Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Prete accusato di pedofilia, ora rischia il processo

    Prete accusato di pedofilia, ora rischia il processo

    PRETE ACCUSATO DI PEDOFILIA. LUI: “ESTORSIONE”

    ERA STATO accusato dipedofilia da parte del padre del bimbo che sarebbe stato oggetto delle sue particolari ‘attenzioni’. Una storia iniziata diversi mesi fa che vede come protagonisti un 35enne straniero (il genitore del piccolo) e un sacerdote ferrarese e che potrebbe ora essere vicina ad una svolta: la procura ha infatti terminato le indagini preliminari. E’ di una decina di giorni fa infatti, a firma del pubblico ministero Ciro Alberto Savino, la notifica della chiusura delle indagini. In attesa che il pm sciolga la riserva e decida se chiedere il rinvio a giudizio o meno, il difensore del religioso, l’avvocato Claudio Maruzzi, annuncia di essere al lavoro su «una memoria difensiva». I termini in cui presentare nuova documentazione sono di venti giorni, dopodiché il pubblico ministero procederà con le sue richieste.

    Tutto era cominciato nel 2010, con l’arrivo in città della famiglia di stranieri. Il sacerdote li aveva conosciuti e aveva deciso di ospitarli a casa sua, offrendo loro vitto e sostentamento. Col tempo il loro rapporto però ha iniziato ad incrinarsi fino ad arrivare alle denunce. Lo straniero, difeso dall’avvocato Pietro Madonia, ha accusato il prete di pedofilia e truffa (secondo l’immigrato gli avrebbe sottratto circa 43mila euro).

    MA A RIVOLGERSI alla giustizia è stato anche il sacerdote, che, respingendo le accuse, ha sporto denuncia per estorsione e stalking. Il religioso ha infatti riferito di aver ricevuto pesanti pressioni da parte dell’immigrato («Mi ha detto: ‘se non mi intesti la casa ti rovino e dico a tutti che sei un pedofilo’» aveva raccontato il prelato in questura). I due, per tutto questo tempo, hanno continuato a vivere nella stessa casa, con tutte le conseguenze del caso. Sugli ultimi sviluppi è voluto intervenire anche il legale del sacerdote. «Il mio assistito — ha spiegato — è vittima di una penosa odissea che lo costringe a vivere un incubo perenneper opera di chi ha abusato della sua generosità. A distanza di un anno e mezzo — prosegue — il tribunale civile gli ha dato finalmente ragione, sancendo l’occupazione abusiva dell’appartamento di proprietà del mio assistito da parte della famiglia extracomunitaria, con ordine di rilascio dell’immobile, del tutto inascoltato. La verità di questa allucinante vicenda verrà a galla anche in sede penale».

    Federico Malavasi

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/provincia/2013/12/12/995649-pedofilia-prete-rischia-processo.shtml

  • Ferrara. “Il prete ha violentato mio figlio”. 35enne straniero denuncia e viene denunciato, Il prete denuncia lo straniero convivente “Se non mi intesti casa ti denuncio”

    Ferrara. “Il prete ha violentato mio figlio”. 35enne straniero denuncia e viene denunciato, Il prete denuncia lo straniero convivente “Se non mi intesti casa ti denuncio”

    Prete accusato di pedofilia, ora rischia il processo
    Indagini chiuse. “Pronta la memoria difensiva”
    di Federico Malavasi
    PRETE ACCUSATO DI PEDOFILIA. LUI: “ESTORSIONE”

    Prete accusato di pedofilia. Lui: “Estorsione”

    Ferrara, 12 dicembre 2013 – ERA STATO accusato di pedofilia da parte del padre del bimbo che sarebbe stato oggetto delle sue particolari ‘attenzioni’. Una storia iniziata diversi mesi fa che vede come protagonisti un 35enne straniero (il genitore del piccolo) e un sacerdote ferrarese e che potrebbe ora essere vicina ad una svolta: la procura ha infatti terminato le indagini preliminari. E’ di una decina di giorni fa infatti, a firma del pubblico ministero Ciro Alberto Savino, la notifica della chiusura delle indagini. In attesa che il pm sciolga la riserva e decida se chiedere il rinvio a giudizio o meno, il difensore del religioso, l’avvocato Claudio Maruzzi, annuncia di essere al lavoro su «una memoria difensiva». I termini in cui presentare nuova documentazione sono di venti giorni, dopodiché il pubblico ministero procederà con le sue richieste.

    Tutto era cominciato nel 2010, con l’arrivo in città della famiglia di stranieri. Il sacerdote li aveva conosciuti e aveva deciso di ospitarli a casa sua, offrendo loro vitto e sostentamento. Col tempo il loro rapporto però ha iniziato ad incrinarsi fino ad arrivare alle denunce. Lo straniero, difeso dall’avvocato Pietro Madonia, ha accusato il prete di pedofilia e truffa (secondo l’immigrato gli avrebbe sottratto circa 43mila euro).

    MA A RIVOLGERSI alla giustizia è stato anche il sacerdote, che, respingendo le accuse, ha sporto denuncia per estorsione e stalking. Il religioso ha infatti riferito di aver ricevuto pesanti pressioni da parte dell’immigrato («Mi ha detto: ‘se non mi intesti la casa ti rovino e dico a tutti che sei un pedofilo’» aveva raccontato il prelato in questura). I due, per tutto questo tempo, hanno continuato a vivere nella stessa casa, con tutte le conseguenze del caso. Sugli ultimi sviluppi è voluto intervenire anche il legale del sacerdote. «Il mio assistito — ha spiegato — è vittima di una penosa odissea che lo costringe a vivere un incubo perenne per opera di chi ha abusato della sua generosità. A distanza di un anno e mezzo — prosegue — il tribunale civile gli ha dato finalmente ragione, sancendo l’occupazione abusiva dell’appartamento di proprietà del mio assistito da parte della famiglia extracomunitaria, con ordine di rilascio dell’immobile, del tutto inascoltato. La verità di questa allucinante vicenda verrà a galla anche in sede penale».

    Federico Malavasi

  • Molestie a giovane allievo prete risarcisce la vittima

    Molestie a giovane allievo prete risarcisce la vittima

    PAVIA. La difesa proverà a far ribaltare il verdetto di colpevolezza del giudice di Rimini, che a luglio aveva inflitto tre anni e quattro mesi per il reato di violenza sessuale. Ma in attesa dell’esito del processo d’appello, don Gabriele Corsani, 45 anni, ex economo del collegio salesiano “Don Bosco” di Pavia, ha risarcito pochi giorni fa l’allievo che lo denunciò per molestie e che nel processo di Rimini, dove aveva avuto luogo la vicenda, si era costituito parte civile con l’avvocato Monica Gnesi di Monza.

    Il giovane, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni e oggi ne ha 24, ha ottenuto il pagamento della provvisionale di 5mila euro che il giudice aveva disposto e che il sacerdote ha voluto mettere a disposizione. Nel frattempo, l’avvocato difensore Girolamo De Rada ha presentato appello contro il verdetto di primo grado. «Confidiamo in una rilettura dei fatti e quindi in un ribaltamento di quella sentenza», si limita a dire l’avvocato De Rada.

    I fatti al centro del verdetto del tribunale di Rimini, che ora i giudici di secondo grado sono chiamati a riesaminare, risalgono al 2007, anche se l’inchiesta della procura di Rimini era partita nel 2011. Soltanto allora infatti un 24enne ex allievo di don Corsani aveva presentato denuncia, raccontando quello che sarebbe successo in un albergo di Rimini dove un gruppo di allievi di un istituto tecnico di ispirazione cattolica del milanese si trovava per un seminario. Secondo l’accusa e secondo i giudici di primo grado, in quell’occasione il sacerdote aveva attirato in una stanza dell’albergo il giovane allievo, proponendogli di dormire insieme. Ci sarebbero state molestie, prima che il ragazzo riuscisse a fuggire.

    Una ricostruzione che il giudice Stefania Di Rienzo ha ritenuto attendibile. Lo stesso giudice aveva deciso, a luglio, anche di trasmettere gli atti alla procura di Pavia sulla base delle dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria da un altro ragazzo, che aveva parlato di presunte molestie avvenute all’interno del collegio Don Bosco di Pavia, che lo aveva ospitato nel 2008 mentre frequentava la facoltà di Medicina a Pavia. Da quanto risulta, le indagini relative a questo filone sono ancora in corso.

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2013/12/04/news/molestie-a-giovane-allievo-prete-risarcisce-la-vittima-1.8239977

  • Portogallo, prete condannato a 10 anni per sevizie su minori

    Portogallo, prete condannato a 10 anni per sevizie su minori

    Accusato di aver abusato di almeno cinque seminaristi

    Lisbona, 2 dic. Un prete cattolico portoghese, ex vice rettore del seminario di Fundao, nel centro del Paese, è stato condannato oggi a dieci anni di reclusione senza la condizionale per sevizie sessuali su sei minori di età fra i 13 e i 15 anni. Lo hanno riportato i media locali.

    Il prete, Luis Miguel Mendes, 37 anni, è stato riconosciuto colpevole dei 19 capi di imputazione dei quali era stato chiamato a rispondere davanti al tribunale di Fundao. Il verdetto è stato annunciato al termine di un processo tenutosi a porte chiuse per proteggere le vittime, cinque delle quali, all’epoca dei fatti, erano seminaristi. Arrestato nel dicembre 2012, padre Mendes era stato da allora assegnato ai domiciliari e costretto ad indossare un braccialetto elettronico.

    Questo caso di pedofilia nella Chiesa cattolica è scoppiato a seguito della testimonianza di un quindicenne che aveva assistito alle sevizie di cui erano stati vittime i suoi compagni. L’ultimo caso di un prete cattolico perseguito e processato per pedofilia risale al 1993 quando padre Frederico Cunha fu condannato a 13 anni per l’omicidio di un quindicenne che aveva seviziato.

    Il caso di Luis Miguel Mendes ha rinnovato i sospetti che la Chiesa portoghese possa aver fatto passare sotto silenzio altri simili crimini. (con fonte Afp)

  • Stupro in chiesa, il vescovo Rabitti: “Me lo confidò, lo allontanai”

    Stupro in chiesa, il vescovo Rabitti: “Me lo confidò, lo allontanai”

    Ferrara, 27 ottobre 2013 – «MI SENTIVO vicino a Rabitti (arcivescovo di Ferrara-Comacchio dal 2004 al 2012, ndr), lui mi ha seguito negli anni. Sapeva tutto dall’inizio alla fine. Mi era vicino. Mi conosceva».Così don Pietro Tosi nell’intervista esclusiva pubblicata ieri su Qn e Resto del Carlino. La domanda posta al sacerdote, che nel 1980 stuprò una ragazzina di 14 anni, intendeva indagare chi dei vescovi che si sono susseguiti a Ferrara negli anni, fosse a conoscenza di quell’orrore uscito pubblicamente solo 33 anni dopo grazie alla denuncia di Erik Zattoni, il ragazzo nato da quello stupro. Propriomonsignor Paolo Rabitti (77 anni domani) è stato raggiunto dal nostro giornale.

    Quando era a capo della Diocesi, don Pietro era parroco di Cornacervina. Lei era a conoscenza di quella violenza?
    «Lui ha sempre negato. Ma appena ho saputo ho agito di conseguenza».

    In che modo lo ha saputo?
    «Alla fine me lo disse lui stesso. Non in confessione, me lo confidò».

    Di sua iniziativa?
    «Sì, si rivolse lui a me».

    Perché non si è mai emerso nulla?
    «Chi doveva sapere, sapeva. Le assicuro, sono stati presi provvedimenti».

    Perché la scelta di tenerlo nascosto alla gente?
    «Mi scusi, se una sua parente di punto in bianco si desse ad attività poco onorevoli, chiamerebbe i giornali? Personalmente mi sono comportato facendo quello che era mio dovere fare sia nei confronti della vittima e della sua famiglia, che nei confronti del colpevole».

    E, in pratica, cosa ha fatto?
    «L’ho rimosso dall’incarico di parroco di Cornacervina. Sia chiaro: è uscito dalla parrocchia all’istante».

    Non si poteva ridurre allo stato laicale?
    «Il mio lavoro l’ho portato avanti in accordo con la Santa Sede, con cui mi sono continuamente confrontato».

    Ma se la decisione toccasse a lei, lo farebbe?
    «Faccio ciò che la Chiesa mi dice di fare».

    D’accordo, ma non sarebbe stato più giusto ‘spretarlo’?
    «Sarebbe stato giusto se il reato non fosse caduto in prescrizione, in quel caso si poteva procedere».

    Secondo il diritto canonico ovviamente.
    «Certo».

    Non si poteva allontanare don Pietro dalla parrocchia un po’ prima? Magari non trent’anni dopo lo stupro…
    «Il fatto è antico e, come lei sa, precedeva la mia venuta. Le assicuro che se l’avessi saputo prima sarei intervenuto per tempo, lo avrei rimosso immediatamente».

    Ma non è stato così.
    «Purtroppo sono stato informato successivamente».

    Quando ha allontanato don Pietro, dalla parrocchia c’erano già stati processi?
    «Non mi pare».

    (Settembre 2011, la sentenza del tribunale sancisce la paternità del prete; un anno dopo, don Pietro è costretto a lasciare la parrocchia; il vescovo Rabitti è rimasto alla guida della diocesi fino al primo dicembre 2012, ndr)

    Quando don Pietro è venuto a parlarle di quello che aveva fatto oltre trent’anni prima, era dispiaciuto?
    «Era un uomo distrutto, triste, piangeva. Era in grande difficoltà».

    Daniele Modica

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/10/27/972388-stupro-chiesa-intervista-rabitti.shtml

  • Tribunali nazionali  contro i preti pedofili? Noi di Rete L’ABUSO siamo molto perplessi….

    Tribunali nazionali contro i preti pedofili? Noi di Rete L’ABUSO siamo molto perplessi….

    La strategia del Papa per velocizzare i processi: sono previsti due gradi
    di giudizio con giudici differenti

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    La lotta alla pedofilia e agli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi rimane una priorità del pontificato di Francesco come lo è stata per il suo predecessore. E tra le ipotesi allo studio per migliorare le normative esistenti c’è anche quella di creare dei tribunali ecclesiastici su base nazionale o regionale, specializzati nel giudicare proprio questi casi e dunque più rapidi.

    Si è discusso di questo nella seconda parte del concistoro convocato dal Papa che si è svolto lunedì mattina, al quale hanno partecipato i cardinali presenti a Roma. Dopo la decisione sulle canonizzazioni di Roncalli e Wojtyla, i porporati sono stati consultati da Francesco sulle norme antipedofilia.

    Già lo scorso 6 aprile, dopo aver ricevuto in udienza il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio Gerhard Müller, il Papa aveva «raccomandato in particolar modo che la Congregazione, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l’aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l’impegno delle Conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità». Un segnale inequivocabile del fatto che la linea della fermezza non sarebbe cambiata.

    L’attuale normativa voluta da Ratzinger, in vigore da un decennio e inasprita nel 2010, prevede che i casi di abusi su minori non vengano trattati in sede locale, ma direttamente a Roma, alla Congregazione per la dottrina della fede. Dopo le ondate di scandali negli Usa, in Irlanda e in Germania, era entrata in vigore una sorta di «legislazione di emergenza», con la possibilità di arrivare per via amministrativa alla dimissione dallo stato clericale del prete riconosciuto colpevole. Anche se tutto doveva essere vagliato dallo speciale team della Congregazione, affidato fino a un anno fa al monsignore maltese Charles Scicluna, da tempo l’ex Sant’Uffizio delegava a tribunali ecclesiastici locali sia il primo che il secondo grado di giudizio: in quel caso tali tribunali agivano su mandato della Santa Sede. Si è però sempre trattato di tribunali istituiti ad hoc per un determinato caso, non di strutture stabili e perciò specializzate.

    Ora tra le ipotesi allo studio, per rendere più rapido ed efficace l’intervento, garantendo innanzitutto le vittime come pure il diritto alla difesa dell’accusato, c’è quella di istituire dei tribunali su base regionale o nazionale, che potrebbero essere legati alle singole conferenze episcopali. Tribunali in grado di giudicare con competenza e celerità sia in prima che in seconda istanza i casi di abuso, facendo in modo, nel caso di due gradi di giudizio, che il collegio sia diverso. Grazie soprattutto all’impegno e anche alla testimonianza personale di Benedetto XVI, la mentalità sta cambiando, seppur lentamente. Le conferenze episcopali si stanno dotando di normative precise, derivate da quelle generali della Santa Sede, che tengano conto delle riverse legislazioni civili e penali dei singoli Paesi. E dunque il decentramento, con regole ben chiare, è una logica conseguenza.

    Un altra questione allo studio dei giuristi della Santa Sede riguarda il ricorso contro la dimissione dallo stato clericale avvenuto per via amministrativa, nei casi particolarmente gravi. Fino ad oggi è stata la stessa Congregazione per la dottrina della fede a funzionare da seconda istanza, ma c’è chi propone che anche per i casi di abuso la competenza passi al tribunale della Segnatura apostolica.

    http://www.lastampa.it/2013/10/02/italia/cronache/tribunali-nazionali-contro-i-preti-pedofili-oSsfpmBjkv3cKYPK4s4WHM/pagina.html

  • La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

    La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

    da Adista Notizie n. 34 del 05/10/2013 – 37317. BEIRUT-ADISTA. P. Mansour Labaky, prete cattolico-maronita di Beirut, nel Libano, che ha svolto il suo ministero anche in Francia, nel 1990 ha fondato “Lo Tedhal – Non temere”, un «movimento spirituale» che si «propone di essere una scuola di santità», e nel 2005 l’orfanatrofio Kfar Sama Orphanage; è conferenziere di successo; è musicista e autore di vari libri – fra questi L’enfant du Liban (“Il bambino del Libano”) – accolti sempre dal favore della stampa anche laica che ne ha esaltato qualità quali la tenerezza e la liricità, Le Monde compreso.

    Il 23 aprile 2012 è stato condannato, per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su almeno tre minori all’epoca degli abusi, dal Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Parigi (va detto che è stato denunciato di abusi anche su una ragazza maggiorenne). Le pene inflittegli sono state: «La privazione di tutti gli uffici ecclesiastici»; «l’interdizione di celebrare i sacramenti coram populo», ovvero in pubblico; «una vita di preghiera e penitenza in una comunità religiosa o in altro luogo», in «accordo con la Congregazione per la Dottrina della Fede»; «la perdita della facoltà di confessare»; «l’interdizione di esercitare qualsiasi forma di direzione spirituale, di partecipare a manifestazioni pubbliche o mediatiche», come «di prendere contatto con i media o con le vittime». Il sacerdote ha fatto ricorso a Roma, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il 19 giugno 2013, la Congregazione – tanto si legge in una comunicazione dell’11 settembre scorso del Tribunale ecclesiastico parigino – «ha deciso di rigettare il ricorso», stabilendo che da quella stessa data, il 19 giugno, entravano in vigore le sanzioni inflitte a p. Labaky, la non osservanza delle quali avrebbe comportato per il prete la scomunica.

    Mai pena fu forse più platealmente disattesa. La Alliance Saint Antoine, associazione costituita il 17 gennaio del 2012 in rappresentanza delle vittime di p. Labaky, ha manifestato tutta la sua indignazione nel vedere che il sacerdote condannato ha assistito, il 27 giugno 2013, in forma assolutamente palese, alla presentazione di un libro del fratello Joseph nell’aula magna dell’Università Notre-Dame di Louaizé, in Libano. Occasione in cui inoltre Joseph Labaky ha tessuto pubblico elogio del fratello di cui non poteva ignorare la condanna definitiva appena inflittagli. Ma tanto più l’Alliance prova indignazione in quanto il prete, già condannato per un reato così grave, aveva preso posto in prima fila a poca distanza (precisamente sei poltrone) dal cardinale e patriarca della Chiesa maronita, Bechara Raï; ad un evento pubblico, dunque, al quale il prete pedofilo, impedito dalle sanzioni imposte otto giorni prima, non avrebbe dovuto partecipare. Le foto di tanta contiguità sono visibili non solo sul sito dell’Università (http://ndu.edu.lb/newsandevents/current/labaki/index.htm), ma anche su quello della diocesi di Beirut. L’associazione denuncia perciò «la complicità di Joseph Labaky» e la «compiacenza del presidente dell’Università Notre-Dame», ma esprime soprattutto «profonda incomprensione riguardo al card. Bechara Raï, che accetta di fare da garante con la sua presenza a questa mascherata, rendendo più manifesto il sostegno della Chiesa maronita a un prete pedofilo».

    Eppure dovevano sapere le autorità ecclesiastiche presenti, perché una simile sentenza non poteva che essere stata tempestivamente trasmessa al patriarcato e all’ordinario del luogo, l’arcivescovo di Beirut dei maroniti, mons. Paul Youssef Matar.

    L’Alliance però non vuole ascrivere «la responsabilità di questa gaffe» al patriarca, chiamando invece in causa «gli organizzatori di questa conferenza, perché – motivano – non possiamo immaginare che il card. Raï, così vicino a papa Francesco, ignori che il primo atto di governo di quest’ultimo, è stato di convocare mons. Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chiedendogli di inasprire e accelerare le procedure contro i preti colpevoli di abusi sessuali», esigendo al contempo che si facesse di «tutto per essere a fianco delle vittime, consigliarle, ascoltarle, rispettarle».

    Malgrado l’interdizione del 23 aprile, p. Labaky aveva presentato un suo intervento al ritiro annuale dei giovani sacerdoti del Libano (18-23 giugno 2012), sotto la guida di mons. Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme. Ed un’altra apparizione pubblica risulta il mese prima, il 2 maggio, quando l’allora assistente segretario di Stato Usa per il Medio Oriente e l’ambasciatrice americana in Libano andarono a visitare il Kfar Sama. (eletta cucuzza)

  • Favoreggiamento pedofilia: don Fusta rinviato a giudizio, processo il 6 dicembre

    Favoreggiamento pedofilia: don Fusta rinviato a giudizio, processo il 6 dicembre

    Pietra Ligure. Don Luigi Fusta è stato rinviato oggi a giudizio dal gip Fiorenza Giorgi: il sacerdote, da pochi giorni in pensione dalla parrocchia pietrese di San Nicolò, dovrà rispondere del favoreggiamento di un pedofilo.

    La Corte di Cassazione ha rinviato gli atti al tribunale di Savona ed il gip ha decretato il rinvio a giudizio del religioso. Il processo è stato fissato per il 6 dicembre davanti al giudice monocratico Francesco Meloni.

    A don Fusta viene principalmente contestato il fatto di aver consigliato alla madre della giovane vittima di non sporgere denuncia alle autorità. I fatti presi in esame risalgono al 2006.

    Al centro dell’episodio c’era una ragazzina dodicenne che venne palpeggiata da un sessantenne loanese, amico della famiglia che si era detto disponibile a far compagnia alla piccola a letto con l’influenza.

    La sentenza di assoluzione del gup Emilio Fois è finita in Cassazione e di lì il fascicolo è tornato a Savona, dove sarà oggetto del confronto che si prevede serrato fra la difesa del sacerdote, sostenuta dall’avvocato Andrea Frascherelli, e il pm Giovanni Battista Ferro.

    http://www.ivg.it/2013/10/favoreggiamento-pedofilia-don-fusta-rinviato-giudizi/

  • Vittorio Lupi, l’uomo che ha trasformato una diocesi, un grave problema per la società civile.

    Vittorio Lupi, l’uomo che ha trasformato una diocesi, un grave problema per la società civile.

    A Savona santa madre chiesa predica bene ma razzola…. malissimo.

    Sono Francesco Zanardi, portavoce nazionale della Rete l’abuso, un ragazzo savonese che da anni si occupa di raccogliere, catalogare e denunciare storiacce di pedofilia e omertà a danno di minori perpetrate in particolare da ecclesiastici.

    Io sono una vittima tra queste.

    Uno che può essere antipatico, ma che ha svolto un lavoro corposo e delicatissimo nella raccolta e denuncia di casi analoghi, ora al vaglio di diverse Procure della Repubblica italiane compresa quella Savonese che ha già prodotto diverse condanne.

    Uno che – su questi raccapriccianti argomenti- è stato intervistato dalle Iene, da Cnn, Servizio Pubblico e altre d testate internazionali. Uno che è diventato un simbolo per le vittime di questa lotta senza giustizia, in Italia.

    La notizia è che dal 31 agosto scorso sono sotto sfratto : 55.000 euro mi sarebbero dovuti dal padrone di casa.

    E il padrone di casa è tecnicamente il Seminario Vescovile di Savona.

    La Chiesa, dunque, la quale ricevette come donazione ai fini di carità (sic), non solo l’appartamento in cui vivo, ma l’intero palazzo.

    Non ci aspettavamo una mazzata simile a danno di una persona in difficoltà, con un credito di 55000 euro in lavori di ristrutturazione svolti, oggi senza lavoro e attorno al quale mani benedette e non, hanno fatto a dir poco terra bruciata.

    Punire uno per educarne cento?

    Ed educarli come, al silenzio timorato nei confronti di pedofili variamente conclamati?

    Spero d’aver capito male, e che Santa Madre Chiesa sappia mettere in atto comportamenti perlomeno all’altezza dei Valori che promuove, ovunque e con ogni mezzo.

    Papa Francesco docet.

    Confido nel fatto che dopo le recenti dichiarazioni (menzogne senza pudore e coscienza) pubbliche del Vescovo di Savona e le promesse fatte alle vittime, riportate da tutte le testate giornalistiche locali e nazionali, i cattolici, lo stesso Papa Francesco, se veramente vuole rinnovare la sua decadente chiesa, si indignino ad avere un simile rappresentante nella Diocesi di Savona, ormai soprannominata dai media “la Diocesi della vergogna” o “ Il diavolo a Savona”.

    Allego la documentazione e gli atti del tribunale comprovanti quanto sopra.

    Racconto più dettagliato

    Parte 1 http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11052-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-prima-parte.html

    Parte 2 http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2013/11065-savona-i-gironi-infernali-perpetuati-dai-preti-e-protetti-dalla-chiesa-e-non-solo-seconda-parte.html

    I DOCUMENTI DI QUESTA STORIA:

    – CONTRATTO DI LOCAZIONE (gennaio 2005)

    – PRIMO ABBUONO CANONI per ristrutturazione (aprile 2005)

    – ABBUONO COMPLESSIVO CANONI per ristrutturazione (gennaio 2006)

    – RICEVUTA ABBUONO CANONI 2006 – (dicembre 2006)
    [a conferma dell’accordo con REBAGLIATI]

    – LIQUIDAZIONE PRESTAZIONE D’OPERA (marzo 2007)

    – ABBUONO (ULTERIORE) PER LIQUIDAZIONE (marzo 2007)

    – RACCOMANDATA AVV. SAVI (settembre 2011)

    – SFRATTO VESCOVO LUPI (settembre 2011)

    – ATTO INTIMAZIONE SFRATTO (settembre 2012)

    – COMPARSA DIFESA ZANARDI (novembre 2012)

    – MEMORIA AVV. RUSSO PER DIOCESI (gennaio 2013)

    – RICEVUTE PRESENTATE DA AVV.TI DIOCESI

    – ORDINANZA GIUDICE SU SFRATTO (senza contestazione di “morosità”)

    – VERBALE INTEGRALE UDIENZA

    Francesco Zanardi

    Twitter  @zanardifra

  • Atti sessuali con una tredicenne, torna a Fano il prete ospitato per mesi a Perugia

    Atti sessuali con una tredicenne, torna a Fano il prete ospitato per mesi a Perugia

    L’uomo era stato ripreso nel 2012 su una spiaggia di Fano mentre amoreggiava con una tredicenne

    Don Giangiacomo Ruggeri, il sacerdote accusato di aver compiuto atti sessuali sulla spiaggia di Fano nei confronti di una tredicenne, potrà tornare a casa,  dopo avere trascorso un periodo a Perugia. Ma gli è fatto divieto di dimora a Orciano, dove vive la minorenne, e di avvicinare la ‘persona offesa’. Lo ha deciso il gup di Pesaro, Maurizio Di Palma, accogliendo l’istanza presentata dal legale dell’ex portavoce del vescovo di Fano.

    A Perugia E’ stato lo stesso avvocato fanese a dare notizia del provvedimento del gup: Gianluca Sposito, che ha seguito la vicenda fin dal giorno dell’arresto di don Ruggeri , ha parlato di un provvedimento tecnicamente ineccepibile, che fa seguito al no alla revoca della misura cautelare deciso in prima istanza dal gip di Pesaro e successivamente dal tribunale del riesame di Ancona. Don Ruggeri , subito dopo l’esperienza del carcere, aveva trascorso un periodo ai domiciliari presso un convento marchigiano e, successivamente, a Perugia, dove aveva trovato un’occupazione presso la biblioteca della diocesi.

    Il fatto Nel luglio 2012, in occasione delle sua presenza su una spiaggia del litorale fanese, don Ruggeri fu ripreso per due giorni consecutivi dalle telecamere della polizia, mentre scambiava effusioni con una minorenne, sua parrocchiana. Il sacerdote è accusato di atti sessuali con la tredicenne: nel corso delle indagini, infatti, è emerso che non ha commesso alcuna violenza.

    http://www.umbria24.it/atti-sessuali-con-una-tredicenne-torna-a-fano-il-prete-ospitato-per-mesi-a-perugia/212004.html