Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “La Diocesi di Adria-Rovigo accoglie positivamente la conclusione di una dolorosa vicenda, che ha riguardato un sacerdote diocesano. In data 22 maggio la Corte di Appello di Venezia ha riformato la sentenza di condanna da parte del Tribunale di Rovigo, emessa nei confronti di don Peter Onyenso. Questi era stato accusato di violenza sessuale da parte di una donna maggiorenne e nel giudizio di primo grado gli era stata inflitta la pena di tre anni di reclusione. La Corte di Appello ha accolto il ricorso del sacerdote, assolvendolo e revocando il risarcimento dei danni stabilito a favore della parte civile”.

    E’ con questo comunicato che la diocesi di Adria Rovigo accoglie la notizia della sentenza di secondo grado che ha del tutto ribaltato la pronuncia del 29 gennaio 2024 del Tribunale di Rovigo, a carico del sacerdote polesano, del quale, all’epoca, La Voce di Rovigo aveva scelto di non divulgare le generalità. A difendere l’imputato, l’avvocato Cecilia Tessarin del foro di Rovigo.

    La vicenda verteva su fatti che si sarebbero verificati nel luglio del 2022, in un Comune del Medio Polesine. A subire i presunti abusi – secondo una ricostruzione accusatoria sconfessata dalla sentenza di secondo grado – sarebbe stata una ragazza di 28 anni. Già nel corso della discussione a Rovigo, comunque, la vicenda aveva mostrato tutta la propria complessità.

    A quanto contestato dalla Procura, durante un incontro nell’abitazione del sacerdote, pare per sistemare il suo computer, l’uomo avrebbe fatto sedere la ragazza sulle sue ginocchia, quindi le avrebbe infilato una mano nelle mutande, poi una nel reggiseno, obbligandola quindi a subire atti sessuali. Un episodio che la giovane avrebbe anche immortalato col proprio cellulare, col quale avrebbe poi lanciato l’allarme alla madre.

    La discussione, a Rovigo, era stata piuttosto lunga, proprio alla luce degli elementi di complessità che il caso presentava. In primo luogo per le condizioni psichiche e cognitive della vittima: per l’accusa afflitta da un ritardo, per quanto non grave, per la difesa in realtà sofferente di dislessia, ma per il resto senza altre limitazioni, tanto da essere stata in grado di diplomarsi e di andare all’Università.

    Molto si era discusso anche della veridicità delle sue affermazioni, alla luce di precedenti invenzioni e bugie, non relative a questa vicenda: per l’accusa questi episodi non avrebbero in alcun modo inficiato la verosimiglianza del racconto della violenza, mentre la difesa aveva dato una lettura del tutto differente della questione.

    Ora, in Appello, una pronuncia di segno completamente opposto a quella di primo grado. Resta ora da vedere se la vicenda si sposterà anche in Cassazione.

    https://www.polesine24.it/cronaca/2025/05/23/news/abusata-dal-prete-ma-in-appello-e-assolto-349143/

  • I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

    ENNA – “Ho accolto l’attenzione riservata a me e al mio caso da parte della commissione Pontificia per la tutela dei minori, ma al momento ritengo giusto mantenere il riserbo sui contenuti dell’incontro. Auspico una risoluzione anche a livello ecclesiastico, che apra la strada alla verità e possa essere da esempio per altre vittime”.

    Così Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato di essere vittima di abusi da parte di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e mezzo di carcere in primo grado, per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    In corso l’appello di Rugolo

    La notizia dell’incontro di Messina, che a Roma è stato accompagnato dal suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, con un rappresentante della commissione pontificia, arriva nel giorno della seconda udienza di appello al sacerdote, che si celebra alla corte d’appello di Caltanissetta.

    Lo ha annunciato in aula il legale di parte civile dei genitori del giovane, Giovanni Di Giovanni. Messina aveva già ricevuto, nei mesi scorsi, un invito ad incontrare Papa Francesco, mai avvenuto a causa della morte del Pontefice.

    Lunedì il processo per falsa testimonianza

    Intanto, lunedì prossimo al tribunale di Enna si terrà la prima udienza del processo che vede imputati, per falsa testimonianza, il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano.

    I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote. La prossima udienza d’appello è fissata per il 27 maggio.

    I presunti abusi di don Rugolo: vittima convocata in Vaticano

  • Finale Ligure, violenza sessuale su minori in cambio di regali: rito abbreviato per padre Melis

    Finale Ligure, violenza sessuale su minori in cambio di regali: rito abbreviato per padre Melis

    Si terrà giovedì 29 maggio, a Savona l’udienza preliminare in cui padre Andrea Melis, ex parroco di Finale Ligure ed ex preside della scuola elementare Assarotti di Genova, arrestato perché accusato di aver compiuto abusi sessuali su un ex chierichetto e un suo ex alunno chiederà il rito abbreviato, ma sull’episodio che vede coinvolto un minore genovese la procura ha chiesto l’archiviazione.

    Il religioso, difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino, era stato arrestato dai carabinieri di Genova nell’agosto dell’anno scorso e subito sospeso dalla Curia. Era finito in carcere, poi a domiciliari. Il fascicolo era transitato per competenza territoriale da Genova a Savona perché proprio nel savonese erano avvenuti i primi e più gravi episodi, vale a dire la relazione sessuale instaurata con un chierichetto che all’inizio dei fatti aveva 12 anni e a cui Melis ha chiesto ripetutamente favori sessuali in cambio di regali, cene, abiti firmati, videogiochi e migliaia di euro di ricariche attraverso una carta prepagata.

    In base ai primi accertamenti dei militari dell’Arma Melis aveva, inoltre, provato a baciare altri due giovanissimi a Genova con la promessa di una sigaretta elettronica in dono, ma all’esito dell’incidente probatorio che si è tenuto nelle scorse settimane a Savona, la pm ha stabilito che nel caso ‘genovese’ non si rileverebbe alcun reato.

    Il sacerdote quindi sarà processato per violenza sessuale di minorenne per la vicenda del giovane chierichetto che si era protratta per diversi anni, visto che il ragazzino ad un certo punto si era trasferito a Genova per studio e i rapporti tra i due si erano intensificati, così come i regali finché i famigliari del ragazzino si erano insospettiti e si erano rivolti ai carabinieri.

    Il 29 maggio gli avvocati di padre Melis chiederanno di poter accedere al rito abbreviato per sperare nello sconto di pena.

    Nel frattempo il religioso sta seguendo cure e corsi specifici per i sex offender in una comunità in Umbria, che opera sotto accreditamento e supervisione della Cei. Oltre al processo penale, il religioso dovrà comparire processato anche dal tribunale ecclesiastico. L’istruttoria in questo caso deve ancora cominciare.

    https://www.ivg.it/2025/05/finale-ligure-violenza-sessuale-su-minori-in-cambio-di-regali-rito-abbreviato-per-padre-melis/

  • Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Nel processo di appello, che si celebra in corte d’appello, a Caltanissetta, a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori, nella prossima udienza, fissata per il 27 maggio, non ci sarà la sentenza.

    L’ha annunciato, a chiusura della seconda udienza, la presidente nella I sezione penale Roberta Serio nel corso della quale hanno parlato Giovanni Di Giovanni, legale di parte civile della famiglia di Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato Rugolo.

    Per la prima volta, dall’inizio del processo Messina non era in aula e neppure il suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, “perché – ha detto Di Giovanni – convocati dalla Santa Sede , in Vaticano”. Assente anche l’imputato, Giuseppe Rugolo.

    L’avvocato Mauro Lombardo della parrocchia di San Giovanni, dove sarebbero avvenute alcune violenze, ha attaccato la sentenza di I grado che, secondo lui, non avrebbe approfondito alcuni aspetti chiave della vicenda mentre Gabriele Cantaro, legale della curia di Piazza Armerina, ritenuta responsabile civile, ha parlato di attacco mediatico al vescovo Gisana a ha poi incentrato il suo intervento sul fatto che si sarebbe dovuta citare la diocesi piuttosto che la curia, che a suo dire, potrebbe essere considerata come una sorta di segreteria della diocesi.

    Intanto c’è attesa per l’udienza prebattimentale che si celebra al tribunale di Enna il prossimo 26 maggio e che vede imputati per falsa testimonianza proprio il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano. I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote Rugolo

  • Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Già Prefetto del Dicastero per i Vescovi e oggi Papa Leone XIV conosce bene il caso di Enna, dopo aver ricevuto nel marzo del 2024 il dossier di Antonio Messina riguardante don Rugolo – condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi – e del vescovo Gisana, che insieme a monsignor Murgano sono stati rinviati a giudizio dal tribunale italiano di Enna per falsa testimonianza (la prima udienza è fissata il prossimo 26), nel tentativo di coprire il Rugolo.

    Mentre dal Dicastero per i vescovi, dove Robert Prevost è stato il prefetto fino alla sua nomina a Papa, nessun provvedimento canonico, malgrado in questi casi lo preveda il Motu proprio vos estis lux mundi di Papa Francesco.

    Solo dopo che il tribunale italiano rinviò a giudizio Gisana e Murgano, il prefetto Prevost si limitò all’invio di un ispettore.

    Il commento di Antonio Messina “Non conosco bene le vicende che riguardano Prevost (oggi Papa), ma so che certamente a lui rinnoverò la mia istanza di giustizia, quella stessa giustizia che ha pronunciato dalla loggia delle benedizioni in Piazza San Pietro dopo la sua elezione.”

    “A chi mi chiede, con una certa sfacciataggine, di fare silenzio, io ribadisco che sono vivo e, pertanto, continuerò a parlare e a lottare”.

  • I sopravvissuti alle molestie del clero sono preoccupati e insultati dall’elezione di Papa Leone XIV

    I sopravvissuti alle molestie del clero sono preoccupati e insultati dall’elezione di Papa Leone XIV

    I gruppi che sostengono i sopravvissuti alle molestie del clero affermano di essere profondamente preoccupati e offesi dall’elezione di Papa Leone XIV, dopo che questi ha superato le domande sulla sua gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero all’inizio della sua carriera, diventando il primo leader della Chiesa cattolica romana nato negli Stati Uniti.

    Prima dell’ascesa al papato all’età di 69 anni, Robert Prevost era a capo di una congregazione dell’ordine religioso agostiniano nella sua città natale, Chicago, quando emersero le accuse secondo cui un prete e preside di una scuola superiore cattolica sotto la sua giurisdizione aveva molestato almeno uno studente e aveva conservato immagini di abusi su minori.

    Secondo quanto riferito, Prevost ha permesso al religioso di continuare a svolgere il suo incarico nonostante le accuse, sebbene l’ordine agostiniano abbia poi pagato un risarcimento multimilionario al sopravvissuto agli abusi e a dicembre abbia cacciato il sacerdote dall’ordine.

    Nel frattempo, Prevost non ha impedito a un altro sacerdote – il cui ministero era stato limitato in seguito alle accuse di abusi su minori – di risiedere in una residenza agostiniana vicino a una scuola elementare cattolica. E, durante il suo servizio come vescovo in Perù , Prevost ha ascoltato tre donne che hanno accusato due sacerdoti di abusi sessuali su di loro quando erano minorenni e da allora ha affermato che non ci sono prove che siano state fatte indagini approfondite sul sacerdote.

    Questa storia ha spinto la Survivors Network of those Abused by Priests (Snap) a sporgere denuncia contro Prevost a marzo, in base alla legislazione ecclesiastica attuata dal defunto Papa Francesco, che prevedeva potenziali misure disciplinari contro i vescovi che avessero chiuso un occhio sugli abusi commessi sia su bambini che su adulti considerati vulnerabili.

    La denuncia non ha impedito a Leo di essere eletto giovedì dopo un breve conclave in Vaticano , cosa che ha spinto Snap a rilasciare rapidamente una dichiarazione in cui esprimeva “grave preoccupazione per i suoi precedenti nella gestione dei casi di abuso”.

    In una dichiarazione separata, i sopravvissuti agli abusi sessuali sui minori (SCSA) hanno affermato che l’elezione di Leo è stata “un insulto”, dato che è stato prodotto dalla stessa gerarchia cattolica che non è riuscita ad affrontare la portata e la natura sistemica dello scandalo decennale delle molestie sessuali ai danni del clero nella chiesa mondiale.

    “La gerarchia cattolica non si è limitata a gestire male le accuse di abuso, ma ha anche industrializzato il processo”, si legge nella dichiarazione della SCSA. “Papa Leone XIV… era presente in sala durante tutto questo”.

    Entrambe le organizzazioni hanno esortato Leo ad attuare una vera e propria politica di tolleranza zero nei confronti delle azioni intraprese contro le denunce di abusi da parte del clero, nonché a fornire alle vittime dello scandalo un risarcimento dai beni della chiesa, tra le altre richieste.

    Mitchell Garabedian, l’avvocato di Boston che ha rappresentato i sopravvissuti agli abusi durante lo scandalo delle molestie sessuali da parte del clero raccontato nel film premio Oscar Spotlight , ha aggiunto: “La Chiesa cattolica deve capire che la sicurezza dei bambini innocenti non può essere sacrificata per un’esigenza obsoleta e ingiustificabile di proteggere la reputazione della Chiesa cattolica”.

    Parte dell’attenzione che circonda la gestione di questi casi da parte di Prevost risale al suo mandato di 11 anni alla guida della sezione del Midwest dell’ordine agostiniano a Chicago , a partire dal 1999. Durante quel periodo, si diffusero voci secondo cui il preside della Providence Catholic High School di New Lenox, Illinois, territorio di Prevost, avrebbe molestato una studentessa e possedeva immagini di abusi su minori sul suo telefono.

    Prevost, che è stato anche il leader mondiale degli Agostiniani per 12 anni a partire dal 2001, ha lasciato il preside, un sacerdote agostiniano di nome Richard McGrath, al suo incarico, una decisione che non ha spiegato, come ha precedentemente riportato il Chicago Sun-Times.

    McGrath si è ritirato nel 2017 dopo aver dovuto affrontare un’indagine sulle accuse mosse nei suoi confronti.

    Lo studente abusato, Robert Krankvich, fece poi causa nel 2018. E alla fine del 2023 la chiesa accettò di pagargli 2 milioni di dollari, prima che Krankvich morisse ad aprile all’età di 43 anni.

    “I soldi non fanno la felicità”, ha detto al Sun-Times il padre di Krankvich, anche lui di nome Robert. “Non gli hanno dato una conclusione.”

    Durante la causa intentata da Krankvich, McGrath si è rifiutato di rispondere se possedesse o meno immagini di abusi su minori, invocando il suo diritto costituzionale a non autoincriminarsi, secondo quanto riportato dal Sun-Times. Tuttavia, McGrath ha negato di aver molestato Krankvich ed è stato escluso dalla lista dei presunti abusatori agostiniani pubblicata nel 2024, sebbene si sia dimesso alla luce delle accuse mosse contro di lui.

    Ciononostante, in una dichiarazione rilasciata martedì, gli Agostiniani hanno confermato che McGrath è stato espulso dal loro ordine, secondo il sito di notizie Patch di New Lenox .

    A quanto pare, gli Agostiniani non hanno rivelato i fattori alla base delle dimissioni di McGrath, avvenute a dicembre ma di cui si è avuta notizia per la prima volta alla vigilia dell’inizio del conclave di due giorni che ha portato Prevost al papato.

    Separatamente, nel 2000, e ancora agli inizi del mandato di Prevost come capitolo agostiniano del Midwest degli Stati Uniti, l’ordine stanziò un sacerdote membro di nome James Ray nel convento di St John Stone a Chicago. Il convento era adiacente a una scuola elementare e, dal 1991, a Ray fu vietato di lavorare a contatto con i bambini a causa delle accuse di molestie su minori. Le associazioni di sopravvissuti affermano che queste azioni non sono indicative di un’organizzazione che fa tutto il possibile per proteggere i bambini. Il Vaticano avrebbe replicato che non era stato Prevost ad autorizzare la sistemazione di Ray nel convento.

    Successivamente, a partire dal 2015, Prevost ha ricoperto per otto anni la carica di vescovo di Chiclayo, in Perù. Secondo una dichiarazione rilasciata da Prevost, tre donne avrebbero raccontato direttamente a Prevost di essere state abusate da minorenni dai sacerdoti locali Eleuterio Vásquez González e Ricardo Yesquén.

    Una delle accusatrici, Ana María Quispe, si è lamentata in spagnolo al programma televisivo peruviano Cuarto Poder: “Ci hanno sempre detto che la Chiesa è nostra madre, ma una madre protegge”.

    Da parte sua, la diocesi di Chiclayo avrebbe affermato che “non è vero” che Prevost e la chiesa “abbiano voltato le spalle alle presunte vittime”. La diocesi avrebbe affermato che le accusatrici rimanevano libere di presentare denunce in tribunale civile e che avevano diritto a un’offerta permanente di “aiuto psicologico” fornito dalla chiesa, se ne avessero avuto bisogno.

    In una dichiarazione pubblicata da BishopAccountability.org si sostiene che Prevost non ha mai pubblicato un elenco degli abusatori accusati sotto la sua supervisione, a differenza di molte diocesi cattoliche e ordini religiosi che lo hanno fatto come forma di conciliazione per la piaga delle molestie al clero all’interno della Chiesa mondiale.

    Francesco, scomparso il 21 aprile, ha nominato Prevost cardinale nel settembre 2023. La reputazione di “influenza moderatrice” tra i vescovi peruviani, ideologicamente disparati, ha evidentemente aiutato Leone a conquistare il papato – in modo un po’ inaspettato – giovedì.

    https://www.theguardian.com/world/2025/may/09/clergy-molestation-survivors-pope-leo-xiv

  • Papa Leone XIV, pedofilia: il dossier contro Prevost prima del Conclave

    Papa Leone XIV, pedofilia: il dossier contro Prevost prima del Conclave

    Di seguito vi riproponiamo l’articolo di Andrea Morigi pubblicato su Libero del 5 maggio sul cardinale Robert Francis Prevost, eletto ieri Papa con il nome di Leone XIV. Sul nuovo Pontefice, prima del Conclave, gravavano le ombre sullo scandalo pedofilia nella Chiesa americana e le accuse di aver “coperto” due casi.

    «Il meno americano tra gli americani» è il cardinale Robert Francis Prevost, vescovo di Chiclayo in Perù. Pur essendo nato a Chicago nel 1955 proviene da una famiglia di origini italiane, spagnole e francesi e perciò non è considerato uno yankee dai porporati sudamericani che lo sponsorizzano, sensibilizzati dalla berretta rossa honduregna Óscar Rodríguez Maradiaga, 82enne e quindi troppo anziano per essere eletto al Soglio Pontificio. Di Prevost, nel Sacro Collegio è apprezzata soprattutto l’esperienza missionaria e pastorale maturata fra il 2001 e il 2013, gli anni in cui era priore generale degli Agostiniani. Avendo studiato in Europa e viaggiato in lungo e in largo per i 50 Paesi dove è presente il suo ordine religioso, padroneggia numerose lingue e soprattutto non è percepito come uno dei candidati preferiti dell’attuale amministrazione Trump. Altrimenti, non sosterrebbero uno statunitense.

    Da quando, nel gennaio 2023, Papa Francesco lo ha messo a capo del Dicastero per i Vescovi e della Pontificia Commissione per l’America Latina, il Prefetto si è distinto per la sua riservatezza. Di fronte alle spinte per il sacerdozio femminile, tuttavia, non ha nascosto che, a suo parere, «la clericalizzazione della donna non necessariamente risolve il problema, anzi potrebbe crearne uno nuovo». In questo, come nel resto della sua attività in Curia, ha obbedito al Santo Padre, consigliandolo sulle nomine, senza schierarsi. Meglio non esporsi troppo, quando si punta in alto. Così si riescono a schivare gli schizzi di fango che provengono dalle fazioni opposte e non hanno risparmiato nemmeno il cardinale Prevost. Gli organi di informazione cattolica più conservatori, come Infovaticana, hanno tirato fuori un dossier che lo accusa di aver coperto, grazie anche alla nomina di un vescovo amico, due preti accusati di pedofilia. La vicenda risale al 2019 ed è stata illustrata in una lettera al Pontefice da un gruppo di persone che si dichiarano vittime di abusi da parte di un sacerdote della loro diocesi, Eleuterio Vásquez Gonzales, che avrebbe aggredito sessualmente tre minori.

    La questione torna a galla l’8 settembre scorso su America Television, durante il programma “Quarto Potere”. Quattro giorni dopo, la diocesi di Chiclayo diffonde un lungo comunicato, nel quale chiede all’emittente di smentire le falsità presenti nel servizio e specifica che «il caso è stato inviato alla Santa Sede, è stato archiviato per mancanza di prove e, di fronte al ricorso pubblico di uno dei querelanti, la causa è stata riaperta, è stata nuovamente oggetto di indagine ed è attualmente all’esame del Dicastero per la Dottrina della Fede».

    In ogni caso, «dal momento della ricezione della denuncia, e fermo restando il diritto alla presunzione di innocenza, si è proceduto secondo gli orientamenti della Chiesa sia nell’indagine preventiva che nell’applicazione delle misure cautelari: l’allontanamento dalla parrocchia e il divieto di esercizio pubblico del ministero sacerdotale» del sacerdote accusato, il quale peraltro si è sempre dichiarato estraneo alle accuse che gli vengono rivolte. Inoltre, «l’affermazione secondo la quale la Chiesa ha voltato le spalle alle presunte vittime non corrisponde alla verità. Al contrario, è stata data loro la libertà di sporgere denuncia presso il tribunale civile ed è stato loro offerto aiuto psicologico». Ma ormai il siluro è partito e, anche se Sua Eminenza il cardinale Prevost non è stato colpito, dovrà occuparsi di risolvere la faccenda una volta per tutte prima di pensare alla Cattedra di Pietro.

    https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/42552443/papa-leone-xiv-pedofilia-dossier-contro-prevost-prima-conclave/

  • “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, a un giorno dal conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco, risolleva il problema della gestione, della denuncia e delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto. Un numero sempre impressionante, se si considera spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati.

    Secondo i dati raccolti dall’associazione nel database “Spotlight on Italian Survivors“, attualmente il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori. Questo corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime. Nel solo 2025, sono già stati registrati 10 nuovi casi. Tuttavia, Zanardi sottolinea che questi numeri sono sottostimati, poiché molti abusi non vengono denunciati o sono prescritti. Non si sa se tra questi ci sono il caso don Samuele Marelli, condannato in primo grado dal Tribunale ecclesiastico regionale della Lombardia e indagato dalla procura di Monza, o don Ciro Panigara finito agli arresti domiciliari nel Bresciano.

    Non c’è obbligo di denuncia – Zanardi evidenzia che in Italia manca l’obbligo di denuncia per i cittadini comuni, limitato solo ai pubblici ufficiali. Incredibilmente nessun obbligo di denuncia ricade sugli ecclesiastici perché i sacerdoti o i loro superiori non sono pubblici ufficiali per il diritto penale italiano. Paradossalmente insegnanti, medici, notai e anche segretari comunali, per esempio, che sono a conoscenza di abuso o una violenza, sono obbligati dalla legge a denunciare: un prete, pur officiando cerimonie, non è un pubblico ufficiale, come sancito da una sentenza della Cassazione del 2009.

    Ma le nuove linee guida della Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi (anche lui tra i papabili), vale la pena ricordarlo, al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”. Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico? Viene spiegato al punto 8.2: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne“.

    Il certificato antipedofilia – Inoltre, la legge italiana non prevede un sistema efficace di monitoraggio e prevenzione degli abusi. Il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, non è applicato a tutte le categorie a rischio, come i volontari, lasciando ampi spazi di impunità. L’associazione Rete L’Abuso ha cercato di colmare questa lacuna raccogliendo dati e testimonianze direttamente dalle vittime. Tuttavia, Zanardi denuncia la mancanza di collaborazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche e civili. “In Italia c’è un problema enorme di omertà”, afferma Zanardi, sottolineando che spesso le vittime vengono ignorate o addirittura minacciate quando cercano giustizia.

    Zanardi critica la risposta della Chiesa italiana agli scandali di abusi, accusando i vertici ecclesiastici di non aver rispettato gli appelli di Papa Francesco e di non aver istituito una commissione indipendente di inchiesta. “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede”, afferma Zanardi, “lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. L’associazione Rete L’Abuso ha presentato istanze all’Unione Europea e alle Nazioni Unite per sollecitare un intervento internazionale e costringere l’Italia a adottare leggi più severe e a proteggere meglio le vittime. “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?”, è la domanda posta da Zanardi in un esposto presentato a entrambe le istituzioni sovranazionali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/06/sono-1-031-i-preti-accusati-di-pedofilia-la-denuncia-della-rete-labuso-sugli-incredibili-vuoti-legislativi/7976674/

  • Bergamo, padre Zanotti accusato di violenza sessuale. “Quel ragazzo ha dormito con me due volte”

    Bergamo, padre Zanotti accusato di violenza sessuale. “Quel ragazzo ha dormito con me due volte”

    Bergamo, 1 maggio 2025 – A 75 anni, padre Antonio Zanotti è imputato di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di un ospite che dal 2015 al 2018 era stato nella comunità Oasi 7 di Antegnate fondata dal frate. E dalla denuncia (e non solo da quella) del giovane, straniero adottato che ha bazzicato diversi centri prima di arrivare a Antegnate, è scattata l’indagine nei confronti del frate (che ha già scontato i 4 anni patteggiati per la truffa dell’accoglienza dei profughi). 

    La deposizione 

    E ieri davanti al tribunale collegiale avrebbe dovuto deporre proprio la vittima, qui parte civile (assistito dall’avvocato Sgrò, e rappresentata dalla collega Longhi), con accompagnamento coatto. Ma non si è presentato e il tribunale ha deciso di acquisire la denuncia e le dichiarazioni in sit (sommarie informazioni testimoniali) in fascicolo. A quel punto è toccato a padre Zanotti, difeso dall’avvocato Giobbi. Ad accusare il frate ci sono filmati del giovane che lo riprendono con l’imputato. Sono due episodi. 

    Le spiegazioni 

    “Aveva un attaccamento morboso. Era attaccato a me, mi chiamava “papi”, voleva l’esclusiva, stare solo lui con me. Ma ne ha combinate di tutti i colori – continua il padre, rispondendo alle domande, prima del pubblico ministero e poi del suo avvocato per l’esame – ha dormito con me due volte. Mi diceva, altrimenti mi ammazzo. Mi ricordo che una volta mi sono svegliato nel cuore della notte e lui non c’era. Mi sono accorto che mi aveva ripulito l’ufficio. Mi aveva portato via anche un piccolo lingotto che avevo preso in India (dove Zanotti aveva portato anche la vittima). In India avevamo due comunità. Lui (il giovane) ogni tanto prendeva e spariva per qualche mese. Aveva anche problemi di droga”. 

    https://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/bergamo-padre-zanotti-processo-violenza-sessuale-az00xa62

  • Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Don Samuele Marelli e le accuse di abusi sessuali in oratorio, arriva il Daspo della Chiesa al processo canonico

    Milano, 27 aprile 2025 – Si è concluso, lo scorso 24 aprile, il primo grado di giudizio del processo canonico, nel quale don Samuele Marelli era imputato perché accusato di abusi sessuali sui ragazzini in oratorio. Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi e all’epoca dei fatti vicario della congregazione Giovanni Paolo II di Seregno (Monza) e coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie.

    Il Tribunale ecclesiastico incaricato ha comunicato all’Arcivescovo di aver riconosciuto la colpevolezza del sacerdote, in riferimento a due fattispecie delittuose per l’ordinamento canonico: atti contro il sesto comandamento del decalogo con minore da parte di un chierico (can. 1398 § 1, 1°) e atti contro il sesto comandamento del decalogo da parte di un chierico con persona maggiorenne, compiuti tramite abuso di autorità (can. 1395 § 3).

    Allo stesso sacerdote è stata pertanto inflitta la seguente pena: la proibizione, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano; la proibizione, per cinque anni, dell’esercizio pubblico del ministero sacerdotale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne; la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di poter svolgere attività di direzione spirituale; la proibizione perpetua di cercare contatti volontari, attraverso qualunque mezzo, con persone che erano canonicamente domiciliate a Seregno nel periodo in cui don Samuele ha svolto ivi il ministero sacerdotale.
    Ogni pena canonica è sempre finalizzata ad ottenere il ristabilimento della giustizia, il pentimento del reo e la riparazione dello scandalo (cfr. cann. 1311 § 2 e 1341) ed è pertanto uno strumento che la Chiesa fa suo per custodire il bene di tutti fedeli.
    Trattandosi di una sentenza in primo grado di giudizio, è soggetta a possibile appello e non è dunque da considerarsi come definitiva. Nel mentre, rimangono in essere le misure cautelari imposte al sacerdote, al quale continua pertanto ad essere proibito l’esercizio pubblico del ministero al di fuori del luogo della sua attuale dimora, nonché il contatto volontario con i fedeli della comunità di Seregno.
    La decisione della pena, inflitta in primo grado, è stata letta questa mattina da mons. Michele Elli, Vicario episcopale della Zona V (Monza), al termine della Messa celebrata nella parrocchia di San Giuseppe a Seregno.  Elli ha anche espresso “nuovamente la vicinanza a tutte le persone coinvolte e che hanno sofferto per questa vicenda, nonché a tutta la comunità cristiana che vive un momento di turbamento e di ferita. I fatti accaduti ci spronano a ricercare una sempre migliore formazione di tutti coloro che svolgono un servizio educativo nelle comunità cristiane, una prevenzione più efficace e una condivisione delle scelte e degli stili educativi”. Infine, un ringraziamento a “coloro che in questa difficile situazione hanno sostenuto e incoraggiato il cammino di tante persone e dell’oratorio”.
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