Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane

    “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane

    La Corte Suprema Usa non accoglie un ricorso della Santa Sede: “Il Vaticano non ha immunità”. Parla il legale delle vittime dei sacerdoti: “La decisione di Washington è un’enorme vittoria. Non penso sia possibile processare il Pontefice, ma cercherò di ottenere la sua deposizione”
    dal nostro inviato ANGELO AQUARO

    “Porterò Benedetto XVI in tribunale” Esulta l’avvocato delle vittime americane L’avvocato Jeff Anderson

    NEW YORK – L’aveva promesso e lo farà: “Porterò il Papa in tribunale”. Ma nel giorno in cui raccoglie la vittoria 1 – “E’ caduto un nuovo muro di Berlino” – Jeff Anderson, 62 anni, l’avvocato delle vittime dei preti negli Stati Uniti, l’uomo che scoprì che anche sua figlia fu abusata da un ex sacerdote, pensa per prima cosa alla prossima mossa: una “missione in Italia” per raccogliere le deposizioni dei cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, che lui ritiene responsabile del cover up, della copertura, dell’insabbiatura dello scandalo pedofilia.

    Avvocato, la Corte Suprema non accoglie l’appello del Vaticano. Il suo processo più andare avanti.
    “E’ una grande vittoria, una vittoria enorme. Per la storia degli abusi sessuali dei preti è la caduta del muro di Berlino, la caduta della separazione tra la Germania Est e la Germania Ovest, tra l’Est e l’Occidente… “.

    Ma che cosa vuol dire in concreto?
    “E’ una enorme vittoria legale. Per le vittime di questi crimini è una straordinaria opportunità di avere finalmente giustizia. E di far sì che il Vaticano venga ritenuto responsabile per la sua negligenza: per la sua criminale negligenza. E per il suo ruolo nella copertura dei crimini dei preti”.

    Eppure non c’è stata sentenza. La Corte si è limitata a non accogliere l’appello del Vaticano.
    “Ma è una vittoria enorme che la Corte ci abbia dato il semaforo verde, finalmente il via libera: dopo otto anni di impedimenti sollevati dall’inizio della causa, nel 2002, dopo otto anni di ostacoli”.

    Davvero a questo punto pensa di portare, come ha annunciato, Papa Ratzinger alla sbarra?
    “Sì, questa è una delle cose che faremo. Ma prima cominceremo dal cardinale Sodano e dal cardinale Bertone. Al Papa ci arriveremo. Non voglio certo cominciare da lì: voglio prima raccogliere le loro deposizioni in particolare. Perché loro – uno come segretario di Stato, l’altro come Capo del collegio cardinalizio, sono stati i top guys, i personaggi chiave”.

    Perché proprio loro?
    “Perché nelle loro posizioni sono stati al centro delle coperture per un lungo periodo. Così come lo fu il cardinale Joseph Ratzinger, l’attuale Papa Benedetto, quando aveva responsabilità nella Curia. Lui adesso è il capo supremo e non partirò nell’inchiesta da lui: ma ci arriverò”.

    Come farà a raccogliere queste deposizioni? Pensa di organizzare degli interrogatori in Italia?
    “Sì, dovremo andare in Vaticano, organizzeremo le deposizioni, organizzeremo una missione”.

    Primo passo, lei dice, Bertone e Sodano. Per arrivare a portare sotto processo il Papa?
    “Guardi, cercheremo come ho detto di avere la deposizione anche del Papa. Io non penso che sarà possibile processare il Papa in quanto Papa: ma il Vaticano sì. Per la prima volta avremo la possibilità di fare un processo, qui negli Usa, in cui il Vaticano può essere considerato responsabile nella copertura di quei crimini che sono gli abusi dei preti. E’ soltanto una decisione che riguarda un caso ma apre la porta ad altri casi e soprattutto al principio di responsabilità. E questa è la cosa più importante”.

    Come si è sentito appena avuta la notizia della decisione della Corte Suprema?
    “Estasiato…”.

    (29 giugno 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/29/news/avvocato_vittime_pedofili-5238694/

  • Pedofilia, la Corte Suprema Usa: “Niente immunità per il Vaticano”

    Pedofilia, la Corte Suprema Usa: “Niente immunità per il Vaticano”

    Sì ai processi civili contro i sacerdoti
    La Corte Suprema Usa non si è pronunciata sul diritto all’immunità

    Pedofilia, la Corte Suprema Usa:
    “Niente immunità per il Vaticano”
    NEW YORK
    La Corte Suprema mette in scacco il Papa: nonostante siano in maggioranza cattolici, i giudici costituzionali degli Stati Uniti hanno aperto la strada a una azione legale che teoricamente potrebbe portare sul banco dei testimoni Benedetto XVI e i vertici della Santa Sede e costringere il Vaticano a risarcimenti milionari.

    Decidendo di non prendere in esame la richiesta del Vaticano sul caso “Anonimo contro Santa Sede” i giudici hanno rinviato a un tribunale dell’Oregon la decisione se il Vaticano deve essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. Gli abusi al centro del caso risalgono al 1965. Il prete in questione, Andrew Ronan, è morto nel 1992.

    Il Vaticano aveva chiesto alla Corte di esimere la Santa Sede dal giudizio invocando l’immunità riconosciuta agli stati stranieri sovrani in base al Foreign Sovereign Immunities Act del 1976, una prerogativa su cui si era espressa favorevolmente l’amministrazione Obama.

    Questa legge prevede eccezioni: una di queste riguarda i dipendenti di uno stato straniero. La Corte d’Appello, nel caso “Anonimo contro Santa Sede”, aveva accolto l’eccezione riconoscendo che padre Ronan, trasferito più volte negli anni Cinquanta e Sessanta dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland, poteva per questo essere considerato un impiegato del Vaticano.

    «L’azione della Corte Suprema è una coraggiosa risposta alle preghiere di migliaia di vittime delle molestie sessuali dei preti che finalmente hanno una chance di giustizia», ha commentato Jeff Anderson, l’avvocato che accusa la Santa Sede per conto di un uomo che ha chiesto l’anonimato e che afferma di essere stato molestato da Ronan quando aveva 15 anni.

    Deluso Jeffrey Lena, il legale della Santa Sede, che avrebbe preferito veder riconosciuta l’immunità a livello di Corte Suprema. Secondo Lena tuttavia, la decisione di oggi «non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge. I giudici di Washington hanno valutato che il caso, per ora, non meritava di essere esaminato al loro livello. Non volevano scegliere questo caso come veicolo per chiarire la legge su questo punto».

    “Anonimo contro Santa Sede” torna ora all’esame della Corte Distrettuale dell’Oregon e il dibattito si impernierà sulla teoria che Ronan era dipendente del Vaticano. Una tesi «insostenibile», secondo Lena: «La Santa Sede non paga lo stipendio del prete, nè la sua pensione, nè esercita controllo quotidiano sul suo operato. Ronan era un prete dell’Ordine del Frati Servi di Maria. La sua stessa esistenza era sconosciuta al Vaticano fino a dopo gli eventi in questione».

    L’azione legale percorrerà un cammino parallelo con un’altra causa, “McBryan contro Santa Sede”, in cui gli avvocati che accusano il Vaticano hanno chiesto di portare il Papa alla sbarra. La scorsa settimana Lena si è opposto alla richiesta invocando la legge sull’immunità e argomentando che una testimonianza del Papa in un tribunale Usa «incoraggerebbe tribunali stranieri a ordinare le deposizioni del Presidente degli Stati Uniti in casi come quelli delle renditions della Cia», i trasferimenti segreti di sospetti terroristi dopo le stragi dell’11 settembre

    http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/es…56261girata.asp

  • Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità
    Nessun ostacolo per processo al Vaticano
    Il ricorso alla Corte era stato presentato dalla Santa Sede invocando il diritto all’immunità degli Stati sovrani, su cui anche l’amministrazione Obama si era pronunciata a favore

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    WASHIGTON – Il Vaticano è civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori dopo che la Corte Suprema Usa ha rifiutato di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede. Scegliendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso di un prete pedofilo dell’Oregon, la massima istanza giudiziaria statunitense ha confermato la precedente decisione di una Corte d’appello di togliere l’immunità alla Santa Sede. Era stata proprio questa decisione che aveva spinto il Vaticano a andare alla Corte suprema, che ora, rifiutandosi di affrontare il caso, ha reso definitiva la decisione della Corte d’appello. Prima che un rappresentante del Vaticano possa essere chiamato a testimoniare, il tribunale dovrà decidere se il Vaticano stesso possa essere considerato “datore di lavoro” del sacerdote abusatore.

    All’origine del caso la denuncia di una vittima, all’epoca dei fatti quindicenne, contro un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – che nel ’65 lo avrebbe molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era già stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. La vittima accusa quindi il Vaticano di non avere ridotto allo stato laicale il religioso, o di non averlo quantomeno punito o allontanato. La Santa Sede aveva presentato un ricorso contro la causa mossa dall’anonimo invocando l’immunità che spetta agli Stati sovrani.

    In primavera, quando fu presentato ricorso, la Corte Suprema aveva chiesto il parere del governo Usa, il cui parere era che la Santa Sede godeva di immunità anche in questo caso e che i suoi leader, primo fra tutti il Papa, non potevano essere interrogati. Il diritto all’immunità era stato però respinto nel corso di vari gradi di giudizio fino alla Corte d’Appello di Sacramento secondo cui esistevano sufficienti elementi di connessione tra Ronan e il Vaticano da considerare il sacerdote un dipendente della Santa Sede.

    Ora la Corte Suprema, scegliendo di non pronunciarsi in merito all’immunità, ha deciso di non fermare l’azione legale in cui la Santa Sede è accusata di aver ripetutamente trasferito il prete da città a città nonostante ripetuti casi di molestie sessuali su minori. L’azione legale considera il Vaticano corresponsabile dei suoi abusi perché lo ha spostato dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland nonostante fosse a conoscenza delle accuse contro di lui.

    “Ringraziamo i giudici per il coraggio con cui hanno lasciato che l’azione legale vada avanti”, ha detto Jeff Anderson, l’avvocato che accusa il Vaticano. “L’azione della Corte è una risposta alle preghiere di migliaia di sopravvissuti alle molestie sessuali dei preti che finalmente avranno una chance di avere giustizia, la possibilità di chiudere le ferite”, ha aggiunto.

    L’avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena, avrebbe invece preferito risolvere la questione a livello della Corte Suprema, “ma la decisione di oggi non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge”. Lena ha ricordato che su questo punto l’amministrazione Obama aveva dato ragione alla Santa Sede: “I giudici di Washington hanno valutato che il caso non meritava di essere esaminato al loro livello per ora”.

    (28 giugno 2010)
    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/28…ticano-5223874/

  • Prete arrestato per pedofilia, i giudici: «Astuto ad accreditarsi coi genitori»

    Prete arrestato per pedofilia, i giudici: «Astuto ad accreditarsi coi genitori»

    Il tribunale del riesame: «Don Pezzini aveva la capacità di blandire il minore con coccole con coccole e gratificazioni economiche, fingendo propositi di aiuto nei confronti del ragazzo»

    Parlano di «astuzia», «disinvoltura» e «allarmanti modalità della condotta» i giudici del tribunale del Riesame nel provvedimento con cui hanno bocciato il ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere presentata da don Domenico Pezzini, il sacerdote di 73 anni arrestato lo scorso maggio per pedofilia.

    Nel documento il collegio descrive gli elementi che rendono «elevato» a loro giudizio il pericolo della reiterazione del reato, emersi dalle testimonianze della presunta vittima, un ragazzo straniero oggi 17enne che sarebbe stato violentato tra il 2006 e il 2009; da quelle dei vicini; dagli indizi raccolti nel corso della perquisizione tra cui alcuni profilattici e dalle intercettazioni telefoniche. I giudici mettono dunque «in evidenza le allarmanti modalità della condotta, ovvero la disinvoltura dell’approccio con il minore, lo svolgimento di rapporti sessuali fin dal loro primo incontro, il lungo tempo in cui fatti sono avvenuti, la particolare vulnerabilità del minore, la capacità di blandire il ragazzo con coccole e gratificazioni economiche, l’astuzia di aver posto in essere tali condotte accreditandosi agli occhi dei genitori e degli operatori sociali come un sacerdote animato da propositi di aiuto verso il minore».

    Parlando nello specifico della disinvoltura del sacerdote nell’avvicinare il minorenne, spiegano che «ha cercato un approccio con il ragazzo nel parco», parlandogli di viaggi e «offrendogli la possibilità di aiuto». Un attimo dopo, «l’ha invitato nella sua abitazione dove lo ha indotto ad avere rapporti sessuali» che sarebbero proseguiti per anni. Mentre in merito al timore che se lasciato in libertà don Pezzini possa usare violenza contro altri soggetti deboli, sottolineano i suoi «molteplici contatti con giovani uomini estracomunitari attestati anche dalle intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei vicini di casa che hanno parlato di un andirivieni di stranieri, nonché da quelle di un amico che ha affermato che l’indagato ospitava stranieri probabilmente del sudest asiatico uomini». Pertando, concludono «è elevato il rischio che l’indagato (…) reiteri la condotta delittuosa in contestazione, atteso che le descritte modalità della stessa non appaiono affatto occasionali».

  • Savona: don Lu presto chiamato a deporre in aula

    Savona: don Lu presto chiamato a deporre in aula

    Sarà chiamato a deporre in aula don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio da cinque mesi in carcere con l’accusa di aver molestato una sua chierichetta di 12 anni. Ma non è ancora dato sapere quando verrà convocato a palazzo di giustizia dove oggi si è svolta, a porte chiuse, la seconda udienza (si è conclusa pochi minuti fa ndr) con la sfilata dei primi dieci testimoni: il nonno, la zia e il suo findanzato, poi cinque tra agenti e funzionari di polizia, quindi due psicologi, il primario del Gaslini Enzo Casari e la collega Giovanna Cenci. Se il sacerdote si presentera’ in aula dipenderà dall’evolversi dell’istruttoria dibattimentale. Oggi invece si è assistito ad un lungo interrogatorio per il nonno e la zia della dodicenne che ancora oggi cercano di alleviare le sofferenze della nipote. Non e’ stata ascoltata invece la madre, ma sono stati ascoltati gli inquirenti che hanno spiegato come si è dipanata l’indagine prima del clamoroso arresto di dicembre. Tutto era iniziato dalla segnalazione degli specialisti del Gaslini che avevano sentito la bambina. Secondo l’avvocato del sacerdote, Alessandro Chirivì: “Non sono emerse novità rispetto a quegli elementi di cui eravamo a conoscenza. Tutti i testi non sono stati ascoltati in ordine cronologico rispetto agli eventi”.

    Lunedì 31 Maggio 2010 ore 14:09

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=77485

    Don Lu chiamato a deporre
    31 maggio 2010

    Sarà chiamato a deporre in aula don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio da cinque mesi in carcere con l’accusa di aver molestato una sua chierichetta di 12 anni. La data è ancora da definirsi. Oggi a palazzo di giustizia si è svolta a porte chiuse la seconda udienza con la deposizione dei primi dieci testimoni: il nonno della ragazzina, la zia e il suo fidanzato, poi cinque tra agenti e funzionari di polizia, quindi due psicologi, il primario del Gaslini Enzo Casari e la collega Giovanna Cenci. Se il sacerdote si presenterà in aula dipenderà dall’evolversi dell’istruttoria dibattimentale.

    Oggi, invece, si è assistito ad un lungo interrogatorio per il nonno e la zia della dodicenne. Non è stata ascoltata invece la madre, ma sono stati sentiti gli inquirenti che hanno spiegato come si è dipanata l’indagine prima del clamoroso arresto di dicembre. Tutto era iniziato dalla segnalazione degli specialisti del Gaslini che avevano sentito la bambina. Secondo il legale del sacerdote, avv. Alessandro Chirivì, «non sono emerse novità rispetto a quegli elementi di cui eravamo a conoscenza. Tutti i testi non sono stati ascoltati in ordine cronologico rispetto agli eventi».

    31 maggio 2010 delle ore 15:22

    Processo “Don Lu”, secondo la parte civile “la struttura accusatoria è solida”

    Savona. Erano da poco passate le 14 quando anche l’ultimo dei testimoni chiamati a testimoniare nel processo che vede imputato Don Luciano Massaferro ha lasciato l’aula numero 4 del secondo piano del Palazzo di Giustizia di Savona. Di lì a pochi minuti è quindi calato il sipario anche sulla seconda udienza del processo al sacerdote alassino e i giudici del collegio, il sostituto procuratore Alessandra Coccoli e gli avvocati, sia della parte civile che dell’accusa, hanno abbandonato l’aula.

    “Oggi abbiamo gettato le basi per il processo e, a mio parere, la struttura accusatoria è abbastanza solida”. E’ questo il primo commento, a “caldo”, rilasciato dall’avvocato Mauro Vannucci che tutela gli interessi della piccola e della sua famiglia. “Questa mattina abbiamo sentito gli operatori della polizia giudiziaria, la famiglia della piccola, la dottoressa Lenci (psicologa del Gaslini), e il dottor Casari (primario di psicologia del nosocomio genovese), ovvero i soggetti dai quali è nata la notizia di reato, sia direttamente che indirettamente” ha aggiunto il legale della parte civile.

    “Posso dire che l’impianto è solido perché sono state confermate le risultanze delle indagini preliminari, le stesse che erano emerse anche nel corso dell’incidente probatorio” ha proseguito Vannucci che sulle deposizioni dei parenti della piccola ha commentato: “Potete immaginare per una persona che entra per la prima volta in tribunale quale possa essere la situazione psicologica. Il nonno e la zia sono due persone che hanno sempre svolto un ruolo preminente nell’ambito della famiglia e quindi hanno dovuto spiegare anche i minimi particolari e le sfumature che possono sembrare irrilevanti ma che il collegio ha voluto far emergere proprio al fine di accertare la verità”.

    “La bambina sta meglio anche perché piano piano sta uscendo fuori dalla vicenda del processo. Questo favorisce la piccola a riprendere lentamente i suoi rapporti sociali” ha spiegato l’avvocato Vannucci che alla domanda sulla futura presenza in aula dell’imputato ha risposto: “Don Luciano dovrà comparire perché la difesa ha chiesto il suo interrogatorio, adesso non si può dire ancora quando ma certamente verrà sentito”.

    Più cauto l’avvocato Mauro Ronco che con il collega Alessandro Chirivì difende Don Luciano: “Ciascuno fa le sue valutazioni, non si può adesso fare la cosa contraria perché sembrerebbe proprio il gioco della parti. Direi che mass-mediaticamente sarebbe conveniente dire questo ma dal punto di vista della mia serietà professionale penso che sia opportuno non fare nessun commento. Si tratterà di vedere nello sviluppo del processo come vanno le cose e quali sono i buchi neri nell’impianto accusatorio”.

    “I familiari della bambina hanno ricordato quello che la piccola ha detto loro e quindi è stato piuttosto laborioso, tenendo presente che si tratta del nucleo dell’accusa. Non mi pare ci sia però nulla di nuovo” ha aggiunto Ronco che sulla presenza dei giornalisti ha detto: “Preferirei che non ci fossero le telecamere a seguire questo processo sia per il sacerdote, che ha un grande bisogno di essere sereno e tranquillo, e lo sta dimostrando nella sua vita carceraria, ma anche per la bambina”.

    “In definitiva tutta questa pubblicità finisce per gravare sulla bimba e ad aumentare le aspettative di accusa da un lato. Perché come si fa poi ad assolvere quando una bambina è stata messa in gioco così pesantemente? Credo che effettivamente meriti di essere protetta in modo migliore. Quindi da due punti di vista vorrei che non ci fosse così tanta attenzione dei media. Ormai Don Luciano è stato messo in croce e quindi lui offre questo sacrificio a Dio, accettando questa ingiustizia. Ma tutta questa attenzione dilatata davvero mi spiace per la bambina. Più si diffonde questa notizia più la bimba viene messa in gioco e poi perché, lo ribadisco, più si coltiva la tendenza pubblica a dire ‘condanniamo’ e più si danneggia il nostro assistito” conlcude l’avvocato del sacerdote alassino.

    Prossimo passaggio del processo il 14 giugno quando, nell’aula savonese, saranno sentiti altri quindici testimoni chiamati dall’accusa

    www.ivg.it/2010/05/31/processo-don-…toria-e-solida/

     

  • Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati”

    Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati”

    Interrogatorio in vista per il sacerdote milanese accusato di abusi sessuali su un tredicenne
    La presunta vittima era affidato a una comunità. Il vescovo di Lodi: “Sorpresi e amareggiati”
    di EMILIO RANDACIO

    Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati” Don Domenico Pezzini

    Spiegherà la sua verità nel carcere di San Vittore. Don Domenico Pezzini, in carcere con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo di appena 13 anni, alle persone che ha incontrato a San Vittore ha comunque confidato di essere in grado di chiarire la sua posizione. Contro di lui, le confessioni di un ragazzo del Bangladesh, non ancora maggiorenne, che don Pezzini, paladino dei diritti dei gay cattolici, avrebbe frequentato per ben tre anni, fino al 2009. Nel corso della perquisizione nell’abitazione del sacerdote, gli agenti della squadra mobile hanno rinvenuto materiale pornografico.

    Nell’ordinanza di undici pagine il gip Giuseppe Vanore ripercorre le tappe del racconto del giovane, iniziato nel dicembre scorso, e seguito da una comunità perché segnalato dai servizi sociali per un contesto familiare particolarmente difficile. Le violenze, secondo la sua versione, sarebbero iniziate nel 2006, quando il sacerdote ha conosciuto il ragazzino. Il vescovo di Lodi, monsignor Giuseppe Merisi, alla cui diocesi don Pezzini appartiene, ha espresso la sua «amarezza» per la notizia dell’arresto che «ci ha colto completamente di sorpresa». Alla vicenda, ha spiegato, «guarderemo nella naturale fiducia verso la magistratura».

    «Don Pezzini — ha voluto rimarcare Merisi — ordinato a Lodi, vive fuori dalla diocesi dal 1968» e «risiede e opera a Milano da oltre quarant’anni e non ha incarichi nella nostra diocesi. Nonostante ciò siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la magistratura civile».

    I componenti del Guado, il gruppo di ricerca su fede e omosessualità del quale don Domenico Pezzini era stato fondatore, invece si dicono «increduli» per il provvedimento adottato dal tribunale. In un messaggio riportato sul sito del gruppo raccontano che «la prima reazione che proviamo è quella dell’incredulità. Se infatti è vero che le nostre strade si sono separate più di venticinque anni fa è anche vero che la nostra stima nei suoi confronti è ancora grande: di lui apprezziamo il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti che ha aiutato a conservare la fede».

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/05/26/news/pedofilia_don_pezzini_dalla_cella_chiarir_tutto_con_i_magistrati-4362317/

  • “Ecco perché non si può processare il Pontefice”

    “Ecco perché non si può processare il Pontefice”

    18/5/2010 – LO SCANDALO PEDOFILIA
    Il difensore americano: la Santa Sede non è un’azienda
    CORRISPONDENTE DA NEW YORK
    Papa Benedetto XVI La cooperazione religiosa non è un rapporto di lavoro dipendente»: è attorno a questo principio che ruotano le argomentazioni dell’avvocato difensore del Papa, Jeffrey Lena, che ieri ha depositato presso il Tribunale distrettuale del Kentucky a Louisville le carte legali tese a respingere la richiesta dell’accusa di coinvolgere i vertici del Vaticano nella causa intentata da tre vittime di abusi commessi da preti della diocesi locale.

    L’avvocato dell’accusa William McMurry rappresenta le tre vittime James O’Bryan, Donald Poppe e Michael Turner che hanno testimoniato di essere state rispettivamente molestate – in forme e circostanze diverse fra gli anni Cinquanta e Settanta, con alcuni episodi risalenti al 1920 – dai sacerdoti Laurence Kuntz, Arthur Wood e Louis Miller. McMurry ritiene che il Vaticano sia direttamente responsabile di quanto avvenuto in ragione di due motivi: il «chiaro e diretto controllo che esercita sui vescovi» e la «politica di segretezza» contenuta nel «Crimen Sollicitationis» che fu promulgato dal 1962 dalla Santa Sede, durante il pontificato di Giovanni XXIII e venne firmato dal cardinale del Santo Uffizio Alfredo Ottaviani, obbligando ogni sacerdote e non denunciare eventuali abusi in quanto equiparati ai segreti appresi nel confessionale. Se il Tribunale del Kentucky dovesse accettare questa impostazione aprirebbe la strada ad una «class action» delle vittime degli abusi contro il Vaticano simile a quelle che hanno visto le associazioni di consumatori strappare miliardi di risarcimenti ai produttori di tabacco, senza contare la possibilità di chiamare in causa il Papa e i vertici della Santa Sede.

    Da qui l’importanza della contromossa della difesa che punta a smantellare entrambe le accuse con dettagliate motivazioni, richiamandosi tanto ai principi del diritto americano quanto ai testi di quello canonico. «Riguardo al presunto rapporto di dipendenza fra la Santa Sede e i vescovi – spiega Lena a “La Stampa” – questo non sussiste» perché ne mancano i presupposti in quanto «la Santa Sede non controlla giorno per giorno l’operato del vescovo, non gli paga lo stipendio nè l’assicurazione sanitaria nè i benefici previdenziali, non gli fa avere gli strumenti con cui lavora, non controlla il suo orario di lavoro» e inoltre «il vescovo può assumere e licenziare chi vuole». Ciò che unisce il Vaticano alla diocesi del Kentucky, come a tutte le altre in America e nel mondo, «non è un rapporto di dipendenza lavorativa ma di cooperazione religiosa».

    Di conseguenza l’unico responsabile di quanto avviene nella diocesi è il vescovo e i vertici del Vaticano non possono essere chiamati in causa per quanto avviene sul territorio della diocesi. Se c’è una forma di «controllo» della Santa Sede sulle diocesi questo ha a che vedere con la teologia e il governo della Chiesa e dunque ciò comporta per il tribunale l’impossibilità di addentrarsi nell’esame della dottrina religiosa perché non rientra nei suoi compiti. «Trasformare la relazione fra il papa e i vescovi in un rapporto di lavoro dipendente significherebbe intervenire nelle politiche interne alla Chiesa ma ad impedire un simile intervento da parte di un tribunale civile è il Primo Emendamento della Costituzione americana» sottolinea Lena. Si tratta di una tesi che punta a smontare legalmente la definizione del Vaticano come di una corporation internazionale direttamente responsabile per ogni singola azione di tutti i preti, limitando il rapporto con le diocesi all’ambito esclusivo della fede e non dell’amministrazione. «Ad essere una corporation è piuttosto la diocesi del Kentucky con i suoi oltre 4000 dipendenti e le sue 110 parrocchie» aggiunge Lena, che entra inoltre nei particolari dei tre casi di abusi contestati, ricostruendo come quello nei confronti di Kuntz ha basi di prova molto deboli mentre negli altri due Wood e Miller vennero allontanati dal vescovo dell’epoca a seguito delle denunce fatte, a molti anni di distanza dai fatti contestati.

    Riguardo al secondo pilastro dell’accusa, l’avvocato del Papa ribatte facendo ricorso all’analisi del diritto canonico per affermare che «il “Crimen Sollicitationis” non impone affatto il silenzio sulle vicende di presunti abusi ma, anzi, comporta per il vescovo l’obbligo di far prevalere in questi casi la legge civile» collaborando con le inchieste proprio come Papa Benedetto XVI ha più volte chiesto di fare ai sacerdoti negli ultimi mesi. E’ sulla base di queste valutazioni che è stata formulata la richiesta al tribunale di respingere la causa intentata da O’Bryan, Poppe e Turner per «carenza di giurisdizione».

  • Mestre. 6 bambini denunciano: molestati al catechismo

    Mestre. 6 bambini denunciano: molestati al catechismo

    Sei minori, dai sette ai nove anni, accusano un quindicenne. Gli episodi sarebbero avvenuti nei bagni durante il catechismo. Rabbia dei genitori, imbarazzo del sacerdote. Indaga la Procura dei minori

    di Carlo Mion
    MESTRE La vicenda ha messo in subbuglio una parrocchia del centro: sei bambini di età compresa tra i sette e i nove anni accusano un quindicenne di averli toccati nelle parti intime quando li ha accompagnati al gabinetto durante le ore di catechismo.

    Una vicenda ora difficile da gestire. Sia per il parroco di quella comunità. E sia per chi, dopo l’apertura di un fascicolo in Procura dei minori, dovrà interrogare i bambini presunte vittime e il quindicenne presunto molestatore. Di sicuro ora i racconti dei ragazzini non saranno più fedeli in quanto inquinati da un clima molto turbato che coinvolge adulti e minori.

    La vicenda scoppia quando dal parroco si presentano alcuni genitori spiegandogli che i loro figli hanno raccontato in casa dei comportamenti scabrosi tenuti nei loro confronti da un ragazzo di quindici anni. Si tratta di un ragazzo che collabora con i loro insegnanti durante l’ora di catechismo in patronato. Stando al racconto fatto dai bambini il 15enne quando li accompagna in bagno li accarezza nelle parti intime. Il parroco rimane senza parole anche perchè conosce il ragazzo e la sua famiglia che da sempre frequentano la chiesa e partecipano alle varie attività della parrocchia. A quei primi ragazzini se ne aggiungono altri nel testimoniare gli stessi comportamenti del 15enne. Alla fine sono sei quelli che accusano di essere stati toccati e masturbati dal ragazzo. Il parroco avvicina la famiglia del 15enne per scoprire cosa veramente sia successo. Dal canto suo il ragazzo nega tutto.

    Mentre il prete cerca di capire e definire l’accaduto, anche perchè tutti i protagonisti sono minorenni, monta la protesta dei genitori che portano a catechismo i figli in quella parrocchia. Per il sacerdote non è facile gestire la vicenda senza danneggiare nessuno e appurare la verità prima di portare al cospetto dei giudici l’accaduto. Nel contempo si rende conto che il suo comportamento deve essere il più trasparente possibile per evitare facili strumentalizzazioni nei confronti della Chiesa. E deve fare tutto in tempi più che brevi. Il passaparola innesca la rabbia di gran parte dei genitori. Nel frattempo viene interessata la polizia e la Procura presso il Tribunale dei Minori. Le cose iniziano a farsi difficili perchè c’è il rischio che i bambini possano essere influenzati nel testimoniare i comportamenti del ragazzo che li accompagnava in bagno, dai racconti che sentono in famiglia o quando frequentano gli altri bambini. Altri genitori hanno fatto sapere che pure i loro figli sembra siano stati molestati. E naturalmente la rabbia sale. Nel mirino finisce la parrocchia e gli insegnanti di catechismo.

    La situazione è complicata da affrontare. Tantopiù per chi ora dovrà sentire i bambini e capire, con l’aiuto di uno psicologo, quanto dei loro racconti è vero. Nel contempo bisogna anche tutelare l’altro minore finito al centro di una vicenda che sicuramente è enorme per lui e può diventare devastante se si dimostrasse non vera.
    (17 maggio 2010)

  • Avrebbe molestato bambine, arrestato sacerdote

    Avrebbe molestato bambine, arrestato sacerdote

    FOGGIA, sabato 12 maggio 2007 – ORE 12.37
    Avrebbe molestato bambine, arrestato sacerdote

    Avrebbe molestato alcune bambine quando si andavano a confessare da lui. Un sacerdote della parrocchia Sacro Cuore, don Nicola Rossi, 75 anni, originario della provincia di Benevento, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale. L’uomo si trova ora ai domiciliari in un istituto dei salesiani in Campania. L’arresto, disposto dal gip del Tribunale di Foggia Rita Curci, su richiesta del pm Vincenzo Bafundi, è stato eseguito ieri a Taranto dove il sacerdote si era trasferito da un po’ di tempo. I fatti risalirebbero al 2006. Le indagini sono partite dalla denuncia di alcune bambine che hanno raccontato di aver ricevuto attenzioni moleste dal sacerdote, durante il corso di catechismo per la prima comunione. Una bambina in particolare avrebbe raccontato in lacrime alla madre cosa sarebbe avvenuto nel confessionale. E’ scattata la denuncia, le indagini, poi altri casi, a lungo vagliati dagli inquirenti con il supporto di assistenti sociali. Una brutta storia. Don Nicola era molto conosciuto non solo in parrocchia ma anche nell’intera città. Sulla vicenda c’è il massimo riserbo, soprattutto in parrocchia. Una parrocchia di frontiera conosciuta proprio per il suo servizio ai minori, tanti dei quali sottratti alla strada con l’opera dell’oratorio.

    Daniela Zazzara

  • La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    2002 Don Luigi Facchi: Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    Il sacerdote, ex vicerettore del Seminario, è stato allontanato dal paese per decisione del pm. Incredulità a Ome, nel Bresciano, per le accuse contro don Luigi.

    BRESCIA, 30 Giugno 2002 – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ‘ 99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’ è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti. I fatti risalirebbero agli anni in cui il religioso era il curato di Gottolengo. Ma la denuncia sarebbe scattata solo pochi mesi fa.

    2007 Don Marco Baresi: arrestato il Vicerettore del Seminario

    La maledizione di via Bollani stessa accusa per il suo predecessore.

    BRESCIA, 28 Novembre 2007. In arresto il vicerettore del Seminario di Brescia, don Marco Baresi, stessa accusa per il suo predecessore. Originario di Chiari, dopo una breve esperienza a San Zeno, era stato chiamato a sostituire don Luigi. L’ex responsabile patteggiò la condanna e ora si occupa di una biblioteca e di preti anziani. Sembra un brutto scherzo della sorte. Ma don Marco Baresi, nel seminario di Brescia, era stato chiamato a risolvere un problema. Ed ora il problema – con accuse quasi identiche a quelle di otto anni prima – è diventato lui. Fino al 1999, infatti, ad occuparsi dei ragazzi delle scuole medie era don Luigi, che attorno al 2002 ha patteggiato una condanna per reati collegati alla pedofilia commessi proprio negli anni in cui era vicerettore dell’istituto diocesano di via Bollani e successivamente è stato trasferito ad occuparsi di una libreria e dei preti più anziani. Don Marco era stato indicato come suo sostituto – incarico delicatissimo, dato il precedente – nonostante avesse trent’anni appena compiuti.

    2010 Don Claudio Ballerini: prete si masturba in piazza Partigiani a Perugia: condannato a 6 mesi.

    Il sacerdote, ex vicerettore al seminario, originario di Brescia già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi.

    PERUGIA, 1 aprile 2010 – Si sarebbe masturbato alla fermata degli autobus, in piazza Partigiani, con la “piena visione” di due adolescenti che l’hanno denunciato. Accadono, accadono anche nella tranquilla Umbria episodi di devianza sessuale destinati a creare problemi al Vaticano. “E’ un fatto molto brutto perché riguarda un sacerdote” chiarisce il pubblico ministero Gianluca Proietti nel corso della requisitoria.

    Ieri l’ultima tappa del processo che si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale di Perugia, Anna Rita Cataldo. Il pm aveva sollecitato una condanna a un anno di reclusione sostenendo la piena responsabilità del religioso i suoi precedenti e chiedendosi se siano state fatte segnalazioni al Vaticano sul comportamento dell’ecclasiastico. La difesa invece, puntando sui problemi di salute psichica dell’imputato ne aveva chiesto l’assoluzione. “Siamo ai limiti della sussistenza del reato”.

    I fatti risalgono al 2008 e coinvolgono don Claudio Ballerini, cinquantenne originario di Brescia, prete del nord Italia, già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi dettati – ha sostenuto la sua difesa – anche da problemi di natura psicologica. Il religioso si è trasferito in Umbria: è ospite della Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza (“per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”) perché sta seguendo un percorso di recupero in un istituto di cura.

    Nel pomeriggio raggiunge il capoluogo umbro e su una panchina, in pieno giorno, davanti a due ragazzine compie atti di autoerotismo. Ha un giornale in mano e sembra che in parte tenti di nascondersi ma le sedicenni, spaventate, avvertono subito il 113. Una pattuglia della squadra volante identifica immediatamente il religioso che è in abiti civili e lo denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non è la prima volta. Nel 2002 si beccò una multa, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese.

    Don Claudio Ballerini è però stato anche e soprattutto educatore nel Seminario di Brescia. Prima come Vicerettore nella comunità delle Medie poi, ritirato d’urgenza dall’incarico per incipiente esaurimento nervoso, riciclato a fare il Padre Spirituale di tutto il Seminario Minore.

    E’ notorio infatti che chi da segni di squilibrio psichico tra un gruppo di quaranta ragazzi in cammino vocazionale meriti di diventare la guida spirituale di oltre cento ragazzi dai 12 ai 19 anni.

    Un ragazzo, all’epoca un seminarista in cura spirituale dal Ballerini, afferma: “il sacerdote nelle ore di pastorale ci faceva formidabili letture di romanzi alla Uccelli di Rovo. Aveva un libro in particolare col quale voleva dovevamo fare meditazione; era la storia di un giovane prete continuamente insidiato nella virtù da parrocchiane moleste, e diceva che queste cose succedevano, quindi dovevamo prepararci. Diventare prete era una sofferenza, diventare non era per niente facile. Un giorno, a furia di insistere su questi toni  e parlare del dolore del sacerdozio fece esplodere un mio compagno francescano, che si alzò in piedi in aula e gli urlò che aveva letteralmente rotto i c******i con quella viacrucis vocazionale e che a noi invece l’idea di diventare prete garbava moltissismo, peccato solo avessimo  davanti esempi di depressione cosmica come la sua”.

    Erano i primi anni novanta, il padre spirituale sarebbe rimasto in carica parecchi anni, con la stima dei Superiori e la pazienza dei seminaristi, nonostante in molti avessero chiesto di poter cambiare Superman, così chiamavano il loro direttore spirituale per via di una certa somiglianza fisica. Ora Superman non vola più davvero.

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre