Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • SAN GIORGIO A CREMANO. DON MICHELE DE MASI FERMATO MENTRE FA SESSO CON 15ENNE ADESCATA IN CHAT

    SAN GIORGIO A CREMANO. DON MICHELE DE MASI FERMATO MENTRE FA SESSO CON 15ENNE ADESCATA IN CHAT

    (ANSA) – NAPOLI, 6 LUG – Un sacerdote e’ stato sorpreso in Tangenziale a Napoli, mentre in auto consumava un rapporto sessuale con una liceale di 15 anni, adescata via chat.

    La ragazza non sapeva di trovarsi con un sacerdote: si tratta di M.D.M., che da religioso opera a San Giorgio a Cremano, nel Napoletano, e che per ora e’ stato denunciato a piede libero per violenza sessuale in danno di minori. Nell’auto dell’uomo e’ stato trovato anche l’abito talare.

    Il prete, sotto la quarantina, aveva corteggiato la ragazzina per mesi, sostenendo di essere un professore – questo e’ quello che ha raccontato la quindicenne – e diventando un punto di riferimento per lei, figlia di genitori separati, con qualche problema nel relazionarsi ai coetanei.(ANSA).

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2010/07/06/visualizza_new.html_1850221049.html

  • Parroco pedofilo, c’é stupore e incredulità tra i fedeli

    Parroco pedofilo, c’é stupore e incredulità tra i fedeli

    C’é stupore e incredulità tra i fedeli e i cittadini a San Giorgio a Cremano (Napoli) dopo la denuncia di un sacerdote sorpreso in una piazzola della tangenziale dalla polizia stradale mentre consumava un rapporto sessuale con una 15enne conosciuta in chat.

    L’episodio è accaduto nella serata di ieri a Napoli. La ragazzina non sapeva di trovarsi in compagnia di un prete; lui l’aveva corteggiata per mesi, sostenendo di essere un professore, secondo quanto ha raccontato la quindicenne, e diventando un punto di riferimento per lei, figlia di genitori separati.

    Nell’auto dell’uomo gli agenti hanno trovato anche l’abito talare. “Credevo fosse mio amico – avrebbe detto la minorenne all’assistente sociale con cui si è confrontata dopo la denuncia prima di essere riaffidata alla madre – non immaginavo fosse un prete”. Per il sacerdote è scattata una denuncia a piede libero per violenza sessuale in danno di minore. Intanto la notizia nel centro vesuviano viene commentata per tutto il giorno, quasi ad un’unica voce: “Siamo sorpresi”. Basta fare un giro nei pressi della parrocchia in cui opera il sacerdote per capire l’umore che tira. “Siete sicuri che è lui? Non posso crederci” dice un fedele.

    “Sono sorpreso ed è difficile commentare quando lo conosci… mi risulta che abbia organizzato di recente una festa parrocchiale – dice un conoscente – . Siamo però in una epoca di caccia al prete”. “Lo conosco come impegnato con i giovani, nelle parrocchie cittadine e non voglio se ne faccia una caccia all’untore” aggiunge un altro conoscente, anchéegli cittadino di San Giorgio. Un sacerdote del Vesuviano raggiunto al telefono commenta con amarezza quanto sta avvenendo.

    “Ho appreso solo in serata la notizia – dice – e non so cosa rispondere… Non so ancora come si sono svolti i fatti”. Poi però aggiunge: “Prima di condannare, bisogna capire”. Voci divergenti tra i responsabili delle associazioni impegnate a difesa dei minori. C’é chi chiede misure drastiche come il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia.

    “Per conferire credibilità allo sforzo che la Chiesa sta producendo per arginare il fenomeno della pedofilia tra i sacerdoti, sarebbe necessario spretare l’uomo”. Intanto, la presidente dell’Associazione antipedofilia ‘Un patto per la vita’, Vincenza Calvi, ha presentato una denuncia contro i poliziotti “che non hanno arrestato il sacerdote, come prevede la legge, colto in flagranza mentre consumava un rapporto sessuale”.

    http://www.metropolisweb.it/Notizie/Campania/Cronaca/parroco_pedofilo_c_e_stupore_e_incredulita_fedeli.aspx

  • «Don Lu e lei, in moto, a benedir case»

    «Don Lu e lei, in moto, a benedir case»

    A maggio dell’anno scorso, quando ci furono le presunte violenze, erano andati insieme in scooter a benedire le case dei parrocchiani sulle alture di Alassio, in frazione Moglio. Don Luciano Massaferro -accusato di violenza sessuale, in carcere da più di sei mesi- e la sua chierichetta dodicenne presunta vittima, erano insieme, solo loro due. Ma sarebbero stati visti.

    «È falso, lei non c’era, e lo dimostreremo, era un’altra bambina», la tesi degli avvocati difensori.

    Ieri mattina in Tribunale al processo per violenza sessuale sono state ascoltate come testimoni non soltanto due donne, che avevano ricevuto la visita del sacerdote, ma anche quattro coetanee della presunta vittima. Le amichette del catechismo, della parrocchia, dei campi solari. Maglietta e coda di cavallo. Ragazzine dodicenni depositarie delle confidenze e dei racconti sulle violenze riferite. Hanno parlato per mezz’ora ciascuna. E poi invece dopo di loro, ma soltanto per pochi minuti, alcune residenti della frazione L.D.M. e G.S. e un altro prete, G.C., di Vigevano, a cui don Massaferro avrebbe promesso di regalare il pc, poi ritrovato dalla polizia. Accompagnate dai loro familiari ieri mattina le quattro ragazzine sono state riprese e ascoltate dai giudici in un’audizione protetta, in una saletta appartata del tribunale. Dove di solito si tiene la camera di consiglio, al secondo piano. La stanza in cui si trovavano, era collegata tramite video con l’aula in cui c’era il pubblico ministero e gli avvocati. Un’aula con finestre e porte sigillate da cartoni per celare all’esterno le immagini proiettate in diretta, e dove i microfoni, i banchi e le gabbie avrebbero potuto turbare il loro equilibrio. Il capo d’imputazione è infatti «atti sessuali con minorenne» (articolo 609 del codice penale). La pena va dai 5 ai 10 anni di reclusione. Le quattro ragazzine hanno ripetuto gli abusi riferiti dalla chierichetta. «Giochi» a cui era costretta sullo scooter, in biblioteca, nel capanno di campagna. Le domande del pm Giovanni Battista Ferro, e degli avvocati Alessandro Chirivì e Mauro Ronco (Massaferro) e Mauro Vannucci (parte civile), sono state filtrate e poste con estrema delicatezza dal presidente del collegio giudicante Giovanni Zerilli (a latere i giudici Marco Rossi e Laura De Dominicis).

    «Racconti riferiti, ma basati su fantasie e lo dimostreremo in base alle nostre indagini difensive» è la convinzione dei legali del sacerdote che ieri non era in aula, scegliendo di rimanere in carcere a Sanremo.

    «Con noi don Lu non si comportava così» hanno spiegato le piccole ai giudici.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2010/07/02/AMZL7spD-benedir_moto_case.shtml

  • Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    Viaggio nel seminario dove i vicerettori commettono abusi sessuali

    La vicenda riguarda il Maria Immacolata di Brescia dove, nonostante divesri preti siano coinvolti in episodi di pedofilia, la Chiesa non ha mai preso provvedimenti

    Fare un attimo mente locale ci si dovrebbe interrogare su cosa stia accadendo, da anni, al seminario diocesano di Brescia, il “Maria Immacolata”. Perché di immacolato sembra esserci solo il nome, visto il numero di condanne che si susseguono a carico di personaggi che col seminario hanno avuto parecchio a che fare, e decisamente da vicino.

    La storia parte da lontano, ma esplode un primo scandalo nel 2002, quando il vicerettore del seminario, don Luigi Facchi, scompare improvvisamente da Ome, la cittadina in cui svolgeva il proprio ministero. Si viene a sapere in seguito che una mattina molto presto i carabinieri si sono presentati in canonica, e da quel momento il sacerdote non si è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. La denuncia, partita dai genitori di un ragazzino di Gottolengo, suscita una levata di scudi da parte dell’intero paesino in favore del sacerdote. Ma poco dopo don Luigi Facchi patteggia 6 anni per crimini di pedofilia, e da quel momento di lui si perdono le tracce. Come di consueto, non si hanno notizie di eventuali procedimenti canonici aperti dalla deputata Congregazione per la Dottrina della Fede sul suo conto.

    A sostituire don Luigi come vicerettore al seminario “Maria Immacolata” viene chiamato un giovane, l’appena trentenne don Marco Baresi. Un incarico delicato, quello conferito a don Marco, non solo per le tristi vicende giudiziarie del suo predecessore, ma anche per le responsabilità, insite nel suo compito, di educare e proteggere i giovanissimi seminaristi a lui affidati. Ma il nuovo vicerettore è destinato a mettere nuovamente in imbarazzo la curia bresciana. Il 27 novembre 2007, i carabinieri sono di nuovo alla porta di una canonica, e don Marco Baresi viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore di 14 anni, suo seminarista. Sul computer di don Marco vengono rinvenute tracce di filmati pedopornografici, ma il sacerdote lascia intendere di non essere il solo ad utilizzare quel pc.

    Su istanza della difesa ottiene gli arresti domiciliari. Le attestazioni di solidarietà e di stima si sprecano, dall’amministratore del seminario ai vari prelati. Certo, esiste la presunzione di innocenza, ma per la vittima neppure una parola. Forse proprio in virtù della certezza dell’innocenza del sacerdote la Curia, informata delle indagini in corso sul conto di don Marco da ben 5 mesi prima dell’arresto, non aveva ritenuto necessario sospendere dall’incarico il vicerettore, in modo da evitare che avesse un contatto quotidiano con adolescenti, né il vescovo aveva stimato opportuno nominare un promotore di giustizia, per svolgere un’inchiesta nell’ambito di un regolare processo penale canonico.

    In primo grado, don Marco Baresi è condannato a 7 anni e 6 mesi. Ricorso in appello, rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, aula brulicante di parrocchiani con magliette colorate su cui è stampato “freeDON” pronti a sostenere che don Marco è un sacerdote di moralità specchiata e irreprensibile. La Corte d’appello, però, conferma la sentenza di primo grado, e i difensori del sacerdote attendono la pubblicazione della sentenza per presentare ricorso in Cassazione.

    Quello che però risulta veramente incredibile non sono le attestazioni di stima cui si assiste ogni volta che un sacerdote è incriminato e finisce a giudizio, quanto le affermazioni contenute nella lettera al clero bresciano del vescovo Luciano Monari dopo la sentenza di condanna in appello a don Marco Baresi: “Per quanto mi riguarda personalmente, avevo espresso fiducia in don Marco e avevo speranze grandi in una sua assoluzione. Mi affidavo anche al diritto biblico che dice: “Un solo testimone non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato uno abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o tre testimoni.” Naturalmente il diritto moderno usa altri parametri; il testo del Deuteronomio non invalida la diversa valutazione dei giudici, ma mi spinge a custodire una cautela grande.”

    E meno male che il diritto moderno usa altri parametri, perché l’abuso sessuale non è un reato che, in genere, si commetta su pubblica piazza, ed è difficile trovare testimoni che siano stati presenti al momento dei fatti. Se fosse per la legge biblica del Deuteronomio, tutti i pedofili se ne andrebbero in giro liberi e indisturbati. Ovviamente il vescovo preferisce ricorrere al Vecchio Testamento piuttosto che prendere atto del fatto che esiste una giustizia statuale, non amministrata da ecclesiastici, non fondata su versetti biblici, alla quale anche i religiosi sono sottoposti. Indipendentemente dalla “grande cautela” con cui il prelato accoglie la “diversa valutazione dei giudici” che hanno pronunciato una sentenza basata sul Codice Penale piuttosto che sulla Bibbia.

    Peccato che il prelato nulla abbia detto della recentissima condanna, la terza, di un altro sacerdote, anche quest’ultimo transitato per il seminario di Brescia, di cui era stato vicerettore e padre spirituale dal 1991 al 1998, prima di don Luigi Facchi. Il sacerdote si chiama Claudio Ballerini, classe 1961, dal 1998 parroco di Lodrino, sempre in provincia di Brescia. Nel 2002 si era preso una multa per esibizionismo, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese. Fu trasferito in Umbria, presso la Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza “per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”. Che però non sembra essere stato di utilità, considerando che nel 2008 don Claudio è di nuovo rinviato a giudizio su denuncia di due sedicenni: in piazza Partigiani, proprio a Perugia e proprio durante il “processo di rafforzamento dell’identità”, il sacerdote si era abbandonato a plateali atti di autoerotismo. Il 30 marzo di quest’anno il giudice l’ha condannato ancora una volta a sei mesi di reclusione.

    Difficile credere alle coincidenze quando gli ultimi tre vicerettori di un seminario risultano coinvolti in casi di abusi sessuali. Eppure nessuna indagine è stata aperta dal Vaticano sul “Maria Immacolata”, per accertare la sicurezza dei bambini e dei ragazzi, sebbene fosse doverosa dopo quanto accaduto. E intanto al seminario bresciano è partito il “campo vocazionale” estivo, riservato a ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni, un’esperienza di cinque giorni a Corteno Golgi, “per conoscere meglio Gesù e la sua chiamata”. Non c’è da biasimare i genitori se l’adesione non è stata eccezionale.

    Vania Lucia Gaito

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/viaggio-nel-seminario-dove-i-vicerettori-commettono-abusi-sessuali/34976/

  • Pedofilia: rinviata a 1 ottobre sentenza per prete accusato di molestie

    Pedofilia: rinviata a 1 ottobre sentenza per prete accusato di molestie

    30 Giugno 2010 18:04 CRONACHE

    MILANO – E’ stata posticipata al prossimo 1 ottobre la sentenza a carico di un sacerdote di 75 anni, accusato di violenza sessuale aggravata.

    Il prete, nel 2007, avrebbe molestato una bambina di 7 anni nel suo ufficio, vicino la parrocchia di Arese. Dopo aver ascoltato l’arringa difensiva, i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano hanno deciso di aggiornare la camera di consiglio e quindi l’udienza. L’accusa ha chiesto per il sacerdote una condanna a cinque anni di reclusione. (RCD)

  • Catechista pedofilo, condanna bis sesso via webcam con un ragazzino

    Catechista pedofilo, condanna bis sesso via webcam con un ragazzino

    L’uomo è un ex commesso della Procura in carcere per abusi nei confronti di un quindicenne. Le indagini hanno messo in luce una sua sistematica attività di adescamento di adolescenti su Internet. E’ così scattata una nuova sentenza: 5 anni per aver costretto un minore a rapporti sessuali via webcam. Il suo avvocato si è rivolto in Cassazione contro la sentenza del primo caso
    La prima vittima l’aveva conosciuta in parrocchia, la seconda su Internet. E’ stato raggiunto da una nuova condanna l’ex commesso della Procura di Bologna arrestato nel maggio del 2008 con l’accusa di pedofilia. Nel primo caso era finito in carcere per avere abusato di un quindicenne conosciuto nella parrocchia dove per anni era stato catechista, un ragazzino al quale aveva fatto da padrino per la cresima e che saltuariamente incontrava nella sua abitazione. Ad accorgersi che qualcosa non andava furono i genitori dell’adolescente. Indagando scoprirono che il figlio veniva circuito con lusinghe e piccoli regali come ad esempio la ricarica del cellulare.

    Nel gennaio del 2009 fu condannato a otto anni, pena che sta scontando nel carcere bolognese della Dozza. In quell’occasione scattarono gli accertamenti sulla sua attività informatica che dimostrarono come l’uomo tentasse di adescare i ragazzi su Internet sistematicamente. Fu raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale e detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche finalizzate all’adescamento dei minorenni. Vennero individuate altre potenziali vittime tra cui un ragazzino slavo che secondo l’accusa fu indotto ad esibirsi via webcam. Per questo episodio oggi l’ex commesso è stato condannato a cinque anni.

    Durante le indagini si presentò anche un uomo sulla trentina raccontando di essere stato vittima di abusi simili da parte dell’imputato quando aveva circa 13 anni. Un episodio per il quale però è scattata la prescrizione. Il difensore del cinquantunenne ha presentato appello in Cassazione contro la sentenza di appello che ha confermato la condanna in primo grado a otto anni per la vicenda della prima vittima, quella che ha aperto l’inchiesta.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/06/28/news/una_seconda_condanna_per_il_pedofilo_cinque_anni_per_l_adescamento_di_un_ragazzino-5225812/

  • DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

    DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

    DON PEZZINI: IL PRETE OMOSESSUALE IN CARCERE, LE SUE COPERTURE E I TANTI APPOGGI

    don Domenico Pezzini(30/05/2010) – Gli avvocati di don Domenico Pezzini, 73 anni, incardinato nella Diocesi di Lodi, ma da 40 anni “imboscato” in quella di Milano, arrestato per violenza sessuale pluriaggravata su minore, hanno avuto un confronto molto duro e aspro, con il Pm Cristiana Roveda che conduce le indagini insieme al Procuratore aggiunto Pietro Forno.

    C’è stato anche l’incontro con il Gip ma don Pezzini si è limitato a dire che conosceva il minore bengalese di anni, che lo aiutava, e che provvedeva alla sua cultura. Ma niente abusi sessuali. Il prete ha ammesso di essere omosessuale e di avere avuto relazioni con uomini sopra i 30 anni. Quindi, don Pezzini ha respinto ogni addebito, e ha chiesto di essere portato in un monastero del Lago di Como.

    A Milano diceva messa fino a cinque anni fa nella grossa parrocchia di San Giovanni Crisostomo di Via Cambini 10, ma fu allontanato dopo scontri con uno dei tre sacerdoti della stessa. Dopo i contrasti con i preti di San Giovanni Crisostomo ( Don Piero Cecchi, don Nicola Porcellini e don Attilio Vismara), l’ex aiutante Don Pezzini andava a dire la messa dalle suore di Via Agordat 50 che in questi giorni lo hanno difeso arrivando al punto di re che le riviste pornografiche che egli teneva in casa erano motivo di studio. Quale studio fosse non è dato di sapere, ma la motivazione francamente la riteniamo stupida.

    Passiamo ai Superiori di don Pezzini. Quando un sacerdote viene allontanato, come minimo, lo comunica alla Curia di origine (Lodi) e a quella in cui opera (Milano). Possibile che nessuna della due Curie fosse a conoscenza del grave allontanamento? Ora tutti dicono di essere sbigottiti e sgomenti dalla sua carcerazione. Anche noi lo siamo e siamo ovviamente dispiaciuti. nessuno gode delle sventure altrui. Ma se a san Giovanni Crisostomo Don Pezzini fu allontanato evidentemente qualche motivo ci sarà. Cinque anni fa eravamo nel 2005 e chi gestiva questi casi in Curia a Milano era quasi sempre il Vicario Generale mons. Carlo Redaelli. Possiamo ritenere che mons. Carlo Redaelli non fosse a conoscenza di niente? Lo escludiamo nella maniera più assoluta. Analogo discorso va fatto per la Curia di Lodi che è diretta dal mons. Giuseppe Merisi dal 2005, già Vescovo Ausiliare di Milano.

    E’ credibile che il vescovo Merisi non fosse a conoscenza di questo allontanamento da San Giovanni Crisostomo di un suo prete? E il parroco di San Giovanni Crisostomo non ha nulla da dire? Come vedete qualcuno sapeva ma ha coperto don Pezzini e lo ha spedito a dire Messa dalla suore dell’Ordine agostiano in Via Agordat 50. Per il resto della settimana egli viveva da solo in un appartamento in un grosso stabile di via privata Terenzio Mamiani convivendo con molte etnie. Nel palazzo ci sono, infatti, molti cinesi, marrocchini, egiziani, tunisini, cingalesi ecc. In ogni caso se qualcuno fosse intervenuto per tempo forse Don Pezzini non sarebbe invischiato in questa brutta storia. In conclusione noi condividiamo sui sacerdoti le parole di papa Benedetto XVI: “L’autorità umana non è mai un fine, ma sempre e solo un mezzo e, necessariamente ed in ogni epoca, il fine è sempre la persona, creata da Dio con la propria intangibile dignità e chiamata a relazionarsi con il proprio Creatore, nel cammino terreno dell’esistenza e nella vita eterna”.

    Lo ha ricordato Benedetto XVI parlando ai circa 25 mila fedeli radunati in piazza san Pietro per la tradizionale udienza del mercoledì dedicata nei giorni scorsi al compito del sacerdote “di governare, di guidare, con l’autorità di Cristo, la porzione del Popolo che Dio gli ha affidato”. “La Chiesa – ha detto il Papa – è chiamata e si impegna ad esercitare questo tipo di autorità che è servizio, e la esercita non a titolo proprio, ma nel nome di Gesù Cristo. Attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo pasce il suo gregge. Ma il Signore Gesù, Pastore supremo delle nostre anime, ha voluto che il Collegio Apostolico, oggi i Vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, e i sacerdoti, loro più preziosi collaboratori, partecipassero a questa sua missione di prendersi cura del Popolo di Dio, di essere educatori nella fede, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana. Pascere il gregge del Signore” ha ribadito il Pontefice “è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore senza limiti, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani, delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l’infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza”. Compito pastorale che “è fondato sul sacramento”, ma la cui “efficacia non è indipendente dall’esistenza personale del presbitero”.

    “Per essere Pastore – ha rimarcato Benedetto XVI – occorre un profondo radicamento nella viva amicizia con Cristo”. “Infatti, nessuno è realmente capace di pascere il gregge, se non vive una profonda e reale obbedienza a Cristo e alla Chiesa, e la stessa docilità del popolo ai suoi sacerdoti dipende dalla docilità dei sacerdoti verso Cristo”. Il Papa ha poi evidenziato che “al di fuori di una visione soprannaturale, non è comprensibile il compito di governare proprio dei sacerdoti. Esso, invece, sostenuto dal vero amore per la salvezza di ciascun fedele, è prezioso e necessario anche nel nostro tempo. Il compito di guidare si configura come un servizio vissuto in una donazione totale per l’edificazione del gregge, spesso andando controcorrente e ricordando che chi è il più grande si deve fare come il più piccolo, e colui che governa, come colui che serve”.

    E’ “nella piena fedeltà a Cristo e alla Chiesa” che il sacerdote oggi “può attingere la forza per l’esercizio del proprio ministero. Il modo di governare di Gesù non è quello del dominio, ma è l’umile ed amoroso servizio della Lavanda dei piedi, e la regalità di Cristo sull’universo non è un trionfo terreno, ma trova il suo culmine sul legno della Croce, che diventa giudizio per il mondo e punto di riferimento per l’esercizio dell’autorità che sia vera espressione della carità pastorale. Cari sacerdoti – ha concluso Benedetto XVI – non abbiate paura di guidare a Cristo ciascuno dei fratelli; sappiate vivere apprezzando i pregi e riconoscendo i limiti della cultura in cui siamo inseriti, con la ferma certezza che l’annuncio del Vangelo è il maggiore servizio che si può fare all’uomo. Non c’è, infatti, bene più grande, in questa vita terrena, che condurre gli uomini a Dio, risvegliare la fede, sollevare l’uomo dall’inerzia e dalla disperazione, dare la speranza che Dio è vicino e guida la storia personale e del mondo”.

    Alberto Giannino
    alberto.giannino@gmail.com

  • Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»

    Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»

    Idv: «solerzia incomprensibile»
    Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»
    Emendamento dei senatori del centrodestra al ddl sulle intercettazioni: «Necessario contro incostituzionalità»

    idv: «solerzia incomprensibile»

    Violenza su minori, non scatterà l’arresto per gli episodi «di lieve entità»

    Emendamento dei senatori del centrodestra al ddl sulle intercettazioni: «Necessario contro incostituzionalità»

    ROMA – Tra gli emendamenti presentati dai senatori del Pdl al ddl sulle intercettazioni ce n’è uno che parla di violenza sui minori. Non è tra le proposte di modifica pubblicate sul sito Pdlsenato.it. L’emendamento prevede che nei casi di violenza sessuale «di lieve entità» nei confronti di minorenni non scatti l’obbligo dell’arresto in flagranza.

    «ERRORE MATERIALE» – Una nota del gruppo del Pdl al Senato spiega che la norma relativa alla pedofilia, modificata con un emendamento del centrodestra al ddl intercettazioni era solo la «correzione a un errore materiale commesso in precedenza». «La commissione Giustizia del Senato – si legge nel comunicato – ha con grande senso di responsabilità ulteriormente ampliato i casi di arresto obbligatorio in flagranza prevedendo che anche nelle ipotesi di atti sessuali con minorenni si applichi la stessa normativa della violenza sessuale». «Per un mero errore materiale – prosegue la nota – non era stata prevista la non applicabilità dell’arresto obbligatorio nei casi di minore gravità così come già avviene per la violenza sessuale. Tale omissione avrebbe reso la norma incostituzionale sia per la disparità con la violenza sessuale, sia perché la pena nel minimo, nei casi di minore gravità, è ampiamente al di sotto della soglia della sospensione condizionale e dell’affidamento in prova». «Con tale previsione, quindi – conclude il Pdl -, si statuisce un deciso inasprimento in tema di custodia cautelare a protezione dei minorenni, ancorché non si tratti di episodi di violenza».

    IDV: INCOMPRENSIBILE – «È davvero strana tutta questa sensibilità giuridica su una norma di un disegno di legge che è, a dir poco, incostituzionale e pieno di contraddizioni. Il responsabile giustizia dell’Idv Luigi Li Gotti commenta così la spiegazione che il gruppo del Pdl a Palazzo Madama dell’emendamento presentato dal centrodestra sulla violenza per i minori. «È davvero incomprensibile – prosegue – come si ponga attenzione su un possibile rilievo di incostituzionalità tra gli “atti di violenza” e la “violenza sessuale” sui minori. Mi sembra una sottigliezza giuridica senz’altro eccessiva in un provvedimento al quale mancano le basi, pieno di lacune e norme incostituzionali». «La spiegazione del Pdl, insomma – conclude il senatore dell’Idv -, suscita sospetti e non convince affatto».

    NAPOLITANO – Pochi giorni fa, intervenendo a un convegno dell’associazione Telefono Azzurro, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto alla politica di «intervenire tempestivamente e perfezionare, anche sul piano sanzionatorio, tutte le misure dirette a combattere ogni forma di violenza sui minori».

    Redazione online
    28 maggio 2010

    http://www.corriere.it/politica/10_maggio_28/intercettazioni-arresto-violenza-minori_8639e8e2-6a88-11df-bd58-00144f02aabe.shtml

  • Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati”

    Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati”

    Interrogatorio in vista per il sacerdote milanese accusato di abusi sessuali su un tredicenne
    La presunta vittima era affidato a una comunità. Il vescovo di Lodi: “Sorpresi e amareggiati”
    di EMILIO RANDACIO

    Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati” Don Domenico Pezzini

    Spiegherà la sua verità nel carcere di San Vittore. Don Domenico Pezzini, in carcere con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo di appena 13 anni, alle persone che ha incontrato a San Vittore ha comunque confidato di essere in grado di chiarire la sua posizione. Contro di lui, le confessioni di un ragazzo del Bangladesh, non ancora maggiorenne, che don Pezzini, paladino dei diritti dei gay cattolici, avrebbe frequentato per ben tre anni, fino al 2009. Nel corso della perquisizione nell’abitazione del sacerdote, gli agenti della squadra mobile hanno rinvenuto materiale pornografico.

    Nell’ordinanza di undici pagine il gip Giuseppe Vanore ripercorre le tappe del racconto del giovane, iniziato nel dicembre scorso, e seguito da una comunità perché segnalato dai servizi sociali per un contesto familiare particolarmente difficile. Le violenze, secondo la sua versione, sarebbero iniziate nel 2006, quando il sacerdote ha conosciuto il ragazzino. Il vescovo di Lodi, monsignor Giuseppe Merisi, alla cui diocesi don Pezzini appartiene, ha espresso la sua «amarezza» per la notizia dell’arresto che «ci ha colto completamente di sorpresa». Alla vicenda, ha spiegato, «guarderemo nella naturale fiducia verso la magistratura».

    «Don Pezzini — ha voluto rimarcare Merisi — ordinato a Lodi, vive fuori dalla diocesi dal 1968» e «risiede e opera a Milano da oltre quarant’anni e non ha incarichi nella nostra diocesi. Nonostante ciò siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la magistratura civile».

    I componenti del Guado, il gruppo di ricerca su fede e omosessualità del quale don Domenico Pezzini era stato fondatore, invece si dicono «increduli» per il provvedimento adottato dal tribunale. In un messaggio riportato sul sito del gruppo raccontano che «la prima reazione che proviamo è quella dell’incredulità. Se infatti è vero che le nostre strade si sono separate più di venticinque anni fa è anche vero che la nostra stima nei suoi confronti è ancora grande: di lui apprezziamo il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti che ha aiutato a conservare la fede».

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/05/26/news/pedofilia_don_pezzini_dalla_cella_chiarir_tutto_con_i_magistrati-4362317/

  • Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    26/5/2010 (8:9) – IL CASO
    Il parroco amico dei gay in manette per pedofilia
    Domenico Pezzini, 73 anni, difende i gay nella Chiesa

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini
    Si battè per i diritti omosessuali
    LODI
    Un altro episodio che scuote il mondo eccelsiastico milanese, dai contorni ancora tutti da chiarire a causa del muro di silenzio opposto da investigatori e inquirenti.

    È l’arresto con l’accusa di violenza sessuale ai danni di minori di una sacerdote di 73 anni, della Diocesi di Lodi, Domenico Pezzini. Il sacerdote, arrestato ieri dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino straniero che all’epoca dei presunti abusi aveva 13 anni. La relazione con il ragazzo, che ora è maggiorenne, sarebbe proseguita fino a quando questo ne ha avuto 16. Inizialmente Don Pezzini lo avrebbe aiutato economicamente e a studiare ma, una volta che il giovane è stato portato in comunità, agli educatori che lo vedevano ombroso e inquieto ha cominciato a raccontare il presunti abusi. Nel corso di una perquisizione in casa del sacerdote, a Milano, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico, nell’ambito di un’inchiesta che prosegue da alcuni mesi condotta dal pm Cristiana Roveda e dal procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, in particolare, dagli anni ’80, è animatore di gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Gruppi attivi in diverse città d’Italia e trasversali a tutte le chiese italiane e che dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

    Don Pezzini è stato docente di linguistica inglese all’Università di Verona ed è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto ’Gruppo del Guadò, nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana.

    Il sacerdote non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo. Don Domenico Pezzini, tra l’altro, è autore del libro ’Alle porte di Sion’ che raccoglie diverse esperienza autobiografiche di uomini e donne ommosessuali, accomunicati da una sincera fede in Cristo. Testimonianze desiderose di poter conciliare la fede nel Vangelo con l’insegnamento della Chiesa, nella quale cercano di trovare uno spazio di ascolto e di condivisione. Così finisce uno dei tanti suoi scritti sulla omosessualità non accettata dalla Chiesa cattolica «Vivere da omosessuali è un diritto, certo, ma è anche e soprattutto un impegno».