Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Assolto il prete del Pantano che era stato accusato di violenza sessuale

    Assolto il prete del Pantano che era stato accusato di violenza sessuale

    POTENZA – Assolto dall’accusa di violenza sessuale per un vizio di procedura: la querela della sua presunta vittima – poi ritirata – è stata presentata oltre i termini di legge. Anche se pm e difesa in aula avevano concordato che «il fatto non sussiste». Prescritte, invece, le molestie telefoniche.

    E’ quanto ha stabilito il collegio del Tribunale di Potenza dove ieri si è concluso il processo in primo grado contro don Antonio Meliante, giovane vicario parrocchiale del Santuario della Madonna del Pantano di Pignola.

    Alla base della vicenda, stando alla ricostruzione del pm Francesco Diliso, ci sarebbe stata la paura di rappresaglie da parte di Meliante della donna con cui aveva intrapreso una travolgente relazione sentimentale. Niente di più. Solo paura per le espressioni che il sacerdote, una volta “abbandonato”, aveva usato nei suoi confronti per convincerla a tornare sui suoi passi.

    «Rispetto la sentenza del Tribunale che è processualmente esatta». Ha dichiarato all’uscita dell’aula il difensore di Meliante, l’avvocato Nicola Roccanova. «Ma a mio parere il collegio avrebbe dovuto affrontare il merito del caso e affermare l’assoluta non responsabilità nel merito di Don Meliante. Si tratta di una vicenda di per sè complicata, resa ancora più difficile dalla personalità della presunta persona offesa».

    In aula sono stati ripercorsi tutti i passaggi della relazione tra il sacerdote e la donna, una vicina di casa di quasi dieci anni più giovane, che lui stesso aveva sposato tempo prima.

    La loro storia di passione sarebbe durata per più di un anno, da febbraio del 2007 a aprile del 2008: in clandestinità, spesso al riparo della chiesa dove l’uomo amministrava i sacramenti, in un locale di servizio. Ma a volte anche a casa di lei, quando i suoi familiari andavano a dormire tranquilli e fiduciosi, mentre i due amanti segreti restavano a parlare nel soggiorno o in camera da pranzo.

    Poi però qualcosa si è rotto e lei si è tirata indietro. Lui non ne ha voluto sapere e ha continuato a cercarla spingendosi a chiamarla ad ore improbabili col rischio che a casa i familiari della donna si insospettissero.
    A questo punto la donna si sarebbe decisa a raccontare tutto a una cognata, che senza andare troppo per il sottile ha affrontato il sacerdote “vis à vis” per intimargli di smetterla, altrimenti sarebbero andate dal vescovo e dai carabinieri.

    Quando i militari di Pignola hanno sentito questa storia l’hanno presa molto sul serio, e non hanno fatto sconti per Don Antonio. Hanno sentito il racconto della vittima e le testimonianze dei familiari.

    L’incubo sarebbe andato avanti per cinque mesi. Il sacerdote chiamava in continuazione sul cellulare a tutte le ore. Lei per farlo smettere si è dovuta inventare una scusa per cambiare scheda e numero personale. Ma lui squillava in piena notte anche sul telefono fisso dell’abitazione dove la donna conviveva con il marito e la suocera. Infine l’accusa di violenza sessuale.

    Le indagini sono andate avanti per un anno e mezzo, poi quand’è stato notificato il primo avviso di garanzia per Don Antonio la donna ha deciso che era arrivato il momento di rimettere la querela.

    l.amato@luedi.it antonio meliante

  • Pedofilia. Il Finto Arresto Dell’arcivescovo Josef Wesolowski

    Pedofilia. Il Finto Arresto Dell’arcivescovo Josef Wesolowski

    Villeggiatura da una stanza all’altra del Vaticano, nascosto e protetto dalla galera, quella vera.

     E’ la prima volta che il Vaticano arresta un altissimo prelato, un ex nunzio accusato di pedofilia. E lo fa nel proprio Stato, con il suo tribunale interno, per espressa volontà di Papa Francesco, visti i gravi fatti di abuso a danni di minori, avvenuti nella Repubblica Dominicana, di cui è accusato Jozef Wesolowski, ex rappresentante diplomatico della Santa Sede in quel paese sudamericano. Una notizia, anticipata da Enrico Mentana nell’edizione serale del Tg La7, che non arriva completamente inaspettata per gli addetti ai lavori, ma che è sicuramente un fulmine a ciel sereno per tutto il mondo, che aspetta da Bergoglio segnali di “rivoluzione” rispetto al passato.

    Ma le cose stanno effetivamente così? O Papa Francesco non stà facendo altro che proteggere il nunzio?
    Era il 2013 quando il Papa destituì in fretta e furia Jozef Wesolowski: dal Vaticano non fecero sapere quale sarebbe stata la nuova destinazione dell’alto prelato, anzi, il religioso fece letteralmente perdere le proprie tracce, tant’è che il Cardinale di Santo Domingo dovette ammettere di non sapere la sua ubicazione.

    Poco dopo, “magicamente“, apparvero pesantissime accuse di pedofilia. Ma Wesolowski nel frattempo era scomparso dal pianeta terra: era “al sicuro” in Vaticano, come venne fuori in seguito.

    Solo ieri il Vaticano, solo dopo fortissime pressioni dell’ONU, ha “arrestato” l’ex nunzio accusato di pedofilia. Perchè arrestato è tra virgolette? Perchè dopo appena tredici ore dall’ “arresto”, Wesolowski è già agli arresti domiciliari, nella sua calda stanza in Vaticano.

  • Pedofilia, Papa Francesco rimuove vescovo Paraguay: “Avrebbe coperto abusi”. E il cardinale Domenico Calcagno, quando lo rimuove ?

    Pedofilia, Papa Francesco rimuove vescovo Paraguay: “Avrebbe coperto abusi”. E il cardinale Domenico Calcagno, quando lo rimuove ?

    Monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, già sostituito da Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, è sospettato di avere nascosto casi di violenze su minori e malversazioni. In Vaticano procede, intanto, il processo penale per Wesolowski: probabile condanna a 10 anni.

    Sulla pedofilia “non ci saranno figli di papà”, aveva promesso Papa Francesco. E, infatti, dopo gli arresti domiciliari per l’ex nunzio Jozef Wesolowski, con l’accusa di pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico, Bergoglio ha rimosso il vescovo di Ciudad del Este in Paraguay, monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato di aver coperto casi di abusi sui minori e di malversazioni. Al suo posto Bergoglio ha nominato amministratore apostolico monsignor Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, vescovo di Villarrica del Espíritu Santo.

    Una nota della Sala Stampa vaticana precisa che la “gravosa decisione dell’avvicendamento” è stata decisa dal Papa sulla base di “serie ragioni pastorali”, ed “è ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay”. Bergoglio, inoltre, chiede al clero e a tutti i fedeli della diocesi di Ciudad del Este “di voler accogliere i provvedimenti della Santa Sede con spirito di obbedienza, docilità e animo disarmato, guidato dalla fede”. E rivolge un appello “all’intera Chiesa paraguaiana, guidata dai suoi pastori, a un serio processo di riconciliazione e superamento di qualsiasi faziosità e discordia, perché non sia ferito il volto dell’unica Chiesa”.

    In Vaticano procede, intanto, il processo penale per Wesolowski per il quale si fa sempre più probabile una condanna penale a 10 anni. È questa, infatti, l’ipotesi più accreditata tra le mura leonine per l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana. Per l’ex diplomatico della Santa Sede, infatti, già condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale nel processo canonico, ora in fase di appello, le aggravanti, spiegano nei sacri palazzi, sono tante e facili da trovare. La condanna a 6-7 anni di carcere prevista dalla norme in vigore prima della riforma penale del 2013 voluta da Bergoglio, potrebbe dunque lievitare fino a 10 anni. Una pena comunque dimezzata rispetto a quella che avrebbe avuto se fosse stato giudicato con le pene più severe volute da Francesco per i reati di pedofilia e pedopornografia, proprio quelli di cui è accusato oggi Wesolowski.

    Intanto continuano a emergere particolare inquietanti sulla vita dell’ex diplomatico polacco, ordinato sacerdote dal cardinale Karol Wojtyla nel 1972 e poi arcivescovo sempre dal Papa polacco nel 2000 nella Basilica Vaticana. Storie di adescamenti di minori sulla spiaggia di Santo Domingo e induzione alla prostituzione in cambio di soldi. Una carriera di nunzio tra le sedi diplomatiche vaticane dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan) prima di approdare, nel 2008, nella Repubblica Dominicana, ufficio da cui si è dimesso, per volontà di Bergoglio, nell’agosto 2013.

    Da due giorni la distanza fisica che separa Wesolowski e Papa Francesco è soltanto di pochissimi metri. Casa Santa Marta, divenuta ormai la residenza pontificia, e il Collegio dei Penitenzieri, nel Palazzo del Tribunale vaticano, dove è ai domiciliari Wesolowski, si trovano, infatti, a pochi passi. Bergoglio aveva anche annunciato che, oltre all’ex nunzio polacco, ci sono attualmente anche altri due vescovi sotto indagine canonica per pedofilia. I due presuli dovrebbero essere il cileno Marco Antonio Órdenes, a cui l’ex Sant’Uffizio ha proibito di esercitare le funzioni, e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo, allontanato dalla sua diocesi l’anno scorso. Entrambi, a differenza dell’ex diplomatico a Santo Domingo, non essendo cittadini vaticani possono subire soltanto il processo presso la Congregazione per la dottrina della fede, ma non quello penale. Per essi, quindi, la pena massima potrà essere soltanto la riduzione allo stato laicale, la stessa a cui è stato già condannato Wesolowski in primo grado dall’ex Sant’Uffizio e contro la quale ha presentato appello.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/pedofilia-bergoglio-rimuove-vescovo-paraguay-accusato-di-avere-coperto-abusi/1132985/

  • Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Si tratta dell’ex nunzio Jozef Wesolowski già condannato allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. Dal pomeriggio è agli arresti domiciliari.

    ROMA – L’ex nunzio Jozef Wesolowski, 66 anni, sotto inchiesta per pedofilia, è stato arrestato oggi in Vaticano. L’arresto, reso noto dal Tg de La 7, è stato realizzato secondo le indicazioni di Papa Francesco, ha dichiarato padre Federico Lombardi: “L’iniziativa assunta dagli organi giudiziari dello Stato è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede”.

    Mons. Wesolowski, che ha già avuto una condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori, è stato arrestato questo pomeriggio intorno alle 17.

    Le accuse. Jozef Wesolowski, confermano fonti Oltretevere, è stato arrestato dagli agenti della Gendarmeria vaticana su ordine del promotore di giusitizia che lo accusa di reati di pedofilia quando era nunzio della Repubblica Dominicana tra il 2008 e il 2013. Wesolowski avrebbe adescato alcuni ragazzini su una spiaggia di Santo Domingo pagandoli per fare sesso. Un diacono, suo ex collaboratore, ha riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. Anche altri quattro testimoni hanno puntanto il dito contro il monsignore, indagato, oltre che Santo Domingo, anche in Polonia dove, in base ad accordi internazionali, Varsavia persegue i suoi cittadini anche per reati commessi all’estero.

    Wesolowsky era stato richiamato in Italia nell’estate di un anno fa, dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo aveva informato della vicenda Papa Francesco. Nel frattempo la procura distrettuale di Varsavia aveva chiesto informazioni sul suo status legale. Dal Vaticano nel gennaio di quest’anno era giunta la risposta: godendo di immunità diplomatica e in ogni caso essendo cittadino vaticano non poteva essere estradato, perché tra Santa Sede e Polonia non ci sono accordi in tal senso. Il 26 giugno la Congregazione per la dottrina della fede avava processato il 66enne ai fini della giurisdizione canonica, decretandone la restituzione allo stato laicale. Contro questa sentenza è stato promosso appello, ma il giudizio ancora non è stato emesso e arriverà nelle prossime settimane.

    Così l’alto prelato polacco, privo dell’immunità diplomatica era tornato a Roma, vivendo in un convento. Nel frattempo, autorizzata dal Pontefice, era partita anche l’indagine penale dell’autorità Vaticana. Qualche giorno fa i gendarmi vaticani hanno informato il promotore di giustizia che era in Italia e stamattina è stato convocato negli uffici del tribunale vaticano: quindi la notifica, le formalità di rito e l’arresto.

    Anche Onu aveva chiesto intervento. Il caso Wesolowski era stato al centro anche delle dure critiche del Comitato Onu contro la tortura nei confronti della Senta Sede. In più occasioni il Comitato di Ginevra aveva chiesto al Vaticano  di garantire indagini immediate e imparziali sulla condotta del Nunzio a Santo Domingo. L’ultima richiesta dell’Onu risale a maggio scorso. Con il nuovo corso voluto da Papa Francesco, a giugno la condanna allo stato laicale, oggi l’arresto.

    SCANDALO IN VATICANO

    Il precedente del maggiordomo di Ratzinger. Dopo l’ex maggiordomo di Papa Ratzinger, Paolo Gabriele, questo è il secondo clamoroso arresto in Vaticano, anche se la situazione è molto diversa. L’arresto di Gabriele, nel maggio 2012, il processo per il furto dei documenti dall’appartamento papale e la successiva detenzione hanno fatto il giro del mondo. Come anche la grazia che Benedetto XVI ha concesso al suo ex strettissimo collaboratore prima del Natale 2012.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/23/news/pedofilia_arrestato_in_vaticano_arcivescovo_accusato_di_abusi_col_s_del_papa-96500566/

  • Papa Giovanni XXIII volle nascondere al mondo la piaga della pedofilia nel clero?

    Papa Giovanni XXIII volle nascondere al mondo la piaga della pedofilia nel clero?

    Talvolta l’opinione pubblica tende a “catalogare” alcune personalità storiche, accettandone i lati positivi ed escludendo i negativi o viceversa.
    In questo caso si parla di Sant’Angelo Roncalli, il Papa Giovanni XXIII o “il Papa buono”, come talvolta è conosciuto: proprio la sua bontà (che lui stesso, in vita, non accettava come definizione) è testimoniata in numerose occasioni (l’enciclica “Pacem in terris” ne è un esempio) ma è spesso orgogliosamente difesa, anche quando le prove sembrano contraddirla.

    Si parla molto spesso della pedofilia nell’ambiente cattolico e si indica il Papa Benedetto XVI (al contrario di Papa Roncalli, lui è l’esempio di tutte le negatività) chi tentò di nascondere questa grave piaga: questo perché nel gennaio del 2005, la corte distrettuale di Harris County (Texas) ha imputato Joseph Ratzinger per “ostruzione alla giustizia” (riferendosi al caso dei religiosi pedofili americani), il processo non si è potuto svolgere poiché tuttora il Papa emerito ha l’immunità come capo di stato estero.
    Curiosamente però fu lo stesso Ratzinger ad accennare a una vecchia istruzione pontificia, fino allora mai portata alla luce, attraverso la lettera “de delictis gravioribus”, che individuava i mali più grandi della chiesa moderna.
    Eccone lo stralcio del testo originale.

    « Quasi nel medesimo tempo la Congregazione per la dottrina della fede con una Commissione costituita a tale scopo si applicava a un diligente studio dei canoni sui delitti, sia del Codice di diritto canonico sia del Codice dei canoni delle Chiese orientali, per determinare «i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti», per perfezionare anche le norme processuali speciali nel procedere «a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche», poiché l’istruzione Crimen sollicitationis finora in vigore, edita dalla Suprema sacra Congregazione del Sant’Uffizio il 16 marzo 1962, doveva essere riveduta dopo la promulgazione dei nuovi codici canonici »

    Da queste affermazioni, il mondo comprese cosa era la “Crimen sollicitationis”: un’istruzione scritta dal cardinale Ottaviani, approvata da Giovanni XXIII ma mai resa pubblica fino a allora.
    Che significato ha questa scrittura ? è semplicemente un regolamento che istruisce come sanzionare quei religiosi che si macchino di pedofilia o violenza sessuale, nello specifico come i confessori lascino “speciali perdoni” agli ingenui peccatori.
    Nulla di strano, anzi è un punto in più per Giovanni XXIII: peccato che lo scritto obblighi il segreto assoluto da parte del clero nei confronti dell’opinione pubblica, ossia vale a dire che la sacra chiesa deve restare inviolabile.
    Nella prima parte il documento non ha nulla da eccepire:

    « A norma costituzioni apostoliche e in particolare della costituzione Sacramentum Poenitentiae di Benedetto XIV del 1º giugno 1741, il penitente deve denunciare all’ordinario del luogo o alla Sacra Congregazione del Sant’Uffizio nello spazio di un mese il sacerdote del delitto di sollecitazione nella confessione; e il confessore deve, sotto obbligazione grave di coscienza, far presente tale dovere al penitente. »

    « Colui che avrà commesso qualsiasi crimine di sollecitazione del quale parla il can. 904 sia sospeso dalla celebrazione della Messa e dall’ascolto delle confessioni sacramentali, e secondo la gravità del delitto sia dichiarato inabile a ricevere le stesse, sia privato di tutti i benefici, dignità, voce attiva e passiva, e sia dichiarato inabile a tutto ciò, e nei casi più gravi sia sottoposto a degradazione. »

    E’la seconda parte, in cui il segreto è chiaramente prescritto:

    « Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto (il cosiddetto” segreto del” Sant’Uffizio”), su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto (senza cioè bisogno di una qualche dichiarazione); tale scomunica è riservata unicamente al sommo pontefice, escludendo dunque anche la Penitenziera Apostolica. [ossia: tale scomunica può essere ritirata solamente dal papa,] »

    « Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell’esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento »

    La chiesa ovviamente volle puntualizzare, sostenendo che il segreto era dato solo quando il processo era in atto, ma chiaramente la precisazione fu scritta dopo e non fu certo puntualizzata sulla “Crimen Sollicitanionis”

    « …Nonostante una certa cultura del segreto abbia pervaso queste materie nella Chiesa cattolica, non è questo documento [il Crimen sollicitationis] la causa. […]
    Gli esperti di diritto canonico ritengono ci siano buone ragioni per mantenere la massima riservatezza nei casi di abusi sessuali. Essa permette ai testimoni di parlare liberamente, ai preti accusati di proteggere il loro buon nome fino a che non sia accertata la colpevolezza e alle vittime che non vogliono pubblicità di farsi avanti. »

    Inoltre fu lo stesso cardinale Bertone in un’intervista, a mettere ancora più il dito nella piaga nella vicenda, rammentando come il vescovo non era tenuto a rivelare la pedofilia del sacerdote, seguendo il rigoroso segreto confessionale.

    « …Giornalista: A queste nuove Norme, soprattutto da parte laica, è stata fatta una obiezione. Perché un vescovo che viene a conoscenza del comportamento di un proprio sacerdote, delittuoso per la Chiesa ma anche per l’autorità civile, non ne deve informare la magistratura civile?
    Bertone: Le Norme di cui stiamo parlando si trovano all’interno di un ordinamento giuridico proprio, che ha un’autonomia garantita, e non solo nei Paesi concordatari. Non escludo che in particolari casi ci possa essere una forma di collaborazione, qualche scambio di informazioni, tra autorità ecclesiastiche e magistratura. Ma, a mio parere, non ha fondamento la pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l’obbligo di difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il “segreto professionale” dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è inviolabile.
    Giornalista: Eppure si può pensare che tutto ciò che viene detto al di fuori della confessione non rientri nel “segreto professionale” di un sacerdote…
    Bertone: È ovvio che si tratta di due livelli differenti. Ma la questione è stata ben spiegata dal cardinale Ersilio Tonini durante una trasmissione televisiva: se un fedele, un uomo o una donna, non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote per avere dei consigli perché ha paura che questo sacerdote lo possa denunciare; se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato… allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza. »

    Di là delle polemiche resta che Papa Giovanni XXIII quel documento lo divulgò, facendolo rimanere segreto per troppi anni: forse perché consapevole della gravità dello stesso ? forse per non rischiare di rovinare la sua reputazione di “Papa buono” ?
    Qui non si vuole infangare la figura di un grande Papa, un uomo che parlava di pace, di tolleranza e che rivoluzionò la chiesa: qui si tratta di non osservare mai le personalità storiche in modo categorico, ma comprenderne le sfumature.
    Benedetto VII creò scandalo, indossando indumenti che non si usavano da molti anni: pochi sanno che fu Giovanni XXIII a usare quei capi per l’ultima volta, pochi sanno che Giovanni XXIII usava la tiara tempestata di pietre preziose (che fu abolita da Paolo VI), pochi sanno che Giovanni XXIII usava il “plurale maiestatis” (che fu abolito da Giovanni Paolo I), pochi sanno che Giovanni XXIII usava la sedia gestatoria (che fu abolita da Giovanni Paolo II).

    Fonte wikipedia

    Rey Brembilla

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpwp-content/uploads/2025/02/domenica-15-a-celle-ligure-gianluigi-nuzzi-presenta-il-suo-ultimo-libro-inchiesta-peccato-originale-interverra-francesco-zanardi-presidente-della-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2025/02/preti-pedofili-e-adulti-complici-il-corto-di-cammuso-illumina-la-sala-farina-gesti-orrendi-camuffati-da-abito-religioso.webpwp-content/uploads/2025/02/dettagli-abusi-su-minori-in-nome-di-dio-da-piu-di-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-la-comunita-che-plagiava-le-giovani-il-video.webpwp-content/uploads/2025/02/caso-vitale-processo-rinviato-a-dicembre-messere-a-telemolise-fatti-gravissimi-perche-commessi-da-chi-ha-una-funzione-educativa.webpwp-content/uploads/2025/02/chi-lha-visto-affronta-il-prete-che-ha-abusato-di-lui-la-risposta-preghiamo-insieme-un-caso-denunciato-dalla-rete-labuso.webpwp-content/uploads/2024/09/il-primo-film-sui-preti-pedofili-girato-a-savona-e-verona-sara-al-bari-international-film-festival-domenica-6-aprile.webp2006/10/02/crimen-sollicitationis-come-la-chiesa-cattolica-ha-coperto-i-crimini-sessuali-dei-preti/

  • Don Marino Genova processato dalla Chiesa per abusi sessuali e sospeso dai ministeri

    Don Marino Genova processato dalla Chiesa per abusi sessuali e sospeso dai ministeri

     Per l’ex parroco di Portocannone accusato di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana all’epoca dei fatti minorenne, la giustizia ecclesiastica conferma la sospensione ‘a divinis’, ovvero l’impossibilità di celebrare messa, di confessare, di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Sostanzialmente non è un laico ma un sacerdote a tutti gli effetti privato, però, della possibilità di esercitare in pubblico i sacramenti. Il tutto in attesa del processo della giustizia civile, per il quale le indagini sono ancora in corso. L’avvocato di giada Vitale non si dice soddisfatto: “Troppe contraddizioni e poca trasparenza in questo processo”.

    di Alessandro Corroppoli

    Portocannone. Don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di pedofilia per aver abusato di una giovane parrocchiana (all’epoca dei fatti minorenne) è stato processato dalla Chiesa. E ritenuto responsabile di abusi sessuali. Confermata al termine del processo canonico la sospensione “a divinis” del sacerdote: significa che non potrà celebrare messa, né confessare, né somministrare sacramenti e nemmeno incontrare persone in qualità di sacerdote. Tuttavia la riduzione allo stato laicale non è arrivata, forse anche perché lo stesso don Marino ha fatto ammissioni in merito e chiesto di poter espiare in una struttura claustrale.Il responso del processo canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico di Pescara tra il novembre del 2013 e l’aprile del 2014, periodo in cui sarebbe terminato («Dopo Pasqua, per l’esattezza»)è comunicato in via esclusiva a Primonumero.it dal legale della presunta vittima, Giada Vitale. Per l’avvocato Sergio Cavaliere, che rappresenta la parte lesa nel procedimento civile per la rete L’Abuso, tante sono state le contraddizioni del processo ecclesiastico, a partire dal coinvolgimento della vittima. «E’ stata la mia cliente, Giada, a insistere per poter testimoniare durante il processo – dichiara l’avvocato – ma è stata costretta a farlo senza la mia presenza, senza un avvocato. Così come è sempre per sua volontà se oggi riusciamo ad avere e dare notizia sull’esito del processo».
    La presenza di un legale difensore della vittima nel processo canonico non è in realtà prevista dal protocollo, essendo l’organismo accusatore la stessa Chiesa. Ma per Cavaliere ci sarebbero stato troppe ambiguità e poca trasparenza: «Non ho mai preteso si partecipare al processo, anche perché non sono abilitato davanti alle magistrature ecclesiastiche, semplicemente mi sembra poco trasparente che alla vittima non sia stata data la possibilità di munirsi di un difensore nel processo canonico».L’avvocato non si dice soddisfatto e ritiene che la sentenza apra a dubbi e interrogativi. «Perché la sospensione è solo provvisoria e non definitiva se lui ha ‘confessato’ i fatti? – si chiede il legale – E perché non ci vengono consegnati gli atti processuali? Quali fatti ha confessato l’ex parroco? E infine, è stato chiuso in un monastero lontano dal Molise, luogo in cui non potrebbe teoricamente più tornare, ma allora perché abbiamo testimonianze che dicono di averlo incrociato proprio nelle vicinanze dei luoghi dove sono avvenuti i fatti?».Era stato lo stesso vescovo della diocesi Termoli – Larino, Gianfranco De Luca, a sospendere ‘ a divinis’ qualche mese dopo l’allontanamento del sacerdoteimpedendo a don Marino di esercitare il ministero pastorale.

    Lo stesso era stato mandato lontano dal Molise, in una comunità alle porte di Roma, sulla scorta di una denuncia dell’aprile 2013. E non una denuncia trascurabile: l’accusa, come detto, è pedofilia, ed è l’accusa più terribile per chi indossa l’abito talare. Inoltre, se un sacerdote sospeso ‘a divinis’ infrange il provvedimento, arriva la scomunica.
    «Come rappresentante della Chiesa – aveva dichiarato il vescovo De Luca a Primonumero.it – ho fatto tutto ciò che era in mio potere. Ho rispettato ed eseguito alla lettera ciò che prevede il documento normativo della Conferenza episcopale italiana, il Delicta Graviora, in caso di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori».

    L’attesa ora è tutta rivolta alla chiusura delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Larino,indagini che dovrebbero chiudersi entro l’anno, e l’inizio del processo con i primi rinvii a giudizio. Giada, non soddisfatta della sentenza canonica attende con fiducia l’iter giudiziario civile. « Mi aspettavo una cosa diversa dalla sospensione, ossia le dimissione dallo stato clericale. Ora spero che la giustizia civile faccia il suo percorso. Sono fiduciosa perché don Marino ha confessato di aver abusato di me».

    (Pubblicato il 09/09/2014)

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=17522

  • Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    Don Desio chiede di parlare al magistrato: racconto tutto, ma fatemi uscire di galera

    L’ex parroco di Casalborsetti è detenuto da cinque mesi, Gip e Riesame hanno già rifiutato le richieste di domiciliari.

    RAVENNA. Basta carcere, don Desio non ce la fa più e chiede di parlare col magistrato: «Niente reticenze, ora racconto tutto». Intanto, il Vaticano apre il processo canonico. L’ex parroco di Casal Borsetti è già stato sospeso “a divinis”: al momento, non può dir messa né confessare. Ma sarà la congregazione per la dottrina della fede, quella guidata fino al 2005 da Papa Ratzinger, a decidere che ne sarà del suo abito talare. Intanto la Procura continua a guardare nei pc del prete arrestato per sesso con minorenni.

    Cinque mesi di carcere. Don Giovanni Desio, 52 anni, fino al 5 aprile scorso era parroco di Casal Borsetti. Foto ammiccanti e in “borghese” sulla sua pagina Facebook, sigaretta in bocca e versi audaci: un profilo “chiacchierato”, quello del parroco che sapeva poco di prete, e le cui sciagure iniziarono quando venne ripescato dal canale dove era finito, ubriaco, alla guida del suo Suv: proprio da quella vicenda partì l’indagine che pochi mesi dopo lo travolse in pieno. I poliziotti, ad aprile, lo arrestarono con accuse pesantissime: adescamento e atti sessuali con minorenni, e ad incastrarlo erano state le sue relazioni inopportune con alcuni ragazzini che frequentavano la canonica. Ma tutto iniziò proprio con quell’incidente nel porto canale. Per difendersi da chi lo accusava, don Desio si buttò a capofitto nei social network arrivando ad usare i profili Facebook di alcuni adolescenti a cui aveva chiesto le password. Furono proprio alcuni di quei post, notati da un genitore, a far partire le indagini e a far emergere relazioni che travalicavano i limiti dei rapporti tra i fedeli e il proprio confessore.

    «Fatemi uscire». L’ex parroco, sospeso da subito dai ministeri divini, ha resistito un paio di mesi in carcere (in quello di Forlì dove venne trasferito per motivi di sicurezza) prima di mostrare i primi segni di cedimento. A giugno, attraverso il suo legale Battista Cavassi, uscì allo scoperto con una parziale assunzione di responsabilità: nella sua istanza al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione, ammise di aver tenuto una «condotta inappropriata». Nulla più. Ma non bastò questo per convincere il Riesame, e nemmeno il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia che giudicò inadeguata la struttura indicata dalla difesa come dimora per gli eventuali arresti domiciliari. E così, ad oggi, pende un ricorso in Cassazione. L’avvocato Cavassi l’ha presentato ad agosto e la Corte Suprema ha, da quando giungono gli atti, 30 giorni per decidere sull’istanza. Intanto, l’inchiesta prosegue: la Procura ha nominato il perito per spulciare altri pc del don, alla ricerca delle sue relazioni.

    Nuovo interrogatorio. Ma un altro mese, don Desio non sembra reggere. «Fisicamente sta bene, ma è molto prostrato – rende noto il suo legale -. Abbiamo appena inoltrato la richiesta al magistrato. Il mio cliente vuole essere ascoltato: le reticenze della prima ora, mantenute per garantire il riserbo su alcune sue relazioni, dovrebbero cadere. Insomma, i suoi peccati vuole raccontarli tutti».

  • Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    Monsignor Dante Lafranconi scrive alle vittime savonesi; la loro indignazione.

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che in data 11 Luglio 2014 ha provveduto a comunicare la messa in mora nei confronti dei seguenti ministri di culto, diocesi e parrocchie coinvolte nello scandalo pedofilia savonese.

    La messa in mora riguarda il sacerdote pedofilo Nello Giraudo, la Comunità per minori La Lucerna, la parrocchia S. Lorenzo Martire di Orco Feglino, la parrocchia S. Nicolò di Calice Ligure, l’ACR parrocchiale di Calice Ligure, la parrocchia S.S. Annunziata di Spotorno, l’Agesci Savona 7° presso la parrocchia di S. Dalmazio Savona, monsignor Dante Lafranconi e la diocesi di Savona-Noli.

    Non è ancora stata comunicata la messa in mora nei confronti dei comuni liguri che affidarono alla comunità lager della diocesi di Savona-Noli gestita dal Giraudo diversi minori in quanto, nei primi mesi del 2014, altre 6 vittime, non ancora note, si sono presentate spontaneamente all’associazione e agli inquirenti.

    La messa in mora è un atto dovuto che serve a bloccare in sede civile la prescrizione in quanto come l’associazione aveva già annunciato, alcune delle decine di vittime del Giraudo hanno presentato il conto ai responsabili. Questo è potuto accadere grazie alla condanna del Giraudo e grazie al fatto che il tribunale di Savona, applicando i secondo comma dell’articolo 40 del codice di procedura penale, abbia ravvisato e ritenuto responsabile di tutti quegli abusi l’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

    Per quello che riguarda il Lafranconi fu salvato dalla “santa prescrizione” ma ciò nulla toglie al fatto che quelle responsabilità di fatto non solo esistano, ma siano anche state accertate. (Provvedimento Dante Lafranconi Pag 6)

    In data odierna proprio il Lafranconi, che in passato non solo aveva negato i fatti, ma aveva anche accusato pubblicamente sul sito della diocesi di Cremona di “complotto” la magistratura savonese, risponda alle vittime con la lettera che alleghiamo. (Lafranconi lettera vittime Savona)

    In alcuni passaggi il Lafranconi scrive di essere consapevole della gravità del fenomeno della pedofilia, “domanda alla chiesa tutta di restare fedele, come in passato, ad un concreto atteggiamento di ascolto delle situazioni e sopratutto, se necessario, di accoglienza delle persone coinvolte in tale vicenda”.

    Parole ipocrite che scatenano l’ira di coloro che grazie al comportamento criminale e alle omissioni del Lafranconi, non solo si sono trovate insieme alle loro famiglie la vita rovinata, ma che proprio da lui (e neppure dai suoi due successori) non hanno mai ricevuto ne udienza, ne tanto meno alcun appoggio.

    Il Lafranconi continua la sua missiva sottolineando che “sotto l’aspetto specificamente giuridico desidero però aggiungere che non ritengo possano essermi rivolti addebiti di natura civilistica, per cui la sua richiesta non può allo stato essere accolta”.

    Conclude dichiarando che “nell’ambito di una prospettiva cristiana, comunque, assicuro la mia preghiera per quanti avessero subito l’offesa, così come per chi l’avesse provocata”.

    Replichiamo con poche righe alla vergogna contenuta nella sua missiva caro, don Dante, sentendoci per l’ennesima volta offesi e non possiamo fare a meno di notare che in lei non emerge il minimo segno di pentimento, tanto meno di vergogna per ciò che ha saputo produrre nel suo mandato a Savona che lei stesso definisce “cristiano”.

    Siamo felici di essere uomini perbene e non uomini di chiesa come lei e le chiediamo cortesemente di non pregare per noi, ne facciamo volentieri a meno.

    Per quello che invece riguarda la sua opinione sull’aspetto giuridico le ricordiamo che in terra vige la giustizia civile. Potrà comunque, una volta giunto nell’aldilà, fare ricorso utilizzando la legge divina.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO.

    Il servizio sul caso savonese trasmesso da LE IENE

  • Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    L’ex nunzio a Santo Domingo, l’arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, reagisce alla condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato clericale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. «Mons. Wesolowski ha proposto recentemente appello – entro il termine prescritto di due mesi – alla sentenza canonica di primo grado di condanna alla dimissione dallo stato clericale», ha fatto sapere questa sera il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, spiegando che «il relativo giudizio presso la Congregazione della Dottrina della Fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane (probabilmente in ottobre)».

    Avrà un secondo grado, quindi, il giudizio canonico sull’ex-nunzio, sospeso dalle funzioni e richiamato in Vaticano da papa Francesco nell’agosto scorso in seguito alle accuse di pedofilia. Una volta finito il giudizio canonico, poi, Wesolowski è anche atteso dal processo penale nel Tribunale vaticano. «In ogni caso – ha spiegato infatti Lombardi – mons. Wesolowski ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità e,come già dichiarato in precedenza, il procedimento penale presso gli organi giudiziari civili vaticani proseguirà non appena la sentenza canonica sarà definitiva».

    Il portavoce vaticano ha anche replicato a quanto apparso in questi giorni su organi di stampa, osservando che «le Autorità della Santa Sede – fin da quando il caso è stato loro proposto – si sono mosse tempestivamente e correttamente, alla luce dello status specifico di cui mons. Wesolowski godeva come rappresentante diplomatico della Santa Sede. Ciò sia in occasione del suo richiamo a Roma, sia nella trattazione del caso in contatto con le Autorità della Repubblica Dominicana».

    Secondo padre Lombardi, «lungi da ogni intenzione di copertura, ciò dimostra, invece, l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato, su cui il Papa Francesco si mantiene attentamente informato e che vuole sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore». Il portavoce della Santa Sede dà comunque un ulteriore annuncio sulle altre possibili iniziative giudiziarie da Santo Domingo contro l’arcivescovo polacco, che ormai ha perso anche l’immunità diplomatica: «avendo mons. Wesolowski cessato le funzioni diplomatiche con la connessa immunità – spiega -, potrebbe essere soggetto a procedimenti giudiziari anche da parte di altre magistrature che ne abbiano eventuale titolo».

    L’unico dubbio che rimane è dove si trovi ora Wesolowski, che, secondo quanto aveva spiegato lo stesso Lombardi al momento della condanna di primo grado, doveva essere sottoposto, in attesa del prosieguo dei giudizi a suo carico, a un provvedimento di limitazione della libertà personale.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_wesolowski_papa_vaticano_lombardi/notizie/862816.shtml

  • “Ci molestava”, anziano prete citato per danni da una donna a Trasacco

    “Ci molestava”, anziano prete citato per danni da una donna a Trasacco

    AVEZZANO. Una richiesta di risarcimento di 50mila euro per un reato di violenza sessuale. È la richiesta di una delle due donne marocchine vittime di presunte avance da parte dell’ex parroco di Trasacco, don Duilio Testa, che ha patteggiato nel 2010 per abusi sessuali.

    Dopo la vicenda penale, la straniera, difesa dall’avvocato Cesidio Di Salvatore, ha avviato una causa di risarcimento danni. Sono stati ascoltati dei testimoni e analizzati gli atti del procedimento penale. Alla fine di settembre si terrà l’udienza. Don Duilio Testa, 84 anni, originario di Castellafiume, ha patteggiato un anno e 40 giorni di reclusione, davanti al giudice del tribunale di Avezzano.

    Il sacerdote fu trasferito nel 2004 a Trasacco dall’allora vescovo Lucio Renna, da Castellafiume, per sostituire padre Emilio, l’unico frate francescano rimasto nella Chiesa della Madonna del Perpetuo soccorso, al centro di una violenta protesta dei fedeli che occuparono il luogo sacro per diversi mesi contro il trasferimento dello stesso frate. Secondo l’accusa, avrebbe costretto due giovani originarie del Marocco a subire le sue avance nella casa canonica della chiesa. Le indagini, che si sono protratte per diversi mesi, avrebbero permesso di accertare, anche con registrazioni messe in atto dalle ragazze, la veridicità delle accuse.

    Dopo l’avvio del procedimento, il sacerdote sarebbe stato convinto a optare per il patteggiamento. Due anni fa il sacerdote arrivò sulle pagine di cronaca nazionale anche per la sua decisione di celebrare messa in una sala giochi e cercare così di rompere l’apatia degli adolescenti che disertano la chiesa. Don Duilio ha trascorso 33 anni nel Congo come missionario in situazioni di povertà e difficoltà anche dal punto di vista climatico. È stato inoltre cappellano in diverse strutture ospedaliere, tra cui quella di Tagliacozzo, per diversi anni. Il parroco, che attualmente celebra a Pescocanale, frazione di Capistrello, ma diocesi non più di Avezzano bensì di Sora, è nullatenente e la Curia di Sora, tantomeno quella di Avezzano, non possono rispondere di una colpa personale. Nonostante ciò, la donna dovrà pagare 1.500 euro di imposte di registro, ma anche lei è nullatenente.
    Pietro Guida
    12 agosto 2014