Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: video

  • Processo a Don Barone. Ascoltato il Vescovo di Aversa. Mostrati i video degli esorcismi

    Processo a Don Barone. Ascoltato il Vescovo di Aversa. Mostrati i video degli esorcismi

    Procede il processo carico di don Barone

    CASAPESENNA / MADDALONI – E’ ascoltato anche il vescovo della Diocesi di Aversa, Angelo Spinillo, al processo che vede alla sbarra don Michele Barone.

    Nel corso dell’udienza presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, i pubblici ministeri hanno mostrato uno dei video, trovati sul pc di don Michele, di un presunto esorcismo praticato dal religioso.

    Nel video appariva don Barone mentre praticava un esorcismo dando schiaffi alla persona ritenuta posseduta e sputandole anche in bocca. Il vescovo Spinillo ha detto senza mezzi termini che tali pratiche non sono assolutamente da ricondurre ad un esorcismo.

    Il vescovo ha anche spiegato perché i provvedimenti nei confronti del prete sono arrivati dopo il servizio delle Iene chiarendo che in certi casi sono necessarie le verifiche del caso.

    Don Barone è accusato di violenza sessuale nei confronti di due ragazze e di maltrattamenti e lesioni nei confronti di una 13enne di Maddaloni. A giudizio sono finiti anche i genitori della vittima ed il dirigente del commissariato di polizia di Maddaloni Luigi Schettino.

    https://www.cronacacaserta.it/processo-don-michele-barone-testimonianza-vescovo/38522

  • Polonia, giornalista di Radio Maria attacca la vittima di un prete pedofilo

    Polonia, giornalista di Radio Maria attacca la vittima di un prete pedofilo

    Il giornalista dell’emittente radiofonica polacca Radio Maria Stanislav Michalkiewicz, in un video su YouTube, ha commentato la storia di Katarzyna, che all’età di 13 anni ha subito abusi sessuali da parte di un prete pedofilo e che ora sta combattendo per l’ottenimento di un risarcimento.

    Katarzyna, che ha ora 24 anni, afferma di non essere ancora riuscita a superare il trauma vissuto in passato, quando il prete la tenne segregata per oltre dieci mesi abusando sessualmente di lei.

    A irritare Mikhalkevich è il fatto che il tribunale ha condannato al pagamento del risarcimento non il prete-erotomane, ma la comunità a cui apparteneva.

    Intanto il colpevole, dopo aver scontato la sua condanna — 4 anni di carcere —, è tornato il libertà e ora vive in una struttura per sacerdoti in pensione.Ma Mikhalkevich crede pure che la vittima ha trovato un ottimo modo per guadagnare denaro e fama attraverso questo scandalo.

    “Chi non vorrebbe ricevere un milione di zloty (230.000 euro circa, ndr) perché qualcuno una volta gli ha messo mano sotto la gonna? Dopo tutto molte donne si tirano su la gonna per molto meno denaro… Neppure una puttana guadagna tanto… se dipendesse da me sottoporrei il giudice ad una visita veterinaria“, ha detto Mikhalkevich.

    Il centro per il monitoraggio del razzismo ha annunciato attraverso Facebook che Mikhalkevich, che sulla sua pagina di Facebook sottolinea che il pubblicista dovrà rispondere delle sue parole in tribunale.

  • Don Lucio Gatti non è più sacerdote: il Papa lo rimanda allo stato laicale

    Don Lucio Gatti non è più sacerdote: il Papa lo rimanda allo stato laicale

    Travolto dagli scandali delle accuse di molestie sessuali ha chiesto e ottenuto di spogliarsi degli abiti religiosi

    Lucio Gatti, ha perso il ‘don’. Non è più sacerdote. Travolto dagli scandali delle accuse di molestie sessuali su alcuni ragazzi che accoglieva nella sua comunità, si è da tempo ritirato dall’attività religiosa, ha affrontato il processo chiedendo il rito abbreviato, si è allontanato dall’Italia per poi rientrare in una comunità del Nord, ha patteggiato una pena di due anni e ora ha chiesto e ottenuto di spogliarsi completamente dagli abiti religiosi, ovvero di ritornare alla vita laicale. L’epilogo della vicenda penale di don Lucio Gatti risale al 2014 quando  la sentenza gli imputa due anni di reclusione con pesa sospesa per ‘molestie sessuali e abuso di mezzi di correzione’.

    TUTTA LA VICENDA DI DON LUCIO GATTI
    VIDEO. INSIEME ‘LE IENE’ E LE VITTIME, IN CURIA

    La nota della Curia «La Curia arcivescovile di Perugia-Città della Pieve riceve e rende nota la comunicazione circa la rinuncia allo stato clericale (dimissione ex rescripto), prevista dal Codice di diritto canonico (can. 290, n. 3), del sacerdote diocesano don Lucio Gatti, che ha chiesto e ottenuto dal Santo Padre Francesco di tornare alla vita laicale, con dispensa dagli obblighi provenienti dalla sacra ordinazione, ricevuta il 1 giugno 1996. La Chiesa Perusino-Pievese, che ha generato don Lucio al sacerdozio, accoglie con sincero rispetto il suo gesto e assicura la sua preghiera». E’ quanto si legge dalla nota della Curia perugina.

    VIDEO. DON LUCIO VA IN PROCURA

    La ricostruzione Don Lucio Gatti nel mentre che le indagini della procura perugina continuavano sul suo conto e si celebrava il suo processo penale, è stato raggiunto anche dal provvedimento del rito canonico, con il quale, l’allora vescovo e ora cardinale Gualtiero Bassetti, l’aveva sospeso per cinque anni dall’attività di sacerdote. E’ stato numero uno della Caritas Perugina e responsabile della comunità di San Fatucchio dove si sono consumati gli episodi di molestie e di abuso di mezzi di correzione per cui è stato condannato. Sono cinque gli episodi di molestie che il tribunale penale gli ha contestato e due quelli relativi all’abuso di mezzi di correzione. Il suo avvocato Nicola Di Mario, ha spiegato che «la scelta processuale operata dal mio cliente non manifesta alcun significato conclusivo in senso colpevolista ma riflette la precisa volontà di definire, in tempi rapidi, le contestazioni di addebito, evitando maggiori tensioni emotive e prolungate strumentalizzazioni che coinvolgono soggetti estranei alla vicenda. L’indagato ha ritenuto di privilegiare un rito alternativo senza che ciò possa considerarsi, dal punto di vista giuridico, ammissione di responsabilità o confessione per comportamenti concludenti».

    Don Lucio Gatti non è più sacerdote: il Papa lo rimanda allo stato laicale

  • Cile, arcivescovo Santiago a processo: coprì casi di pedofilia

    Cile, arcivescovo Santiago a processo: coprì casi di pedofilia

    Roma, (askanews) – L’arcivescovo di Santiago del Cile, il cardinale Riccardo Ezzati, è arrivato al Tribunale di Rancagua, nel Cile centrale, per rispondere davanti ai magistrati, delle accuse di presunti occultamenti degli abusi perpetrati dal clero cileno.Ezzati è la più alta autorità della chiesa cattolica cilena. È giunto in Tribunale scortato dalle forze dell’ordine e con alcuni manifestanti. Uno di loro ha mostrato il cartello “Chiesa romana depravata”.Il cardinale è accusato di aver coperto padre Oscar Munoz Toledo, 56 anni, ex cancelliere dell’arcidiocesi, che nel gennaio 2018 si era auto-denunciato per aver abusato di alcuni minorenni, e che il 13 luglio è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver violentato almeno 7 minorenni.In totale, secondo i dati diffusi dal pubblico ministero, la giustizia cilena tiene aperti 119 cause per denunce di abusi sessuali all’interno della chiesa cilena.

    http://www.affaritaliani.it/coffee/video/politica/cile-arcivescovo-santiago-a-processo-copri-casi-di-pedofilia.html

  • Maltrattamenti a scuola, indagate due suore di Acquedolci

    Maltrattamenti a scuola, indagate due suore di Acquedolci

    Sono state filmate dai carabinieri per due anni a terrorizzare i bambini che frequentavano l’asilo della scuola “Maria Teresa D’Amico.

    Hanno 50 e 51 anni le due suore delle Ancelle Riparatrici di Acquedolci denunciate dai carabinieri per maltrattamenti ai danni di diversi bambini tra i 3 e i 5 anni.

    Le due religiose sono state filmate per mesi mentre seguivano i bambini, assumendo spesso atteggiamenti oltre l’autoritario.

    I bimbi spesso non venivano rimproverati ma insultati, e in più di una occasione una delle due ha costretto i ragazzini a rimettere nel piatto il cibo caduto a terra e mangiarlo, o spinti col viso nel piatto per obbligarli a mangiare. “Fai schifo (..) Dio ti punirà”. Sono frasi come queste che hanno allarmato il sostituto procuratore Giorgia Orlando di Patti, che ha siglato per entrambe le suore, di origini filippine, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

    L’inchiesta, condotta dai militari dell’Arma della compagnia di Santo Stefano, è partita del 2017 dopo le denunce di diversi genitori dei piccoli allievi della scuola Maria Teresa D’Amico.

    I genitori tentavano già da due anni di mettere fine alla situazione attraverso l’intermediazione dei vertici dell’istituto e parlando con le stesse suore. Ma nulla era cambiato. I bambini, intanto, soffrivano sempre di più: molti di loro si rifiutavano di andare a scuola, facevano pipì a letto, scoppiavano a piangere prima e dopo le lezioni.

    I campanelli d’allarme dei genitori sono quindi scattati e, quando non sono riusciti a ottenere nulla dalla scuola, non è rimasto altro loro da fare che rivolgersi alle forze dell’Ordine. Gli investigatori hanno quindi disseminato l’istituto di video camere di sorveglianza e filmato gli incredibili comportamenti delle due suore. Adesso si attendono provvedimenti dell’istituto scolastico.

    Maltrattamenti a scuola, indagate due suore di Acquedolci

  • Prete condannato per pedofilia, la vittima: “Ho tentato il suicidio, ora voglio aiutare gli altri” – VIDEO

    Prete condannato per pedofilia, la vittima: “Ho tentato il suicidio, ora voglio aiutare gli altri” – VIDEO

    Ha deciso di metterci la faccia e di non nascondersi più, Alessandro, il ragazzo che nel 2014 denunciò il Don Mauro Galli, il prete della parrocchia di Rozzano dove faceva gli scout e cantava nel coro, per averlo abusato quando aveva 15 anni. “Il mio dolore non serve a niente se me lo tengo per me”, ci ha detto Alessandro, a poche ore dalla sentenza che ha visto condannato in primo grado il prete che lui e la famiglia hanno cercato in tutti i modi di fermare, nonostante il muro di indifferenza che si sono trovati a combattere negli ambienti ecclesiastici. “Non è stato facile affrontare tutti questi anni – ci ha raccontato – ho cercato di togliermi la vita diverse volte, ma adesso voglio che la mia esperienza serva anche ad altri, serve a far capire che bisogna denunciare, bisogna parlare, questa sentenza è il segno che qualcosa nella società sta cambiando, anche in Italia”.

    Servizio di Sacha Biazzo e Simone Giancristofaro

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/W6j9gOSwWY3REQxk

  • A processo l’ex suora Maria Angela Farè: chiesta perizia su biglietti e mail che scriveva alla sua vittima

    A processo l’ex suora Maria Angela Farè: chiesta perizia su biglietti e mail che scriveva alla sua vittima

    MILANO È tornata in aula Maria Angela Farè, l’ex suora condannata a tre anni e mezzo di carcere in primo grado per un episodio di violenza sessuale nei confronti di Eva Sacconago avvenuto poche settimane prima che la giovane si suicidasse a 26 anni, nel giugno 2011. Ora il sostituto pg di Milano Daniela Meliota punta a riaprire l’istruttoria nel processo d’Appello, perciò ha chiesto una perizia psichiatrica basata sull’analisi degli appunti, dei diari e dei messaggi ricevuti dalla vittima. Per dimostrare il suo stato di soggezione nei confronti dell’ex suora che avrebbe abusato di lei da quando era ancora minorenne, nel 2002, fino a un paio di settimane prima del suo suicidio.

    «RAPPORTO CONSENZIENTE»

    In sostanza la procura generale, anche attraverso la perizia sulla vittima, vuole arrivare alla condanna dell’ex suora anche per i reati di stalking e violenza privata, accertando le vessazioni di Maria Angela Farè fin da quando Eva aveva quindici anni. I giudici in primo grado hanno anche escluso la responsabilità della congregazione religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, alla quale apparteneva la suora. Le presunte violenze sono emerse dai diari della giovane e da decine di email, sms e lettere scritte in un lungo arco di tempo dalla religiosa di 23 anni più grande della ragazza, che nel frattempo era stata trasferita e insegnava in una scuola di formazione nel milanese. La donna, dopo aver trascorso un periodo agli arresti domiciliari e all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), è tornata in libertà. Secondo i pm, i diari, gli scritti e anche i video sequestrati dagli investigatori proverebbero le violenze sessuali, mentre per la difesa si trattò di un rapporto consenziente, senza alcun abuso da parte della religiosa che all’epoca era un punto di riferimento per la ragazza, assidua frequentatrice della parrocchia.

    CENTINAIA DI BIGLIETTINI

    Tutto comincia nell’oratorio di Sant’Edoardo a Busto Arsizio: l’attaccamento spirituale da parte della donna più anziana per l’adolescente si trasforma in relazione ossessiva e morbosa, con centinaia di bigliettini e dichiarazioni d’amore che, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado, avevano «avviluppato la quindicenne in un bozzolo di parole che conduceva a una totale confusione circa il significato di “amore”». Quella relazione tra Eva e suor Maria Angela Farè non era sfuggita ai genitori, Roberto Sacconago, funzionario di banca in pensione, e la moglie Giovanna Bozzolini. Un giorno di autunno del 1998 Eva tardava a rientrare per cena. La mamma l’ha cercata in oratorio, trovandola nella stanza di suor Maria Angela. Così ha iniziato a controllare il diario della figlia e ha scoperto i bigliettini, dapprima firmati «Suor Mary» e poi «Mamma Mary», alcuni che esprimevano affetto altri con espliciti riferimenti intimi. I giudici hanno escluso che nella decisione di Eva di togliersi la vita abbia pesato la volontà della suora di mantenere «una relazione ormai cessata, della quale l’imputata non ha accettato la fine».

    FOTO RUBATA DALLA TOMBA

    Ricostruiscono diversamente il dramma: «Quanto al “perdurante stato di ansia” che condurrà Eva al suicidio emerge chiaramente come non sia stato causato dal comportamento dell’imputata, ma da un complesso di fatti ai quali Maria Angela Farè appare estranea. L’unico problema che emerge e sembra affliggere profondamente Eva sono le chiacchiere dei ragazzi dell’oratorio, la presenza di persone che la controllano, la delusione cocente di vedere la sua vita spiata e giudicata, ma soprattutto la sordità di don Ale che relega i suoi sentimenti a una amicizia sia pure con la A maiuscola». Don Alessandro è il giovane prete dell’oratorio dove Eva fa la catechista e l’animatrice. La mamma non condivide le conclusioni della sentenza: «Fra Eva e don Ale c’era solo una grande, stupenda amicizia. C’erano i pettegolezzi, le cattiverie. C’era gente che diceva che fosse rimasta incinta del don. La seguivano, la spiavano. Un giorno ha trovato le quattro gomme dell’auto tagliate». E a quanto pare non è ancora finita. «Hanno rubato una foto dalla tomba di Eva, un’altra, quella di un raduno a Madrid dove si vedeva anche don Alessandro, l’hanno strappata per togliere l’immagine del prete», è la denuncia dei genitori.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/processo_appello_suora_maria_angela_fare_violenza_sessuale_eva_sacconago-3994596.html

  • Prete condannato per abusi sessuali su minorenne, parla la vittima: “Nessuno mi voleva credere” – VIDEO

    Prete condannato per abusi sessuali su minorenne, parla la vittima: “Nessuno mi voleva credere” – VIDEO

    Don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano, nell’hinterland di Milano, è stato condannato oggi a sei anni e quattro mesi per abusi sessuali su minore dal tribunale di Milano. Fanpage.it ha raccolto le prime parole della vittima del sacerdote, oggi maggiorenne: “La sentenza riconosce che la società mi ha creduto. Ma quello che mi sogno la notte, quello che mi fa male e che mi tormenta non lo cancella”.

     

    “I sei anni e quattro mesi per me sono una pena esemplare”. Queste le prime parole di Fausto (nome di fantasia, ndr), il ragazzino che la notte del 19 dicembre 2011 subì degli abusi sessuali da don Mauro Galli, all’epoca sacerdote a Rozzano, nell’hinterland di Milano. Quella che all’inizio era solo la denuncia di un ragazzino, a cui in pochi credevano, è diventata adesso una sentenza di primo grado della magistratura: don Galli è stato condannato oggi dalla quinta sezione penale del tribunale di Milano, che ha inoltre disposto per il sacerdote il divieto di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Misura, quest’ultima, che scatterà solo nel caso in cui la condanna verrà confermata. Don Galli, che in una precedente udienza del processo aveva ammesso di aver dormito sul letto matrimoniale con Fausto, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, ha sempre negato di aver abusato del ragazzino. Il prete, in via extragiudiziale, aveva però deciso di risarcire la famiglia di Fausto (che non si è costituita parte civile) con 100mila euro. Una circostanza che il pubblico ministero Lucia Minutella, che aveva chiesto per l’imputato dieci anni e otto mesi di reclusione, aveva considerato “una discrasia evidente nella difesa dell’imputato”, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

    Le prime parole della vittima a Fanpage.it
    Adesso, dopo la sentenza di primo grado, Fausto, ormai maggiorenne, ha affermato ai microfoni di Fanpage.it che si è trattato di “un grande passo per la società in generale”. “Di norma per questi reati manco finiscono dentro”, ha aggiunto il ragazzo. Il suo percorso verso la sentenza odierna non è stato facile: “Ho tentato di togliermi la vita quattro cinque volte. Ho perso anni di studio, amici che non mi hanno creduto, ho perso la fede. Stavo per perdere anche la mia famiglia, che è l’unico motivo per cui sono vivo”. La condanna di oggi è importante per lui perché “riconosce che la società mi ha creduto. Ma quello che mi sogno la notte, quello che mi fa male e che mi tormenta non lo cancella la sentenza”. “Nessuno mi voleva credere, nessuno ha mai cercato di approfondire la situazione”, ha poi aggiunto il ragazzo, che ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda e di affrontarla perché “queste cose non devono più accadere”. “Io non sono più una vittima, sono un sopravvissuto. Il mio dolore non serve a niente se lo tengo per me, voglio mettere a disposizione di tutti questa mia sofferenza”. E su don Galli ha affermato: “Prima l’avrei voluto morto. Adesso non ho nessun interesse nei suoi confronti, la giustizia ha fatto il suo corso”. Adesso si dovranno attendere le motivazioni della sentenza prima del probabile ricorso del legale del sacerdote, Mario Zanchetti, che continua a sostenere l’innocenza del suo assistito in relazione alle accuse.

    https://milano.fanpage.it/prete-condannato-per-abusi-sessuali-su-minorenne-parla-la-vittima-nessuno-mi-voleva-credere/

  • Quella contro-inchiesta sul prete pedofilo in Argentina

    Quella contro-inchiesta sul prete pedofilo in Argentina

    Papa Francesco, ai tempi dell’Argentina, ha provato a orientare la giustizia in relazione al caso di un prete pedofilo? Per qualcuno sembrerebbe di sì, ma siamo nel campo delle accuse prive di prove

    Giuseppe Aloisi

    Papa Bergoglio ha mentito in relazione a una contro-inchiesta della Chiesa argentina su un prete condannato per pedofilia? A chiederselo, di questi tempi, sono soprattutto alcuni vaticanisti critici nei confronti dell’operato del pontefice argentino.

    Su quei blog, peraltro, che il vescovo di Roma ha già confessato di non leggere. Fatto sta che un video pubblicato e diffuso all’estero ha rilanciato una vicenda, del tutto presunta, di cui si era già parlato tempo fa e che ha ricominciato a circolare.

    La storia sullo sfondo è la seguente: un sacerdote appartenente alla diocesi di Buenos Aires, don Julio Cesar Grassi, potrebbe essere stato oggetto di una contro-inchiesta promossa dall’allora Conferenza episcopale argentina e magari voluta proprio dall’arcivescovo della capitale: l’ecclesiastico che sarebbe divenuto poi il Santo Padre. Bergoglio, all’interno di un libro, ha asserito che nella sua diocesi non ci sono mai stati episodi di questa tipo, ma il “caso Grassi” potrebbe smentire l’asserzione del gesuita.

    Grassi, come si legge qui, è stato condannato dalla giustizia civile a quindici anni di carcere per abusi sessuali ai danni di minori. Una storia correlata anche dal fatto che il prete in questione gestisse un orfanotroio. Siamo alla fine della prima decade degli anni 2000. L’episcopato argentino, però, avrebbe provato a orientare la giustizia attraverso una sorta di dossier. Marco Tosatti, sul suo blog, ha scritto che “non si trattava di un libretto: duemilaottocento pagine divise in due tomi. Dice il documentario: ‘Un testo legale interno della Chiesa argentina’, che accusava i ragazzi di ‘falsità, menzogne, inganno e invenzione’”.

    Questo documento sarebbe stato inoltrato ai giudici che dovevano decidere sulla sentenza di primo grado. Della vicenda di Grassi e del presunto tentativo di provare a orientare la giustizia si può leggere anche su Dagospia, che ha riportato un pezzo del giornalista citato. Ecco, quindi, la parte della storia che riguarderebbe in modo diretto Papa Francesco.

    Il documentario, nel suo insieme, si chiama “Abusi sessuali nella Chiesa: il Codice del Silenzio” ed è di produzione francese. Tra le immagini ci sono anche quelle in cui una giornalista riesce a parlare con Bergoglio, in piazza San Pietro, chiedendogli del ‘caso Grassi’: “Santità, durante il caso Grassi lei ha cercato di influenzare la giustizia argentina?”. A questo punto il papa si blocca e si fa ripetere quanto chiesto. Poi risponde di “no”. La domanda viene riproposta: “Allora perché ha commissionato una contro-inchiesta?”, ma Bergoglio replica ancora sostenendo di non averlo mai fatto.

    Un testimone avrebbe detto: “Non dimenticherò mai quello che padre Grassi continuava a ripetere durante il processo: ‘Bergoglio non ha mai lasciato la mia mano’”. Sarebbe davvero molto scottante se il quadro ipotizzato venisse confermato, ma per ora non sembrerebbero essere emerse prove.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-papa-ha-mentito-sul-prete-pedofilo-ecco-video-choc-1577582.html?mobile_detect=false
  • Caso Provolo: perché Papa Francesco sapeva degli abusi

    Caso Provolo: perché Papa Francesco sapeva degli abusi

    Le vittime dell’abuso sessuale ecclesiastico assicurano che Francesco non poteva ignorare gli abusi nell’istituto di Mendoza e La Plata. Le ragioni

    Francesco è entrato in carica nel 2013, quando l’accusa di pedofilia nel dell’Istituto Provolo non era nuova. Per le vittime, non c’è dubbio che Bergoglio conoscesse la situazione, anche se non ha preso provvedimenti al riguardo fino al momento in cui la giustizia Argentina ha arrestato gli imputati.

    Per dimostrare la conoscenza di Francesco della situazione, le vittime sottolineano un fatto: lo stesso anno in cui Francesco ha iniziato il suo pontificato, un gruppo di vittime di abusi sessuali in una sede del Provolo a Verona (Italia) ha prodotto un rapporto in cui ha dettagliato cosa era successo a loro. Quella fu l’unica volta che hanno ricevuto una risposta ufficiale, firmata dall’Arcivescovo Angelo Beccio, Segretario per gli Affari Generali della Santa Sede. Nel testo, le autorità hanno affermato il loro impegno a “sostenere il dramma delle vittime e indagare sui casi”.

    L’anno seguente, nel 2014, hanno effettuato un’altra serie di azioni per pubblicizzare ciò che era accaduto loro. In primo luogo, hanno fatto un video e hanno dato i nomi dei membri del Provolo che li avevano abusati, tra i preti menzionati apparvero Nicola Corradi, Eliseo Primati e Luigi Spinelli. I tre, all’epoca, erano già trasferiti in Argentina. The Survivors Network assicura che Francesco abbia visto il video.

    Mesi dopo, ritornarono per inviare una lettera in Vaticano nella quale consegnavano, uno per uno, tutti i molestatori. La lettera non ha avuto risposte.

    Quello stesso anno, una delle vittime dell’Italia, Giuseppe Consiglio, riuscì a ottenere un incontro con Francesco. Nel corso dell’incontro, l’uomo ha consegnato in mano al Papa una lettera che gli raccontava degli abusi che aveva subito mentre era studente del Provolo.

    Nel novembre 2016 è scoppiato lo scandalo in Argentina. Dopo la prima denuncia alle autorità a Mendoza, un’inchiesta è iniziata e vengono arrestati, tra gli altri, i preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, lo stesso che era già stato accusato in Italia.

    Quando la situazione divenne pubblica, nel marzo 2017, Francesco decise di nominare due religiosi, Dante Simón e Juan Martínez, per condurre un’indagine canonica preliminare sul caso Mendoza. Qualche tempo dopo, decise di nominare monsignor ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey, come “commissario apostolico” per seguire da vicino le cause.

    (traduzione con Google Translate)

    http://noticias.perfil.com/2018/09/15/caso-provolo-por-que-el-papa-francisco-sabia-de-los-abusos/