Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi, Zollner: “Quello che sappiamo è solo una parte”

    Abusi, Zollner: “Quello che sappiamo è solo una parte”

    “La Chiesa vuole rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri”: queste le parole di Papa Francesco ai membri della Congregazione per la Dottrina della Fede ricevuti in udienza.

    Parole che giungono all’indomani della pubblicazione in Germania del rapporto sulla pedofilia del clero cattolico. RaiNews24 ha incontrato Padre Hans Zollner, esperto mondiale nella salvaguardia e prevenzione degli abusi sessuali.

    https://www.rainews.it/video/2022/01/abusi-zollner-quello-che-sappiamo–solo-una-parte-3aa04bc2-fb2c-4f66-97f9-bc8a63512f70.html

  • Andato troppo presto:  Philip James Saviano  23 giugno 1952 – 28 novembre 2021

    Andato troppo presto: Philip James Saviano 23 giugno 1952 – 28 novembre 2021

    Visualizza il nostro tributo a Phil (il PDF viene scaricato sul tuo dispositivo) Boston Globe Tributo a Phil – SERVIZI

    “La verità prevale” – Jan Hus

    “Saviano è ciò di cui non si vede abbastanza in questa tragica storia; un vero sopravvissuto, un esempio vivo e stimolante di un uomo che ha lottato per venire a patti con quello che è successo e ha trionfato.Margery Eagan, BOSTON HERALD 2002

    La biografia di Phil Saviano

    Il suo nome “Phil Saviano” è diventato noto alle vittime di abusi del clero in tutto il mondo nel 2016, grazie alla sua interpretazione nel film vincitore dell’Oscar, “Spotlight”. Tuttavia, le persone negli Stati Uniti, specialmente quelle strettamente coinvolte nello SNAP, la rete dei sopravvissuti degli abusati dai preti”, sapevano ormai da quasi 25 anni del coraggio, della compassione e della generosità di spirito di Phil.

    Fu alla fine del 1992 che ruppe il silenzio sulle aggressioni sessuali subite durante l’infanzia da parte del prete della diocesi di Worcester, MA, David Holley. Le sue rivelazioni portarono a notizie in prima pagina sul Boston Globe e su USAToday . Nel 1996, dopo aver ottenuto l’accesso ai file personali di Holley, Phil ha raggiunto un accordo legale con la diocesi. Con un trionfo unico, è diventato la prima vittima conosciuta di abusi del Massachusetts a risolvere un caso senza restrizioni nel parlare liberamente di ciò che aveva appreso. Ha portato a una storia del Boston Globe con un titolo che era predittivo del futuro lavoro di Phil, “He Refuses To Be Silent”. L’anno successivo, ha formalizzato il suo intervento verso altre vittime e ha istituito il capitolo SNAP del New England.

    Nell’agosto 2001, il team di Spotlight Investigation del Boston Globe lo chiamò per quello che sarebbe diventato un incontro storico. Il capo della squadra, Walter Robinson, aveva appena ricevuto l’ordine dal nuovo caporedattore del giornale, Marty Barron, di approfondire il caso del prete pedofilo John Geoghan. L’invito di Phil a incontrare il team è arrivato dopo tre conversazioni telefoniche con Robinson, che si è reso conto che la profonda conoscenza di Phil sulla questione sarebbe stata molto utile quando la sua squadra ha avviato le indagini. La presentazione di Phil ai quattro giornalisti è andata avanti per quasi quattro ore. Il giornalista di Spotlight Mike Rezendes lo ricorda come “un seminario di livello universitario sulla questione degli abusi del clero cattolico”.

    Durante il conferimento con i giornalisti del Globe per i mesi successivi, Phil ha anche rilevato e ampliato il nascente sito Web di SNAP. Ciò che ha creato è diventato una risorsa educativa per i giornalisti e il pubblico. Nel 2002, quando il problema degli abusi del clero è esploso in una delle più grandi notizie nazionali del decennio, il sito Web è diventato un’ancora di salvezza, collegando e mobilitando i sopravvissuti agli abusi del clero negli Stati Uniti. Alla fine di quell’anno storico, poco prima che il cardinale Law si dimettesse dall’arcidiocesi, Phil rinunciò al suo ruolo di leader volontario alla guida del capitolo SNAP, cercando una vita più tranquilla e un lavoro retribuito. È passato ad altri progetti, ma ha continuato a gestire il sito Web SNAP, ora in una posizione retribuita, fino al 2007.

    I suoi altri contributi a SNAP includono due mandati nel consiglio di amministrazione di SNAP. Ha accompagnato il team SNAP e CCR nel loro tour stampa europeo del 2011 dopo aver presentato alla Corte penale internazionale dell’Aia le accuse secondo cui i funzionari vaticani stavano commettendo crimini contro l’umanità . Nel 2013, ha gestito il sito Web e ha contribuito a convocare la prima SNAP Global Conference, a Dublino, in Irlanda. Alla sua conferenza annuale nel 2015, SNAP ha presentato a Phil il suo Pioneer Award. Il video della presentazione e il suo discorso di accettazione sono contenuti altrove su questo sito.

    Attraverso 25 anni di attivismo, Phil ha mostrato una straordinaria capacità di prosperare, sia fisicamente che emotivamente, nonostante le esperienze che potrebbero far deragliare gli altri. Questo tratto sembra risalire alla sua infanzia. In una lettera dal carcere del 1995, p. David Holley ha ricordato il ragazzo di 12 anni che aveva molestato. “Anche in tenera età”, scrisse, “Phil aveva molto talento e possedeva una personalità notevole”. Non ci si potrebbe aspettare tali parole di elogio da un molestatore seriale di bambini. Tuttavia, indipendentemente dal suo talento o personalità, i ripetuti assalti che ha subito da parte del sacerdote hanno lasciato il segno.

    Anni dopo, quando era un giovane al college, Phil era ossessionato dalle ricadute psicologiche dei suoi abusi. Attraverso una profonda introspezione e due estati di viaggi solitari in autostop attraverso l’Europa, è riuscito a tirarsi fuori da un crollo emotivo. Con una visione più illuminata del mondo e del suo posto in esso, iniziò a rimettere in carreggiata la sua vita.

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  • L’ex sacerdote ci ricasca: arrestato con migliaia di immagini pedopornografiche

    L’ex sacerdote ci ricasca: arrestato con migliaia di immagini pedopornografiche

    Franco Legrottaglie, ex sacerdote 73enne è stato arrestato in flagranza di reato da uomini delle sezioni di polizia postale di Brindisi e Lecce perché trovato in possesso di un ingente quantitativo di immagini e video pedopornografici ritraenti bambini e adolescenti intenti a compiere atti sessuali.

    L’uomo, dopo le indagini informatiche, è stato sottoposto a perquisizione su disposizione della Procura di Lecce ed è stato trovato in possesso di un archivio contenente le immagini dei minori che ha tentato invano di nascondere in un bidone. L’uomo, già arrestato nel 2015 per gli stessi reati, è stato sottoposto agli arresti domiciliari su disposizione della Procura di Brindisi.

    L’uomo arrestato non era più sacerdote dopo che nel 2015 era stato arrestato per gli stessi fatti e condannato al termine di un processo con rito abbreviato. Aveva inoltre subito un’altra condanna agli inizi degli anni 2000 per una vicenda del 1991, quando aveva abusato di due ragazzine.

    Durante la perquisizione compiuta dalla polizia postale è stato trovato in possesso di un archivio con immagini di minorenni, ausili informatici e diverse annotazioni di account stranieri, utilizzati forse per mascherare la sua identità sul web. Parte del materiale l’ex sacerdote ha tentato di nasconderlo in un contenitore di olio, nel seminterrato della sua abitazione.

    La segnalazione è partita per via informatica: sono state rilevate anomalie da parte di un utente connesso alla rete dal territorio italiano. Le indagini sono state condotte dal servizio di polizia postale attraverso il Centro nazionale di contrasto della pedopornografia online.

  • Sesso durante il pellegrinaggio: primo faccia a faccia tra don Barone e la sua vittima

    Sesso durante il pellegrinaggio: primo faccia a faccia tra don Barone e la sua vittima

    Dopo l’arresto di Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna, non lo aveva più visto fino all’udienza celebrata in Corte d’Appello. C’è stato davanti ai giudici di Napoli il primo confronto ‘diretto’ tra l’ex sacerdote ed una delle due ragazze che hanno denunciato abusi sessuali, reato per il quale Barone è stato assolto in primo grado e per il quale c’è stato l’Appello sia della Procura che delle parti civili.

    Ad anticipare l’escussione di una delle due ragazze è stata la questione dei 3 telefoni cellulari dell’ex prete, rinvenuti dopo la sentenza di primo grado. All’interno dei dispositivi per i difensori – gli avvocati Carlo De Stavola, Elisabetta Carfora e Maurizio Zuccaro – ci sarebbero prove per dimostrare l’innocenza del loro assistito. Messaggi e soprattutto video che si cerca di far entrare nel processo e che potrebbero cambiare l’intero corso del ‘mini dibattimento’ dell’Appello. Da una prima analisi dei messaggi – sui quali ancora c’è la riserva per l’ammissione – i giudici li hanno ritenuti poco ‘pertinenti’ rispetto alle testimonanze, in programma per l’udienza, delle ragazze che avrebbero subito le avances dell’uomo di chiesa.

    Così si è deciso di andare avanti e sentire almeno una delle due giovani. Un’escussione avvenuta per la prima volta alla presenza di Barone (la prima si era svolta in modalità protetta). La ragazza – fervente religiosa – ha confermato di essere stata soggiogata dal prete. Una condizione di soggezione psicologica che l’avrebbe resa “incapace di reagire” agli approcci sessuali (poi consumati) sia sulla nave sia in albergo durante un pellegrinaggio a Medjugorje e poi replicati presso la Cappellina di Casapesenna. La giovane ha comunque evidenziato di averlo in seguito perdonato in quanto “lo ha perdonato anche la Madonna”.

    Comunque, è stata proprio la reiterazione degli episodi che i giudici di primo grado avevano valutato come consenso mentre per la Procura la giovane sarebbe stata “coartata psicologicamente”. E sul consenso non dato dalle vittime che verte l’Appello, una questione va riesaminata dalla corte partenopea e che è stata al centro della testimonianza.

    In primo grado Barone era stato condannato a 12 anni di reclusione solo per i maltrattamenti e le lesioni subite da una ragazzina di Maddaloni durante pratiche esorcistiche che si sarebbero concluse con una lesione ad un orecchio della giovane. Con il prete erano stati condannati anche i genitori della ragazza, a 4 anni e 5 mesi e 4 anni a testa.

    Nel collegio difensivo sono impegnati anche gli avvocati Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia e Carlo Taormina (che difendono i genitori). Tra le parti civili, invece, si sono costituiti gli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Ferrandino. Si torna in aula a inizio febbraio quando in aula tocca alla seconda ragazza.

    https://www.casertanews.it/cronaca/sesso-pellegrinaggio-appello-processo-barone-casapesenna.html

  • Torino: smantellata rete di pedofili, tra gli arrestati c’è anche un sacerdote

    Torino: smantellata rete di pedofili, tra gli arrestati c’è anche un sacerdote

    C’è anche un sacerdote nella rete di pedofili smantellata da un’operazione della polizia postale di Torino coordinata dalla procura. La notizia dell’arresto ai domiciliari del direttore della Caritas di Benevento don Nicola De Blasio, era emersa nei giorni scorsi, ma le indagini condotte dagli investigatori torinesi sono state molto più ampie e hanno portato all’arresto anche di un tecnico informatico torinese di 37 anni trovato in possesso di un vero e proprio archivio informatico di materiale pedopornografico. A Bari, invece, gli investigatori, hanno arrestato uno studente, minorenne all’epoca dei fatti, accusato di essere il creatore di una piattaforma on line a pagamento su cui diffondeva i link a foto e video. Per entrare nel suo canale era necessario avere la sua abilitazione, pagare un abbonamento.

    Sequestrato materiale “raccapricciante”

    La polizia postale ha sequestrato migliaia di file dal contenuto che gli inquirenti definiscono “raccapricciante”: ci sono bambini piccolissimi, neonati di pochi mesi sottoposti a pratiche sessuali. Per il tecnico informatico torinese le manette sono scattate perché scoperto in flagranza a detenere centinaia di foto e video.

    La postale infiltrata sotto copertura

    Quella della polizia postale di Torino è stata un’attività sotto copertura durata mesi. “Non è stato semplice carpire la fiducia di queste persone – spiega la dirigente del compartimento di polizia postale del Piemonte Fabiola Silvestri – sono molto attente e non parlano con chi non conoscono o se non pensano che il loro interlocutore condivida i loro stessi interessi. Non basta la conoscenza dei mezzi informatici e delle piattaforme che frequentano, ma è necessario conoscere anche il linguaggio utilizzato per avere accesso a queste conversazioni”. Gli investigatori sono riusciti a entrare nelle chat dei pedofili, a portare alcuni di loro allo scoperto e identificare anche chi aveva creato una piattaforma parallela segreta a pagamento. “Non è semplice fingere di essere uno di loro”, sottolinea ancora la dirigente.

    Indagini in quasi tutta Italia

    L’operazione “Meet Up”, che ha interrotto il traffico di materiale pedopornografico, conta 26 indagati. Per loro sono scattate le perquisizioni disposte dal Gruppo criminalità organizzata e reati Informatici della Procura di Torino. Sono state eseguite, oltre che in Piemonte, in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Sei delle persone perquisite sono minorenni. Il materiale sequestrato è tantissimo e ci vorranno giorni per controllare il contenuto di computer, tablet e cellulari sequestrati che ora saranno sottoposti ad analisi forense.

    https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/11/12/news/smantellata_rete_di_pedofili_tra_i-326055092/

  • Don Nicola De Blasio arrestato per pedopornografia: il direttore Caritas Benevento e i video di bimbi violentati. «Dettagli raccapriccianti»

    Don Nicola De Blasio arrestato per pedopornografia: il direttore Caritas Benevento e i video di bimbi violentati. «Dettagli raccapriccianti»

    Bimbi piccolissimi violentati. Migliaia di file dai contenuti definiti «raccapriccianti» dagli inquirenti, sono stati sequestrati dalla polizia postale nell’ambito dell’operazione “meet up” diretta dalla procura di Torino che ha portato all’arresto, tra gli altri, del direttore della Caritas diocesana di Benevento, Don Nicola De Blasio. Con il prete sono stati arrestati anche un tecnico informatico 37enne residente in Piemonte e il creatore di un canale a pagamento che, sfruttando una nota piattaforma di messaggistica, veniva utilizzata per diffondere il materiale.

    Il materiale pedopornografico veniva divulgato previo pagamento di una somma di denaro che abilitava all’iscrizione al canale. L’arrestato in Puglia è il creatore del canale a pagamento oggetto dei primi accertamenti, un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne. Nell’operazione sono 26 le persone indagate nei confronti delle quali sono stati eseguiti altrettanti decreti di perquisizione.

    L’attività, diretta dalla Procura di Torino e coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online, ha riguardato tutto il territorio nazionale, impegnando nelle perquisizioni 11 Compartimenti. Per effettuare tale attività, spiegano gli investigatori della polizia postale di Torino, è stato necessario un lungo lavoro di carattere preparatorio, consistente nella ricerca del rapporto di fiducia con gli interlocutori che di volta in volta si mostravano interessati allo scambio di materiale, «con un notevole sforzo mentale degli operatori nell’assunzione delle stesse vesti dei propri target». Il resto è stato possibile seguendo le tracce informatiche lasciate in rete dagli internauti.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/don_nicola_de_blasio_pedopornografia_arresti_direttore_caritas_benevento-6317306.html

  • Materiale pedopornografico: arrestato don Nicola De Blasio, direttore Caritas di Benevento

    Materiale pedopornografico: arrestato don Nicola De Blasio, direttore Caritas di Benevento

    Un fulmine a ciel sereno sul Sannio: nella tarda serata di oggi è arrivata la notizia dell’arresto di don Nicola De Blasio, 55 anni, direttore della Caritas di Benevento e sacerdote ben conosciuto in tutto il capoluogo sannita, soprattutto per il suo straordinario impegno per i giovani ed in particolare al Rione Libertà, dove è parroco presso la Chiesa di San Modesto. I fedeli sono in rivolta dopo aver appreso la notizia: prevale l’incredulità, e c’è anche di parla di una presunta “vendetta”.

    L’accusa è delle più infamanti: la presunta detenzione di materiale pedopornografico. La scoperta sarebbe avvenuta quest’oggi su mandato della Procura di Torino: la Polizia Postale avrebbe scoperto sul computer in casa del parrocco immagini e video a sfondo sessuale e coinvolgenti minori, tutti in possesso del sacerdote. Ad assisterlo in questa battaglia legale ci sono gli avvocati Massimiliano Cornacchione ed Alessandro Cefalo. Don Nicola De Blasio, in attesa dell’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari, si trova ai domiciliari, disposti dal sostituto procuratore Marilia Capitanio.

    Sconcerto generale con il diffondersi della notizia nel Sannio: in molti non credono all’ipotesi formulata dalla procura, e anzi puntano il dito contro una presunta “vendetta” contro il sacerdote. “Non ci credo neanche se lo vedo con i miei occhi” il commento più diffuso tra i fedeli. Ma non manca neanche chi lo difende ancora più apertamente: “Neanche sotto tortura ci crederei”. Don Nicola De Blasio infatti è particolarmente noto per il suo impegno soprattutto nel Rione Libertà del capoluogo sannita, e più volte è stato in prima linea nel difendere i più bisognosi.

    https://www.fanpage.it/napoli/materiale-pedopornografico-arrestato-don-nicola-de-blasio-direttore-caritas-di-benevento/

  • La Scuola Cattolica è da far vedere ai vostri figli, altro che censura

    La Scuola Cattolica è da far vedere ai vostri figli, altro che censura

    “Il film presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice. In particolare i protagonisti della vicenda pur partendo da situazioni sociali diverse, finiscono per apparire tutti incapaci di comprendere la situazione in cui si trovano coinvolti. Questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta nella prima parte del film, da una scena in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui gli stessi, Gesù Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano. Per tutte le ragioni sopracitate la Commissione a maggioranza ritiene che il film non sia adatto ai minori di anni diciotto”.

    Con questa motivazione, la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche ha sentenziato che la Scuola Cattolica di Stefano Mordini, film che rievoca il terribile massacro del Circeo, non possa essere mostrato agli under 18. C’è qualcosa di inquietante che emerge da queste righe, dove l’attenzione inizialmente viene posta su una supposta equiparazione tra vittima e carnefice, salvo poi far emergere nella seconda parte il sospetto che la reale motivazione dietro la decisione della Commissione sia l’accusa di aver operato una mistificazione religiosa.

    Il timore è che sia questo il vero problema col film di Mordini, tratto dal romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega. Non una mancanza di profondità, non una violenza eccessiva (ammesso che oggi abbia ancora senso parlarne), ma il vecchio, obsoleto, delitto di lesa maestà religiosa, di offesa alla morale.

    La Scuola Cattolica è stato presentato all’ultima Biennale di Venezia, ottenendo recensioni abbastanza contrastanti, com’era del resto ovvio aspettarsi da un film, che ripercorre uno dei fatti di sangue più discussi e terribili, in quel terribile periodo in cui l’Italia era stretta nella morsa dell’eversione ad ogni livello.

    Andrea Ghira, Gianni Guido e Angelo Izzo, i tre giovanissimi carnefici che fecero inorridire il paese massacrando due ragazze in una residenza esclusiva sul litorale pontino, ci vengono mostrati seguendo il loro punto di vista e quello dei loro compagni di classe, di uno in particolare: Edoardo (Emanuele Maria Di Stefano).

    La sceneggiatura curata da Mordini, Massimo Gaudioso e Infascelli, ci porta di conseguenza dentro quella classe, dentro quell’istituto cattolico esclusivo, dove regnava un clima opprimente, fatto di bullismo, classismo, ipocrisia e una mancanza totale di dialogo tra docenti ed alunni.

    A tale realtà immutabile e corrotta, si accompagna la dimensione familiare, per Mordini la culla del male. Questa è la Roma di borghesi arricchiti, violenti e reazionari, oppure bigotti e decadenti. Sono tutti impegnati a mantenere l’ordine apparente della sacra istituzione familiare, così come la Patria e la Chiesa, anche quando tali dimensioni hanno perso di significato, sono nidi di menzogne.

    Lo vediamo negli occhi di Riccardo Scamarcio, padre fascista ed aggressivo, di Valeria Golino, madre iperprotettiva ed ingenua, nella sessualità torbida e affamata di Jasmine Trinca. Il sesso è il peccato goloso dei grandi, la prima volta è un rito tribale senz’amore, le donne, le ragazze, sono il premio al passaggio d’età. Un’omosessualità latente e pervasiva è soffocata dalla morale del tempo.

    La Scuola Cattolica è sicuramente un film non esente da difetti. Il fascismo che regnava nella mente di quei tre giovani, nell’ambiente che essi frequentavano, non appare se non fugacemente.

    Un paio di elementi del giovane cast poi non sono particolarmente convincenti, e la stessa rievocazione di quei terribili momenti che costarono la vita a Donatella Colasanti e Rosaria Lopez ha convinto molto alcuni spettatori, per nulla altri.

    Tuttavia bisogna assolutamente riconoscere a Mordini di averci saputo donare quello che nel nostro cinema di rado si concretizza: un ritratto sincero, genuino, brutalmente onesto dell’età giovanile, che spesso la nostra settima arte descrive con toni banali, idilliaci o retorici.

    Qui non vi è nulla di tutto questo, qui si abbraccia un mondo che tutti conosciamo molto bene. Per chi ha memoria, spesso gli anni del liceo sono i più brutali, i più impietosì, dominati da bullismo, intolleranza, sessismo e soprattutto dalla logica del branco che azzera l’individuo.

    Si potrà forse dire che i tempi sono cambiati, che la nostra società è mutata, ma forse lo è meno di quanto pensiamo.

    Basterebbe leggere i dati per capire quanto questo film sia incredibilmente attuale, qualcosa che i vostri figli necessitano di vedere. In Italia avvengono 11 stupri al giorno, quattromila ogni anno. E sempre da noi, un ragazzino su due è stato vittima di atti di bullismo, tutti concentrati nell’età che va dagli 11 ai 17 anni, proprio il pubblico escluso ora dalla visione di questo film.

    L’iter è sempre lo stesso: ingiurie, intimidazioni, ed infine percosse o anche peggio, il tutto nascondendosi alla luce del sole, di fronte ad adulti o ciechi o disinteressati. Il film ci descrive quella gioventù, la gioventù in generale, come il prodotto finale di un’Italia, di una Roma, divisa in tribù. Le famiglie in quegli anni 70 (come in questo ventunesimo secolo) nascondono il male sotto il tappeto, trattano i figli come un prolungamento delle proprie ambizioni naufragate, quasi accusandoli di aver rovinato il loro mondo perfetto.

    La Scuola Cattolica è un’istantanea del mondo in cui siamo cresciuti, di questa Italia che è un prodotto proprio di quella generazione che negli anni 70, si trovò alle prese con una progressiva perdita di ideali, con un materialismo dei corpi e degli affetti sempre più opprimente.

    Erano stati cresciuti da insegnanti e docenti che parlavano del Cristo, della Pietà, degli ideali contenuti nella Bibbia, salvo poi dimenticarsi di applicarli nella vita comune. Erano, sono troppo impegnati a restare sul loro narcisistico piedistallo, di fronte a quegli stessi ragazzi, che proprio lì, tra le mura scolastiche, non trovano la strada verso la propria identità, rimangono vittima del sonno della ragione. Sì, al netto di una visione parziale sulla natura e significato storico che ebbe quell’evento drammatico nel 1975, la Scuola Cattolica spaventa una parte d’Italia, la più vecchia, che difende il proprio regno bigotto.

    Questa censura diventa anche un po’ ridicola in un mondo in cui internet, la televisione, da decenni ci vomitano addosso nudità e violenza, la mercificazione del corpo femminile, il consumismo più amorale. YouTube ci mostra il peggio dell’esibizionismo fatto sulla pelle dei propri coetanei ogni giorno, e in questo mondo, questa Commissione cerca di farci credere alla solita bugia: quella di una gioventù innocente e delicata, che non possa comprendere la metafora sul male contenuta in questo film.

    Cristo non viene equiparato ai suoi carnefici, i tre massacratori del Circeo non sono posti sullo stesso piano delle loro vittime. Tuttavia tutti fanno parte dello stesso quadro, sono contenuti nella stessa immagine, nello stesso mondo, sono stati creati dalla stessa mano.

    Questa mano è quella della nostra società, la società italiana dove la discriminazione di genere, il machismo, la tirannia del più ricco e più forte, sono ancora oggi i codici invisibili della nostra vita quotidiana, fin dagli anni giovanili.

    Si tratta di qualcosa che i ragazzi di oggi conoscono molto bene, che gli arriva addosso attraverso altre forme, altri stimoli rispetto al passato, ma di cui saprebbero sicuramente riconoscere il volto feroce e impietoso che è sopravvissuto a quasi 50 anni di storia. A conti fatti, questo prepotente paternalismo, la mancanza di coraggio che si vede dietro questa censura, non sono poi tanto dissimili da quelli che albergavano in quei genitori e insegnati nel 1975.

    Ieri come oggi, la vera violenza è non voler parlare del male nel mondo, censurarlo, in nome di una narrazione inesistente a nostro uso e consumo, fatta per sopire il nostro senso di colpa, facendo pagare il prezzo ai nostri figli.

    Non ci serve la censura, ci serve parlare del perché questo succede nel luogo in cui succede: a scuola, dove questo film andrebbe mostrato, non nascosto. Proteggere il nostro senso di colpa, dietro la foglia di fico di una lesa religiosità, di un pudore nell’epoca in cui esso ha perso ogni legame con il reale, non ha senso.

    La Scuola Cattolica i vostri figli dovrebbero vederlo. Capirebbero l’immutata verità per la quale niente nulla accade solo a loro, ne intuirebbero il perché, e forse smetterebbero anche di vedere “i grandi” per quegli esseri perfetti che non sono mai stati.

    https://www.esquire.com/it/cultura/film/a37879393/la-scuola-cattolica-censura/


      Il massacro del Circeo
    Da uno studio virtuale, Giancarlo De Cataldo, con i filmati esterni realizzati da Alessandro Chiappetta, affronta un crimine che ha turbato profondamente le coscienze, non solo per la ferocia degli aguzzini, non solo perché i colpevoli erano degli insospettabili “ragazzi di buona famiglia”, o per quello scatto scolpito nella memoria collettiva che ritrae Donatella Colasanti, tumefatta e ricoperta di sangue, riemergere dal portabagagli di una 127 accanto al corpo senza vita di Rosaria Lopez, nel quartiere Trieste di Roma. Il massacro del Circeo è il caso giudiziario che ha cambiato il modo di percepire la violenza degli uomini sulle donne e il modo di vivere la giustizia nei casi di violenza: accanto alla vittima, diventata suo malgrado un simbolo, il movimento femminista invade le aule del tribunale, in un processo che diviene socialmente rilevante. La voce delle donne chiede giustizia in una maniera che non potrà più essere ignorata, tanto dai giudici quanto dalla società.
    https://www.raiplay.it/video/2023/01/Cronache-criminali-Il-massacro-del-Circeo-85b04ee4-0aa0-4eca-b1ce-f6a43618ac61.html
  • Abuso ecclesiastico. [Video] Scandalo a San Pedro: Vescovo difende sacerdote abusatore davanti alle madri delle vittime

    Abuso ecclesiastico. [Video] Scandalo a San Pedro: Vescovo difende sacerdote abusatore davanti alle madri delle vittime

    Questo mercoledì alle 10 del mattino il Vescovo di San Nicolás Hugo Santiago ha incontrato i sacerdoti della diocesi responsabili delle parrocchie di San Pedro. L’incontro si è svolto nell’aula della parrocchia di San Roque , situata all’angolo tra Moreno e Ansaloni in quel paese a nord della provincia di Buenos Aires.

    Dopo aver ricevuto per anni il disprezzo della gerarchia cattolica per aver denunciato gli abusi subiti dalle figlie e dai figli per mano di un prete e di due complici, Carla Vitale , Ana Froman e Víctor Sabbioni hanno deciso di presentarsi al pranzo dei sacerdoti per chiedere risposte prima della situazione che stanno attraversando. Il caso, è bene ricordarlo, andrà presto a processo con tre accusati di abusi sessuali aggravati e altre umiliazioni ai danni di cinque minorenni .

    Pochi minuti prima delle 15, le due madri e il padre di tre delle vittime sono arrivate in parrocchia. Pochi metri più avanti, lungo via Ansaloni, l’asilo Belén, dove quattro anni fa le loro figlie e i loro figli raccontarono di essere stati ripetutamente maltrattati dal prete Tulio Matiussi , dal portiere Anselmo Ojeda e dalla tutrice María Rubíes . Vitale sapeva che qualunque cosa fosse successa doveva essere registrata. E non appena sono scesi dall’auto, ha acceso la fotocamera del suo telefono .

    Quella che segue è una materia prima, senza alcuna modifica. Solo le parti ricevute in questo modo dalle stesse famiglie denuncianti sono state “colpite”. Le espressioni del vescovo Santiago sono eloquenti nel senso di una chiara posizione di insabbiamento dei colpevoli e di demonizzazione delle vittime , come dettato dal manuale di procedure scritto sottovoce dal Vaticano.

    In primo luogo, il vescovo sembrò assumersi la sua responsabilità e, udito il suo nome, andò incontro a coloro che si presentavano alla porta dell’aula. Ma capiva a malapena di cosa si trattasse, cercava mille modi per evitare la conversazione e sembrava persino nervoso. “Non ho problemi a parlare, ma non filmatemi “, disse con tono canchero. “Questo è ciò che ci protegge “, ha detto Vitale.

    Santiago ha confuso la giurisdizione civile con la giurisdizione penale davanti alle madri delle vittime. Con tono provocatorio, ha detto che “l’accusa contro Matiussi non è così chiara” , anche se ha voluto chiarire che non lo protegge e che tutto è nelle mani della “Giustizia”. Ha negato di essere andato più volte a parlare con il giudice del caso (cosa che le famiglie danno per scontata). E come se non bastasse, ha confermato che a una messa, pubblicamente, ha detto che credeva al suo prete e non ai bambini .

    Quando il vescovo si rese conto che la battaglia era persa, cambiò la sua espressione in una meno presuntuosa e si voltò verso la rabbia aperta. “Smetti di filmare e vai” , ha detto prima di voltarsi e cercare di tornare al tavolo.

    L’atteggiamento del resto dei preti e dei loro dipendenti non era molto diverso da quello del vescovo, che approfittava della superiorità numerica e dell’impeto dei suoi difensori per ritirarsi dal centro della scena. Oltre che provocatorio, degno apostolo della santa viltà.

    Quando le madri e il padre che si sono lamentati hanno deciso di andarsene, hanno ricevuto insulti da alcuni dei presenti e una delle donne del luogo ha persino provato a strappare il cellulare di Vitale. Lì la registrazione viene tagliata.

    La donna in questione è Marisa Corvalán , che secondo varie fonti lavora presso il Sottosegretario alle Politiche di Genere, Donne e Diversità del Comune di San Pedro , dove è caduta dopo aver attraversato l’area del Turismo. Secondo lei stessa, dice a chi le è vicino che il suo rapporto con il sindaco Cecilio Zalazar è ottimo.

    Vale la pena ricordare che, oltre ad essere il capo comunale, Zalazar presiede il partito della FE de San Pedro , la mostruosità creata dal compianto Momo Venegas che è stato con Macri fino al 2019 ed è ora membro del Frente de Todos . Inutile dire che Zalazar ha un ottimo rapporto con i padroni di casa di monsignor Santiago.

    L’episodio non è finito qui. Per ordine del vescovo, c’è stata una chiamata al 911 chiedendo la protezione della polizia di Buenos Aires o, meglio, cercando di costringere le madri e il padre degli ex studenti dall’orto a essere portati via con la forza. Curiosamente, quando sono arrivati ​​sul posto e hanno ascoltato “i partiti”, i poliziotti non hanno disturbato Vitale, Froman e Sabbioni, forse convinti che anche per loro difendere questi preti fosse insostenibile.

    Ore dopo, secondo il sito Noti San Pedro , tutti i sacerdoti e i loro dipendenti hanno sporto denuncia alla locale questura contro Vitale, Froman e Sabbioni per presunta violazione di proprietà private, avendo filmato senza consenso coloro che si trovavano nella parrocchia e persino avendo causato uno scompenso al parroco di San Roque. Come se le vittime fossero gli uomini in tonaca e non le famiglie dei bambini che hanno subito abusi e maltrattamenti.

    In dialogo con La Izquierda Diario Carla Vitale ha affermato che sia lei che l’altra madre e padre sono “calmi”, poiché non hanno fatto altro che “smascherare” il vescovo e i suoi scagnozzi . “Possiamo dimostrare non solo che i nostri figli dicono la verità, ma che mentono e che il loro atteggiamento è oscuro “, ha detto.

    “Nonostante il dolore e l’impotenza di incontrare una persona che non muove un ciglio, crediamo che tutto stia prendendo il corso che deve prendere ” , ha concluso Vitale riferendosi al passo successivo nella causa legale per l’abuso di sua figlia e altri quattro minorenni: il processo al sacerdote Matiussi e ai suoi complici .

    https://www.laizquierdadiario.com/Video-Escandalo-en-San-Pedro-obispo-defiende-a-cura-abusador-ante-madres-de-victimas

  • Presentazione del rapporto CIASE – 05 ottobre 2021 – Video integrale

    Presentazione del rapporto CIASE – 05 ottobre 2021 – Video integrale

    Questo martedì 5 ottobre 2021 dalle 9:00, Jean-Marc Sauvé, presidente della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), presenta la sua relazione all’auditorium Marceau Long di Parigi.

    KTO trasmette in diretta sulla sua antenna e piattaforme digitali: – Sintesi del rapporto: Le tappe e le conclusioni, di Jean-Marc Sauvé – Presentazione del rapporto ai presidenti della Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF) e della Conferenza dei religiosi e religiosi di Francia (CORREF) – Conferenza stampa e domande dei giornalisti, con Jean-Marc Sauvé e membri del CIASE Questa commissione indipendente è stata creata nel novembre 2018, su richiesta della Conferenza dei Vescovi di Francia e della Conferenza Uomini e Donne religiosi dalla Francia.

    La sua missione era far luce sugli abusi sessuali sui minori nel Chiesa cattolica in Francia dal 1950, per studiare come sono stati gestiti questi casi, per valutare le misure adottate dalla Chiesa e per formulare raccomandazioni. ► Il nostro programma speciale: https://www.ktotv.com/page/remise-rap…