Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    di ANDREA GIANNI

    Milano – Una celebrazione che è un nuovo passo avanti, non solo per la comunità cattolica. Domani il Duomo di Milano ospiterà la messa, presieduta dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, con cui la Diocesi aderisce alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi”, promossa per la prima volta dalla Conferenza episcopale italiana. Un segnale nella nebbia di una dolorosa serie di violenze sessuali su minorenni finite al centro, negli ultimi anni, di inchieste della magistratura e indagini interne sul comportamento di sacerdoti a contatto con bambini e ragazzi. Uno degli ultimi casi, emerso nel luglio scorso, ha portato agli arresti domiciliari il 29enne sacerdote di Busto Garolfo don Emanuele Tempesta, accusato di abusi sessuali su 7 bambini tra 8 e 12 anni.

    Nel 2019 la Diocesi era già scesa in campo contro la violenza sui minori con un documento che fissa le linee guida di comportamento per sacerdoti, educatori e tutti coloro che hanno a che fare con bambini e ragazzi e nominando un referente per la Tutela dei minori, l’ex presidente del Tribunale dei Minori di Milano Livia Pomodoro, con il compito di dedicarsi all’ascolto delle “presunte vittime” supportata da un’équipe. «La prevenzione dell’abuso dei minori non può ammettere alcun ritardo e incertezza – afferma il documento rivolto non solo ai sacerdoti ma a tutti coloro che hanno compiti educativi -. La tutela dei minori è l’impegno inderogabile e prioritario per la vita della Chiesa, la quale, mentre deve ordinariamente compiere ogni sforzo per prevenire gli abusi, deve prontamente intervenire nella cura di chi ne fosse coinvolto”.

    Milano è stata una delle prime Diocesi in Italia ad attivarsi su questo piano, in linea con quanto indicato dalla Cei. E fa parte di questo percorso anche la celebrazione di domani in Duomo. Alle 16.45, nella cappella feriale, è in programma l’esposizione e l’adorazione del Santissimo sacramento, con un intervento dell’arcivescovo. Alle 17.30 la messa, presieduta sempre da monsignor Delpini. “La Diocesi – si legge in una nota – ha inoltre suggerito alle parrocchie di prevedere un momento di preghiera sul tema degli abusi durante le celebrazioni di domenica 21 novembre, in particolare nella preghiera dei fedeli. L’iniziativa della Cei si svolge in concomitanza con la “Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale”, promossa dal Consiglio d’Europa”.

    Nell’evidenziare il significato di questa giornata, nel 2015, l’allora segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland esortava così gli Stati membri a sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sfruttamento e l’abuso sessuale dei bambini: “Il nostro silenzio traccia un’invisibile protezione intorno agli autori di tali ignobili azioni. Abbiamo la responsabilità di infrangere i tabù dietro i quali si trincerano i pedofili, e i governi possono dare l’esempio, sostenendo le attività di questa Giornata europea“. La decisione della Chiesa italiana di collocare questa Giornata nazionale di preghiera in concomitanza con quella europea “si inserisce nel solco di un cammino ecclesiale italiano, di trasparenza e prevenzione a custodia dei più piccoli e delle persone vulnerabili, che ha comportato l’approvazione delle nuove “Linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime” (giugno 2019) e alla costituzione di una rete di Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Per le associazioni che si occupano di tutelare le vittime degli abusi, però, tutto questo non basta per squarciare il silenzio e arrivare a una vera svolta.
    La tolleranza zero verso i pedofili, decisa dal Papa, era stata accolta con scetticismo da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete Abuso che monitora le violenze compiute da sacerdoti: “Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo ha mai denunciato un prete-orco”. Le denunce arrivano quasi sempre dalle vittime e dalle loro famiglie, come nel caso di don Emanuele Tempesta. Poi c’è il parroco di Inzago, don Alberto Lucchina, che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine.

    Don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, è stato condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. All’oratorio di Cuggiono, solo per citare i casi più recenti, è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Il senso della battaglia è riassunto dalle parole della madre della giovane vittima di Don Galli, sempre presente alle udienze in Tribunale: “Venire qui ed essere massacrati in aula è stato duro e doloroso, ma io ci metto la faccia per dire alle vittime di trovare il coraggio e denunciare”.

  • Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

    Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

    Modica – Il vescovo Rosario Gisana (foto), al telefono con don Giuseppe Rugolo, che ammette: «Ho insabbiato questa storia». Il Vaticano, d’accordo con la Congregazione del Clero, che asseconda nel 2019 il trasferimento del sacerdote della sua diocesi in Emilia perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali, di cui pubblichiamo uno stralcio delle conversazioni nella prima foto allegata, emerge uno spaccato sociale e religioso sconfortante che fa da cornice al processo in corso a porte chiuse al tribunale di Enna. «Ora il problema non è solo tuo – dice Gisana all’imputato, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vedremo come poterne uscire». I suoi legali replicano che ha collaborato con i pm fin dal principio.

    Rugolo, 40enne, attivissimo nella parrocchia frequentata da adolescenti e bambini, è stato arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dov’era stato “spostato” dal monsignore originario di Modica dopo le violenze sessuali denunciate da un ragazzo oggi maggiorenne, continuando però a entrare in contatto con i giovani nella sua attività pastorale. Prima del processo civile, la vittima ha tentato senza successo la strada del processo canonico: nelle foto pubblicate c’è anche la corrispondenza e la rassicurante replica della Santa Sede. Quindi si fa coraggio e nel 2020, supportato dalla famiglia, presenta un esposto alla polizia e scrive perfino una lettera al Papa. La terza udienza è fissata per il 23 dicembre.

    Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

  • Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Città del Vaticano – Un vescovo che al telefono con un prete della sua diocesi accusato di abusi ammette: «ho insabbiato questa storia». Il Vaticano che asseconda il trasferimento del sacerdote al Nord perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali emerge uno spaccato sociale sconfortante che fa da cornice ad un processo choc che si sta svolgendo a porte chiuse in un tribunale civile della Sicilia. La terza udienza in tribunale, a Enna, è fissata per il 23 di dicembre: l’accusato di violenza aggravata su minori è un sacerdote quarantenne, don Giuseppe Rugolo, ex insegnante di religione, molto attivo in una parrocchia frequentata da adolescenti e bambini. Il sacerdote è stato tratto in arresto il 27 aprile scorso a Ferrara, dove nel frattempo era stato “spostato” dal vescovo a seguito della segnalazione di abusi da parte della vittima, un ragazzo oggi maggiorenne.

    Prima del processo civile in corso, la vittima tenta (con poco successo) la strada del processo canonico che di fatto parte quando nel 2016, raccontando alla Chiesa dei presunti atteggiamenti morbosi di Rugolo che andavano avanti da parecchio. In quel periodo il vescovo avvia l’indagine previa e spedisce per un certo periodo il sacerdote al Nord. Vedendo che di fatto non accadeva nulla la vittima si fa coraggio e nel 2020 con il supporto della sua famiglia presenta un esposto alla polizia e scrive anche una lettera a papa Francesco.

    Al di là di come andrà a finire la scabrosa vicenda giudiziaria tra le carte processuali si delinea anche il ruolo della Chiesa e il cammino intrapreso davanti a casi del genere.

    Il prete accusato sarebbe stato spostato in una parrocchia del Nord, d’accordo con la Congregazione del Clero e con il vescovo di Ferrara. Peccato solo che in quella diocesi il presunto abusatore sia di nuovo entrato a contatto con dei ragazzi, promuovendo incontri con loro e contravvenendo alle indicazioni operative della Congregazione della Dottrina della Fede.

    Il vescovo Gisana in una delle tante lettere agli avvocati spiega che dal 2019 Rugolo era stato spostato fuori dalla diocesi secondo quanto concordato per un periodo congruo di due anni. «Esso deve servire a prendere consapevolezza della sua condizione di peccato e a rifondare con maggiore impegno la sua scelta vocazionale. Assicuro che sta seguendo un percorso di psicoterapia ed è impegnato in attività pastorali mirate». In una altra parte della documentazione spiega di avere aperto una investigazione previa a norma del canone 1717. Nel frattempo riceve risposte dal Vaticano in cui viene rassicurato: dopo avere studiato attentamente la questione il vescovo viene edotto che «non è affatto tenuto a dar seguito alla richiesta dell’avvocato di conoscere il risultato della denuncia canonica in base al documento di papa Francesco, Vos estis lux mundi».

    «Qualora però lo ritenesse opportuno e con le modalità del caso potrà comunicare al richiedente che la condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica», scrive in una lettera monsignor Pena Parra, attuale Sostituto alla Segreteria di Stato.

    In una delle intercettazioni agli atti, relativa agli inizi di quest’anno, il vescovo Gisana avrebbe ammesso parlando con don Rugolo di avere insabbiato il suo caso. Spiegava di avere ricevuto una comunicazione dalla Congregazione del Clero dove chiedevano informazioni e accertamenti. «Un atto che sto preparando per mandarlo nell’arco di poche ore». Tuttavia rincuorando il sacerdote accusato di molestie, suggeriva di pregare Dio per l’attacco demoniaco spiegando che il problema ora non era solo del prete ma anche suo. «Ora il problema non è solo tuo, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vederemo come poterne uscire».

    I legali del vescovo, però, hanno replicato con la stampa locale che monsignor Gisana ha collaborato con gli organi inquirenti sin dal primo momento in cui la giovane vittima e la sua famiglia hanno preso la decisione di sporgere all’autorità giudiziaria la denuncia sugli abusi.

    La vittima ha raccontato che le violenze anche psicologiche sono andate avanti tra il 2009 e il 2005. «Ricordo che durante la costrizione nel praticare la masturbazione io continuavo a ripetere di lasciarmi andare ma lui diceva che mi stava offrendo un aiuto per capire quale fosse il mio orientamento sessuale e che il suo aiuto era quello di offrirmi il proprio corpo per assecondare il mio istinto. Durante il rapporto sessuale lui mi baciava sul collo e suol viso tentando di baciarmi in bocca ma io mi spostavo perché non volevo. Lui continuava a dirmi che era una cosa bella e non dovevo temere nulla». Proprio in questi giorni che in Francia è stato pubblicato il rapporto monumentale della commissione indipendente (CIASE) voluta dai vescovi per fare luce sul fenomeno degli abusi nell’arco di 70 anni (e dal quale è emerso che le vittime accertate sono circa 290 mila) la storica Lucetta Scaraffia, già direttrice del mensile dell’Osservatore Romano, Donne Chiesa Mondo, si chiede come mai nel nostro Paese la Chiesa «non sia ancora stata avviata alcuna indagine né indipendente né interna sugli abusi del clero».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_pedofilo_sicilia_vescovo_nasconde_storia_intercettato_cosa_e_successo-6315827.html

  • Assemblea Plenaria dei Vescovi di Francia – Risoluzioni votate dai Vescovi di Francia l’8 novembre 2021

    Assemblea Plenaria dei Vescovi di Francia – Risoluzioni votate dai Vescovi di Francia l’8 novembre 2021

    Promemoria della tappa del 5 novembre 2021: riunione in Assemblea Plenaria a Lourdes, dopo aver riconosciuto durante la loro ultima Assemblea nel marzo 2021 la loro responsabilità di vescovi, i vescovi di Francia hanno potuto verificare che hanno accettato di:

     Riconoscere la responsabilità istituzionale della Chiesa nelle violenze subite da tante persone vittime.

     Riconoscere la dimensione sistemica di questa violenza: nel senso che non è solo la di individui isolati, ma sono state rese possibili da un contesto globale. Operazioni, mentalità e pratiche all’interno della Chiesa cattolica hanno permesso che questi atti si perpetuassero e hanno impedito di essere denunciato e punito.

     Riconoscere che questa responsabilità comporta un dovere di giustizia e riparazione, che apre la possibilità chiedere perdono in verità.

    ***

    “Ogni volta che l’hai fatto a uno di questi fratelli più piccoli, l’hai fatto a me. ” Mt 25,40

    Ascoltando le persone vittime di abusi e informate dal rapporto CIASE, i vescovi di Francia hanno voluto sottomessi alla Parola di Dio che li spinge ad agire, adottando misure affinché la Chiesa adempia la sua missione nella fedeltà al Vangelo di Cristo.

    1. Misure globali Ente nazionale

    1.1 Per le persone vittime di violenze e aggressioni sessuali, i Vescovi di Francia decidono che INIA creata nel marzo 2021 diventa l’Autorità nazionale indipendente per la ricognizione e la riparazione (INIRR). Sua La presidenza è affidata alla signora Marie Derain de Vaucresson, avvocato, dirigente del Ministero della ex giustizia avvocato dei bambini vice del difensore dei diritti umani dal 2011 al 2014, la cui missione è iniziata nel presenti con i mezzi finanziari necessari. (R27-31-32) – 1R + numero si riferisce alle raccomandazioni del rapporto CIASE

    Chiedi al Santo Padre

    1.2 I vescovi di Francia riuniti in Assemblea chiedono al Papa, da cui derivano la loro missione, di inviare a team di visitatori per valutare questa missione per quanto riguarda la protezione dei minori e per dare, se necessario, il follow-up dopo la loro visita. Finanziamento

    1.3.1 Per risarcire le vittime, i vescovi di Francia si impegnano a finanziare, se necessario, il Fondo SELAM mediante dismissione di beni immobili e mobili del CEF e delle diocesi. (R33)

    1.3.2 Si può contrarre un prestito per anticipare i bisogni. sinodalità 1.4 Per dare seguito ai lavori dell’assemblea plenaria con le vittime e gli altri ospiti, il I Vescovi di Francia hanno costituito gruppi di lavoro formati da laici, diaconi, sacerdoti, persone consacrate, vescovi. Le vittime saranno associate ad esso. Questi gruppi ricevono una lettera di missione dal Consiglio Permanente con una linea temporale. Gli riferiscono sull’andamento dei loro lavori per l’Assemblea plenaria. Tutti i gruppi sono guidati da un coordinatore (maschio o femmina) sotto la responsabilità del Segretario Generale della Conferenza Episcopale. Coordina il seguito alle raccomandazioni del CIASE e il lavoro gruppi sinodali. Un momento di accoglienza globale per questo lavoro avrà luogo nella primavera del 2023 in collaborazione con religiosi (CORREF) e tutte le forze vive della Chiesa in Francia. (R34)

    I vescovi decidono di creare i seguenti gruppi di lavoro:

    1.4.1 Condivisione di buone pratiche in risposta ai casi segnalati

    1.4.2 Confessione e accompagnamento spirituale (R8,45)

    1.4.3 Accompagnamento dei sacerdoti coinvolti (R1)

    1.4.4 Discernimento vocazionale e formazione dei futuri sacerdoti (R44)

    1.4.5 Sostegno al ministero dei vescovi (R13,34)

    1.4.6 Sostegno al ministero dei sacerdoti (R35,44)

    1.4.7 Modo di associare i fedeli laici ai lavori della Conferenza Episcopale (R34,36)

    1.4.8 Analisi delle cause della violenza sessuale all’interno della Chiesa (R2)

    1.4.9 Mezzi di vigilanza e controllo delle associazioni di fedeli che conducono la vita comune e di qualsiasi gruppo affidarsi a un carisma particolare. (R5)

    2. Misure speciali

    2.1 I Vescovi di Francia decidono su un audit esterno delle cellule di ascolto delle vittime, con conseguente a carta comune e un metodo di valutazione periodica da affidare al Consiglio per la prevenzione e la lotta contro pedofilia. Questa carta e questa valutazione sono offerte agli istituti e alle comunità religiose (R 15-22).

    2.2 I Vescovi di Francia chiedono la verifica sistematica del casellario giudiziario di qualsiasi agente pastorale (laico, consacrato, chierico) chiamato a lavorare con i minori. (R1)

    2.3 I vescovi di Francia decidono che tutti i sacerdoti (laici e religiosi) stabiliscano un modello nazionale di celebrit aggiornate regolarmente, con indicazione della facoltà di confessarsi.

    2.4 I vescovi di Francia chiedono la partecipazione di almeno una donna al consiglio di ogni seminario e di case di formazione, con diritto di voto. (R6 – 44)

    2.5 I Vescovi di Francia affidano al CPLP l’istituzione di un archivio nazionale di misure preventive per diocesi, movimenti e comunità (sistemazione dei locali, formazione obbligatoria, valutazione, regolamento…). Questo archivio si traduce in una carta nazionale di buona condotta per la protezione dei minori. (R45)

    2.6 I vescovi di Francia hanno uno studio di esperti per effettuare una valutazione dei rischi, da aggiornare (R35), anche rispetto a un corrispondente sistema di misure preventive. (R13)

    2.7 I Vescovi di Francia decidono che i comitati e i consigli della loro conferenza siano tutti composti dei vescovi e degli altri membri del popolo di Dio. (R36)

    2.8 I Vescovi di Francia si impegnano a chiedere, ciascuno per la propria diocesi, la firma di un protocollo con la o i pubblici ministeri interessati. (R29-42)

    2.9 I vescovi di Francia scelgono di trasferire per l’anno 2022 alla III domenica di quaresima, giorno di preghiera per le persone vittime di violenze, aggressioni sessuali e abusi di potere e di coscienza in all’interno della Chiesa, in programma il 3° venerdì di Quaresima. (R26)

    2.10 I Vescovi di Francia, riuniti in Assemblea Plenaria, decidono di erigere un tribunale penale canonico nazionale e approvare gli statuti di questo tribunale in prima istanza, che entrerà in carica il 1° aprile 2022. (R40).

    2.11 La Commissione dottrinale organizza il lavoro su tutti i punti dottrinali menzionati nella relazione del CIASE (morale sessuale, antropologia, sacerdozio ministeriale, strumentalizzazione della Parola di Dio, distinzione tra potere d’ordine e potere di governo…), basato sulle capacità di università cattoliche. Riferisce sui progressi del suo lavoro al Consiglio Permanente prima di ogni Assemblea plenaria. (R4,7,11,34)

    2.12 I Vescovi di Francia chiedono al Concilio domande canoniche per precisare il raccomandazioni del rapporto CIASE che devono essere sottoposte all’approvazione della Santa Sede e del presente all’Assemblea Plenaria nel marzo 2022 (R9, 10, 37, 38, 39, 41)

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  • “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    Un aspirante prete buttato fuori dal seminario, un passato di abusi sessuali vissuti in silenzio e una citazione in sede civile che rischia di aprire uno squarcio, l’ennesimo, su torbidi intrecci vissuti all’ombra delle sagrestie.

    Sono gli ingredienti della storia che approderà il 18 novembre al tribunale di Messina.

    La storia di Davide, nome di fantasia per tutelare la privacy, pronto ad affrontare una lunga e delicata battaglia giudiziaria pur di tornare in seminario e completare il suo percorso.

    Il seminario è un luogo di cui tutti sanno l’esistenza, ma pochi conoscono meccanismi ed atmosfere. Immensi corridoi, stanze semplici dal sapore antico, stipate biblioteche e grandi saloni dove vivono, studiano e riflettono coloro che vogliono diventare preti. E’ in queste stanze, al seminario San Pio X di Giostra, che Davide muove i primi passi nel 2006 con la partecipazione alle settimane vocazionali e formalmente dal 2014, per coronare un sogno che è suo ma anche della sua famiglia. Una famiglia profondamente cattolica, praticanti convinti, che per tutta la sua giovane vita si sono sforzati di spiegargli che della Chiesa ci si può fidare. Anzi, ci si deve fidare. E la Chiesa si deve difendere, anche quando sembra indifendibile.

    Ci ha creduto Davide. Una mosca rara in tempo di crisi delle vocazioni che vede solo 1804 seminaristi in tutta Italia, il 28 per cento in meno nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019. Ci ha creduto fino a quando, in una fredda giornata di dicembre del 2020, non lo hanno mandato via con un decreto di sospensione temporanea nonostante le riconosciute “capacità pastorali” e nessuna problematica o segnalazione che abbia potuto “sminuire il discernimento vocazionale”. Inutile chiedere, invocare, pregare. La strada è segnata. Amen. Una decisione che – si legge nell’atto di citazione – è stata preceduta senza alcun preavviso, appena un mese prima, dalla comunicazione a tutti i seminaristi dell’avvenuta sospensione per “motivi gravi”.

    Le ragioni? Sono destinate a saltare fuori alla prima udienza fissata il 18 novembre davanti al giudice del Tribunale di Messina, dove il giovane ha citato in sede civile la Diocesi con il suo legale rappresentante, l’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla. Davide, rappresentato dall’avvocato Massimo Maiorana, ritiene di essere stato ingiustamente allontanato e di essere vittima due volte. Prima per aver subito abusi in silenzio e poi per aver osato togliersi quel peso confidandolo, inconsapevole di quello che si sarebbe scatenato: “tutto quello che si dice al padre spirituale – è la tesi di Davide –  dal buongiorno alla buonanotte, è come se fosse detto in confessione”.

    Ma così non è andata e quella confidenza ha dovuto ripeterla ancora, portare le prove, e infine rispondere a una domanda che lo ha spiazzato: “Contro questi preti, cosa vuoi usare? Il diritto canonino o il vangelo?”. Davide ha scelto il vangelo, come sempre. Ma quel vangelo non potrà predicarlo da prete perché gli è stato fatto il foglio di via.

    “Un provvedimento – spiega l’avvocato nell’atto di citazione – che ha immediatamente prodotto i suoi malefici effetti poiché la gente del paese lo ha ingiustamente etichettato, marchiato e continuamente diffamato ledendo la buona reputazione ed il nome anche della sua famiglia, causando così un grave danno anche all’attività economica lavorativa della famiglia stessa, si precisa altresì che il padre di Davide ricopriva cariche pubbliche ed ha dovuto rinunciare alla carriera politica”.

    “Sono stato punito e ancora non so perché”, spiega con amarezza a MessinaToday. “Puoi andare dove vuoi, mi è stato detto, in un altro seminario. Ma senza una lettera di presentazione dell’arcivescovo io non posso andare da nessun altra parte. Ho chiesto perché mi hanno fatto questo. Ma l’unica risposta è stata che sono capitato nel periodo sbagliato, perché vent’anni fa la Chiesa era interessata solo a mafia e fatti di mafia, ora è ossessionata solo dalla violenze e dagli abusi sessuali. Quindi si deve difendere in tutti i modi, anche da me che per quello che ho vissuto rappresento un potenziale pericolo. I preti di cui ho riferito però restano al loro posto”.

    Allora perché ostinarsi a tornare in seminario? “Perché so di avere la vocazione e di voler servire il signore, se tutti noi ci tiriamo indietro, lasciamo la chiesa solo nelle mani degli sciacalli”. Ed è con questa convinzione che Davide si è costituito in sede civile.  Nessuna denuncia, anche se ora non si escludono risvolti di carattere penale.

    “E’ una vicenda molto delicata – conferma l’avvocato Massimo Maiorana – Dall’evoluzione istruttoria può accadere di tutto. Temo di non poter evitare di procedere anche penalmente”. Anche perchè nell’atto di citazione non si fa segreto di quali siano stati i motivi reali dell’allontanamento, secondo la difesa del seminarista.

    “Occorre affrontare in modo chiaro e privo da qualsiasi pregiudizialità – si legge nell’atto – quali sono stati i veri motivi che hanno portato allontanamento del seminarista il quale, in realtà, si è rifiutato di piegarsi alle pressioni di carattere sessuale di cui è stato oggetto da parte di altri presbiteri appartenenti alla diocesi e, come effettivamente minacciato dagli stessi, è stato punito per avere tentato di denunciare tali abusi agli organi superiori che invece di prendere provvedimenti ai danni degli abusatori hanno eliminato in radice il problema allontanando l’oggetto del contendere, il seminarista”.

    A supporto della tesi, risultano agli atti, messaggi inviati nelle chat telefoniche (“limitandoci per buongusto solo a quelli che si possono mostrare”, scrive il legale), quale prova inconfutabile dell’avvenuto abuso che comunque sarebbe stato riconosciuto anche dai vertici della Diocesi che hanno preso atto di “una ricca documentazione di materiale inquietante riguardante sacerdoti del nostro presbiterio” messa a disposizione “non come materiale di ricatto, bensì di riscatto”.

    Un riscatto che ora Davide vuole portare avanti fino in fondo.

    https://www.messinatoday.it/cronaca/chiesa-abusi-sessuali-citazione-civile-seminario-processo.html

  • Pedofilia nella Chiesa: mancano risposte concrete, il lionese François Devaux minaccia i vescovi di appellarsi alla Repubblica francese

    Pedofilia nella Chiesa: mancano risposte concrete, il lionese François Devaux minaccia i vescovi di appellarsi alla Repubblica francese

    A Lourdes i vescovi francesi, riuniti per il loro incontro annuale, hanno a disposizione una settimana per riflettere sul seguito del rapporto sulla violenza sessuale nella Chiesa, recentemente pubblicato da Ciase .
    Il risultato del loro lavoro, che inizia martedì 2 novembre, sarà messo ai voti l’8 novembre.

    Le questioni della “responsabilità” della Chiesa ma anche del dispositivo finanziario che consentirà di versare, in futuro, un contributo alle vittime saranno studiate durante questo convegno, e anche tra le “priorità” di questo incontro, secondo il episcopato.

    Vittima di padre Preynat e cofondatore dell’associazione “ La Parole Libérée ”, il lionese François Devaux si spazientiva. Ha appena partecipato, il 25 ottobre, alla creazione di un nuovo collettivo, che ha lanciato una petizione online.

    Il collettivo “Dalle parole ai fatti”, che riunisce le vittime, e le associazioni in particolare, fa pressione sui vescovi francesi e chiede risposte concrete alla Chiesa, in particolare su questo risarcimento. Manutenzione.

    Yannick Kusy  : Dopo aver condotto la sua battaglia – molto pubblicizzata – con l’associazione “La Parole Libérée”, lei è ancora una volta impegnato nella Chiesa, all’interno di questo collettivo “Dalle parole ai fatti”. Perché questa nuova iniziativa?

    François Devaux  : È solo la pressione che spinge questi vescovi, che procrastinano ormai da 20 anni. Una procrastinazione che peraltro ha assunto molta grandezza dall’arrivo di “La parole libérée” e dalla sua copertura mediatica, e che è proseguita nonostante il lavoro del Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa). Da allora, non hanno smesso di tenere conferenze stampa per annunciare le cose a monte. Veniamo ora al 5 ottobre ( pubblicazione della relazione di Jean-Marc Sauvé …) e poi a questa plenaria a Lourdes. E siamo tutti sbalorditi, vittime, laici, cattolici, istituzioni cattoliche, giornalisti e persino sacerdoti, nel vedere l’impreparazione e il dilettantismo dei vescovi. Eppure, la tabella di marcia è abbastanza chiara.

    Dal 5 ottobre nessun vescovo ha potuto pronunciare il riconoscimento della responsabilità istituzionale. Quindi abbiamo il diritto alle scuse, al perdono, qualunque cosa vogliamo. Che bisogna “ascoltare le vittime”, ecc… Ci viene detto che, in definitiva, il rapporto tra le leggi della Repubblica e il segreto della confessione “non è così scontato”. E che, comunque, non hanno soldi. ” Non ci sono lingotti nelle cantine », come afferma Moulins-Beaufort (presidente della Conferenza episcopale). Quindi, in effetti, non c’è nulla che suggerisca che siano sulla strada giusta per prendere le decisioni necessarie. C’è stata “la Parola liberata”, a proporre la verità, che è stata acclamata con la relazione del Ciase. Ora che questa verità è stabilita e che non può più essere negata, dobbiamo passare dalle “parole ai fatti”. Vale a dire, applicare questa tolleranza zero che è stata sostenuta per diversi decenni. Il collettivo è stato creato su questa riflessione.

    “Dalle parole ai fatti” unisce le persone come mai prima d’ora. In 6 anni di impegno associativo, non ho mai visto una tale mobilitazione di diverse associazioni o collettivi di vittime, ma anche di istituzioni cattoliche che ci sostengono. Tutti sono unanimi. L’idea era quella di dare una capacità di poter interagire e di porre un’ingiunzione ai vescovi.

    Qual è il suo obiettivo?

    La costituzione di questo collettivo si riduce a ciò che chiamiamo le 4 R, vale a dire Riconoscimento, Responsabilità, Riparazione e metodologia della Riforma. Tutto questo si basa sul lavoro di Ciase. E domenica sera va detto, perché è da un po’ che aspettiamo.

    stiamo creando un incontro che si svolgerà in due luoghi: a Lourdes e a Parigi davanti alla Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF), sabato 5 novembre alle 14:00.

    Come pensi di agire, concretamente?

    Invitiamo i cattolici e tutti coloro che lo desiderano, perché noi vittime non siamo in grado di farlo. Si mobilitino per venire a dire ai loro vescovi che questo processo deve essere avviato. E stiamo organizzando un incontro che si svolgerà in due luoghi: a Lourdes e a Parigi davanti alla Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF), sabato 5 novembre alle 14. Saremo quindi alla vigilia delle conclusioni del CEF. Invitiamo tutti coloro che lo desiderano a riunirsi intorno a un simbolo che è il nastro viola, che sarà ampiamente distribuito. E la gente leggerà le testimonianze che sono nel libro ” da vittima a testimone ” (indirizzato a Ciase). L’idea è quella di creare un’unità intensa e sorprendente affinché i vescovi si assumano finalmente le loro responsabilità.

    Si aspetta una vera mobilitazione?

    Per darvi un’idea, il “matrimonio per tutti” aveva raccolto tra le 400.000 e 1 milione di persone secondo le fonti. Vedremo se anche i cattolici ne saranno consapevoli. Perché, in fondo, la domanda è sostanzialmente la stessa. Riguarda la vita. Questo difende gli stessi valori cardinali. Il popolo cattolico, se si sente tradito, deve fare la sua parte. Cerchiamo di dare un po’ di spazio in modo che possa esprimersi e anche liberare il suo discorso. E per incoraggiare, ancora una volta, i vescovi ad avviare un vero processo.

    Quale gesto concreto della Chiesa potrebbe convincervi che le cose stanno cambiando? Partenze?

    È certo che a un certo punto dovremo far scendere dal treno coloro che non sono stati d’accordo né con le leggi della Repubblica, né con ovvi principi morali, né con il rispetto della vita, né con il rispetto delle direttive della Chiesa. e diritto canonico. Penso, per esempio, a questo vescovo di Montauban, per esempio. Bernard Ginoux non ha rilasciato i suoi archivie suona lo stupito. (Il rapporto Sauvé ricorda che solo una diocesi in Francia non ha aperto i suoi archivi: è quella di Montauban. Il vescovo sostiene comunque di aver restituito la ndr). Non so quale crimine nasconda questo signore. Ma credo che non abbia più alcuna legittimità per occupare la sua posizione oggi. Questi sono crimini contro i bambini e insabbiano. Si sta compiendo un’opera di verità. E che, se questo signore non rispetta questo lavoro, e che in più ci prende per c… Dovremo andarlo a cercare per la pelle delle natiche. Questo non è possibile nella Repubblica!

    E se questi quattro assi non fossero attuati dall’Istituzione?

    Il prossimo passo sarà un invito alla Repubblica ad assumersi le proprie responsabilità. Si parla ancora di centinaia di migliaia di vittime. La pazienza sta cominciando a raggiungere i suoi limiti.

    Se ci sono diverse centinaia di vittime in Francia, ce ne sono diversi milioni nel mondo che sono ancora vivi. In termini di “crimine di massa”, non abbiamo fatto di meglio per molto tempo.

    Intendi dire che ti rivolgerai agli eletti?

    Sì, al governo, al Presidente e direi anche… all’umanità. Se ci sono diverse centinaia di vittime in Francia, ce ne sono diversi milioni nel mondo che sono ancora vivi. In termini di “crimine di massa”, non abbiamo fatto di meglio per molto tempo. Le cose dovranno muoversi rapidamente ora. Infatti, se i vescovi mancano la porta d’uscita di questa plenaria, è certo che non avremo altra scelta che impadronirci della Repubblica.

    Come lo farai concretamente?

    Lo faremo attraverso due assi: uno attraverso un foro, e l’altro attraverso procedimenti legali contro i vescovi, per concretizzare la loro responsabilità istituzionale, che non sono in grado di pronunciare. Quando avremo, così, venti fascicoli in diverse diocesi, potremo avviare delle trattative con questi vescovi. O andiamo in tribunale, o stabiliscono un risarcimento per le vittime.

    Come percepisci l’atteggiamento della Chiesa?

    Siamo sempre di fronte a questa subdola malevolenza, anche al machiavellismo. Li sentiamo vicini a “l’animale a sangue freddo” come ha detto un vescovo (mons. Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers, ndr) nella tribuna della Croce . È abbastanza sorprendente vedere la loro incapacità emotiva e la freddezza con cui trattano l’argomento, tagliati fuori da ogni emozione, su valori che sono tuttavia i valori principali della Chiesa cattolica. Il bambino è – vi ricordo – presente in ogni pagina del Vangelo.

    Siamo di fronte a una differenza di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Questo non sarà accettabile per molto tempo quando metteremo questo argomento sul tavolo.

    Se fai il passo successivo che annunci, quali saranno le conseguenze?

    Se la Repubblica inizia a ficcare il naso in questo fascicolo, sarà un disastro. La separazione tra Chiesa e Stato non è mai stata convalidata – va ricordato – dalla Chiesa. Sono nate associazioni diocesane con statuti molto particolari, e specificità molto accomodanti. La Chiesa istituzionale è una moltitudine di associazioni diocesane, che non hanno persona giuridica. Non si può quindi mettere in discussione la responsabilità morale dell’Istituzione dinanzi alla giustizia francese. Si tratta di “un buco nel racket” nella legislazione francese. Tutto questo è legato alle finalità dell’opera di separazione tra Chiesa e Stato che all’epoca era mal riuscita.

    E questo cosa cambia?

    Se mettiamo questo fatto di fronte alla Repubblica francese, rischia di complicarsi. Siamo di fronte a una differenza di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Questo non sarà accettabile per molto tempo quando porteremo questo argomento sul tavolo. Se l’argomento della Chiesa per impedire il risarcimento delle vittime è proprio quello di una legislazione troppo complicata per finanziarla, va bene. Basterà rimuovere queste associazioni diocesane dalla legislazione francese. E creare associazioni religiose, come per tutte le altre religioni. Ciò consentirà sia di avere una persona giuridica che di risarcire le vittime. E di avere parità di trattamento tra le diverse religioni. Potrebbe pungere un po’ forte lì.

    Se apriamo questo, secondo me, potrebbe non rimanere molto dell’attuale organizzazione della Chiesa, come la conosciamo in Francia.

    Durante la sua recente visita al Papa, il primo ministro Jean Castex non è stato particolarmente vendicativo. Lo stato ti aiuterà?

    Ci sono le apparenze e poi la realtà. Abbiamo visto chiaramente, nel discorso di Gérald Darmanin, ministro del culto, e suo portavoce, un’ingiunzione che non soffre di alcuna esitazione. E inoltre, come diretta conseguenza, Eric de Moulins-Beaufort ha pubblicato un comunicato stampa in cui cade completamente. Siamo vicini alla “impiallacciatura della cattedrale”. È vero che Jean Castex non era affatto all’altezza del compito. Ma, intanto, Sauvé ha presentato il suo progetto alla Commission des lois. La rabbia sta fermentando. La Repubblica coglie il momento in cui dovrà affrontarla. Se apriamo questo, secondo me, potrebbe non rimanere molto dell’attuale organizzazione della Chiesa, come la conosciamo in Francia. È certo che la Repubblica francese non sarà in grado di liberarsi dalla sua responsabilità per quanto sta accadendo sul suo suolo.

    La sola Francia può fare la differenza?

    Penso che la Repubblica speri che i vescovi prendano le decisioni necessarie. Sapendo, inoltre, che diverse materie legate al diritto canonico (come la riforma della teologia, il posto delle donne nell’Istituzione…) sono piuttosto nelle mani del Papa stesso. Ad un certo punto, quindi, sarà necessaria una mobilitazione internazionale se quest’ultima non intraprenderà questo lavoro. Richiederà inevitabilmente un riconoscimento internazionale della responsabilità del Vaticano nell’insabbiamento dei suoi crimini, in tutto il mondo.

    Spera quindi in una mobilitazione più ampia?

    Tutto questo sta emergendo nella coscienza. Si parla di milioni di vittime nel mondo, del completo crollo del messaggio spirituale. Ora che la commissione francese ha chiaramente individuato la dimensione sistemica del problema, trovo davvero difficile pensare che potranno evitare questo argomento per molto tempo. I tedeschi hanno già ordinato per la terza volta un nuovo rapporto, per rileggere i fatti da una nuova prospettiva. Questo scatenerà inevitabilmente altre commissioni, probabilmente in Spagna, poi l’Italia sarà costretta ad andarci. E lì, sarà terribile. Chiaramente la pressione sta crescendo intorno alla Chiesa.

    Ci troviamo, infatti, in uno stato la cui definizione somiglia a una rivoluzione, nel vero senso del termine. Vale a dire un popolo che si oppone al potere in atto.

    Ci credi davvero?

    La domanda che mi ponevo già alla fine del mio intervento, consegnando il rapporto Sauvé: possiamo immaginare che la Chiesa sia capace di riformarsi? È un po’ come se avessimo chiesto, nel 1789, se il Re era capace di riformare il suo potere e lasciare un po’ più di spazio al popolo. In ogni caso, c’è spazio per il dubbio e nulla invita a pensare che i cambiamenti prenderanno la stessa direzione. Ci troviamo, infatti, in uno stato la cui definizione somiglia a una rivoluzione, nel vero senso del termine. Vale a dire un popolo che si oppone al potere in atto. Il che non è all’altezza di ciò che sostiene e delle aspettative della sua gente.

    Le cose possono davvero muoversi velocemente?

    Tutto questo avrà un effetto crescente. In Francia abbiamo proprio questa immagine della figlia maggiore della Chiesa. La nostra posizione morale è un punto di riferimento. Siamo una democrazia dei diritti, degli equilibri… Il paese dei diritti umani, dei diritti del bambino e della libertà di espressione… Se la Francia scende dal treno e mette la Chiesa di fronte alle sue responsabilità, inevitabilmente ci vorranno molti altre nazioni con esso. Se questa Istituzione non pronuncia un vero processo di riforma e responsabilità, la nostra Repubblica dovrà mettersi in gioco. Quindi i vescovi stanno segando il ramo su cui stanno mettendosi. Continuano a procrastinare. La buona notizia è che oggi il popolo cattolico ne è consapevole. Se non fanno nulla, la Chiesa si ritroverà vuota di significato, vocazione, finanze e fedeli.

  • Sostituzione di persona. A processo don Silverio per 2 anni in parrocchia

    Sostituzione di persona. A processo don Silverio per 2 anni in parrocchia

    MONTÙ BECCARIA – È iniziato giovedì in tribunale a Pavia il processo contro don Silverio Mura, il sacerdote originario di Ponticelli, accusato e poi assolto in primo grado e in appello dall’accusa di abusi sessuali, che aveva abitato per oltre un anno, da ottobre 2016 a marzo 2018, a Montù Beccaria, ospite della parrocchia locale.

    Il sacerdote è stato rinviato a giudizio per il reato di sostituzione di persona, in quanto, durante il suo soggiorno a Montù, avrebbe utilizzato il nome fittizio di Saverio Aversano (cognome della mamma). Il caso era stato sollevato da un gruppo di genitori del paese, che lo avevano riconosciuto in un servizio de Le Iene sui presunti abusi sessuali dei sacerdoti.

    Da quel momento era scattata una mobilitazione, anche con una lettera delle mamme a Papa Francesco, che aveva portato don Mura a lasciare Montù e a trasferirsi in un luogo segreto. A marzo e luglio 2019, poi, le sentenze in primo grado del tribunale ecclesiastico di Milano e in appello hanno fatto cadere le accuse più gravi, sulle quali è scattata anche la prescrizione della giustizia italiana. Mentre è rimasta quella di sostituzione di persona, per cui ora il prete napoletano è andato a processo.

    Tra le testimonianze della prima udienza c’è stata quella di Francesco Zanardi, presidente della rete “L’Abuso”, che ha presentato l’esposto da cui è scaturito il rinvio a giudizio.

    Lo stesso giorno dell’inizio del processo a Pavia, inoltre, in tribunale a Napoli il giudice Alessio Forzati ha depositato la sentenza che condanna in sede civile, nonostante l’assoluzione in sede ecclesiastica, don Mura a risarcire per oltre 200.000 euro Arturo Borrelli, uno dei due giovani che quasi 25 anni fa aveva denunciato il sacerdote, suo insegnante di religione alla scuola media Borsi di Ponticelli, per molestie.

    «Una sentenza che deve far riflettere e che deve far capire alle vittime di questi abusi che si può avere giustizia e che la verità può emergere anche a distanza di anni, con il reato in prescrizione» ha commentato a Fanpage.it Carlo Grezio, avvocato difensore di Borrelli. —

    Oliviero Maggi

    https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2021/10/31/news/sostituzione-di-persona-a-processo-don-silverio-per-2-anni-in-parrocchia-1.40871268?

  • Abusi sessuali, Don Silverio Mura dovrà risarcire Arturo Borrelli: “Sentenza storica, ora appello al Papa”

    Abusi sessuali, Don Silverio Mura dovrà risarcire Arturo Borrelli: “Sentenza storica, ora appello al Papa”

    Arturo Borrelli è felice ma il dolore non passa. Sa di aver vinto una battaglia storica, come sottolinea anche il suo avvocato Carlo Grezio. Insieme al collega Salvatore Conte infatti è riuscito a ottenere un risarcimento, di oltre 200 mila euro, in favore di Arturo. L’uomo in questi anni ha sempre raccontato di aver subito degli abusi da parte di Don Silverio Mura, parroco che ha conosciuto quando era piccolo, a scuola. Accanto al nome di Mura, nel dispositivo che ci mostrano gli avvocati, c’è anche il nome del MIUR, il Ministero dell’istruzione, ricerca e università. Come spiega l’avvocato Grezio infatti, «il giudice  dice che è soltanto in quel momento (a scuola ndr) che possiamo individuare l’occasione per la consumazione degli abusi, perché se non si fossero incontrati in quella occasione Silverio Mura e Arturo Borrelli non si sarebbero mai conosciuti».

    La sentenza arriva al termine di un processo civile. Va precisato che il tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Milano aveva ritenuto Don Silverio Mura innocente. Solo nel 2009, ormai adulto, dopo essersi sentito male, Arturo inizia un percorso di terapia che lo porta a comprendere quanto racconta sia avvenuto da bambino. Troppo tardi tuttavia per chiedere che quanto racconta sia giudicato in un processo penale, ma non per un processo civile. «È stato ottenuto un risarcimento del danno a distanza di oltre 30 anni dai fatti che costituiscono reato, spiegano gli avvocati Grezio e Conte, e che hanno causato appunto il danno. In questo caso il signor Borrelli soltanto nel 2009 ebbe una forte crisi di attacchi di panico e uno svenimento e si sottopose poi successivamente alla terapia. Successivamente nei 5 anni dal momento in cui lui comprese grazie al Dottor Rossi che tutti quei sintomi, erano il danno che si manifestava successivo alle violenze subite. È stata interrotta la prescrizione quinquennale e si è potuto dare avvio al giudizio civile, per poter accertare incidentalmente il reato di violenza carnale commesso su Arturo Borrelli e chiedere però in quella sede soltanto il risarcimento del danno, non chiaramente l’inflizione di una pena detentiva».

    Arturo però, dopo questa vittoria, non vuole fermarsi. Ha chiesto e ottenuto un incontro con don Mimmo Battaglia, Arcivescovo di Napoli. E lancia un appello a Papa Francesco: «Non mi arrenderò finché il sacerdote Don Silverio Mura non farà più il prete».

    https://www.fanpage.it/napoli/abusi-sessuali-don-silverio-mura-dovra-risarcire-arturo-borrelli-sentenza-storica-ora-appello-al-papa/

  • Dopo 30 anni il giorno di gloria per Arturo Borrelli, il suo aguzzino condannato a risarcire

    Dopo 30 anni il giorno di gloria per Arturo Borrelli, il suo aguzzino condannato a risarcire

    Sono all’incirca le 10,40 del 28 ottobre 2021, mi trovo a Pavia in tribunale. Al mio fianco, poche seggiole più avanti, don Silverio Mura che attende di essere interrogato dai giudici avrebbe utilizzato un nome falso (Saverio Versano) per far perdere le tracce e sfuggire alle accuse che lo vedevano indicare da più persone a Napoli, per abuso di minore.

    Suona il telefono ed è Arturo Borrelli che mi annuncia la sentenza appena uscita a Napoli che condanna don Silverio al pagamento dei danni e delle spese. Insieme a lui responsabile anche la scuola statale di Cicciano, dove il Mura aveva adescato 30 anni fa quel ragazzino, Arturo.

    Una vicenda lunga e dolorosa dove Borrelli e sua moglie hanno dovuto affrontare la dolorosa morte di uno dei loro tre figli appena 18enne.

    Una battaglia che ho seguito dall’inizio e durante la quale ho sofferto insieme alla famiglia Borrelli, che nel frattempo ha perso anche il lavoro.

    Arturo Borrelli è il primo assistito che la Rete L’ABUSO ha seguito quando pochi mesi prima del 2010, io ed altri 8 folli come me, decisero di dare vita a quella che oggi è una delle più attive associazioni europee. Certo all’epoca sembravamo più un’armata Brancaleone che nulla a vedere con l’organizzazione che siamo diventati oggi. Una struttura gratuita per le vittime, che conta solo in Italia 23 avvocati specializzati e radicati sul territorio.

    Come Presidente non posso che esprimere la mia felicità per questa vittoria, che purtroppo non risolverà quanto accaduto, ma è davvero importante per il nostro associato, soprattutto sotto l’aspetto emotivo e personale.

    I miei complimenti vanno naturalmente anche all’avvocato Carlo Grezio e alla dottoressa Luisa D’Aniello, grazie alla cui professionalità è stato possibile ottenere questa vittoria che ha reso giustizia su fatti datati e risalenti a trenta anni fa.

    Zanardi

  • Messaggi e regali costosi, don Livio in carcere in attesa di essere interrogato

    Messaggi e regali costosi, don Livio in carcere in attesa di essere interrogato

    Solo domenica dall’altare professava la parola di Dio, oggi invece è chiuso in una cella del carcere di Bellizzi e deve difendersi da una gravissima accusa, quella di atti sessuali su un minore.

    Don Livio Graziano, 50 anni, è stato denunciato dai genitori di un ragazzino di 13 anni della provincia di Salerno, che aveva in cura nella sua struttura irpina di Prata Principato Ultra. Qui, secondo le indagini della Procura di Avellino, avrebbe abusato del giovane. Agli atti dell’inchiesta ci sono soprattutto i messaggi che il religioso si scambiava con il 13enne.

    Ma non solo. Sempre secondo le carte dell’inchiesta, il prete era solito fare anche regali costosi. Questi elementi hanno fatto sorgere il dubbio nei genitori che sono andati a fondo alla questione e hanno convinto il figlio a raccontare quanto avveniva nella struttura sociale di Prata Principato Ultra. Ieri sono scattati gli arresti.

    I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale su richiesta della Procura.

    Le indagini sono state coordinate dal procuratore capo Domenico Airoma e sono state avviate proprio dopo la denuncia presentata dal padre del ragazzino che a quanto si apprende aveva problemi con l’alimentazione. Per quattro mesi, da giugno a settembre, il ragazzo ha frequentato la struttura, gestita dalla Coperativa Effatà – Apriti, una cooperativa sociale preposta all’assistenza di persone con problemi di ansia, depressione e disturbi dell’alimentazione nonché finalizzata ad offrire opportunità ed esperienze sociali e spirituali.

    Don Livio Graziano, un religioso che, stando a quanto si è appreso, vanta una lunga esperienza con giovani colpiti da disturbi alimentari (obesità, anoressia e bulimia nervosa). Ed è per questo motivo che l’avvocato difensore Giampiero De Cicco, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terra nel carcere di Bellizzi davanti al gip Spella, tiene a tutelare l’immagine del suo assistito, soprattutto in questa fase.

    “Don Livio ha fatto tanto per il sociale e il suo lavoro non deve essere cancellato e lo dimostreremo nelle sedi opportune”.  Ma la notizia dell’arresto di don Livio, ha destato scalpore anche ad Aversa. La diocesi aversana, attraverso un comunicato ha preso le distanze dal prete: «La Diocesi di Aversa prende atto dell’arresto e del capo di imputazione addotto a don Livio Graziano.

    Sebbene incardinato in questa Diocesi, da ormai molti anni, il sacerdote aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale di questa comunità ecclesiale. Esprimendo grande solidarietà e vicinanza a chi è stato vittima della violenza, La Diocesi attende con fiducia che l’azione investigativa dei competenti organi giudiziari faccia il suo corso e nella preghiera affida ogni fratello e sorella alla carità di Dio».

    https://www.ottopagine.it/av/cronaca/272341/messaggi-e-regali-costosi-don-livio-in-carcere-in-attesa-di-essere-interrogato.shtml