Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Pedofilia in parrocchia, arriva il “colpo di spugna”

    Pedofilia in parrocchia, arriva il “colpo di spugna”

    Giovanni Ciolina – Il Gip del tribunale costretto ad archiviare il fascicolo perchè i reati sono ormai prescritti. Il diacono Briano non pagherà per gli abusi dei quali era accusato

    Savona. Archiviato per sopraggiunta prescrizione dei reati. Una pietra tombale, un “colpo di spugna” sulle accuse di pedofilia nei confronti di Franco Briano, 63 anni, diacono e assistente di don Lupino nella parrocchia di San Dalmazio a Lavagnola.

    Il giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi ieri non ha potuto far altro che ratificare le conclusioni a cui era giunto il sostituto procuratore della Repubblica Alessandra Coccoli a seguito dell’inchiesta avviata in seguito alle denunce di Francesco Zanardi, una delle vittime della pedofilia che alla fine degli anni ’90 ha infestato la curia savonese.

    «Si tratta di fatti accertati e ammessi da Briano che risalgono al ’76. È tutto prescritto, anche l’ultimo episodio che ha coinvolto un maggiorenne nel 1996» ha spiegato il gip. Briano in un drammatico interrogatorio di un anno fa in procura ha ammesso gli addebiti, ha raccontato di aver toccato i ragazzini che frequentavano la parrocchie, i campi scout, i campi estivi, infilandosi nelle brande al momento di andare a dormire. E per convincere le sue giovani potenziali vittime a partecipare all’attività esterna non esitava a fare regali.

    Per poi entrare in azione con i suoi squallidi giochini al momento dell’adunata per andare a letto. E quei terribili momenti sono stati raccontai da Briano, ma anche dalle vittime dell’epoca che ora sono quarantenni di successo. Briano che non sembra essere sfuggito allam terribile “legge” che «gli abusanti di oggi sono gli abusati di ieri»,

    La prescrizione ha cancellato quei reati, non assolto Franco Briano che invece dovrà rispondere di possesso di materiale pedopornografico, reati di competenza della procura di Genova. Sul pc di Briano, infatti, sono state ritrovate immagini di bambini nudi che l’assistente della parrocchia di san Dalmazio ha scaricato da internet. E per quel reato sarà processato.

    Ma il buco nero della curia savonese nel campo della pedofilia ha coinvolto anche altri parroci: don Nello Giraudo, don Achille, don Rebagliati, quest’ultimo sotto inchiesta per favoreggiamento della prostituzione.

    E i destini giudiziari di molti di loro pauiono destinati tutti alla stessa conclusione: prescrizione. Al momento il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro non ha ancora adottato provvedimento ufficiali, ma nonostante la gravità dei fatti contestati anche le accuse nei confronti di don Nello Giraudo, ora fuori dalla Curia, sono prescritte. Al pari di quelle per don Achille. Violenze datate nel tempo che se penalmente non avranno ripercussioni, dal punto di vista sociale mettono in luce uno spaccato preoccupante all’interno della chiesa savonese negli anni ’80 e ’90.

    Don Rebagliati, infine. Sarà interrogato forse la settimana prossima dal pm.

  • Regno Unito. Chiesa responsabile degli abusi dei preti, Invece in Italia la fanno sempre franca

    Regno Unito. Chiesa responsabile degli abusi dei preti, Invece in Italia la fanno sempre franca

    La Chiesa è responsabile del comportamento dei preti
    Lo ha stabilito l’Alta Corte di Londra durante un processo per un caso di abusi sessuali e potrebbe essere la base per altri procedimenti
    8 novembre 2011
    L’Alta Corte di Giustizia di Londra ha stabilito che la Chiesa cattolica può essere ritenuta responsabile per i comportamenti illeciti e i reati condotti dai propri preti. La decisione è stata assunta dal giudice Alistair Geoffrey MacDuff, è legata a un processo su un caso di abusi sessuali e potrà essere utilizzata anche in altri procedimenti giudiziari.

    Il giudice si è espresso a favore di una donna di 47 anni, la cui identità non è pubblica per ragioni legali, che dice di aver subito violenze sessuali quando era bambina da parte di Wilfred Baldwin, un prete della Diocesi di Portsmouth. Secondo MacDuff, la Chiesa deve essere considerata indirettamente responsabile per il comportamento assunto all’epoca da Baldwin.

    Nel corso del processo, l’avvocato della donna che da bambina aveva subito gli abusi ha chiesto che fosse anche determinato dal giudice se la Chiesa potesse essere in qualche modo ritenuta responsabile per quanto accaduto alla sua assistita. La richiesta faceva ipotizzare, per la prima volta dicono i legali, un rapporto tra prete e diocesi assimilabile a quello di un dipendente dalla propria società. E difatti l’avvocato chiese se fosse possibile considerare Baldwin come un impiegato della Diocesi in cui si erano verificate le violenze.

    «La prima questione da affrontare intende determinare un principio generale rispetto alle accuse contro la Chiesa cattolica. Ovvero se ogni prete al lavoro per la Chiesa di Roma possa essere considerato nella posizione di impiegato» aveva spiegato l’avvocato della donna. I rappresentanti legali della Diocesi avranno la possibilità di ricorrere in appello e in seguito alla sentenza hanno ribadito che la «Chiesa cattolica prende molto sul serio i casi di abusi sessuali ed è determinata a eliminare alla radice il problema».

    http://www.ilpost.it/2011/11/08/chiesa-res…rtamento-preti/

    TRIBUNALE GB: ABUSI, CHIESA RESPONSABILE MOLESTIE PRETI

    Categoria: News
    Pubblicato Martedì, 08 Novembre 2011 16: :10

    Un giudice della Alta Corte britannica ha stabilito il risarcimento per una donna, sottoposta agli abusi di un prete ormai defunto. Una sentenza che apre la strada a risarcimenti da parte della Chiesa Cattolica del Regno Unito alle vittime di abusi sessuali dei preti.

    “Aveva ricevuto alloggio, abiti clericali e il pulpito. Era stato inviato nella comunità con pieni poteri e l’autorità di agire come rappresentante della Chiesa. Era stato addestrato e ordinato a questo scopo”, recita la sentenza. Secondo il giudice britannico, pur non essendoci un contratto formale tra Chiesa e prete, ci sono le “caratteristiche cruciali” di un rapporto di impiego che devono essere riconosciute. E’ la prima volta che in Gran Bretagna un tribunale sostiene che la relazione tra un prete cattolico e il suo vescovo sia equiparabile ad un rapporto di impiego. La sentenza diventa un importante precedente per casi analoghi. La Chiesa può comunque ricorrere in appello contro questa decisione.

    http://www.justicetv.it/index.php/news/126…-molestie-preti

  • Don Seppia: il chierichetto che riceveva gli sms porno dal prete è attendibile

    Don Seppia: il chierichetto che riceveva gli sms porno dal prete è attendibile

    Il chierichetto che avrebbe subito violenze sessuali da parte di Don Riccardo Seppia in almeno due occasioni sarebbe “attendibile” secondo il perito nominato dal tribunale Renata Rizzitelli che ha effettuato la valutazione psichiatrica sul ragazzo. il ragazzino “E’ perfettamente in grado di riferire con lucidità e logica quanto gli è accaduto” con l’ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Genova Sestri Ponente
    La prima volta il prete lo avrebbe abbracciato tentando forzatamente di baciarlo, imentre la seconda il parroco gli avrebbe accarezzato esplicitamente una gamba durante una confessione. Ma, soprattutto, Don Seppia avrebbe inviato al giovane numerosi sms dal contenuto decisamente hard e inequivocabile. Intanto in settimana il legale di don Seppia, l’avvocato genovese Paolo Bonanni, deciderà quale rito scegliere per il processo: Don Riccardo Seppia è stato infatti rinviato a giudizio e insieme a lui è stato disposto il giudizio anche per l’ex seminarista Emanuele Alfano, suo amico, confidente e complice. La prima udienza e’ stata fissata il 12 gennaio di fronte ai giudici del tribunale ordinario.
    Seppia deve rispondere di tentata violenza sessuale pluriaggravata per i palpeggiamenti ad un chierichetto, plurime offerte di cocaina, anche a minori, offerta di cocaina al complice e amico Emanuele Alfano, tentata induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Quattro invece i capi di imputazione per Alfano: induzione alla prostituzione minorile; favoreggiamento della prostituzione minorile; prostituzione minorile; detenzione di materiale pedopornografico.

  • Prete accusato di violenza sessuale e molestie rinviato a giudizio

    Prete accusato di violenza sessuale e molestie rinviato a giudizio

    Rovigo, 2 novembre 2011 – Il Gip del tribunale di Rovigo, Carlo Negri su richiesta del pm Sabrina Duò ha rinviato a giudizio don Lauro Manzin, prete di 52 anni, residente a Lendinara per violenza sessuale e molestie. Ex parroco a Villamarzana e, prima ancora a Saguedo, il sacerdote negli ultimi anni si è occupato, come responsabile dell’associazione ‘La Tenda onlus’, di una ‘casa famiglia’ che è a Lendinara. Una struttura in cui vengono accolte donne vittime di tratta e altre forme di sfruttamento. Don Lauro Manzin è noto per il suo impegno a favore di queste persone, ex prostitute o minori, che hanno avuto vite segnate dal disagio e da problemi di tossicodipendenze.

    La vicenda risalirebbe al marzo e al maggio 2009. Teatro dei fatti sarebbe stata sempre la ‘casa famiglia’ di Lendinara. Secondo l’accusa il prete, in occasione di un incontro organizzato durante il Sinodo, cui partecipavano numerose famiglie, avrebbe palpeggiato una ragazza, minorenne all’epoca dei fatti, che si era recata all’incontro in compagnia dei familiari. L’episodio sarebbe emerso, quasi per caso, all’interno di un’altra indagine, effettuata dalla Squadra Mobile di Rovigo, per una denuncia di tentata estorsione. Secondo la minorenne, in altre occasioni, in particolare durante la confessione, il sacerdote le avrebbe rivolto domande sulle sue fantasie sessuali.
    Ad accusare il sacerdote, oltre alla ragazza minorenne, due ospiti della ‘casa famiglia’, giovani donne, una romena, un’altra italiana, tutte rappresentate dall’avvocato Giampietro Berti.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/cronaca/2011/11/02/612403-prete_accusato_violenza.shtml

  • GB, Pedofilia scandalo si allarga a Plymouth

    GB, Pedofilia scandalo si allarga a Plymouth

    28 ottobre 2011

    Continua lo scandalo dei preti pedofili in Gran Bretagna. La chiesa cattolica ha infatti ordinato una revisione urgente della sua politica per la protezione dei bambini dopo che un suo funzionario laico, incaricato di indagare su alcune accuse di abusi sessuali nella diocesi di Plymouth, è stato incriminato per possesso di 4.000 immagini pedopornografiche.

    Chris Jarvis, questo il nome dell’ex assistente sociale, era a capo di un’inchiesta su un’accusa di violenza sessuale a Buckfast Abbey, un monastero benedettino nel Devon.

    Non è la prima volta che un istituzione benedettina finisce sotto inchiesta. Questa settimana il Vaticano ha ordinato una visita apostolica all’abbazia benedettina di Ealing nella parte occidentale della capitale britannica, nella cui adiacente scuola, St Benedict’s, sarebbero stati compiuti abusi sui bambini dagli anni Sessanta fino al 2009.

    Il fatto che la chiesa abbia ingaggiato un pedofilo proprio per un’indagine sulla protezione dei bambini aumenterà la sensazione di crisi che già respira nella chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles. Jarvis, secondo le indagini, è stato a capo per nove anni delle politiche dell’infanzia in 120 chiese nella diocesi di Plymouth.

    Il vescovo Christopher Budd ha chiesto la revisione del sistema ed ha affidato all’associazione per l’infanzia NSPCC di gestire l’indagine. Budd ha inoltre scritto alla vittima che aveva denunciato il caso di Buckfast affermando: “Capisco che scoprire che Chris Jarvis guardava immagini di bambini vittime di abusi ti ha fatto sentire nuovamente una vittima. Ha tradito la nostra fiducia e quella di molti alti con cui ha lavorato. sia vittime di abusi che colleghi”.

    Jarvis dovrà essere oggi presente ad un’udienza al Tribunale di Plymouth durante la quale gli verrà comunicata la sentenza. Si è dichiarato colpevole di undici capi d’accusa relativi alla produzione e al possesso di immagini pedo-pornografiche.

  • DON PIERINO: TRIBUNALE DISPONE VISITA FISCALE

    DON PIERINO: TRIBUNALE DISPONE VISITA FISCALE

    25 Ottobre 2011 12.35 – di Claudia Sensi – Fonte: Radio Galileo – cod.306542

    Il processo riprenderà il 7 febbraio prossimo
    Visita fiscale approfondita: l’ha disposta il tribunale di Terni per accertare le condizioni di salute di don Pierino Gelmini, il fondatore della Comunità Incontro accusato di violenza sessuale nei confronti di una decina di ex ospiti di Molino Silla di Amelia. L’esame clinico documentato sarà affidato al dottor Luigi Carlini dell’istituto di medicina legale dell’ospedale Santa Maria di Terni che avrà 30 giorni di tempo per compiere gli accertamenti avvalendosi, nel caso in cui ne abbia bisogno, anche della consulenza di uno specialista. La decisione è stata presa nel corso dell’udienza odierna, durante la quale i legali di don Gelmini hanno presentato un’istanza di rinvio del processo di almeno 6 mesi per via dell’aggravamento dello stato di salute dell’ex sacerdote. I pm Barbara Mazzullo e Raffaella Gammarota si sono però opposti alla richiesta così come gli avvocati di parte civile, che avevano richiesto, in subordine, una visita fiscale dell’imputato e la sospensione dei tempi di prescrizione. Il processo riprenderà il 7 febbraio prossimo.

  • Pedofilia, Don Seppia: la Procura di Genova valuta il giudizio immediato

    Pedofilia, Don Seppia: la Procura di Genova valuta il giudizio immediato

    Articolo n° 21987 del 25/10/2011 – 18:54

    Pedofilia, Don Seppia: la Procura di Genova valuta il giudizio immediato

    Genova. Sia per l’ex parroco di Sestri Ponente, Don Riccardo Seppia, sia per l’ex seminarista Emanuele Alfano sono prossimi alla scadenza i termini di carcerazione preventiva, e per questo la Procura sta valutando la possibilità di chiedere il giudizio immediato. Entrambi sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta su presunti abusi sessuali su minori, tentata induzione alla prostituzione e cessione di stupefacenti.

    Don Seppia è detenuto nella sezione “sex offenders” del carcere di Sanremo, riservata a chi è accusato di reati sessuali, mentre Alfano si trova nella casa circondariale di Marassi, a Genova. Ieri la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del difensore di Don Seppia che aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza del tribunale del riesame che, nel luglio scorso, aveva respinto la richiesta di arresti domiciliari. Oggi invece doveva svolgersi l’incidente probatorio tra Alfano e uno dei minorenni che avrebbero subito abusi. L’esame davanti al gip è stato rinviato al 15 novembre a causa dell’impedimento di uno degli avvocati dell’ex seminarista.

    www.genova24.it/2011/10/pedofilia-d…immediato-21987

  • DON PIERINO: RIPRENDE IL PROCESSO A TERNI.

    DON PIERINO: RIPRENDE IL PROCESSO A TERNI.

    24 Ottobre 2011 16.23 – di Claudia Sensi – Fonte: Radio Galileo – cod.306424

    Il dibattimento si svolgerà davanti alla corte presieduta dal nuovo presidente della sezione penale del tribunale
    Il processo a carico di don Pierino Gelmini, il fondatore della Comunità Incontro accusato di violenza sessuale nei confronti di una decina di ex ospiti della struttura di Molino Silla di Amelia, riprenderà domani davanti al tribunale di Terni.

    La prima udienza, svoltasi nel marzo scorso, era stata rinviata su richiesta dei legali di don Pierino a causa delle sue condizioni di salute. Dopo il ricovero di gennaio per uno scompenso cardiaco, all’ex sacerdote era stato infatti raccomandato un periodo di riposo.

    Nelle ultime settimane si sono presentati nuovi problemi di salute per l’ex sacerdote ed ora le sue condizioni sono considerate stabili ma tenute sotto stretto controllo dal personale medico che continua a raccomandare a don Pierino riposo assoluto.

    Domani dovrebbe prendere il via il dibattimento davanti alla corte presieduta dal nuovo presidente della sezione penale del tribunale di Terni Massimo Zanetti.

  • Caso Rutigliano, Leotta: “La verità attraverso la giustizia”*

    Caso Rutigliano, Leotta: “La verità attraverso la giustizia”*

    Intervento del consigliere di maggioranza bivongese all’indomani della denuncia dell’amministrazione comunale a carico del prete pugliese

    BIVONGI (RC) – “Le gravi ed assurde accuse mosse all’Ente dall’ormai ex parroco di Bivongi, don Rutigliano, non potevano passare inosservate né sottaciute”. Prende l’abbrivio in tal modo l’intervento di Ivan Leotta, consigliere comunale di maggioranza a Bivongi, all’indomani dell’ufficializzata denuncia da parte del sindaco della ridente cittadina dello Stilaro, Ernesto Riggio, del prete pugliese che, processato dal Tribunale apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore”; ai taccuini del cronista Leotta partecipa quanto sopra riportato.

    E pure di più quand’egli sostiene che “E’ giusto rimuovere ogni dubbio sull’attività dei nostri uffici che operano in modo trasparente e nel rispetto delle normative vigenti – dice ancora l’esponente politico in quota Fli – solo l’azione giudiziaria può restituirci il debito decoro dopo accuse così infamanti e quindi la via legale per diffamazione a mezzo stampa diventa una strada obbligata”. Dichiarazioni forti quelle del giovane consigliere comunale bivongese, che la dicono lunga sullo stato di grande sofferenza patita in questi ultimi cinque anni dalla comunità, sfilacciata e lacerata per quanto accaduto, e che è emerso in tutta la sua purulenza nel Consiglio comunale di sabato 15 ottobre 2011, allorquando il sindaco ha informato l’assise della ferma presa di posizione. Che, è facile immaginare, farà prendere alla vicenda una certa piega. Con ogni probabilità apportatrice di altro dolore ma si dovrebbe ormai essere vicini alla fine di quello che è stato un vero e proprio incubo.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 19 ottobre 2011

  • Prete pedofilo: quella gita ad Assisi e le due sorelle di Bovalino…

    Prete pedofilo: quella gita ad Assisi e le due sorelle di Bovalino…

    Sono nitidi i ricordi della vittima, A. C., riscontrati mediante indagini del Tribunale apostolico che non hanno ricevuto smentita dall’accusato, anzi ne ha spesso confermato la veridicità

    BIVONGI (RC) – Scorrendo i cinque fogli che costituiscono il decreto n. 197/2009–34047 licenziato in data 20 giugno 2011 dal Palazzo del Sant’Uffizio di Città del Vaticano, in merito al processo ex can. 1720 CIC a carico del reverendo Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi accusato ed al termine del suddetto procedimento dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti di C. A. nel periodo tra il 2006 e il 2008”, sono tante le situazioni nelle quali ci si imbatte anche ad una semplice lettura obliqua e che ne rappresentano il “corpo del reato”, per così dire, di fatto via via portando al nefasto epilogo contemplato al capo a) del punto 4: il Tribunale apostolico appositamente convocato e formato da tre componenti, e quindi il delegato Carlo Dezzuto; Mons. Dott. Robert Deeley, assessore, ed infine Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, che hanno sottoscritto il predetto documento con tanto di doppio timbro posto in bell’evidenza, hanno in itinere utilizzato un linguaggio chiaro ed al contempo asciutto per esplicitare il caso de quo, che prese l’abbrivio in tempi non sospetti in cui il sacerdote, di origini pugliesi, iniziò il suo personale percorso per discolparsi di un gravissimo reato a lui ascritto…

    Non è richiesto che abbia luogo un vero e proprio rapporto sessuale…

    Propriamente in calce alla prima pagina del citato decreto, capo a) punto 2, si riporta in via del tutto chiarificatrice che “In merito al delictum gravius denunciato, perché la fattispecie delittuosa possa dirsi ricorrente nel caso concreto, è necessario o sufficiente che l’autore del delitto sia un chierico – si apprende dal documento stilato della Congregazione per la Dottrina della Fede – e che la vittima, o soggetto passivo dell’abuso, sia un minore di anni diciotto, consenziente o meno, dello stesso o di diverso sesso rispetto al reo”. E poi ancora, rispetto alla condotta penalmente illecita, “non è richiesto che abbia luogo un vero e proprio rapporto sessuale – si prosegue – essendo sufficiente anche il semplice compimento di atti comunque implicanti la violazione del sesto precetto del Decalogo, peculiarmente grave per i chierici ai sensi del can. 277, paragrafi 1-2 del Codex Juris Canonicis, come, ad esempio, “toccamenti, baci libidinosi o contatti di organi sessuali, senza che peraltro sia necessario che tali gesti siano immediatamente percepiti dalla vittima come delittuosi o moralmente illeciti”; nel caso in ispecie, di cui al capo a) del punto 1., le accuse riguardavano “ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, e quindi in maniera ancor più copiosa di quanto sia riportato dalla teoria sopraesposta e chiaramente sviscerata dalle leggi giuridiche della Chiesa. Che non ammettono interpretazioni di sorta.

    La gita ad Assisi e le due sorelle anziane di Bovalino…

    Ed andando dritti al cuore delle imbarazzanti realtà denunciate davanti al Tribunale apostolico ed acquisite al fascicolo del caso a partire dal 12 giugno 2009, data in cui il reverendo Francesco Rutigliano venne accusato del soprariportato “delitto”, al capo a) del punto 3. del documento sottoscritto dal dott. Carlo Dezzuto, Delegato; Mons. Dott. Robert Deeley, Assessore e Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, inequivocabilmente si stende l’assunto che “Nell’esame degli atti, in base a quanto indicato dal can. 1572 CIC, va rilevato che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase processuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”; ed a tale proposito, la Congregazione per la Dottrina della Fede riporta di momenti ben definiti quando asserisce che “Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore”. Che tradotto in termini più terreni, il reverendo Rutigliano ha sottoscritto quanto veniva mosso dalla sua presunta vittima a suo carico.

    Il messaggio sul cellulare che avvalora la relazione tra il prete ed il minore…

    Altro aspetto processuale trattato con dovizia di particolari è stato quello avente riguardo ad un messaggio sul cellulare da parte della presunta vittima, A. C., che è stato esibito dall’accusato in fase probatoria e risalente alla sera prima della rivelazione della vicenda ad una signora, tale D. L., e riconosciuto proprio dall’accusatore: su questo specifico punto i tre sottoscrittori del documento, Dezzuto, Deeley e Nykiel, affermano che “Si può osservare che il testo di esso dimostra del grado di affettività tra accusato e denunciante nella loro relazione. Esso si può pertanto ritenere un indizio della probabilità che si sia potuto giungere a manifestazioni affettive rilevanti nell’ordine della sessualità”.

    E quindi abbastanza chiaro, più di quanto non dica invece la proprietà della carta di credito con cui sono stati effettuati degli acquisti le cui prove la presunta vittima ha esibito al Tribunale apostolico: nella fattispecie si chiosa come “D’altra parte, nonostante le ricerche di questo Tribunale, non si è potuto nemmeno verificare l’alibi presentato dall’accusato per il giorno degli acquisti: tuttavia non si ritiene che detti elementi siano fondamentali per comprovare o smentire ulteriormente la tipologia della relazione creatasi tra il Rev. Rutigliano e il Sig. C.” – epiloga al capo i) del punto 3. Per un decreto emanato cui, è bene dire fino in fondo, tanto l’accusato quanto la vittima, non hanno opposto ricorso, secondo i termini di legge e dunque entro i sessanta giorni utili dalla recezione dello stesso.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 19 ottobre 2011