(ANSA) – MARSALA (TRAPANI), 18 FEB – Il tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentatativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete e’ stato un uomo di 35 anni. Caradonna e’ attualmente sotto processo anche per circonvenzione di incapace.
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È stato “sospeso a divinis” don Vito Caradonna, prete condannato a 2 anni di reclusione
Martedì 19 Febbraio 2013 15:12
È stato “sospeso a divinis” don Vito Caradonna, prete condannato a 2 anni di reclusione“Esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale” – A darne notizia è stato l’ufficio stampa della Diocesi di Mazara del Vallo.
È stato «sospeso a divinis» don Vito Caradonna, il prete condannato dal Tribunale di Marsala, a due anni di reclusione, pena sospesa, per tentata violenza sessuale. A darne notizia è stato l’ufficio stampa della Diocesi di Mazara del Vallo.
«Il Vescovo Domenico Mogavero, preso atto della sentenza del Tribunale di Marsala, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Vito Caradonna per il reato contestato (violenza sessuale con la diminuente della speciale tenuità del fatto, pena sospesa), dopo aver incontrato stamattina personalmente il sacerdote, gli ha comunicato la sanzione canonica della sospensione ”a divinis”. Questo provvedimento dell’ordinamento canonico comporta l’esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale e, quindi, l’impossibilità di celebrare sacramenti e di impartire benedizioni. Non comporta, invece, la privazione dell’abito ecclesiastico e non esonera dagli obblighi connessi con lo stato di vita di ministro ordinato».
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Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»
Pedofilia nel clero: Ratzinger rimane in Vaticano «così eviterà i processi»
Dopo il 28 febbraio l’ex papa manterrà la cittadinanza vaticana e l’immunità di Capo di Stato. In base ai Patti del 1929 potrà circolare tranquillamente solo nel nostro Paese.
Federico Tulli
lunedì 18 febbraio 2013 15:50
Non è solo una questione di privacy e sicurezza. La decisione di Joseph Ratzinger di vivere in Vaticano dopo essersi dimesso da papa il 28 febbraio prossimo gli assicurerà la protezione legale necessaria a rimanere al riparo da ogni tentativo di procedimento giudiziario in relazione ai casi di pedofilia clericale verificatisi nel mondo sia durante il suo pontificato sia mentre – da cardinale – era alla guida della Congregazione per la dottrina della fede. Fonti interne al Vaticano esperte in questioni legali interpellate dalla Reuters ne sono certe.
«È necessario che Joseph Ratzinger rimanga in Vaticano, in caso contrario la sua posizione non sarebbe difendibile» ha affermato un funzionario vaticano che vuole mantenere l’anonimato. Di fatto, fuori dalle Mura leonine l’ex papa non godrebbe dell’immunità diplomatica. Il pensiero corre immediatamente a due denunce particolarmente delicate che lo riguardano in prima persona.
Nel settembre del 2011 un dossier di oltre 10mila pagine è stato presentato alla Corte penale internazionale de l’Aja dall’associazione di vittime statunitense Snap (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa «di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia, il Vaticano e i suoi vertici: papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e l’allora prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada. Assistiti dagli avvocati dall’Ong i responsabili di Snap presentarono una «richiesta di dichiarazione di competenza giurisdizionale» presso la Corte. Secondo l’associazione di vittime fondata a Chicago nel 1988 da Barbara Blaine (e che oggi conta migliaia di interventi di sostegno alle vittime in tutti gli Stati Uniti), il Vaticano rappresentato dalle sue gerarchie «ha tollerato e reso possibile la copertura sistematica e largamente diffusa di strupri e crimini “sessuali” contro i bambini in tutto il mondo». Alla denuncia – ancora oggi ferma sul tavolo dei giudici de L’Aja in attesa di un riscontro o di una archiviazione – fu allegata una voluminosa documentazione con l’esposizione dei numerosi casi di pedofilia clericale in tutto il mondo.«L’ammissione di responsabilità da parte delle autorità ecclesiastiche che pure c’è stata in questi anni è stata troppo tiepida e soprattutto è avvenuta troppo in ritardo», racconta a Cronache Laiche, Mary Caplan, responsabile Snap per l’area di New York. «Sono state pronunciate spesso parole vuote – aggiunge – a cui non sono seguiti mai fatti concreti. Mentre un fatto è che nel 2005 Benedetto XVI ha invocato l’immunità di capo di Stato per evitare di comparire in un processo in Texas. Noi pensiamo che se il papa in tutta onestà si sentisse innocente, avrebbe colto l’opportunità di presentarsi in tribunale a difendere il proprio operato. Invece, il fatto che lui e i suoi avvocati siano disposti a sfruttare scappatoie legali anziché affrontare direttamente le accuse contro, la dice lunga sulla complicità in questi terribili crimini». Le parole della Caplan rimandano direttamente a un’altra situazione critica, probabilmente quella in cui Ratzinger rischia di più in prima persona.
Nel 2010, quando era ancora alla guida dell’ex Inquisizione, il futuro Benedetto XVI è stato imputato in una causa civile in qualità di firmatario del De delicti gravioribus, un’epistola indirizzata (il 18 maggio 2001) ai vescovi di tutto il mondo per informarli sulle procedure da adottare nei casi di violenza “sessuale”, anche su minori, compiuta da persone appartenenti al clero cattolico. In quella lettera, che dava esecuzione a un Motu proprio di Giovanni Paolo II, Ratzinger ribadiva il vincolo del segreto pontificio da mantenere durante tutta la procedura investigativa e processuale stabilito nel 1962 dal Crimen sollicitationis. Pena la scomunica.Divenuo capo di Stato nell’aprile del 2005, tramite il ministero degli esteri vaticano Benedetto XVI ha immediatamente avanzato richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti, George Bush. Nel settembre 2005, il vice ministro della Giustizia, Peter Keisler ha bloccato la procedura giudiziaria facendo ricorso alla cosiddetta suggestion of immunity, una misura che, via Corte Suprema, deve necessariamente essere recepita dai tribunali di grado inferiore. In quella occasione il vice ministro Usa sottolineò che l´avvio di un procedimento giudiziario nei confronti della Santa Sede sarebbe stato incompatibile con gli interessi della politica estera statunitense.
In otto anni molte cose sono cambiate, non solo all’interno della Chiesa d’oltreoceano (che nel frattempo ha visto dichiarare bancarotta undici diocesi, in seguito ai risarcimenti extragiudiziali o giudiziali nei casi di pedofilia). Anche alla Casa Bianca siede un altro inquilino, Barack Obama. Il quale, se non altro non dorme con la Bibbia sotto il cuscino.
Ci sono sufficienti elementi per considerare veritiere le affermazioni del funzionario interpellato dalla Reuters. Dopo il 28 febbraio Joseph Ratzinger continuerà a vivere all’interno del Vaticano per continuare a godere dell’immunità diplomatica. La gendarmeria, che già conosce il papa e le sue abitudini, sarà in grado di garantirgli privacy e sicurezza senza doverle affidare a forze dell’ordine straniere, la qual cosa sarebbe necessaria in caso di un suo trasferimento in un altro Paese. «Vedrei un grosso problema se si trasferisse in qualsiasi altro luogo» precisa il funzionario anonimo alla Reuters. «I servizi segreti della Santa Sede non dispongono delle risorse necessarie a garantire l’incolumità di un ex capo di Stato». Dopo essersi dimesso, Benedetto XVI non sarà più il capo supremo dello Stato Città del Vaticano, ma conserverà sia la cittadinanza che la residenza. Ciò continuerà ad assicurargli l’immunità, in base alle norme dei Patti Lateranensi, anche se si recasse per brevi visite nel nostro Paese.Federico Tulli
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Pedofilia. Famiglia Cristiana e cattolici americani contro card. Mahony, “Coprì preti pedofili, non entri in Conclave”
NEGLI STATI UNITI IL PRELATO è GIà stato sollevato da tutti gli incarichi
Al Conclave il cardinale Mahony che coprì lo scandalo abusi: negli Usa scoppia la polemica
Petizione di un gruppo di cattolici Usa contro l’ex arcivescovo
E anche in Italia «Famiglia cristiana» solleva il caso
Il cardinale Mahony non deve votare in Conclave. È la richiesta di un gruppo di cattolici americani, Catholics United, che hanno lanciato anche una petizione nazionale. Roger Mahony è l’ex arcivescovo di Los Angeles che è stato sollevato da tutti gli incarichi dal suo successore alla diocesi, mons. Josè Gomez, perché riconosciuto colpevole di aver insabbiato 129 casi pedofilia da parte di sacerdoti. Proprio su uno di questi casi, sabato 23 febbraio Mahony dovrà deporre in Tribunale.LA PROTESTA – «Se un Cardinale è privato del suo ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per il prossimo Santo Padre? Il Cardinal Mahony aggraverebbe ulteriormente lo scandalo e la vergogna per la nostra Chiesa se partecipasse al Conclave» si legge nella petizione che chiede all’alto prelato di restare a casa.
IL SONDAGGIO SU «FAMIGLIA CRISTIANA» – E la questione arriva anche in Italia. Famiglia Cristiana lancia un sondaggio online chiedendo agli utenti di esprimere la loro opinione: Mahony al Conclave sì o no? Oltre che aprire il suo sito con un lungo dossier sulla vicenda, in cui si parla anche della petizione, avviata in Usa.
LA REAZIONE – Mahony ammette sul suo blog la sofferenza provocata dalle critiche ricevute negli ultimi giorni: «Per essere onesto fino in fondo non posso dire di avere raggiunto il punto in cui posso pregare per ulteriori umiliazioni. Sono allo stadio in cui chiedo la grazia di sopportare l’umiliazione subita al momento». E ancora: «Negli ultimi giorni mi sono trovato ad essere umiliato molte volte. Sono stato affrontato in più di un luogo da gente molto infelice. Posso capire la loro rabbia nei miei confronti e nei confronti della Chiesa», ha scritto il Cardinale.
Redazione Online 18 febbraio 2013 | 18:26© RIPRODUZIONE RISERVAT
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Tentò di abusare di un fedele prete condannato a Marsala
Il Tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete è stato un uomo di 35 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa di San Leonardo per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di violentarlo.
Alla vittima che ha accusato il prete, il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento danni di 25 mila euro. Don Vito Caradonna – che è stato anno trasferito dal vescovo di Mazara a Santa Ninfa (Trapani) – è attualmente sotto processo anche per circonvenzione di incapace: avrebbe impiegato giocandoli i risparmi di un altro fedele.
(18 febbraio 2013)
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/02/18/news/tent_di_abusare_di_un_fedele_prete_condannato_a_marsala-52914836/
Prete condannato a due anni per tentata violenza sessuale
18/02/2013
Il Tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala
Prete condannato a due anni per tentata violenza sessualeIl Tribunale di Marsala ha condannato a due anni di reclusione, per tentativo di violenza sessuale, un prete di 38 anni, don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di contrada San Leonardo ed ex cappellano del carcere di Marsala. I fatti contestati al religioso risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete è stato un uomo di 35 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa di San Leonardo per prendere un caffé e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffé sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di violentarlo. Alla vittima che ha accusato il prete, il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento danni di 25 mila euro. Don Vito Caradonna – che è stato anno trasferito dal vescovo di Mazara a Santa Ninfa (TP) – è attualmente sotto processo anche per circonvenzione di incapace.(ANSA).
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Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi.
Rimini. Sacerdote rischia il processo per violenza sessuale ai danni di due ex allievi. Corriere Romagna
di Francesco De Luigi
pubblicato giovedì 14 febbraio 2013 alle 05:05Andrea Rossini – Corriere Romagna: La procura chiede il rinvio a giudizio del religioso, un salesiano di 45 anni noto per il suo impegno, ma anche per le amicizie con sportivi e politici famosi / Molestie su ex allievi, sacerdote nei guai / Toccamenti e un bacio rubato: le accuse “tardive” al confessore di Berlusconi
RIMINI. Rischia un processo con l’accusa di violenza sessuale, per le presunte molestie subite da due giovani uomini, entrambi maggiorenni al momento dei fatti, due distinti episodi che risalirebbero al 2005 e al 2007. La procura di Rimini ha infatti da tempo chiesto il rinvio a giudizio dell’indagato, un notissimo sacerdote milanese. Si tratta di don Gabriele Corsani, 45 anni, originario di Sesto San Giovanni (Milano), economo del Collegio Salesiano Don Bosco di Pavia, già confessore dell’ex premier Silvio Berlusconi e padre spirituale di calciatori e cestisti professionisti. A puntare il dito contro di lui sono due persone, entrambi ex allievi, ma la vicenda presenta degli aspetti controversi. Tra una settimana è previsto un primo vaglio da parte del giudice: è infatti fissata per il prossimo il 20 febbraio l’udienza preliminare nel corso della quale il Gup del Tribunale di Rimini valuterà se archiviare gli addebiti o mandare alla sbarra il prete salesiano.
http://www.libertas.sm/cont/news/rimini-sacerdote-rischia-il-processo-per-violenza-sessuale-ai-danni-di-due-ex-allievi-corriere-romagna/73821/1.html
Studenti molestati: indagato sacerdote
Coinvolto un prete milanese che avrebbe commesso gli abusi durante una gita a Rimini14/02/2013 08:56
RIMINI – Prete 45enne indagato per violenza sessuale su due studenti. Si sono chiuse le indagini su un caso di violenza sessuale che vede implicato un parroco milanese in gita con i suoi studenti a Rimini. A denunciare di essere stato importunato dal sacerdote, che oltre tutto era suo professore in una scuola parificata di ispirazione cattolica dell’hinterland milanese, è stato un giovane all’epoca dei fatti ventenne. Il ragazzo ha però tenuto per sè il suo scabroso segreto per oltre quattro anni e solo nel luglio del 2011 si è deciso a raccontare ai carabinieri le attenzioni di cui era stato vittima anni prima, durante una gita scolastica a Rimini. In quell’occasione il sacerdote, che accompagnava la comitiva, secondo quanto denunciato dalla vittima, avrebbe importunato lo studente toccandolo nelle parti intime con un gesto repentino e imprevedibile.
Il tutto si sarebbe verificato in una camera d’albergo dove gli studenti avevano preso alloggio per la breve vacanza. A seguito della denuncia la Procura ha svolto indagini e interrogando altri studenti che erano presenti alla gita, avrebbe trovato elementi di prova contro il parroco per un secondo episodio che si sarebbe verificato due anni prima, nel 2005, in un paese nei pressi di Milano. Qui un ex allievo dello stesso insegnante ha denunciato attenzioni equivoche da parte del professore che in un’occasione avrebbe cercato di baciarlo senza però riuscirvi. Accuse molto gravi, quelle formulate dai due giovani che all’epoca dei fatti avevano 19 e 20 anni, che però non sono state ancora dimostrate. La Procura riminese dopo aver completato le indagini ha chiesto il rinvio a giudizio del prete. L’udienza per verificare se sussistano le condizioni per portare a giudizio il sacerdote milanese è stata fissata per il 20 febbraio
14 febbraio 2013
Sesto, prete alla sbarra per molestie sessuali: sarà processato mercoledì prossimo
Prete molestatore SESTO SAN GIOVANNI – Il Papa, dopo le dimissioni, ha parlato di stare insieme per superare le divisioni della Chiesa e per dare una nuova immagine di unità al mondo cristiano, forse conscio dei mali che si annidano dentro la sfera del mondo cattolico. Infatti uno dei momenti più difficili per Papa Benedetto XVI è stato quello della pedofilia.
L’episodio di cui è protagonista un prete di Sesto San Giovanni è simbolico di questa realtà: un soldato di Dio è accusato di avere molestato due suoi studenti, uno nell’ambito della scuola dove insegnava a Sesto e l’altro durante una gita a Rimini. Tentativi di carezze e contatti fisici che i due ragazzi hanno trovato la forza di denunciare e ora il prete sta per essere processato. Mercoledì prossimo c’è la prima udienza. L’uomo nega ogni accusa, ma gli inquirenti avrebbero trovato abbastanza riscontri alle accuse per ritenere che il prete ha veramente insidiato i due studenti. I fatti risalgono a circa sette anni fa, ma la giustizia si sa è lenta. Ma arriva!
La notizia ha messo un po’ a rumore l’ambiente ecclesiastico sestese, ma nessuno vuole commentare mantenendo ilmassimo riserbo, almeno fino alla sentenza dei giudici.
Violenze su un 20enne, sacerdote nei guai
I fatti risalgono al 2007, il giovane ha trovato il coraggio di denunciare nel 2011. Dalle indagini emerso un altro caso
rimini (TT) È accusato di violenza sessuale, commessa ai danni di due suoi ex alunni, G.C. sacerdote milanese 45enne che, almeno in una occasione, avrebbe approfittato di un 26enne che si trovava con il religioso a Rimini. I fatti risalgono al 2007 e, solo nel luglio del 2011, il giovane trova il coraggio di denunciare il sacerdote che lo ha molestato. Il ragazzo, all’epoca 20enne, faceva parte di una comitiva di studenti, tutti alunni del sacerdote che insegnava in un istituto religioso nell’hinterland milanese, arrivati a Rimini per un corso di aggiornamento. Secondo quanto dichiarato dalla vittima, il sacerdote lo avrebbe attirato nella stanza d’albergo e, dopo avergli proposto di dormire insieme, avrebbe allungato le mani sui genitali del giovane. Il ragazzo, impaurito e sconcertato per l’accaduto, sarebbe comunque riuscito a divincolarsi e a fuggire dopo il pesante palpeggiamento intimo. A quattro anni dall’episodio, la vittima delle attenzioni del religioso è riuscita a vincere la paura e la vergogna per quanto successo denunciando tutta la vicenda ai carabinieri che, con la Procura di Rimini, aprono quindi un fascicolo.
Nel corso delle indagini, tuttavia, emerge che il sacerdote non sarebbe nuovo a questo tipo di attenzioni nei confronti dei suoi studenti tanto che torna a galla una vecchia storia molto simile. In quell’occasione, nel 2005, ad essere oggetto delle attenzioni del sacerdote è un altro ragazzo all’epoca 19enne che, interrogato dai carabinieri, racconta agli inquirenti di come G.C. lo abbia avvicinato e tentato di baciare in bocca. Questo secondo episodio, tuttavia, non sarebbe avvenuto a Rimini ma nel paese dell’hinterland milanese dove si trova l’istituto scolastico nel quale il sacerdote insegnava. Il prossimo 20 febbraio, nel Tribunale di Rimini, si terrà l’udienza preliminare per chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote.http://www.nqnews.it/news/142213/Violenze_…e_nei_guai.html
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Germania/ Prete pedofilo a sbarra: Bimbi mi sembravano d’accordo

Padre Andreas ammette 280 abusi dal 2004, tre le vittime.
Roma, 13 gen. (TMNews) – “Non ho mai avuto l’impressione che i bambini non fossero d’accordo”. Lo ha ripetuto più volte ieri in aula Padre Andreas, sacerdote 46enne di Salzgitter, sotto processo a Braunschweig, Bassa Sassonia, con l’accusa di avere commesso 280 abusi sessuali su tre minori che preparavano la comunione.
Il sacerdote, reo confesso e in custodia cautelare, ha ammesso i suoi reati, cominciati nel 2004, ma non ha mostrato segni di pentimento davanti al tribunale della Bassa Sassonia, Land nord-occidentale a cui fa capo Hannover. Il prete ha cominciato con un ragazzino di 9 anni. Lo invitava a dormire nel suo letto, lo riempiva di baci, carezze e altro. Poi gli offriva dei regali costosi, tra cui una macchina fotografica, un cellulare, un computer e un viaggio a Disneyland a Parigi. Il martirio del ragazzo è durato due anni, dopo di che la madre ha tagliato i ponti, perchè il prete voleva immischiarsi nell’educazione del figlio.
Un anno dopo, Don Andreas, si lega ad un altro bimbo di 9 anni e poi anche al fratello, 13 anni. Una delle due vittime ha rivelato tutto alla madre e finalmente il prete è stato arrestato. “Non avevo intenzione di avvicinarmi a loro sessualmente. Ho perso la testa”, ha dichiarato in aula, sostenendo tuttavia di considerare i ragazzini come dei figli. “Pensate che un padre infliggerebbe ciò ai suoi figli?”, ha detto parlando con il procuratore. Silenzio. Sono circa 2.800 le foto pornografiche ritrovate nel suo computer e tra queste c’erano anche quelle delle sue vittime.
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Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi
24 gennaio 2013 – ore 14:53
Il mea culpa del cardinale che smonta la difesa della chiesa sugli abusi“Tiene davvero un basso profilo”, confessa Elizabeth Johnson, vicina di casa del cardinale Roger Mahony, emerito di Los Angeles, ora residente a North Hollywood, appena dietro la chiesa di San Carlo Borromeo. La conferma di uno stile, quello di sua eminenza, da sempre coltivato nonostante oggi gli sia impossibile fuggire dai riflettori dei media. Tutti, infatti, adesso parlano di lui, a cominciare dal New York Times che in un pezzo di Laurie Goodstein spiega come le nuove sorprendenti rivelazioni – uscite poche ore fa e confermate dallo stesso porporato – in merito agli abusi sessuali commessi dai preti nella sua diocesi “macchino indelebilmente la sua figura”. Mahony ha sostanzialmente confermato non solo di aver in qualche modo coperto gli abusi dei preti su alcuni minori, ma di aver fatto in modo che un suo sacerdote accusato di pedofilia non tornasse in diocesi dopo un breve soggiorno in New Mexico perché “sarebbe stato processato”.
Piaccia o no, questo era fino a pochi anni fa il modus operandi di molti vescovi di fronte a un problema, quello della pedofilia, sul quale la chiesa ha dimostrato enorme impreparazione. Solo che a Los Angeles, a differenza di Boston e di altre diocesi dove i vescovi hanno pagato un caro prezzo (basti pensare al cardinale Law), i fedeli non hanno mai sospettato azioni d’insabbiamento, e per questo hanno sempre difeso Mahony dalle accuse. Oggi però le nuove rivelazioni su Mahony, che nel 2011 è stato sostituito da José Gomez, parlano di fatti che molti ignoravano e cambiano l’idea che i fedeli si erano fatti di lui.La diocesi di Los Angeles è terra da tempo martoriata. Come risarcimento nei confronti di 508 persone che avevano denunciato abusi, la chiesa locale aveva accettato di pagare la cifra record di 660 milioni di dollari. Ma nonostante il pagamento per molto tempo sono rimasti dubbi sulla reale consapevolezza dei vertici, almeno dal punto di vista giudiziario, di quanto accadeva nel territorio. Fino a quando, negli scorsi giorni, sono stati presentati in tribunale alcuni rapporti prima sconosciuti, come parte della causa contro l’arcidiocesi. Pubblicati dal Los Angeles Times, i documenti mostrano in modo chiaro come l’arcidiocesi americana abbia cercato di coprire gli abusi dei sacerdoti prima che lo scandalo scoppiasse. Ma invece di rimuovere dall’incarico chi aveva commesso i crimini e contattare le forze dell’ordine, l’arcidiocesi si è limitata a inviare i sacerdoti responsabili in centri di trattamento. Nel 1986 lo stesso Mahony scrisse a un istituto del New Mexico, dove era stato inviato padre Peter Garcia che ammetterà poi di aver abusato di una dozzina di ragazzini: “Credo che se monsignor Garcia dovesse riapparire qui, nella nostra arcidiocesi, correremmo il rischio di azioni legali, a causa delle sue azioni”. Parole che mostrano come egli fosse a conoscenza dei crimini del sacerdote, la maggior parte compiuti contro ragazzi provenienti da famiglie di immigrati clandestini.
Eppure Mahony non era l’unico a sapere: in una lettera del 1987 scritta da monsignor Thomas J. Curry sulla situazione del reverendo Michael Baker (inviato anche quest’ultimo per un trattamento in New Mexico dopo aver ammesso di aver abusato di ragazzi giovani), il primo si rivolge allo stesso arcivescovo emerito, affermando “di essere consapevole del fatto che ciò che era stato fatto rientrava tra i reati perseguiti dalle legge in California”. Per questo invitava a non far rientrare il prete che si era macchiato degli abusi. Un modo di fare consueto nelle diocesi americane fino a qualche anno fa, azioni che hanno portato Mahony a dire poche ore fa: “Soltanto due decenni più tardi, quando ho incontrato oltre cento vittime delle violenze, ho capito quanto abbiano potuto soffrire”.
di Paolo Rodari – @PaoloRodari


