Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: tribunale

  • Arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola. Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano

    Arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola. Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano

    Il 30 dicembre 2002 vengono arrestate sette persone su mandato del gip del tribunale di Bari Maria Mitola per il reato di divulagazione di materiale pedopornografico via internet.

    Tra gli accusati c’anche un parroco 37enne della provincia di Milano al quale sono state sequestrate diverse immagini pedopornografiche – http://www.stefanobolognini.it/attualita/preti.html

    8 gennaio 2003. Bari – La procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari ha inviato una lettera alla curia arcivescovile di Milano nella quale comunica di aver eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del parroco della provincia di Milano G.C., di 37 anni, arrestato assieme ad altre sei persone il 30 dicembre scorso nell’ ambito di un’ inchiesta sulla pedofilia via Internet.

    http://albamontori.blogspot.com/2007_04_23_archive.html http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea

    Prete pedofilo col computer della sagrestia
    Repubblica — 31 dicembre 2002 pagina 6 sezione: BARI
    Dal computer della sagrestia inviava in tutta Italia foto oscene di bambini. «Carpe diem» così si faceva chiamare il prete pedofilo, che scambiava foto a luci rosse nella rete, e che ieri è stato arrestato dalla polizia postale di Bari. è un parroco della provincia di Milano e di lui si sa solo il nick-name, il soprannome in codice che usava nelle chat per accalappiare i clienti e smerciare le foto proibite. Da ieri è agli arresti domiciliari, ma sulla sua identità c’ è il più assoluto riserbo. L’ Arcidiocesi di Milano ha, però, chiarito che «il sacerdote coinvolto non risulta essere della Diocesi milanese». La polizia ha trovato sul computer dell’ insospettabile «cyberpedofilo» centinaia di immagini pedopornografiche, tutte catalogate per nazionalità e tipologia e immesse in rete tramite una sorta di mercato telematico, basato sul baratto. Oltre al prete la Polizia ha arrestato altre sei persone a Caserta, Lucca, Avellino, Sassari, Chieti: uomini tra i 24 e i 34 anni, quasi tutti professionisti e studenti. Una settima persona, raggiunta dal provvedimento di custodia cautelare risulta al momento irreperibile. Si sa solo che è un pugliese. I sei arrestati sono agli arresti domiciliari, ma anche esiliati dal mondo della rete, un mondo virtuale dove hanno commesso un reato punito dalla legge “reale”: divulgazione di materiale pedopornografico. Rischiano da uno a cinque anni di carcere e cinquemila euro di multa. A tutti è stato proibito categoricamente dal gip di Bari, Maria Mitola, di utilizzare telefoni, cellulari e computer. Durante le indagini, coordinate dal pm, Desirè Digeronimo, la polizia ha sequestrato un archivio di oltre 5.800 immagini proibite di bambini. Tutto è partito da delle segnalazioni di cittadini baresi, che, nella primavera del 2001, navigando in Internet si sono imbattuti in siti “sospetti” e hanno fatto denuncia alla Polizia postale. Alcuni agenti si sono infiltrati su diverse «chat line» e durante i contatti si sono fatti inviare dagli indagati «file» di immagini che ritraevano minorenni coinvolti in rapporti sessuali. Insieme con gli arresti il magistrato ha fatto notificare una decina di avvisi di conclusione delle indagini emessi nei confronti di altrettanti indagati a piede libero accusati anche loro di divulgazione di materiale pornografico attraverso internet. A differenza degli arrestati nella disponibilità degli indagati in stato di libertà non sono state trovati archivi di immagini pedopornografiche: a loro viene solo contestato di aver scaricato e diffuso via Internet il materiale. Anche a loro è stata sequestrata tutta l’ apparecchiatura informatica con la quale sono stati scambiati i file incriminati. – CRISTINA ZAGARIA

    (Ansa, 8 gennaio 2003). http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…a_010prete.html

  • Quel sacerdote è pedofilo – Il tribunale lo fa trasferire

    Quel sacerdote è pedofilo – Il tribunale lo fa trasferire

    BRESCIA – La voce si è sparsa ieri mattina, entrata nelle case arrampicate sulle colline. Lungo i pendii di una delle zone più belle della provincia di Brescia, i discorsi sono finiti tutti su un unico argomento.

    «Il prete è stato allontanato, sono arrivati i carabinieri». Il motivo? In un Comune di circa tremila abitanti è saltato fuori velocemente, prima sussurrato, poi sempre più insistente, in tutta la sua gravità: pedofilia.

    Ha 42 anni il prete che, indagato con questa accusa, è stato costretto a lasciare la parrocchia. «Obbligo di dimora», questo il provvedimento deciso dalla magistratura bresciana nei suoi confronti. Nel frattempo le indagini proseguono. Il titolare è il pm Paolo Guidi, che di problemi in qualche modo legati al sesso si è già occupato per una delle vicende che portarono Brescia alla ribalta delle cronache nazionali: gli amanti di Capriolo.

    E il paese del prete accusato di pedofilia è poco lontano da Capriolo. Coincidenze. Sono state interrogate due persone, un uomo e una donna. Lui gestisce il cinema parrocchiale.

    Nel sabato assolato di fine giugno, per le vie del paesino c’è poca gente. Il cinema è lì, davanti alla chiesa, alla parrocchia al campo sportivo. Cosa può essere successo? Ci sono stati dei genitori che hanno denunciato, questo si sa. Sul resto, sempre che qualcosa sia accaduto, tutto tace. Una storia pesante per la Franciacorta, per i paesini dove l’oratorio e la parrocchia, sono da sempre un punto di riferimento per i bambini.
    di Mario Pari

  • Brescia Prete indagato per pedofilia

    Brescia Prete indagato per pedofilia

    BRESCIA, 29 GIUGNO 2002 – Un prete 42enne di una parrocchia di un comune della Franciacorta (Bs) è indagato ocn l’accusa di pedofilia.

    A denunciare il prete sarebbero stati i genitori di alcuni bambini fatti oggetto di particolari attenzioni.

    Secondo quanto si è appreso, al religioso è stato imposto dal Tribunale l’obbligo di dimora in un comune diverso da quello in cui si sarebbero verificati i fatti. Le indagini sono state coordinate dal Pubblico ministero Paolo Guidi e sono state condotte dai Carabinieri.

    29 giugno 2002 http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2002/…2-Brescia.shtml

  • IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

    «Un prete abusò di mia figlia»
    Lettera al Pontefice: è stato condannato, ma resta al suo posto

    SANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…».

    Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno.

    Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote. La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…».

    Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso.

    Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale. La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo. A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue.

    Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?». Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento.

    da www.lastampa.it/

    (Del 25/4/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 8)

  • Tribunale Margarito Reyes Marchesa

    Tribunale Margarito Reyes Marchesa

    Palermo – Un sacerdote è stato arrestato dalla Guardia di Finanza a Partitico, 35 chilometri da Palermo, con l’accusa di pedofilia.

    Padre Margarito Reyes Marchesa, 59 anni, di nazionalità messicana, avrebbe abusato per anni degli ospiti di un istituto per il re c u p e ro dei minori a rischio, gestito dalle suore, ma di cui è il cappellano.

    Le indagini erano state avviate dopo la denuncia presentata alle Fiamme Gialle da un uomo abitante vicino all’istituto e che aveva raccontato le confidenze delle vittime degli abusi sessuali. Padre Margarito avrebbe abusato sessualmente di bambini dagli 8 ai 10 anni.

    Secondo l’accusa, il re l i g i oso dall’arrivo a Partitico avrebbe molestato e violentato i maschietti che erano stati tolti ai genitori . Sentiti dal pubblico ministero, molti dei bambini hanno ammesso di aver subito per anni violenze sessuali. Il prete stava lasciando l’Italia. I militari gli hanno infatti trovato in tasca un biglietto per un viaggio in Messico.

  • Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo

    Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo

    Microspie in canonica Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo DAL NOSTRO INVIATO VITERBO

    “Oggi Don Giuliano non riceve”, c’e’ scritto sul foglio di carta appiccicato sul portone della chiesa della Santissima Trinita’ a Vitorchiano, borgo medievale a sei chilometri di Viterbo.

    I parrocchiani di Don Giuliano Medori, 59 anni, non saranno ricevuti per un bel pezzo. Il sacerdote che per quasi trent’anni ha detto messa la domenica e ogni primavera partiva con tre pulmann di compaesani per festeggiare la “Pasqua degli sposi”, che ha battezzato i loro figli, li ha avuti come allievi di religione alla scuola media e li ha portati in campeggio d’estate, famoso nella zona come esorcista, e’ stato arrestato ieri mattina all’alba con un’accusa che ha fatto piangere qualche devota fedele: violenza sessuale continuata ed aggravata su una ragazza minorenne. Con la stessa motivazione, poche ore prima, gli agenti della squadra mobile diretti da Vincenzo Cianchella hanno arrestato Massimo Sonno, 47 anni, celibe, professore di scienze al liceo pedagogico “Santa Rosa” di Viterbo che con la ragazzina, graziosa, capelli castani, conosciuta tre anni fa tra i banchi di scuola quando lei non aveva nemmeno quattordici anni, ha intrecciato una storia d’amore non solo platonica.

    Quando la giovane, oggi diciassettenne, angosciata da questo legame proibito, qualche mese fa ha cercato conforto nel parroco che possedeva quel misterioso potere di scacciare il diavolo, non ne ha avuto. Ha trovato soltanto un altro adulto, che ha approfittato di lei sessualmente. Dopo due mesi di attente indagini – partite dalla confessione di una compagna di classe che ne aveva ricevuto le confidenze – complete di microcamere piazzate in canonica, gli investigatori non hanno avuto piu’ dubbi.

    Di qui l’ordine di custodia cautelare firmato dal gip presso il tribunale di Viterbo e richiesto dal procuratore generale Giancarlo Amati (“Siamo stati costretti per l’univocita’ delle prove”) nei confronti del sacerdote (accusato anche di maltrattamenti) e del professore. Ora si trovano nel carcere di Mammagialla dove saranno interrogati nelle prossime ore. Per Vitorchiano, borgo di 3000 anime attaccato a Viterbo, la Citta’ dei Papi, (qui fu girato l’Armata Brancaleone con Vittorio Gasmann) l’arresto di Don Giuliano, che vive con la sorella nubile in una villetta con box per la Tipo grigia e recinto per le galline, e’ stato un vero sconvolgimento. “Peggio di una coltellata al cuore”, racconta un vicino di casa.

    “Siamo amareggiati ma sereni e fiduciosi nell’operato della magistratura”, afferma monsignor Pietro Concioli, vicario generale della diocesi di Viterbo. “I reati contestati sono gravi ma tutti da verificare, nessuno puo’ essere giudicato colpevole prima di una sentenza. Se Don Giuliano ha sbagliato dovra’ pagare”. Eppure qui in paese c’e’ chi ricorda perche’ Don Giuliano, piccoletto e calvo, che con una cooperativa gestisce un ristorante e una falegnameria, arrivo’ in fretta e furia nel 1969. “Lo sanno tutti che fu cacciato da Bagnoregio perche’ gli piacevano le ragazzine”, racconta l’avventore di un fuori le mura e lascia intendere come anche a Vitorchiano qualche parrocchiana abbia subito il fascino dell’abito talare. Davanti alla chiesa una signora anziana scuote la testa: “Non ci credo, e’ una calunnia”. Passa un vecchietto, legge il cartello che annuncia l’assenza di Don Giuliano, sorride e commenta: “Le voleva troppo, troppo giovani…”

    Cavalli Giovanna

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/giugno/17/Violenze_una_ragazzina_cella_parroco_co_0_98061713676.shtml

  • Ferrara Violenze e abusi sessuali. La tragedia familiare di un bambino e della sua sorellina

    Ferrara Violenze e abusi sessuali. La tragedia familiare di un bambino e della sua sorellina

    la Nuova Ferrara — 26 maggio 1998 pagina -1 sezione: CRONACA

    LUI ha nove anni, la sorellina cinque e finora non sono stati due bambini fortunati. La loro mamma è accusata di gravissimi abusi sessuali, si tratta di episodi allucinanti, che hanno sconcertato le persone alle quali sono stati raccontati.

    Non vi sono solo questi drammatici fatti familiari: il bambino sarebbe stato oggetto di attenzioni anche da parte di un parroco. Nulla di paragonabile a quanto è avvenuto con la madre, ma che anche un prete possa aver approfittato della condizione di un bambino già così profondamente scosso, è davvero inimmaginabile. La mamma ha 35 anni e la vita non è stata tenera nemmeno con lei.

    Da piccola, sempre tra le mura di casa, ha subito violenze sessuali e quando è stata grande e ha avuto dei figli non ha saputo fare di meglio. I numerosi figli che ha avuto dal primo convivente le sono stati tutti regolarmente tolti per essere affidati ai servizi sociali. Non c’entrano soprusi sessuali sui minori, i bambini erano semplicemente trascurati e denutriti e poichè la mamma non era in condizioni di seguirli adeguatamente è stata decisa la strada del distacco.

    Poi la donna ha avuto altri due figli (il maschio e la femmina di cui si parla) da un nuovo convivente e la storia si è ripetuta. I bambini sono stati separati dai genitori e di loro si sono occupati i servizi sociali dell’Usl, che hanno deciso di dividere il fratello dalla sorella e di affidarli a due diverse famiglie di due diversi paesi della provincia di Ferrara. Vivevano lontani, ma al sabato ritornavano insieme: fratello e sorella alla fine della settimana venivano riportati da mamma e papà. Proprio negli incontri del sabato sarebbero avvenuti gli abusi sessuali. Siamo nell’autunno del 1996. Le famiglie che avevano in affido i due bambini si sono accorte che qualcosa non andava. Erano mutati alcuni dei loro comportamenti.

    Il maschietto non voleva assolutamente stare nel lettone a giocare, mentre la bimba si eccitava sessualmente fino all’autolesionismo. Le famiglie affidatarie hanno informato l’Usl e le assistenti sociali hanno interessato l’autorità giudiziaria. Gli incontri del sabato sono stati interrotti e il tribunale dei minori ha nominato tutore dei due bambini l’assistente sociale Anna Maria Domeneghetti.

    Il caso è stato trattato dalla procura di Ferrara e dalla sezione di polizia giudiziaria della Polizia. Quando sono partite le indagini il secondo convivente era già morto per un infarto e la mamma aveva già trovato un nuovo compagno, che è risultato estraneo ai fatti. I due bambini sono stati ascoltati dalla psicologa Anna Cavallini del Centro abusi dell’Usl e i loro racconti hanno confermato i terribili sospetti. Alla storia “familiare” si è sovrapposta quella “parrocchiale”, che è emersa da una confidenza tra mamme. Il bambino affidato frequentava la parrocchia del paese insieme con altri amici della sua età. Uno di questi amichetti ha raccontata alla mamma che il prete lo faceva sedere sulle ginocchia e gli toccava il pisellino: “Non si sarà mica innamorato di me?” ha chiesto. La donna ha riferito la cosa alla famiglia affidataria ed è emerso che anche il bambino affidato veniva infastidito dal dal parroco. Il prete, che ha circa 60 anni, è stato interrogato e ha respinto ogni accusa: non mi sognerei mai di fare una cosa del genere, ha detto. Ha negato anche di confessare abitualmente i bambini sulle sue ginocchia, ma sarebbe stato smentito da un testimone. Un’analoga linea di difesa ha adottato la mamma dei due bambini. L’inchiesta si è conclusa alcune settimane fa con la richiesta di rinvio a giudizio per il parroco e la donna. Il gip deve ora fissare la data dell’udienza preliminare. – Marcello Pradarelli

    3) 10 gennaio 2000. http://albamontori.blogspot.com/2007_04_23_archive.html http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea Sette giorni dopo questa sentenza viene condannato a 1 anno e 9 mesi di reclusione un altro sacerdote. Sessantadue anni, residente nella provincia di Ferrara, il prete (di lui, come di alcuni altri, non sono state rese note le generalità) viene riconosciuto colpevole di molestie sessuali ai danni di due bambini di 9 anni che frequentavano il catechismo.

    26 maggio 1998 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…M1ZM_ZM106.html  http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/1998/05/26/UA104.html

  • IL POPOLO DELLA SANITA’ DIFENDE IL SUO PARROCO ‘IL RAGAZZO E’ UN INFAME

    IL POPOLO DELLA SANITA’ DIFENDE IL SUO PARROCO ‘IL RAGAZZO E’ UN INFAME

    NAPOLI Infame, mostro, giuda. Insulti come stilettate per Tonino, il popolo della Sanità non gli dà tregua, non lo perdona per il suo clamoroso atto d’ accusa contro padre Giuseppe Rassello, il parroco simbolo del rione più degradato di Napoli, il prete dei disperati, dei tossicomani, delle sfide alla camorra.

    Da ieri alla sbarra per violenza carnale e atti di libidine nei confronti di Antonio B., quattordici anni appena compiuti.

    Inizia così, in un clima di apertà ostilità verso il ragazzino, il processo al sacerdote. E’ quasi mezzogiorno nell’ aula sotto i porticati del vecchio palazzo di giustizia partenopeo quando il cancelliere legge le accuse. La gente della Sanità, oltre duecento persone, ha un sussulto. In rapida successione il cancelliere riepiloga: …per aver toccato in parti intime e masturbato il ragazzo, facendosi masturbare, tentando rapporti anali, inducendolo a commettere atti di libidine sulla sua persona, dal novembre ‘ 89 al 23 marzo ‘ 90. Don Rassello sembra una statua di marmo. Impassibile, completo grigio, cravatta allentata, occhiali scuri, il religioso tradisce il nervosismo fumando una sigaretta dopo l’ altra.

    E’ stato in silenzio per tutta la fase iniziale del processo, ricca di richieste di rinvio, sospensioni, riprese. Poi, improvvisamente, Rassello chiede la parola. E legge una clamorosa memoria, due pagine scritte a mano. Ho aperto le porte a tutti Dopo la prima fase di smarrimento, seguita all’ arresto, ho riflettuto. Particolari che avevo dimenticato acquistano ora nuova evidenza… ho aperto le porte della mia chiesa a tutti, anche ad Antonio. Se alcune circostanze del mio interrogatorio sono state oggetto di equivoco, questo è dovuto al fatto che parte di esse erano legate al sigillo sacramentale.

    La gente rumoreggia: il sacerdote, dopo aver parlato nel primo interrogatorio di un complotto contro di lui, ordito da politici e camorra per le sue denunce a tutto campo, nel secondo interrogatorio aveva corretto il tiro. Mai, però, aveva affermato come ieri di conoscere altre verità scottanti sulla torbida vicenda che lo vede protagonista. Notizie fondamentali per il processo, ma che non può rivelare perchè apprese nel segreto della confessione. Di più: Tengo a precisare che alcune frasi verbalizzate nell’ interrogatorio e a me attribuite non sono mie. Il parroco, con una sibillina dichiarazione, lancia ombre sulle prime battute dell’ inchiesta condotta dal pm Aldo Policastro. Continua di getto: Ripeto, all’ inizio ero in stato confusionale.

    E in quelle condizioni il prete aveva accusato di congiura persino tre frati francescani, suoi predecessori nella chiesa di Santa Maria, con i quali Tonino viveva prima del suo arrivo alla Sanità. In quel momento avevo formulato al pm tutte le ipotesi che potevo immaginare. Oggi non mi sento di escluderle, ma passano in secondo piano di fronte alle accuse precise che mi ha lanciato il ragazzo. E conclude quasi urlando, gli occhi lucidi per la commozione: Mi sento addolorato, signori giudici, colpito al cuore in ciò che avevo di più caro e che ha sempre ispirato la mia vita: la promozione e la santificazione dei più piccoli e indifesi.

    Rassello lascia l’ aula, la gente gli si stringe attorno, i ragazzi lo abbracciano, le donne gli baciano la mano. E qualcuno ripete: Quel guaglione infame, che mostro. Sono le stesse persone che hanno affollato Castelcapuano dalle otto di ieri mattina. Un tribunale assediato: Tonino raggiunge l’ aula alle nove e mezza protetto da una nutrita scorta di agenti. Gli occhi sbarrati, saluta le uniche persone che gli sono vicine, due professoresse che lo conoscono da sempre. Anche loro saranno insultate.

    Antonio ha fatto una scelta coraggiosa: si è costituito parte civile tramite un’ anziana zia. Adesso ha un avvocato, Salvatore Pane. Ma la sua scelta lo ha allontanato ancora di più dalla sua famiglia, dove non vuole tornare, dalla madre Maria, che ripete ossessivamente: Non conosco i fatti, ma rivoglio Tonino, che gli abbiamo fatto?. Il processo si fa subito difficile. Ci si mette anche il cronico sfascio della macchina giudiziaria napoletana: non si trova un perito per trascrivere la registrazione dell’ udienza.

    Per due ore il dibattimento rischia di saltare. Soltanto intorno alle dodici il presidente Pietro Lignola apre ufficialmente il processo. L’ inchiesta giudiziaria Il pubblico ministero Domenico Zeuli espone le tesi accusatorie, l’ indagine della squadra mobile scattata nel maggio scorso sulla base di una soffiata: Un prete in jeans si fa un ragazzo. Gli agenti rintracciano Antonio nella scuola Benedetto Croce, nel cuore della Sanità. Tonino è reticente, confessa soltanto dopo alcune ore. Si apre l’ inchiesta giudiziaria, il ragazzino conferma davanti al pm, e rivela di avere già raccontato tutto all’ anziano frate Michele.

    Le sue accuse, nel corso di successivi interrogatori, si fanno sempre più precise, Tonino descrive addirittura un particolare intimo del corpo di don Rassello, un anomalo rigonfiamento inguinale. Tocca alla difesa. Il penalista Enrico Tuccillo parla di contraddizioni nel racconto di Antonio. Il ragazzo ha vissuto in stato di abbandono, poi era diventato il pupillo degli anziani frati della Sanità. Ma questi dovevano andar via per far posto a Rassello. Il ragazzino non l’ aveva presa bene, arrivò addirittura a raccogliere firme contro il nuovo parroco. Il risentimento ha prodotto tutto il resto. E poi c’ è stato un matrimonio tra consanguinei nella famiglia di Tonino. Il nonno, gli zii e il padre sono in manicomio. Oggi, a porte chiuse, la deposizione di Tonino.

    di GIOVANNI MARINO e PIERO MELATI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/07/18/il-popolo-della-sanita-difende-il-suo.html

  • 16/03/1962  * Crimen Sollicitationis (ITA) * Alfredo Ottaviani

    16/03/1962 * Crimen Sollicitationis (ITA) * Alfredo Ottaviani

    DALLA SUPREMA SACRA CONGREGAZIONE DEL SANTO UFFIZIO A TUTTI I PATRIARCHI, ARCIVESCOVI, VESCOVI E ALTRI MEMBRI DEL CLERO DEI LUOGHI «ANCHE DI RITO ORIENTALE» ISTRUZIONE SULLA PROCEDURA NELLE CAUSE DI MOLESTIA

    * * * * * * * * * * * * * * * * * *
    ISTRUZIONE Sulla procedura nelle cause di molestia
    DA CONSERVARSI DILIGENTEMENTE NELL’ARCHIVIO SEGRETO DELLA CURIA IN RAPPORTO ALLA NORMA INTERNA DA NON PUBBLICARE E DA NON ACCRESCERE CON ALCUN COMMENTO

    Crimen.pdf

    PRELIMINARI

    1.Il reato di molestia si ha quando un sacerdote o nell’atto del sacramento della confessione; o prima o immediatamente dopo la confessione; o in occasione o con il pretesto della confessione; o anche al di fuori dell’occasione della confessione nel confessionale o in altro luogo destinato ad ascoltare le confessioni o scelto con il pretesto di ascoltare la confessione proprio in quel luogo, abbia, tentato di incitare o invitare un penitente – qualsiasi persona sia – a comportamenti disonesti e vergognosi sia con parole, sia con segni, sia con cenni, sia con contatto fisico o attraverso la scrittura da leggere al momento o in seguito o abbia tenuto con lui discorsi o pratiche illecite e disoneste con audacia sconsiderata (Const. Sacramentum Poenitentiae, §1). (altro…)