Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Spagna. Pedofilia: libertà condizionale per 3 preti e un laico

    Spagna. Pedofilia: libertà condizionale per 3 preti e un laico

    Concessa la libertà condizionale, dietro pagamento di una cauzione da 10.000 euro, ai 3 sacerdoti e un laico arrestati lunedì con l’accusa d’abuso sussuale su minori. Le indagini erano scattate dopo la denuncia di un giovane, che ha oggi 24 anni, che aveva inviato una lettera al Papa. Una seconda denuncia è stata depositata ieri presso il tribunale di Granada.

    http://it.euronews.com/2014/11/27/spagna-pedofilia-liberta-condizionale-per-3-preti-e-un-laico/

  • Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    CITTA’ DEL VATICANO – Accusato di aver violentato bambini quando era nunzio apostolico a Santo Domingo, Jozef Wesolowski è stato visto girare tranquillamente all’interno della Città del Vaticano. Wesolowski dal 23 settembre scorso è agli arresti domiciliari in Vaticano nell’ambito di un procedimento per abusi sessuali sui minori ma da sabato è stato visto nuovamente circolare, in apparente libertà, nella Città Leonina.

    Più persone lo hanno incontrato con una certa sorpresa, non essendo stato comunicato alcun provvedimento sulla cessazione o la conversione della misura restrittiva a suo carico. Interpellate sull’argomento, le fonti ufficiali vaticane non hanno voluto finora precisare se Wesolowski sia tornato in libertà, quanto meno vigilata, per la scadenza dei termini di custodia o per un nuovo provvedimento emesso dal magistrato.

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio, continuerebbe comunque a risiedere nel Collegio dei Penitenzieri, la struttura all’ultimo piano del palazzo del Tribunale dove era stato messo agli arresti domiciliari. Wesolowski, oltre che del secondo grado del processo canonico, è in attesa del processo penale in Vaticano nel quale è accusato di abusi sessuali su diversi minori a Santo Domingo e di detenzione di un ingente materiale pedopornografico. 

    Era stato papa Francesco a volere l’arresto, poi sfociato nei domiciliari. Una mossa esemplare ma che ha evitato, di fatto, che l’arcivescovo polacco potesse avere un trattamento ben più duro se processato dalle autorità dominicane o da quelle polacche. Come spiegaAntonio Buttazzo su Blitzquotidiano:

    Tuttavia, a ben vedere, dal punto di vista giuridico, la misura cautelare applicata al monsignore ed il conseguente esercizio della Giurisdizione Vaticana su fatti commessi all’estero da un proprio cittadino, si risolve de facto con la negazione della giurisdizione di almeno altri 2 Stati che in base al loro diritto interno avevano la potestà di punire quel reato e cioè Santo Domingo e Polonia. I primi si sono dovuti arrendere di fronte alla immunità diplomatica di cui godeva il vescovo, i polacchi invece che pure potevano perseguire il reato commesso dal loro cittadino all’estero (l’alto prelato gode di doppia cittadinanza), hanno preferito non forzare la mano al Vaticano limitandosi a chiedere informazioni non vincolanti per lo Stato di Città del Vaticano.

    A seguito del processo canonico, diverso da quello penale, monsignor Wesolowski è stato condannato, seppure solo in primo grado, alla riduzione allo stato laicale. Ne consegue la perdita della immunità diplomatica ed anche il rischio di perdita della cittadinanza vaticana, cosa che evidentemente lo esporrebbe ad una richiesta di estradizione dall’esito a questo punto, molto probabilmente, favorevole allo Stato richiedente. Insomma, se l’ex Nunzio apostolico non fosse ora detenuto ai domiciliari in una residenza vaticana in attesa di giudizio, ci sarebbero buone possibilità che il processo finisca con l’attenderlo in qualche meno confortevole galera dei Caraibi o in quelle gelide della Polonia , e ciò non appena il giudizio canonico che ha statuito sulla perdita dello status precedente diviene definitivo.

    In conclusione, ad una futura richiesta di estradizione verso Santo Domingo o Polonia, non sarebbero pochi gli argomenti spendibili ,dallo stato estradante o dal condannato, per opporsi alla consegna. Ed allora ci chiediamo, non è che qualche tempo in un residence con vista sugli spettacolari giardini del Vaticano servono ad evitare una lunga permanenza ai Caraibi ma ben lontani dalle sue spiagge bianche e dal suo mare cristallino?

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/vaticano-arcivescovo-jozef-wesolowski-torna-a-girare-libero-processo-per-pedofilia-2031536/

  • Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Prete reo confesso di abusi su minori ai domiciliari nel Tifernate

    Dovrà scontare gli arresti domiciliari nella struttura diocesana villa Sacro Cuore don Giovanni Desio, l’ex parroco di Casal Borsetti nel Ravennate, ora sospeso a divinis, che si trova da sette mesi nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, con l’accusa di abusi sessuali su alcuni minori della parrocchia. Martedì scorso, il tribunale della Libertà di Bologna gli ha concesso gli arresti domiciliari e venerdì l’ex sacerdote è partito alla volta della struttura altotiberina. Nelle sei pagine di ordinanza, emessa dal tribunale in composizione collegiale, si ritiene ormai esaurito il rischio di un inquinamento delle prove da parte del religioso. Don Desio ha in pratica ammesso le sue colpe e ha indirizzato al tribunale una lettera in cui si è dichiarato “sinceramente pentito della sua condotta”. Nella struttura, situata sulle colline a circa due chilometri dal centro città, l’uomo sarà costantemente seguito da una équipe di aiuto psicologico e non potrà avere contatti con il mondo esterno. Tre anni fa villa Sacro Cuore, da tempo inutilizzata, ottenuto il parere favorevole del Collegio dei Consultori e del Consiglio presbiteriale, è diventata casa d’accoglienza. L’edificio, dotato di cinquantasei posti letto, accoglie preti malati o in difficoltà ed è gestita da due sacerdoti dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. L’attività è condivisa e sostenuta dalla Cei.

  • Niente servizi sociali, don Turturro va in carcere

    Niente servizi sociali, don Turturro va in carcere

    Il tribunale di sorveglianza ha negato l’affidamento. Il sacerdote si è sempre proclamato innocente, rinchiuso in una cella di Pagliarelli

      di SALVO PALAZZOLO

    Si è sempre proclamato innocente, aveva chiesto di essere affidato ai servizi sociali, ma il tribunale di sorveglianza ha deciso di mandarlo in carcere per scontare la condanna a tre anni per abusi sessuali su minori. Don Paolo Turturro, ex parroco antimafia del Borgo Vecchio, è stato arrestato ieri pomeriggio. “Non ci aspettavamo questo esito – dice uno dei suoi legali, Vincenzo Gervasi – la procura generale aveva sospeso l’esecuzione della pena e aveva espresso parere favorevole alla richiesta di affidamento ai servizi sociali”. Ma il collegio presieduto da Giancarlo Trizzino ha deciso diversamente.

    Si conclude così una vicenda giudiziaria durata 13 anni. Le indagini della sezione Minori della squadra mobile, coordinate dal sostituto procuratore Alessia Sinatra, hanno portato il 7 giugno scorso alla pronuncia definitiva della Corte di cassazione. Tre anni per alcuni baci pesanti a un chierichetto. Gli altre tre anni e sei mesi inflitti nel primo processo d’appello, per una violenza ancora più pesante, sono invece caduti per la prescrizione. Ma resta il racconto della vittima, che riporta alla fine degli anni Novanta, quando il sacerdote del Borgo Vecchio era il simbolo della Palermo che non si rassegnava alla violenza mafiosa. In quegli anni, don Turturro era già all’apice della notorietà per le sue battaglie sociali.

    Ma il ritratto del sacerdote che emerge dal processo è un altro. A tinte fosche. Nei giorni scorsi, Turturro aveva detto di accettare la sentenza, aveva anche accettato di sottoporsi a un percorso terapeutico e di osservazione psicologica: così sperava di evitare il carcere dopo la decisione della Cassazione, facendo anche volontariato con un gruppo di anziani disabili, quattro ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Ma è finito in carcere, per la prima volta, perché dopo le prime accuse era stato solo allontanato da Palermo. Ora, Paolo Turturro entra in una cella del carcere di Pagliarelli da sacerdote, perché la Chiesa non l’ha mai sospeso dopo i provvedimenti della magistratura: per lui era scattato solo un lungo esilio, prima in provincia di Messina, poi a Baucina, al Borgo della pace, che un tempo era il cuore delle attività con i bambini a rischio.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/11/20/news/niente_servizi_sociali_don_turturro_va_in_carcere-100972788/

  • Il prete accusato di sesso con minori scarcerato: è in una clinica in Umbria

    Il prete accusato di sesso con minori scarcerato: è in una clinica in Umbria

    Don Giovanni Desio ai domiciliari dopo una lettera di pentimento.

     Il Tribunale della Libertà di Bologna ha concesso gli arresti domiciliari a don Giovanni Desio, il parroco di Casal Borsetti accusato di molestie sui minori.

    Il religioso – come ricorda in un’agenzia l’Ansa – era in carcere dal 5 aprile quando – poche settimane dopo essere finito in un canale mentre era alla guida ubriaco sul suo Suv – fu arrestato dalla polizia con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali con alcuni ragazzini che frequentavano la sua parrocchia.

    Nei giorni scorsi all’avvocato di Desio è stato notificato l’atto di chiusura di fine indagini, che di solito precede il rinvio a giudizio.

    Il parroco si è presentato in tribunale, consegnando una lettera ai giudici in cui si dice pentito, di fatto ammettendo anche le sue colpe.

    I giudici gli hanno così concesso i domiciliari in una clinica in Umbria, dove verrà seguito anche da psicologi.

  • In carcere per pedofilia ex prete Paolo Turturro: accusato da due bimbi

    In carcere per pedofilia ex prete Paolo Turturro: accusato da due bimbi

    Il tribunale di sorveglianza nega i servizi sociali a Paolo Turturro, ex sacerdote palermitano condannato in via definitiva per pedofilia.

    Così ieri – riporta la stampa locale – gli agenti della squadra mobile hanno portato Turturro nel carcere di Pagliarelli, dove dovrà scontare tre anni di reclusione, prelevandolo a Baucina (Palermo) dalla sede dell’associazione “Dipingi la pace”, da lui fondata durante l’impegno antimafia nel quartiere Borgo Vecchio del capoluogo siciliano.

    Turturro è stato accusato da due ragazzini: uno di loro parlò di un bacio intimo, l’altro di violenza vera e propria. Personaggio controverso, l’ex prete durante l’omelia della notte di Natale del ’93 disse dal pulpito di aver confessato uno degli autori della strage di Capaci, per poi trincerarsi dietro il segreto confessionale.

    Dopo aver denunciato minacce di morte, per un periodo gli fu assegnata una scorta.

    http://www.grandangoloagrigento.it/in-carcere-per-pedofilia-ex-prete-paolo-turturro-accusato-da-due-bimbi/

  • La Chiesa processa don Vito il parroco rischia l’espulsione

    La Chiesa processa don Vito il parroco rischia l’espulsione

      di Paola Aurisicchio

    PESCARA. «E’ riservato al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di 18 anni». Nel processo penale canonico, don Vito Cantò, è accusato di «atti impuri con un minore» perché il prete di 42 anni non avrebbe rispettato il sesto comandamento. E’ da poco iniziato per il prete il processo penale canonico arrivato alla seconda fase, quella che equivale al dibattimento e che potrebbe arrivare a sentenza all’inizio del prossimo anno. Dopo il rinvio a giudizio per l’articolo 6, paragrafo 1 delle norme canoniche sui «delitti più gravi», il processo è entrato nel cuore e nelle prossime udienze saranno chiamati i testimoni.

    La Chiesa processa don Vito per abusi. Per la prima volta nella provincia e, caso raro nella regione, la Chiesa sta processando un chierico finito sotto processo non per accuse come ad esempio la calunnia o la diffamazione ma per quella più grave di abusi su un minore, il reato per cui un paio di anni fa la Santa Sede aveva aggiornato la normativa canonica di riferimento sui «delitti eccezionalmente gravi». Don Vito Cantò, il prete che 16 mesi fa era stato allontanato dalla chiesa di Villa Raspa e sospeso dalle mansioni sacerdotali da monsignor Tommaso Valentinetti, è stato da poco “rinviato a giudizio” dal tribunale in formazione collegiale composto da tre giudici ecclesiastici mentre le altre parti sono rappresentate dal promotore di giustizia, l’equivalente del pm nel processo civile, e da un sacerdote avvocato che si occupa della difesa di don Vito. Il processo penale canonico è entrato da poco nella fase finale, in quella che corrisponde al dibattimento, e per cui nelle prossime udienze l’accusa e la difesa chiameranno i testimoni, tra cui potrebbe esserci il ragazzino, la presunta vittima degli abusi che sarebbero avvenuti tra il 2011 e il 2012. Accanto al processo canonico c’è poi l’inchiesta penale del pmSalvatore Campochiaro che sta dirigendo le indagini della squadra Mobile diPierfrancesco Muriana che parla attraverso quindi il codice penale e il reato 609 quater perché, come recita il capo d’imputazione, «don Vito avrebbe compiuto atti sessuali sul minore di 16 anni che gli era stato affidato per ragioni di educazione religiosa». Per questo procedimento che corre parallelo a quello canonico, il pm ha chiesto l’incidente probatorio, ovvero di acquisire la testimonianza del minore che entrerà direttamente nel processo.

    Il parroco rischia di perdere lo stato clericale Sembrerebbe avere tempi più scorrevoli, invece, il procedimento canonico che potrebbe concludersi nel giro di un paio di mesi. Ma cosa rischia in questo caso don Vito? Lasciando sempre aperta la strada dell’assoluzione, il parroco originario di Cepagatti, rischierebbe dalla pena più blanda, come una limitazione del ministero o l’obbligo di dimora in una struttura protetta come un monastero oppure la più alta prevista: la dimissione, la perdita dello stato clericale. Il processo canonico, di norma, si svolge nel luogo dove è stato commesso il delitto che, in questo caso, sarebbe Villa Raspa di Spoltore e quindi don Vito potrebbe essere processato nella curia di Pescara anche se non è escluso che la sede sia un’altra. Il processo civile, invece, si trova ancora in una fase embrionale perché la richiesta formulata dal pm di incidente probatorio deve essere accolta dal giudice per le indagini per le indagini preliminari.

  • Il valzer dei preti pedofili. Papa Francesco crea ennesima commissione, Ma che fine ha fatto la commissione a tutela delle vittime?

    Il valzer dei preti pedofili. Papa Francesco crea ennesima commissione, Ma che fine ha fatto la commissione a tutela delle vittime?

     CITTA’ DEL VATICANO L’obiettivo è arrivare a giudicare e punire i preti pedofili, renderli inoffensivi, nel più breve tempo possibile. La strategia di Papa Bergoglio procede con un passaggio in più. Stavolta le novità introdotte con un “rescritto” che entra in vigore a partire da oggi, riguardano lo snellimento dell’esame dei ricorsi sulle condanne di membri del clero per delitti contro la fede, i sacramenti e la morale pendenti alla Congregazione della Fede. Per agevolare il lavoro interno al tribunale, al quale fanno riferimento tutte le diocesi del mondo, il Papa ha deciso di istituire un apposito Collegio di 7 cardinali e vescovi con il compito di velocizzare e semplificare la procedura.

    I ricorsi destinati all’esame del Collegio riguardano i «delicta graviora» cioè i delitti più gravi. La maggior parte riguardano gli abusi del clero. La sessione ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede (la cosiddetta «feria quarta», che si riunisce una volta al mese) è praticamente oberata di pratiche e di faldoni, ha parecchio arretrato da sbrigare, sicchè il Collegio dovrà contribuire a smaltirlo.

    La nuova commissione è stata giudicata positivamente dal portavoce padre Lombardi che assicura che riuscirà a facilitare i lavori ed evitare l’accumulo di ricorsi. La struttura si basa sul motu proprio «Sacramentorum Sanctitatis Tutela» del 2001, aggiornato il 21 maggio 2010 e istituisce dunque all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede uno «speciale Collegio» formato da 7 cardinali o vescovi, che possono essere sia membri del dicastero che esterni a esso. Presidente e membri sono eletti dal Papa. A breve sarà pubblicato un «apposito regolamento interno» per determinare le modalità operative del Collegio.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede mantiene intatte le proprie competenze.
    I ricorsi alla Congregazione, ha osservato Lombardi, «sono un lavoro molto impegnativo», soprattutto quelli sugli abusi del clero sui minori, e l’arretrato rischia di assorbire tutto il lavoro della feria quarta: «Mi pare – ha detto il Portavoce vaticano – che i ricorsi attualmente presentati siano quattro o cinque al mese», comunque «moltissimi membri del clero fanno ricorso» sulle sentenze per abusi, e la Congregazione «deve esaminare moltissimo materiale» e impiegare «grande tempo».

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=1005832&sez=PRIMOPIANO&ssez=VATICANO

  • Processo al video hard del prete

    Processo al video hard del prete

    Un sacerdote accusa l’uomo che ospitava di averlo ricattato per il filmino girato di nascosto in casa.

     FERRARA. La vicenda che vede protagonisti un prete di Ferrara e un cittadino serbo ospitato con la sua famiglia nella casa del sacerdote, che da anni si accusano a vicenda – il primo di essere stato ricattato con accuse inventate e il secondo per le violenze subite dal figlio da parte del prete – è destinata a diventare una storia infinita, visto che ormai sono sei i processi che li vedono rivali.

    Dopo il primo processo in cui il prete è stato condannato per molestie sessuali sul figlio piccolo dell’uomo ospitato (condanna di 1 anno e 4 mesi) i casi pendenti tra procura e tribunale sono diventati altri cinque. Uno di questi è approdato ieri davanti al giudice Monica Bighetti in cui si discuteva dell’accusa mossa dal prete verso il serbo e suo cognato per aver filmato il sacerdote durante un rapporto sessuale: un filmato poi acquisito al primo processo, diventato una delle prove contro il prete stesso.

    Il legale del sacerdote si è opposto all’archiviazione della procura per il reato di interferenze illecite della vita privata, perchè quel video venne – secondo il sacerdote – realizzato a sua insaputa, in casa sua, con l’inganno (dice di esser stato drogato prima dell’atto sessuale) e poi il ricatto. Ieri la discussione davanti al gip Bighetti è stata aggiornata al 18 novembre, per difetto di notifiche.

    Lo stesso video è al centro di un terzo processo parallelo ai primi due, per estorsione nei confronti dell’uomo sul sacerdote, perchè quel video sarebbe stato uno degli strumenti del ricatto per aver soldi e restare nella casa in cui era ospitato con la famiglia. Il processo per estorsione è pendente in Cassazione, perchè nei mesi scorsi dopo l’archiviazione presentata dalla procura per l’estorsione e l’opposizione del prete, il giudice Piera Tassoni ordinò l’imputazione coatta, ma la procura fece ricorso in Cassazione per «abnormità» del provvedimento e ora si attende la decisione.

    Quarto procedimento in corso in procura, titolare la pm Ombretta Volta, quello relativo al video pubblicato su YouTube dalla Rete contro l’abuso, in cui l’uomo racconta la sua storia, la violenza sessuale su figlio da parte del prete e altri fatti mai denunciati ai magistrati: il legale del sacerdote ha presentato pertanto denuncia per diffamazione via Internet e il procedimento è ancora aperto.

    Quinto caso relativo alle accuse di violenza privata nei confronti dell’uomo ospitato dal prete, perchè avrebbe sequestrato in casa sua il sacerdote stesso e altri amici, chiudendolo all’interno impedendo loro di uscire: processo fissato il 18 novembre.

    Sesto ed ultimo, il procedimento che ha chiuso il rapporto tra prete e il cittadino serbo: dopo essere stato sfrattato dalla casa del prete che occupava senza averne diritto (dopo i processi), il prete ha denunciato la sottrazione dei mobili di casa: anche in questo caso il procedimento per appropriazione indebita in carico al pm Nicola Proto è pendente.

  • GIADA VITALE: NON VOGLIO PIÙ AVERE A CHE FARE CON LA CHIESA CATTOLICA, HO CHIESTO LO SBATTEZZO

    GIADA VITALE: NON VOGLIO PIÙ AVERE A CHE FARE CON LA CHIESA CATTOLICA, HO CHIESTO LO SBATTEZZO

    E’ la brevissima dichiarazione di Giada Vitale, 19enne di Portocannone abusata per anni da Don Marino Genova (prete che non è stato ridotto allo stato laicale perchè “pentito di quello che aveva fatto”) per annunciare che ha chiesto quello che si chiama “sbattezzo dalla Chiesa Cattolica”.

    Tutto questo vuol dire che Giada, delusa dal comportamento dei tribunali ecclesiastici, ha chiesto la cancellazione della registrazione del suo battesimo con il quale è stata registrata la sua adesione alla religione cattolica. Da oggi non è più cattolica e le autorità le devono inviare una risposta entro 15 giorni, che attesti  la sua cancellazione dal registro dei battezzati. Qualora non si adempisse alla sua richiesta il caso passerebbe al tribunale competente.

    Quella di Giada è una protesta forte. L’ennesimo atto di coraggio, forse il più forte dopo la denuncia degli abusi subiti da Don Marino Genova. Che è conseguito all’abbandono dell’ultimo coro parrocchiale del quale ha fatto parte a Termoli. Dopo che le Chiese degli altri paesi per lei erano diventate templi inaccessibili. Una scelta condivisa da Unavoceperledonne. La nostra associazione culturale da quando ha capito l’importanza della denuncia penale e pubblica di Giada Vitale la sostiene senza se e senza ma. E le augura anche di proseguire la sua carriera musicale a piede sospinto.