la scuola e il suo aggressore, il Rev. Raymond-Marie Lavoie.

    Fino ad oggi, solo Lavoie è stato condannato per accuse penali. Nel 2011, si è dichiarato colpevole di 18 conteggi riguardanti 13 vittime su un periodo di 11 anni 1973-1984 ed è stato condannato al carcere.

    Dei nove sacerdoti citati nella class action, sei sono morti e altri tre hanno sostengono di vivere al di sotto della soglia di povertà.

    Il giudice ha ordinato Tremblay sarà aggiudicato l’intero importo di 150.000 dollari.

    Tremblay definito la sentenza una “vittoria storica”.

    Ma ha detto Giovedi la sua principale fonte di soddisfazione deriva dal fatto la Corte Superiore del Quebec gli ha creduto.

    “L’intera organizzazione è stata una cancrena per la giustizia,  Bouchard si dichiara soddisfatto”, ha dichiarato Tremblay al The Canadian Press.

    Carlo Tarini, un portavoce per l’Associazione Quebec di vittime dei preti, chiama Tremblay “, un eroe vero e proprio” per il coraggio nel farsi avanti.

    “Il Redentorista ha lottato come gatti randagi a difendere l’indifendibile”, ha detto Tarini.

    “Hanno fatto di tutto per evitare che le vittime di testimoniassero, e ogni volta che accadeva, erano storie diaboliche soprattutto per le persone che danno lezioni di moralità.”

    http://www.winnipegfreepress.com/arts-and-life/life/faith/quebec-court-orders-religious-group-to-compensate-victims-of-sexual-abuse-266665101.html?device=mobile

  • USA: fedele al segreto del confessionale, sacerdote rischia il carcere.

    USA: fedele al segreto del confessionale, sacerdote rischia il carcere.

    La diocesi di Baton Rouge difende con fermezza l’atteggiamento del suo presbitero di fronte a un ordine giudiziario.

     Facendo un’eccezione alla sua politica di non commentare casi giudiziari ancora non conclusi, la diocesi di Baton Rouge (Stati Uniti) ha diffuso una dichiarazione ufficiale per respingere un giudizio della Corte Suprema della Louisiana che ha chiamato un sacerdote a rilasciare delle dichiarazioni per chiarire un caso.

    Al sacerdote è stato chiesto di rivelare il contenuto della confessione sacramentale di una presunta vittima. “Una dottrina fondamentale della Chiesa cattolica romana per migliaia di anni ordina che il segreto della confessione è assoluto e inviolabile”, ha indicato la diocesi in una nota di risposta ufficiale.

    Di fronte a questo, “un sacerdote è obbligato a non infrangere mai questo sigillo. Non gli è permesso neanche ammettere se qualcuno è andato a confessarsi da lui”. Per questo motivo, padre Jeff Bayhi, che opera in quella diocesi, deve astenersi dal rilasciare qualsiasi dichiarazione nel processo relativo a una bambina che – questa è la tesi sostenuta – avrebbe rivelato al sacerdote in confessionale alcuni dettagli riguardanti un crimine da lei subito. Il sacerdote, che non si è rifiutato di parlare sul caso, deve anche affrontare senza piegarsi le accuse di non aver denunciato i fatti qualora ne fosse stato a conoscenza.

    Il segreto della confessione va difeso ad ogni costo

    “Se fosse necessario, il sacerdote dovrebbe subire un processo di fronte a un tribunale civile e una condanna al carcere prima di violare il suo dovere sacro, violare il segreto della confessione e il suo dovere nei confronti del penitente”, ha affermato la diocesi in termini chiari parlando di quello che potrebbe essere il futuro di padre Bayhi, che continua a rifiutarsi di testimoniare. “Questa non è un’area grigia nella Dottrina della Chiesa cattolica romana”, aggiunge il comunicato.

    “Un sacerdote/confessore che viola il sigillo della confessione incorre in una scomunica immediata il cui perdono è riservato alla Sede Apostolica nella Città del Vaticano”.

    La libertà religiosa del sacerdote e il segreto della confessione erano stati difesi dalla Corte d’Appello del Primo Circuito, ma è stato presentato un ricorso presso la Corte Suprema della Louisiana, che a sua volta ha ordinato al Tribunale di Distretto di realizzare l’udienza e determinare se ci sia stato un sacramento della confessione suscettibile di essere difeso nel caso in esame. “La Corte Suprema della Louisiana non può ordinare al Tribunale di Distretto di fare quello che nessun tribunale civile potrebbe arrivare a fare: determinare in cosa consiste il sacramento della riconciliazione nella Chiesa cattolica”, ha protestato la diocesi.

    “La giurisprudenza statale e federale chiarisce che non c’è giurisdizione che possa arrogarsi reclami che rispondono a domande puramente religiose di questa natura”, ha ricordato.

    La diocesi ha allora sostenuto l’azione del sacerdote ed ha affermato che la legge della Chiesa non permette nemmeno che il penitente o un’altra persona riveli il contenuto della confessione sacramentale. Ha inoltre denunciato che il fatto che un tribunale civile pretenda di determinare se una situazione è o meno protetta dal segreto confessionale rappresenta “una violazione chiara e smisurata della Clausola fondamentale della Costituzione degli Stati Uniti”.

    “Questa materia ha serie conseguenze per tutte le religioni, non solo per la fede cattolica”, ha aggiunto la diocesi. “Gli statuti coinvolti nella questione si riferiscono alle ‘comunicazioni sacre’ che sono confidenziali ed esenti da un rapporto obbligatorio”. La Chiesa locale ha chiesto il rispetto della libertà religiosa ed ha invocato la separazione tra Chiesa e Stato, annunciando al tempo stesso che metterà in atto tutte le azioni legali possibili per difendere il libero esercizio della religione da parte dei suoi membri.


    [Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

    http://www.aleteia.org/it/sources/gaudium-press

  • Don Mauro Inzoli. Un esposto della Rete L’ABUSO chiede alla Procura della Repubblica approfondimenti di indagine

    Don Mauro Inzoli. Un esposto della Rete L’ABUSO chiede alla Procura della Repubblica approfondimenti di indagine

     E’ stato depositato oggi presso la Procura della Repubblica di Cremona un esposto di tre pagine contenente diversi allegati, nel quale l’associazione Rete L’ABUSO Onlus chiede in riferimento al caso di Mauro Inzoli ulteriori approfondimenti di indagine.

    Come si legge dall’esposto, si chiede di approfondire in particolare modo il “perché né il vescovo, né il Vaticano che è stato investito della vicenda, né gli organi direttivi della Cei guidata dal cardinal Angelo Bagnasco, abbiano ritenuto di dover comunicare i fatti all’autorità giudiziaria”.

    Si sottolinea che dal momento che c’è stata una condanna dal punto di vista canonico, è verosimile pensare che la Diocesi sapesse, o che almeno oggi sia in possesso di materiale di indagine, lo stesso materiale che ha portato Inzoli alla condanna canonica, tenendo conto tra le altre cose, che il Canone del Codice di Diritto Canonico violato (n. 1720) riguarda gli abusi sessuali su minori.

    Nell’esposto si chiede anche, qualora emergesse che la diocesi e/o altre strutture responsabili dei minori rimasti vittime, fossero a conoscenza delle tendenze pedofile dell’Inzoli, di valutarne le responsabilità. Come previsto dal secondo comma dell’articolo 40 del Codice Penale che recita “Non evitare un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Questo è quanto emerge dalla ordinanza del GIP del Tribunale di Savona dell’8 maggio 2012, che ha ravvisato la responsabilità di un vescovo, Dante Lafranconi, ironia della sorte oggi vescovo della vicina Cremona, il quale ha coperto pedofili e non ha fatto nulla per impedire che potessero continuare ad abusare di minori.

    Si chiede anche in nome delle vittime che si intervenga, facendo intanto luce sui loro nominativi e che si proceda anche nei loro confronti al fine di ottenere un adeguato sostegno psicologico ed un legittimo risarcimento.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

    Esposto Rete L’ABUSO Diocesi Crema caso Mauro Inzoli

  • Un Osservatorio sostiene che Papa Francesco abbia coperto casi di abusi sessuali.

    Un Osservatorio sostiene che Papa Francesco abbia coperto casi di abusi sessuali.

     Buenos Aires – Papa Francesco è accusato di avere distolto lo sguardo dagli abusi sessuali avvenuti mentre era Arcivescovo di Buenos Aires.

    Papa Francesco è al primo anno di pontificato ed è considerato da tanti un paladino dei poveri e degli emarginati; , il rapporto redatto da Bishop Accountabilty non sarebbe potuto arrivare in un momento peggiore del giorno in cui il Vescovo di Roma incontra le vittime di abusi sessuali per mano di preti Jorge Mario Bergoglio, ora conosciuto in tutto il mondo come Papa Francesco, è stato Arcivescovo di Buenos Aires dal 1998 al giorno in cui è stato eletto Papa, l’anno scorso.

    Prima ancora, è stato Vescovo di Buenos Aires e Auca dal 1992 al 1997. Durante quel periodo, secondo la conversazione da lui tenuta con il Rabbino argentino e amico Abraham Skorka, la sua diocesi non ha dovuto confrontarsi con casi di abusi sessuali su minori. “Nella mia Diocesi non è mai successo, ma una volta mi ha chiamato un vescovo per chiedermi come comportarsi in una situazione come questa e io gli ho risposto di togliere al prete le facoltà clericali, di non permettergli più di esercitare il ministero e di dare inizio a un processo canonico.”

    Non tutti credono alla sua versione, comunque: secondo BishopAccountability.org più di 100 preti dell’arcidiocesi di Buenos Aires avrebbero abusato di minori; l’Osservatorio inoltre sostiene, nel suo rapporto, che almeno una dozzina di questi casi erano noti a Bergoglio.

    Cinque casi degni di nota vengono segnalati da Bishop Accountability come conosciuti dall’Arcivescovo Bergoglio.

    Nel 2009, padre Julio César Grassi, un prete della Diocesi suffraganea di Moron è stato dichiarato colpevole di avere molestato tre bambini presso una comunità di bambini di strada gestita dalla Fondazione Felices los Ninos, fondata da Grassi nel 1993. Essendo una diocesi suffraganea, a Moron Bergoglio aveva un’autorità limitata e secondo il diritto canonico sarebbe potuto intervenire soltanto a seguito di negligenza da parte delle autorità clericali, ” Grassi fu dichiarato colpevole di 32 abusi sessuali in uno dei più lunghi processi mai avvenuti nella storia dell’Argentina. Per tutto il periodo del processo, Grassi si vantò del sostegno che riceveva da numerosi vescovi e in particolare di quello che riceveva dal Cardinal Bergoglio. “(Il Cardinal Bergoglio) non ha mai smesso di tenermi la mano ed è sempre al mio fianco”, ha detto.

    Come Presidente della Conferenza dei Vescovi di Buenos Aires, Bergoglio approvò l’incarico all’eminente avvocato e accademico Marcello Sancinetti volto a condurre una ricerca privata sulla condanna di Grassi. Questa ricerca portò alla conclusione che Grassi era innocente riguardo a tutte le accuse. “La giustizia stabilirà l’innocenza di Grassi nonostante la campagna mediatica contro di lui e la condanna degli organi di informazione” disse il Cardinal Bergoglio alla rivista Veintitres, nel 2006.

    Nel 2003, padre Rubén Pardo, un prete cattolico di Berazategui, venne scoperto dall’esercito argentino mentre si nascondeva in un vicariato di Buenos Aires: insegnava in una scuola della vicina Flores e svolgeva confessioni. Solo un anno prima, Pardo aveva ammesso, con il Monsignor Luis Stoeckler, lo stupro di un quindicenne, Gabriel Ferrini, in un “momento di debolezza”. A Pardo venne imposto da un tribunale ecclesiastico di abbandonare la giurisdizione della sua parrocchia e astenersi dal parlare del fatto sia in pubblico che in privato. A due anni dall’apertura del fascicolo, Pardo morì di Aids. Il Cardinal Bergoglio fu moderatore all’udienza del tribunale ecclesiastico in cui, secondo quanto riportato, vennero poste alla vittima domande “lascive” riguardanti la sua sessualità, anche se non fu presente durante l’udienza.

    Sebastiàn Cuattromo riportò al Vicario del distretto Flores padre Mario Poli che, quando aveva 13 anni, fratello Fernando Enrique Picciochi della Society of Mary lo molestò due volte, nel 1989 e nel 1990, insieme a un altro ragazzo che era nella settima classe. Picciochi fuggì dall’Argentina e venne arrestato nel 2007. Tre anni dopo venne estradato dal Texas e rispedito in Argentina dove, nel 2012, venne condannato a una pena di12 anni per avere abusato sessualmente di quattro bambini. Cuattromo sostiene che padre Poli non diede alcun seguito alle sue accuse nei confronti di Picciochi. Nel 2013, Papa Francesco nominò Poli Arcivescovo di Buenos Aires.

    Padre Mario Napoleon Sasso venne giudicato pedofilo da un centro di terapia gestito dalla chiesa. L’anno seguente, Sasso venne assegnato alla parrocchia di san Miguel de La lonja nella Diocesi di Zarate-Campana; la parrocchia fungeva anche da mensa per i poveri. Fu là che Sasso, tra il 2002 e il 2003, venne accusato di avere stuprato cinque ragazze nella sua stanza presso il centro di accoglienza. Sasso fuggì dall’Argentina, si suppone con l’aiuto di alcuni colleghi della parrocchia. Sasso venne arrestato nel 2006 dopo essere tornato in Argentina dal Paraguay per rinnovare il passaporto.

    Poiché il suo caso iniziò a languire nei vari tribunali, le famiglie delle vittime fecero un appello al Cardinal Bergoglio, senza ricevere risposta.

    All’Istituto Monseñor Stillo, una scuola cattolica di Flores, il rev. Carlos Maria Gauna venne denunciato di molestie nei confronti di due adolescenti. Nel 2001 l’Arcivescovo Bergoglio dichiarò che avrebbe personalmente “risolto la situazione del prete”.

    A giudicare dal sito web dell’Arcidiocesi di Buenos Aires, lo stesso ora è diacono attivo e cappellano presso un ospedale.

    In un momento in cui diversi Vescovi negli Stati Uniti e in tutto il mondo attuano energici interventi contro gli abusi sessuali sui bimbi compiuti da membri della Chiesa Cattolica, durante il suo periodo da Arcivescovo Bergoglio non si è mai scusato pubblicamente, non ha mai messo a disposizione documenti e non ha mai fatto un elenco dei preti accusati di abusi, o delineato alcuna politica riguardante il modo in cui gestire le denunce di abusi.

    Oggi, come Papa Francesco, Bergoglio ha incontrato sei vittime di abusi, paragonando l’abuso di bambini per mano dei preti cattolici all’esecuzione di una messa nera satanica. “Di fronte a Dio e ai fedeli, esprimo il mio dolore per i peccati e i terribili crimini degli abusi sessuali clericali commessi su di voi” ha detto Francesco durante la sua omelia, secondo il testo diramato dal Vaticano “e umilmente io vi chiedo di perdonare, io vi imploro di perdonare – anche – il peccato di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto adeguatamente alle segnalazioni sporte dai familiari e dalle stesse vittime di abusi.”

    Traduzione Pia F.

    Fonte http://www.digitaljournal.com/news/religion/watchdog-group-alleges-pope-francis-covered-up-sex-abuse/article/388836#ixzz36rEW0hL0