Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: l’arcidiocesi cilena consiglia ai sacerdoti di non “baciare i bambini in bocca”

    Pedofilia: l’arcidiocesi cilena consiglia ai sacerdoti di non “baciare i bambini in bocca”

    Nel pieno dello scandalo di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica cilena, l’arcivescovado di Santiago ha pubblicato brevemente su Internet una guida destinata ai sacerdoti consigliando loro di “evitare” di praticare “massaggi”, di “baciare sulla bocca” dei bambini o di “toccare i loro genitali”. ”.

    Questo documento, intitolato “Orientamenti per lo sviluppo di buone relazioni e di una sana convivenza pastorale” e firmato dall’arcivescovo della capitale cilena Ricardo Ezzati, è stato pubblicato sul sito ufficiale dell’arcidiocesi, prima di essere ritirato alla fine della settimana scorsa di fronte di grido.

    Mons. Ricardo Ezzati dovrà essere ascoltato mercoledì dalla procura regionale di Rancagua per rispondere alle accuse di aver coperto le violenze sessuali, nel pieno dello scandalo di pedofilia e omertà che scuote il clero cileno. La sua udienza in tribunale, inizialmente prevista per agosto, è stata rinviata su richiesta dei suoi avvocati.

    “Modi inappropriati di mostrare affetto”

    In queste nove pagine un passaggio è dedicato ai “segni di affetto”. Vi si legge: «se la nostra missione consiste nel mostrare l’amore del Padre e favorire l’incontro con Cristo, ci sono modi inappropriati di manifestare il suo affetto e la sua vicinanza, che vanno evitati».

    Il testo raccomanda quindi di “evitare” “abbracci eccessivamente prolungati”, “schiaffi sulle natiche, toccare i genitali o il petto”, “sdraiarsi o dormire accanto a bambini o adolescenti”.

    L’arcidiocesi sconsiglia inoltre di “praticare massaggi”, “giochi che comportano contatti inappropriati”, “baciare sulla bocca bambini, adolescenti o persone vulnerabili”.

    “Stato di choc”

    L’avvocato cileno per l’infanzia Patricia Muñoz si è dichiarata in “stato di shock” dopo aver letto questo documento. “Abbiamo commesso un errore e provvederemo a rimediare”, ha spiegato il vescovo ausiliare di Santiago, Cristian Roncagliolo.

    “Abbiamo chiesto perdono. Ci sono stati degli errori (nella versione ritirata della guida), forse il nostro errore è stato quello di voler portare cose di altre culture. Stiamo riparandoli, molto presto potremo portarlo (di nuovo) all’attenzione dell’opinione pubblica”, ha aggiunto l’arcidiocesi.

    La Chiesa cattolica cilena è in subbuglio dopo la visita di Papa Francesco a gennaio e il proliferare di indagini legali – attualmente 119 – su presunte aggressioni sessuali commesse da membri della Chiesa su minori e adulti a partire dagli anni ’60.

    https://www.20minutes.fr/monde/2346643-20181002-pedophilie-archeveche-chilien-deconseille-pretres-embrasser-bouche-enfants

  • Abusi e violenza sessuale, invocata condanna choc per l’ex prete

    Abusi e violenza sessuale, invocata condanna choc per l’ex prete

    CASAPESENNA/MADDALONI. Si è tenuta ieri presso la Corte di Appello di Napoli la requisitoria del processo di secondo grado per Michele Barone, ex sacerdote della Diocesi di Aversa condannato in primo grado a dodici anni di reclusione per lesioni gravissime commesse nei confronti di una 13enne durante riti esorcistici.

    Il procuratore generale ha invocato 14 anni di reclusione per l’ex prete, difeso dall’avvocato Maurizio Zuccaro. Barone (libero dal 2021 dopo tre anni di detenzione) fu arrestato nel febbraio 2018 dalla Squadra Mobile di Caserta all’aeroporto napoletano di Capodichino, di ritorno da un viaggio religioso in Polonia, a Cracovia; era insieme ai genitori della minore di 13 anni, anch’essi arrestati.

    Dopo l’arresto, arrivò la sospensione del Vescovo di Aversa e infine la decisione di Papa Francesco di spogliare Barone dell’abito talare. Barone è rimasto in carcere fino al marzo del 2020, quindi è stato posto ai domiciliari, dove si trovata quando ha ricevuto la notizia della decisione dei giudici d’appello. Dal processo di primo grado è emerso che Barone e i genitori della 13enne – anch’essi condannati – credevano che quest’ultima fosse indemoniata, e così decisero di sottoporla a riti di esorcismo, che furono praticati dal prete allora in servizio al Tempio di Casapesenna, senza però alcuna autorizzazione.

    La Procura di Santa Maria Capua Vetere che coordinò l’indagine aveva contestato a Michele Barone, originario di Casapesenna, anche la violenza sessuale ai danni di due donne maggiorenni (i pm chiesero 22 anni), ma il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha assolto (sentenza del 7 febbraio 2020) da questa accusa condannandolo per le lesioni provocate alla piccola 13enne e per maltrattamenti. Nella requisitoria di secondo grado è stata invece chiesta la condanna anche per questo reato.

    Abusi e violenza sessuale, invocata condanna choc per l’ex prete

  • Caso Rugolo, nuova protesta contro i silenzi della Chiesa sugli abusi

    Caso Rugolo, nuova protesta contro i silenzi della Chiesa sugli abusi

    Nuova manifestazione ad Enna per denunciare il silenzio della Chiesa attorno alla vicenda di don Rugolo, il sacerdote di Enna, condannato in primo grado a 4 anni e mezzo per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La protesta davanti alla chiesa di San Marco

    Un gruppo nutrito di persone, composto da fedeli e laici, alcuni dei quali provenienti da altri Comuni della provincia, si è presentato nella giornata di ieri davanti alla chiesa di San Marco. Nelle settimane scorse una manifestazione analoga era stata organizzata in due chiese, ad Enna, e poi a Piazza Armerina.

    I cartelli contenenti una frase del vescovo

    Sono stati esibiti cartelli, tra cui “Non accetto prediche da chi copre un abuso” , in un altro è stata riportata una frase del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, intercettata dagli inquirenti e finita nell’inchiesta su don Rugolo. Il vescovo non è tra gli imputati ma nelle motivazioni della sentenza dei giudici del Tribunale di Enna vi sono diversi passaggi che lo riguardano.

    Le motivazioni dei giudici

    Secondo gli stessi giudici, Gisana sarebbe stato “ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti gli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina ed i suoi familiari, ma evitando di attuare qualsiasi forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo gli imponeva”.

    Caso Rugolo, nuova protesta contro i silenzi della Chiesa sugli abusi

  • Il dottorato e il condannato

    Il dottorato e il condannato

    Antefatto (fino al 2021): Mirko Campoli è insegnante di religione, vicepreside di Istituto Tecnico, educatore, dirigente dell’Azione Cattolica a Tivoli. Sui social si trova ancora un suo video-messaggio di conforto agli studenti del suo istituto ai tempi del primo lockdown CoVid del marzo 2020.

    Primavera 2021: Dopo le prime pesanti accuse di abusi sessuali ai danni di minori, Campoli si dimette “per motivi familiari e personali” dalla scuola e dagli incarichi religiosi, in particolare da quello di presidente dell’Azione Cattolica diocesana. Ma Campoli, come riportato da più testate giornalistiche che si sono occupate del suo caso, era anche (addirittura!) segretario nazionale dell’Azione Cattolica Ragazzi (ACR).

    Dal 2021 al 2023: Campoli lavora in una casa-famiglia, dove perpetrerebbe altri abusi su minori e da cui viene licenziato anche a seguito del peggioramento della sua situazione giudiziaria.

    Maggio 2023: Campoli è arrestato e il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, replica alle critiche formulate dal Procuratore di Tivoli contro l’atteggiamento poco collaborativo che sarebbe stato tenuto verso gli inquirenti da parte degli ambienti ecclesiastici e in particolare da parte della curia di Tivoli, guidata dal vescovo Mauro Parmeggiani, originario di Reggio Emilia (dove è nato nel 1961): «Non accettiamo accuse di atteggiamenti omertosi».

    Marzo 2024: Il Tribunale di Tivoli condanna Campoli a 9 anni di reclusione per vari abusi su minori commessi tra 2016 e 2021. Nel corso del processo lui si dichiara colpevole ma dice di averlo fatto perché depresso. Il PM replica: “La depressione non si cura con la pedofilia”. Del caso Campoli si occupa anche la nota trasmissione RAI “Chi l’ha visto?” (più tardi, a giugno, se ne occuperà anche la trasmissione Mediaset “Fuori dal Coro”: i giornalisti interrogano sul caso il vescovo Parmeggiani, il quale sembra tra l’altro minimizzare sulla condanna a 9 anni). Nel frattempo si sta per aprire contro di lui anche un secondo processo vertente su altro filone di abusi contro minori.

    Luglio 2024: Campoli consegue la laurea magistrale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Roma Tre, discutendo il 3 luglio 2024 una tesi che a partire dal titolo “Caro cardo salutis” (“La carne è il cardine della salvezza”, citazione da Tertulliano) riflette sul rapporto tra il corpo e i sacramenti nel cristianesimo. Un tema davvero singolare per un pedofilo reo confesso! Nel mentre che Campoli pensa a laurearsi, la Procura di Tivoli prepara il ricorso in Cassazione per la riforma della condanna a 9 anni comminata contro di lui nel processo conclusosi a marzo, ritenendo tale pena non sufficientemente severa e chiedendone una più aspra: il ricorso è depositato il 15 luglio 2024.

    Agosto 2024: Il neolaureato e fresco condannato Campoli partecipa al concorso bandito dal DREST, il dottorato di interesse nazionale in studi religiosi fondato e coordinato da Alberto Melloni (nato a Reggio Emilia nel 1959). Questo dottorato nazionale ha sede amministrativa a Reggio Emilia presso il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia –  Dipartimento di cui lo stesso Melloni è stato di recente direttore (2020-2021) ed è attualmente vice-direttore – e vede come sedi consorziate molti altri Atenei e Dipartimenti universitari italiani. Il DREST è attivo dal 2022 e ha bandito per il 38° e per il 39° ciclo nazionale ben 97 borse di studio (56 nel 2022 e 41 nel 2023), una buona parte delle quali finanziate su fondi PNRR, attribuendone tuttavia “solo” 66: per un effetto combinato tra pochi candidati, pochi idonei in rapporto alle borse offerte e non poche rinunce tra questi ultimi, ben 31 borse, una su tre, non sono state attribuite. Per il bando del 2024 (40° ciclo nazionale), con scadenza al 26 luglio 2024, sono messe a concorso 30 borse dall’importo “standard” di 16.243 euro/annui ciascuna. 13 di queste prevedono stage obbligatori della durata fino a 18 mesi presso FSCIRE, la nota fondazione per le scienze religiose di cui sempre il professore reggiano Melloni è segretario generale dal 2007 (va precisato che non tutte le borse bandite prevedono questi stage obbligatori, in genere li prevedono solo quelle su fondi PNRR: nell’ambito del bando del 2024 le borse che prevedono gli stage sono 18 su 30). Campoli è giudicato da due commissioni diverse e supera brillantemente la fase della valutazione dei titoli, venendo ammesso ai colloqui (previsti, come da bando, il 29 e 30 agosto 2024, in modalità telematica) in due ambiti diversi del dottorato, che è suddiviso in sei ambiti, per ciascuno dei quali è previsto, di fatto, un concorso separato. In uno di questi due ambiti è addirittura (e di gran lunga) primo in graduatoria! Ovviamente la cosa non passa del tutto inosservata (neppure tra gli altri candidati al concorso). Ai sensi del bando, sia nell’ambito della valutazione titoli sia nell’ambito della valutazione del colloquio, il progetto di ricerca presentato dal candidato ha un peso nettamente preponderante. La candidatura di Campoli è dunque a questo punto instradata su un binario molto promettente. L’esito del colloquio si rivela tuttavia deludente per il condannato per pedofilia: non consegue il punteggio minimo per superarlo in nessuno dei due ambiti in cui è in pole position ed è quindi collocato fuori graduatoria. In uno dei due ambiti, dove Campoli è rimasto poco sotto la soglia del punteggio minimo per superare il colloquio, la semplice idoneità sarebbe stata sufficiente a ottenere la borsa di dottorato, in quanto il numero degli idonei è risultato alla fine inferiore al numero delle borse messe a concorso.

    Settembre 2024: Per combinazione, proprio nello stesso giorno in cui sono rese pubbliche le graduatorie definitive del dottorato DREST, l’11 settembre 2024, esce anche la sentenza del secondo processo per pedofilia: Campoli è condannato ad altri 6 anni e 10 mesi. Cumulativamente, la condanna inflitta in primo grado ammonta quindi a quasi 16 anni di reclusione!

    Il concretissimo pericolo scampato non può che confortare. Certamente meraviglia come un ex docente di scuola, educatore e dirigente dell’Azione Cattolica condannato giusto a marzo scorso per pedofilia, con altro processo pendente sempre per gli stessi reati (poi conclusosi, come abbiamo visto, con un’altra condanna), con un ricorso in Cassazione da parte della Procura di Tivoli per la riforma di una prima condanna ritenuta insoddisfacente e che si trova presumibilmente agli arresti domiciliari a Tivoli, con tanto di interdizione dal frequentare luoghi dove possono trovarsi minori, possa pensare di candidarsi a un dottorato in studi religiosi basato a Reggio Emilia. E un dubbio sorge spontaneo: il bando di concorso lo avrà trovato da solo o gli sarà stato segnalato?

    In foto, nell’ordine dall’alto in basso: Mirko Campoli (Tivoli, 1976), ex docente di religione, educatore e dirigente dell’Azione Cattolica condannato per pedofilia; Mauro Parmeggiani (Reggio Emilia, 1961), vescovo di Tivoli; Alberto Melloni (Reggio Emilia, 1959), docente di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, segretario generale FSCIRE e coordinatore DREST.

    https://www.cantierestoricofilologico.it/2024/09/il-dottorato-e-il-condannato.html

     

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – Sono 1570 le vittime di pedofilia in Italia secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, nel specifico 192 donne e 1378 uomini. L’Associazione italiana sopravvissuti agli abusi del clero ha realizzato un dettagliato censimento per regioni fotografando gli ultimi 15 anni. L’analisi evidenzia 1426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Negli abusanti la Rete conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Il dettaglio delle regioni riporta: 13 vittime di
    pedofilia in Abruzzo; 19 in Basilicata; 44 in Calabria; 56 in Campania; 73 in Emilia; 100 nel Lazio; 65 in Liguria; 370 in Lombardia; 18 nelle Marche; 25 in Molise; 135 in Piemonte; 66 in Puglia; 30 in Sardegna; 89 in Sicilia; 126 in Toscana; 232 nel Triveneto; 100 in Umbria; e 9 in Vaticano.

    Di queste 1570 persone, secondo quanto riportato dal report, 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1404 dal Tribunale ecclesiastico.

    Per Rete L’Abuso, però, si tratta di numeri in difetto, “tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre”. A queste 1570 vittime andrebbero sommate le 956 vittime (non documentate) dichiarate dalla Chiesa,vittime prodotte da 913 autori “mai denunciati all’Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso, nell’ambito della conferenza di presentazione del report che si è svolta questa mattina. (SEGUE) (Mab / Dire)

  • ORGE TRA FRATI FRANCESCANI E RAGAZZI. Il prete casertano resta ai domiciliari, libero l’altro parroco

    ORGE TRA FRATI FRANCESCANI E RAGAZZI. Il prete casertano resta ai domiciliari, libero l’altro parroco

    CASERTA – Padre Domenico Silvestro e padre Nicola Gildi, originario di Lusciano, sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame, annullando l’ordinanza di custodia.

    I due religiosi, rispettivamente parroco della Basilica di Sant’Antonio da Padova ad Afragola e frate al convento di Santa Maria Occorrevole a Piedimonte Matese, erano stati arrestati all’inizio dello scorso mese di agosto con l’accusa di violenza sessuale, reato compiuto secondo la procura aversana quando entrambi erano di stanza ad Afragola.

    Don Silvestro è completamente libero, padre Gildi, invece, resta agli arresti domiciliari, accusato anche di rapina aggravata in concorso.

    Entrambi già sono stati trasferiti in due conventi nel Nord Italia gli ex parroci del santuario di Sant’Antonio ad Afragola, sospesi dal loro incarico dall’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia.

    ORGE TRA FRATI FRANCESCANI E RAGAZZI. Il prete casertano resta ai domiciliari, libero l’altro parroco

  • Il Papa apre la fermata di Timor Est: gli abusi stanno “prosperando in tutto il mondo”

    Il Papa apre la fermata di Timor Est: gli abusi stanno “prosperando in tutto il mondo”

    DILI – Mentre Papa Francesco inizia la sua breve visita di due giorni a Timor Est, uno dei principali problemi di fondo con cui dovrà confrontarsi è la crisi degli abusi sessuali da parte del clero, mentre la nazione è scossa dalle accuse contro membri molto venerati del clero.

    Papa Francesco è atterrato a Timor Est, chiamato anche Timor Leste, il 9 settembre, dopo aver visitato Indonesia e Papua Nuova Guinea nell’ambito di un più ampio tour in Asia e Oceania che lo porterà anche a Singapore.

    In un discorso alle autorità nazionali dopo il suo arrivo a Dili lunedì pomeriggio, Papa Francesco ha fatto un riferimento velato alla questione degli abusi, invitando le autorità a “prevenire ogni tipo di abuso e garantire un’infanzia sana e serena per tutti i giovani”.

    Tuttavia, non si è scusato né ha collegato la questione degli abusi alla Chiesa cattolica o ai suoi rappresentanti.

    “Non dimentichiamo che questi bambini e adolescenti vedono violata la loro dignità”, ha detto Francesco, aggiungendo a braccio che “il problema sta fiorendo in tutto il mondo”.

    In risposta a ciò, ha affermato che “siamo tutti chiamati a fare tutto il possibile per prevenire ogni tipo di abuso e garantire un’infanzia sana e serena a tutti i giovani”, ma non ha insistito ulteriormente sulla questione.

    Prima del suo arrivo, il gruppo di difesa dei sopravvissuti agli abusi del clero Bishop Accountability ha pubblicato una lettera aperta al cardinale americano Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, chiedendo al Papa di affrontare apertamente la questione durante la sua permanenza a Timor Est.

    Negli ultimi anni, Timor Est è stata alle prese con accuse di pedofilia nei confronti del famoso vescovo ed eroe nazionale Carlos Ximenes Belo, premio Nobel sanzionato dal Vaticano.

    Belo, che si ritiene risieda in Portogallo, è un ex vescovo di Dili che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 1996 per il suo impegno nella promozione dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei timoresi orientali durante l’occupazione indonesiana dal 1975 al 1999 e per aver promosso una soluzione giusta e pacifica al conflitto del paese mentre lottava per la propria indipendenza.

    Si è dimesso nel 2002 all’insolita giovane età di 54 anni e nel 2022 è stato pubblicamente accusato di abusi sessuali su minori; in seguito, il Vaticano ha affermato che gli era stato impedito di svolgere il ministero quando, nel 2019, sono emerse accuse di stupro e abusi su ragazzi adolescenti.

    L’eredità di Belo rimane una macchia per la Chiesa a Timor Est, ma i suoi sforzi per l’indipendenza nazionale gli hanno anche fatto guadagnare un sostegno duraturo tra molti timoresi orientali, rendendo il suo caso complesso e delicato che Papa Francesco dovrà gestire con attenzione durante la sua permanenza nel Paese.

    Allo stesso modo, l’ex sacerdote americano Richard Daschbach è stato ridotto allo stato laicale nel 2018 dopo essere stato accusato e aver poi ammesso di aver abusato sessualmente di bambine affidate alle sue cure mentre prestava servizio come missionario a Timor Est.

    Ha dovuto affrontare accuse civili ed è stato condannato da un tribunale timorese nel 2021 per abusi sessuali su ragazze orfane e svantaggiate, segnando la prima volta che un membro del clero è stato sanzionato civilmente per abusi nel paese. È stato condannato a 12 anni di prigione.

    Daschbach aveva prestato servizio nella remota cittadina di Oecusse e, come Belo, è celebrato e difeso dalla gente del posto e da politici di alto rango per i suoi sforzi nel sostenere la spinta del paese verso l’indipendenza.

    Il Primo Ministro di Timor Est, Xanana Gusmão, avrebbe fatto visita a Daschbach almeno due volte in prigione per il suo compleanno. I figli di Gusmão avrebbero poi scritto lettere alle vittime per scusarsi delle azioni del padre.

    Non è previsto che Papa Francesco incontri privatamente Gusmão durante la sua visita a Dili; tuttavia, Gusmão ha partecipato all’incontro del Papa con le autorità civili nazionali dopo l’atterraggio del pontefice nel Paese.

    Nella sua lettera a O’Malley, Bishop Accountability ha chiesto a O’Malley di esortare Papa Francesco “a essere il campione delle vittime” e di consigliare al papa “di parlare con ferocia durante la sua visita a loro favore. Aiutarlo a capire quanto soli e spaventati devono sentirsi”.

    Anne Barret Doyle, co-direttrice di Bishop Accountability, ha affermato in una dichiarazione che “Un numero imprecisato di vittime di abusi sessuali su minori a Timor Est ha probabilmente paura di denunciare le proprie sofferenze, mentre osserva i potenti predatori crogiolarsi nell’affermazione pubblica nonostante le gravi accuse di abusi contro di loro”.

    “È una situazione triste per le vittime, ma Papa Francesco potrebbe cambiarla. È venerato a Timor Est. Se condannasse esplicitamente Belo e Daschbach, e lodasse il coraggio delle loro vittime, le sue parole potrebbero avere un impatto positivo enorme”, ha detto.

    “Per spezzare l’attaccamento del popolo a Daschbach e Belo, il Papa deve denunciare i due uomini per nome… Una dichiarazione generica che omette i nomi degli autori sarà facilmente ignorata o male interpretata”.

    Papa Francesco, accolto da migliaia di persone del posto che si sono riversate in strada per vederlo dopo il suo arrivo a Dili, nel suo discorso alle autorità non ha affrontato direttamente il tema degli abusi sessuali da parte del clero né ha chiamato per nome Belo o Daschbach.

    Parlando delle sfide sociali che Timor Est deve affrontare, come l’abuso di alcol e la violenza delle gang di giovani addestrati nelle arti marziali, il Papa ha detto: “Invece di usare questa conoscenza al servizio degli indifesi, la usano come un’opportunità per mostrare il potere fugace e dannoso della violenza”.

    Si prevede che Papa Francesco parlerà più approfonditamente dell’argomento durante l’incontro con i vescovi, il clero e i religiosi del Paese martedì.

    In passato, l’inviato del Vaticano a Timor Est, monsignor Marco Sprizzi, ha esortato i cattolici sostenitori di Belo a rispettare le sanzioni imposte al suo ministero per i “gravi crimini” da lui commessi, nonostante il favore di cui gode ancora in gran parte della società di Timor Est.

    L’ultima visita papale a Timor Est ebbe luogo quando arrivò Papa Giovanni Paolo nel 1989, prima dell’indipendenza del paese. Timor Est dichiarò l’indipendenza nel 1975, ma non fu riconosciuta fino al 2002.

    Papa Francesco ha riconosciuto la violenza del recente passato di Timor Est, che ha combattuto per ottenere l’indipendenza dall’occupazione indonesiana, e ha applaudito il ruolo svolto dalla fede cattolica nell’aiutare il Paese a raggiungere tale obiettivo.

    Ha inoltre elogiato l’impegno del Paese nel perseguire una piena riconciliazione con l’Indonesia nonostante i problemi del recente passato, un atteggiamento che, a suo dire, “trova la sua prima e più pura fonte negli insegnamenti del Vangelo”.

    Timor Est è una nazione a maggioranza cattolica: circa il 97% della popolazione locale è cattolica e la Chiesa gode di ampio sostegno tra i leader politici e di collaborazione con il governo nazionale.

    Il papa ha toccato gli alti livelli di povertà, soprattutto nelle aree rurali, esortando le autorità a sfruttare le risorse naturali del paese, come petrolio e gas, per promuovere lo sviluppo sociale. Ha chiesto una formazione adeguata per i leader politici, affermando che la dottrina sociale della chiesa dovrebbe fungere da “fondamento”, poiché promuove lo sviluppo integrale e cerca di evitare “inaccettabili disuguaglianze” e prendersi cura di coloro che sono ai margini della società.

    La questione degli abusi è stata un tema delicato anche durante la visita del Papa in Papua Nuova Guinea, poiché il Pacifico è da tempo considerato dalla Chiesa cattolica la discarica per i membri del clero accusati di abusi sessuali, che la Chiesa voleva tenere lontani dall’opinione pubblica.

    Un esempio delle sfide che il Papa deve affrontare nell’affrontare gli scandali sugli abusi in luoghi in cui la sensibilità è diversa da quella degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale può essere il caso di padre Carlos Miguel Buela, fondatore argentino di un ordine religioso noto come Istituto del Verbo Incarnato.

    Buela morì nel 2023 in seguito alle accuse di aver abusato sessualmente dei seminaristi della sua congregazione.

    Parlando ai giornalisti a Vanimo, un angolo remoto della Papua Nuova Guinea visitato domenica da Papa Francesco, un missionario argentino e membro dell’ordine di Buela ha ampiamente liquidato le accuse.

    “Sì, è stato accusato di abusi e assolto da [Papa] Benedetto XVI”, ha detto padre Miguel de la Calle, pastore di Vanimo e parte di un gruppo di missionari argentini che hanno incontrato Francesco.

    “Lo stesso Francesco gli diede una benedizione prima di morire”, ha detto de la Calle, e ha criticato i giornalisti per essersi concentrati eccessivamente sulle accuse.

    De la Calle, sottolineando che il fondatore si era trasferito a Genova prima di morire, ha insistito sul fatto che non è mai stato condannato.

    “Papa Francesco ha apprezzato molto il fondatore, apprezza il nostro carisma”, ha detto.

    Segui Elise Ann Allen su X: @eliseannallen

    Pope opens East Timor stop saying abuse is ‘flowering all over the world’

  • Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    41965 LUGANO-ADISTA. Contro lo svizzero don Rolando Leo, 55 anni, prete ordinato nel 2005 originario di Mendrisio e incardinato nella diocesi di Lugano, è stato aperto un fascicolo penale per abusi sessuali su minori dal locale “ministero pubblico”. Don Leo non è un prete qualsiasi: cappellano e docente del Collegio Bartolomeo Papio, ad Ascona, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, è anche direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” Il suo caso ha sconvolto ai primi di agosto la Chiesa del Canton Ticino, in Svizzera: secondo quanto riporta il Corriere del Ticino (8/8), il prete è stato fermato dalla polizia il 6 agosto nel collegio di Ascona mercoledì mattina, è stato lungamente interrogato e il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, ne ha chiesto la carcerazione; il prete è stato posto in detenzione preventiva alla Farera, il carcere giudiziario di Lugano.

    L’8 agosto la diocesi ha emesso un comunicato nel quale si affermava che «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy» il giudice aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia». La vittima ha denunciato il suo caso al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di esperti sugli abusi clericali, ha prontamente inoltrato il fascicolo alla magistratura.

    La denuncia del vescovo ora zelante…

    La denuncia della vittima sarebbe frutto di un appello di qualche mese fa di mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano e vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo, che nei mesi scorsi, in seguito alla pubblicazione, il 12 settembre dello scorso anno, dello studio preliminare dell’Università di Zurigo sugli abusi nella Chiesa Svizzera (v. Adista Notizie n. 31/23), che rivelava l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime, aveva chiesto alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti. Mons. De Raemy deve essere rimasto scottato dalle accuse mosse a lui e ad altri 5 vescovi svizzeri (in tutto quattro ancora in esercizio e due emeriti) all’inizio dell’anno di aver insabbiato o rallentato l’iter di alcuni casi di abusi (v. Adista Notizie n. 2/24). A muovere queste accuse fondate era stato mons. Nicolas Betticher, già portavoce della Conferenza episcopale, giudice del tribunale ecclesiastico interdiocesano, vicario generale a Losanna, segretario di nunziatura e attualmente parroco a Berna.

    Questa volta mons. De Raemy pare essersi mobilitato tempestivamente, applicando le nuove norme stabilite dal Codice canonico, con la sospensione immediata del sacerdote dalle sue funzioni ela segnalazione alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nel comunicato, che non dice molto altro per la «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte».

    Una Chiesa sconvolta

    Le istituzioni nelle quale don Leo prestava il suo servizio sono rimaste sconvolte dal fatto. Il rettore del Collegio Papio don Patrizio Foletti, ha manifestato al Corriere del Ticino il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano»; «neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere», ha aggiunto, specificando che dall’interno del Collegio non era mai arrivata alcuna segnalazione su eventuali comportamenti illeciti del prete.

    Don Foletti ha scritto alle famiglie degli allievi della scuola, senza negare i fatti ma cercando di rassicurarle sulla sicurezza e sul futuro della scuola: «A tutt’oggi, i fatti non sembrano toccare l’attività di don Rolando in Collegio», ha scritto. «Siamo ovviamente sconcertati e addolorati come voi, e stiamo già facendo quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico. Dignità e rispetto della persona restano, come sempre anche in passato, al centro delle attenzioni del Collegio. In attesa di rivedervi restiamo a disposizione per ascoltare il vostro disagio».

    Che l’arresto di don Leo abbia sconvolto la Chiesa ticinese lo dimostra un lungo articolo comparso il 9 agosto sul giornale del Ticino: «Nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità», cioè i presunti «atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi», e che dovrebbe durare per almeno due mesi.

    Accompagnamento dei giovani. Fino all’arresto…

    L’inchiesta è durata alcuni mesi: la prima segnalazione alla magistratura, fatta da de Raemy, risale a marzo, subito dopo la segnalazione della vittima, ora maggiorenne, che riferiva fatti risalenti al 2018 o 2019. Ma pur nella tempestività della denuncia, alcuni fatti creano sconcerto, come il fatto che il prete, dunque sotto inchiesta da mesi – e ora ovviamente cautelativamente sospeso dal ministero – abbia potuto accompagnare, fino alla sera prima dell’arresto, in un pellegrinaggio di una decina di giorni a Medjugorje, un gruppo di ragazzi. «Perché la Curia ha lasciato che il sacerdote accompagnasse i giovani, molti dei quali minori, a Medjugorje?», si chiede il Corriere del Ticino. «Una domanda lecita», per la diocesi, che tuttavia non ha ancora dato risposta. E se è vero che nei tempi dell’inchiesta occorre fare riferimento alla presunzione di innocenza dell’accusato, nei tempi lunghi intercorsi tra denuncia e arresto (5 mesi) la reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati era ben possibile. «Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza», osserva il Corriere del Ticino: «Lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore e animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?». Ora sarà compito della magistratura indagare, è se si sia in presenza di un fatto isolato o se vi siano altri episodi, stante il fatto che il prete ha spaziato, per i diversi compiti ministeriali, per anni in tutto il territorio elvetico. Don Rolando Leo non ha finora confermato né smentito le accuse.

    I riverberi politici

    La vicenda ha già avuto riflessi all’interno del Gran Consiglio, il Parlamento del cantone svizzero, per ciò che riguarda le norme che regolano i rapporti tra Chiesa e Stato. Dopo aver presentato un’interpellanza, i deputati del Movimento per il socialismo (MPS) Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini hanno depositato la proposta di un’iniziativa parlamentare con l’obiettivo di introdurre una modifica dell’art. 7 della Legge sulla Chiesa cattolica un dispositivo che obblighi l’autorità ecclesiastica (il vescovo ordinario del luogo) a segnalare immediatamente ogni sospetto di reato riguardante un membro del clero. Nella formulazione attuale della legge, varata il 16 dicembre 2002, all’art. 7 sull’obbligo di notifica dell’Autorità giudiziaria si dice infatti soltanto: «Il procuratore pubblico notifica all’Ordinario, al più presto ma al massimo entro tre mesi dall’apertura dell’istruzione, l’esistenza di un procedimento penale a carico di un ecclesiastico, ad eccezione dei casi senza rilevanza per la funzione»; una norma unilaterale che non sancisce alcun obbligo per la Chiesa.

    Nel frattempo la richiesta è stata anche lanciata su act.campax.org in forma di petizione (quasi mille le adesioni finora), chiedendo al Gran Consiglio la modifica dell’art. 7 e misure «per garantire che le segnalazioni avvengano senza ritardi, tutelando così la sicurezza e l’integrità delle vittime e la corretta amministrazione della giustizia».

    https://www.adista.it/articolo/72470

  • Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    41954 ENNA-ADISTA. La scena ha un valore simbolico molto forte: all’ingresso dei sacerdoti in chiesa, un folto gruppo di fedeli si alza ed esce, in segno di protesta. È accaduto il 22 agosto scorso in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il prete denunciato alle autorità civili da Antonio Messina, che subì i suoi abusi sessuali, e condannato nel marzo scorso dalla giustizia civile a 4 anni e sei mesi di reclusione ex articolo 609 bis e quater del Codice penale (tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni), con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.

    All’esterno, i fedeli hanno esposto dei cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso».

    La scena, che è stata filmata, è diventata virale sui social media. Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale. Nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado (v. Adista Notizie n. 29/24), il vescovo di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, pur non essendo indagato, è fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo.

    Il documento cita «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo».

    Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi».

    Le motivazioni della sentenza da parte del Tribunale dunque confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dei giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa (v. Adista Notizie n. 11/24). Il documento ha fornito nuovo materiale per una puntata extra del Podcast, pubblicata il primo agosto scorso, e ha provocato anche una reazione di mons. Gisana, che ha cercato di difendersi in un’intervista rilasciata a La Stampa (26/7).

    A Enna anche la seconda “panchina viola” contro gli abusi clericali

    Il gesto di protesta dei fedeli ha efficacemente concretizzato e condensato quella presa di coscienza della realtà dei fatti già espressa la scorsa primavera con l’enorme affluenza della popolazione alla presentazione del podcast a Enna, che aveva visto la partecipazione di più di 150 persone, incredule e indignate.

    Tutto questo indica che forse il sistema di omertà e di coperture degli abusi comincia a creparsi e che la base cattolica sta attraversando una fase di profondo cambiamento, “non ci sta più” e non è più disposta a stare dalla parte del clero. Un segno che forse qualcosa sta cambiando – e che Enna può diventare la capofila di una più massiccia consapevolezza sul tema degli abusi – è anche l’inaugurazione, al Belvedere Marconi, nella città siciliana, seconda in Italia dopo Savona, della panchina viola contro gli abusi sessuali perpetrati da uomini del clero, autorizzata dal Comune su richiesta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete l’Abuso”, e sponsorizzata anche da ECA – Ending Clergy Abuse e dal coordinamento #ItalyChurchToo (di cui fa parte anche Adista), sollecitata anche dal quotidiano La Sicilia. «Questa installazione rappresenta un’importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – ha detto il sindaco Maurizio Dipietro (Ansa, 28/8) – e uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli». Anche qui sembra registrarsi uno scatto di consapevolezza: solo qualche mese fa, il podcast “La Confessione” aveva rilevato come l’amministrazione comunale non si fosse costituita parte civile nel processo contro don Rugolo. L’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, esprime ora soddisfazione: «Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità». Non si tratta solo «di un semplice arredo urbano», ha aggiunto: «È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli. La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori», e intende essere espressione dell’«impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura».

    Anche per Francesco Zanardi, creatore della campagna, la panchina viola a Enna rappresenta il segno di un cambiamento: «Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque». La campagna, intitolata “Ondaviola”, può essere portata in tutti i Comuni italiani. Si può aiutare a diffonderla nel proprio luogo di residenza, contattando Rete L’Abuso attraverso l’apposito form, su ondaviola.retelabuso.it.

    https://www.adista.it/articolo/72433

  • Lo storico portavoce dei sinodi Padre Rosica nei guai per molestie a un giovane prete, il caso imbarazza il Vaticano

    Lo storico portavoce dei sinodi Padre Rosica nei guai per molestie a un giovane prete, il caso imbarazza il Vaticano

    Il caso, in questi giorni di ferie e vacanze, è passato praticamente inosservato in Italia anche se negli Stati Uniti e nel Canada sta facendo discutere suscitando enorme clamore. Padre Thomas Rosica, figura assai conosciuta nell’ambito del Vaticano per avere lavorato nel 2002 alla Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto e successivamente come portavoce di lingua inglese della sala stampa vaticana durante i sinodi dei vescovi che si sono svolti in Vaticano sotto il regno di Benedetto XVI e successivamente di Francesco (2008, 2012, 2014, 2015 e 2018) è stato accusato di molestie sessuali da un giovane prete che ha presentato un esposto in Canada, dove risiede Rosica, raccontando fatti avvenuti 20 anni fa.

    L’accusa è stata respinta da Rosica che nega di aver avuto stretti rapporti personali e di avere avuto condotte improprie. Ora sarà un tribunale civile a stabilirlo anche se l’ex collaboratore della curia sostiene che di questo caso se ne dovrebbe occupare un tribunale canonico e non uno civile. «Questa questione va regolata dai codici di diritto canonico» ha detto al portale cattolico The Pillar che per primo ha diffuso la notizia.

    La diocesi di Toronto dallo scorso marzo, cioè da quando la presunta vittima (un giovane prete ordinato negli anni Novanta) ha intentato una causa ha sospeso Rosica da ogni funzione in attesa di capire l’evoluzione.

    La vittima racconta di essere stato invitato a collaborare alla Giornata Mondiale della Gioventù nel 2002. Allora Rosica era cappellano degli studenti cattolici all’università di Toronto. Il giovane sacerdote inizialmente fu impressionato dall’influenza, dalle connessioni e dal riconoscimento internazionale di Rosica, subendone il fascino. I due uomini avrebbero così sviluppato una «stretta relazione personale» e la vittima parla anche «di un contatto fisico indesiderato», compreso lunghi abbracci e palpeggiamenti sul corpo, i genitali e le braccia.
    Il Vaticano fa quadrato sul cardinale canadese accusato di molestie: «Terminata la nostra indagine, non ha molestato nessuno»

    Il caso Rosica, a causa della sua notorietà, è stato oggetto di grande circospezione da parte della diocesi di Toronto che sarebbe stata a conoscenza del caso già a primavera. Diversi organi di stampa americani e canadesi hanno cercato di avere un commento dell’arcivescovo Francis Leo ma senza successo. Rosica nel frattempo si è ritirato in una casa per sacerdoti in pensione in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Nel frattempo è stato sospeso da ogni incarico visto che conduceva anche ritiri spirituali in alcuni centri della Compagnia di Gesù. Questo religioso di nazionalità americana, poliglotta, biblista, giornalista, direttore e fondatore della tv cattolica canadese Sel et Lumiere, negli anni passati era incappato in un altra grana legale, stavolta per avere copiato da altre fonti, senza citazioni, alcuni interventi. Ciò gli era costato il ruolo e alcuni incarichi in un paio di università statunitensi.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/thomas_rosica_papa_francesco_abusi_prete_violanza_vaticano_canada-8327974.html