Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Violentò un ragazzo, quattro anni all’ex frate. Gli abusi fra il 2014 e il 2017 a Villa Picco di Arona

    Violentò un ragazzo, quattro anni all’ex frate. Gli abusi fra il 2014 e il 2017 a Villa Picco di Arona

    NOVARA – Violenza sessuale nei confronti di un ragazzino, da poco maggiorenne, frequentatore della comunità di cui il religioso era una delle guide spirituali. Questa l’accusa per cui Giulio Manera, ex frate cappuccino già responsabile della Comunità di Villa Picco ad Arona, è stato condannato dal tribunale a Verbania a 4 anni e 4 mesi di reclusione. È stato giudicato con rito abbreviato, con lo sconto di un terzo della pena. Il giudice Beatrice Alesci ha stabilito anche una provvisionale di 10 mila euro a titolo di risarcimento del danno per la vittima, che sarà liquidato in sede civile, oltre alle pene accessorie quali l’interdizione dai pubblici uffici e da tutti gli istituti che prevedono contatti con i minori.

    Fatti gravi quelli contestati al religioso, oggi ridotto allo stato laicale dopo un procedimento partito qualche anno fa in Kenya, dove era stato destinato quando il gruppo dei frati di Villa Picco era uscito in massa dalla propria congregazione. A denunciarlo era stato un giovane della zona; frequentava la comunità di Arona e in lui il religioso aveva subito visto una persona «debole», da far diventare vittima di «attenzioni» particolari. Il frate era andato oltre: il ragazzo, fra il dicembre del 2014 e il giugno del 2017, aveva subito ripetuti abusi, anche rapporti sessuali completi. La vittima, prima che esplodesse lo scandalo, aveva provato a segnalare il problema alla congregazione ma, poiché nulla si era mosso, si era poi rivolta alla magistratura.

    Nel corso delle indagini erano emersi altri due casi, riguardanti ragazzi maggiorenni che avevano dichiarato di aver subito violenze simili: le loro denunce, però, erano state archiviate perché arrivate troppo tardi, al di fuori dei termini previsti dalla legge.

    Padre Manera aveva esaurito il suo compito in territorio novarese nel giugno 2016. Da responsabile di Villa Picco aveva aiutato per diverso tempo anche nelle parrocchie di Agrate e Conturbia. Poi, essendo uscito dalla sua comunità per problemi interni, e dovendo scegliere in quale Diocesi incardinarsi, aveva scelto quella africana di Malindi in Kenya, nella missione di Mida dove era già stato nel 2011, come missionario dell’associazione Mischeni na Ukarimu onlus da lui stesso fondata.

    Il caso degli abusi venne alla luce proprio quando si trovava in Africa, nell’estate del 2017. Poco dopo è arrivato il congedo per motivi di salute. Infine il procedimento di riduzione allo stato laicale.

    Mercoledì Giulio Manera era nelle aule del tribunale. Difeso dall’avvocato Antonello Riccio di Omegna, oggi vive nella zona della Valsesia. Scontato l’appello. Il giovane vittima di abusi era parte civile con l’avvocato Claudio Carlini di Verbania.

    https://www.lastampa.it/novara/2019/11/29/news/violento-un-ragazzo-quattro-anni-all-ex-frate-gli-abusi-fra-il-2014-e-il-2017-a-villa-picco-di-arona-1.38026833

  • Abusò di un bimbo in campeggio, arrestato ex volontario: la sentenza dopo 13 anni

    Abusò di un bimbo in campeggio, arrestato ex volontario: la sentenza dopo 13 anni

    L’incubo è finito dopo addirittura tredici anni. L’orco è stato rinchiuso in carcere per gli abusi sessuali commessi ai danni di un bambino, all’epoca di 8 anni, residente in un paese in provincia di Varese, e commessi mentre il minorenne si trovava in un campeggio estivo a Santa Caterina Valfurva (Sondrio). L’uomo si è costituito nel carcere di Bollate (Milano) dopo essere stato condannato in via definitiva a 5 anni e sei mesi di reclusione.

    Alfonso Maria Monterosso di Acireale (Catania) – oggi 76enne e residente a Peschiera Borromeo (Milano) – all’epoca delle violenze sessuali prestava opera di volontario, per una Parrocchia dell’hinterland di Milano, nel campeggio della località turistica della Valtellina. In appello il pensionato aveva avuto uno sconto di pena perché le violenze ai danni di un altro piccolo dello stesso paese in provincia di Varese dove risiedeva l’altra vittima, commesse in precedenza in un altro camping sempre in provincia di Sondrio, si erano nel frattempo prescritte. All’unica vittima per cui è stato condannato dovrà un risarcimento di 90 mila euro, mentre al secondo ragazzino, quello per cui è subentrata la prescrizione, dovrà versare 50 mila euro, sempre a titolo di risarcimento.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/abusi_campeggio_volontario_arrestato_sentenza_13_anni_ultime_notizie-4374911.html

  • Ex suora, violenza sessuale e stalking alla 26enne suicida: 3 anni e mezzo in appello alla Farè

    Ex suora, violenza sessuale e stalking alla 26enne suicida: 3 anni e mezzo in appello alla Farè

    Confermati 3 anni e mezzo in appello a Maria Angela Farè, ex suora accusata di violenza sessuale e stalking ai danni di Eva Sacconago, morta suicida a 26 anni. La Corte d’Appello di Milano ha confermato i tre anni e mezzo di carcere inflitti in primo grado a Maria Angela Farè. I giudici, ritoccando la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio (Varese), hanno però stabilito un risarcimento da parte della congregazione di cui faceva parte l’imputata, e cioè le Figlie di Maria Ausiliatrice, di 50 mila euro nei confronti dei genitori della ragazza che si tolse la vita nel giugno del 2011, dopo essere stata vittima di un abuso sessuale da parte della suora con cui aveva avuto una relazione sentimentale. Il pg Maria Vittoria Mazza aveva chiesto sette anni di reclusione proponendo la continuazione tra l’episodio di violenza sessuale di otto anni fa e altri contestati dall’accusa ma non riconosciuti in secondo grado e che sarebbero cominciati nel 2006.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/ex_suora_suicidio_maria_angela_fare_appello_eva_sacconago-4372360.html

  • Tieni la bocca chiesa

    Tieni la bocca chiesa

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    Un ragazzo di quindici anni che denuncia abusi sessuali da parte di un sacerdote, tre anni di bugie e di depistaggi, un tentato suicidio, un risarcimento da 150.000 euro. Poi, davanti al tribunale di Milano, comincia un processo a porte aperte, dove decine di cronisti ascoltano e prendono appunti. Emergono, carte alla mano, le responsabilità dei vertici della Chiesa, che hanno mentito e cercato di insabbiare lo scandalo di don Mauro Galli, prete novello in quel di Rozzano, nel Milanese. Ma sulla vicenda cala l’imbarazzante silenzio di tutti i media, salvo piccole eccezioni. Un articolo sulle pagine locali de “Il Giornale”, un servizio su “Fanpage” e un gruppo di giornalisti inviperiti per aver subito la censura. Fine. Eppure i nomi coinvolti sono altisonanti, a cominciare da monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e all’epoca del fatti vicario episcopale. È lui a gestire l’emergenza, a decidere di spostare don Mauro a Legnano, in un altro oratorio a pochi chilometri di distanza, di nuovo a contatto coi ragazzini. È lui a mentire alla famiglia della vittima, premurandosi però di ringraziarla per non essersi rivolta all’autorità giudiziaria. Ed è sempre lui a contattare il prete accusato di pedofilia, procurandogli un avvocato e raccomandandogli di stare «attentissimo», di non parlare al telefono.

    Una figura poliedrica e controversa, quella di monsignor Delpini. Che nel luglio 2017, quando lo scandalo è noto persino in Vaticano, viene nominato da Papa Francesco arcivescovo di Milano, con un chiosa che sembra non lasciare dubbi circa il suo profilo: «È l’uomo giusto al posto giusto». Delpini, in effetti, sa come muoversi, tesse rapporti e proietta all’esterno una precisa immagine di sé, quella del sacerdote in mezzo alla gente. Da capo della Chiesa ambrosiana, si fa fotografare mentre esce dalla Curia in sella alla sua bici, tra i flash dei fotografi e la gloria terrena, il giorno dopo, su tutti i giornali. Quando i politici parlano, lui ascolta. E se risponde, come al leader della Lega, Matteo Salvini, che in campagna elettorale giura sulla Bibbia, lo fa con prudenza: «Nei comizi si parli di politica». Segue un democristianissimo consiglio ai neo diciottenni, che lascia aperta ogni possibilità: «Fate del vostro voto il segnale di un’epoca nuova». Per Delpini, gli applausi a scena aperta sono tanti e sono noti. I fischi dietro le quinte, invece, vengono soffocati. Anche se le critiche piovono da tutte le parti, dai superiori e dai sottoposti. Don Giorgio De Capitani, un prete scomodo, lo definisce «la mummia imbalsamata» e si chiede se la diocesi più grande del mondo «riuscirà mai a uscire a testa alta da questa insostenibile situazione». Il cardinale Angelo Scola lo definisce «maldestro» nella gestione dell’ennesimo caso di pedofilia. Mentre don Carlo Mantegazza e don Alberto Rivolta, parroci a Rozzano, dove si sarebbe consumato l’abuso, parlano così al telefono: «Aspettiamo cosa, che ci arrestino tutti per pedofilia? (…) Lui (Delpini, ndr) la fa sempre facile (…) Sì, è un minimalista del cazzo».

    Tutto ha inizio il 19 dicembre 2011. Davide – nome di fantasia – viene invitato a passare la notte in parrocchia da don Mauro, suo padre spirituale, che da sei mesi è incaricato di gestire la Pastorale giovanile. Gli impegni in vista del Natale sono molti e il sacerdote chiede ai genitori del ragazzo di lasciarlo dormire in oratorio. La famiglia accetta, pensando che la proposta sia estesa a tutti gli adolescenti. Ma così non è. Dopo cena i ragazzi se ne vanno e Davide scopre di essere l’unico ad aver ricevuto l’invito per la notte. La casa è grande. C’è una stanza degli ospiti, un soggiorno con divano letto e una camera matrimoniale. Eppure don Mauro e il quindicenne dormono nello stesso letto.

    Il giorno dopo la madre di Davide riceve una chiamata dalla scuola, suo figlio sta male. Quando la donna arriva, lo trova in stato di choc: non parla e ha lo sguardo perso nel vuoto. Una volta in macchina, la mamma riesce a ottenere una reazione: «È successo qualcosa stanotte?», chiede. «Quello che puoi immaginare», risponde Davide. I genitori allarmati chiamano i parroci, don Alberto e don Carlo. Quest’ultimo incontra don Mauro, che ammette di aver passato la notte con il giovane nello stesso letto e di averlo abbracciato per evitare che cadesse. Nega di aver avuto rapporti sessuali con lui. I sacerdoti allertano i loro superiori. È la vigilia di Natale e Delpini, all’epoca vicario di zona, si precipita a Rozzano. Alla Polizia, che lo interroga tre anni dopo, racconterà: «Don Carlo mi disse al telefono che Davide aveva segnalato presunti abusi sessuali commessi da don Mauro». A Delpini, dunque, viene riferita ogni cosa. Ma lui decide – e rivendicherà poi la scelta – di spostare don Mauro a Legnano, dove lo nomina, il primo marzo 2012, vicario nella parrocchia di San Pietro e responsabile della Pastorale giovanile nelle parrocchie di Santa Teresa, dei Santi Magi e del Santissimo Redentore. Sembra più una promozione che una punizione, se si considera che gli oratori da gestire non sono più due, bensì quattro.

    Mentre la Curia si adopera per archiviare lo scandalo, i genitori di Davide vengono a sapere cinque mesi dopo, quasi per caso, che don Mauro è ancora a contatto con gli adolescenti. Così chiedono un incontro ai vertici della Diocesi. Parlano prima con monsignor Pierantonio Tremolada (responsabile della formazione permanente del clero) e poi con Delpini, divenuto nel frattempo vicario generale.

    La famiglia registra gli incontri di nascosto e gli audio finiscono nelle carte del processo. Dai colloqui emerge un particolare inedito sullo spostamento di don Mauro. Ai parrocchiani di Legnano viene raccontato che questo giovane prete ha bisogno di cambiare aria: a Rozzano ha accolto in oratorio Davide, un ragazzo difficile scappato di casa. Da allora i genitori dell’adolescente lo perseguitano, accusandolo di assecondare il comportamento del figlio. Una colossale bugia per tenere nascosti i presunti abusi. Le voci però circolano e arrivano all’orecchio di un parroco, don Piero Re. Il sacerdote indaga e svela le menzogne raccontate dalla Curia ai parrocchiani legnanesi. Tremolada lo rimbrotta: «Doveva tenere il segreto, non avrebbe potuto dirlo». I genitori di Davide non sono soddisfatti, chiedono spiegazioni più convincenti e il 24 settembre 2012 vengono convocati da Delpini. Il registratore è sempre acceso. L’allora vicario generale li mette in guardia: «Basta una notizia di un abuso per farlo diventare un titolo sul giornale. Questa è una cosa che ci ferisce molto, perché noi preti non ci sentiamo tutti pedofili». Poi ringrazia la famiglia per «aver scelto questa strada invece che l’altra», cioè il dialogo al posto della denuncia. Poco dopo quest’incontro don Mauro lascia Legnano e viene trasferito al Seminario Pontificio Lombardo di Roma.

    Rassicurata la famiglia, per Delpini il caso è chiuso. Ma le condizioni di Davide peggiorano e il 10 luglio 2014 il giovane tenta il suicidio. Sul posto, oltre ai medici, arrivano anche i Carabinieri. Agli uomini dell’Arma il ragazzo confida: «Sono stato abusato da un prete». Parte, finalmente, la denuncia. Mentre Davide è ricoverato, trova la forza di confidarsi anche con mamma e papà. Chiede di non essere interrotto né guardato, tira il lenzuolo sopra la testa e racconta: «Di notte, mentre lui credeva che io dormissi, mi ha lentamente tolto i pantaloni del pigiama e le mutande”. Poi il quindicenne descrive ogni dettaglio, anche il più scabroso. E conclude: “È andato avanti per almeno due ore».

    Iniziano le indagini della Procura e le intercettazioni telefoniche. Agli amici don Mauro confida l’interessamento dell’attuale Arcivescovo di Milano per levarlo dagli impicci: «Ho ricevuto una mail da Delpini, che diceva: “Sei da queste parti? Telefonami, scrivimi, che ho bisogno di vederti”. Allora io, anche se ero all’estero, l’ho chiamato subito. Mi ha detto: “No, dai, fissiamo un appuntamento. Così ci vediamo giovedì, che ho bisogno di dirti delle cose”. La prima domanda che gli ho fatto è stata: “Mi devo preoccupare? Ho combinato ancora qualcosa?”. E lui: “No no, il problema non è quello che hai combinato tu, ma quello che hanno combinato gli altri (la telefonata arriva un mese dopo la denuncia, ndr). Non è il caso che ne parliamo per telefono. Dobbiamo stare molto attenti”. Ha chiuso così». Don Mauro tradisce un certo nervosismo: «Sono cazzi amari». Ma Delpini non lo abbandona. Anzi, gli fissa un appuntamento con l’avvocato della Curia, Mario Zanchetti, che già difende diversi sacerdoti accusati di molestie sessuali, tuttora suo legale di fiducia.

    A dispetto delle bugie, la fede non vacilla. La famiglia di Davide, cattolica fervente, non smette di credere che, dentro la Chiesa, qualcuno possa fare giustizia. Decine di lettere vengono spedite alla Curia di Milano e al Vaticano. Giungono le risposte, alcune nette e rassicuranti, ma alle parole non seguiranno i fatti. Il 16 novembre 2015 il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano prima di Delpini, informa che don Mauro sarà sottoposto a processo ecclesiastico, del cui esito non si avranno mai notizie. Scola non spiega invece perché, dal 2011 al giorno della denuncia, nessun provvedimento venga assunto nei confronti del prete sospettato di pedofilia, sospeso soltanto dopo lo scoppio dello scandalo. L’allora arcivescovo, tuttavia, non lesina critiche a Delpini: «Non è stato valutato con adeguato rigore il fatto già di per sé assai grave che don Mauro abbia passato la notte con un minore condividendo lo stesso letto. Improvvida è stata la scelta di trasferire don Mauro in un contesto pastorale che gli consentisse ancora una volta il contatto coi minori».

    Ma anche in Vaticano sanno tutto. La prova è in una lettera del 22 marzo 2016, firmata dal nunzio apostolico del Papa, Adriano Bernardini, che risponde alla famiglia di Davide: «Le vostre missive sono regolarmente giunte alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Inoltre, circa le accuse mosse ai collaboratori dell’arcivescovo (Delpini e Tremolada, ndr) esse saranno debitamente esaminate». Eppure, nonostante bugie e depistaggi siano acclarati, il 2017 è anno di promozioni: Tremolada viene nominato vescovo di Brescia e Delpini arcivescovo di Milano. Papa Francesco ha sempre mostrato i muscoli, quando c’è di mezzo la pedofilia. Viene da chiedersi perché abbia promosso Delpini, elogiandolo: finge di essere all’oscuro oppure non è stato informato dai suoi più stretti collaboratori?

    Intanto a Milano comincia il processo, con una prima sorpresa: 150.000 euro vengono versati alla famiglia di Davide, che il 12 dicembre ritira la costituzione di parte civile. Di questi soldi, 50.000 euro sono il risarcimento per le spese legali e mediche già sostenute. Le difficoltà sono molte, i conti da pagare salati. Davide e i suoi cari, al loro fianco, hanno “Rete l’Abuso”, l’unica associazione italiana che da anni si batte per tutelare le vittime dei preti pedofili. Da notare che alla somma di 150.000 euro si arriva dopo un’estenuante trattativa, perché all’inizio sul tavolo vengono messi 15.000 euro e non un centesimo di più. Poi una perizia quantifica i danni subiti dal ragazzo in 416.000 euro. Così l’offerta si moltiplica per dieci. Ma chi ha pagato? La Curia nega di aver scucito un quattrino. A risarcire è stato don Mauro in persona, consegnando un assegno circolare, cioè denaro contante, emesso da una filiale UBI Banca di Cislago, in provincia di Varese, dove il prete è nato e cresciuto, nonché ancora residente. Curioso che il sacerdote, identificato come “nullatenente” nell’interrogatorio del 14 dicembre 2016, sia riuscito ad accumulare una tale liquidità nel volgere di un solo anno.

    Tanto più che don Mauro non sembra condurre una vita propriamente monastica. Dai fatti del 2011 a oggi è impossibile ricostruire tutti i suoi spostamenti: Legnano nel 2012 e Roma nel 2013, ma anche Milano, prima come cappellano all’ospedale Niguarda e poi alla clinica San Giuseppe, infine di nuovo Roma, dove ha sede quella che dovrebbe essere la sua attuale dimora: il Seminario Pontificio Lombardo. Condizionale d’obbligo, perché da qualche mese non risulta più lì. Risultano invece le sue vacanze sia in Italia nell’Alto Lazio sia all’estero, al mare in Croazia e in Romania. E, dalle telefonate, spuntano le serate mondane. Una volta al concerto di Max Gazzé a Milano, un’altra al ‘Verve’ di Solaro, nel Varesotto. Oppure in Brianza, al ‘Pork ‘N’ Roll’ di Carnate. Qui però il sacerdote declina l’invito, ma solo per ragioni tecniche: non ha la macchina e gli servono i mezzi pubblici per tornare. Troppo complicato.

    In ore e ore di intercettazioni telefoniche, tra don Mauro e tanti altri sacerdoti, non si sente una parola di conforto, o anche solo di solidarietà, per Davide e il suo dramma. L’impressione è che Santa Romana Chiesa sia impegnata nella solita ‘grande’ missione: salvaguardare se stessa e il suo buon nome agli occhi del mondo. Il resto sono seccature.

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    per FQ MILLENNIUM aprile

  • Il contratto dei Legionari di Cristo “15 mila euro per negare gli abusi”

    Il contratto dei Legionari di Cristo “15 mila euro per negare gli abusi”

    PEDOFILIA L’ex rettore del seminario a processo. I documenti per insabbiare tutto

    Ferruccio Sansa

    “Giorgio dichiara di non ricordare e di escludere di essere stato destinatario o partecipe di comportamenti, atteggiamenti o attività aventi motivo o sfondo sessuale in presenza di padre Vladimir Reséndiz Gutierrez… neppure qualificabili come atti che potevano indurre a comportamenti sessualmente rilevanti o incidenti sulla propria sfera sessuale”. È scritto così nel documento. Lo ha presentato alla Procura di Novara la famiglia di un ragazzo che sostiene di essere vittima di molestie sessuali nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano (Novara).

    Nei giorni scorsi l’ex rettore del seminario, appunto padre Reséndiz (oggi in Messico), è stato rinviato a giudizio per molestie sessuali a carico di tre seminaristi all’epoca minorenni.

    Ma il punto oggi pare un altro: quei due documenti – di cui il Fatto ha copia – con cui i Legionari di Cristo avrebbero voluto chiudere la questione, firmando una transazione con un ragazzo che accusa il sacerdote. Due distinte proposte. La prima, a pagina 3, indica quello che il ragazzo avrebbe dovuto dichiarare “liberamente e spontaneamente con pieno e profondo convincimento”.

    Ma andiamo con ordine. È l’inizio del 2013 quando un sacerdote che svolge un servizio di psicologo a Milano si trova davanti un giovane seminarista dei Legionari di Cristo. Giorgio – il nome è di fantasia – viene da una famiglia profondamente cattolica. Ha preso con entusiasmo la strada del seminario. Poi all’improvviso la crisi. Addirittura manifesta il desiderio di farla finita. Il sacerdote psicologo della diocesi lo ascolta e alla fine riesce a farlo parlare. Il contenuto di quei colloqui è riportato in una denuncia presentata dallo stesso prete milanese: “Nell’ambito di una serie di colloqui con il giovane Giorgio mi riferiva di essere stato ripetutamente molestato e abusato sessualmente da un prete messicano, padre Reséndiz Gutierrez”.

    Comincia subito un’inchiesta per le violenze compiuta della Procura di Milano e poi passata per competenza a quella di Novara. Ma intanto tra i Legionari e la famiglia di Giorgio cominciano dei contatti. La Congregazione presenta una prima proposta per chiudere la questione. E la famiglia di Giorgio salta sulla sedia leggendone i punti: Giorgio dovrebbe dichiarare “di aver avuto contatti con il Reséndiz nella sua qualità di Prefetto di Disciplina del seminario ed averlo frequentato esclusivamente in occasione di attività di seminario”. Non basta. La Congregazione dei Legionari “al solo fine di incoraggiare e sostenere Giorgio e i suoi genitori nella formazione ed educazione offrono loro una somma complessiva di 15mila euro”. Ma ci sono delle condizioni: “I genitori e Giorgio rinunciano a qualsiasi azione”. Il patto è sottoposto a vincolo di riservatezza. In caso di violazione Giorgio e i suoi familiari dovranno “versare alla congregazione una somma doppia di quella riconosciuta” con la transazione.

    La famiglia di Giorgio non firma e si rivolge all’avvocato milanese Daniela Cristina Cultrera. Dopo qualche mese arriva un’altra bozza di scrittura privata. Molto più soft. Giorgio deve dichiarare che “la congregazione e tutti i suoi sacerdoti sono sempre rimasti totalmente estranei agli abusi lamentati”. Ancora: “Detti abusi sarebbero stati commessi unicamente ed esclusivamente dal Gutierrez”.

    Giorgio e i suoi familiari portano i documenti in procura. Ne nasce un fascicolo per tentata estorsione per cui i pm di Novara recentemente hanno chiesto l’archiviazione. Ma Giorgio e la sua famiglia non ci stanno. Si oppongono.

    Il cronista si è messo in contatto con ambienti dei Legionari che sottolineano: “Padre Reséndiz è stato ridotto allo stato laicale per molestie a carico di altri due ragazzi. Ma nega le accuse di Giorgio. Comunque nessun altro sacerdote del seminario è stato mai indagato o accusato di molestie”. Ma le clausole contenute nei tentativi di accordo secondo cui Giorgio doveva dire di non aver avuto rapporti con il sacerdote accusato di molestie? “Erano soltanto proposte. Volevamo sostenerli nelle difficoltà”.

    I legali di Giorgio hanno depositato anche altri documenti. C’è una scheda personale di padre Reséndiz che risalirebbe ai tempi in cui frequentava il Noviziato dei Legionari di Cristo a Salamanca in Spagna (l’atto, in possesso del Fatto, è del 9 gennaio 1994). È scritto: “Si tratta di un ragazzo con fortissimi impulsi sessuali e con bassissima capacità di controllarli”. Eppure, accusa la Rete L’Abuso che difende le vittime di pedofilia, vent’anni dopo guidava il seminario novarese.

    Il Fatto Quotidiano del 25-3-18

  • Pedofilia sui giovani Legionari a Gozzano? Lo sconcerto nel Cusio e fra i novaresi che frequentarono la struttura

    Pedofilia sui giovani Legionari a Gozzano? Lo sconcerto nel Cusio e fra i novaresi che frequentarono la struttura

    Incredulità, sgomento certo, ma anche rabbia e voglia di verità. Sentimenti contrastanti ha destato la notizia del rinvio a giudizio di padre Vladimir Resendiz Gutierrez, già responsabile del seminario minore dei Legionari di Cristo, struttura della congregazione di diritto pontificio che si trova a Gozzano, ma di fatto inattiva da almeno un paio di anni.

    L’ex rettore di fatto è irreperibile in sud America. dopo aver ricevuto un incarico in Venezuela infatti, la sua attuale residenza non sarebbe ancora chiarita e per questo il processo che si aprirà a suo carico, rischia di compiersi senza l’imputato alla sbarra.

    L’inchiesta sarebbe partita dalla denuncia di almeno tre giovani oggi maggiorenni e dai loro racconti di vita collegiale, emergerebbero in tutta evidenza torbide vicende di abusi, con Gutierrez che dall’alto della sua posizione dominante, avrebbe esercitato un controllo ed una pressione psicologica che andava persino oltre la devianza sessuale.

    La notizia ha destato molto scalpore nel Cusio, in particolare proprio a Gozzano, ma tutto il novarese ha legami con i Legionari gozzanesi, visto che nel corso degli anni, sono molti i giovani delle varie comunità cristiane locali, che proprio in riva al lago d’Orta hanno trascorso brevi periodi di ritiro spirituale, vivendo a stretto contatto con i seminaristi e con lo stesso padre Gutierrez.

    Sulla pagina facebook “Sei di Gozzano se” chi è cresciuto, ha frequentato o semplicemente incrociato i Legionari ed i giovanissimi ospiti in città, ricorda episodi di vita vissuta e manifesta il proprio sconcerto. “Non finiremo mai di stupirci….quello che di solito si viene a sapere e una minima parte….un bellissimo posto un parco immenso in cui io negli anni 70 andavo al doposcuola” scrive Raimondo. Molti i commenti di sdegno, molti altri di solidarietà: “Orrore poveri ragazzi” ha scritto Laura, mentre Luisa ha nella mente immagini malinconiche:”Quelle poche volte che li vedevi in giro.. mi colpivano le loro facce tristi.. poveri ragazzi…”. Ma c’è anche chi non sembra troppo sorpreso:”L ho sempre sospettato! Ho avuto solo conferme!” dice Alessio e lo conferma Maria “Ho sempre sospettato falsità per quel poco che potevo vedere quando tornavo a Gozzano”.

    Pedofilia sui giovani Legionari a Gozzano? Lo sconcerto nel Cusio e fra i novaresi che frequentarono la struttura

  • Molestie nel seminario dei “Legionari di Cristo”, chiesto rinvio a giudizio dell’ex rettore

    Molestie nel seminario dei “Legionari di Cristo”, chiesto rinvio a giudizio dell’ex rettore

    MARCO BENVENUTI
    NOVARA

    Atti sessuali e abusi, senza tralasciare violenze psicologiche per evitare che i ragazzini potessero raccontare qualcosa ai genitori quando tornavano qualche giorno a casa.

    Uno scandalo pedofilia nel mondo della chiesa tocca la provincia di Novara. La Procura di Milano, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio di padre Vladimir Resendiz Gutierrez, già responsabile del seminario minore dei Legionari di Cristo di Gozzano, struttura della congregazione di diritto pontificio chiusa ormai da un paio di anni a causa della forte diminuzione delle vocazioni, che ne rendeva troppo onerosa la gestione. Nella ex sede di via Gentile si sono formati per decenni decine di sacerdoti provenienti da tutto il mondo.

    Oggi vive in Messico  

    Gutierrez arriverà però al processo in contumacia. Dopo un incarico in Venezuela, ora, secondo le informazioni degli investigatori, dovrebbe trovarsi in Messico. Nei suoi confronti si parla di violenze commesse ai danni di tre giovanissimi studenti del seminario novarese, oggi ventenni, abusati quando erano in tenera età, circa otto anni fa. Uno è spagnolo, gli altri due italiani. Potrebbero esserci anche altri vittime che non hanno parlato, forse per timore.

    La storia di pedofilia è venuta alla luce grazie alla denuncia per estorsione presentata dai familiari di uno di questi giovani, residenti nel Milanese. Conoscenti dell’ex rettore dei Legionari di Cristo gli avevano offerto 15 mila euro per comprare il suo silenzio, con la clausola che, nel caso avesse parlato degli abusi, avrebbe dovuto restituire molti più soldi. Al ricatto è stato detto di no e nelle indagini per estorsione la vittima ha poi raccontato quanto succedeva anni addietro fra le mura di Gozzano. Un’incredibile storia di abusi e orrore. Parrebbe che il sacerdote chiudesse gli studenti nel suo studio e li sottoponesse per ore a qualsiasi tipo di tortura e pratica sessuale.

    Gli abusi  

    Si legge nell’imputazione che Vladimir Resendiz Gutierrez «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di responsabile del seminario minore dei Legionari di Cristo, agendo con violenza, minaccia, abuso di autorità spirituale e comunque abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica del minore, all’epoca dodicenne a lui affidato per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza e custodia, costringeva e comunque induceva il minore a compiere su di sé e a subire atti sessuali».

    Nelle imputazioni emergono anche violenze psicologiche, come per esempio «impedire che il minore potesse rientrare a casa, in occasione delle visite dei genitori». L’udienza preliminare sarà in tribunale a Novara per competenza territoriale.

    http://www.lastampa.it/2018/03/11/edizioni/novara/molestie-nel-seminario-dei-legionari-di-cristo-rinviato-a-giudizio-lex-rettore-SZY9s7A1LbPL6MA2QLj3sL/pagina.html

  • Sacerdote di Rozzano e Legnano accusato di pedofilia: mancò la vigilanza della Chiesa

    Sacerdote di Rozzano e Legnano accusato di pedofilia: mancò la vigilanza della Chiesa

    20 giugno Alessandra Meola

    Nel capoluogo lombardo si è da poco conclusa la prima udienza per il processo  a carico di Don Mauro Galli, accusato di molestie ai danni di un quindicenne, risalenti al 2011.

    Personalità ben nota ai Legnanesi, in quanto vicario pastorale, nel suo iter fu anche investito del ruolo di responsabile della pastorale giovanile nell’Oltresempione, ponendo il suo centro operativo proprio nella parrocchia di San Pietro, cuore delrione Canazza, per poco più di un semestre, nel 2012.

    Ora dopo 6 anni, dinanzi ai giudici della quinta sezione penale, gli avvocati difensori della presunta vittima, oggi ventunenne, nelle persone di Fulvio Gaballo e Angelo Scarano,hanno sferrato il loro primo attacco diretto alla Curia, trascinando la stessa fra le aule del tribunale, con l’accusa di omessa vigilanza.

    I fatti, che rievocano il lontano dicembre del 2011, raccontano di un giovane sacerdote che, forse in una fase di preoccupante vacillanza, si sarebbe avvicinato con troppa tenerezza ad un adolescente, giungendo ad atteggiamenti equivoci e poco consoni, quali il dormire abbracciati in un letto matrimoniale negli alloggi di proprietà ecclesiale, adiacenti alla chiesa di Sant’Ambrogio a Rozzano, dove prima egli aveva sede.

    Ma dopo aver appurato già questo episodio in un incidente probatorio al cospetto del gip di Milano, Paolo Guidi, adesso la difesa non si arresta e in una escalation oratoria ha chiamato in causa l’Arcidiocesi di Milano e la suddetta parrocchia di Rozzano, che “malgrado le voci poco lusinghiere”circolanti su Don Mario, non concepirono per lui un provvedimento più radicale ma solo un blando “trasferimento a gestire gli oratori estivi di Legnano”.

    Questo per l’accusa è risultata una scelta irricevibile e poco mirata, che ha smussato con troppa benevolenza la gravità della situazione, cercando di ricondurla nell’alveo di un disorientamento mistico, ma innocuo.

    E così secondo l’articolo 2049 che regola la”responsabiltà dei padroni e dei committenti” l’Arcidiocesi , nella figura di Angelo Scola, e la chiesa diSant’Ambrogio dell’hinterland milanese, sono cadute sotto i riflettori, con la colpa di aver mancato di vigilanza sul soggetto, che già aveva dato prova di seri turbamenti.

    A rispondere a queste pesanti critiche, per ora, solo un comunicato stampa promanato dalla Curia milanese, che parla invece di “un caso gestito con scrupolo e coscienza”, ove si pensò subito a dislocare il giovane sacerdote a Roma per il completamento dei suoi studi e ben prima che, nel luglio del 2014, venisse presentata la denuncia da parte della presunta vittima per le molestie subite.

    Insomma si agì prontamente e in misura proporzionata ai fatti secondo la Chiesa.

    Ma è di tutt’altro parere il pm Lucia Minutella, personalità ben consolidata in materia di abusi e violenze, che entrerà in gioco il 21 settembre, giorno in cui presenterà tre testi di accusa ai quali Mario Zanchetti, in qualità di difensore di Don Galli, si troverà a rispondere, dopo aver disertato la prima udienza, appena trascorsa.

    Il preside della facoltà di Giurisprudenza della Liuc di Castellanza, nonché legale di spicco della Diocesi di Milano, sara chiamato così ad imbastire argomentazioni supportabili e credibili che dovranno riscattare non solo il sacerdote ma anche l’immagine stessa della fede e della missione evangelica,  messe pesantemente a dura prova da questi casi isolati ma di grosso impatto sociale.

    http://varesepress.info/index.php/2017/06/sacerdote-di-rozzano-e-legnano-accusato-di-pedofilia-manco-la-vigilanza-della-chiesa/

  • Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Sesso con un minorenne straniero e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono pesanti le accuse per un abate, già guida della comunità monastica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma e ora di casa a Caronno Pertusella, in provincia di Varese. La casa del sacerdote è stata perquisita dai carabinieri, su disposizione della Procura di Busto Arsizio. Sequestrato del materiale informatico.

    Sulla vicenda c’è il massimo riserbo, ma, secondo indiscrezioni raccolte dal giornale La Settimana, “la Procura starebbe indagando per sfruttamento dell’immigrazione clandestina. La denuncia sarebbe partita da un ragazzo, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, pare originario dell’Ecuador, che viveva con l’abate, che sarebbe stato il suo tutore”.

    “Il 17enne”, prosegue il settimanale saronnese, “avrebbe confidato a una persona a lui vicina di rapporti omosessuali con il religioso. Confidenza che è stata poi segnalata agli inquirenti, che hanno fatto partire le indagini”. Già in passato l’abbazia di Santa Croce, ove erano di casa politici e star della musica, era stata in passato chiusa per ordine di papa Ratzinger, secondo La Settimana,  per “regole non rispettate, abusi liturgici, scarsa disciplina morale e comportamenti discutibili, ma anche rapporti omosessuali”.

    L’uomo, monaco cistercense aveva poi dato scandalo per la vicenda di una suora, ex ballerina di lap dance, che ballava in chiesa. Sulla vicenda caronnese le autorità restano abbottonate, nell’attesa di accertare i fatti.

    http://www.ilpopulista.it/news/28-Marzo-2017/12405/immigrazione-clandestina-e-pedofilia-nei-guai-monaco-cistercense.html

    Simone Fioraso

  • Pedofilia, sacerdote novarese condannato per violenza sessuale su minori

    Pedofilia, sacerdote novarese condannato per violenza sessuale su minori

    Per don Marco Rasia, ex coadiutore nelle parrocchie di Omegna e Castelletto, è arrivata la condanna definitiva: sconterà 3 anni e 10 mesi di carcere per abusi sessuali, anche su minori.

    A stabilirlo è stata la Cassazione: in primo grado il sacerdote, oggi 47enne, era stato condannato a 6 anni , mentre era stato assolto per alcuni capi d’imputazione. La Corte d’Appello aveva poi ridotto la pena a 4 anni, che in ultimo grado sono diventati 3 anni e 10 mesi perchè uno degli episodi è andato in prescrizione.

    Don Rasia era stato arrestato il 13 aprile del 2013 dalla Squadra Mobile di Novara per abusi sessuali su minori commessi mentre prestava servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino. Ordinato sacerdote nel 1997, il prete aveva lavorato a Castelletto Ticino sino al 2009 e poi era stato coadiutore dell’oratorio di Omegna fino a pochi giorni prima dell’arresto. A inchiodarlo le intercettazioni telefoniche e le testimonianza di alcuni ragazzi.

    http://www.novaratoday.it/cronaca/don-rasia-condanna-pedofilia.html