Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: prete Firenze, Procura indaga per rivelazione atti secretati

    Pedofilia: prete Firenze, Procura indaga per rivelazione atti secretati

    Pedofilia: prete Firenze, Procura indaga per rivelazione atti secretati
    Cronaca

    Firenze, 5 apr. – (Adnkronos) – La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo per rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio nei confronti dei due giornalisti di ‘Panorama’ che hanno firmato l’articolo di oggi relativo a indagini su don Daniele Rialti, il parroco accusato da un confratello e da alcuni fedeli di presunti atti di pedofilia. Atti negati dall’interessato, che parla di ”calunnie”, e smentiti dalla Curia.

    Intanto, sono state perquisite dagli uomini della Squadra Mobile le abitazioni di Scandicci ed Empoli in uso a don Rialti, e materiale informatico e’ stato acquisito anche nella sede dell’Opera Madonnina del Grappa di Firenze, ente assitenziale di cui fa parte il sacerdote accusato di pedofilia. I documenti e i supporti informatici acquisiti verranno esaminati dagli investigatori.

    05/04/2012

    Pedofilia, sacerdote sotto accusa la pista degli incontri in un hotel

    06 aprile 2012 — pagina 4 sezione: FIRENZE
    SONO scattate ieri mattina le perquisizioni dell’ abitazione di Scandicci di don Daniele Rialti e dell’ Opera Madonnina del Grappa di Firenze dove il sacerdote aveva lavorato come economo. L’ inchiesta su un presunto nuovo caso di pedofilia a carico di un prete fiorentino è entrata dunque nel vivo il giorno della pubblicazione su Panorama di un articolo, i cui contenuti sono stati resi noti mercoledì, che svela la sua esistenza. Gli uomini della squadra mobile guidata da Filippo Ferri hanno prelevato materiale informatico che verrà analizzato per chiarire se ci sono elementi utili per proseguire l’ indagine. Potrebbero ad esempio spuntare fuori i nomi di persone da sentire come testimoni oppure documenti interessanti per gli inquirenti. La procura sta cercando di chiarire se e quanto siano fondate le voci che da anni circondano il sacerdote ed è pronta ad ascoltare chiunque voglia contribuire a fare chiarezza. Ad accusare don Rialti – che fra l’ altro è “difensore del vincolo”, ossia pubblico ministero presso il tribunale ecclesiastico diocesano e giudice istruttore presso il tribunale ecclesiastico regionale etrusco, nominato dalla Conferenza episcopale toscana – sono un altro sacerdote e alcuni fedeli. Diversi testimoni concordano sul fatto che quando don Rialti era vice-parroco nella chiesa di san Giovanni Evangelista a Empoli il sabato pomeriggio in canonica c’ era un via vai di ragazzini. Fra questi un giovane immigrato, di cui sarebbero stati documentati incontri anche recenti in albergo con il sacerdote: ieri mattina è stato perquisito e portato in questura, dove gli uomini della mobile lo hanno ascoltato a lungo. Nel periodo dei presunti abusi, tra 3 e 5 anni fa, il giovane era minorenne. L’ indagine di procura e polizia è cominciata subito dopo l’ attentato a Betori del novembre del 2011, quando il pm Giuseppina Mione, la polizia e i carabinieri cercavano un movente per arrivare all’ uomo che aveva sparato ferendo il segretario dell’ arcivescovo, Paolo Brogi. Per quella aggressione è stato poi incriminato e arrestato l’ ex rapinatore Elio Baschini, ma nel corso delle indagini erano stati presi in esame tutti i possibili casi di risentimento nei confronti di monsignor Betori. Fra l’ altro alla procura era stato fatto presente che era in programma, proprio la domenica successiva al giorno dell’ attentato, una cerimonia nella chiesa di San Giovanni Evangelista di Empoli e che in quella parrocchia alcuni genitori erano turbati e irritati perché l’ arcivescovo, a loro avviso, non aveva preso provvedimenti seri contro don Rialti e si era limitato a trasferirlo in un’ altra parrocchia, quella di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci, guidata da un sacerdote molto stimato, don Marco Calamandrei. Dopo l’ attentato, quando monsignor Betori venne interrogato, i magistrati gli fecero presente anche questa vicenda, che egli non aveva incluso fra i casi che avrebbero potuto alimentare qualche risentimento nei suoi confronti. L’ arcivescovo spiegò di aver interrogato personalmente don Rialti, di essersi convinto che non era accaduto niente di grave e di aver archiviato il caso. Procura e polizia, invece, hanno ritenuto che fosse necessario approfondire e hanno raccolto una serie di testimonianze che sembrano aver dato sostanza alle “dicerie”. Ieri il procuratore Giuseppe Quattrocchi ha fatto sapere di aver aperto un fascicolo per rivelazione di atti coperti da segreto di ufficio per la pubblicazione delle anticipazioni dell’ inchiesta su Panorama. © RIPRODUZIONE RISERVATA – MICHELE BOCCI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/04/06/pedofilia-sacerdote-sotto-accusa-la-pista-degli.html

  • Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa

    Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa

    Dopo le ‘voci’ su don Rialti scatta l’inchiesta su presunta pedofilia. Tutti sorpresi: parrocchiani, curia e Madonnina del Grappa
    Adesso la procura cerca le prove dei gravi fatti che sarebbero contestati all’ex parroco di San Giovanni Evangelista in via Masini che domenica dirà la messa di Pasqua a Scandicci
    05/04/2012 – 23:30
    5 commenti

    Tutti sorpresi dall’articolo di Panorama sulla curia fiorentina. Un pezzo a metà fra l’agguato al cardinale Giuseppe Betori, all’epoca vescovo, e al suo segretario don Paolo Brogi, e la vicenda don Daniele Rialti, un parroco a cui è stata affibbiato il sospetto della pedofilia.

    Tutti sorpresi, anche la procura di Firenze che da qualche tempo stava indagando e sul ferimento di don Brogi, giovane sacerdote di Castelfiorentino, e sulle voci che si erano susseguite rispetto a certi atteggiamenti di don Rialti che fino a 3 anni fa era vice parroco alla chiesa di San Giovanni Evangelista di via Masini a Empoli.

    Procura sorpresa dall’anticipazione dei giornalisti di Panorama e quindi questa mattina via alle perquisizioni, forse per cercare di evitare l’occultamento di ipotetiche prove o indizi, la cancellazione di file informatici o altro.

    Sorpresi i parrocchiani di Scandicci, gli ex parrocchiani di Empoli, i ‘colleghi’ sacerdoti, i rappresentanti della Madonnina del Grappa, di cui don Rialti fa parte.

    Va sottolineato che si sta parlando di un’inchiesta su un presunto caso di pedofilia tra i preti della diocesi fiorentina.

    Ancora non è chiaro se le voci arrivate agli inquirenti mentre stavano lavorando all’agguato all’arcivescovo siano state confermate da qualche riscontro. Per ora si tratta di una raccolta di indiscrezioni, episodi, parole, ma da quella che al momento emerge non c’è niente di veramente concreto. Don Rialti professa la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti, la curia lo lascia dove è, nella parrocchia San Bartolomeo in Tuto, dove domenica dirà la messa di Pasqua, e la Madonnina del Grappa ha aperto questa mattina le sue porte della sede di Firenze agli inquirenti senza problemi e con la massima disponibilità.

    Oggi è stata perquisita a Scandicci l’abitazione di don Daniele, spostato lì nel 2009 da via Masini di Empoli dall’arcivescovo Giuseppe Betori.

    A quest’ultimo erano arrivate le accuse di presunti abusi su minori, presentate da un altro sacerdote e da alcuni fedeli ma l’arcivescovo, che avrebbe ascoltato numerose persone, non avrebbe trovato nessuna prova per aprire un procedimento così come previsto dal Codice canonico.

    La stessa Madonnina del Grappa era a conoscenza delle voci, calunnie o verità sarà la magistratura a chiarirlo, sul conto di don Rialti, ma di prove nessuna.

    Anzi, anche oggi le reazioni di molti parrocchiani empolesi, che hanno vissuto la chiesa di via Masini fianco a fianco con don Rialti, sono di assoluta difesa dell’ex vice parroco, prima con sacerdote don Guido Engels, ora proposto di Empoli, poi con don Paolo Cioni, ora a Calenzano.

    Proprio don Cioni e un gruppo di parrocchiani, secondo Panorama, avrebbero segnalato quelli che sarebbero gli strani rapporti di don Rialti con alcuni ragazzini che frequentavano la comunità di San Giovanni Evangelista.

    Sempre Panorama ha ascoltato Fabrizio Sestini, coordinatore della Misericordia di Empoli che gestisce il centro Emmaus accanto alla chiesa. Si sarebbe parlato, secondo il settimanale, di un ragazzo che lamentava il patto che don Rialti entrava in bagno spesso mentre faceva la doccia.

    Da qui alla pedofilia ce ne passa, ma intanto oggi gi uomini della squadra mobile di Firenze, coordinati dal pm Giuseppina Mione titolare dell’inchiesta, hanno perquisito anche la casa di don Rialti quando era a Empoli; quella di un giovane di origine albanese, sempre a Empoli, e acquisito materiale informatico nella sede dell’Opera della Madonnina del Grappa a Firenze, alla quale don Rialti è legato.

    In particolare gli agenti avrebbero cercato nominativi di persone che poi vorrebbero ascoltare come possibili testimoni. Dopo la perquisizione dell’abitazione dove vive, il giovane albanese è stato subito ascoltato in questura.

    Oggi è maggiorenne ma all’epoca dei fatti, un periodo che andrebbe tra il 2007 e il 2009, aveva meno di 18 anni.

    Il difensore di don Rialti, l’avvocato Alberto Corsinovi, preferisce rimandare ogni commento sulla vicenda, “anche perché al momento abbiamo in mano pochissimo materiale, e soprattutto molto generico”.

    Ieri sera il sacerdote aveva negato ogni accusa e parlato di “calunnie”.

    Ambienti vicini alla curia e anche alla Madonnina del Grappa fanno sapere che c’è l’esigenza di scoprire la verità e la massima disponibilità nei confronti delle indagini della magistratura.

    Come detto il presunto caso di pedofilia sarebbe stato scoperto dalla procura di Firenze mentre indagava sull’attentato subito, il 4 novembre 2011, dall’arcivescovo di Firenze.

    I due episodi non sono collegati tra loro anche se alcuni testimoni si sarebbero presentati spontaneamente agli inquirenti dopo l’attentato, collegando l’episodio a possibili problemi legati a casi di pedofilia nella diocesi.

    A Firenze si è spenta da poco l’eco dell’inchiesta della Chiesa che portò alla riduzione allo stato laicale nel 2008 di Lelio Cantini, l’ex sacerdote morto il 15 febbraio scorso, riconosciuto colpevole ‘di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori’, peraltro sepolto proprio nel cimitero della Misericordia di Empoli.

    Ipotesi pedofilia, indagato sacerdote Le parrocchie sono sotto choc
    Il caso Don Rialti, una comunità è incredula
    Video Attentato a Betori, parla l’arcivescovo

    Le testimonianze di chi ha conosciuto il sacerdote accusato di pedofilia

    Pedofilia, perquisita l’abitazione di don Daniele Rialti Pedofilia, parroco sotto accusa

    Firenze, 6 aprile 2012 – La comunità che si raccoglie attorno alla parrocchia di S.Giovanni Evangelista e alla Madonnina del Grappa, a Empoli, è sotto choc. Ieri, Giovedì santo, c’era un’aria pesante in via Masini.
    Una montatura, una vendetta subdola, attacchi privi di ogni fondamento: queste le reazioni alla notizia delle accuse di pedofilia rivolte a don Daniele Rialti, che per un biennio, sino a tre anni fa, ha prestato servizio proprio in questa parrocchia.

    Si comincia con don Guido Engels, proposto di Empoli e vicario del Vescovo: «Siamo di fronte ad un processo mediatico, invece bisogna dare modo alla persona di potersi difendere. Sono stato al fianco di don Daniele per due anni alla Madonnina del Grappa: mai, e sottolineo mai, sono arrivate alla mia attenzione questioni del genere, accuse così gravi. Mi sembra un’assurdità.

    Alla Madonnina del Grappa c’era e c’è l’oratorio estivo con tanti ragazzi, mai nessuno è venuto ad esporre lamentele. Ora, se c’è un’inchiesta, la magistratura farà il suo corso, ma penso proprio che si sia di fronte ad accuse infondate. Oltretutto, don Rialti, pur molto presente in parrocchia, aveva da seguire anche altri incarichi importanti, come quello al Tribunale Ecclesiastico». In S.Giovanni si incontra il diacono, Giuseppe Aiello: «Sono qui da solo un anno e non ho conosciuto don Rialti. Ad ogni modo, non sono mai venuto a conoscenza di fatti del genere».

    Chi conosce bene don Rialti è Marcello Ciampolini, affermato artista empolese che ha realizzato numerose opere per la Madonnina del Grappa: «Accuse infamanti — dice — lo conosco da 14 anni, da quando cioè ho fatto il primo dipinto per la Madonnina nel lontano 1998, e non ho mai sentito nulla sul suo conto, neppure come voci. Quell’opera venne presentata a Palazzo Vecchio, e in quell’occasione lui era con me. Ripeto: mai un sentore per giustificare un’accusa così terribile».

    E arriviamo a Michele Barberi, che è catechista e che suona la chitarra nel coro di S.Giovanni: «Questa bufera mi provoca una grande amarezza. Ho la massima fiducia in don Rialti; ho mandato i miei due figli in parrocchia al catechismo, io stesso sono catechista. Per me è una turpe vendetta di qualcuno. Rinnovo la mia stima in don Rialti, che ha sempre portato avanti le attività della Madonnina del Grappa con grande coerenza».

    http://www.lanazione.it/toscana/cronaca/2012/04/06/693233-betori-attentato-baschini-curia-pedofilia.shtml

  • Un’inchiesta di Panorama tira in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori

    Un’inchiesta di Panorama tira in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori

    Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni
    Le accuse risalgono a tre anni fa
    Video Attentato a Betori, parla l’arcivescovo

    Un’inchiesta di Panorama causa in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori
    Don Daniele Rialti

    Firenze, 5 aprile 2012 – LE INDAGINI sull’attentato all’arcivescovo, dopo lo sparo nel buio nel cortile della Curia, hanno portato gli inquirenti sulle tracce di un’altra vicenda che appare totalmente estranea all’agguato, ma che rischia di far tremare la Diocesi.

    Il settimanale “Panorama” nel suo prossimo numero riporta accuse di pedofilia contro don Daniele Rialti, 60 anni a novembre, sacerdote della Madonnina del Grappa attivo nel movimento dei neocatecumenali nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci. Le accuse al sacerdote, scrive il settimanale della Mondadori, risalgono a tre anni fa e a quel tempo l’arcivescovo Betori, sentito don Rialti, si è limitato a trasferirlo, dopo diciassette anni, dalla parrocchia empolese di San Giovanni Evangelista, che fa capo all’Opera fondata da don Facibeni, alla comunità di San Bartolomeo in Tuto, distante appena una ventina di chilometri. Le accuse a don Rialti, continua “Panorama”, sarebbero state mosse da un gruppo di fedeli rivoltisi al parroco, don Paolo Cioni, rimasto a Empoli un anno e poi promosso alla guida della parrocchia di San Niccolò a Calenzano. Quelle che don Rialti definisce «calunnie e menzogne» sarebbero state confermate a “Panorama” da alcuni testimoni che, nelle scorse settimane, sono stati ascoltati dalla polizia in relazione all’attentato.

    Don Rialti e la Curia respingono con forza ogni accusa. Il sacerdote, che è un canonista e giudice da molti anni del Tribunale Regionale Etrusco, è stato nominato nel 2010 dall’arcivescovo Betori promotore di giustizia, l’equivalente di procuratore capo, del Tribunale Ecclesiastico Diocesano, che ha responsabilità in prima istanza di eventuali accertamenti a carico di sacerdoti sospettati di reati. Ma prima di aprire un fascicolo ci vogliono accuse precise e circostanziate, puntualizza la Curia in un comunicato, che in questo caso non c’erano come invece è successo in altre due situazioni, oltre all’orrore degli abusi reiterati negli anni da parte di don Lelio Cantini, ridotto nel 2008 allo stato laicale da papa Ratzinger e morto a 89 anni nel febbraio scorso. Più di recente la cronaca si è dovuta occupare della relazione malata, finita di recente in un’aula di tribunale, tra una ragazzina di appena 16 anni e un parroco di provincia di 45 anni. Una storia che si è conclusa per sempre con una sentenza per violenza sessuale. Il prete, che nel frattempo ha abbandonato l’abito talare, è stato condannato a 4 anni e sei mesi ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.

    Tutto ha avuto inizio nel 1999, quando in una parrocchia di Montelupo è arrivato un prete indiano, John Moniz, del quale la ragazzina s’innamorò. Per molestie su minori maschi, invece, è stato condannato a livello canonico don Roberto Berti, ex parroco dell’Immacolata Concezione di Ginestra dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008 che l’ex Sant’Uffizio ha riconosciuto «colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori», obbligandolo per otto anni a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.

  • Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni

    Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni

    Pedofilia, parroco sotto accusa Via alle indagini: sentiti testimoni
    Le accuse risalgono a tre anni fa VIDEO Attentato a Betori, parla l’arcivescovo
    FIRENZE – Un’inchiesta di Panorama chiama in causa don Rialti. Indagini scaturite dall’attentato a Betori

    Firenze, 5 aprile 2012 – LE INDAGINI sull’attentato all’arcivescovo, dopo lo sparo nel buio nel cortile della Curia, hanno portato gli inquirenti sulle tracce di un’altra vicenda che appare totalmente estranea all’agguato, ma che rischia di far tremare la Diocesi.

    Il settimanale “Panorama” nel suo prossimo numero riporta accuse di pedofilia contro don Daniele Rialti, 60 anni a novembre, sacerdote della Madonnina del Grappa attivo nel movimento dei neocatecumenali nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci. Le accuse al sacerdote, scrive il settimanale della Mondadori, risalgono a tre anni fa e a quel tempo l’arcivescovo Betori, sentito don Rialti, si è limitato a trasferirlo, dopo diciassette anni, dalla parrocchia empolese di San Giovanni Evangelista, che fa capo all’Opera fondata da don Facibeni, alla comunità di San Bartolomeo in Tuto, distante appena una ventina di chilometri. Le accuse a don Rialti, continua “Panorama”, sarebbero state mosse da un gruppo di fedeli rivoltisi al parroco, don Paolo Cioni, rimasto a Empoli un anno e poi promosso alla guida della parrocchia di San Niccolò a Calenzano. Quelle che don Rialti definisce «calunnie e menzogne» sarebbero state confermate a “Panorama” da alcuni testimoni che, nelle scorse settimane, sono stati ascoltati dalla polizia in relazione all’attentato.

    Don Rialti e la Curia respingono con forza ogni accusa. Il sacerdote, che è un canonista e giudice da molti anni del Tribunale Regionale Etrusco, è stato nominato nel 2010 dall’arcivescovo Betori promotore di giustizia, l’equivalente di procuratore capo, del Tribunale Ecclesiastico Diocesano, che ha responsabilità in prima istanza di eventuali accertamenti a carico di sacerdoti sospettati di reati. Ma prima di aprire un fascicolo ci vogliono accuse precise e circostanziate, puntualizza la Curia in un comunicato, che in questo caso non c’erano come invece è successo in altre due situazioni, oltre all’orrore degli abusi reiterati negli anni da parte di don Lelio Cantini, ridotto nel 2008 allo stato laicale da papa Ratzinger e morto a 89 anni nel febbraio scorso. Più di recente la cronaca si è dovuta occupare della relazione malata, finita di recente in un’aula di tribunale, tra una ragazzina di appena 16 anni e un parroco di provincia di 45 anni. Una storia che si è conclusa per sempre con una sentenza per violenza sessuale. Il prete, che nel frattempo ha abbandonato l’abito talare, è stato condannato a 4 anni e sei mesi ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.

    Tutto ha avuto inizio nel 1999, quando in una parrocchia di Montelupo è arrivato un prete indiano, John Moniz, del quale la ragazzina s’innamorò. Per molestie su minori maschi, invece, è stato condannato a livello canonico don Roberto Berti, ex parroco dell’Immacolata Concezione di Ginestra dal 1990 al 2001 e di San Mauro a Signa dal 2001 al 2008 che l’ex Sant’Uffizio ha riconosciuto «colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori», obbligandolo per otto anni a vivere, vigilato, in una struttura ecclesiastica fuori dalla diocesi.
    http://www.lanazione.it/cronaca/2012/04/05…pedofilia.shtml

  • “Abusi? Ancora non capisco Solidarietà alle vittime della pedofilia”

    “Abusi? Ancora non capisco Solidarietà alle vittime della pedofilia”

    “Abusi? Ancora non capisco Solidarietà alle vittime della pedofilia”

    Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, torna sulla ferita aperta della pedofilia e sul presunto caso che riguarderebbe un sacerdote della sua diocesi, don Carlo Chiarenza. Lo ha fatto con i giornalisti, affrontando lo spinoso problema. Le sue parole dalla “Sicilia” di Catania: “Don Carlo sta riflettendo. Gli ho imposto l’allontanamento dall’Isola. Ho espresso la vicinanza a Teo (la vittima che raccontato la storia. Ci sono ancora cose che non capisco”.

     http://www.livesicilia.it/2012/04/01/abusi-ancora-non-capisco-solidarieta-alle-vittime-della-pedofilia/

     

    ACIREALE E’ PRONTA PER LA FIACCOLATA DI DOMANI. INTANTO OGGI IL VESCOVO INCONTRA I GIORNALISTI
    di Redazione – Tutto pronto, Acireale si appresta a vivere una serata intensa. La fiaccolata in sostegno a Teo Pulvirenti, ma anche a tutte le vittime della pedofilia si terrà domani per le vie della città. Una marcia silenziosa, composta, ordinata; niente cori, urla, invettive, solo la voglia di esserci mi metterci la faccia. Raduno in piazza Indirizzo alle 18:30, partenza prevista un’ora dopo

    La città, almeno questo si augurano gli organizzatori, è pronta a rispondere, a reagire a quello che forse è uno dei peggiori momenti vissuti da qualche decennio a questa parte. La cattolica Acireale macchiata dalle azioni vergognose di uno dei sacerdoti più conosciuti e rispettati, che adesso proverà a difendersi nelle sedi opportune.

    Intano oggi alle 19:45 il Vescovo Antonino Raspanti incontrerà in cattedrale i giornalisti per parlare del momento. Facile immaginare la notizia dell’avvenuta richiesta di un processo canonico ed il tentativo di tenere fuori la Chiesa da questa orrenda storia.

    Tornando alla fiaccolata, ecco l’elenco definitivo delle associazioni che hanno scelto di aderire all’evento:

    • FanCity Acireale
    • Eco delle Aci
    • Associazione Nuova Galatea
    • Associazione culturale Adunata
    • Cittadinanzattiva
    • Tribunale per i Diritti del Malato – Acireale
    • Consorzio Jonico Solidale (Consorzio di cooperative Sociali del terzo settore)
    • Il Ficodindia.it
    • Consulta giovanile Acireale
    • Pastorale giovanile (Ufficio diocesano)
    • Pallamano femminile – Acireale
    • Studentato Camilliano Nicola D’Onofrio
    • Vivere insieme Onlus
    • REt.I.S. – rete per l’inclusione sociale Acireale
    • Associazione AVESCI
    • Associazione Andromeda Onlus
    • Associazione Dreams
    • Centro Sportivo Italiano- Comitato di Acireale
    • Associazione 104 Orizzontale di Acireale
    • Gruppo AGESCI Acireale 2 e Acireale 5
  • Abusi sessuali, chiesti i danni alla Curia

    Abusi sessuali, chiesti i danni alla Curia

    Sotto accusa il parroco di Nardò
    Per la prima volta Chiesa in aula come responsabile civile
    Don Quintino è accusato di molestie su marocchino

    LECCE – Per la prima volta la Curia viene citata in giudizio dinanzi a un Tribunale penale. Nell’udienza di ieri, i giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce (presidente Stefano Sernia, relatore Silvia Minerva, a latere Anna Paola Capano) hanno accolto la richiesta di citare come responsabile civile la Curia diocesana di Nardò e Gallipoli, nella persona del vescovo e legale rappresentante pro tempore monsignor Domenico Caliandro.

    Il processo in questione è quello che vede come imputato don Quintino De Lorenzis, il sacerdote di 35 anni originario di Casarano, accusato di violenza sessuale nei confronti di un giovane marocchino di 28 anni. A chiedere la citazione del responsabile civile è stata la difesa della presunta vittima, assistita dall’avvocato Salvatore Centonze, che si è costituita come parte civile. La Corte, nonostante la richiesta di rigetto avanzata dal pubblico ministero, ha autorizzato la richiesta sulla base dell’articolo 2049 del codice civile, in virtù del rapporto di lavoro tra la Curia e il sacerdote e, di conseguenza, la responsabilità per i danni arrecati dal fatto illecito commesso nell’esercizio delle incombenze cui era adibito. La parte civile ha chiesto un risarcimento di 20mila euro. «E’ la prima volta che nel nostro sistema giudiziario avviene una cosa del genere», spiega l’avvocato Salvatore Centonze. «Nei mesi scorsi era stata l’Alta Corte di giustizia di Londra a stabilire che la Chiesa cattolica può essere ritenuta responsabile per i comportamenti illeciti e i reati condotti dai propri preti«. «Del resto – prosegue il penalista – è come se un docente abusasse di un alunno in classe e si citasse come responsabile civile il ministero dell’Istruzione. Ritengo che oltre che un atto dovuto sia una garanzia per la stessa Curia che, diventando parte nel processo, può dimostrare la propria estraneità ai fatti». I fatti contestati, secondo l’ipotesi accusatoria, risalirebbero allo scorso 15 ottobre. La presunta vittima, un ragazzo di 28 anni di nazionalità marocchina, ha sporto denuncia, indicando proprio nel sacerdote, già padre spirituale del Seminario diocesano, il presunto autore delle violenze. Accuse che avrebbero trovato riscontro nelle indagini condotte dai carabinieri di Nardò, chiamati a far luce su una vicenda che ha suscitato scalpore.

    Secondo il racconto del giovane extracomunitario, i presunti abusi sarebbero stati consumati proprio all’interno della sacrestia. Il ragazzo sarebbe stato attirato dal sacerdote con la scusa di rifornirlo di cibo e vestiario, approfittando del fatto che fosse una persona priva di mezzi di sostentamento. L’imputato avrebbe approfittato della presunta vittima mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale, toccando ripetutamente gli organi genitali. I presunti abusi avrebbero determinato “nella della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato di insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”. Dopo la denuncia il 28enne sarebbe stato isolato e non avrebbe ricevuto più alcun aiuto e sostentamento. Nel gennaio scorso don Quintino è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare dinanzi al gup del Nicola Lariccia. In molti, nella comunità di Nardò, avevano espresso solidarietà al parroco, che da oltre un anno e mezzo era alla guida della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, ma che è stato poi sospeso, abbandonando il suo incarico.

    Andrea Morrone
    29 marzo 2012

  • Molestato dal prete? Citata in giudizio la Chiesa

    Molestato dal prete? Citata in giudizio la Chiesa

    Giovedì 29 Marzo 2012 06:58
    Antonio Romano

    NARDO’ (Lecce) – Nell’ambito della prima udienza dibattimentale tenutasi ieri, i giudici del Tribunale di Lecce hanno ritenuto – con un provvedimento senza precedenti in Italia – la Curia di Nardò e Gallipoli responsabile civile per una presunta vicenda di abusi sessuali che, più di un anno fa, ha visto protagonista il parroco neretino Quintino De Lorenzis.

    Il fatto risale all’ottobre 2010, quando un ragazzo marocchino, clandestino e in condizioni di profonda indigenza, si rivolse alla parrocchia di San Gerardo a Nardò per chiedere aiuto. Stando alle dichiarazioni rilasciate, il giovane sarebbe stato invitato dal prelato, in tarda serata, ad entrare nelle sue stanze private con la promessa di qualche vestito e di avere del latte. In realtà, invece di normali indumenti, il giovane nordafricano sarebbe stato esortato dal parroco ad indossare capi di biancheria intima, sia da uomo che da donna. In profondo imbarazzo, soprattutto per via del suo stato di bisogno, il giovane assecondò le richieste del prete ritrovandosi ad essere vittima di palpeggiamenti e attenzioni sessuali. Da quell’episodio nacque la denuncia e De Lorenzis fu immediatamente sospeso dalla Curia.

    Il giudice aveva in seguito autorizzato la richiesta di un incidente probatorio – cioè dell’immediata acquisizione di prove per evitarne la dispersione – da parte del pubblico ministero. Il ragazzo fu quindi subito sentito come testimone. Alla conferma delle dichiarazioni, nel gennaio scorso c’è stata l’udienza preliminare chiusasi con il rinvio a giudizio del prete e, nella mattinata di ieri, l’udienza dibattimentale davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Stefano Sernia.

    “Noi, come parte civile – ha spiegato l’avvocato del giovane marocchino Salvatore Centonze – abbiamo chiesto di essere autorizzati a citare in giudizio, come responsabile civile, la Curia di Nardò. Questo ragionamento si basa su una norma del Codice, la 2049, che stabilisce che “i padroni e i committenti sono solidalmente responsabili per gli atti illeciti commessi dai propri preposti”. Pensiamo, in buona sostanza, che fra la Curia e il parroco ci siano indici rivelatori di un vero e proprio rapporto di lavoro”. L’organizzazione delle parrocchie, il potere di nominare i prelati, il potere di decidere le retribuzioni, l’esercizio di un potere disciplinare: tutti questi elementi, che relazionano l’uomo di chiesa alla sua Curia, sono stati qualificati dal Tribunale come “rapporto di committenza”. “Dopo una camera di consiglio di oltre 40 minuti – ha aggiunto l’avvocato Centonze – il collegio ha ritenuto sussistente questo rapporto e ha messo in condizione la Curia, con un provvedimento di grande civiltà giuridica, di costituirsi nel processo per difendersi attivamente. Ora bisognerà vedere se ci sono effettive responsabilità in merito ai fatti esaminati nel processo penale in corso”. Proprio questo l’elemento di grandissima novità: è, infatti, la prima volta che si configura questo tipo di vincolo di subordinazione tra parroco e Curia. Quest’ultima sarà chiamata a rispondere in maniera solidale con l’imputato; proprio come avrebbe dovuto fare una scuola con un suo docente o un ospedale con un suo medico.

    Andrea GABELLONE

  • Presunti abusi nella parrocchia, la Curia citata in giudizio dalla vittima

    Presunti abusi nella parrocchia, la Curia citata in giudizio dalla vittima

    Si è aperto con un colpo di scena il processo a don Quintino De Lorenzis, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale. La Curia di Nardò è stata citata come responsabile civile
    di Andrea Morrone 28/03/2012

    LECCE – Si è aperto con un colpo di scena il processo a don Quintino De Lorenzis, 35enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino di 28 anni. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, infatti, hanno accolto la richiesta del legale della presunta vittima, l’avvocato Salvatore Centonze, di citare come responsabile civile la Curia di Nardò. E’ la prima volta che la Curia, attraverso il suo massimo rappresentante, il vescovo Domenico Caliandro, viene citata in giudizio. Il 28enne, che si è costituito parte civile nel processo, ha chiesto un risarcimento di 20mila euro. Secondo la difesa al Curia sarebbe responsabile in virtù del rapporto lavorativo con il sacerdote, e quindi dei danni arrecati dal parroco nell’esercizio delle sue funzioni. Anche perché, come nel caso in questione, gli illeciti sarebbero stati commessi all’interno della parrocchia.

    La presunta vittima ha denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove il 28enne si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale verteva, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. E proprio quel parroco nel quale avrebbe visto il suo aiuto, si sarebbe invece trasformato nel suo aguzzino. E’ questo che il ragazzo di nazionalità marocchina ha riferito agli inquirenti, quando ha denunciato gli abusi sessuali ai suoi danni da parte del parroco 35enne. I fatti contestati sarebbero avvenuti lo scorso 15 ottobre. In particolare il ragazzo di origini marocchine sarebbe stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale. Nella denuncia la presunta vittima avrebbe fatto riferimento a fatti e luoghi ben circostanziati: il sacerdote gli avrebbe toccato in più occasioni i genitali. Una condotta che avrebbe determinato “a carico della vittima l’insorgere di una patologia psichica consistente in un profondo stato di insicurezza, difficoltà nella vita di relazione e sessuale, ansia e depressione, tanto da far ricorso a terapie farmacologiche”.

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    Il parroco, che è stato sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico, è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare che si è tenuta a gennaio dinanzi al gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 6 giugno.

    http://nardo.lecceprima.it/abusi-nella-parrocchia-la-curia-citata-a-giudizio.html

  • La TV privata locale di Teleclub Italia aveva anticipato lo scoop de Le Iene 5 giorni fa

    La TV privata locale di Teleclub Italia aveva anticipato lo scoop de Le Iene 5 giorni fa

    domenica 25 marzo 2012
    Allarme bomba e inchiesta delle “Iene” nella chiesa dello Spirito Santo
    La telefonata anonima potrebbe essere collegata all’inchiesta svolta dalla nota trasmissione

    di Fabio Sardo
    Marano. Panico e tanta paura questa mattina nella chiesa dello Spirito Santo di via Piave a Marano. Un allarme bomba ha costretto le forze dell’ordine ad evacuare l’edificio. Fortunatamente l’allarme è risultato falso. Questo è il secondo allarme bomba in città, dopo quello alla sede distaccata del Tribunale, in poco più di due mesi. Probabile, però, che l’allarme di oggi nella chiesa sia da accostare al recente servizio d’inchiesta svolto da una troupe della nota trasmissione “Le Iene”, che starebbe indagando su presunti casi di pedofilia. Una chiesa, quella dello Spirito Santo, già nota alla Curia per alcune segnalazioni, che avrebbero spinto la Diocesi napoletana a chiedere il trasferimento dell’attuale parroco, che però non avrebbe accettato e si sarebbe opposto al trasferimento.
    Fabio Sardo

    www.teleclubitalia.it/articolo.asp?id=7046

    Allarme bomba alla parrocchia Spirito Santo
    Marano, saltate due messe artificieri a lavoro: era un falso allarme
    di Angelo Covino

    Le indagini dei carabinieri
    MARANO. Sarà l’opera di un buontempone o dietro c’è dell’altro? Il fatto certo è che i fedeli della Parrocchia Spirito Santo di via Piave, non hanno potuto partecipare alla santa messa di mezzogiorno e a quella delle 13, perché in sacrestia in mattinata è giunta una telefonata con la quale un anonimo annunciava la presenza di un ordigno esplosivo in chiesa. Sul posto sono giunti immediatamente i carabinieri della tenenza di Marano con il tenente Fabio Alfieri e il maresciallo Luigi Molaro che hanno delimitato l’area ed eseguito una prima ed attenta ricognizione. Dell’ordigno, però, nessuna traccia. E mentre gli investigatori sono stati a lungo impegnati in via Piave, altre strade della città sono state naturalmente sguarnite. E’ forse questo quello che voleva l’anonimo interlocutore? Ovviamente questa è solo un ipotesi che viene valutata dai militari insieme a quella del gesto per arrecare un disturbo al parroco Franco De Vivo. Gli investigatori vanno avanti. Per Marano comunque è stata una domenica insolita. Mai una chiesa è stata fatto oggetto di simili scherzi. Il traffico nei pressi della chiesa di via Piave è rimasto paralizzato dando così un gran da fare agli agenti della polizia locale. In parrocchia si sono recati anche il vice sindaco Gaetano Bonelli, l’assessore alla polizia urbana Crescenzo Coppola e il comandante dei vigili Capitano Costa Brigida. Un fatto quello accaduto ieri che ha suscitato sdegno tra i fedeli: alcuni hanno proposto anche l’istituzione di un comitato per la difesa della parrocchia. In chiesa ci sono stati momenti di paura e di sgomento. Paura per l’incolumità personale e sgomento per il fatto che in più di trent’anni nessuna messa in questa parrocchia aveva mai subito un minuto di ritardo; annullarne due ha rappresentato nella comunità sicuramente un fatto incredibile. “Quanto accaduto ieri – dichiara il Prof. Emilio Basile – vicario della Scuola Media Statale “S. Di Giacomo” di Qualiano e delegato alla Pubblica Istruzione del Comune di Marano, non è una semplice burla ma sembra un vero e proprio accanimento nei confronti del parroco e della parrocchia. Questo fatto è solo un tentativo inutile per distruggere quanto Don Francesco De Vivo ha costruito durante gli ultimi trent’anni in questa comunità”. Per il vice sindaco Gaetano Bonelli: “Si è trattato di un ennesimo atto di sciacallaggio ancor più odioso in quanto è stato coinvolto un luogo di culto. Evidentemente queste operazioni come è avvenuto recentemente per l’allarme bomba al Tribunale di Marano, hanno una chiara matrice depistatoria e mi dico certo che il tutto sia al vaglio degli inquirenti. Desidero – conclude il vice sindaco Bonelli – esprimere un vivo apprezzamento ai carabinieri della tenenza di Marano, agli artificieri e ai nostri uomini della polizia municipale i quali si sono immediatamente attivati dando ancora una volta prova di efficienza”. Subito dopo il fatto da più parti si è sentita ripetere la stessa voce: questo è un attacco al parroco.

    www.internapoli.it/articolo.asp?id=23313

  • Abusò di una parrocchiana minorenne che rimase incinta di lui

    Abusò di una parrocchiana minorenne che rimase incinta di lui

    Ex prete condannato per violenza sessuale

    di Clara D’Acunto
    FIRENZE. E’finito ieri, in un’aula del tribunale di Firenze, l’amore malato tra una ragazzina di appena 16 anni e un parroco di provincia di 45 anni. Una storia che si è conclusa per sempre con una sentenza per violenza sessuale. Il prete, che nel frattempo ha abbandonato l’abito talare, è stato condannato a 4 anni e sei mesi ed è stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. Tutto ha avuto inizio nel 1999, quando in una parrocchia di Montelupo arriva un prete indiano, John Moniz. E la ragazzina ne resta affascinata, come tutti del resto. «Ero incantata dal suo charme e avevo fiducia in lui», ha raccontato. La giovanissima parrocchiana inizia a frequentare assiduamente il sacerdote. Si sentono al telefono e vanno al cinema. Lui le compra il profumo che le piace tanto, poi i fiori e un braccialetto. La fiducia che ha per quest’uomo di chiesa la guida in una storia malsana. Un giorno, nel buio della sala di un cinema, lui le prende la mano e l’accarezza: è il primo contatto fisico. Poi si va oltre: dentro un confessionale, lui le alza la maglietta e le tocca il seno. La ragazzina scappa, ma poi ritorna perché crede a quel prete venuto da lontano che dice di essere innamorato di lei, che vuole abbandonare tutto per sposarsi. Il primo rapporto sessuale con il sacerdote c’è a distanza di un mese: «Eravamo a casa sua, in camera da letto», ha raccontato. Da allora si sono visti ogni giorno in sagrestia o in casa. «Ero davvero innamorata, mi diceva che mi avrebbe portato all’estero». Ha sempre creduto alle sue promesse, credeva che fosse possibile un giorno uscire allo scoperto e gridare al mondo quell’amore segreto che solo ai suoi occhi sembrava vero. Poi a 17 anni scopre di essere incinta. Per seguire il suo amore si era allontanata dai suoi amici e in quel momento si sente sola. Il prete le dice di abortire e solo in quel momento chiede aiuto ai suoi genitori che l’accompagnano in ospedale, a Pisa. Dopo aver perso il bambino arriva la depressione, «volevo suicidarmi». I genitori hanno fatto di tutto per tenere quell’uomo lontano dalla loro figlia, ma lei continua a credere alle parole dolci che il prete le dice al telefono. Non riesce a stare lontana da lui, si sono rivisti e hanno avuto ancora rapporti. E altri due aborti spontanei, uno nel 2005 e un altro nel 2006. Poi ha detto basta. Massacrata nel corpo e nell’anima, trova la forza di far vedere quegli sms al cardinale Antonelli. Il prete viene così trasferito in un paese vicino Todi, ma per la giovane l’incubo non finisce. Iniziano telefonate mute, a volte sono solo di insulti. Il mondo le crolla addosso e lei smette di mangiare. Arriva a pesare 39 chili e quando pensa di non farcela più le arriva da dentro una forza inaspettata che le fa rialzare la testa. La sua vita ricomincia lentamente dopo una denuncia ai carabinieri fatta sulle telefonate anonime, ma poi una volta iniziato a parlare decide di scrollarsi di dosso quei sei anni di segreti e bugie. Così inizia il processo, che ieri si è concluso con una condanna per violenza sessuale (per i rapporti avuti fino al 2000). «Ora – ha commentato il legale della giovane, Antonio Voce – valuteremo che azioni intraprendere nei confronti dell’imputato, ma anche della Chiesa». Intanto la vittima di questa brutta storia, ormai una giovane donna, si è ricostruita una vita. Il prete, che smessi gli abiti talari è andato a lavorare come badante lontano dalla Toscana, dovrà ora pagare per aver trascinato una ragazzina in una storia malsana.