Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Incriminazione di Ratzinger. Obama difende il Vaticano

    Incriminazione di Ratzinger. Obama difende il Vaticano

    /5/2010 – Il passo dell’avvocatura del governo
    Obama difende la Santa Sede “Nessun risarcimento da Roma”

    L’amministrazione prende posizione nella disputa alla Corte Suprema
    La Casa Bianca sostiene le posizioni legali della Santa Sede nella disputa in atto di fronte alla Corte Suprema, che vede gli avvocati di una vittima di abusi tentare di coinvolgere il Pontefice. A descrivere la posizione dell’amministrazione Obama è il testo depositato presso la Corte Suprema dall’avvocatura del governo, rappresentata da Neal Kumar Kaytal, e controfirmato da Harold Hongju Koh, legale del Dipartimento di Stato, nel quale si affronta la tesi sollevata dal Tribunale distrettuale dell’Oregon in merito alla possibilità di ammettere la richiesta di risarcimenti alla Santa Sede per la presenza di un «rapporto di impiego» fra il Pontefice e i preti accusati di abusi.
    La Corte d’appello federale accettò questa impostazione ma ora l’avvocatura di Obama afferma che «l’interesse degli Stati Uniti è nel rimandare il giudizio alla Corte d’appello per ulteriori considerazioni». Ecco la spiegazione: «La Corte d’appello ha errato nel ritenere che il Tribunale distrettuale abbia la giurisdizione per discutere le accuse nei confronti della Santa Sede a causa degli abusi sessuali commessi da un prete» per il motivo che procedere in questa direzione comporterebbe «andare oltre i limiti» imposti dalla legge federale che consente di portare a giudizio Stati stranieri. La legge federale consente di ammettere cause contro Stati sovrani per responsabilità civile solo se viene provato che l’atto che ha causato il danno – in questo caso l’abuso – è una conseguenza della «finalità dell’impiego». Su questo punto l’avvocatura di Obama condivide la posizione dell’avvocato Jeffrey Lena, che rappresenta la Santa Sede. «Poiché i contestati abusi sessuali non rientrano nella finalità dell’impiego del prete – si legge a pagina 13 del documento depositato presso la Corte Suprema di Washington – la legge dell’Oregon non prevede la possibilità di coinvolgere rappresentanti di uno Stato straniero». Da qui la richiesta dell’avvocatura alla Corte Suprema di rimandare il caso affinché sia la Corte d’appello a rivedere l’approccio legale al possibile coinvolgimento della Santa Sede.
    Il passo della Casa Bianca va nella stessa direzione della tesi della difesa della Santa Sede che la scorsa settimana aveva fondato le obiezioni sull’impossibilità di definire le relazioni fra Vaticano e preti come «lavoro dipendente» trattandosi di «cooperazione religiosa». La parola passa adesso ai nove giudici della Corte Suprema di Washington che entro un mese dovrebbero esprimersi ma in attesa degli sviluppi sul piano giuridico, il passo dall’avvocatura dello Stato lascia intendere un orientamento del governo federale a non volere un allargamento della giurisdizione dei tribunali Usa nelle cause contro Stati stranieri. Bisogna inoltre tener presente che a guidare l’avvocatura è Elena Kagan, designata da Obama a giudice della Corte Suprema, ed è in ragione del suo status di candidata che a firmare il documento è stato il vice Kaytal. L’avvocato Lena ha scelto di non commentare il passo dell’avvocatura perché «sta ora alla Corte Suprema parlare», ma in passato ha sottolineato come questo caso ha una rilevanza che va ben oltre la Santa Sede investendo l’equilibrio dei poteri fra enti internazionali.

  • Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Marilù Musto

    Solo il dolore, nient’altro che il dolore ha attraversato in due anni, quattro mesi e undici giorni la famiglia della piccola vittima della violenza sessuale da parte di un sacerdote di 33 anni.

    E un silenzio assordante della chiesa, in particolare della diocesi di Aversa che in tutti questi mesi «non ha mai chiesto ufficialmente perdono al bambino violentato dal viceparroco di Casal di Principe», ha spiegato il difensore del ragazzino, Costantino Puocci. Nonostante il fatto che oggi Don Marco Cerullo, sacerdote della chiesa del Santissimo Salvatore, può essere chiamato a tutti gli effetti pedofilo.

    Don Marco – che oggi ha 35 anni – è stato, infatti, condannato con sentenza definitiva dai giudici della corte di Cassazione alla pena di sei anni e otto mesi di carcere per aver abusato sessualmente di un suo alunno della scuola elementare e media di Villa Literno nel dicembre del 2007, durante l’orario scolastico. La sentenza ha rotto il silenzio: «Preferisco aspettare i tempi della giustizia – disse due anni fa il vescovo della diocesi normanna, Mario Milano – non ho altro da dire».

    Nei mesi successivi all’arresto del prete pedofilo, però, venne emessa la sentenza di primo grado dal gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – il 22 aprile del 2008 – che condannava a sei anni e otto mesi di reclusione Don Marco con l’interdizione perpetua «da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Nemmeno allora la chiesa volle pronunciarsi. Il risarcimento per i danni morali subiti, 50mila euro in via provvisoria, non è stato ancora versato dall’insegnante di religione alla famiglia del ragazzo che ora ha tredici anni e che, probabilmente, ha una vita distrutta dal ricordo degli abusi.

    Durante l’incidente probatorio, infatti, il ragazzo aveva rivelato ai giudici di essere stato violentato più volte dal sacerdote e, in un caso, anche nel giorno del suo compleanno dopo una pizza mangiata assieme. Ne aveva solo undici quando nel 2007, il 19 dicembre, i carabinieri di Casal di Principe videro il suo viso bianco, terrorizzato, e una persona che era distesa su di lui in auto. I militari quella mattina si avvicinarono alla vettura parcheggiata in aperta campagna e videro don Marco che stuprava il ragazzo. Il sacerdote cercò di scappare inserendo la marcia, ma si schiantò contro un palo che circondava la piazzola di un distributore di benzina. Venne arrestato. Ammise in lacrime davanti ai carabinieri le sue colpe. Era riuscito a uscire dal plesso scolastico liternese e portare con sé l’alunno con il pretesto di comprare dei colori per dipingere il presepe.

    Poi ritrattò dichiarando che si trattava solo di «un abbraccio affettuoso». Il suo avvocato, Carmine Ucciero – mentre la procura generale precisava che il giudice in primo grado aveva omesso di applicare interdizioni più rigide per Don Marco, previste della legge – presentò ricorso in Appello e poi, dopo la conferma della condanna a Napoli, avanzò istanza in Cassazione. Non c’è stato nulla da fare. Don Marco Cerullo tornerà in carcere. E dovrà restarci, probabilmente, circa due anni grazie a sconti e benefici vari. Anche perché nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere era rimasto solo 13 giorni, dal 19 dicembre a 2 gennaio, prima che il tribunale del riesame di Napoli concedesse il beneficio dei domiciliari per due mesi. Da due anni si trova in una comunità di recupero alle porte di Roma messa a disposizione, pare, dalla stessa chiesa. Sarebbe stato sospeso dal servizio delle sue funzioni di sacerdote, ma la chiesa non ha fatto sapere pubblicamente se è stato spogliato dal suo abito di sacerdote. Resta il silenzio dell’istituzione ecclesiastica. E un’infanzia distrutta per sempre. Per il risarcimento dei danni, i legali della vittima, gli avvocati Puocci e Sergio Cavaliere, fanno sapere: «Ci faremo valere in sede civile».

    L’ipotesi Uscita in orario scolastico l’istituto rischia sanzioni
    Con la sentenza di Cassazione ora i dirigenti della scuola di Villa Literno potrebbero incorrere in sanzioni a causa dell’uscita dalla struttura di un alunno durante l’orario scolastico. Intanto, non ha trovato conferma l’ipotesi che altri alunni della scuola di Villa Literno abbiano subito abusi sessuali.

    Da Il Mattino, edizione di Caserta del 09 maggio 2010

  • Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo

    Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo

    Belgio, polemica sul primate cattolico Avrebbe coperto un parroco pedofilo
    fonte repubblica it

    Lo scrive il quotidiano De Morgen. Secondo il racconto, André Leonard, arcivescovo della chiesa cattolica belga, avrebbe insabbiato il caso di un sacerdote dopo che aveva ripetutamente abusato di un ragazzo. La denuncia del giovane: “Non ha denunciato perché tra i due è stato varato un accordo finanziario”

    BRUXELLES – André Leonard, primate della chiesa cattolica belga, avrebbe insabbiato il caso di un sacerdote pedofilo, impedendo che il religioso potesse finire in tribunale. E’ questa la rivelazione pubblicata dal quotidiano belga De Morgen, che riporta il racconto della presunta vittima, Joel Devillet.

    Durante gli anni ’80, Devillet sarebbe stato ripetutamente oggetto di abusi sessuali da parte del parroco del suo villaggio, e nel 1996 si sarebbe finalmente confidato con Leonard, allora vescovo della diocesi di Namur: “Lui ha però lasciato fare. E’ stato varato un accordo finanziario, in base al quale il sacerdote avrebbe pagato un terzo della mia terapia, il vescovo un altro terzo mentre il resto sarebbe stato a mio carico ma nonostante avesse ammesso i fatti, questo sacerdote è rimasto al suo posto per altri cinque anni e ha continuato a fare vittime: Leonard ha fatto di tutto perché si evitasse un processo”, ha dichiarato Devillet.

    Il portavoce di Leonard non ha commentato la vicenda, limitandosi a sottolineare come sul caso stia lavorando la magistratura belga. Il caso è infatti davanti al tribunale di Namur, dove l’uomo che dice di aver subito violenze, dal 2009.

    (29 aprile 2010)

  • La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo

    La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo

    Alla veglia di preghiera per don Luciano Massaferro in carcere erano un migliaio. Tra loro anche monsignor Giorgio Brancaleoni, vescovo vicario di Albenga e parroco reggente nella parrocchia di “don Lu”. “E’ un bravo sacerdote.

    Non voglio interferire con il giudizio dei magistrati, ma ho l’intima convinzione che questo sacerdote sia innocente”
    di WANDA VALLI

    La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo Don Luciano Massaferro

    L’altra sera era alla testa del corteo, la fiaccolata di preghiera voluta dai parrocchiani di Alassio che credono nell’innocenza di don Luciano Massaferro, il sacerdote in carcere, con l’accusa di pedofilia. Per aver molestato, violato, una ragazzina, una bimba. Adesso monsignor Giorgio Brancaleoni, vescovo vicario di Albenga e parroco reggente nella parrocchia di don Luciano, racconta a Repubblica, il perché di quel gesto pubblico.

    E spiega che la fiaccolata l’ha autorizzata e organizzata lui, convinto com’è che don Luciano sia innocente. Se la magistratura dimostrasse il contrario? Monsignor Brancaleoni sarebbe il primo a inginocchiarsi chiedendo il perdono della vittima. Ma oggi è più forte la convinzione che un “bravo sacerdote” sia in galera ingiustamente. Anche se a accusarlo è una bimba. A cui i magistrati credono.

    Monsignor Giorgio Brancaleoni, don Luciano è in carcere con accuse pesanti. Perché ha partecipato a quella manifestazione?
    “Intanto non era una manifestazione, ma una veglia di preghiera e l’ho organizzata io, su richiesta dei fedeli”.

    Il Papa ha pianto di fronte alle vittime di soprusi, lei organizza una veglia per un sacerdote sospettato di pedofilia. Al di là della presunzione di innocenza, perché l’ha fatto?
    “Per pregare per don Luciano, perché i suoi parrocchiani vogliono stargli vicino e per il bene della nostra diocesi”.

    Il magistrato che indaga ha sottolineato di avere usato tutte le precauzioni, prima di arrivare a un’accusa così difficile. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di libertà. Tutto ciò non mette in dubbio le sue certezze?
    “No, per nulla, ho l’intima convinzione che questo sacerdote sia innocente”.

    Una bimba lo accusa. Non ha pensato a lei?
    “Io non so, non ho fatto gli interrogatori, so soltanto che la bimba non la mettiamo da parte, abbiamo pregato anche per lei, frequenta la scuola diocesana. All’inizio della veglia di preghiera, ho precisato che non voglio interferire con il giudizio dei magistrati”.

    Lei dice: don Luciano è innocente. Da dove nasce la sua convinzione?
    “L’insieme della sua vita da sacerdote me lo fa pensare. Chi è malato di pedofilia, dicono, non commette reato una sola volta, don Luciano ha vissuto in mezzo ai giovani, senza che mai venisse fuori qualcosa del genere, qualcosa di brutto”.

    Don Luciano vi ha ringraziato dal carcere, che messaggio volevate mandargli con la fiaccolata?
    “Fargli sentire che non l’abbiamo abbandonato, noi sappiamo che è stato un bravo prete”.

    Monsignor Gariboldi, e se, alla fine, la giustizia umana avesse le prove che don Luciano è colpevole, che farebbe?
    “Ci inginocchieremmo a chiedere il perdono della vittima”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/28/news/fiaccolata-3674916/

  • Abusi in seminario, l’appello al via con una nuova perizia

    Abusi in seminario, l’appello al via con una nuova perizia

    Battaglia sulla parte informatica Per la difesa ci sono prove dell’uso del computer mentre il sacerdote celebrava messa

    Brescia. Don Marco Baresi torna in aula, davanti ai giudici della corte d’appello di Brescia dopo la condanna in primo grado, nel maggio scorso, a sette anni e mezzo per violenza sessuale, per aver abusato di un ragazzino che frequentava la scuola media del seminario diocesano, e divulgazione di materiale pedopornografico, per aver scaricato da eMule centina e centinaia di files dal contenuto inequivocabile archiviati su una memoria esterna e cancellati in maniera maldestra pochi giorni prima dell’arresto.

    E I SUOI SOSTENITORI, il gruppo «FreeDON», non lo lasciano solo nemmeno stavolta e fanno capannello all’esterno dell’ingresso del palazzo di giustizia: ragazzi e ragazze e suore tutti uniti a sostenere il loro don, il sacerdote che per questi giovani è stato condannato ingiustamente.
    In aula, davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo, le parti si sono date subito battaglia sulla «parte informatica» della vicenda. I difensori, gli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, hanno chiesto il rinnovamento del dibattimento per quanto riguarda proprio la parte informatica.
    GRAZIE a una consulenza la difesa avrebbe le prove che il computer del sacerdote è stato usato per scaricare files inequivocabili anche mentre don Baresi era altrove: ci sarebbero prenotazioni di files pedopornografici mentre don Marco stava celebrando messa e non poteva essere intento a navigare via Internet per fare ordinazioni a luci rosse. La consulenza confermerebbe quanto dichiarato anche nel processo di primo grado dal sacerdote, che ha sempre sostenuto di non essere l’unica persona (ma non ha fatto altri nomi) che aveva accesso al suo computer.
    Sulla richiesta presentata dalla difesa la camera di consiglio è durata a lungo ed è terminata con un’ordinanza che ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale. Prima di decidere sulla richiesta di rinnovamento del dibattimento, infatti, i giudici vogliono avere alcune risposte tecniche preliminari.

    NELLA PROSSIMA udienza, quindi, al perito verrà conferito un incarico per ottenere risposte e permettere ai giudici di capire se il processo d’appello comprenderà anche una nuova parte dibattimentale.
    In aula anche don Marco Baresi: clergyman grigio, aria serena, il sacerdote ha atteso con i legali l’esito della prima udienza. Il sacerdote era finito nei guai nel novembre del 2007 dopo le accuse di un ragazzino che aveva raccontato di aver avuto rapporti sessuali con don Marco qualche anno prima, quando non aveva ancora 14 anni e frequentava la scuola media del Seminario. Dalla scuola il ragazzo, che nel processo è parte civile, era stato allontanato per alcuni problemi, ma non aveva rivelato nulla ai genitori. Le sue rivelazioni sono state successive. Seguito da una psicologa per altri problemi, il ragazzino (diventato maggiorenne nel corso del primo processo) aveva raccontato l’intera vicenda. La psicologa a quel punto aveva avvisato i genitori che avevano formalizzato la denuncia alla polizia.

    Wilma Petenzi

    Don Baresi: è cominciato l’Appello
    martedì 27 aprile 2010

    E’ iniziato davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo della corte d’appello di Brescia il processo di secondo grado a carico di don Marco Baresi, l’ex vice direttore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano, condannato in primo grado a sette anni e mezzo (leggi qui) perché riconosciuto colpevole di violenza e abusi sessuali compiuti nel 2004 ai danni di un ragazzo (14enne all’epoca di fatti) che frequentava la scuola media del seminario, nonché di divulgazione di materiale pedopornografico per aver scaricato dalla rete con il proprio computer centinaia di video porno.
    La difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, ha chiesto un nuovo dibattimento sull’aspetto informatico della vicenda, intendendo dimostrare che il computer del religioso sarebbe stato sicuramente usato da qualcun altro in sua assenza.
    Come don Baresi ha sempre sostenuto e come dimostrerebbe l’analisi dei files fatta da un consulente di parte il quale avrebbe scoperto operazioni effettuate mentre il prelato stava celebrando la messa.
    Prima di concedere un nuovo dibattimento, la corte ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale.
    Come si ricorderà, le accuse al sacerdote di Chiari (che è ai domiciliari e lunedì era presente in aula) risalgono all’estate 2007, quando il 14enne che aveva subito le violenze, dopo un lungo periodo di terapia psicologica aveva trovato la forza di parlare denunciando l’accaduto e le pesanti attenzioni sessuali subite. In novembre il religioso era pure stato incarcerato (leggi la notizia).
    Anche all’appello sono presenti fuori dal tribunale i suoi sostenitori del gruppo «FreeDon», che lo considerano perseguitato dalle false accuse di pedofilia.
    Si tratta di famiglie, ragazzi e ragazze, suore che animano un sito internet innocentista pro don Baresi dove si raccolgono adesioni e si firmano appelli in suo favore (vai al sito).

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/18093/218/

  • I parroci promuovono una fiaccolata per don Luciano

    I parroci promuovono una fiaccolata per don Luciano

    25 aprile 2010

    Una fiaccolata dei fedeli per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato il 29 dicembre scorso con l’accusa di aver violentato una sua chierichetta di 12 anni, è stata promossa dalle parrocchie di San Vincenzo e San Giovanni insieme alla diocesi di Albenga/Imperia per domani sera. Hanno annunciato l’adesione sia i parrocchiani sia diversi sacerdoti della stessa diocesi.

    Il prete attualmente si trova rinchiuso nel carcere di Valle Armea a Sanremo e il prossimo 24 maggio dovrà presentarsi in tribunale a Savona per la prima udienza del processo. A difendere il prete saranno gli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì che più volte hanno presentato istanza di scarcerazione per il loro assistito. Inizialmente detenuto nel carcere di Chiavari, don Luciano Massaferro era stato poi trasferito in quello sanremese ospite in una cella dove sono detenute altre sette persone.

  • LO SCANDALO PEDOFILIA ESPLODE ANCHE IN BELGIO

    LO SCANDALO PEDOFILIA ESPLODE ANCHE IN BELGIO

    Piovono dimissioni da parte di alti prelati cattolici per lo scandalo pedofilia. L’ultimo a lasciare è un vescovo del Belgio. Ancora non si conosce il suo nome né il motivo delle dimissioni. Dopo il capo della Diocesi di Augusta Walter Mixa e il vescovo irlandese James Moriarty il belga sarebbe il terzo negli ultimi due giorni a lasciare l’incarico.

    La sua identità ancora non è stata resa nota; ma secondo l’agenzia belga Afp si tratterebbe del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe. Da chiarire se sia stato proprio lui a commettere gli abusi o se abbia coperto altre persone. Ieri sera la Conferenza episcopale locale ha convocato una conferenza stampa per oggi con il capo della Chiesa cattolica belga, André-Joseph Léonard, e con i responsabili della Commissione d’inchiesta sulle vicende di pedofilia nella Chiesa.

    Ieri altre due dimissioni di vescovi in Europa. Ha lasciato il vescovo di Augusta Walter Mixa, già al centro di polemiche in Germania dopo che aveva ammesso maltrattamenti contro bambini all’epoca in cui era sacerdote. Papa Benedetto XVI dovrà decidere se accettare o meno le dimissioni.
    Sempre ieri, si è dimesso il vescovo di Kildare e Leighlin, in Irlanda, James Moriarty, accusato in un documento governativo di aver insabbiato denunce nei confronti di preti pedofili. Dopo John Magee e Donal Murray, è il terzo vescovo in Irlanda che decide di lasciare la propria carica, scusandosi con le vittime.

    Dagli Stati Uniti intanto arriva un nuovo attacco al cuore del Vaticano. L’avvocato delle vittime di padre Lawrence Murphy, accusato di aver abusato di 200 bambini di una scuola per sordomuti, ha
    denunciato in un tribunale federale di Milwaukee la Santa Sede, papa Benedetto XVI e i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, definendoli i ”vertici della piramide del silenzio” per aver protetto il sacerdote.
    Il Papa nei giorni scorsi ha che la Chiesa è intenzionata a percorrere la strada della trasparenza, e ha chiesto perdono ad alcune vittime maltesi di preti pedofili durante il suo viaggio sull’isola.

    CNRmedia – 23/04/2010

  • Oggi l’Appello per don Mauro

    Oggi l’Appello per don Mauro

    Il processo L’ex parroco di Laglio è stato condannato a otto anni in primo grado
    Il sacerdote è accusato di violenza sessuale su un ragazzo

    Si apre oggi davanti alla Corte d’Appello di Milano il processo di secondo grado a don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio, già condannato dai giudici di Como a otto anni per violenza sessuale su un ragazzo minorenne all’epoca dei fatti.

    Il sacerdote, dopo essere stato spostato a Colico dall’allora vescovo Alessandro Maggiolini, in seguito alla condanna di Como è stato poi rimosso dall’attuale vescovo Diego Coletti.

    EX PARROCO LAGLIO: “NON SONO COME PRETI PEDOFILI” «Non voglio essere paragonato ai preti pedofili, ma non ho paura della condanna, non ho paura di essere condannato per ciò che non ho fatto; esiste un altro giudice di cui bisogna avere paura». Così don Mauro Stefanoni, 41 anni ex parroco di Laglio (Como) nel corso delle sue dichiarazioni spontaneee che ha fatto nell’udienza davanti alla prima corte di Appello di Milano dove è alla sbarra per i reati di violenza sessuale aggravata. In primo grado don Mauro, venne condannato a otto anni di reclusione il 29 maggio dello scorso anno dal Tribunale di Como. Il sacerdote è accusato di aver abusato sessualmente in un ragazzo affetto da disabilità mentale, all’epoca quindicenne, a lui affidato e che frequentava l’oratorio della parrocchia del paese celebre perchè l’attore George Cooney ha comprato una villa sul lago. L’udienza è stata aggiornata per la replica delle difese al 4 giugno prossimo, quando presumibilmente ci sarà la sentenza. Il pg Piero De Petris ha chiesto la conferma della condanna di primo grado: otto anni di reclusione. Don Mauro, maglione blu su un paio di pantaloni grigi, si è rivolto alla Corte spiegando di essere innocente e ricordando ai giudici l’esito di una perizia medica che dimostrerebbe la impossibilitàper il sacerdote ad avere rapporti sessuali. «È stato come se avessi affrontato i tre stadi di una malattia quando questa storia mi è caduta addosso -ha detto il sacerdote – la prima fase è l’incredulità, la seconda è la rabbia, la terza la rassegnazione. Ma come fa un cittadino normale a dimostrare la sua innocenza? Come fa? Che strumenti ha per dimostrare la sua innocenza? l’unica cosa che mi è rimasta è l’orgoglio,una fiammella ancora accesa che mi fa dire che io non sono come i preti pedofili».

    22 Aprile 2010
    18.25 PEDOPORCI: DON MAURO TORNA DAI GIUDICI LAGLIO

    Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio e Brienno condannato a otto anni di galera il 29 maggio del 2008 domani dovrebbe tornare davanti ai Giudici. È fissato, infatti, in Corte d’Appello di Milano il processo di secondo grado voluto dallo stesso religioso che non ha mai accettato quella condanna tantomeno l’accusa di essere, detta terra a terra, un porco. La vicenda è ben scandalosa nota anche per i colpevoli silenzi della Curia comasca che, anzi, si schierò addirittura contro anche e soprattutto la nostra redazione che ‘osò’ a suo tempo dare notizia dell’arresto del prete quando un mercoledì fu prelevato dalla Squadra Mobile di Como durante un pranzo di nozze e sbattuto dentro con l’accusa di violenze sessuali ai danni di un ragazzino, all’epoca 14enne, con lievi difficoltà mentali fu un processo contorto con anche la drammatica testimonianza della stessa vittima. La linea difensiva era quella di un complotto ordito ai suoi danni dai famigliari del ragazzino perché aveva ‘innovato’ l’oratorio di Laglio mettendo internet e uno schermo tv con abbonamento pay tv per le partite. Questo, stando al don presunto porco, comprometteva gli affari del bar di alcuni parenti del ragazzino. Don presunto porco disse addirittura che Laglio era un paese di ubriaconi.
    Dopo la condanna di primo grado denunciò trenta persone per falsa testimonianza, in pratica tutti i testimoni della difesa a suo avviso raccontarono balle: Da chi ha svolto le indagini su disposizione della Procura, come gli agenti della squadra mobile della Questura, ai genitori e agli amici più stretti della vittima. Don Mauro, assistito dai suoi avvocati Don Mauro rimase per un certo periodo agli arresti domiciliari dai genitori a Cantù e poi l’allora Vescovo di Como, Alessandro Maggiolini, lo mandò come coaudiutore all’oratorio di Colico, paese dell’Alto Lario lecchese che alla notizia si incazzò di brutto con Vescovo Alex che a sua volta si incazzò con Nadirpress per aver osato ancora una volta sollevare la questione che lui sperava finisse in dimenticatoio. In realtà la cosa esplose in modo virulento nelle cronache nazionali e Vescovo Alex finì sotto inchiesta per favoreggiamento insieme a Monsignor Enrico Bedetti e Monsignor Oscar Cantoni, attuale Vescovo a Crema: in sostanza avevano, sicuramente un ‘buonissima fede’ fatto in modo che don presunto porco, venisse a conoscenza delle indagini prima che gli fosse notificato l’avviso di garanzia. Le intercettazioni fecero capire che si rischiava l’inquinamento delle prove e il sostituto procuratore Maria Vittoria Isella ottenne l’ordinanza di sbattetelo dentro. Don Mauro, dunque, domani dovrebbe tornare sul banco degli imputati. Perlomeno è fissata la prima udienza insieme a tante altre e bisogna vedere se ci sarà il tempo necessario per aprire il dibattimento. Già fissate diverse udienze. I motivi d’appello sono contenuti in un memoriale di oltre 300 pagine. La sentenza di condanna in primo grado fu pronunciata attorno alle 13.30 del 29 maggio di due anni fa dal Collegio giudicante presieduto da Alessandro Bianchi. Lui non era presente. C’erano i suoi avvocati, Guido Bomparola e Massimo Martinelli. “Siamo sicuri che in Appello sarà confermata la sentenza l’avvocato di parte civile che assiste il ragazzo e i famigliari, Nuccia Quattrone L’inchiesta su don Mauro e i suoi presunti abusi di natura sessuale è partita nel 2005. Adesso don Mauro svolge attività d’altro genere in un ufficio a Como dopo che Vescovo Coletti, ben più prudente del predecessore, ha preferito sospenderlo in attesa di sentenza definitiva. Una volta arrivata quella, per don Mauro si aprirà il processo canonico che dovrà stabilire se ancora degno di indossare l’abito religioso

    Pedofilia, ex parroco di Laglio a processo: “Sono innocente”

    Don Mauro condannato a 8 anni di reclusione in primo grado per violenza sessuale aggravata su un minorenne con un deficit mentale, rende dichiarazioni spontanee in Corte d’Appello a Milano e respinge le accuse

    Milano, 23 aprile 2010 – “Non voglio essere comparato ai preti chi si sono macchiati di pedofilia. Io sono innocente”. Don Mauro Stefanoni, 41 anni, l’ex parroco di Laglio, in provincia di Como, condannato a 8 anni di reclusione in primo grado per violenza sessuale aggravata su un minorenne con un deficit mentale, rende dichiarazioni spontanee al processo d’appello e respinge le accuse.

    Maglione blu su pantaloni grigi, Don Mauro racconta, talora con voce incerta, il suo stato d’animo di fronte a quella che definisce una “spiacevole storia che mi ha travolto”. “È stato come se mi avessero diagnosticato una malattia – dice il parroco sospeso dalla Curia di Como – all’inizio ho provato incredulità, poi rabbia e adesso rassegnazione. La fiammella di orgoglio che ancora ho dentro è per chi mi vuole bene. Anche ieri sera, ho ricevuto tanti sms da parte di chi continua a seguirmi”.

    Il prete è accusato di aver abusato di un suo parrocchiano di 15 anni dall’agosto del 2003 al 21 ottobre 2004. «Come può difendersi una persona che non ha strumenti per farlo? Perchè cercare una verità giudiziaria quando la verità vera è così palese? – si domanda Don Stefanoni, che poi aggiunge: «Non ho paura di essere condannato perché l’ho sempre detto ai miei parrocchiani che alla fine esiste un giudice».

    Prima delle dichiarazioni, il pg Piero De Petris aveva svolto la requisitoria chiedendo la conferma degli otto anni di carcere inflitti il 29 maggio del 2008 dal Tribunale di Como. Il rappresentante dell’accusa ha parlato di “reiterazione” e “gravità dei fatti”, sottolineando che sono stati commessi su una persona che, anche a causa della sua disabilità, non aveva strumenti per difendersi. I legali di parte civile hanno ricordato che il ragazzino vittima degli abusi, “spontaneo, gentile, e bisognoso di tanto affetto” aveva mentalmente otto anni e non quindici. Nella prossima udienza fissata al 4 giugno spazio alle difese e poi sentenza.

    Fonte Agi

    Don Mauro in appello per ribaltare gli otto anni per la violenza
    giovedì 22 aprile 2010

    Da domani a Milano tocca a don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio, condannato in primo grado a Como ad otto anni per violenza sessuale su un ragazzino minorenne. Il via del processo bis è in programma per venerdì mattina davanti ad un collegio composto da tre donne. Saranno loro a giudicare il comportamento del religioso che da parte sua ha sempre respinto con forza e sdegno tutte le accuse rivolte dalla Procura lariana. I suoi legali sono pronti a dare battaglia per cercare di dimostrare la sua estraneità delle pesanti accuse.

    Don Mauro, intanto, ha lasciato la Curia ed è andato a lavorare in un ufficio a Como. Dopo l’appello a Milano, per l’ex parroco di Laglio si aprirà un’altra parentesi importante: il processo canonico per decidere il suo futuro nella Diocesi lariana. Attualmente è sospeso.

  • Sezze. P. David Antonysamy, spretato per pedofilia, dice messa per 3 anni. Ora è latitante, Patteggiò 2 anni per abusi su bimba di 10. Ex viceparrocco a Teramo, località Magnanella

    Sezze. P. David Antonysamy, spretato per pedofilia, dice messa per 3 anni. Ora è latitante, Patteggiò 2 anni per abusi su bimba di 10. Ex viceparrocco a Teramo, località Magnanella

    TERAMO – Un missionario indiano è stato arrestato per pedofilia. Lo scandalo dei “preti-pedofili”, che ultimamente sta investendo la Chiesa nel mondo, ha toccato anche Teramo. 

    Un sacerdote di 39 anni, lunedì sera è finito in manette per presunti abusi su una bambina di 10 anni.

    Le molestie, secondo una prima ricostruzione, si sarebbero verificate nel periodo di Natale, nella frazione Magnanella, dove il prete era vice parroco fino a pochi mesi fa, prima di essere trasferito a Roma. Alle indagini ha collaborato la Curia di Teramo, dopo che a denunciare la violenza erano stati gli stessi genitori della bambina ai quali la figlia aveva raccontato tutto.

    L’orribile episodio si sarebbe verificato nell’abitazione della piccola. L’arresto è stato seguito dai carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria dopo l’ordine del Gip. Il missionario proprio oggi era tornato dall’India dove si era recato per visitare la madre malata.

    Intanto dal Vaticano arriva un vademecum, pubblicato sul sito web della Santa Sede, su come comportarsi nei casi di abusi: “Si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità”.

    www.ilsegnale.it/it/news/cronaca/1768/

    Pedofilia, arrestato prete missionario a Teramo
    Lunedì 12 Aprile 2010 20:30

    Teramo. Missionario indiano arrestato per pedofilia. La bufera sui cosiddetti preti-pedofili, che in questi giorni tiene banco a livello mondiale, si abbatte anche su Teramo. Un prete indiano di 39anni, che fino a qualche mese fa è stato vice-parroco nelle frazione di Magnanella di Teramo, questa sera è finito in manette per una presunta storia di molestie e violenze sessuali ai danni di una bimba di 10 anni.

    La vicenda, secondo una prima ricostruzione, si sarebbe verificata nel periodo natalizio, nella frazione Magnanella, dove il prete di 39 anni avrebbe molestato una ragazzina di 10 anni. L’episodio si sarebbe verificato nell’abitazione della piccola. A denunciarlo sono stati i genitori della bambina, che si sarebbero accorti degli strani comportamenti della figlia, che poi avrebbe avuto il coraggio di condifarsi. Il protagonista delle attenzioni sessuali, già nei mesi scorsi, era stato allontanato dalla curia dalla parrocchia di San Michele Arcangelo (a testimonianza della collaborazione data dalla curia agli inquirenti), e trasferito in un convitto a Roma. Questa sera il missionario, però, è stato arrestato su disposizione del Gip del tribunale di Teramo. Ogg il religiosoi era tornato dall’India dove si era recato per visitare la madre malata. Il sacerdote, pur dipendendo dal vescovo di Teramo per l’attività parrocchiale, fa capo al superiore del suo ordine religioso. L’arresto è stato seguito dai carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria presso la Procura che da alcuni mesi indagava dopo la denuncia dei genitori della piccola.

    http://www.cityrumors.it/2010041214958/teramo/cronaca/pedofiliaarrestato-un-prete-missionario-a-teramo.html

  • Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta

    Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta

    Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta
    *Ida Artiaco

    È stata fissata per il prossimo ventiquattro luglio la prima udienza in Tribunale a Savona del processo contro Don Luciano Massaferro, il parroco arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una chierichetta undicenne.

    La procura della Repubblica ha chiuso l’inchiesta sul sacerdote quarantacinquenne e avanzato l’istanza di giudizio immediato al giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Savona, Emilio Flois, che ha fissato l’udienza davanti al collegio.

    Don Luciano Massaferro, 45 anni

    Don Luciano, che si dichiara innocente, attualmente è detenuto nel carcere di Villa Armea a Sanremo. Tre sarebbero gli episodi descritti dalla vittima, per i quali il reggente delle parrocchie di San Vincenzo e San Giovanni Battista, nonché responsabile dell’ufficio scolastico della Diocesi, è stato indagato.

    Episodi avvenuti sullo scooter del prete, nella biblioteca dell’ufficio parrocchiale e nella baracca dell’orto gestita da Don Lu, come è chiamato dai suoi fedeli, dove avrebbe fatto giurare alla ragazzina in un momento di intimità di non raccontare nulla di quegli incontri proibiti.

    Ma, secondo i legali del prete, la ragazzina si sarebbe contraddetta più volte e le relazioni effettuate dagli psicologi del Gaslini di Genova sarebbero contraddittorie. “Ovviamente per un sacerdote il regime carcerario è pesante- ha detto Alessandro Chirivì, legale di Don Luciano- e vive in una cella insieme ad altri sette detenuti a seconda delle esigenze del carcere”. Intanto è stata depositata anche la perizia psichiatrica ordinata dalla Procura su Don Massaferro, dalla quale si evince, secondo l’avvocato, che il prete era capace di intendere e di volere.

    Potrebbe essere aperto anche un processo canonico nei confronti del sacerdote di Alassio. A decidere sarà il vescovo della Diocesi di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, che già al tempo dell’arresto, aveva inviato una segnalazione alla Congregazione dei Vescovi in Vaticano. In caso di eventuale avvio del processo canonico, e in caso di condanna, il massimo della pena che rischia don Luciano sarebbe la riduzione allo stato laicale. Intanto l’intera Diocesi e le parrocchie di Alassio si mobilitano per il parroco, organizzando una fiaccolata per il prossimo ventisei aprile.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/don-luciano-massaferro-verso-il-processo-e-accusato-di-aver-abusato-di-una-chierichetta-335176/