Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Urbino

  • Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Un prete di origine italiana residente nell’Unità pastorale delle Montagne di Neuchâtel è stato sospeso due anni fa da Monsignor Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF). Accusato di abusi sessuali nel 2023, il sacerdote è stato rinviato a giudizio da un tribunale italiano e il suo processo inizierà nel febbraio 2026, secondo quanto riportato dal media Arcinfo il 7 novembre 2025.

    L’indagine è durata più di due anni. Ma, secondo il media di Neuchâtel, si è conclusa pochi giorni fa con la decisione del procuratore di Urbino, nella regione delle Marche, in Italia, di rinviare a giudizio un prete di Neuchâtel di origine italiana. L’udienza preliminare è prevista per il 19 febbraio 2026. Il procuratore parla di palpeggiamenti sulle cosce e sui glutei e di un controllo sulla ragazza sotto forma di una presenza costante e invadente, in grado di generare nella minore un senso di colpa e sottomissione.

    L’avvocato del prete nega le accuse

    In un’intervista concessa al quotidiano italiano Il Resto del Carlino, l’avvocato del sacerdote precisa che il suo cliente è stato interrogato a settembre dalla procuratrice Maria Moccheggiani e che ha spiegato «in modo analitico ogni fase del caso», secondo quanto appreso da Arcinfo.

    Secondo il difensore, le accuse sono cambiate più volte nel corso delle indagini. «Si è partiti da un’ipotesi di stupro commesso con violenza e ricatto, per arrivare oggi a semplici palpeggiamenti che avrebbero messo a disagio la ragazza», spiega l’avvocato.

    Secondo l’avvocato, il prete si è sempre «comportato in modo corretto e paterno». Spiega che può essere successo che il suo cliente abbia dato «una pacca sulla spalla a questa ragazza, ma questo non significa che abbia commesso uno stupro». Per quanto riguarda i regali che l’imputato avrebbe offerto alla vittima in cambio dei suoi favori, l’avvocato giustifica l’acquisto di un telefono alla ragazza come rimborso per l’aiuto che lei forniva nella cura della madre anziana del sacerdote, che non era assolutamente autonoma e indipendente.

    Sospeso in Svizzera dal vescovo per malversazioni

    Proveniente da una famiglia italiana ma nato in Svizzera, quest’uomo sulla sessantina è diventato sacerdote e ha esercitato il suo ministero in diverse parrocchie del Canton Vaud e poi del Canton Friburgo. Sospeso una prima volta per alcuni mesi da monsignor Morerod per malversazioni finanziarie, il sacerdote era partito per l’Italia nel 2019 per prendersi cura dei suoi genitori anziani e malati e svolgere compiti parrocchiali in una diocesi delle Marche.

    È in questo contesto che nel 2020 sarebbero stati commessi abusi sessuali sulla quattordicenne, figlia dell’assistente sanitaria che si prendeva cura dell’anziana madre del sacerdote. All’epoca tutti vivevano nella casa dei genitori del sacerdote. Una situazione che è cessata quando la madre della vittima ha sospettato che ci fossero dei problemi.

    Il sacerdote denunciato dall’arcivescovo di Urbino

    Dopo essersi confidata inizialmente con un’amica, la vittima ha infine denunciato il suo aggressore al servizio di ascolto per la segnalazione di abusi sessuali dell’arcidiocesi di Urbino. Il caso è finito in tribunale nel 2023, in seguito alla denuncia del sacerdote da parte dell’arcivescovo. Quest’ultimo ha immediatamente segnalato il caso a monsignor Charles Morerod, che ha sospeso il sacerdote nel settembre 2023 e ha segnalato il caso al procuratore generale di Neuchâtel Pierre Aubert.

    Da parte della diocesi di LGF, la portavoce Laure-Christine Grandjean spiega di «non essere a conoscenza della conclusione del procedimento penale», ma afferma che «la sospensione dal ministero rimane» e che le decisioni saranno prese «una volta noto l’esito dell’indagine». (cath.ch/arcinfo/bh/traduzioneeadattamentoredazionecatt)

    https://catt.ch/newsi/prete-di-neuchatel-sara-giudicato-in-italia-per-atti-sessuali-su-minori

  • Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

    Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

    SANT’ANGELO IN VADO – Le attenzioni del parroco sulla ragazzina di 14 anni. Carezze, massaggi proibiti e attenzioni. Chiesto il rinvio a giudizio.

    Violenza sessuale continuata ed aggravata dalla minore età della vittima e dall’abuso di relazioni domestiche, di coabitazione e di ospitalità. Con questa accusa, alla conclusione delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Urbino ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio a carico di un sacerdote di una diocesi estera ma all’epoca dei fatti in missione in una parrocchia di Sant’Angelo in Vado.

    Il provvedimento arriva al termine delle indagini delegate e dirette dalla Procura della Repubblica di Urbino, condotte dal personale della Squadra Mobile della Questura di Pesaro e della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di P.S. di Urbino, avviate a seguito di una segnalazione pervenuta al responsabile dello sportello di ascolto diocesano per le segnalazioni di abusi sessuali su minori presso l’Ufficio per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado.

    La notizia era stata a sua volta trasmessa alla competente Autorità Giudiziaria della Città Ducale al termine di un’investigatio praevia della Curia che ha anche portato alla sospensione del parroco, poi andato in Svizzera.

    I fatti risalgono a 4 anni prima e hanno visto coinvolta, come vittima, un’adolescente di 14 anni, figlia di una donna che accudiva l’anziana madre del parroco. La segnalazione veniva fatta dalla mamma di una compagna di classe della presunta vittima, sua coetanea, dopo esserne venuta a conoscenza tramite la figlia che aveva raccolto le confidenze della vittima stessa. Il delitto contestato sarebbe avvenuto all’interno dell’abitazione del sacerdote, dove nel frattempo erano ospitate la badante e sua figlia minorenne.

    La vicenda ha visto l’interessamento dei Servizi Sociali competenti e l’articolata e delicata attività di indagine ha consentito di raccogliere un compendio probatorio solido nei confronti dell’imputato tanto da ritenere che egli, durante lo svolgimento del suo dicastero nella parrocchia, avrebbe posto in essere condotte abusanti nei confronti
    della minorenne. Lo stesso parroco teneva un atteggiamento morboso sorretto anche da numerosi regali verso la giovane vittima, che confidava alla sua migliore amica delle molestie sessuali subìte ad opera del sacerdote e dello stato di paura e di ansia che si era ingenerato. roberto pellizzari

    Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

  • Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Rimini: in carcere il sammarinese condannato per violenza su minori. Il legale: “Avevamo chiesto di scontare pena sul Titano”

    Si trova nel carcere di Rimini Steven Raul James, il 27enne sammarinese arrestato per il reato di violenza sessuale aggravata e continuata su minori. Sul giovane pendeva un ordine di carcerazione dello scorso aprile emesso dalla Procura di Urbino, dopo una condanna in via definitiva a 4 anni e 4 mesi di reclusione per fatti avvenuti nel 2021 in un Football Camp di Carpegna, dove era animatore.

    Vittime della violenza quattro minori di età compresa tra i 10 e gli 11 anni. Il 27enne – che ha militato nel recente passato nel campionato sammarinese di futsal – è stato individuato dalla squadra mobile della Questura di Rimini a Riccione, sabato mattina, mentre assisteva a una partita di calcio tra squadre di giovanissimi. A ‘tradirlo’ è stato l’uso dei social sui quali aveva pubblicato dei contenuti che attestavano la sua presenza oltreconfine. Il giovane, spiega il suo avvocato Stefano Pagliai, che segue il caso da dopo la sentenza definitiva, voleva scontare la condanna a San Marino ai sensi della Convenzione europea del 1983 sul trasferimento delle persone condannate.

    Le pratiche, prosegue il legale, erano state avviate già prima della richiesta di estradizione. Ora è in carcere e, conclude l’avvocato, l’obiettivo di un rientro sul Titano rimane. L’autorità giudiziaria, tra le altre cose, ha disposto che, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, sia interdetto per sempre da incarichi in scuole o istituti frequentati prevalentemente da minori, insieme al divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati dagli stessi, al divieto di svolgere lavori a contatto con minori e l’obbligo di informare gli organi di polizia su spostamenti e residenza per un anno.

    Mauro Torresi

    https://www.sanmarinortv.sm/news/cronaca-c3/rimini-in-carcere-il-sammarinese-condannato-per-violenza-su-minori-il-legale-avevamo-chiesto-di-scontare-pena-sul-titano-a279397

  • Ex sacerdote di Sant’Angelo in Vado festeggia i 25 anni di attività in Svizzera, ma a Urbino è imputato per molestie su una 14enne

    Ex sacerdote di Sant’Angelo in Vado festeggia i 25 anni di attività in Svizzera, ma a Urbino è imputato per molestie su una 14enne

    URBINO – Sul sito della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, aprendo il foglietto diocesano del mese di novembre 2024, a pagina due appare una foto di alcuni parroci riuniti per festeggiare gli anni di sacerdozio. In particolare a destra c’è Roberto Pellizzari, già sacerdote a Sant’Angelo in Vado, ora residente in Svizzera.

    Il 14 ottobre 2024, infatti, è stato ricevuto in vescovado per i festeggiamenti del 25esimo di servizio religioso, che ricorreva il 31 gennaio 2024. Don Pellizzari, però, già da diversi mesi in Italia è imputato presso il Tribunale di Urbino per molestie e violenze sessuali ai danni dell’allora 14enne figlia della badante dell’anziana madre. Per questo motivo, dal 29 settembre 2023 è stato sospeso in via preventiva dal vescovo della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo monsignor Charles Morerod su segnalazione del vescovo di Pesaro monsignor Sandro Salvucci. Sul sito della diocesi in Svizzera, Pellizzari viene definito “missionario” della missione cattolica italiana a Le chaux de Fonds.

    La vicenda

    Nel 2020 per due mesi Margherita (nome di fantasia) visse insieme alla madre in una villetta a Sant’Angelo in Vado abitata da don Pellizzari che ai tempi affiancava il parroco del paese. Ascoltata lunedì 10 dicembre 2024 in incidente probatorio in udienza a porte chiuse al Tribunale di Urbino, ha raccontato al pubblico ministero di essere stata oggetto delle attenzioni sessuali del sacerdote. Secondo la versione che la ragazza ha fornito in tribunale, da un lato Pellizzari controllava con fare autoritario la vita della ragazza e della madre, dall’altro invece assumeva degli atteggiamenti considerabili al pari di molestie. Questo modo di fare andò avanti finché le due non fuggirono di nascosto dalla casa per timore di qualche reazione da parte del sacerdote.

    Una volta fuggita, Margherita iniziò a confidarsi con le amiche, raccontando l’accaduto anche a una psicologa, senza però entrare troppo nei dettagli. Da quello sportello di ascolto, però, è partita la segnalazione che ha portato all’avvio delle indagini da parte della procura per violenza sessuale su minore.

    L’avvocato dell’accusa Silvia Vanni ha raccontato al Ducato il disagio vissuto da Margherita in quel periodo: “La ragazza viveva in uno stato di soggezione e aveva paura di Pellizzari: quando lo incontrava per strada o fuggiva o faceva di tutto per non incrociarlo. La ragazza durante quel periodo e nei mesi successivi ha sofferto di un importante disagio”.

    Della vicenda ha parlato al Ducato anche il sindaco di Sant’Angelo in Vado Stefano Parri: “Dopo il sopralluogo che fece la scientifica a casa sua, il sacerdote non si è più visto in paese. In un piccola comunità come la nostra se ne parlò per molto tempo. Adesso siamo solo in attesa della sentenza definitiva”.

    Il Ducato ha provato a contattare la diocesi di Losanna, Pellizzari e il vescovo di Pesaro-Urbino Salvucci, senza ricevere però alcun riscontro.

    https://www.ilducato.it/2024/12/20/ex-sacerdote-di-santangelo-in-vado-festeggia-i-25-anni-di-sacerdozio-in-svizzera-ma-a-urbino-e-imputato-per-molestie-su-una-14enne

  • Il prete accusato di molestie: la 18enne ha raccontato al giudice le sue ‘attenzioni’

    Il prete accusato di molestie: la 18enne ha raccontato al giudice le sue ‘attenzioni’

    Pesaro, 10 dicembre 2024 – Un racconto preciso, circostanziato e ancora carico di sofferenza. Ieri mattina davanti al gip del tribunale di Urbino Gianmarco Cantalini è stata ascoltata in incidente probatorio la ragazzina che, secondo l’accusa, sarebbe stata l’oggetto delle attenzioni sessuali del sacerdote di Sant’Angelo in Vado ora residente in Svizzera Roberto Pellizzari, 63enne. E’ accusato di violenza sessuale nei confronti dell’allora 14enne figlia della badante dell’anziana madre. I fatti risalirebbero al 2020 quando la ragazzina, insieme alla mamma, ha vissuto per circa un paio di mesi nella villetta di via Piobbichese a Sant’Angelo in Vado che, nell’aprile scorso, era stata messa sotto sequestro dalla polizia su ordine della procura di Urbino.

    La ragazza, da poco maggiorenne, è assistita dall’avvocato Silvia Vanni e ieri ha risposto alle domande del pm Maria Moccheggiani ripercorrendo quelle settimane in cui ha vissuto una situazione che, come sottolinea il suo legale, l’ha psicologicamente segnata al punto che, solo a distanza di molto tempo, ha trovato il coraggio di raccontare la sua esperienza.

    “La ragazza – racconta l’avvocato – viveva in uno stato di soggezione e disagio profondo dovuto al continuo controllo della propria vita quotidiana da parte dell’indagato. La ragazza subiva comportamenti lesivi della propria sfera personale, consistenti in toccamenti e altri gravi comportamenti invasivi della sfera privata. Il periodo poi si è interrotto a causa di una repentina presa di posizione da parte della madre che ha deciso di ’fuggire’ dall’abitazione dove erano ospitate. La ragazza durante il periodo e nei mesi successivi ha sofferto di un importante disagio”.

    La giovane ha descritto le molestie subite e quei comportamenti ai quali, pur non sapendo sempre dare un nome, le creavano un profondo stato di ansia e di imbarazzo. Ha parlato di quella presenza continua che controllava la sua vita in tutti i movimenti e di comportamenti che violavano la sua sfera più intima. Il pm, durante l’incidente probatorio, ha ripercorso i passaggi che lei aveva già affrontato quando era stata sentita in procura quest’estate.

    La ragazza ha raccontato del profondo senso di sofferenza che le creavano quelle mani che si allungavano dove non avrebbero dovuto e la scelta, inconsapevole, di non raccontare nulla nel timore che la madre potesse perdere il lavoro. Ma la donna, non appena ha capito che quei comportamenti deviavano dal normale affetto, con una scusa si è allontanata insieme alla figlia e si è rivolta ad un’assistente sociale che l’ha aiutata a contattare i carabinieri. Oltre all’indagine penale è stata aperta anche un’istruttoria ecclesiastica da parte della Diocesi di Pesaro con l’intento di far luce su quanto accaduto.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/prete-molestie-pellizzari-nojd3qvz

  • Il discusso ritorno di un prete nella diocesi delle Marche dove abusò di una 12enne

    Il discusso ritorno di un prete nella diocesi delle Marche dove abusò di una 12enne

    A Fano, nelle Marche, un gruppo di attivisti e attiviste impegnate in associazioni a tutela dei diritti civili ha scritto una lettera per criticare la scelta del vescovo Andrea Andreozzi, che ha assegnato un incarico nella parrocchia di Pergola a don Giacomo Ruggeri. Dieci anni fa Ruggeri fu condannato in via definitiva a un anno e 11 mesi di reclusione per abusi sessuali su una ragazza di 12 anni. La sua nomina nella stessa provincia dove avvennero gli abusi sta suscitando molte discussioni tra i fedeli e alcune proteste, tra cui quella dei famigliari della ragazza.

    «Non è forse in gioco una preoccupante confusione tra diritto al perdono e complicità morale?», hanno scritto gli attivisti in una lettera pubblica. Pergola si trova a circa 40 chilometri da Fano, e la diocesi presieduta da Andreozzi copre un territorio piuttosto vasto, che dalla costa marchigiana arriva fino al confine con l’Umbria (è detta diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola).

    Prima di essere accusato, don Giacomo Ruggeri – oggi 55enne – aveva avuto diversi incarichi importanti: era stato parroco di Orciano, in provincia di Pesaro e Urbino, e soprattutto responsabile delle relazioni con la stampa dell’allora vescovo Armando Trasarti. Era stato anche direttore della web tv della diocesi e assistente spirituale della categoria di ragazze scout che hanno più di 17 anni (“Scolte”). Nell’estate del 2012 venne accusato da un bagnino in servizio sulla spiaggia di Torrette di Fano che lo aveva visto insieme a una 12enne della parrocchia. Fu arrestato il 13 luglio dopo essere stato scoperto dalla polizia che lo aveva filmato diverse volte in seguito alla denuncia del bagnino.

    La ragazza parlò con il giudice per le indagini preliminari assistita da una psicologa, e disse di aver tentato più volte di sottrarsi alle attenzioni del prete. Don Ruggeri fu condannato in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione. Nel 2014 la pena fu ridotta in appello a un anno, undici mesi e dieci giorni. Scontò quattro mesi agli arresti domiciliari prima di essere trasferito nella diocesi di Pordenone, dove negli ultimi anni ha guidato una casa di esercizi spirituali.

    Alla fine di maggio il vescovo di Fano Andrea Andreozzi ha annunciato il ritorno di don Ruggeri, assegnato alla parrocchia di Pergola. Lo ha fatto prima con una lettera aperta ai fedeli, poi con una conferenza stampa per spiegare le ragioni di questa scelta. «Non mi va di far morire una persona in esilio», ha detto il vescovo.

    Andreozzi ha detto di avere piena fiducia nei confronti di Ruggeri, che ha incontrato più volte negli ultimi anni. «Qui non si tratta di assegnare una carica o un ruolo, ma di accogliere un fratello, che è da aiutare nel reinserimento nella sua terra e nel servizio al regno di Dio», ha argomentato il vescovo. «Ritengo che, su oltre 220 diocesi in Italia, don Giacomo debba tornare proprio qui, perché qui è stato generato alla fede ed è stato ordinato presbitero. Non posso vedere in Giacomo uno stupratore seriale, un pedofilo recidivo come è stato detto in questi giorni. Se ci fosse stata anche solo questa lontanissima percezione, don Giacomo non sarebbe qui».

    Intervistato dal Resto del Carlino, il padre della ragazza che all’epoca fu vittima degli abusi sessuali ha detto che il ritorno di don Ruggeri è una notizia preoccupante che fa soffrire la sua famiglia. L’ha definita «un’enorme ingiustizia», perché in Italia ci sono moltissime diocesi e non era il caso di farlo tornare proprio a Fano. «Se vuol continuare a fare il sacerdote non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte?».

    Durante un confronto con il vescovo, il padre della ragazza ha detto di non poter accettare il ritorno di don Ruggeri anche per via dell’ansia di poterlo incontrare o della possibilità che il prete incontri la figlia. Vivere con questa ansia, ha detto, equivale a una «condanna».

    Gli attivisti e le attiviste che si sono mobilitati contro il ritorno di don Ruggeri hanno firmato la lettera con il loro nome. Secondo loro la scelta del vescovo implica che un prete colpevole di gravi reati nei confronti di una persona minorenne possa tornare a esercitare le sue funzioni nella parrocchia di origine, senza porsi il problema di urtare la sensibilità dei fedeli. Al momento il vescovo non ha risposto alla lettera.

    L’avvocato di don Ruggeri, Gianluca Sposito, non si esprime sull’opportunità di fare tornare il sacerdote a Fano, ma sostiene che ci sia stato un risarcimento e che il suo assistito sia stato riabilitato. «Da tempo è tornato un uomo libero», ha detto in un’intervista al Fatto Quotidiano. «Io non rispondo alla famiglia perché ho profondo rispetto. Spiego e ricordo i fatti». Sposito dice che l’episodio per cui don Ruggeri fu condannato è stato ridimensionato, come dimostra la riduzione della pena in appello, e che non ci sono state altre denunce. «Poteva tornare a Fano 10 anni fa», ha detto Sposito. «Non spiegare questa cosa rischia di generare generalizzazioni e travisamenti e creare una sorta di confino morale. Quando furono analizzati l’iPad e i telefoni non fu trovata una sola immagine che potesse giustificare la parola “pedofilo”».

    https://www.ilpost.it/2024/07/01/ritorno-don-giacomo-ruggeri-condannato-abusi-fano/

  • Violenza sessuale nella villa del prete: ragazzina racconta gli abusi del sacerdote

    Violenza sessuale nella villa del prete: ragazzina racconta gli abusi del sacerdote

    Pesaro, 28 aprile 2024 – È stata ascoltata dalla Procura di Urbino la presunta vittima nell’inchiesta che ha coinvolto, con l’accusa di abuso su minore, il sacerdote 63enne Roberto Pellizzari, attualmente residente in Svizzera, la cui villa di Sant’Angelo in Vado era stata perquisita e posta sotto sequestro due settimane fa dalla polizia scientifica di Ancona.

    Non si ferma dunque la Procura, che intende far luce sull’accaduto quanto prima ma soprattutto con tutte le cautele del caso dovute alla giovanissima età della presunta vittima minorenne. La raccolta di testimonianze era stata avviata ancora prima dei sigilli all’abitazione, già dai primi di marzo, quando erano state raccolte testimonianze da parte di persone vicine alla ragazza. Cosa sia emerso da queste testimonianze, compresa l’ultima, è coperto dal segreto di indagine.

    Gli inquirenti avevano messo i sigilli alla grande abitazione che si trova in via Piobbichese e, per molte ore, avevano passato al setaccio ogni stanza della grande casa messa in vendita dal parroco già dagli inizi del 2022. L’apertura del fascicolo d’indagine, da parte della Procura di Urbino che attualmente sta procedendo d’ufficio, risaliva al 2023: mesi dopo la Procura ha disposto questa perquisizione su larga scala, con l’utilizzo di otto agenti da Ancona e l’impiego di strumentazioni specifiche volte a cercare non solo impronte digitali ma anche eventuali liquidi biologici.

    E secondo fonti giornalistiche svizzere Roberto Pellizzari, per il quale non sono noti provvedimenti restrittivi né procedimenti penali a carico in Svizzera, si trova tuttora a Le Locle, sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali ma non trasferito.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/violenza-sessuale-villa-prete-sentita-ragazzina-edcfbcf9

  • Prete indagato e misteri. Sospeso, non trasferito. Vive vicino alla parrocchia

    Prete indagato e misteri. Sospeso, non trasferito. Vive vicino alla parrocchia

    Sospeso ma non trasferito. Il sacerdote del mistero, il cui telefono squilla per noi a vuoto da giorni, secondo fonti giornalistiche svizzere si troverebbe tutt’ora a Le Locle, 10mila abitanti, senza poter officiare la messa né svolgere attività riconducibili alla sfera religiosa. Il vescovo di Friburgo Morerod lo ha sospeso dal servizio sacerdotale già dalla fine del settembre scorso ossia da quando il vescovo Salvucci aveva segnalato al Dicastero ecclesiastico e al proprio omologo elvetico un presunto caso abuso su minore che riguardava proprio don Roberto Pellizzari, sacerdote della parrocchia locale.

    Il sacerdote, 63 anni, originario di Sant’Angelo in Vado, era tornato a vivere in Svizzera nel 2022 dopo aver vissuto insieme alla mamma malata, assistita anche da una badante prima di essere ricoverata nel 2020 in una casa di riposo, per i tre anni precedenti. Gli abitanti di Sant’Angelo in Vado raccontano di averlo visto in paese, l’ultima volta, nel 2023 quando sarebbe rimasto circa un mese per sbrigare il trasloco dai mobili (in parte venduti ad un negozio della zona e in parte portati in Svizzera attraverso un’impresa locale). La villa è in vendita già dagli inizi del 2022. E Don Pellizzari è ancora a Le Locle e non sarebbe stato trasferito, come inizialmente ipotizzato dai giornali svizzeri, all’abbazia di Hauterive, vicino a Friburgo, in un convento già noto, secondo le stesso fonti giornalistiche, per aver accolto già in passato diversi ecclesiastici in situazioni analoghe.

    Don Pellizzari si troverebbe quindi in un alloggio della parrocchia non lontano dalla chiesa cattolica. C’è una sola parrocchia tra Le Locle e La Chaux-de-Fonds e i sacerdoti, compresi i cappellani delle comunità straniere, sono condivisi tra le due città. La Chaux-de-Fonds ha 35.000 abitanti e Le Locle 10.000, ma le due città sono molto vicine. Tradizionalmente si trattava di città protestanti, ma dagli anni Cinquanta sono aumentati i cattolici a causa dell’immigrazione italiana, spagnola e portoghese.

    Da qui la necessità di sacerdoti provenienti da queste regioni. Non sono noti provvedimenti restrittivi, se non la misura disciplinare della sospensione disposta dal vescovo, né procedimenti penali a suo carico in Svizzera e la procura italiana mantiene il più stretto riserbo sull’inchiesta aperta già dal 2023. La maxi perquisizione che ha sollevato un velo sulla vicenda è stata fatta sabato scorso: sei mesi dopo l’inizio dell’inchiesta. Questa tempistica solleva molti interrogativi sulla possibilità che siano emersi elementi di indagine nuovi da cui sia scaturita la necessità di una ricerca di prove, tracce e liquidi biologici per rilevare i quali la polizia scientifica di Ancona, intervenuta con otto agenti a mettere i sigilli alla villa di via Piobbichese, è dotata degli strumenti più avanzati. Prima ancora dei sigilli, già dai primi di marzo, la Procura di Urbino aveva raccolto informazioni e testimonianze ascoltando persone vicine alla presunta vittima. Cosa sia emerso da queste testimonianze è coperto dal segreto di indagine.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/prete-indagato-e-misteri-sospeso-non-trasferito-vive-vicino-alla-parrocchia-76223e18

  • La villa dei misteri. Abusi sessuali, l’inchiesta: blitz della Scientifica nella casa del prete

    La villa dei misteri. Abusi sessuali, l’inchiesta: blitz della Scientifica nella casa del prete

    Pesaro, 17 aprile 2024 – La villa dei misteri. E’ giallo intorno all’abitazione di un sacerdote originario di Sant’Angelo in Vado, nel Pesarese, ma residente in Svizzera.

    La polizia scientifica, sabato scorso, ha sigillato l’immobile sottoposto a sequestro penale per ordine della procura di Urbino.

    Otto agenti della polizia scientifica da Ancona sono arrivati intorno alle 11 nella villa di via Piobbichese, di proprietà del 64enne don Roberto Pellizzari: tute bianche e valigette alla mano hanno setacciato la villa di proprietà del religioso alla ricerca di tracce anche biologiche.

    Su quale sia l’ipotesi di reato e su chi sia l’eventuale destinatario dell’inchiesta, tuttavia, gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo.

    Bocche cucite, è il caso di dire, sia da parte della Procura e del Commissariato di Urbino sia da parte dello stesso sacerdote che, raggiunto telefonicamente al suo telefono svizzero si è limitato a dire “nessun commento, buona giornata”.

    Ma il filo rosso che lega le Marche alla Svizzera parte da settembre del 2023 quando, secondo fonti giornalistiche elvetiche, l’arcivescovo di Pesaro ha informato il proprio collega della diocesi svizzera di Friburgo, Vaud e Ginevra che era stata aperta un’indagine nei confronti di un sacerdote nato a Ginevra da genitori italiani, per abusi sessuali.

    Venerdì 29 settembre 2023, secondo le stesse fonti giornalistiche svizzere, il procuratore di Neuchatel Pierre Aubert ha comunicato di aver “recentemente ricevuto informazioni su atti di natura sessuale che sarebbero stati commessi all’estero da un sacerdote domiciliato nel cantone di Neuchatel .

    Da tempo Roberto Pellizzari risiede in Svizzera, a Le Locle, cittadina nel canton Neuchatel dove opera per la Missione Cattolica Italiana La chaux de Fonds.

    Era tornato a vivere a Sant’Angelo in Vado per circa tre anni a cavallo del periodo Covid per assistere l’anziana mamma rimasta vedova e che viveva con una badante.

    L’anziana poi è morta più di un anno fa, in una casa di riposo. Nei tre anni don Roberto aveva offerto il proprio supporto alla parrocchia celebrando la messa e benedicendo le case in occasione della Pasqua.

    Per la piccola comunità di Sant’Angelo in Vado è un vero e proprio giallo: la grande casa è stata messa in vendita tempo fa per il tramite di uno studio immobiliare del paese.

    La villa al momento sarebbe completamente vuota: prima di tornare a vivere in Svizzera, infatti, il parroco avrebbe dato disposizioni per vendere i mobili che si trovavano all’interno altri effetti personali, invece, li avrebbe portati con sé in Svizzera.

    Su quale sia l’ipotesi di reato e su chi ne sia l’eventuale destinatario tuttavia rimane il massimo riserbo degli inquirenti: soprattutto il motivo che ha richiesto un così massiccio sforzo investigativo.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/villa-misteri-abusi-sessuali-prete-1cc54c5b

  • Don Ruggeri, ridotta la pena nel processo bis

    Don Ruggeri, ridotta la pena nel processo bis

     Orciano (Pesaro-Urbino), 3 luglio 2014 – Sconto di pena per don Giangiacomo Ruggeri, l’ex parroco di Orciano ed ex portavoce del Vescovo di Fano,condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi di reclusione (con rito abbreviato) per atti sessuali con una tredicenne, risalenti all’estate del 2011 sulla spiaggia di Torrette e filmati dalla polizia, che lo arrestò il 13 luglio.

    Ad Ancona si è celebrato l’appello e la Corte ha accolto integralmente il ricorso presentato dal legale del sacerdote, Gianluca Sposito, riformando la sentenza di primo grado emessa nel dicembre scorso e coondannando Don Giangiacomo alla diversa pena di 1 anno, 11 mesi e 10 giorni di reclusione, riconoscendo l’applicazione dell’ipotesi attenuata e il beneficio della sospensione della pena. In sostanza il don è libero, non sconterà nulla, né ai domiciliari, né tantomeno in carcere, e se nei prossimi 5 anni non commetterà alcun “delitto” il reato si estinguerà.

    «Personalmente – dichiara l’avvocato Sposito – mi permetto di sottolienare come la decisione dei giudici di appello appaia assolutamente adeguata al caso di specie ed è dunque motivo di soddisfazione per questa difesa». Ragion per cui, il difensore del prete non ha alcuna intenzione di presentare ulteriore ricorso in Cassazione. Resta da vedere se tale ricorso sarà esperito dalla Procura Generale di Ancona che avrà tempo 30 giorni dopo il deposito della sentenza che dovrà essere effettuato entro il 16 novembre 2014.

    Sandro Franceschetti