Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07…edofilo/196045/

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Ha abusato tra il 2003 e il 2005 di dieci bambini tra i tre e i sei anni. Da una parrocchia ferrarese il religioso è stato ridotto nel 2008 allo stato laicale e trasferito nel santuario di San Luca
    Quattro anni e 2 mesi di detenzione per l’ormai ex don Andrea Agostini, nato 72 anni fa a Verona. È questa la condanna che la Corte d’Appello di Bologna ha inflitto al sacerdote di una parrocchia nel ferrarese accusato e riconosciuto colpevole di aver abusato tra il 2003 e il 2005 di 10 minori tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo gestito dal religioso. Rispetto alla sentenza del tribunale di Ferrara, che risale all’aprile 2008, il prete si è visto scontare 2 anni e 8 mesi perché tra i reati non c’è più il palpeggiamento di due insegnanti, dato che secondo la corte la querela sarebbe stata tardiva.

    Al termine della sua requisitoria, a fine febbraio, il procuratore generale Miranda Bambace aveva chiesto la conferma della prima sentenza a 6 anni e 10 mesi mentre per l’avvocato della difesa, Giuseppe Coliva, il sacerdote andava assolto perché innocente, come si è sempre proclamato. Malgrado la riduzione della condanna, si tratta comunque di una “conferma delle responsabilità di don Agostini”, ha commentato a caldo uno dei legali di parte civile, Carlo Bergamasco, sostituito in udienza dal collega Simone Tritone. “Ora aspetto di leggere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto. Motivazioni che giungeranno entro 90 giorni e che anche per Claudia Colombo, altro avvocato delle giovanissime vittime, spiegheranno più nel dettaglio la pena più mite. “La sentenza mi rende comunque molto contenta. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione e noi rispondiamo che resisteremo anche in quella sede”.

    Quella di don Agostini – la cui identità venne svelata solo nel 2010 da un’inchiesta giornalistica – è una storia che prosegue da anni. Era l’aprile 2008 quando in primo grado il sacerdote era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione (una pena più elevata di quanto richiesto dal pubblico ministero Filippo Di Benedetto), oltre al pagamento di una provvisionale esecutiva di 28 mila euro e delle spese processuali. La vicenda era stata denunciata nel 2005 da un’educatrice e aveva portato a ricostruire una serie di carezze fuori luogo, palpeggiamenti nelle parti intime e baci sulle labbra nei confronti dei minori che frequentavano la struttura.

    Anche due maestre avrebbero subito le attenzioni del sacerdote e un anno prima dell’avvio ufficiale dell’inchiesta avevano informato le autorità religiose di quanto stava avvenendo. Dopo però avevano perso il lavoro, che riottennero all’inizio del successivo anno scolastico, quando venne assunta anche la dirigente che poi, resasi conto di quanto stava avvenendo, informò i genitori e denunciò quanto avvenuto ai carabinieri di Ferrara.

    In merito all’atteggiamento della curia di Bologna, da cui la parrocchia di don Agostini dipendeva, le motivazioni della sentenza di primo grado parlavano del “silenzio dei vertici ecclesiastici. La loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto [di don Agostini] equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. Un “muro di gomma”, si legge in un passaggio, a cui non sarebbe stato estraneo nemmeno il vescovo ausiliario, monsignor Ernesto Vecchi, per evitare che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

    Giunta la condanna in primo grado, i legali del sacerdote avevano presentato appello. Ma intanto si era mossa anche la giustizia ecclesiastica, per quanto in ritardo, era stata la critica sollevata dalla Rete Laica di Bologna. All’inizio don Agostini era stato sospeso a titolo cautelativo dalle funzioni sacerdotali e solo nel dicembre 2008, 8 mesi dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, era iniziato il processo canonico. Il sacerdote così è stato ridotto allo stato laicale dopo essere stato trasferito nel santuario della Beata Vergine di San Luca, dove gli è stato notificato l’atto di citazione per il giudizio d’appello.

    In queste settimane tutto è stato ricostruito di nuovo di fronte alla Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Alberto Pederiali, che ha preso in considerazione una seconda volta le deposizioni della dirigente scolastica, del personale didattico e ausiliario dell’asilo e dei genitori delle vittime. E si è giunti alla nuova sentenza di colpevolezza in attesa che si definisca anche la questione del versamento della provvisionale, non pagata alle vittime dall’ex prete perché nullatenente, e del risarcimento del danno, che avverrà solo dopo il pronunciamento in Cassazione.

    http://corrieredibologna.corriere.it/bolog…585895872.shtml

    l caso in un asilo del ferrarese
    Pedofilia, ridotta la pena al prete
    condannato per atti sessuali su bambine
    La Corte d’Appello ha deciso per 4 anni e 2 mesi di carcere. La difesa: si trattò solo di una ritorsione delle educatrici nei confronti del sacerdote

    BOLOGNA – La seconda sezione della Corte d’appello di Bologna ha condannato a 4 anni e 2 mesi, dopo una camera di consiglio di meno di un’ora, un sacerdote bolognese di 68 anni per atti sessuali su 10 bambine di un’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005. La corte ha ridotto la pena rispetto al primo grado dell’aprile 2008, 6 anni e 10 mesi, ma ha di fatto accolto le tesi dell’accusa e confermato l’impianto delle contestazioni di pedofilia mosse al sacerdote. La difesa e le parti civili attenderanno i 90 giorni per la motivazione per l’eventuale ricorso in Cassazione.

    Lo farà la difesa che aveva rinnovato in appello le tesi difensive che vertevano sull’ipotesi di una ritorsione sul parroco, messa in atto dalle educatrici poiché temevano di perdere il lavoro, visto che il sacerdote gestiva l’asilo in cui lavoravano. Le educatrici denunciarono atti ambigui ma di chiara matrice sessuale – come hanno detto i vari giudici susseguiti – tra cui toccamenti sulle parti intime, sfregamenti, contatti con le bimbe, caramelle messe nelle mutandine, baci in bocca ad una di loro. Proprio sulla inattendibilità e ritardi delle denunce si era soffermato il difensore, parlando di gesti interpretati in modo difforme dalla realtà.

    Il caso scoppiò nel 2005, dopo le indagini dei carabinieri nate dalle denunce per cui il sacerdote venne anche arrestato, ai domiciliari. Poi l’inchiesta, il processo di primo grado e due anni fa la notizia che il prete era stato sospeso a divinis dal Papa e ora, secondo le notifiche eseguite per il processo,vivrebbe in una comunità religiosa nel santuario di San Luca a Bologna. (fonte: Ansa)

    07 marzo 2012

  • Colombia, Prete pedofilo condannato a 33 anni di carcere per violenza sessuale

    Colombia, Prete pedofilo condannato a 33 anni di carcere per violenza sessuale

    BOGOTA’ – Un sacerdote colombiano e’ stato condannato a 33 anni di prigione con l’accusa di violenza sessuale su quattro minori tra i 10 e i 12 anni, tre dei quali fratelli tra loro. Lo si e’ appreso da fonti giudiziarie.

    Il sacerdote, William Mazo, e’ stato condannato dal Tribunale di Cali, a 500 chilometri a dus di Bogota’. Secondo la sentenza, il sacerdote, di 59 anni, arrestato nel luglio del 2009 quando era parroco della chiesa di Nostra signora di Candelaria, avrebbe abusato dei quattro minori nella sacrestia, dove erano stati invitati a fermarsi a dormire dopo una prova del coro di cui facevano parte.

    Il sacerdote aveva offerto denaro e regali ai bambini affinche’ non lo denunciassero. Il Suo avvocato ha annunciato che presentera’ appello, basandosi sul fatto che i minori avrebbero cambiato per due volte la loro versione dei fatti. Da parte loro, i legali delle vittime hanno annunciato che chiederanno alla Chiesa cattolica un congruo risarcimento.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/colombia-prete-pedofilo-condannato-a-33-anni-di-carcere-per-violenza-sessuale-1141891/

  • Pedofilia, carcere a don Seppia

    Pedofilia, carcere a don Seppia

    Martedì, 28 febbraio 2012 – 16:11:00
    Don Seppia

    La custodia in carcere e’ “la misura piu’ adeguata ad impedire la prosecuzione dell’attivita’ criminosa”. Cosi’ la quarta sezione penale della Cassazione spiega perche’ ha deciso di confermare il carcere per don Riccardo Seppia, il prete genovese finito in manette nel giugno 2011 perche’ accusato di violenza sessuale ai danni di minorenni e di violazione della legge sugli stupefacenti.

    La suprema corte ha rigettato il ricorso del religioso – a carico del quale e’ gia’ iniziato il processo con rito abbreviato – contro l’ordinanza con cui il tribunale del riesame del capoluogo ligure aveva disposto la custodia in cella. I giudici di piazza Cavour, infatti, hanno condiviso le motivazioni del riesame, rilevando in particolare “la sussistenza di un pericolo di recidiva particolarmente elevato – si legge nella sentenza numero 7772 depositata oggi – in special modo in ordine ai reati a connotazione sessuale alla stregua della spiccata e perversa inclinazione del Seppia a rivolgere le proprie attenzioni omosessuali pedofile nei confronti di giovanissimi frequentatori della parrocchia, come anche ammesso dallo stesso indagato, o comunque di bambini anche dodicenni”.

  • «Don Abbiati resti in cella è socialmente pericoloso»

    «Don Abbiati resti in cella è socialmente pericoloso»

    Il prete di Borgarello sta scontando una condanna a 4 anni per pedofilia. I giudici respingono la richiesta di lavorare con gli anziani: «Non si è pentito»

    di Maria Fiore – BORGARELLO. Aveva espresso il suo desiderio due mesi fa dal carcere di Bollate, dove sta scontando una condanna definitiva a 4 anni per pedofilia: «Voglio rendermi utile alla comunità, fatemi uscire per lavorare». Don Giuseppe Abbiati, il prete di Marcignago e parroco per anni a Borgarello, si era rivolto al tribunale di sorveglianza, perché gli concedesse l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo oltre due anni e mezzo di detenzione. Ma la richiesta di poter lavorare in strutture per anziani, e quindi di poter scontare il residuo della pena in attività di solidarietà e sostegno sociale, è stata respinta dal collegio dei giudici, nonostante il parere favorevole del Procuratore generale e degli educatori, che avevano avuto modo di valutare il comportamento in carcere del sacerdote.

    Una decisione che ha sorpreso la famiglia del prete e l’avvocato difensore, Massimo Zucca. «La sintesi degli educatori era positiva e anche il procuratore generale aveva dato parere favorevole all’affidamento ai servizi sociali – dice il legale –. Don Abbiati ha sempre tenuto un comportamento corretto durante la detenzione, nulla faceva pensare a un rigetto».

    I tre giudici del collegio hanno motivato la loro decisione sulla base di una presunta «pericolosità sociale» del sacerdote, che potrebbe commettere ancora lo stesso reato perché «non ha mai ammesso le sue colpe né dato prova di pentimento». L’assenza di una confessione, va detto, è coerente con l’atteggiamento che il prete ha sempre tenuto verso questa vicenda. Don Abbiati, finito in cella a luglio del 2009, dopo che era diventata definitiva la condanna per abusi sessuali ai danni di tre ragazzini minorenni, si è sempre proclamato innocente e «vittima di un errore giudiziario». In suo favore si erano schierati anche i parrocchiani di Borgarello, che non hanno mai creduto a quelle accuse. Tanto che, dopo la sentenza definitiva della Cassazione, la difesa di don Abbiati aveva anche accarezzato l’ipotesi di far riaprire il processo. Ipotesi che era stata poi accantonata, per la complessità della procedura di presentazione di nuove prove e nuove testimonianze, condizioni essenziali perché si potesse riesaminare il caso.

    Si era invece pronunciata in positivo la Congregazione della dottrina della fede, che aveva deciso di non privare don Abbiati dello status di sacerdote. Non è bastato, questo, a convincere i giudici a consentirgli di uscire dal carcere prima del tempo. Anzi, il tribunale, all’opposto, ha ritenuto che non fosse favorevole a una scarcerazione anticipata il fatto che don Abbiati abbia «anteposto il suo essere prete al suo essere uomo».

    La decisione del collegio significa che il sacerdote di Marcignago e Borgarello resterà in cella per tutta la durata della pena, quindi fino a luglio del prossimo anno, il 2013. Ma la difesa, anche sulla base delle indicazioni della famiglia, ha intenzione di presentare ricorso.

    28 febbraio 2012

  • Ex prete accusato di violenza sessuale resta agli arresti domiciliari

    Ex prete accusato di violenza sessuale resta agli arresti domiciliari

    Ex prete accusato di violenza sessuale resta agli arresti domiciliari
    di Micol Sara Misiti – Pubblicato il 28/02/2012

    URBINO – E’ stato effettuato stamattina l’interrogatorio di garanzia all’ ex prete di Isola del Piano Armando Bicchiarelli, agli arresti domiciliari da martedì 21 febbraio con l’accusa di stalking, violenza sessuale continuata e danneggiamento aggravato. Il giudice del tribunale di Urbino, Vito Savino, che non ha revocato la custodia cautelare. Gli avvocati difensori ricorreranno al tribunale del riesame per revocare la misura.

    A denunciarlo e’ stato un operaio di 29 anni, che si era fidanzato con una ragazza e aveva troncato il rapporto con l’ex prete. Circa un anno fa Bicchiarelli era stato dimesso dallo stato clericale dalla Santa Sede e ridotto allo stato laicale.

  • Noto per il suo impegno antimafia

    Noto per il suo impegno antimafia

    22 febbraio 2012 – Don Paolo Turturro, ex parroco della chiesa di Santa Lucia a Palermo, dov’era noto per il suo impegno antimafia, ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna a sei anni e sei mesi da lui subita per due episodi di pedofilia con la sentenza della Corte di Appello di Palermo che il 20 ottobre 2011 ha confermato la pena stabilita in primo grado dal Tribunale di Palermo il 17 luglio 2009.

    Nel ricorso, firmato dall’avvocato Ninni Reina, si sostiene che la
    motivazione è “carente, illogica e contraddittoria” e si formulano rilievi anche sull’attendibilità della testimonianza dei minorenni ascoltati durante il processo.

    “La partecipazione dei consulenti tecnici nominati, all’audizione dei minori, effettuata nella fase delle indagini preliminari, risulta essere funzionale allo specifico incarico ad essi affidato”, si sostiene nel ricorso, che parla anche “di inutilizzabilità patologica, perchè relativa a dichiarazioni rese da minori persone offese da reati sessuali, assunte in violazione” delle norme del codice di procedura penale e “dell’obbligo di verbalizzazione delle dichiarazioni da parte del pubblico ufficiale che le assume”.

    Infine, il legale prospetta anche discordanze a suo avviso “frutto di un errore mnemonico”.

  • Sacerdote agli arresti domiciliari in monastero? Sì a mail e lettere

    Sacerdote agli arresti domiciliari in monastero? Sì a mail e lettere

    20/02/2012 –
    Il ricorso proposto da un sacerdote – condannato in primo grado per atti di violenza sessuale in danno di un minore di 14 anni e ristretto agli arresti domiciliari presso un monastero di clausura – viene ritenuto fondato, con la sentenza 47465/11 della Cassazione.

    Si è arrivati alla Suprema Corte dopo che il Tribunale del Riesame di Milano aveva rigettato l’appello proposto contro l’ordinanza che vietava all’imputato di utilizzare la posta ordinaria, al fine di comunicare con parenti e amici, nonché la posta elettronica, per comunicare con gli editori per l’invio di suoi scritti destinati alla pubblicazione su riviste scientifiche. Il ricorrente deduce che il provvedimento impugnato non rispetta il principio costituzionale del «minor sacrificio necessario», anche in considerazione del fatto che le accuse mossegli non comprendevano condotte poste in essere mediante l’utilizzazione di contatti epistolari. In più, il sacerdote sottolinea che la preclusione di comunicazioni con terzi è una compressione della libertà (da lui) non riscontrata neppure in carcere. I giudici del riesame, insomma, avevano evidenziato che la mancanza di un «seppur minimo segno di ravvedimento» induceva a ritenere che l’imputato, se avesse avuto la possibilità di comunicare con l’esterno, ne avrebbe approfittato per commettere altri reati. Pur affermando la sicura ed estrema pericolosità del soggetto, il Collegio precisa che «altrettanta certezza non può dirsi sussistente con riferimento al divieto di comunicazione, rispetto al quale i medesimi dati paiono consentire la formulazione di mere ipotesi». Anche perché, nel caso specifico, «la richiesta formulata dal ricorrente riguardava la comunicazione tramite posta ordinaria con parenti ed amici e quella a mezzo posta elettronica esclusivamente per corrispondere con gli editori per la ricezione e trasmissione di scritti e, pertanto, senza alcun accesso indiscriminato ad internet». Quindi, la Cassazione annulla con rinvio il provvedimento impugnato.

  • Don Seppia, pm chiede 11 anni e 8 mesi per il prete accusato di violenza su minori

    Don Seppia, pm chiede 11 anni e 8 mesi per il prete accusato di violenza su minori

    Chieste anche sanzioni per 32mila euro. L’ex parroco di Sestri Ponente ha assisitito in silenzio alla requisitoria

    Don Seppia arriva al Tribunale di Genova (Ansa/Zennaro)

    GENOVA – Il pm di Genova Stefano Puppo ha chiesto 11 anni e 8 mesi per don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente arrestato nel maggio scorso con l’accusa di tentata violenza sessuale su minori, plurima offerta di droga anche a minori e tentata induzione alla prostituzione minorile. Il processo è stato aggiornato al prossimo 19 marzo.

    Sanzioni per 32mila euro. Il pm Stefano Puppo ha chiesto per don Seppia, oltre agli 11 anni e 8 mesi di carcere, anche sanzioni a vario titolo per 32 mila euro. L’udienza riprenderà con la parola all’avvocato del sacerdote, Paolo Bonanni. L’ex parroco di Sestri Ponente, che ha assistito all’udienza in silenzio, sta facendo ritorno al carcere di Sanremo. Nel corso dell’udienza di oggi, il gup Roberta Bossi ha respinto la richiesta della radicale Marta Palazzi, che aveva chiesto di costituirsi parte civile in sostituzione del Comune di Genova per una «operazione di trasparenza e pulizia».
    Martedì 14 Febbraio 2012 – 18:23 Ultimo aggiornamento: 18:36

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=181433&sez=HOME_INITALIA

  • Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Da l’Avvenire di oggi 10 febbraio 2012, pag. 14

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA. Il gip del mTribunale di Paola ieri ha assolto, al termine di un processo con rito abbreviato, padre Pio Marotti dall’accusa di abusi sessuali. Secondo la ricostruzione dell’accusa il religioso avrebbe operato delle molestie nei confronti di un minorenne di San Pietro in Amantea, piccolo centro della
    costa tirrenica cosentina. Ieri, al termine della sua arringa, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’uomo di fede a 6 anni di reclusione. (D. Mar.)


    Dall’edizione di oggi 10 febbraio 2012 della Gazzetta del sud, pag. 33

    SAN PIETRO IN AMANTEA
    Pedofilia, assolto padre Pio Marotti
    Infondate le accuse al religioso
    articolo in formato pdf a pagina 33

    www.diocesicosenza.it/index.php?opt…id=76&Itemid=99

    Marotti P. Pio, O.F.M.

    n.a Benevento il 12/02/51; ord. a Frigento (AV) il 20/11/83

    Parroco di S. Bartolomeo in San Pietro in Amantea (CS)

    C/o Convento S. Bernardino Via S. Bernardino, 5 – 87032 Amantea (CS)

    www.tirrenonews.it/Portale/index.ph…ntea&Itemid=512

    S. Pietro in Amantea. Chiuse le indagini preliminari sul caso di pedofilia .
    Martedì 15 Febbraio 2011 22:13 Giuseppe Marchese
    Lunghe e complesse le indagini sul caso di pedofilia che investirebbe il prete del luogo. Indagini durante le quali è stato sentito il giovane che sarebbe stato oggetto delle attenzioni insane sulle quali si tenta di far luce. Indagini nel corso delle quali sono stati sentiti i genitori del giovane i quali hanno reso le proprie dichiarazioni agli inquirenti. Ma il Procuratore ha anche voluto che si facesse ancora più luce sentendo a verbale , con la collaborazione degli agenti del Commissariato di Paola e del Corpo Forestale, anche diversi ragazzi di San Pietro in Amantea. Tutto quindi per accertare la verità..

    Ma la cosa grave è che il PM aveva chiesto per il prete la misura cautelare che il GIP di Paola ha respinto, ritenendo non sufficientemente provata la colpevolezza del religioso. Da qui il ricorso del PM al Tribunale del Riesame che da tre mesi ancora non si pronuncia.

    Secondo la stampa locale il procuratore Bruno Giordano ha chiuso le investigazioni, contestando ufficialmente all’indiziato il reato ipotizzato. Ora, l’indagato ha i canonici 20 giorni per chiedere di essere sentito dagli inquirenti.

    Decorso tale termine il PM in assenza di fatti rilevanti a difesa potrebbe chiedere il rinvio a giudizio del frate .

    Il frate ha operato nella vicina Amantea quale responsabile della comunità francescana di San Bernardino.

    Il frate per il suo impegno sociale è molto conosciuto e molto stimato nel comprensorio.

    Ma la cosa più rilevante è quella che la piccola comunità del paesino prossimo ad Amantea è letteralmente spaccata i due tronconi, l’uno innocentista, l’altro colpevolista. Ed anzi si sussurra che questa storia abbia origini e ragioni politiche a suo sostegno

    Secondo una versione, sorretta da anticipazioni giornalistiche, ci sarebbe addirittura uno “ scontro politico in atto in paese, fra l’ex sindaco Lorelli, solidale al sacerdote, e l’ex vicesindaco Bruni, che dimettendosi, assieme ad altri consiglieri della maggioranza, un anno fa, ha provocato la caduta anticipata della giunta”.

    E le elezioni sono ormai prossime.

  • DOPO IL PATTEGGIAMENTO DI DON NELLO GIRAUDO, LA RETE L’ABUSO CHIEDE IL PROCESSO CANONICO PER QUATTRO VESCOVI SAVONESI

    DOPO IL PATTEGGIAMENTO DI DON NELLO GIRAUDO, LA RETE L’ABUSO CHIEDE IL PROCESSO CANONICO PER QUATTRO VESCOVI SAVONESI

    Savona. Dopo la notizia dell’accordo per chiudere con un patteggiamento (ad un anno di reclusione) la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il sacerdote Don Nello Giraudo per l’accusa di pedofilia, la Rete L’Abuso chiede la sospensione della nomina a Cardinale per Domenico Calcagno e il Processo Canonico per i 4 Vescovi savonesi.

    I fatti per i quali, se ci sarà anche il via libera del gip del tribunale di Savona, il prete savonese dovrebbe patteggiare risalgono al 2005 quando avrebbe molestato un giovane scout. Un episodio, che a differenza degli altri (risalenti a decine di anni fa) per i quali Don Nello è stato denunciato, non è andato in prescrizione.

    “E’ partita questa mattina, indirizzata a Benedetto XVI, alla CEI e alla Congregazione dei Vescovi la richiesta di sospensione della nomina di Domenico Calcagno a Cardinale e la richiesta di Processo Canonico per gli ultimi quattro Vescovi savonesi accusati non solo dalle vittime, ma anche da alcuni sacerdoti della Diocesi di Savona, nonché dallo stesso Giraudo di aver consapevolmente coperto reati di pedofilia a danno di decine di minori”. Così il portavoce dell’associazione Francesco Zanardi accusa in particolare gli ultimi due Vescovi, l’attuale segretario dell’APSA Domenico Calcagno che verrà nominato Cardinale il prossimo 18 febbraio e Vittorio Lupi, attuale Vescovo di Savona.

    Zanardi denuncia che dal 2001 segnalò più volte, insieme all’allora Economo della Diocesi di Savona, al neo Vescovo Domenico Calcagno diversi casi di pedofilia, ma senza che questo prendesse alcun provvedimento, neppure cautelativo. “Situazione che ben 4 anni dopo la mia denuncia ha prodotto l’ennesima vittima, che si sarebbe potuta sicuramente evitare” aggiunge Zanardi che prosegue: “Lo stesso Giraudo denuncia che i Vescovi erano al corrente della sua situazione, ma non sono mai intervenuti, se non quando costretti dalla magistratura”.

    Sempre Zanardi, documenti alla mano, denuncia “di aver più volte segnalato la grave situazione anche a Roma, alle autorità ecclesiastiche, che forse non mi hanno creduto, fino ad oggi almeno”. “Molto grave anche il comportamento omertoso dell’attuale Vescovo, Vittorio Lupi che nulla ha fatto malgrado le ripetute denunce” conclude Zanardi.

    I legali dell’associazione sono intenzionati ad aprire un procedimento civile, alla luce dei nuovi fatti chiederanno nei prossimi giorni, anche alla Magistratura savonese oltre che alle autorità Vaticane, di accertare le responsabilità della Curia.