Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Negli ultimi 25 anni i casi di abusi sessuali per mano del clero in Liguria sono stati 69, di questi 24 nella provincia di Imperia; 20 in quella di Savona; 15 nell’area metropolitana di Genova; 10 in quella di La Spezia. E’ questo il risultato dell’analisi effettuata dall’Osservatorio permanente della Rete “L’Abuso” da inizio secolo.

    I numeri in Liguria

    Nel report si legge che in Liguria “le vittime sopravvissute, prevalentemente minorenni, sono un totale di 209 di cui 25 donne e 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili e 200 sono minorenni”. L’analisi approfondisce anche chi sono gli autori di abusi: in 59 casi si è trattato di sacerdoti, in otto casi di laici e in due di scout.

    L’analisi portata avanti dall’associazione fa emergere che su 69 casi rilevati, 50 sono sirsultati sommersi alla giustizia, in tre casi invece ci sono delle denunce ancora in corso, sono due inve e le persone indagate al momento dall’autorità giudiziaria italiana; si registra poi una condanna in primo grado mentre sono cinque, tra sacerdoti e laici, condannati in via definitiva. Il repor riporta anche tre casi di sopravvenuta prescrizione e una condannato in sede civile. Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano: in sei casi risultano avviati, in cinque invece non è stato preso alcun provvedimento mentre per i restanti 58 casi non si hanno dati spiega la Rete “L’Abuso”.

    I condannati in via definitiva

    Sono cinque i condannati in via definitiva per abusi. Si tratta del laico Domenico Soldano di Genova condannato a un anno e nove mesi. Soldano aveva convinta la sua vittima offrendole delle caramelle, la vittima si era poi confidata con i genitori. La vicenda è sempre rimasta segreta e il religioso era finito ai domiciliari. Da tempo Soldano ha lasciato Genova.

    Altro condannato in via definitiva è Giorgio Barbacini, sacerdote della diocesi di Savona-Noli condannato a 3 anni e 5 mezzi per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. Latitante fino al 2015. Poi è stato arrestato. La diocesi lo ha spretato.

    A Pietra Ligure il sacerdote Italo Casiraghi è stato condannato in via definitiva. Arrestato a Gondola, nel Canton Ticino in flagranza di reato, con l’accusa di atti sessuali e molestie sui fanciulli, in particolare su una ragazzina di 14 anni.Condannato a 6 mesi con sospensione condizionale della pena.Segnalato in attività sacerdotale in provincia di Varese, a Sesto Calende dopo la condanna. Casirachi è stato spostato dalla diocesi di Albenga-Imperia.

    E’ stato condannato in via definitiva anche il sacerrdote di Albenga Luciano Massaferro. Per lui 7 anni e 8 mesi di carcere per abusi su una bimba. La diocesi di Albenga-Imperia non ha adottato misure nei suoi confronti.

    L’ultimo dei condannati in via definitiva in questi ultimi 25 anni in Liguria è il sacerdote Riccardo Seppia della diocesi di Genova. E’ stato condannato a 4 anni, dieci mesi e venti giorni per tentativo di violenza sessuale su bambini di sesso maschile, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina di modica quantità.

    Ecco chi ha patteggiato

    Poi ci sono anche i casi di chi ha patteggiato. Si tratta del sacerdote di Sanremo Alessandro Ghersi della diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Don Ghersi “veniva condannato in tribunale per aver inviato e-mail a luci rosse a una ragazzina di diciott’anni”.

    Il sacerdote Nello Giraudo ha patteggiato per abusi sessuali su numerosi bambini di sesso maschile al di sotto dei 14 anni. Ha ammesso la colpa e patteggiato una condanna pari a un e sei mesi di carcere. La diocesi di Savona-Noli lo ha spretato.

    La situazione a livello nazionale

    Sono 1.250 i casi complessivi di violenze sessuali nella Chiesa italiana, di cui 1.106 compiuti da sacerdoti. Sono i dati che emergono dal nuovo Rapporto nazionale 2025 di Rete L’Abuso – associazione promossa dai sopravvissuti ad abusi -, che segnala 4.625 vittime note, 4.395 delle quali abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. L’associazione evidenzia che 2.414 vittime sono seguite direttamente, mentre 2.211 risultano irreperibili. L’incidenza dei preti coinvolti, pari al 3,57 per cento dei 31.000 sacerdoti italiani, viene definita “molto alta” in relazione alla natura non ufficiale del censimento.

    Sui circa 31 mila preti, 1.106 sarebbero quelli segnalati, un numero in linea con quanto denunciato da fonti cattoliche che nello stesso periodo di tempo hanno riconosciuto 1.049 casi. La Rete L’Abuso rileva una grave carenza di strumenti di prevenzione e di tutela dei minori nel Paese ed evidenzia che la Chiesa Cattolica è da tempo al corrente del problema, “endemico e noto al Vaticano almeno dal 1962”, quando fu regolamentato segretamente con la direttiva ‘Crimen sollicitationis’. In ogni caso, prosegue l’associazione, “ciò non toglie nulla alla gravità della situazione”, e mostra quanto sia urgente “un intervento deciso del Garante nazionale e dei Garanti regionali” per coinvolgere cittadini e politica in un’azione di responsabilità collettiva.

    Sempre secondo il Rapporto, è la Lombardia la regione con il maggior numero di casi censiti dalla Rete L’Abuso: 174 sacerdoti e laici coinvolti e 562 vittime, in gran parte minori. Seguono Veneto (88 casi e 572 vittime), Toscana (81 e 292) e Sicilia (103 e 270). Il Molise e la Valle d’Aosta risultano invece le regioni meno colpite, rispettivamente con 16 e quattro casi.

    Più del 75 per cento dei sacerdoti coinvolti in abusi sessuali non è mai stato denunciato alla magistratura italiana. Secondo la Rete L’Abuso, il “sommerso” ammonta a 839 casi su 1.106 sacerdoti segnalati. Molti episodi, si legge nel rapporto non sono mai arrivati in tribunale a causa della prescrizione o perché affidati a procedimenti interni della Chiesa.

    https://www.primocanale.it/cronaca/59532-abusi-sessuali-clero-minori-liguria-2025-report.html

  • Germania, chierichetti in sciopero in difesa del prete accusato di festini alcolici

    Germania, chierichetti in sciopero in difesa del prete accusato di festini alcolici

    In Germania, a Hauzenberg, in Bassa Baviera, un’intera comunità si è ribellata al suo vescovo, che ha licenziato il prete Alexander Aulinger dopo le voci su festini a base di alcool con i giovani fedeli. Domenica 23 marzo, per manifestare solidarietà al sacerdote, i 100 chierichetti della parrocchia sono ‘entrati in sciopero’, riporta Bild, mentre i vigili del fuoco si sono presentati in chiesa in uniforme.

    Un’intera comunità in protesta

    Anche i rappresentanti delle organizzazioni locali hanno indossato i costumi tradizionali e i giocatori della squadra di calcio hanno preso parte alla funzione domenicale nella chiesa di St. Vitus con le divise ufficiali. “Il nostro ultimo servizio come chierichetti è per il nostro sacerdote”, ha detto la studentessa Leni, aggiungendo che “quasi tutti ci stiamo dimettendo”. La ‘caccia’ al suo sacerdote la rende triste e arrabbiata, ha detto la ministrante Eva. “Quello che stiamo vivendo ora non è solo ingiusto, ma contraddice tutti i valori che la Chiesa cattolica dovrebbe rappresentare: verità, carità e perdono”, ha aggiunto Emilia, un’altra giovane che si è schierata al fianco del prete.

    Le accuse di ‘manipolazione spirituale’

    Tuttavia, in seguito alle accuse di “manipolazione spirituale” e abuso di alcol durante le gite, la diocesi di Passau ha deciso di imporre ad Alexander Aulinger un “divieto temporaneo di celebrare la messa” e un “divieto di apparizioni pubbliche come sacerdote”. Le prime accuse sono emerse durante un viaggio di giovani nell’estate del 2023. Un dossier di 151 pagine è ora al vaglio della Procura bavarese. I fedeli hanno parlato di un “informatore” che aveva denigrato il loro popolare pastore.

    La difesa del prete

    Holm Putzke, l’avvocato del sacerdote, ha assicurato: “Il pastore Aulinger non si dimette“. Secondo il legale, il prete si difenderà dalle insinuazioni e dalle speculazioni mirate della diocesi. I genitori hanno scritto in una lettera aperta al vescovo Stefan Oster che le accuse erano infondate e che i loro figli non potevano confermarne nessuna.

    https://www.lapresse.it/esteri/2025/03/24/germania-chierichetti-in-sciopero-in-difesa-del-prete-accusato-di-festini-alcolici/

  • Don Tempesta condannato a 6 anni e 6 mesi per abusi su minori: con una scusa invitava i bimbi in casa sua

    Don Tempesta condannato a 6 anni e 6 mesi per abusi su minori: con una scusa invitava i bimbi in casa sua

    Sei anni e sei mesi. Questa la condanna di primo grado emessa dal collegio del tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti di don Emanuele Tempesta, 32 anni. L’ex parroco vicario di Busto Garolfo, nel Milanese, era arrestato il 15 luglio 2021 ed ora è stata confermata in primo grado l’accusa di abusi sessuali su minore. Il pubblico ministero Martina Melita aveva chiesto una condanna a 11 anni al termine della requisitoria. Tra le pene accessorie anche il divieto di avvicinarsi a scuole o luoghi frequentati da minori. Oltre 20 le parti civili con risarcimenti compresi tra i 750 e i 2mila euro. L’avvocato del sacerdote, il legale Mario Zanchetti, è pronto molto probabilmente a fare ricorso in appello.

    Gli abusi nella casa di Don Tempesta

    Stando a quanto emerso già dalle indagini, gli abusi si sarebbero consumati nell’abitazione del sacerdote dove solo alcuni dei piccoli sarebbero stati invitati per giocare ai videogiochi o fare due chiacchiere. Qui poi sarebbero avvenuti gli abusi quando il don aveva 29 anni. I minori vittime invece delle sue violenze avevano un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni: i bambini sono stati sentiti dalle controparti con la formula dell’incidente probatorio. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate in 60 giorni.

    Don Tempesta arrestato mentre era in vacanza con la parrocchia
    Gli abusi risalgono a qualche anno fa: Don Tempesta era arrivato in paese a fine del 2018 prima come seminarista e poi, una volta preso i voti, come prete in appoggio al parroco. Lui si occupava un po’ di tutto, dall’oratorio ai centri estivi tanto che per lui le manette sono scattate mentre si trovava in Piemonte con alcuni ragazzini della parrocchia in vacanza. Gli abusi però venivano commessi nella casa di Don Tempesta. Le indagini era partire quando le vittime avevano trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto e così sono scattate le denunce.

    https://www.fanpage.it/milano/don-tempesta-condannato-a-6-anni-e-6-mesi-per-abusi-su-minori-con-una-scusa-invitava-i-bimbi-in-casa-sua/

  • Busto Garolfo, accusato di abusi: don Tempesta torna libero

    Busto Garolfo, accusato di abusi: don Tempesta torna libero

    Busto Garolfo (Milano)-  Don Emanuele Tempesta è tornato libero dopo quasi un anno trascorso agli arresti domiciliari a Rho. Il sacerdote 30enne di Cornaredo, responsabile dei giovani della parrocchia di Busto Garolfo, arrestato il 14 luglio dello scorso anno, avrà solo il vincolo di non uscire dal territorio di Rho e di non incontrare i familiari e le vittime dei presunti abusi. Il gup Tiziana Landoni ha accolto l’istanza del pubblico ministero Flavia Salvatori per la revoca dei domiciliari con il solo obbligo di dimora.

    La misura cautelare disposta lo scorso anno subito dopo l’arresto del sacerdote mentre era in vacanza con i ragazzi a Bardonecchia era ormai in scadenza e solo un ipotetico rinvio a giudizio avrebbe di fatto impedito la decadenza dei termini. Con ogni probabilità a settembre si aprirà il processo che sembrerebbe – per scelta del difensore di don Emanuele, l’avvocato Mario Zanchetti – orientato al dibattimento in aula con la parola anche ai testimoni che scagionerebbero il don dalle accuse di abusi su una decina di bambini dodicenni.

    Per le presunte vittime invece l’incidente probatorio eviterà di riaprire altre dolorose ferite: le testimonianze delle persone offese sono state già tutte messe agli atti e pertanto in sede dibattimentale le vittime non saranno chiamate a raccontare gli episodi che le avrebbero viste protagoniste. Entrerà nella fase processuale di settembre, chiamata in causa dagli avvocati di parte civile, anche la Diocesi di Milano come responsabile civile di quanto accaduto. La Curia milanese potrebbe quindi essere costretta, in caso di colpevolezza accertata del sacerdote, a risarcire le famiglie.

    Per contro don Tempesta da un anno ribadisce in ogni sede davanti agli investigatori e agli inquirenti la propria innocenza e la totale estraneità ai fatti. Stando all’impianto accusatorio, don Tempesta durante il lockdown a causa della pandemia avrebbe più volte invitato nel proprio appartamento al primo piano di via Mazzini a Busto Garolfo una decina di 12enni. Dalle testimonianze raccolte dagli investigatori gli abusi avrebbero avuto luogo durante questi incontri, avvenuti ufficialmente per divertirsi con i videogiochi. Fatti che don Tempesta ha negato ripetutamente.

    Con le nuove disposizioni il sacerdote potrà ricevere persone e muoversi nel perimetro cittadino di Rho in attesa che venga fissata la data della prima udienza durante la quale avrà la possibilità di replicare a tutte le gravissime accuse contenute nelle denunce che i genitori hanno depositato all’inizio dell’intera vicenda.

  • Rischio prescrizione nel processo al prete condannato per abusi

    Rischio prescrizione nel processo al prete condannato per abusi

    di GIORGIO GANDOLA

    “Ora si rischia che la giustizia sfugga, nascosta dietro la prescrizione. Per noi sarebbe un nuovo dramma”. La famiglia del giovane Alessandro di Rozzano (Milano), vittima di abuso sessuale da parte di don Mauro Galli, vede all’orizzonte il pericolo principale dopo il pronunciamento di Cassazione che ha rimandato il caso in Appello per colpa di due parole. “Costrizione” e “induzione”, termini che galleggiano alternativamente dentro le sentenze di colpevolezza del sacerdote (condannato in secondo grado a 5 anni e 6 mesi) diventano improvvisamente macigni: definiscono lo stesso reato, conducono alla stessa pena (secondo l’articolo 609 bis del Codice penale), ma non sono la stessa cosa e vanno uniformate. Quindi, la sentenza va riscritta.

    La Cassazione ha accolto il tecnicismo dell’avvocato Mario Zanchetti, difensore di don Galli, membro della commissione diocesana per la tutela dei minori e storico legale dell’arcidiocesi di Milano. E, di fatto, ha sospeso l’esecuzione della condanna. La difesa chiedeva l’annullamento della sentenza di Appello e non l’ha ottenuto, ma l’impianto dovrà essere ridefinito e spiegato meglio. La violenza è stata confermata, il 99% delle richieste di don Galli sono state dichiarate inammissibili “perché entravano nel merito” (parole del procuratore generale), ma il cavillo è passato e si è infilato come un cuneo nella porta. Ora la procedura verso la fine di una vicenda che dura da 11 anni diventa una traversata nel deserto, al termine della quale potrebbe esserci la beffa suprema per la vittima e la sua famiglia, sfinite da questa impervia ricerca della verità. La prescrizione, obiettivo della strategia della difesa del sacerdote, attende come una tagliola nell’estate del 2023.

    Non riesce a chiudersi uno dei processi più dolorosi e scabrosi per l’Arcidiocesi di Milano coinvolta nella triste storia per proprietà transitiva. Dopo l’abuso sessuale fra il 19 e 20 dicembre 2011, don Galli non fu fermato e avviato a “indagine previa” come prevede il Diritto canonico dall’allora vicario episcopale Mario Delpini, oggi arcivescovo della metropoli lombarda, e dal responsabile dei giovani sacerdoti Pierantonio Tremolada, oggi vescovo di Brescia. Ma fu semplicemente spostato da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con gli adolescenti. Lo stesso arcivescovo di quel tempo, Angelo Scola, in una lettera di scuse alla famiglia stigmatizzò il “comportamento maldestro” dei suoi collaboratori. Dal giorno in cui il prete-catechista invitò Alessandro, allora quindicenne, a “dormire nel lettone” del suo appartamento privato, il lungo calvario della vittima e della sua famiglia non si è ancora concluso. E forse non si concluderà mai.

    La colpevolezza di don Galli, 50 anni, nato a Cislago in provincia di Varese, non è in dubbio, ma le vie del Signore non sono infinite. Ora la procedura somiglia a un ottomila himalaiano: si devono attendere i 90 giorni per le motivazioni della Cassazione, ci sarà la sospensione dell’esistenza agostana, il tribunale di Milano dovrà celebrare il processo di Appello bis in un’unica udienza (con accusa e difesa) al termine della quale dovrebbe esserci la sentenza con le parole al posto giusto. Ad andare bene potremmo essere già a gennaio 2023. Poi si dovranno attendere altri 90 giorni per le motivazioni di questa sentenza e 30 per consentire un nuovo ricorso in Cassazione con relativa tempistica prima della sentenza finale. Senza la pandemia, i 10 anni fra reato e prescrizione sarebbero già trascorsi.

    Così il piano inclinato consente al due volte colpevole di sperare di farla franca. L’intera vicenda è un esempio della discrepanza fattuale fra le indicazioni paradigmatiche di Papa Francesco riguardo ai reati sessuali dei sacerdoti e la realtà nelle parrocchie, il desino delle vittime, la possibilità concreta di ottenere una giustizia. A tutto ciò si aggiunge la sentenza assolutoria che, nonostante le due condanne in un tribunale italiano, don Galli ha ottenuto l’anno scorso nel primo processo canonico, quello istruito dal Tribunale ecclesiastico regionale lombardo.

    Per lui è stata usata la formula della “sentenza dimissoria”, che di fatto equivale all’insufficienza di prove. Il caso è stato poi trasferito in Vaticano, alla Congregazione per la dottrina della Fede, ed è scomparso dai radar, lasciando una lunga ombra sui proclami di ritrovata trasparenza da parte della Chiesa. Un atteggiamento da più parti stigmatizzato anche da chi è culturalmente vicino alla Santa Sede; per esempio dal libro “Agnus Dei” di Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati.

    Il caso rimane aperto e la strada verso la conclusione sempre più stretta. C’è un dispositivo di Cassazione, ci sono due parole che litigano fra loro, c’è meno di un anno per metter ordine, c’è una vicenda evaporata nelle segrete stanze del Vaticano, ci sono due sentenze di colpevolezza. C’è anche un libro della mamma della vittima, Cristina, dal titolo eloquente: “Chiesa, perché mi fai male?”. In attesa di un risposta, c’è infine una famiglia che si sforza di credere nella giustizia umana e divina, ma non riesce a trovare la pace.

    (trascrizione da LaVerità del 15 giugno 2022)

  • Parliamo di un sacerdote della Diocesi di Milano, don Pierluigi Lia

    Parliamo di un sacerdote della Diocesi di Milano, don Pierluigi Lia

    Buongiorno,

    vi scriviamo perché vorremmo ricordare una storia che rischia di cadere nel dimenticatoio. Diciamo subito che non si tratta di un avvertimento perché il protagonista ci ha lasciati e non è più un pericolo. Parliamo di un sacerdote della Diocesi di Milano ed è don Pierluigi Lia (nato a Varese il 9 maggio 1959 e morto a Milano il 29 aprile 2019).

    In seminario dette motivo di preoccupazione ai superiori che gli fecero fare un anno in più di discernimento, così ricevette il sacro ordine con la classe successiva alla sua l’8 giugno 1985.

    Il primo incarico fu di coadiutore presso la Parrocchia Dio Padre a Milano 2, frazione di Segrate (MI), ove ebbe sempre rapporti turbolenti con i parroci (prima don Ruggero Camagni, poi dal 1989 don Franco Ocello), ma il suo forte carisma personale gli valse un grande successo con i giovani.

    Ben presto si generò una frattura insanabile all’interno della comunità parrocchiale, con i fedeli schierati con lui o contro di lui. Ci furono mille critiche, ma alcune già allora riguardavano i suoi comportamenti disdicevoli nei confronti di donne e ragazze, e si vociferava che i suoi interessi si estendessero anche ai ragazzi. Dopo che giunsero segnalazioni di abusi al Cardinal Martini, nel 1991 Lia venne allontanato dalla parrocchia senza comunicare ai fedeli i veri motivi dello spostamento. L’uomo era ambizioso e gli fu assegnato un prestigioso incarico di insegnamento della teologia in Università Cattolica, prima presso la sede di Piacenza, poi a Milano. Come sistemazione gli fu dato un posto come sacerdote residente presso la Parrocchia di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano. Il parroco era a quei tempi don Giulio Greco, anche lui di Varese e in buoni rapporti col Lia.

    Ben presto si ripropose la situazione conflittuale della parrocchia precedente. Anche nella nuova sistemazione Lia riuscì nell’intento di spaccare la comunità parrocchiale, ma questa volta la sua capacità seduttiva fu tale da ottenere la fiducia del parroco e del coadiutore, don Luca . Grazie al carisma e al prestigio di teologo e docente universitario riuscì a raccogliere presso di sé un gruppo numeroso di persone provenienti da Segrate, dall’Università Cattolica e dalla parrocchia in cui risiedeva. Sotto la protezione del parroco si ritagliò il compito di accudire il suo gregge personale e trasformarlo in un gruppo chiuso totalmente a lui fedele.

    Anche in quella nuova sistemazione, negli anni del cardinale Tettamanzi si diffusero voci sul suo modo di intrattenere relazioni ambigue con i giovani, ma venne sempre difeso a spada tratta e i suoi discepoli smentirono sempre ogni accusa come infamante.

    In quella parrocchia faceva il bello e il cattivo tempo e cominciò anche a predicare e poi realizzare l’ambizioso progetto a lungo coltivato di una casa comune. Dal 2008 al 2015 le persone e le famiglie a lui più legate andarono a vivere in una cascina a Bargano, in provincia e diocesi di Lodi. Lontano dal clero ambrosiano, nel territorio di un altro vescovo, all’interno di un recinto privato e chiuso in se stesso divenne il signore assoluto della “Domus Trinitatis”, cioè della vita di un centinaio di persone tra adulti, giovani e bambini.

    Nel frattempo, nel 2009, Lia era stato riassegnato alla chiesa di S. Cristoforo sul Naviglio Grande, ma poco cambiava, dato che la sua principale attività prosperava ormai in quel di Bargano. In quel contesto fece anche costruire una chiesetta non curandosi minimamente del diritto canonico. Tutto sembrava procedere senza ostacoli in quel suo piccolo regno quando nel 2016 l’ennesimo scandalo turbò quel docile gregge che però seppe infine aprire gli occhi e cacciare il lupo travestito da pastore. L’accusa alle autorità ecclesiastiche venne dalle sue stesse pecorelle nel 2017 e fu l’inizio del processo canonico. Silenziosamente, senza nulla spiegare ad alcuno, o adducendo false motivazioni, gli vennero tolti tutti gli incarichi compreso l’insegnamento in Università Cattolica. Quando ormai la sentenza di condanna era inevitabile e imminente, in un curioso incidente Lia rimase appeso a una corda. A tutti (soccorritori, forze dell’ordine, magistratura, credenti, curia, diocesi, discepoli) risultò conveniente credere mettere un pietoso velo su tutta la vicenda, processo compreso.

    Dopo aver creato tanti problemi Lia stesso aveva tolto le castagne dal fuoco a tutti, e tutti gliene furono grati, tranne coloro che aspettavano giustizia, almeno quella ecclesiastica. Si può vedere sulla pagina a lui dedicata il pensiero dell’arcivescovo Delpini che parla al massimo di “percorsi singolari” in modo di non far trapelare nulla se non per chi sa già tutto.

  • Audizione protetta per tre presunte vittime del prete

    Audizione protetta per tre presunte vittime del prete

    Tre minori sono stati ascoltati ieri in Tribunale a Busto Arsizio, in audizione protetta, perché presunte vittime di abusi sessuali da parte di don Emanuele Tempesta (nella foto), 29 anni, nativo di Cornaredo, sacerdote a Busto Garolfo ai domiciliari dal luglio 2021 con l’accusa di molestie sessuali ai danni di 7 minori, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. La prossima settimana si concluderanno le testimonianze dei ragazzini, dopodiché la Procura deciderà come procedere. Assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, don Tempesta si è sempre professato innocente respingendo accuse definite “false e infamanti”.

    A far partire le indagini sono state le denunce di alcuni dei genitori dei piccoli, dopo aver raccolto le loro testimonianze. Sotto esame scrupoloso anche tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati dal sacerdote. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti durante la pandemia, quando i bimbi sono stati invitati a casa del sacerdote in piccoli gruppi. Durante i pomeriggi tra chiacchiere e videogiochi don Tempesta avrebbe approfittato di alcuni di loro.

    Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta.

    La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio. Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete, fermato dalla Mobile di Milano a Bardonecchia dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come a un “tradizionalista religioso” ma “incapace di fare male ai bambini” che – secondo l’accusa – sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa.

    E anche la parrocchia, con difficoltà, cercò di ripartire. Le attività estive 2021 si sono tenute regolarmente grazie anche ad alcuni sacerdoti venuti in soccorso del 71enne don Ambrogio Colombo, che si trovò nel giro di poche ore a guidare una comunità di poco meno di 14mila persone.

    Ra.F.

  • Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    Sacerdote arrestato per abusi: ‘Su di me accuse infamanti’

    (ANSA) – VARESE, 19 LUG – “Accuse infamanti, sono scioccato e provato da quello che sta accadendo”. Queste le parole di don Emanuele Tempesta, il sacerdote di Busto Garolfo (Milano) arrestato venerdì con l’accusa di abusi sessuali su sette bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi oggi davanti al Gip di Busto Arsizio (Varese) Stefano Colombo.

    Il sacerdote ha quindi negato ogni addebito circa le pesanti accuse mosse a suo carico.
    Nessuna misura alternativa è stata chiesta, ad oggi, dalla difesa di don Emanuele, che si trova ai domiciliari. Lo ha confermato l’avvocato Mario Zanchetti, neo difensore subentrato al precedente d’ufficio. Il legale ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni in merito all’interrogatorio di garanzia del suo assistito, tenutosi oggi in Tribunale a Busto Arsizio (Varese) data la vicenda “delicata e in corso di indagini”. (ANSA).
    https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/07/19/sacerdote-arrestato-su-di-me-accuse-infamanti_59288956-1344-4ff8-a960-51761d916c8b.html

  • Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

    Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

    Ha negato ogni accusa don Emanuele Tempesta, il 29enne vicario parrocchiale delle parrocchie Santa Geltrude e Santi Salvatore e Margherita di Busto Garolfo arrestato lo scorso giovedì 15 luglio mentre si trovava in campeggio con i ragazzi dell’oratorio a Bardonecchia con l’accusa di abusi sessuali su minori nel periodo che va da febbraio 2020 a maggio 2021. Oggi, lunedì 19 luglio, l’interrogatorio di garanzia del sacerdote davanti al giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio Stefano Colombo, durante il quale il 29enne si è detto «scioccato» e «provato» per gli addebiti che gli sono stati mossi.

    Secondo quanto è emerso dalle indagini della Squadra mobile di Milano, coordinate dal pubblico ministero Flavia Salvatore della Procura della Repubblica di Busto Arsizio, sarebbero almeno sette le vittime degli abusi sessuali, tutti minori di età compresa tra i 7 e gli 11 anni. L’inchiesta è partita dalle denunce di alcune mamme, che avevano notato segni di disagio nei figli, poi ascoltati durante le audizioni protette. Dopo la pausa estiva il pm di Busto Arsizio Flavia Salvatore ascolterà i minori (già sentiti in audizione protetta) con la formula dell’incidente probatorio.

    Dalla Diocesi di Milano, che ha preso atto «con stupore e dolore di questa notizia», è arrivata la massima disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria per accertare la verità dei fatti: alla Curia non erano mai giunte segnalazioni rispetto ai fatti al centro dell’inchiesta, così come non ne avevano mai avuto notizia né il vicario episcopale di zona, né il parroco di Busto Garolfo don Ambrogio Colombo. Anche il sindaco Susanna Biondi, che si è detta senza parole e rimane in attesa di conoscere gli sviluppi dell’inchiesta, non aveva mai avuto notizia di episodi come quelli al centro delle indagini: il comune è pronto a fare il possibile per aiutare le famiglie che in queste ore sono state sconvolte dalla notizia.

    Abusi sessuali su minori, don Emanuele Tempesta nega tutte le accuse

  • La Cassazione conferma la condanna all’ex-suora Maria Angela Farè

    La Cassazione conferma la condanna all’ex-suora Maria Angela Farè

    La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 3 anni e 6 mesi per Maria Angela Farè, l’ex-suora accusata di aver abusato sessualmente di Eva Sacconago, una giovane oratoriana di Busto Arsizio, morta suicida a soli 26 anni nel 2011. A marzo di quest’anno la Corte d’Appello aveva confermato la pena comminata in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio.