Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    I messaggi osceni, l’invito a «dormire tutti insieme nel lettone», i palpeggiamenti. Per due ragazzi minorenni, destinati ad occuparsi degli anziani in una Rsa come percorso di recupero per loro condotta turbolenta a scuola, l’esperienza si è risolta in un incubo di molestie sessuali da parte degli adulti responsabili della struttura, che avrebbero occuparsi del loro progetto rieducativo. E adesso la vicenda è finita davanti al tribunale di Monza, dove rispondono dell’accusa di violenza sessuale il 41enne Daniele Cannone, e di quella di molestie il 57enne Gabriele Corsani, ex sacerdote.

    Quest’ultimo non è nome nuovo alle cronache per fatti di questo tipo. Nei suoi anni da religioso (durante i quali era stato vicino alla famiglia Berlusconi, per la quale aveva celebrato i funerali della madre del Cavaliere) Corsani era finito sotto processo per altri reati di natura sessuale contro alcuni allievi di un istituto scolastico del Milanese, per episodi avvenuti una decina di anni fa durante un soggiorno estivo di gruppo in Romagna. Vicenda che lo aveva visto condannato in primo grado a tre anni e 4 mesi, e assolto in appello per il mancato riconoscimento di un’aggravante che aveva fatto cadere l’accusa per tardività della querela.

    Ora un nuovo processo per fatti avvenuti nel 2024, secondo la denuncia presentata da due ragazzi all’epoca di 16 e 15 anni, assistiti dagli avvocati Giorgio Ballabio e Francesco Berterame. I due erano stati sospesi dalla loro scuola nell’hinterland milanese, per varie intemperanze e motivi disciplinari. In particolare, avevano dato vita a una violenta rissa. Per questo motivo erano stati assegnati a un programma di volontariato alla Rsa di Sesto San Giovanni, dove invece, secondo i reati contestati, si sono ritrovati vittime di abusi.

    Palpeggiamenti, domande interenti la propria sfera sessuale, e quei messaggi dell’ex sacerdote che chiedeva a uno dei giovani se si fosse lavato le parti intime, e se avesse voluto dormire nel «lettone» con lui e «altri tre minorenni». Secondo quanto emerso, Gabriele Corsani ha chiesto di poter estinguere il reato attraverso l’oblazione, ma il magistrato ha negato questa possibilità, considerando troppo gravi i fatti contestati, rinviando il processo al prossimo autunno.

    Ernesto Guido Gatti, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Sesto San Giovanni, in una nota esprime «sgomento e profonda preoccupazione», esorta il sindaco Roberto Di Stefano a riferire in aula e chiede «le dimissioni immediate del consigliere Gabriele Corsani, che ricopre un incarico fiduciario e rappresentativo all’interno di una realtà comunale sensibile come una Rsa, e che, almeno fino al completo accertamento dei fatti, non può restare in carica».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_23/monza-gabriele-corsani-di-nuovo-nei-guai-per-molestie-sessuali-su-minori-denunciato-da-due-ragazzi-volontari-in-una-rsa-e3198467-6229-4946-b05d-e1b66be89xlk.shtml

  • Sanremo – Violentato in seminario viene espulso mentre l’abusatore diventa prete

    Sanremo – Violentato in seminario viene espulso mentre l’abusatore diventa prete

    La storia di Paolo (nome di fantasia) un ragazzo francese entrato in seminario a Sanremo che una sera dell’ottobre del 2023, ammalato e mentre gli altri seminaristi erano alla serata film, un suo compagno di seminario che pochi giorni prima era stato ordinato diacono transeunte, entra nella sua stanza e gli infligge violenza sessuale.

    Nei giorni successivi il fatto viene subito denunciato al rettore del seminario e la diocesi di Ventimiglia-Sanremo avvia una procedura interna dove però, anzi che fare giustizia, mette tutto a tacere.

    Pochi giorni dopo aver ricevuto la convocazione all’udienza del tribunale canonico interno alla curia di Sanremo, da un giorno all’altro e dopo tre anni trascorsi in seminario, Paolo viene espulso con la scusa di non essere idoneo al sacerdozio.

    Circa due settimane dopo essere stato dimesso si presenta comunque in curia per testimoniare all’udienza, dopo di che non sentirà più parlare del processo canonico.

    La diocesi di Ventimiglia-Sanremo lascia svanire la procedura canonica nonostante le diverse testimonianze corroboranti e una prova materiale ordinando sacerdote il suo aggressore.

    Recentemente Paolo scopre che potrebbe non essere stato il primo, chi lo ha abusato circa dieci anni prima era già stato espulso da un altro seminario.

  • Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. Don Contini: “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio”.

    Olbia. “Il pedofilo è nella diocesi di Tempio Ampurias”. Con queste parole, forti e dirette, don Paolo Contini – parroco di Ghilarza e Abbasanta – ha rivelato pubblicamente la presenza del suo abusatore nel territorio gallurese, durante un’intervista concessa a Olbianova,  (qua l’intervista “ATuxTu con don Paolo Contini” per Olbianova) . Un’accusa che non è passata inosservata, tanto da spingere la diocesi di Tempio-Ampurias a diffondere un comunicato ufficiale.

    Don Paolo ha raccontato con lucidità e dolore le violenze subite tra il 1987 e il 1990, quando era un ragazzo di 14 anni nel seminario francescano di Oristano. “Non sono alla ricerca di niente, né di visibilità, o tantomeno di denaro o di vendetta”, ha detto nel corso dell’intervista al giornalista Mauro Orrù. Il suo intento è chiaro: evitare che altri bambini vivano la stessa sofferenza.

    Il suo percorso di denuncia è iniziato nel dicembre 2021, quando è venuto in possesso – accidentalmente – di messaggi che confermavano le violenze, messaggi che ha immediatamente girato al suo vescovo. Da allora si è aperto un iter canonico, dapprima archiviato dal Dicastero per la dottrina della fede, poi riaperto su ricorso di don Paolo. Il nuovo processo sarà celebrato da un tribunale ecclesiastico terzo.

    Dopo le dichiarazioni di don Paolo, la diocesi di Tempio-Ampurias ha precisato con un comunicato che “il sacerdote da lui citato si trova attualmente nella diocesi di Tempio-Ampurias […] e non esercita alcun ministero sacerdotale”.

    La diocesi sottolinea di aver “applicato fin dall’inizio del procedimento canonico le misure previste dal diritto della Chiesa, disponendo l’allontanamento dell’accusato da ogni attività pastorale”, misure tuttora in vigore. Inoltre, ricorda che i fatti oggetto della denuncia risalgono a oltre trent’anni fa e non sono avvenuti all’interno della diocesi di Tempio-Ampurias​.

    Don Paolo Contini ha ricevuto anche il sostegno personale di Papa Francesco, che gli ha scritto: “Facciamo chiasso insieme, perché il silenzio è l’ambiente vitale della pedofilia”. Parole che il sacerdote ha fatto sue, decidendo di parlare apertamente, senza timori: “Non è una lotta contro la Chiesa, ma nella Chiesa, per la Chiesa”, ha ribadito nell’intervista per Olbianova, sottolineando di voler continuare a servire la Chiesa, ma con la verità in mano.

    Il caso è destinato a diventare simbolico. Non solo per la gravità del reato denunciato, ma per l’atteggiamento di chi sceglie di metterci la faccia, sfidando il rischio dell’isolamento. Don Paolo ha raccontato di aver sofferto a lungo, convinto che nessuno gli avrebbe creduto. Ma quando le prove sono emerse, ha trovato il coraggio di denunciare e oggi chiede che la giustizia ecclesiastica e civile faccia il suo corso.

    Quella della pedofilia nella Chiesa è una piaga lunga, complessa e ancora troppo spesso sommersa. In Italia, come nel resto del mondo, decine di casi sono emersi solo grazie alla determinazione delle vittime. Papa Francesco ha fatto della lotta alla pedofilia un punto fermo del suo pontificato, ma le resistenze interne e la lentezza della giustizia canonica restano. Vicende come quella di don Contini interrogano le coscienze e chiedono risposte più rapide, più chiare, più pubbliche. Valerio Manca

    https://www.olbia.it/olbia-don-contini-il-pedofilo-e-nella-diocesi-di-tempio-

  • Un sacerdote della diocesi di Sosnowiec ha molestato dei bambini. Ora comparirà in tribunale

    Un sacerdote della diocesi di Sosnowiec ha molestato dei bambini. Ora comparirà in tribunale

    Un sacerdote della diocesi di Sosnowiec, Dariusz L., sarà processato per aver commesso nove reati sessuali su minori. Secondo l’indagine, i reati sono stati commessi in due scuole dove insegnava. L’atto di accusa contro il sacerdote è stato inviato lunedì al tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza, ha informato Bartosz Kilian della Procura distrettuale di Sosnowiec.

    Dariusz L., 60 anni, è uno dei tre uomini arrestati nell’ottobre dello scorso anno nell’ambito di un’ampia indagine sulla pedofilia nella diocesi di Sosnowiec. “Nel corso del procedimento, sono stati identificati in totale nove minori contro i quali, secondo gli inquirenti, l’imputato ha tenuto comportamenti illeciti che rientrano nei criteri di molestie sessuali. Come risulta dalle prove raccolte, Dariusz L. ha utilizzato la sua qualifica di insegnante a tal fine”, ha descritto il pubblico ministero Kilian.

    Crimini nella scuola primaria

    Le accuse mosse al sacerdote coprono il periodo dal 2016 al 2021; i crimini sarebbero avvenuti in due scuole primarie dove insegnava. Insieme alla procura, il caso è stato gestito dagli investigatori della stazione di polizia provinciale di Katowice . Le prove raccolte comprendono, tra le altre: testimonianze di oltre 50 testimoni, documenti provenienti da istituti scolastici, prove materiali raccolte durante le perquisizioni e pareri di esperti di vari settori. Poiché le accuse sono state mosse contro p. L. è sotto la sorveglianza della polizia. Gli è inoltre vietato stabilire contatti con le parti lese, avvicinarle, esercitare la sua professione di insegnante e lasciare il Paese.

    Proprietà garantita

    “Come parte delle sanzioni a cui potrebbe andare incontro Dariusz L., nonché per risarcire i danni arrecati alle sue vittime minorenni, il pubblico ministero ha sequestrato i beni dell’imputato per un valore complessivo di oltre 100.000 PLN”, ha aggiunto il pubblico ministero Kilian.

    Dariusz L. rischia una pena detentiva da 2 a 12 anni. Su richiesta della Procura distrettuale di Sosnowiec, all’inizio di ottobre 2024, tre uomini sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine per pedofilia . Due di loro sono sacerdoti attivi della diocesi di Sosnowiec. Il terzo è un ex sacerdote, anch’egli di questa diocesi, ma le accuse mosse nei suoi confronti riguardano il periodo in cui era ancora sacerdote.

    Una dozzina di accuse circa

    I due sacerdoti sono stati accusati complessivamente di più di una dozzina di capi d’imputazione relativi a reati sessuali contro minori. Uno di loro, Jacek K., è stato arrestato. All’epoca la procura lo accusò di due reati e in seguito integrò le accuse con ulteriori reati riguardanti reati sessuali contro minori . Gli inquirenti hanno sottolineato che le accuse contro p. Le accuse di Dariusz L., sebbene riguardino anch’esse la pedofilia, sono di natura completamente diversa e meno drastica, motivo per cui non è stato arrestato.

    A gennaio di quest’anno. i media hanno riferito che p. Dariusz L., nonostante le accuse a suo carico e il divieto di svolgere il ministero pastorale, andò a cantare canti natalizi e a visitare le case di una delle parrocchie di Jaworzno. Dopo aver appreso la notizia, il vescovo di Sosnowiec, Artur Ważny, emise un ordine penale e inflisse al sacerdote un ammonimento canonico e un rimprovero.

    https://www.notiziedaest.com/2025/04/14/un-sacerdote-della-diocesi-di-sosnowiec-ha-molestato-dei-bambini-ora-comparira-in-tribunale

     

     

  • Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

    Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

    Il sacerdote, dunque, tornerà in un’aula di giustizia. Il suo legale, l’avvocato Giovanni Di Trapani, ritiene che ci siano nuove prove a favore dell’imputato, mentre alcune del passato non sono state erroneamente perse in considerazione.

    Nei mesi scorsi la Cassazione ha reso definitiva la condanna ed Esposito si trova ai domiciliari dopo essere stato per un periodo in carcere. Originario di Caltavuturo, in provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni.

    In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

    Conosceva l’età delle vittime?

    Il prete sapeva che i ragazzini erano minorenni? Secondo l’accusa, che ha retto nei tre gradi di giudizio, la riposta è sì. Secondo la difesa, no. Esposito sarebbe stato in una condizione di “ignoranza inevitabile”.

    “Alcune testimonianze genuine e spontanee acquisite in dibattimento nel contraddittorio delle parti, che escludevano la responsabilità dell’imputato, ignaro della minore età dei ragazzi – sostiene l’avvocato Di Trapani – sono state inspiegabilmente ed immotivatamente ritenute inattendibili, tanto da dover indurre il Tribunale ad acquisire ed utilizzare ai fini della decisione le sommarie informazioni rese dagli stessi testimoni in fase d’indagine; una delle quali, tra l’altro, favorevole ad Esposito”.

    “Si evinceva chiaramente come lo stesso Esposito fosse stato addirittura indotto in errore da questi ultimi, i quali avevano taciuto lo loro reale età anagrafica spacciandosi per maggiorenni”, aggiunge il legale.

    L’ex sacerdote risiedeva in un’altra regione e “non aveva avuto modo di vederli di presenza se non in una sporadica occasione e per pochi minuti dinanzi ad un ipermercato”. “Lui sapeva che ero maggiorenne perché gliel’ho detto io”, disse una delle vittime. “Non gli ho mai detto di essere minorenne”, ha aggiunto un altro dei ragazzi.

    L’ipotesi corruzione

    Nel corso del processo, si è anche parlato di “un asserito tentativo di corruzione dei giovani testi ad opera del fratello del prelato”. Sul punto Di Trapani è tranciante: “Vi è un’unica annotazione non supportata da alcuna intercettazione agli atti, e peraltro per nulla dimostrativa nel merito, quanto al suo letterale contenuto, dell’ipotizzato pactum sceleris”.

    “D’altro canto, non vi è mai stato, ad oggi, a distanza di anni dal presunto accadimento di corruttela, alcun procedimento penale né a carico del fratello di Esposito – conclude- per il reato ipotizzato di intralcio alla giustizia, né in danno dei giovani che dallo stesso sarebbero stati corrotti per deporre a favore del sacerdote e avrebbero, quindi, commesso il delitto di falsa testimonianza”.

    Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, prete chiede la revisione

  • Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Si è aperto oggi, a Caltanissetta, il processo di appello a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Rugolo era presente in aula quando il sostituto procuratore della Corte d’appello, Antonino Patti, ha parlato di situazioni scabrose ed inaccettabili ricordando come la vittima, che ha denunciato il sacerdote, Antonio Messina, sia stato ritenuto credibile dal tribunale di Enna. «Ritengo che la sentenza sia scrupolosa» ha detto il sostituto procuratore e per questo ha chiesto la conferma della condanna di primo grado.

    A parlare oggi anche l’avvocato della vittima, Eleanna Parasiliti Molica che ha passato a rassegna tutte i motivi d’appello ricordando alla presidente della Corte, Roberta Serio, che la richiesta della difesa del sacerdote, che chiederebbe di ascoltare le altre due vittime tracciate nel processo di primo grado, è irricevibile in quanto sono stati proprio i legali a rinunciarvi.

    Poi è toccato agli altri due rappresentanti delle parti civili, Irina Mendolia e Mario Caligiuri in rappresentanza dell’associazione Contro tutte le violenze e Rete l’abuso, mentre l’avvocato Giovanni Di Giovanni, per i genitori della vittima, Michele Messina e Rita Cappa, assente perché impegnato in altra udienza, potrà discutere alla prossima udienza , fissata per il prossimo 22 maggio, insieme all’avvocato della Curia, Gabriele Cantaro. Il 27 maggio dovrebbe esserci l’ultima udienza con gli avvocati dell’imputato, Dennis Lovison e Antonino Lizio.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-sessuali-su-minori-a-caltanissetta-comincia-il-processo-dappello-a-don-rugolo-2461547/

  • ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    La lotta contro gi abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna .

    Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo.

    A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria.

    Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare.

    La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

  • Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Tutto nacque quando uno dei nove figli raccontò alle sue insegnanti che cosa succedeva a casa: suo fratello maggiore lo toccava in modo strano. Da qui, le indagini condotte della Procura di Torino che portarono all’arresto del ragazzo e alla scoperta che quelle “strane carezze” in realtà erano anche rapporti sessuali, consumati con le sorelline più piccole. Fatti, questi, che si sono trascinati per anni e anni rimanendo nei silenzi più assordanti dei segreti famigliari.

    Una madre, nove figli e un’abitazione di fortuna costruita dal padre nelle campagne di un centro delle Langhe. Un’educazione religiosa rigidissima, che si sarebbe risolta anche in botte con la cinghia, preghiere, redenzione e il silenzio dei genitori che non avrebbero impedito nulla di tutto ciò che avvenne sotto il loro tetto e che la Corte di Cassazione ha confermato in toto.

    C’è tutto questo nell’inchiesta giudiziaria nata al tribunale di Torino,  piombata sulle spalle di una famiglia di origini romena. Qualche mese fa la corte d’Assise d’Appello, per madre e  figlio, aveva messo un punto alla loro posizione processuale. Per il padre, invece, il lungo travaglio processuale dovrà ricominciare di fronte a un altro di palazzo di giustizia, quello di Cuneo.

    Le violenze per cui il ragazzo era stato processato e condannato in abbreviato a otto anni di reclusione dal “tribunale degli adulti” andavano dal 2017 al 2021, anno in cui è diventato maggiorenne. Gli episodi pregressi, invece, quelli che si sarebbero consumati a partire dal 2006, sono al vaglio del tribunale per i minorenni.

    Attualmente in carcere al Cerialdo, era stato anche condannato per la detenzione di materiale pedopornografico, motivo per cui le indagini erano state svolte a Torino. Ad aggravare le accuse nei suoi confronti si aggiunse il fatto che le sue sorelle ai tempi avessero meno di dieci anni. Ad oggi, alcune di loro si trovano in comunità mentre un’altra ha preso i voti e vive in un convento in Romania con due fratelli. “Sì, è vero. Io queste cose le ho fatte – aveva confessato il ragazzo di fronte al giudice per l’udienza preliminare-. Mi sento responsabile. Sono pronto ad affrontare la pena. Qualunque pena mi vogliate dare” .

    Il legale bolognese Claudio Cenacchi aveva presentato il ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione e nei giorni scorsi la decisione dei giudici del “Palazzaccio”: rigettato. La pena finale inflitta al giovane in secondo grado è stata di 8 anni di carcere. Per la pena definitiva, però, il magistrato dell’esecuzione dovrà tenere anche conto del periodo del pre-sofferto, ossia il tempo trascorso dal ragazzo in misura cautelare, nel caso specifico, si tratta di 2 anni e 9 mesi di gli arresti domiciliari. Il fine peneaè previsto per il 24 giugno del 2030 fa sapere l’avvocato. 

    Assieme a lui, era stata condannata in abbreviato di fronte al tribunale di Torino anche la mamma, assistita dall’avvocato di Cuneo Mauro Mantelli. La Corte di Appello aveva abbassato la pena a 3 anni e 8 mesi di carcere. Su di lei pendevano le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale omissiva perché, pur sapendo che cosa accadeva fra le mura di quella cascina, è sempre rimasta in silenzio.

    Quanto al padre, assistito dall’avvocato Alice Battisti di Torino, su di lui erano cadute le accuse che rendevano il reato distrettuale: pertanto sarà la Procura di Cuneo e non più quella di Torino a occuparsi del processo.

    Intanto, l’avvocato Michela Giraudo, che assisteva un fratello e due sorelle (ad oggi di età comprese fra i 15 e i 35 anni), aveva ottenuto un risarcimento per circa 125mila euro.

    CharB.

    https://www.lavocedialba.it/2025/04/01/amp/argomenti/cronaca-17/articolo/condannato-per-i-rapporti-sessuali-con-le-sorelline-e-i-fratellini-la-corte-di-cassazione-rigetta-i-1.html

  • La Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto il religioso colpevole di violenza sessuale aggravata

    La Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto il religioso colpevole di violenza sessuale aggravata

    Tre anni e 8 mesi per violenza sessuale aggravata. E’ la condanna inflitta dalla Corte d’appello di Firenze a Emanuele Dondoli, l’ex prete accusato di aver abusato di una parrocchiana, affetta da disturbi della personalità.

    I giudici della seconda sezione hanno confermato il risarcimento non solo a favore della donna (assistita dall’avvocato Elisabetta Renieri) ma anche dell’arcidiocesi di Firenze, a cui andrà l’indennizzo simbolico di 1 euro, come aveva chiesto l’avvocato Paolo Ghetti. Il pg Sergio Affronte, oggi nel corso delle repliche, aveva chiesto un ricalcolo della pena di 4 anni e 4 mesi inflitta in primo grado con rito abbreviato a Firenze, perché era stata applicata la legge sul codice rosso ancora non entrata in vigore al momento dei fatti contestati.

    Dondoli, sacerdote dal 1998 e parroco dal 1992, secondo l’accusa avrebbe abusato della giovane che in un momento di fragilità e confusione, a causa della malattia di un familiare e la perdita di una persona cara, aveva cercato conforto in chiesa. Era convinta di essere posseduta dal demonio, hanno ricostruito le indagini, e si era rivolta al religioso che conosceva da tempo. Per l’accusa, tra marzo e giugno 2018, l’ex prete le avrebbe impartito “benedizioni risolutive per il malessere” compiendo, in realtà, abusi sessuali in sagrestia. Infine, le avrebbe consigliato di rivolgersi a un esorcista.

    Dondoli è stato già condannato in via definitiva dal tribunale ecclesiastico alle dimissioni dallo stato clericale. Commenta l’avvocato Ghetti: “L’arcidiocesi di Firenze non si è mai tirata indietro di fronte a reati così odiosi compiuti all’interno della propria famiglia“.

    https://www.firenzedintorni.it/it/abuso-donna-prete-condannato.html

  • Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Come rispondono i vescovi attualmente in carica in Francia alle parole delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa? Per comprendere in che modo ciascuna parte tiene conto delle segnalazioni, accoglie le testimonianze o sostiene le vittime, France Inter ha approfondito i casi registrati in ogni diocesi di Francia e ha ripercorso il percorso di ciascun vescovo. Dalla goffaggine al rifiuto di informazioni, fino all’inerzia, scopriamo che le vittime a volte vengono maltrattate durante i colloqui presso la sede vescovile, che alcuni vescovi non rispondono mai, ma anche che altri le dissuadono dal sporgere denuncia o addirittura lasciano al loro posto sacerdoti contro cui sono state comunque presentate segnalazioni. Dei cento vescovi attualmente in carica, 18 hanno commesso delle mancanze e non hanno applicato la dottrina della vigilanza e della trasparenza in queste materie negli ultimi anni.

    Di fronte alle accuse, alcuni si ammendano, altri richiamano fatti anteriori al rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), altri ancora rispondono in modo disgiunto o non rispondono affatto. ” Siamo chiaramente impegnati a garantire che la Chiesa sia una casa sicura per tutti “, ha affermato Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese. ” Sono state prese diverse misure e definite diverse procedure, e le stiamo implementando. Siamo veramente impegnati in questo percorso di trasformazione “, assicura, invitando il suo successore a incarnare la lotta contro gli abusi sessuali. La sua nomina avverrà la prossima settimana durante l’assemblea plenaria di Lourdes.

    1. Il vescovo di Autun accusato di “coprire” personaggi religiosi

    ” Constatiamo che non c’è più nulla da aspettarsi da voi “, ha scritto Julien* al vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, in una lettera inviata nel gennaio 2024. Violentato e abusato da un fratello della comunità di Saint-Jean, il giovane ha impiegato vent’anni per ottenere il licenziamento del suo aggressore. Non riuscì mai a incontrare Benoît Rivière , che preferì annullare l’incontro fissato il giorno prima per discutere del riconoscimento del suo status di vittima, perché Julien* voleva venire con il suo avvocato. « Ho incontrato ogni vittima che chiedeva di essere ascoltata », assicura il vescovo.

    Tre mesi dopo, Benoît Rivière è stato intervistato dai nostri colleghi di France 2,  nell’ambito di un reportage sugli abusi commessi contro le Suore Apostoliche della comunità di Saint Jean . Secondo un sondaggio interno a cui abbiamo avuto accesso, sessantasei di loro (sulle 120 che hanno risposto al questionario) affermano di aver subito abusi, alcuni addirittura violentandoli. Benoît Rivière ha spiegato alla telecamera di ” non aver letto nei dettagli ” questo rapporto pubblicato un anno prima e di essere ” inorridito dalla cifra citata ” dal giornalista. Tuttavia, in quanto vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, ha la responsabilità diretta di questa comunità. Julien è indignato con vergognosa leggerezza.

    L’episodio sconvolse anche Rémi*. E non è l’unica cosa che rimprovera al vescovo: ” Da quando ha assunto l’incarico, ha continuato a coprire i sacerdoti e i religiosi autori di tali atti “, gli scrisse nell’aprile 2024, chiedendogli di dimettersi. Perché Rémi, come altri parrocchiani, tre anni prima aveva espresso preoccupazione per le azioni di un sacerdote della diocesi. La famiglia della bambina era impotente di fronte ai forti sospetti che riguardavano questo sacerdote; Il vescovo era stato avvertito e aveva consigliato ai genitori di prendere le distanze dal sacerdote. E questo è tutto. Alcuni fedeli hanno dovuto denunciare personalmente l’accaduto alla polizia nel 2021, prima che la famiglia decidesse finalmente di sporgere denuncia. È in corso un’indagine. Benoît Rivière ci ha informato che il 2 agosto 2024 sono state adottate misure precauzionali, vietando al sacerdote di intervenire in un istituto scolastico. Secondo le nostre informazioni, negli ultimi anni almeno altri due sacerdoti con profili pedocriminali sono stati segnalati a Benoît Rivière, senza che lui abbia preso alcun provvedimento. Il pubblico ministero è stato infine informato da una terza parte; I due ecclesiastici morirono prima che fosse possibile indagarli.

    Inoltre, il protocollo tra la diocesi di Autun e la Procura della Repubblica non è ancora stato firmato: il rapporto Sauvé del CIASE ne ha raccomandato la generalizzazione. ” È stato stabilito nel gennaio 2023 tra le due parti. Ad oggi, è ancora in attesa della firma del procuratore “, ci ha detto Benoît Rivière, aggiungendo: ” Questa mancanza di firma ovviamente non impedisce in alcun modo la segnalazione richiesta dalla legge “.

    2. Il vescovo di Beauvais difende un sacerdote finalmente licenziato per “abuso sessuale e abuso di potere”

    Questo è un caso che simboleggia le conseguenze delle disfunzioni della Chiesa in questo ambito. Il caso Benoît Moulay,  svelato dai nostri colleghi di Libération , si è concluso nel 2023 con la dimissione di questo sacerdote dallo stato clericale per “abusi sessuali e abuso di potere”, e nel 2024 con un accordo tra la comunità Emmanuel (a cui apparteneva Benoît Moulay) e due donne vittime di stupro, che per cinque anni hanno condotto la lotta per ottenere un risarcimento per quanto subito.

    Eppure Benoît Moulay non avrebbe mai dovuto diventare prete. Nel 1997, il consiglio del seminario di Nantes emise all’unanimità parere negativo, sottolineando la sua ” importante immaturità psico-affettiva “. È scritto che egli ” non ha né la libertà interiore, né la retta intenzione, né le capacità richieste per esercitare il ministero di un sacerdote diocesano, e probabilmente di un sacerdote in qualsiasi contesto “. Ma l’uomo che all’epoca era responsabile del sostegno ai sacerdoti e ai seminaristi dell’Emmanuel decise di andare contro il parere del seminario. Jacques Benoit-Gonnin , oggi vescovo di Beauvais, mette in risalto « la sua solida maturità umana ». Il seminario ribadì la sua riserva l’anno successivo: ” Sarebbe pericoloso lasciarlo seguire questa strada “. Jacques Benoit-Gonnin difende la religione nonostante tutto. Benoît Moulay è stato ordinato sacerdote nel giugno 1998 nella diocesi di Le Mans. ” Sebbene fossi a conoscenza del parere sfavorevole dei dirigenti del seminario, non ero a conoscenza, all’epoca, del parere scritto e motivato dei padri del seminario “, giustifica oggi Jacques Benoit-Gonnin. Facciamo notare che questa posizione è contraddetta da una lettera dell’aprile 1997 scritta al superiore del seminario di Nantes dall’amministratore diocesano, il quale gli comunicava di aver espresso a padre Benoît-Gonnin le sue riserve sull’ordinazione di Benoît Moulay.

    3. Il vescovo di Annecy accusato di inerzia durante la sua permanenza a Le Mans

    Nel 2008, Yves Le Saux , anch’egli appartenente alla comunità dell’Emmanuel, è stato nominato vescovo di Le Mans. Riceverà molteplici segnalazioni su Benoît Moulay, nel 2009, nel 2015, nel 2019. Anche da uno psichiatra. Il vescovo non li ascolterà. Due donne hanno quindi deciso di rivolgersi al tribunale civile per denunciare gli stupri subiti. Il caso è stato chiuso senza ulteriori azioni nel 2020 perché la coercizione non è stata accertata, ma l’indagine canonica ha portato a un processo e poi alla dimissione di Benoît Moulay dallo stato clericale. Sono trascorsi dunque 26 anni tra la prima segnalazione e la sanzione canonica. ” Fino alla data della denuncia presentata da due donne nel 2019, non ero a conoscenza di segnalazioni su Benoît Moulay relative al suo atteggiamento nei confronti delle donne. Subito dopo queste denunce, è stato sospeso dal suo ministero “, ci ha detto Yves Le Saux.

    Questa non è l’unica volta in cui Yves Le Saux lascia passare gli allarmi. Nel 2010, una coppia di parrocchiani arrabbiati lo incontrò. Avvertono: è fuori questione che padre M. si avvicini al loro giovane figlio, il suo comportamento è ” inappropriato ” con i bambini. Il vescovo è d’accordo. Dieci giorni dopo, i genitori notarono che il prete stava ascoltando le confessioni dei bambini. L’uomo sarà condannato nel 2021 a tre anni di carcere per aggressioni sessuali su sei adolescenti. Oggi Yves Le Saux desidera precisare che, in seguito a una segnalazione, ha avviato delle indagini (inchiesta interna e perizia psichiatrica) che non hanno prodotto alcuna prova conclusiva.

    4. Il vescovo di Bayonne accusato di aver minimizzato i fatti attribuiti ai sacerdoti

    Nel 2017,  Mediapart ha pubblicato un’importante inchiesta sui vescovi  (in carica, emeriti o deceduti) che avevano insabbiato abusi sessuali. Marc Aillet è citato, in particolare, nel caso di un prete condannato per violenza sessuale su minori a una pena detentiva sospesa di sei mesi nel 2018. Marc Aillet era stato allertato nel 2009 da una famiglia, dopo che il prete aveva presumibilmente aggredito un altro minore. ” La vittima non era pronta a intraprendere un’azione legale “, ha spiegato in una lettera ai cattolici della diocesi il 27 aprile 2016. La madre avrebbe infine presentato una denuncia nel 2015.

    Più di recente, il caso di un sacerdote della zona di Pau, condannato nel febbraio 2024, ha rivelato che sono trascorsi otto anni tra la segnalazione della famiglia alla diocesi e l’arrivo del caso davanti alla giustizia. Marc Aillet ci assicura di essere stato avvisato solo nel 2018 e di aver contattato immediatamente il pubblico ministero,  cosa che l’avvocato del sacerdote presso i nostri colleghi di “ici Béarn” ha contestato  al momento del suo deferimento al tribunale penale.

    Infine, sempre nella diocesi di Bayonne, il caso è più antico, ma testimonia l’assenza del principio di precauzione. Nel 2001, un sacerdote della diocesi è stato condannato a 18 mesi di carcere, con pena sospesa, per violenza sessuale su una bambina di cinque anni, con il divieto di lavorare con i minori per cinque anni. Fu quindi reintegrato nella parrocchia, senza alcuna misura restrittiva. Nell’aprile 2011, un fedele ricordò al vescovo di Bayonne, Marc Aillet, il passato del sacerdote e rimase scandalizzato dalla sua negligente reintegrazione. Marc Aillet rispose cinque giorni dopo con una frase lapidaria: ” Ho preso nota dei tuoi pensieri, prego per te “. Nessun seguito. Il sacerdote rimarrà in carica fino al pensionamento. ” Nessuna lamentela per un fatto nuovo da quando questa condanna è stata portata alla mia attenzione “, ci ha detto Marc Aillet, aggiungendo che dopo la promulgazione nel 2022 della carta per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, ” tutti i sacerdoti incaricati della pastorale nella diocesi sono stati invitati a presentare i loro precedenti penali “.

    5. L’arcivescovo di Rennes accusato di non aver intrapreso azioni legali

    Nella diocesi di Rennes, durante il processo a Gaël Carissan, condannato a cinque anni di prigione nel 2019, l’arcivescovo Pierre d’Ornellas , chiamato a testimoniare, ha ammesso: ” Non ho fatto tutto ciò che era necessario “. L’inchiesta giudiziaria ha rivelato che era stato informato nel 2008 da un sacerdote delle azioni dell’abate, durate diversi anni. Quell’anno Pierre d’Ornellas gli proibì di esercitare qualsiasi ministero con i giovani e i minori e lo cacciò via, ma non intraprese alcuna azione legale. Fu la vittima a prendere in mano la situazione due anni dopo, quando la Chiesa non avrebbe più fatto nulla.

    Inoltre, secondo le nostre informazioni, il vescovado di Rennes può rispondere in modo piuttosto sorprendente ai rappresentanti delle vittime che desiderano far valere i propri diritti e scrivono al vescovado. Alcuni hanno ricevuto un’e-mail che affermava: ” Ti riferisci a fatti prescritti. Ti chiedo di non disturbare più il sacerdote, che in ogni caso contraddice le dichiarazioni della vittima. Ti ricordo che è la parola di uno contro la parola di un altro “. Contattato, Pierre d’Ornellas ha formalmente negato: ” L’Unità di ascolto, il mio Vicario generale o io non abbiamo mai dato tali risposte. Le nostre risposte sono archiviate con cura e nessuna di esse contiene ” queste dichiarazioni. L’arcivescovo di Rennes sottolinea in particolare il protocollo firmato nel 2022 con il pubblico ministero e l’assunzione nel 2023 di una persona ” interamente dedicata alla prevenzione e alla formazione alle giuste relazioni educative “. ” Sono ben consapevole di tutto il lavoro che resta ancora da fare di fronte a questa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa. Sono determinato a sradicarla veramente “, conclude Pierre d’Ornellas.

    6. Il vescovo di Evry accusato di aver voluto dissuadere la vittima dal sporgere denuncia

    Nella diocesi di Évry Corbeil-Essonnes, una (grave) vittima di abusi spirituali a fini sessuali afferma di aver voluto contattare la sua diocesi nel 2021 per impedire che altre vittime si contagiassero. Dopo un colloquio molto positivo con il Vicario generale, è stata ricevuta – insieme al marito – dal vescovo Michel Pansard per discutere della procedura canonica. E l’accoglienza non è più la stessa. Il parrocchiano descrive la crudele mancanza di compassione e il disprezzo da parte dello psicologo presente al colloquio. ” Sei tu che hai il problema “, suggerì il vescovo. Questo parrocchiano afferma anche che Michel Pansard desidera in particolar modo sapere se intende intraprendere un’azione civile. ” Lo psicologo ci ha detto che non c’era alcuna possibilità che la denuncia avesse successo, che era una causa persa! ” Lo scorso settembre, il sacerdote è stato finalmente trasferito nella diocesi di Nantes, ” per prendersi cura dei suoi genitori anziani “, è stato riferito nella sua ex parrocchia. Michel Pansard nega formalmente di aver cercato di dissuadere la vittima dal sporgere denuncia e sottolinea che le indagini canoniche e giudiziarie sono state chiuse.

    7. Il vescovo di Aix-en-Provence accusato di non aver licenziato un presunto sacerdote

    Nella diocesi di Aix-et-Arles, è un nome che suscita perplessità tra coloro che vivono lì da diversi anni e sono coinvolti nella vita della Chiesa. Quello di un sacerdote che lavora direttamente con i giovani; è ancora incluso nelle candidature del 2024, firmate di pugno dal vescovo  Christian Delarbre . Il nome di padre P. era già emerso ripetutamente dieci anni prima, al punto che era stata aperta un’inchiesta preliminare, poi chiusa senza ulteriori provvedimenti, per motivi che molti fedeli ancora oggi non sanno spiegare. Perché in quel periodo giunsero al vescovado le testimonianze dei sacerdoti, dei parrocchiani e delle persone vicine alla diocesi; travolto dal vescovo dell’epoca, mons. Dufour.

    Christian Delarbre è arrivato nel 2022, ma l’unità di ascolto della sua diocesi è stata contattata nell’estate del 2023 dal presidente dell’associazione Ecclésia Johannis, un’associazione che aiuta le vittime di abusi nella Chiesa, preoccupato per il caso di questo sacerdote che lavora quotidianamente con i minori. Non ha ricevuto risposta su questo caso specifico e un’e-mail dall’unità di ascolto si è conclusa con una minaccia: ” Si ricorda che qualsiasi accusa avente carattere di diffamazione pubblica o privata (…) è passibile di azione penale e comporta la tua responsabilità penale “. Christian Delarbre non ha risposto alle nostre richieste.

    8, 9. I vescovi di Montpellier e Cahors accusati di non aver preso in considerazione i fatti

    Mickaël è uno di coloro ai quali la Chiesa ha cercato di offrire una via diversa dalla giustizia umana. Da minorenne, è stato abusato sessualmente da un prete per quattro anni. Nel 2013, il sacerdote è stato condannato a due anni di carcere con sospensione della pena a seguito di un processo a porte chiuse. Come rivelato da  Médiacités  e  France 3 Occitanie , Mickaël ci conferma che è stato Norbert Turini , ex vescovo di Cahors e oggi capo della diocesi di Montpellier, a convincerlo, dopo aver tentato una mediazione religiosa tra il giovane e il suo aggressore anziché ricorrere a vie legali, a non lasciare i dibattiti aperti al pubblico. Contattato, Norbert Turini nega: ” Ho subito segnalato i fatti alla Procura ” .

    Mickaël ha continuato la sua vita, poi, al momento della pubblicazione del rapporto del Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa) nell’ottobre 2021, ha riflettuto sulla sua storia. E scopre che il sacerdote è ancora in carica, in una parrocchia di Lot. Scrisse a Laurent Camiade , il nuovo vescovo di Cahors, per esprimere il suo stupore. La reazione del vescovo (a una settimana dalla pubblicazione del rapporto Ciase) è netta: ” Dobbiamo stigmatizzare un individuo, già dichiarato colpevole dai tribunali e che ne porta il peso? Non credo “. Precisa che il sacerdote non ha ministero verso i minori, ” anche se celebra una messa parrocchiale dove (a volte) sono presenti dei giovani “. Nel 2023 Mickaël si è finalmente fatto sentire  sulla stampa per avvertire personalmente i parrocchiani  di questo comune del Lot. Secondo l’elenco diocesano di Lot, il sacerdote in questione si trova ora nell’archivio della Chiesa. ” Con questa copertura mediatica, non gli è stato più possibile continuare il suo ministero nella parrocchia, anche se i tribunali non lo consideravano un pericolo “, ci ha detto Laurent Camiade.

    10. Il vescovo di Belley-Ars individuato per essere rimasto in silenzio

    A 500 chilometri da Lot, ad Ain, un sacerdote ha potuto riprendere il suo ministero dopo essere stato sospeso per diversi anni. Fu assolto nel maggio 2023 dalla giustizia canonica che aveva indagato in seguito alla testimonianza di due donne su una lunga influenza durata diversi anni, con aggressioni sessuali per una e stupri per l’altra. Ma questo sacerdote resta ancora oggi oggetto di inchiesta giudiziaria. Perché Amelle*, dopo un iniziale licenziamento, ha deciso di costituirsi parte civile. Per lei la prigionia durò 19 anni, fino al ricovero in ospedale per gravi problemi psicologici e fisici, che la spinsero a confidarsi.

    Amelle informò il suo vescovo, Pascal Roland, della sua nuova lamentela. Gli aveva anche chiesto un appuntamento per farsi spiegare la sentenza canonica. Nessuna risposta. “ Gli ho scritto più volte per raccontargli il mio caso, e non ho mai visto Pascal Roland in vita mia .” Ma ciò di cui Amelle accusa maggiormente il vescovo, oltre al suo silenzio, è di non aver ascoltato la seconda vittima di questo sacerdote. La seconda vittima è Carine*. E si scopre che le due donne sono sorelle, ma si sono allontanate; non conoscono la situazione dell’altro. Riuscita a sfuggire all’influenza, Carine cominciò a temere per la sorella e si confidò con il vescovo nel 2014. Pascal Roland promise di prendersi cura di lei. Non accadde nulla fino al 2019, quando Carine, che stava ancora elaborando la sua storia, tornò a trovarlo. Il sacerdote viene finalmente sospeso. Amelle è stata ricoverata in ospedale poche settimane dopo: “ Se avesse ascoltato mia sorella nel 2014, per me gli abusi sarebbero cessati cinque anni prima ”. La diocesi precisa che Pascal Roland “ ha fatto rapporto al Procuratore e ha avviato un processo canonico ”, che le due autorità hanno chiuso il caso “ per mancanza di prove fino ad oggi ” e che il Procuratore “ non ha ritenuto opportuno imporre particolari restrizioni fino a nuovo avviso ”.

    11, 12, 13. I vescovi di Aire-et-Dax, Grenoble-Vienne e Orléans accusati di non aver dato seguito agli avvertimenti

    Avvisi e poi più niente. È quanto accaduto nel caso di padre Olivier de Scitivaux, come  ha sottolineato France Inter a novembre nell’ambito di un’inchiesta sulla diocesi di Orleans . Una suora aveva avvisato Nicolas Souchu , allora vicario generale (una sorta di assistente del vescovo) della diocesi di Orléans – e oggi vescovo di Aire-et-Dax – del comportamento del sacerdote nei confronti dei bambini. Poi, nel 2012, ne parlò di nuovo al vescovo Jacques Blaquart . Nello stesso periodo, un catechista mise in guardia anche i vicari generali (Nicolas Souchu, ma anche Jean-Marc Eychenne , oggi vescovo di Grenoble) e i vescovi successivi riguardo a questo sacerdote. Il caso non sarebbe stato portato davanti alla giustizia fino al 2016. Olivier de Scitivaux è stato condannato a 17 anni di prigione nel 2024. Durante il processo, Jacques Blaquart ha riconosciuto: ” È terribile dirlo, ma io stesso ero in quella coltre di silenzio che gravava sulla Chiesa in quel momento. Chiedo perdono alle vittime per aver tardato ad agire “. Quanto a Nicolas Souchu, ha dichiarato in tribunale, chiamato anche lui come testimone, di non ricordare di aver ricevuto alcun avviso.

    Jean-Marc Eychenne riconosce ora francamente « un errore, una mancanza di discernimento » e precisa che i primi resoconti a lui inviati su Olivier de Scitivaux non riguardavano fatti specifici. ” Quello di cui siamo diventati più consapevoli da allora è che un accumulo di segnali deboli finisce per costituire un segnale forte che dovrebbe spingerci a essere estremamente vigili. Anche qui, ci è mancato il discernimento (…) e non possiamo che incolpare noi stessi “, ammette il vescovo di Grenoble. Jacques Blaquart, vescovo di Orléans, racconta il suo percorso verso la consapevolezza della realtà degli atti pedofili nella Chiesa: ” Col senno di poi, reagirei molto prima oggi perché (…) abbiamo imparato a riconoscere i segnali d’allarme “. Nella diocesi di Orléans, dove l’ex vescovo André Fort è stato condannato nel 2018 per aver denunciato un’aggressione sessuale, sono state messe in atto molteplici azioni per prevenire e denunciare gli abusi. Nicolas Souchu, da parte sua, non ha risposto alle nostre domande.

    14. Il vescovo di Angers accusato di inerzia

    Molte vittime, dopo anni di silenzio, per pudore, vergogna o amnesia traumatica, si sono rivolte innanzitutto alla Chiesa per farsi conoscere e riconoscere. E che ha dovuto affrontare il silenzio del vescovado. Nel 2014, Isabelle decise di raccontare la storia dell’aggressione subita da un prete, quando aveva circa dieci anni. Questo sacerdote era ancora in carica e Isabelle se ne preoccupò con il vescovo di Angers, Emmanuel Delmas . Per otto anni non accadde nulla (perché la vittima era adulta e all’epoca era consuetudine non sostituirla nei procedimenti giudiziari, spiegò il vescovo), ma la presentazione del rapporto del Ciase spinse Isabelle a riconsiderare la sua storia, a richiedere un’indagine canonica e ad agire in giudizio nel 2022 (la sua denuncia fu archiviata per prescrizione). Isabelle dovrà contattare più volte il vescovo per capire a che punto del suo fascicolo si trova e cosa sta succedendo al suo aggressore. Soprattutto perché lo scorso autunno una cattolica della parrocchia del suo aggressore ha denunciato uno strano comportamento e ha scoperto il passato di padre M. Così, lo scorso gennaio, Isabelle ha scritto di nuovo al vescovo: ” Voler mantenere il controllo e quindi il potere, da soli, su queste questioni, cercando di isolare le persone, non condividendo le informazioni e rimanendo in silenzio e inattivi non è certamente un approccio appropriato o coraggioso “. L’Angioino ha ricevuto una risposta qualche giorno fa. Emmanuel Delmas ci informa che sono state adottate misure precauzionali per limitare l’attività dei ministeri.

    15. Il vescovo ausiliare di Lione accusato di non aver compreso la gravità dei fatti

    Nel corso delle indagini, abbiamo anche trovato due nomi familiari, già apparsi nel caso Bernard Preynat, il sacerdote lionese condannato nel 2020 per violenza sessuale su una ventina di vittime tra il 1972 e il 1991. Si tratta del caso di  Thierry Brac de la Perrière, oggi vescovo ausiliare di Lione (dove è tornato dopo essere stato vescovo di Nevers). Nel 2019, all’epoca del cosiddetto “affare Barbarin”, l’uomo che era stato vescovo ausiliare di Lione per la prima volta tra il 2003 e il 2011, comparve accanto al cardinale per omessa denuncia. Aveva incontrato una delle vittime di Preynat nel 2011, senza però rivelarne l’identità. ” Il reato è dunque costituito ma è opportuno rilevare il termine di prescrizione dell’azione pubblica “, ha stabilito il tribunale. La sentenza afferma inoltre: ” Un’inchiesta avrebbe potuto essere disposta nel 2011 (…) Diverse vittime avrebbero potuto farsi avanti prima senza il rischio di vedersi ritenute prescritte per gli eventi subiti “. Thierry Brac de la Perrière riconosce ora che questo episodio lo ha ” indebolito ” nel suo ministero episcopale, ma sottolinea i progressi compiuti, in particolare dopo la pubblicazione del rapporto Ciase, e il lavoro di sensibilizzazione su queste tematiche svoltosi negli ultimi anni.

    16. Il vescovo di Nancy “non è andato oltre per indagare” sulle accuse mosse a padre Preynat.

    Pierre-Yves Michel è ora vescovo di Nancy, ma è stato vicario di Sainte-Foy-lès-Lyon, dove Bernard Preynat ha officiato per un certo periodo (Pierre-Yves Michel arrivò diversi anni dopo la partenza di Preynat). Durante il processo non è stato convocato, ma davanti agli inquirenti che lo hanno interrogato nel febbraio 2017, il vescovo, pur mantenendo il vago, ha confermato di aver spiegato nel 2016 a una delle vittime di aver sentito parlare di ” problemi con i bambini ” quando era responsabile della parrocchia di Sainte Foy-lès-Lyon tra il 1995 e il 2001, poi che era stato deciso con il cardinale Barbarin intorno al 2010-2012 di vietare a Preynat di restare solo con bambini di età inferiore ai 15 anni, dopo alcune voci. La prima denuncia contro il sacerdote di Lione risale solo al 2015 (in reazione all’inazione della Chiesa). ” Col senno di poi, capisco che è sorprendente che non siamo andati oltre nelle indagini “, ammette il vescovo. ” Oggi, rileggiamo le cose in modo diverso, alla luce di tutto ciò che sappiamo. “

    17. L’arcivescovo di Sens-Auxerre scelto per la reintegrazione di un sacerdote

    In un opuscolo pubblicato nella collezione Tracts di Gallimard nel 2023, ” Abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Da scandali a riforme “, Pascal Wintzer , ora vescovo di Sens-Auxerre, si chiede: ” Cosa abbiamo da perdere se non il potere! Cosa avremmo da guadagnare? Un servizio migliore ai nostri fratelli e a Dio. Per me, la scelta è presto fatta! ” Ma nel gennaio 2025, sulla piattaforma X, Natalia Trouiller racconta – con documenti giustificativi – la reintegrazione di un sacerdote scomunicato per pedofilia. I fatti contestati a questo sacerdote risalgono al 2014. L’inchiesta civile verrà chiusa senza ulteriori provvedimenti per prescrizione, anche se i fatti denunciati ” costituiscono reato “, si legge nell’avviso di classificazione alla vittima. L’indagine porterà anche alla scoperta di una seconda vittima, un adulto. La persona religiosa è invece condannata – quindi scomunicata – dalla giustizia canonica. È stato reintegrato alla fine del 2024 e ha concelebrato la messa di insediamento di Pascal Wintzer. Ci vorrebbe una lunga battaglia di argomenti di diritto canonico e i pareri del tribunale penale canonico nazionale e del Dicastero per la Dottrina della Fede perché il vescovo rinunci definitivamente alla reintegrazione del sacerdote. Pascal Wintzer è stato nominato vescovo di Sens-Auxerre lo scorso ottobre, quindi ” è stato difficile per me sapere come comportarmi nelle diverse situazioni “, contestualizza, respingendo ogni rifiuto di applicare sanzioni.

    18. Il vescovo di La Rochelle incriminato per tentato stupro

    Infine, segnaliamo che Georges Colomb , ancora registrato come vescovo di La Rochelle sul sito della Conferenza episcopale di La Rochelle, è indagato dal novembre 2023 per tentato stupro di un uomo adulto.

    * I nomi sono stati cambiati per proteggere l’anonimato dei testimoni.

    https://www.radiofrance.fr/franceinter/podcasts/l-info-de-france-inter/l-info-de-france-inter-3127183