Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    Si è aperto il processo a carico di padre Vincenzo Esposito, il sacerdote di 64 anni, originario di Caltavuturo ma assegnato alla parrocchia di San Feliciano Magione (Perugia), accusato di prostituzione minorile perché avrebbe preteso da quattro sedicenni prestazioni sessuali a pagamento attraverso delle videochiamate. Dieci, venti, trenta euro al massimo, questo avrebbe versato il prete per vedere ragazzini mastrubarsi e godere tramite chat Whatsapp e Messenger. Per l’imputato la Procura aveva chiesto ed ottenuto il giudizio immediato e adesso è in corso il dibattimento davanti al tribunale di Termini Imerese.

    Esposito era stato arrestato dai carabinieri ad agosto dell’anno scorso, insieme alla madre di una delle presunte vittime che, secondo l’accusa, avrebbe lucrato sulle prestazioni del figlio, pretendo una tangente di 5 o 10 euro sulle somme che il ragazzo avrebbe ricevuto dal prete. Per lei le indagini sono ancora in corso. Entrambi, difesi rispettivamente dagli avvocati Renato Vazzana e Giuseppe Minà, hanno sempre respinto le accuse.

    L’inchiesta era nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate, tra aprile e luglio dell’anno scorso, nell’ambito di un’altra indagine. Esposito, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, ma in passato era stato non solo a Termini Imerese (tre delle presunte vittime vivono proprio lì), ma anche al Buccheri La Ferla.

    I ragazzini sarebbero stati tutti in una condizione di disagio economico ed avrebbero utilizzato il denaro ricevuto in cambio delle chat a sfondo sessuale per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o banalmente andare a mangiare una pizza con la fidanzata. Come emergeva dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, per il prete ogni momento sarebbe stato buono per guardare – anche contemporaneamente – gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di una messa, ma anche subito dopo aver celebrato un funerale.

    “Sei la mia vita, don Vincè”, “ti voglio bene” e “sono innamorato pazzamente”, così avrebbero detto le presunte vittime al sacerdote, e sarebbero state sempre pronte per una videochiamata proprio perché – sostiene la Procura – avrebbero avuto bisogno di soldi. E non avrebbero esitato ad insultare l’imputato, chiamandolo “cornuto” o “testa di minchia”, quando avrebbe ritardato i pagamenti.

    “Stamattina ti ho messo 30 euro, ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo… C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque”, affermava l’imputato il 24 aprile dell’anno scorso, e aggiungeva: “Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme, non l’ho mai fatto in tre”, diceva Esposito in una conversazione dell’11 maggio. E uno dei ragazzini gli rispondeva: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Il sacerdote replicava: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’imputato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    In un’altra circostanza il sacerdote diceva: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”. Ma sono state registrate anche le conversazioni tra i ragazzi: “Chiama a quello – diceva uno di loro – perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/prete-sesso-chat-prostituzione-minori-processo.html

  • La Chiesa portoghese apre i suoi fascicoli alla commissione che indaga sugli abusi sessuali

    La Chiesa portoghese apre i suoi fascicoli alla commissione che indaga sugli abusi sessuali

    I vescovi portoghesi permetteranno alla commissione che studia gli abusi sessuali nella Chiesa di accedere agli archivi diocesani per conoscere quei casi che sono stati denunciati in passato all’interno di ciascuna diocesi. La decisione è stata presa questo mercoledì dal consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese, a cui appartengono 21 vescovi. È un passo che rafforza la strategia di trasparenza avviata a novembre, con la creazione di una commissione indipendente che studia la pederastia in ambito religioso portoghese tra il 1950 e il 2022 e che è presieduta dallo psichiatra specializzato in infanzia e adolescenza Pedro Strecht.

    L’accesso agli archivi diocesani dipende dalla volontà di ciascun vescovo, che risponde solo al Vaticano. Secondo l’Agenzia Ecclesia, citata dal quotidiano Público , la missione di questi archivi è contenuta nel Codice di Diritto Canonico, che stabilisce che ogni diocesi ha un archivio per custodire “i documenti che devono essere tenuti segreti”. Nella prossima riunione plenaria della Conferenza episcopale, che si terrà ad aprile, sarà stabilita una procedura comune per trasferire alla commissione tutte le informazioni sugli abusi sessuali rinvenute negli atti.

    Nel suo primo mese di attività, la commissione portoghese ha ricevuto 214 testimonianze di vittime di abusi sessuali, anche se molte delle storie identificano aggressori che hanno abusato di diversi minori. “In molte testimonianze, le vittime non solo descrivono cosa è successo loro, ma indicano anche la consapevolezza o una forte probabilità che, in quelle circostanze di tempo e spazio, altri bambini siano stati vittime dello stesso abusatore”, sottolineano in una nota di stampa.

    I casi finora denunciati provengono da persone nate tra il 1933 e il 2006, il che indica alcune recenti aggressioni sessuali, commesse quando erano già emerse in altri paesi indagini sulla pedofilia ecclesiastica , come quella rivelata nel 2002 dal The Boston Globe su i sacerdoti che avevano commesso abusi a Boston e che erano stati protetti dalla gerarchia cattolica. Sempre nel 2002 vengono svelati in Portogallo, grazie a un’inchiesta del settimanale Expresso, l’abuso sessuale che veniva commesso per tre decenni presso la Casa Pía, istituzione statale (non religiosa) che gestiva una rete di scuole. In questa rete di pederastia sono stati coinvolti personaggi noti della politica, della televisione e della diplomazia, oltre ai dipendenti della Casa Pía.

    Le vittime che hanno trasferito la loro testimonianza alla commissione portoghese denunciano abusi commessi sia nel Portogallo continentale che negli arcipelaghi di Madeira e delle Azzorre. Il loro profilo sociale è eterogeneo. “Le storie descritte rivelano sofferenze psicologiche individuali, familiari e sociali, a volte nascoste per decenni e, in molte circostanze, tenute segrete fino al momento della dichiarazione”, ha affermato la commissione nel suo comunicato. “Questa sofferenza è associata a sentimenti di vergogna, paura, colpa e autoesclusione, rafforzando l’idea di affrontare le vite con la sensazione di essere in disparte”, aggiungono.

    La commissione portoghese è congiunta ed è composta da sei persone. Il suo presidente, Pedro Strecht, è uno psichiatra specializzato in infanzia e adolescenza che ha anche partecipato alla cura dei minori vittime di abusi nello scandalo Casa Pía, che ha dato vita a un lungo processo legale durato sei anni. Strecht è stato incaricato dalla Conferenza Episcopale di studiare gli abusi sessuali sui minori lo scorso novembre e ha accettato perché gli hanno dato mano libera per scegliere il resto della squadra, composta da professionisti di diversi campi come la sociologa Ana Nunes de Almeida, la l’ex ministro della Giustizia Álvaro Laborinho Lúcio, lo psichiatra Daniel Sampaio, la terapeuta Filipa Tavares e la regista Catarina Vasconcelos.

    Gli abusi denunciati alla commissione che non hanno prescritto saranno denunciati ai tribunali. Lo scorso ottobre il parlamento portoghese ha approvato un disegno di legge per aumentare a 15 anni i termini di prescrizione per i reati sessuali contro minori, che inizieranno a contare solo quando la vittima raggiungerà i 35 anni e non quando raggiungerà la maggiore età. In pratica, consente di estendere a 50 anni il tempo in cui la vittima può compiere il passaggio in tribunale per denunciare il proprio caso. Inoltre, se il minore aveva meno di 14 anni quando si è verificato l’abuso, la prescrizione sarà anche successiva, poiché inizierà a contare quando l’interessato compirà 40 anni (in pratica potrebbe denunciare fino a 55).

    https://elpais.com/sociedad/2022-02-10/la-iglesia-portuguesa-abre-sus-archivos-a-la-comision-que-investiga-los-abusos-sexuales.html

  • Il Papa Emerito chiede scusa mentre mente sull’Italia. Le vittime dovrebbero affidarsi a una commissione interna?

    Il Papa Emerito chiede scusa mentre mente sull’Italia. Le vittime dovrebbero affidarsi a una commissione interna?

    Parole vuote di chi annaspa sugli specchi, inaccettabili, di circostanza e soprattutto disoneste. Un’offesa a tutti coloro che hanno subito abusi che lui stesso insabbiò, non solo in Germania o negli Stati Uniti, dove si salvò da un processo chiedendo l’Immunità, cioè impedendo lo svolgimento del procedimento.

    Il caso di Ratzinger tira direttamente in ballo anche l’Italia e la città di Savona, dove coprì sia da Cardinale nel 2003 sia poi da Papa nel 2005, quando la sua stessa inerzia permise che il sacerdote Nello Giraudo a lui denunciato dall’allora Vescovo di Savona Domenico Calcagno – poi ordinato Cardinale dallo stesso Ratzinger  – continuasse ad abusare di minori e commettesse lo stesso anno in cui viene nominato Papa, un altro stupro, per il quale patteggerà nel 2012 – solo dopo le denunce della Rete L’ABUSO – un anno e sei mesi con la condizionale.

    Le gravi omissioni della curia non esentarono neppure il predecessore di Calcagno, l’ex Vescovo di Savona, Dante Lafranconi di cui tra i rarissimi casi italiani fu chiesto il rinvio a giudizio per i reati omissivi proprio riferiti a don Giraudo di cui al 2° comma dell’articolo 40 del C.P. – Scampò il processo grazie all’intervento della prescrizione.

    Tuttavia le omissioni savonesi e la documentazione che riguarda Ratzinger sono oggi agli atti e oggetto di richieste di risarcimento in sede civile da parte delle vittime presso il Tribunale di Savona.

    Nessuna delle vittime note alla curia a oggi ha ricevuto soccorso dalle gerarchie savonesi, come previsto dallo stesso Motu proprio vos estis lux mundi, anzi molte che chiesero udienza ai vescovi savonesi succeduti, non sono mai state ricevute.

    Zanardi

  • Il papa in pensione chiede perdono per gli abusi, ma non ammette gli illeciti

    Il papa in pensione chiede perdono per gli abusi, ma non ammette gli illeciti

    ROMA (AP) – Papa Benedetto XVI in pensione ha chiesto perdono martedì per eventuali “gravi colpe” nella gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero, ma ha negato qualsiasi illecito personale o specifico dopo che un rapporto indipendente ha criticato le sue azioni in quattro casi mentre era arcivescovo di Monaco , Germania.

    La mancanza di scuse personali o di ammissione di colpa da parte di Benedetto ha immediatamente irritato i sopravvissuti agli abusi sessuali, che hanno affermato che la sua risposta rifletteva il rifiuto “permanente” della gerarchia cattolica di accettare la responsabilità dello stupro e della sodomia di bambini da parte dei sacerdoti.

    Benedict, 94 anni, stava rispondendo a un rapporto del 20 gennaio di uno studio legale tedesco che era stato incaricato dalla Chiesa cattolica tedesca di esaminare come sono stati gestiti i casi di abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco tra il 1945 e il 2019. Benedict, l’ex cardinale Joseph Ratzinger, ha guidato l’arcidiocesi dal 1977 al 1982.

    Il rapporto incolpava la gestione di quattro casi da parte di Benedetto durante il suo periodo come arcivescovo, accusandolo di cattiva condotta per non aver limitato il ministero dei quattro sacerdoti anche dopo che erano stati condannati penalmente. Il rapporto ha anche incolpato i suoi predecessori e successori, stimando che ci fossero state almeno 497 vittime di abusi nel corso dei decenni e almeno 235 sospetti autori.

    Martedì il Vaticano ha pubblicato una lettera che Benedetto ha scritto per rispondere alle accuse, insieme a una risposta più tecnica dei suoi avvocati che avevano fornito una risposta iniziale di 82 pagine allo studio legale sul suo mandato di quasi cinque anni a Monaco.

    La conclusione degli avvocati di Benedetto è stata risoluta: “Come arcivescovo, il cardinale Ratzinger non è stato coinvolto in alcun insabbiamento di atti di abuso”, hanno scritto. Hanno criticato gli autori del rapporto per aver interpretato erroneamente la loro presentazione e hanno affermato di non aver fornito alcuna prova che Benedetto fosse a conoscenza della storia criminale di nessuno dei quattro sacerdoti.

    La risposta di Benedict è stata più sfumata e spirituale, anche se ha ringraziato a lungo il suo team legale prima ancora di affrontare le accuse o le vittime degli abusi.

    “Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica”, ha detto Benedetto. “Tanto maggiore è il mio dolore per gli abusi e gli errori avvenuti in quei diversi luoghi durante il periodo del mio mandato”.

    Benedetto ha rilasciato quella che ha definito una “confessione”, anche se non ha confessato alcuna colpa specifica. Ha ricordato che la Messa quotidiana inizia con i credenti che confessano i loro peccati e chiedono perdono anche per “gravi colpe”. Benedetto ha osservato che nei suoi incontri con le vittime di abusi mentre era papa, “ho visto in prima persona gli effetti di una colpa gravissima.

    “E sono arrivato a capire che noi stessi veniamo coinvolti in questa grave colpa ogni volta che la trascuriamo o non riusciamo ad affrontarla con la risolutezza e la responsabilità necessarie, come troppo spesso è successo e continua ad accadere”, ha scritto. “Come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere a tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio profondo dolore e la mia accorata richiesta di perdono”.

    La sua risposta ha suscitato rapide critiche da parte di Eckiger Tisch, un gruppo che rappresenta i sopravvissuti agli abusi da parte del clero tedesco, il quale ha affermato che rientrava nella “relativizzazione permanente della chiesa sulle questioni degli abusi: si sono verificati atti illeciti ed errori, ma nessuno si assume la responsabilità concreta”.

    Benedetto “non può limitarsi a dichiarare che è dispiaciuto di non aver fatto di più per proteggere i bambini affidati alla sua chiesa”, ha affermato il gruppo.

    La risposta del papa in pensione probabilmente complicherà gli sforzi dei vescovi tedeschi per cercare di ristabilire credibilità presso i fedeli, le cui richieste di responsabilità sono solo aumentate dopo decenni di abusi e insabbiamenti.

    Il capo della conferenza episcopale tedesca, il vescovo di Limburgo Georg Baetzing, aveva precedentemente affermato che Benedetto doveva rispondere al rapporto prendendo le distanze dai suoi avvocati e consiglieri. “Deve parlare, e deve scavalcare i suoi consiglieri ed essenzialmente dire la semplice frase: ‘Sono incorso in colpa, ho commesso errori e mi scuso con le persone colpite’”, ha detto Baetzing.

    Ma in un tweet martedì, Baetzing ha solo notato che Benedetto aveva risposto.

    “Gli sono grato per questo e merita rispetto per questo”, ha scritto Baetzing. Il tweet non ha affrontato la sostanza della risposta di Benedetto.

    Il rapporto dello studio legale ha identificato quattro casi in cui Ratzinger è stato accusato di cattiva condotta per non aver agito contro i molestatori.

    Due casi hanno coinvolto sacerdoti che hanno offeso mentre Ratzinger era arcivescovo e sono stati puniti dall’ordinamento giuridico tedesco ma sono stati mantenuti nel lavoro pastorale senza alcun limite al loro ministero. Un terzo caso riguardava un religioso che era stato condannato da un tribunale al di fuori della Germania ma era stato messo in servizio a Monaco. Il quarto caso riguardava un prete pedofilo condannato a cui fu permesso di trasferirsi a Monaco nel 1980, e successivamente affidato al ministero. Nel 1986 quel sacerdote ricevette la sospensione della pena per aver molestato un ragazzo.

    L’équipe di Benedetto aveva in precedenza chiarito un iniziale “errore” nella presentazione allo studio legale che aveva insistito sulla mancata presenza di Ratzinger all’incontro del 1980 in cui si discuteva del trasferimento del sacerdote a Monaco. Ratzinger era lì, ma il ritorno del sacerdote al ministero non è stato discusso, hanno detto.

    Benedict si è detto profondamente ferito dal fatto che la “svista” sulla sua presenza all’incontro del 1980 fosse stata usata per “mettere in dubbio la mia veridicità e persino etichettarmi come bugiardo”. Ma ha detto di essere stato rincuorato dal sostegno ricevuto.

    “Sono particolarmente grato per la fiducia, il sostegno e la preghiera che Papa Francesco mi ha espresso personalmente”, ha affermato.

    Il Vaticano aveva già difeso con forza il primato di Benedetto dopo il rapporto dello studio legale, ricordando che Benedetto è stato il primo papa a incontrare vittime di abusi, che aveva emanato norme rigorose per punire i sacerdoti che violentavano i bambini e aveva indirizzato la chiesa a perseguire un percorso di umiltà nel chiedere perdono per i crimini dei suoi chierici.

    La difesa del Vaticano, tuttavia, si è concentrata principalmente sul mandato di Benedetto come capo dell’ufficio di dottrina della Santa Sede e sui suoi otto anni di pontificato.

    Benedetto ha riflettuto sulla sua eredità nella sua lettera.

    “Presto mi ritroverò davanti al giudice finale della mia vita”, scrisse. “Anche se, guardando indietro alla mia lunga vita, posso avere grandi ragioni per temere e tremare, sono comunque di buon umore. Perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma anche l’amico e il fratello che ha già sofferto lui stesso per le mie mancanze».

    La risposta di Benedetto è suonata vuota anche al di fuori della Germania, con il gruppo di difesa dei sopravvissuti con sede negli Stati Uniti, SNAP, che lo accusa di “ripetere parole di scuse che sono cadute nel vuoto per decenni”.

    E Mitchell Garabedian, l’avvocato di Boston famoso per “Spotlight” che ha rappresentato centinaia di vittime di abusi, ha detto che le parole di Benedict hanno nuovamente vittimizzato e insultato i sopravvissuti.

    “E’ un leader che dà un cattivo esempio moralmente, e nel processo sta incoraggiando un ulteriore insabbiamento degli abusi sessuali del clero”, ha detto.

    Ma il principale consigliere di papa Francesco per la prevenzione degli abusi, il cardinale di Boston Sean O’Malley, ha trovato nella lettera di Benedetto una sincera “contrizione per ciò che è mancato alla sua amministrazione”.

    “Il riconoscimento da parte di Benedetto del danno irreparabile causato dall’abuso sessuale nella chiesa e delle sue stesse mancanze nel fare di tutto per prevenire tale danno è una sfida per tutti coloro che ricoprono posizioni di leadership nella chiesa”, ha detto O’Malley. “Dobbiamo fare di meglio”.

    https://apnews.com/article/europe-religion-germany-sexual-abuse-by-clergy-sexual-abuse-3461ba1b9adfcfb884027361263f1706

  • L’inchiesta della Cei sugli abusi parte  col piede sbagliato

    L’inchiesta della Cei sugli abusi parte col piede sbagliato

    MARCO MARZANO sociologo – Il presidente della Conferenza episcopale italiana, Gualtiero Bassetti, ha concesso un’importante intervista al Corriere della Sera sul tema degli abusi sessuali del clero e sulle iniziative che la chiesa italiana ha in animo di assumere per contrastarli. All’inizio dell’intervista il cardinale conferma la possibilità che anche la chiesa italiana, al pari di quelle nordamericana, francese, irlandese e tedesca, avvii «una ricognizione approfondita e seria» del fenomeno.

    Si tratta di una buonissima notizia che però appare subito offuscata da quel che il cardinale dice nel seguito dell’intervista. In primo luogo, Bassetti non menziona mai l’espressione “commissione indipendente” e anzi fa intendere chiaramente che la Cei vuole determinare nel merito la metodologia dell’indagine, escludendo ogni seria valutazione quantitativa del fenomeno e privilegiando come fonte dei dati «i servizi diocesani per la tutela dei minori», ovvero degli organi interni alla chiesa quasi sempre diretti da personale ecclesiastico di nomina vescovile.

    Quindi, a differenza di quanto hanno fatto quelli francesi e tedeschi, i vescovi italiani non affiderebbero l’eventuale inchiesta a un organismo composto da studiosi davvero indipendenti e autorevoli, messi in grado di agire in forma completamente autonoma dalla chiesa, di richiedere l’accesso ai dossier segretati degli archivi diocesani, di formulare appelli alle vittime sinora rimaste in silenzio affinché raccontino, con la garanzia dell’anonimato, le loro vicende e infine di produrre delle stime quantitative affidabili sulla diffusione complessiva nel fenomeno.

    No, la chiesa italiana non si servirebbe di questo strumento, ma di una raccolta di dati generici che provengono dai singoli uffici diocesani, casomai filtrati dall’approvazione del vescovo e dall’imprimatur dello stesso Bassetti. Insomma, quella che quest’ultimo caldeggia è una sorta di indagine interna affidata ad alcuni sacerdoti e ai loro collaboratori. Le commissioni di inchiesta serie hanno scandagliato soprattutto il passato, da un lato portando alla luce quei crimini che non possono più, per sopravvenuta prescrizione, finire nelle aule di tribunale, dall’altro evidenziando quei nodi strutturali (come la concezione della sessualità e dell’affettività) che sono alla base dei comportamenti abusanti e che richiedono una radicale riforma della chiesa.

    Bassetti al contrario sembra guardare soprattutto al futuro e pare in primo luogo preoccupato di convincerci della grande efficacia dei nuovi strumenti di prevenzione di cui sono state, per sua iniziativa, dotate le diocesi italiane. Il cardinale sembra anche preoccupato di farci capire che quella italiana è una situazione diversa, eccezionale e positiva, nella quale il problema ha una consistenza e una diffusione minori che altrove. Quel che bisogna soprattutto evitare, a suo parere, è il «giustizialismo», ovvero la tendenza a condannare il clero con troppa severità e precipitazione.

    Riassumendo: niente proiezioni numeriche, niente ascolto delle vittime, niente proposte di riforma. Disorientata e messa con le spalle al muro dall’attivismo riformatore di tanti vescovi europei e dal montare dell’indignazione popolare, la chiesa italiana sta rischiando di reagire nel peggiore dei modi alla “crisi degli abusi”: con dei pannicelli caldi autoassolutori e difensivi che non convinceranno nessuno e che non la proteggeranno dal discredito e dall’impopolarità che avanzerà all’emergere di ogni nuovo scandalo, dinanzi alla scoperta dell’ennesimo prete pedofilo in questa o quella diocesi del Belpaese.

    Il torrente diventerà presto un fiume in piena e a quel punto nemmeno l’ospitare sul proprio territorio l’incolpevole vescovo di Roma costituirà un elemento sufficiente ad arginarne il corso.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/linchiesta-della-cei-sugli-abusi-parte-con-il-piede-sbagliato-nkhlmnxw

  • “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    Enna.  C’è anche una intercettazione in cui il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, avrebbe ammesso parlando  al telefono con Don Giuseppe Rugolo, di avere “insabbiato” la vicenda di abusi sessuali su un minore, tra quelle che verranno trascritte dai periti che hanno ricevuto ieri incarico dal tribunale di Enna. 

     

    Nel corso della quarta udienza di ieri, il collegio giudicante, dopo essersi ritirato in  Camera di Consiglio, ha rigettato tutte le richieste della difesa dell’imputato, rappresentato dagli avvocato Antonino Lizio e dei responsabili civili che chiedevano, tra l’altro che i testimoni fossero interrogati solo dopo la trascrizione delle intercettazioni. Accolta, invece, nel corso dell’udienza la produzione documentale dei pubblici ministeri, Stefania Leonte e Orazio Longo, della difesa e delle parti civili. Tra queste, le riservate personali intercorse tra il Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e Federico Marti, l’avvocato rotale nominato nella fase stragiudiziale dalla famiglia della vittima. Ammessa anche la corrispondenza tra il vescovo Gisana e la Congregazione per il Clero, che era stata investita del caso Rugolo e aveva affermato di non essere competente perché, secondo l’istruttoria del procedimento ecclesiastico, le violenze sarebbero avvenute quando Rugolo era seminarista.

     

    Ammessa, inoltre, nel corso dell’udienza, anche la costituzione in giudizio della la Curia della Diocesi di Piazza Armerina. Le operazioni peritali inizieranno il prossimo 15 febbraio mentre la prossima udienza, con gli interrogatori dei primi testimoni, tra i quali l’allora dirigente della squadra mobile di Enna, Antonino Ciavola, e’ stata fissata per il prossimo 10 marzo.

     

    Intanto, “il caso Rugolo” è pronto ad approdare  all’Onu, assieme ad altri fatti avvenuti in Italia. A presentare l’istanza, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’associazione Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

     

    Rugolo, si ricorda, fu arrestato e poi posto ai domiciliari,lo scorso aprile  in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare, per violenza sessuale su minori, dopo la denuncia di un giovane, minorenne al momento dei fatti contestati. Prima di presentare l’esposto, aveva scritto, chiedendo aiuto a Papa Francesco, senza però mai ricevere risposta.

    Tiziana Tavella

  • Enna, il prete accusato di violenza sessuale sui minori: sarà presentata una denuncia all’Onu

    Enna, il prete accusato di violenza sessuale sui minori: sarà presentata una denuncia all’Onu

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato per violenza sessuale su minori, sarà presentato all’Onu, insieme ad altri casi italiani, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani. A presentare l’istanza, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’Associazione Rete l’Abuso, associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

    Intanto, domani, giovedì 27 gennaio, al tribunale di Enna, si celebra un’altra udienza del processo a carico del sacerdote agli arresti domiciliari al seminario di Ferrara, dallo scorso aprile. È previsto il conferimento degli incarichi ai periti per le trascrizioni delle intercettazioni e l’ammissibilità di alcune prove documentali. Finora il sacerdote non è mai stato presente alla udienze.

    https://enna.gds.it/articoli/cronaca/2022/01/26/enna-il-prete-accusato-di-violenza-sessuale-sui-minori-sara-presentata-una-denuncia-allonu-6f8c7264-93cd-441c-b0cf-aae669b830b4/

  • Abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco, Ratzinger si corregge e si scusa

    Abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco, Ratzinger si corregge e si scusa

    AGI – Benedetto XVI si corregge e chiede scusa. Dopo la pubblicazione di un report sugli abusi sessuali avvenuti nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, il Papa emerito ha corretto una sua precedente affermazione ammettendo di aver partecipato all’epoca in cui era arcivescovo di Monaco, a una riunione dell’Ordinariato avvenuta il 15 gennaio del 1980, nella quale venne discusso il caso di un sacerdote pedofilo in arrivo da un’altra diocesi tedesca.

    Lo dichiara l’agenzia cattolica Kna (Catholic News Agency), poi ripresa da Vatican News in tedesco. Joseph Ratzinger, in una dichiarazione diramata dal suo segretario particolare Georg Gaenswein, chiede scusa per l’errore della precedente dichiarazione, non fatta “in malafede” ma “risultato di un errore nella redazione della sua dichiarazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa.

    Nella riunione in questione però non fu presa alcuna decisione su una eventuale assegnazione pastorale del sacerdote, continua la dichiarazione di Ratzinger. “Piuttosto, è stata accolta solo la richiesta di fornirgli un alloggio durante il suo trattamento terapeutico a Monaco”.

    “Da giovedì pomeriggio, il Papa emerito Benedetto XVI ha a disposizione la perizia dello studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco, presentata lo stesso giorno, come file Pdf”, riferisce monsignor Gaeswein che sottolinea che Ratzinger “sta leggendo attentamente le dichiarazioni” che “lo riempiono di vergogna e di dolore per le sofferenze inflitte alle vittime”.

    In considerazione della sua età e della sua salute, precisa Gaeswein “ci vorrà del tempo per leggerlo nella sua interezza” (il report è di 1.900 pagine, ndr) ma “ci sarà una dichiarazione sulla perizia”. “Tuttavia, egli desidera chiarire ora che, contrariamente a quanto dichiarato all’udienza, ha partecipato alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. L’affermazione contraria era quindi oggettivamente errata”, continua Gaeswein.

    “Ci tiene a sottolineare che questo non è stato fatto in malafede, ma è stato il risultato di una svista nella redazione della sua dichiarazione. Spiegherà come si è arrivati a questo nella dichiarazione che deve ancora essere rilasciata. È molto dispiaciuto per questo errore e chiede di essere scusato”.

    “Benedetto XVI – conclude la nota di monsignor Gaeswein – è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine, soprattutto in questi giorni, ed è molto vicino a essa nei suoi sforzi per chiarire la situazione. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”.

    Il 20 gennaio è stato presentato dallo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl il report, commissionato dalla stessa arcidiocesi di Monaco, sugli abusi commessi dal clero negli anni tra il 1945 e il 2019. Un report choc che, oltre a mettere in rassegna l’operato dei ministeri di Michael von Faulhaber, Joseph Wendel, Julius Doepfner, Friedrich Wetter e Reinhard Marx, getta pesanti ombre sulla gestione del Papa emerito, Joseph Ratzinger, che fu arcivescovo di Monaco dal 1977 al 1982 per poi diventare Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (1982-2005), organismo vaticano che si occupa proprio di casi di delicta graviora.

    Sono almeno 497, di cui il 60 per cento minori tra gli 8 e i 14 anni di età, le vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi nel periodo preso in esame. Secondo il dossier sono 235 i responsabili degli abusi: 173 sacerdoti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali e 48 persone dell’ambito scolastico. Delle quasi cinquecento vittime, 247 sono di sesso maschile. In una settantina di casi l’identità della vittima non è stata accertata.

    Quattro sono i casi contestati a Ratzinger. Quello a cui fa riferimento il Papa emerito è relativo al sacerdote della diocesi di Essen, padre Peter H., che nel 1980 fu trasferito a Monaco, perché accusato di pedofilia. Il settimanale tedesco Die Zeit nei giorni scorsi aveva accusato Ratzinger di aver coperto le azioni del prete che avrebbe abusato, tra il 1973 e il 1996, di 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni, in veste di cappellano prima e di parroco dopo. Die Zeit scrive di un decreto extragiudiziale del tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monaco datato 2016. Padre Peter H. fu condannato a pagare una somma alla fondazione per bambini Tabaluga. Ma il suo agire non fu fermato.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-01-24/abusi-sessuali-arcidiocesi-di-monaco-ratzinger-si-corregge-e-si-scusa-15342524/

  • Resta in carcere il prete condannato per pedofilia che non accetta la pena

    Resta in carcere il prete condannato per pedofilia che non accetta la pena

    di Patrizia Maciocchi

    Non può essere trasferito a una struttura che si occupa del recupero dei sacerdoti l’ex parroco, condannato per abusi sessuali su una minore, che non rivede il suo passato deviante e non accetta la sentenza e la pena. Al contrario assume un atteggiamento vittimistico e negatorio, una posizione che continua a ricevere il conforto «dei familiari e dell’ambiente ecclesiastico».

    La Cassazione (sentenza 196) ha così respinto la richiesta dell’ex parroco di un paesino lombardo, condannato in via definitiva per gli abusi commessi ai danni di una bambina che frequentava la parrocchia, da quando questa aveva sei anni fino ai 10. Ma la denuncia era arrivata solo dopo la maggiore età della vittima e non era stata ben accolta da alcuni paesani, che avevano anche raccolto delle firme a sostegno del parroco. Questo, mentre la ragazza aveva scritto a Papa Francesco per comunicare la sua sensazione di isolamento e di amarezza.

    La mancata revisione del passato deviante

    Oggi la Suprema corte nega al prete la possibilità di uscire dal carcere per finire di scontare la sua pena in una struttura dedicata al recupero dei religiosi che hanno commesso reati sessuali. E lo fa perché il detenuto non ha mai iniziato un percorso di revisione critica del suo passato e non accetta né la condanna né la pena. Senza successo, la difesa dell’imputato nega che la condizione posta dai giudici sia prevista dalla legge, perché il condannato ha diritto di dichiararsi innocente o vittima di un errore giudiziario anche durante la carcerazione. La Cassazione chiarisce però che il problema non è il mancato riconoscimento della responsabilità da parte del condannato ma l’osservazione della sua personalità.

    I giudici di legittimità aderiscono alla conclusione del Tribunale di sorveglianza che «ha considerato l’atteggiamento negatorio e vittimistico, di cui dà conto la relazione di sintesi anche per sottolineare il conforto che tale posizione continua a ricevere dai familiari e dall’ambiente ecclesiastico, un indice sintomatico del mancato inizio del processo di rivisitazione del passato deviante, che richiede necessariamente, a prescindere dall’ammissione degli addebiti, l’accettazione della sentenza e della pena». Un passo importante verso il reinserimento sociale. Che, volendo, sarebbe anche in linea con l’insegnamento cattolico – ancora prima che con il principio giuridico – dell’accettazione delle pene terrene.

    https://www.ilsole24ore.com/art/resta-carcere-prete-condannato-pedofilia-che-non-accetta-pena-AEqp8E7?refresh_ce=1

  • 497 vittime a Monaco di Baviera: il rapporto sugli abusi travolge Ratzinger, Wetter e Marx

    497 vittime a Monaco di Baviera: il rapporto sugli abusi travolge Ratzinger, Wetter e Marx

    40936 MONACO-ADISTA. In quasi 1.900 pagine, il rapporto sugli abusi di Monaco, elaborato dallo studio legale Westphal Spilker Wastl (WSW), pubblicato integralmente il 20 gennaio sul sito dello stesso, e presentato in una gremita conferenza stampa, in presenza e online, descrive un abisso di clericalismo, protezione istituzionale e fallimento della leadership. Commissionato alla fine di febbraio 2020, a copertura di casi che arrivano fino al 2019, identifica le omissioni dei singoli responsabili e chiarisce come i casi di abuso siano stati coperti. Una prima indagine, completata nel dicembre 2010 ma mai pubblicata, ha coperto il periodo dal 1945 al 2009; ora, numerose informazioni aggiuntive, disponibili grazie al maggiore coinvolgimento delle vittime, hanno consentito di avere un quadro più preciso, giacché l’insabbiamento è potuto avvenire grazie a dossier addomesticati e manipolati, quando non distrutti.

    Le cifre

    Il rapporto ha constatato un totale di 42 casi di cattiva condotta da parte di funzionari della Chiesa nell’affrontare casi di abusi nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga: gli arcivescovi e cardinali defunti Michael Faulhaber, Joseph Wendel e Julius Döpfner, ma anche Joseph Ratzinger (arcivescovo dal 1977 al 1982), il card. Friedrich Wetter (1983-2008) e il card. Reinhard Marx, dal 2008 alla guida della diocesi bavarese. Nel loro esame, gli esperti hanno identificato 235 presunti colpevoli dal 1945 al 2019, di cui 173 sacerdoti; 497 il numero delle vittime di cui 247 maschi e 182 femmine; di 68 non è stato possibile conoscere il sesso.

    Quasi il 60% di questi crimini sono stati commessi quando le vittime avevano tra gli 8 e i 14 anni, e per lo più tra gli anni ’60 e ’70, ma un numero impressionante di accuse è emerso dal 2015 in poi. Questi numeri, ha detto l’avvocato Martin Pusch, che ha illustrato i risultati dell’indagine, sono solo la punta dell’iceberg. Secondo Pusch, 67 chierici meritavano una sanzione canonica per «l’alto livello di sospetto», ma in 43 casi ciò non è avvenuto: 40 di loro hanno continuato a essere impiegati nella cura pastorale, e tra essi 18 sacerdoti addirittura anche dopo una condanna penale da parte di un tribunale secolare. Fino al 2002, ha osservato l’avvocato, le vittime non hanno ricevuto alcun tipo di attenzione dalla gerarchia; se la ottenevano, era solo «perché erano visti come una minaccia per l’istituzione». D’altronde, occorre ricordare che, negli Stati Uniti, il documento del 2001 con cui Ratzinger, da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, avocava a sé la gestione dei casi di pedofilia, chiedendo assoluta riservatezza (l’epistola De Delictis gravioribus), provocò la citazione in giudizio di Ratzinger per “ostruzione alla giustizia” davanti al tribunale dalla Corte distrettuale della contea di Harris (Texas).

    Secondo l’accusa, infatti, il testo della CDF avrebbe favorito la copertura di prelati coinvolti nei casi di molestie sessuali ai danni di minori negli Stati Uniti. Nel febbraio 2005 fu così emanato dalla Corte un ordine di comparizione per il prefetto. Ma il 19 aprile 2005, Ratzinger fu eletto papa e i suoi legali negli Stati Uniti si rivolsero al Dipartimento di Stato Usa per chiedere l’immunità diplomatica per il loro assistito, ormai capo di Stato. L’Amministrazione Bush acconsentì (v. Adista Notizie n. 25/05).

    Una leadership compromessa

    Il rapporto sugli abusi inchioda Ratzinger, Wetter, Marx, e altri funzionari. Ratzinger viene giudicato responsabile di cattiva condotta in 4 casi durante il suo incarico di arcivescovo; Wetter in 21 casi e Marx in 2. Pusch ha anche sottolineato che Ratzinger ha respinto ogni addebito in una memoria di 82 pagine pubblicata con il suo consenso insieme al rapporto. Due casi riguardano sacerdoti che sono stati sanzionati penalmente da Ratzinger per abusi, ma ai quali è stato permesso di continuare a lavorare come pastori: nessuna azione è stata intrapresa contro di loro né per la cura delle loro vittime. Dal punto di vista degli avvocati, le dichiarazioni di Ratzinger offrono «una visione autentica » dell’atteggiamento personale di un importante rappresentante della Chiesa nei confronti degli abusi: le smentite del papa emerito, che ha addotto la sua totale estraneità ai casi, dei quali non sarebbe stato al corrente, sono «difficili da conciliare» con i dati in possesso degli avvocati, ha detto Pusch. L’esempio più chiaro viene dal caso del prete Peter H., predatore seriale spostato di parrocchia in parrocchia (v. Adista Notizie n. 2/22): Ratzinger nega di aver partecipato all’incontro dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980 in cui se ne decise il trasferimento da Essen a Monaco, ma il verbale dell’incontro, a disposizione della cancelleria, contiene una relazione dell’allora cardinale sulla sepoltura del cardinale berlinese Bengsch e sui tentativi di mediazione relativi al caso del teologo “disobbediente” Hans Küng.

    Marx: mancanza di impegno

    Gli esperti accusano Marx di non prestare sufficiente attenzione alla gestione dei casi di abuso sessuale. La sua sorprendente assenza alla conferenza stampa ne sarebbe un segno: «Lo abbiamo specificamente invitato», ha detto l’avvocatessa Marion Westpfahl, mentre la telecamera mostrava la sedia riservata al cardinale, vuota. Marx avrebbe dovuto coinvolgersi maggiormente sulla questione degli abusi: una questione «di priorità assoluta», ha affermato Pusch.

    Nonostante il gran numero di segnalazioni di abusi operati da ecclesiastici pervenute dal 2010, per gli esperti Marx, da arcivescovo, si occupò di ben poche inchieste: si limitò ad attuare i provvedimenti proposti dall’amministrazione, delegando al vicario generale e all’ordinariato la gestione dei casi. Come arcivescovo – questa la giustificazione di Marx – «non si occupava principalmente di compiti amministrativi» ma «dell’annuncio della parola di Dio, della celebrazione dei sacramenti e della pastorale generale per il popolo di Dio». Un comportamento inadeguato, secondo Pusch. In due casi, però, Marx si comportò in modo palesemente errato: la questione era se fosse stato inviato un rapporto alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Un grido di dolore

    «Di quanti rapporti ancora ha bisogno il Paese per affrontare questa situazione?», ha chiesto l’avvocato Ulrich Wastl, facendo riferimento a un approccio ecclesiale caratterizzato da una costante clemenza nei confronti dei sacerdoti carnefici, allo scopo di proteggere l’istituzione e la sua reputazione rispetto alla verità e alla giustizia per le persone colpite. Un fallimento multisistemico: clericalismo, spirito di corpo ed eccessiva tutela istituzionale; deficit del diritto penale ecclesiastico e inadeguata cultura giuridica ecclesiastica interna; mancanza di competenza nell’amministrazione e nella giustizia ecclesiastica; mancanza di responsabilità e mancanza di conseguenze per azioni sbagliate, con un interesse per le vittime cresciuto solo lentamente, a partire dal 2010. Appare schiacciante, ha proseguito l’avvocato Wastl, la mancanza di una cultura della responsabilità personale. A quanto pare nessuno vuole davvero assumersela e, se si leggono in filigrana le dichiarazioni dei preti coinvolti, emerge chiaramente che i documenti decisivi sono passati di scrivania in scrivania, che gli arcivescovi hanno agito, se hanno agito, in modo evasivo, restando in ogni caso poco coinvolti.

    Una lunghissima lista di raccomandazioni

    Gli avvocati hanno sottolineato la necessità di cambiare approccio, in primis attraverso un maggiore ascolto delle vittime: la gerarchia della Chiesa deve esporsi alla sofferenza delle persone colpite. «Ci si può aspettare dagli alti funzionari che, in quanto pastori, siano in grado di farlo; altrimenti, devono essere acquisite le qualifiche necessarie», hanno detto con freddezza i legali. Inoltre, c’è bisogno di un difensore civico indipendente per le vittime che possa schierarsi a loro favore; esse devono avere sempre accesso ai casi che le riguardano; bisogna attuare il regolamento sui fascicoli personali dei chierici e dei funzionari ecclesiastici; è necessaria una azione di monitoraggio.

    Il rapporto formula anche raccomandazioni per la legislazione ecclesiastica e la cultura giuridica, che manca di una precisa definizione di reati e sanzioni. Anche con la riforma globale del diritto penale che papa Francesco ha promulgato lo scorso anno, la “violazione del sesto comandamento” rimane la categoria centrale per la registrazione dei reati sessuali nel diritto ecclesiastico: una categoria non leggibile immediatamente per tutti e quindi inadeguata, come dimostra una dichiarazione del papa emerito, il quale richiama la norma penale ecclesiastica pertinente al momento del delitto (can. 2359 § 2 CIC/1917) e sostiene che sono atti sessuali solo quelli “con” minori, ma non gli atti esibizionistici “davanti” a minori.

    Nel diritto processuale penale, secondo le raccomandazioni della relazione, è necessario rafforzare i diritti della parte lesa. Anche i tribunali ecclesiastici, che raramente si occupano di casi penali, hanno bisogno di una riforma. Richiesta anche la pubblicazione delle sentenze, che attualmente avviene solo in casi eccezionali, oltre un ruolo maggiore per le donne nella leadership della Chiesa.

    Il rapporto chiede cambiamenti anche nell’area amministrativo-organizzativa: una professionalizzazione dei meccanismi di controllo e una maggiore competenza dei dirigenti. In discussione, soprattutto, è la figura del vescovo: una guida spirituale troppo spirituale e poco guida che non corrisponde alla definizione del ministero episcopale di Lumen gentium.

    https://www.adista.it/articolo/67396