Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • A SESTO CALENDE E’ ARRIVATO IL PRETE SPORCACCIONE

    A SESTO CALENDE E’ ARRIVATO IL PRETE SPORCACCIONE

    Il prete sporcaccione condannato in Ticino per pedofilia si è trasferito a Sesto Calende…

    Don Italo condannato per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati in Ticino è sbarcato nella Parrocchia di Sesto Calende.
    Il tribunale penale di Locarno ha aveva condannato qualche giorno fa’ a sei mesi di carcere, sospesi con la condizionale.

    L’ex parroco di Gordola don Italo Casiraghi, è stato condannato per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati.
    Il tribunale non lo ha invece riconosciuto colpevole di molestie sessuali.
    La vittima era una ragazza 14 enne. Il sacerdote, 63 anni, aveva inviato ripetutamente centinaia di SMS e fotografie che lo ritraevano in pose oscene all’adolescente. Sorpreso nel tentativo di palpeggiare e passare a vie di fatto, il prete ha parzialmente ammesso le sue colpe.

    L’accusa aveva richiesto 12 mesi, la difesa al massimo 14 giorni, peraltro già scontati dal prete in detenzione preventiva.
    Ora Don Italo Casiraghi è a Sesto Calende, speriamo non in un contesto ove possa fare nuovi e piu’ gravi danni.

    Sotto l’ articolo dal quale ho tratto la notizia, pbblicato su il quotidiano ticinese La Regione
    Il commento

    Vittima due volte, del parroco e dell’inchiesta

    di Serse Forni

    Nel pronunciare la sentenza contro l’ex parroco di Gordola don Italo Casiraghi, la giudice Giovanna Roggero- Will è stata chiara: lo Stato non deve spingere un cittadino a commettere un reato per poi punirlo.
    L’inchiesta ‘ mascherata’, servita a raccogliere prove contro il sacerdote, è invece andata in questa direzione.
    Ancora più grave è il fatto che nelle indagini sia stata coinvolta una minorenne.
    La ragazza, che anelava giustizia, è stata usata come esca, come un vero e proprio agente infiltrato, e ha dovuto subire le nefandezze propinatele dal prete. Chi doveva garantire i suoi diritti non l’ha fatto. I genitori, per più di venti giorni, si sono fidati della Magistratura e della professionalità di chi gestiva il delicato dossier.
    Alla fine, però, si sono resi conto che ci si stava spingendo troppo avanti. Solo a quel momento è scattata l’operazione che ha portato all’arresto.
    Quando il ‘ bubbone’ è scoppiato, tutti hanno capito che qualcosa era andato storto: la quattordicenne è stata sì vittima delle attenzioni sessuali del parroco, ma anche delle discutibili modalità dell’inchiesta. Vittima due volte, perciò. Ma ormai era troppo tardi e il danno era stato fatto.
    La ragazzina ha dovuto pagare anche altre fatture molto salate; una comunità che si ritrova con il parroco dietro le sbarre per pedofilia purtroppo non sempre sa dimostrarsi incline al perdono con gli accusatori. Durante il processo è emerso che ci sono state telefonate anonime con insulti e persino minacce alla quattordicenne, a sua madre e a suo padre.
    Ma torniamo alle scelte degli inquirenti, rivelatesi tanto poco assennate che la giudice non ha potuto non tenerne conto nel decidere la pena per don Casiraghi.
    L’accusato – e ciò è inaccettabile – è stato evidentemente provocato e quindi spinto a commettere un reato.
    A favore di chi ha condotto l’inchiesta si può spezzare un’unica, esile, lancia. All’inizio sembrava che dietro alle centinaia di messaggini sconci, alle telefonate erotiche e ai racconti pornografici, ci fosse un terribile giro, con festini e orge nella casa parrocchiale. L’anziano sacerdote ha parlato più volte, ai suoi giovani amici, di una stanza segreta nella sua abitazione; un locale che però, come si è stabilito in seguito, esisteva solo nella sua fantasia bacata. Comprensibile, da parte della Polizia e della Magistratura, pensare al peggio e assecondare chi aveva deciso di agire, di prestarsi per raccogliere prove. Ci si può domandare quanti, a Gordola, sapevano, ma hanno preferito non dire nulla.
    Un po’ come nel gioco del silenzio, che fanno tanti bambini: si conta fino a tre, poi tutti tacciono e il primo che parla perde.

    Ma qualcuno ha parlato, e ora, al termine del processo, i fatti sono chiari.
    Un parroco ha abusato della sua autorità; indossando la tonaca – simbolo di ineccepibile moralità e di amore cristiano – , ha attirato dei minorenni nella sua rete per i suoi piaceri sessuali. Ragazze e ragazzi affidatigli da genitori abituati ad avere fiducia cieca nei rappresentanti della Chiesa.
    Peccato che don Casiraghi non abbia colto l’occasione offertagli del processo per mostrare un sincero pentimento. Durante il dibattimento ha più volte tentato, con tono accusatorio, di spostare la colpa sulla ragazza. Inoltre, si è augurato pubblicamente che nella parrocchia in cui si trova ora, a Sesto Calende ( all’altra estremità del Lago Maggiore), il suo passato e i suoi ‘ segreti ticinesi’ restino sconosciuti.

    http://italy.indymedia.org/news/2005/10/908658.php

  • Abusi su una bambina: sotto processo in tribunale l’ex parroco di Segariu

    Abusi su una bambina: sotto processo in tribunale l’ex parroco di Segariu

    CAGLIARI. Un tentativo di baciarla sulla bocca, poi di palparle il seno, infine la mano afferrata saldamente per costringerla a toccargli i genitali: da una parte Raimondo Meloni, ex parroco di Segariu con esperienze passate a Uta e Arixi, nella parte della vittima una bambina che quel giorno – era il 16 giugno 2009 – aveva appena dieci anni. Ieri si è aperto davanti ai giudici della prima sezione del tribunale il processo al sacerdote accusato di violenza sessuale su minore infraquattordicenne e la ragazzina, con le porte dell’aula chiuse al pubblico, ha risposto alle domande del pm Guido Pani confermando quanto accadde quell’estate.  Racconto semplice, nella sua indiscutibile gravità: lei si trovava nella piazza della parrocchia, a Segariu. Bussò alla porta della sagrestia, forse voleva parlare col sacerdote. Lui, don Meloni, le aprì e subito manifestò le sue intenzioni: la afferrò, cercò di baciarla sulla bocca, poi il resto. La bambina non si perse d’animo e tentò di divincolarsi, di sfuggire alla stretta del reliogioso che appariva colto da un impulso irrefrenabile. Alla fine riuscì a liberarsi e a correre verso casa, davanti allo sguardo del parroco che probabilmente in quell’attimo si rese conto di quello che aveva fatto e delle conseguenze che avrebbe avuto. La bambina tornò a casa sconvolta e raccontò tutto alla madre. Da quel momento l’episodio diventa un caso giudiziario: i carabinieri indagano e trasmettono un primo rapporto alla Procura della Repubblica. Il pm Sandro Pili sente la piccola vittima secondo le procedure, in forma protetta e sotto la vigilanza di una psicologa infantile. Il racconto della bambina è preciso, circostanziato, non sembrano emergere contraddizioni e zone d’ombra. Mentre don Meloni viene prontamente mandato in pensione dall’arcivescovo Giuseppe Mani l’inchiesta volge alla conclusione e l’ormai ex parroco di Segariu finisce a giudizio. Viene difeso dall’avvocato Sebastiano Cheri e fin dal primo momento ha sempre negato di aver messo le mani addosso alla ragazzina. Quella di ieri era la seconda udienza del dibattimento, ma la prima era saltata perché la vittima non si è presentata e neppure alcuno tra i familiari. Il processo andràò avanti il 23 febbraio con l’esame della madre e di altri parenti della bambina, che dovranno riferire al tribunale presieduto da Massimo Poddighe i particolari della vicenda, raccolti nel corso delle indagini.  L’ex parroco di Segariu rischia una condanna da sei a dodici anni, ma la scelta del rito ordinario malgrado gli elementi d’accusa raccolti dalla Procura indica che la difesa ritiene la sua posizione tutt’altro che compromessa. Il sacerdote sarà sentito in aula alla conclusione della fase dibattimentale ed è certo che il suo sarà un racconto alternativo dei fatti accaduti quel giorno, per i quali si trova a dover rispondere di reati gravissimi e ancora più gravi se rapportati al ruolo che don Meloni svolgeva nella comunità di Segariu, dov’era conosciuto anche per le sue esternazioni a volte provocatorie sui metodi educativi da usare coi ragazzi.

  • Prete pedofilo in Appello

    Prete pedofilo in Appello

    Iniziato il secondo grado per il sacerdote condannato a Ferrara a 6 anni

    Non si è ancora conclusa la vicenda giudiziaria del prete, residente nell’alto ferrarese, accusato di aver molestato una decina di bambine affidate all’asilo nido parrocchiale. La vicenda iniziò nel 2005, con la denuncia presentata ai carabinieri da alcune maestre impegnate nella stessa struttura, le quali avevano notato nel comportamento dell’uomo con i più piccoli degli atteggiamenti poco chiari. Le insegnanti, inizialmente timorose nell’esprimere un giudizio così forte sul sacerdote, vennero motivate a presentare i loro dubbi all’autorità dalla direttrice didattica della scuola materna, testimone oculare di alcune attenzioni particolari riservare dall’uomo a una bambina originaria del Kosovo, ospitata assieme ai suoi familiari nella struttura.

    Le indagini condotte sulla vicenda portarono il tribunale di Ferrara ad emettere nei confronti dell’uomo una sentenza di colpevolezza, per scontare la quale veniva stabilita una condanna a sei anni e dieci mesi di reclusione (vai all’articolo). L’avvocato del sacerdote, Giuseppe Coliva, ricorse in secondo grado e per questo ieri il caso è stato discusso nella sede della Corte d’Appello di Bologna.

    Il legale in aula ha sostenuto come ai danni del’ex sacerdote – l’uomo infatti, già sospeso in via cautelare dall’esercizio di tutte le facoltà sacerdotali nell’aprile 2005, dopo gli arresti domiciliari, è stato ridotto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede allo stato laicale (vai all’articolo) – possa essere stato organizzato un complotto, da parte delle maestre che temevano di perdere il lavoro. Inoltre ha contestato la tardività della denuncia e ha insistito affinché fossero reinterpretati i gesti considerati equivoci. Quest’ultimo punto è stato fermamente rigettato sia dalla procura generale che dalle parti civili.

    La discussione si è conclusa con la richiesta di assoluzione da parte della difesa, e in subordine la contestazione per un fatto lieve, a cui si è contrapposta la procura assieme alle parti civili,  rappresentate dagli avvocati Colombo e Pritoni, i quali vorrebbero invece la riconferma della sentenza di primo grado.

    Il collegio dei giudici, composto dal presidente Pederiali assieme a Di Bari e Passerini, renderà noto il proprio giudizio il 7 marzo.

    http://www.estense.com/?p=193092

  • PEDOFILIA: OFFRI’ SOLDI A MINORE PER SESSO, EX PARROCO CONDANNATO

    PEDOFILIA: OFFRI’ SOLDI A MINORE PER SESSO, EX PARROCO CONDANNATO

    12:14 23 GEN 2012

    (AGI) – Palermo, 23 gen. – La quinta sezione del tribunale di Palermo ha condannato a un anno e sei mesi, pena sospesa, un sacerdote, padre Aldo Nuvola, imputato di tentativo di induzione alla prostituzione minorile. Secondo quanto ritenuto provato dal collegio presieduto da Piero Falcone, Nuvola avrebbe offerto denaro a un ragazzo di 17 anni, perche’ questi accettasse un incontro sessuale con il religioso. L’offerta venne rifiutata e l’ex parroco della chiesa di Regina Pacis, a Palermo, fu denunciato. Il reato attribuito a Nuvola e’ punibile fino a 12 anni di carcere: i giudici hanno comunque accolto la tesi subordinata dei difensori, gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito, ritenendo il comportamento del prete (che oggi non ha incarichi ufficiali, ma non e’ sospeso a divinis) passibile della condanna al minimo della pena. L’imputato e’ il secondo sacerdote palermitano che, nel giro di pochi mesi, viene ritenuto colpevole di reati attinenti al delicato tema della pedofilia. In novembre era stato condannato in appello, a sei anni e sei mesi, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia, il prete antimafia Paolo Turturro. (AGI) Pa1/Sim

    http://www.livesicilia.it/2012/01/23/prest…on-aldo-nuvola/

    “Prestazioni sessuali da un ragazzo”
    Condannato don Aldo Nuvola

    lunedì 23 gennaio 2012

    Condannato padre Aldo Nuvola, l’ex parroco nella chiesa Regina Pacis di Palermo. Un anno e sei mesi con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni. Il pm Caterina Malagoli aveva chiesto la condanna a due anni e quattro mesi.

    Secondo la Procura, don Nuvola tre anni fa avrebbe chiesto ripetutamente a un garzone di un bar favori sessuali, presentandosi come un professore di filosofia del liceo classico Umberto, dove insegnava realmente ma religione. E’ stato proprio il ragazzo a denunciare le molestie alla polizia. Nel 2009 inoltre il parroco è stato denunciato per atti osceni da alcuni agenti che lo sorpresero in atteggiamenti equivoci con un uomo. Il sacerdote, attraverso il suo avvocato Nino Caleca, ha sempre respinto tutte le accuse.

    http://www.agi.it/palermo/notizie/20120123…roco_condannato

  • Abusi sessuali su bimbi dell’asilo “Il sacerdote va condannato” L’appello

    Abusi sessuali su bimbi dell’asilo “Il sacerdote va condannato” L’appello

    Il procuratore generale ha chiesto la conferma dei 6 anni e 10 mesi
    di Nicola Bianchi

    Ferrara, 21 gennaio 2012 – Furono le maestre ad accorgersi che qualcosa, in quel sacerdote, non andava più. Strano lui, strani i bambini della scuola che da anni gestiva, in un paese dell’alto ferrarese. «Carezze un po’ troppo spinte, — secondo le accuse — palpeggiamenti, strofinamenti nelle zone intime e baci sulla bocca a una decina di bimbetti». Colpevole, per il tribunale estense, tradotto il 9 aprile 2008 in 6 anni e 10 mesi di condanna. Colpevole anche per il procuratore generale Miranda Bambace che ieri, al termine della sua lunga requisitoria in appello, ha chiesto alla corte di riconfermare la pena del primo grado.

    Accusa e difesa. Credibili e fondate, per il pg, le accuse contenute nelle testimonianze oculari delle insegnanti, delle cuoche e delle ausiliarie della materna ferrarese, che riferirono in aula numerosi episodi verificatisi durante gli anni scolastici 2003-2004 e nei primi mesi del 2005. «Il mio assistito deve essere assolto perché innocente — la replica dell’avvocato Giuseppe Coliva del foro di Bologna — Confido in una decisione congrua e giusta dei giudici».

    Sotto choc. Una vicenda che squarciò la quiete di un’intera provincia e fece tremare la curia felsinea. I riflettori sulla scuola vennero accesi all’inizio del 2005 dopo che alcune insegnanti, non senza timori e dubbi, presentarono ai carabinieri una denuncia nei confronti del sacerdote, nato a Verona e fino a quel momento ben voluto da tutti. In quell’occasione, le due donne raccontarono alcuni episodi circostanziati di molestie ai danni di una decina di bimbi: carezze un po’ troppo spinte, palpeggiamenti, strofinamenti, baci sulla bocca. A convincerle a parlare e a vincere gli iniziali timori reverenziali verso l’uomo, fu la direttrice della scuola materna. Lei stessa, infatti, non solo venne presto a sapere dalle maestre e dalle ausiliare (in lacrime) di alcuni episodi emblematici accaduti in passato ma fu addirittura testimone oculare di numerose attenzioni morbose del prete verso una bimba kosovara, ospite della parrocchia assieme alla madre, al padre e ai fratellini.

    L’arresto. Il caso esplose letteralmente quando la procura decise di arrestarlo: inizialmente venne detenuto ai domiciliari nella canonica della parocchia, a fianco dell’asilo. Rimase lì fino all’estate del 2005 quando fu poi trasferito in una struttura religiosa del Bolognese. «Sono innocente», ha sempre gridato lui, attaccando chi lo accusava e parlando di invidie e ripicche nei suoi confronti. Il suo destino giudiziario verrà deciso il 7 marzo, giorno fissato per repliche e sentenza.

    di Nicola Bianchi

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cr…ell_asilo.shtml

  • Padova/ Estorsione sessuale al sacerdote: 51enne padovano patteggia quasi quattro anni

    Padova/ Estorsione sessuale al sacerdote: 51enne padovano patteggia quasi quattro anni

    Venerdì, 20 gennaio 2012 – 14:51:00

    Voleva mettere a tacere una relazione omosessuale. Per questo Massimo Buffelli, 51enne padovano, ha patteggiato 3 anni e 8 mesi di reclusione, senza condizionale, e 400 euro di multa. L’accusa era di estorsione per aver spillato 3mila euro a un sacerdote. Secondo quanto riportato dal Corriere di Padova Buffelli – assistito dall’avvocato Filippo Giacomello – ha raggiunto l’accordo sulla pena con il pubblico ministero Sergio Dini, titolare del fascicolo. Si chiude così quindi una storia venuta alla luce verso la fine dell’estate 2010, ma nata nei primi mesi del 2009.

    Quando Buffelli aveva iniziato a bussare alle porte della parrocchia dove il sacerdote prestava servizio, in una chiesa a pochi metri dalle mura Cinquecentesche di Padova. E sotto la minaccia di rendere pubbliche e far arrivare fino al vescovo le prove di una loro precedente relazione omosessuale, era riuscito in diverse occasioni a farsi dare qualcosa come tremila euro. E se l’anziano sacerdote non avesse pagato si sarebbe trovato sulla bocca di tutti.

    Protagonista di una vicenda a sfondo omosessuale tra lui e il suo estorsore. Storia che l’uomo di Dio ha sempre smentito, ammettendo di contro i pagamenti per evitare di venire infangato da calunnie e voci non vere, oltre che per umana pietà. Non solo contanti però, perché il 51enne a volte chiedeva che fosse il prete a pagargli la spesa settimanale o a fargli delle ricariche telefoniche. In alcune occasioni si era detto pronto a raccontare tutto al vescovo di Padova e per dimostrare la sua determinazione aveva anche iniziato a mettere dei bigliettini tra i banchi della chiesa e in sagrestia in cui raccontava l’avventura amorosa avuta in passato con il sacerdote.

    Per qualche tempo tutto era rimasto sotto coperta, ma pian piano le voci si erano diffuse e il chiacchiericcio era divenuto così insistente da arrivare all’orecchio degli agenti della polizia Municipale e da qui in Procura. Che prima ha acquisito direttamente dalle mani del sacerdote i bigliettini “galeotti” e poi ha ordinato una perquisizione in casa del 51enne. Trovando anche lì copie di quei foglietti così compromettenti. Sempre ieri una vicenda simile ha tenuto banco nell’aula del tribunale monocratico. Accusato di furto di quattro assegni bancari e di estorsione continuata stavolta era un 32enne marocchino, tale Youssef El Sahel. Vittima anche in questo caso un prete delle diocesi patavina a cui il nordafricano aveva estorto per tutto il 2008 circa 20mila euro, per non rendere pubbliche alcune foto che ritraevano il sacerdote in pose osé. Proprio il reverendo ha testimoniato dicendo di aver dato quei soldi per aiutarlo, ma quando è stato il momento di ricostruire i rapporti tra lui e il marocchino il giudice ha deciso di proseguire l’udienza a porte chiuse.

  • Segariu. Minore accusa

    Segariu. Minore accusa

    Da L’Unione Sarda del 13 gennaio 2012 pagina 33

    Per tre volte il processo era saltato perché non si era presentata a testimoniare, per cui è stata accompagnata in aula dai Carabinieri. Quando però la tredicenne che accusa l’ex parroco di Segariu, don Raimondo Meloni di aver tentato di abusare di lei si è seduta di fronte ai giudici del Tribunale di Cagliari, non si è certo tirata indietro. Anzi ha ripetuto il racconto che aveva fatto tre anni fa ai carabinieri, ribadendo ogni singola virgola. “Ha tentato di baciarmi e di toccarmi, ma io sono riuscita a fuggire”.

    Un’udienza molto tesa, che si è svolta a porte chiuse e non si è esaurita con la deposizione della ragazzina. Dopo di lei sono state interrogate infatti anche la madre e la sorella, che avevano raccolto le sue confidenze. E – almeno secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Sebastiano Cheri – dalle loro testimonianze sarebbero emerse alcune incongruenze.

    La vicenda risale all’estate del 2009 quando la presunta vittima, che all’epoca aveva dieci anni, dopo essersi confidata con la mamma e la sorella, bussò dai carabinieri per denunciare il tentativo di violenza subito il 16 giugno da parte del parroco dell’epoca. Stando al racconto della bambina, approfittando di un momento in cui erano rimasti da soli, il religioso avrebbe tentato di baciarla in bocca, palpandole il petto e afferrandole la mano per costringerla a toccare le sue parti intime. Lei però reagì, riuscendo così a scappare. Un racconto choc, che fece subito scattare l’inchiesta della Procura, coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Pili, capo del pool che si occupa dei reati sessuali.

    La bambina era stata interrogata più volte dal magistrato inquirente per valutarne la credibilità. Col risultato che alla fine dell’inchiesta il PM aveva chiesto e ottenuto dal GUP il rinvio a giudizio di don Meloni, che si è sempre proclamato innocente e che nel frattempo è stato pensionato dalla Curia, proprio a causa di questa vicenda. Il processo proseguirà il 23 febbraio.

    www.diocesidicagliari.it/aspxPages/…c.aspx?idSac=92

    MELONI don Raimondo
    sacerdote diocesano

    Nato a: Sanluri il 22/02/1942
    Ordinazione: Cattedrale di Cagliari il 29/06/1967
    Titolo di studio: Licenza in Teologia

    Incarichi attuali:

    Note: Pensionato.

    Incarichi precedenti
    Dal Al denominazione Note
    09/08/1996 11/09/2010 Parroco S. GIORGIO MARTIRE Segariu Parrocchiale.
    01/11/1970 01/08/1996 Parroco BEATA VERGINE ASSUNTA Arixi Parrocchiale
    01/09/1967 01/11/1970 Vicario S. GIUSTA VERGINE MARTIRE Uta Parrocchiale.

  • Vallo della Lucania. Processo Suor Soledad: condannata la suora ad 8 anni di reclusione

    Vallo della Lucania. Processo Suor Soledad: condannata la suora ad 8 anni di reclusione

    Appena emessa la sentenza di primo grado per il caso di Vallo della Lucania: condannata ad 8 anni di reclusione la suora peruviana accusata dal 2006 di atti sessuali a danno di circa 30 bambini dell’istituto religioso Santa Teresa di Vallo della Lucania.

    E’ quanto si apprende dall’avvocato Suadoni, parte civile per una delle famiglie dei minori. In seguito all’incidente probatorio durante il quale i minori sono stati sentiti in aule protette e in videoconferenza da neuropsichiatri infantili c’è stato il rinvio a giudizio e l’inizio del processo.

    Sono stati ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato gli abusi sessuali compiuti a danno dei minori  da parte di Suor Soledad e dopo aver sentito il testimonio della difesa, tra i quali spicca il nome del criminologo Bruno, è arrivata la sentenza di primo grado con la quale il collegio di Vallo della Lucania avrebbe condannato parzialmente Soledad ad 8 anni di reclusione e a 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale.

    Assolto il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda.

    Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

  • Cagliari, violenza sessuale su una bimba Al via processo a ex parroco settantenne

    Cagliari, violenza sessuale su una bimba Al via processo a ex parroco settantenne

    Cagliari, violenza sessuale su una bimba
    Al via processo a ex parroco settantenne

    Davanti ai giudici del Tribunale di Cagliari è cominciato il processo all’ex parroco di un paese sardo, R. M., di 70 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bimba di 10 anni.

    Davanti al collegio della seconda sezione penale dei Tribunale la vittima delle presunta violenza ha rinnovato le accuse nei confronti del prelato messo in pensione dalla Curia dopo lo scoppio del caso. Sentita a porte chiuse, la bimba che ora ha 12 anni, ha risposto alle domande del pubblico ministero Guido Pani e del difensore del sacerdote, Sebastiano Cheri. Secondo l’accusa, due anni fa il parroco avrebbe palpeggiato la bambina di 10 anni nei pressi della canonica, cercando anche di baciarla senza riuscirci. L’ex parroco non era presente in aula. Dopo la deposizione della presunta vittima, il presidente Massimo Poddighe ha aggiornato l’udienza al 23 febbraio prossimo.

    Venerdì 13 gennaio 2012 07.54

    www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/249584

  • Cagliari: sacerdote processato per molestie a bimba di 10 anni

    Cagliari: sacerdote processato per molestie a bimba di 10 anni

    CAGLIARI – Davanti ai giudici del Tribunale di Cagliari è cominciato il processo all’ex parroco di un paese sardo, R. M., di 70 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bimba di 10 anni. Davanti al collegio della seconda sezione penale dei Tribunale la vittima delle presunta violenza ha rinnovato le accuse nei confronti del prelato messo in pensione dalla Curia dopo lo scoppio del caso.

    Sentita a porte chiuse, la bimba che ora ha 12 anni, ha risposto alle domande del pubblico ministero Guido Pani e del difensore del sacerdote, Sebastiano Cheri. Secondo l’accusa, due anni fa il parroco avrebbe palpeggiato la bambina di 10 anni nei pressi della canonica, cercando anche di baciarla senza riuscirci. L’ex parroco non era presente in aula. Dopo la deposizione della presunta vittima, il presidente Massimo Poddighe ha aggiornato l’udienza al 23 febbraio prossimo.
    12 gennaio 2012 | 18:17

    www.blitzquotidiano.it/cronaca-ital…0-anni-1078832/