Un’autentica storia dell’orrore quella emersa e raccontata nelle aule di un tribunale francese, dove si è dibattuto il caso del prete pedofiloOlivier de Scitivaux de Greische, finito a processo per lo stupro di alcuni bambini. L’ex parroco, che oggi ha 64 anni, non solo ha confermato le accuse, ma ha anche ammesso di aver abusato sessualmente di altre piccole vittime innocenti.
Il caso di Orléans
In questi giorni si è chiuso un terribile cerchio apertosi anni fa. Il caso, secondo quanto riferisce la stampa francese, risale alla fine degli anni ’90, quando Olivier de Scitivaux de Greische era parroco ad Orléans e i cittadini lo stimavano molto, ritenendolo un punto di riferimento per la comunità. Era al sacerdote che spettava l’educazione dei più piccoli, che venivano affidati con fiducia a lui per le lezioni di catechismo.
Una sera del 1989, Olivier de Scitivaux de Greische, molto amato dalle famiglie religiose del posto, rimase a cena a casa di una coppia con tre bambini. I genitori non avrebbero mai potuto immaginare ciò che sarebbe accaduto. Il parroco venne ospitato per la notte nella stanza della maggiore dei fratelli, una bambina di 9 anni. Pare che a un certo punto l’orco lasciò la camera con il pretesto di andare al bagno, e invece si intrufolò nella stanzetta della bimba più piccola, abusando di lei. Durante gli incontri successivi con la famiglia, il parroco violentò anche degli altri fratelli.
Uno scandalo senza precedenti per la Chiesa. Le vittime, che oggi hanno 40 anni, hanno lottato strenuamente per inchiodare l’ex sacerdote alle sue responsabilità. Nel corso dell’udienza tenutasi martedì scorso, però, Olivier de Scitivaux de Greische ha confessato tutto. “Quando non ce n’era uno disponibile, c’era il secondo o il terzo”, ha dicharato l’ex parroco, indicando i tre fratelli, come riportato dal portale Midi Libre. Raccapricciante il racconto della vittima più giovane: “Guardate bene le sue mani, è nelle sue mani che ho eiaculato la prima volta, sono le sue mani che danno l’Eucaristia“.
La condanna
Lo scorso sabato i giudici del tribunale di Loiret hanno raccolto le testimonianze dei tre fratelli, oltre a quelle di altre vittime. “Sono stato io, confermo tutte le carezze, le parole, le aggressioni e le penetrazioni che hanno raccontato. Confesso anche i primi due stupri che ho fatto, nel 1982“, ha dichiarato Olivier de Scitivaux de Greische dinanzi alla corte riunita.
Sconcertanti i tempi della giustizia. L’ex parroco, infatti, venne denunciato dalle famiglie nel 1998. La condanna è arrivata soltanto pochi giorni fa.
La corte d’Assise di Orléans ha ritenuto Olivier de Scitivaux de Greische “colpevole di tutti gli atti di stupro e violenza sessuale aggravata“. L’ex religioso è stato condannato a 17 anni di reclusione.
Quello del cardinale Gérald C. Lacroix è un nome importante nel pontificato di Francesco. Il 66enne arcivescovo canadese, infatti, è membro del Consiglio dei cardinali nominato dal Papa per farsi aiutare nel governo della Chiesa. La carriera ecclesiastica in rampa di lancio di questo ex missionario ha subìto una brusca frenata a fine gennaio con la notizia di un’accusa contro di lui nell’ambito di una class action di presunte vittime di abusi del Québec per mano di sacerdoti cattolici. Secondo quest’accusa, Lacroix si sarebbe reso responsabile di molestie sessuali ai danni di una 17 enne tra il 1987 ed il 1988. Il cardinale, che nel frattempo si è autosospeso dai suoi incarichi, compreso quello di arcivescovo metropolita di Québec, ha proclamato la sua innocenza.
Scagionato dalla Santa Sede
Martedì scorso la Sala Stampa della Santa Sede ha emesso un comunicato in cui veniva rivelato che lo scorso 8 febbraio il Papa aveva affidato ad André Denis, giudice della Corte Superiore del Québec in pensione, un’indagine canonica preliminare per chiarire la situazione del suo collaboratore. La nota, inoltre, ha fatto sapere che “il rapporto dell’indagine canonica preliminare effettuata dal giudice è stato portato a termine il 6 maggio 2024 e consegnato al Santo Padre nei giorni successivi” e che “alla luce dei fatti esaminati dal giudice, il rapporto non consente di identificare alcuna azione che si configuri come cattiva condotta o abuso da parte del Cardinale Gérald C. Lacroix. Di conseguenza, non è prevista una procedura canonica più approfondita”. Per la Santa Sede, quindi, il cardinale è innocente e l’accusa non dimostrabile.
La presunta vittima
Il comunicato ha informato, inoltre, che il Papa ha dato il permesso al giudice Denis di presentare il suo rapporto alla stampa. Cosa che è avvenuta in una conferenza nel corso della quale, secondo Valérie Gaudreau di Le Soleil, il giudice avrebbe ammesso che “il suo rapporto è incompleto”. Il problema è che il giudice non ha potuto incontrare la presunta vittima che, al di là della class action contro l’arcidiocesi del Québec, non intende sporgere denuncia penale. Come ha commentato la giornalista Gaudreau, questa circostanza fa sì che Lacroix, nonostante la presa di posizione della Santa Sede, resti in una specie di limbo. Non a caso, dopo il comunicato scagionatorio del Vaticano, il cardinale ha comunque confermato la decisione di rimanere sospeso dal suo incarico ed ha invitato la presunta vittima a fare denuncia penale contro di lui.
Il clima in Canada
Nella class action, Lacroix non è l’unico cardinale tirato in ballo. C’era, infatti, anche il nome del suo predecessore Marc Ouellet accusato da due donne di molestie che sarebbero avvenute tra il 2008 ed il 2010. Anche in questo caso la Santa Sede aveva aperto un’indagine canonica preliminare affidata a padre Jacques Servais il quale avrebbe appurato che “non sussistono elementi sufficienti ad aprire un’indagine canonica per aggressione sessuale”.
Queste accuse arrivano in un territorio come quello del Québec considerato a lungo la roccaforte cattolica in Canada e dove da qualche anno viene denunciata una forte secolarizzazione, con proposte di legge che addirittura volevano vietare ai dipendenti pubblici di indossare simboli religiosi.
In generale il clima in Canada non è molto favorevole alla Chiesa cattolica durante la presidenza di Justin Trudeau che però si proclama cattolico. In questi anni si è assistito ad un’imponente campagna su quello che è stato chiamato lo scandalo degli abusi che sarebbero stati commessi nelle scuole residenziali cattoliche ai danni dei piccoli indigeni. Secondo quest’accusa, sotto le scuole cattoliche sarebbero stati sepolti ben 215 bambini indigeni scomparsi. Nonostante lo stanziamento del Governo federale di 7,9 milioni di dollari per indagare su questo caso, nessun corpo è stato scoperto. Una sconfessione della linea aggressiva tenuta su questa vicenda dal presidente Trudeau che aveva parlato di “capitolo vergognoso” ed aveva invitato la Chiesa cattolica ad “assumersi le responsabilità” minacciando di prendere “misure dure“.
Approcci diversi
Nel caso del cardinale Lacroix, la Santa Sede si è mossa tempestivamente con un’indagine preliminare ed ha dato prova di garantismo, riabilitando pubblicamente il prelato che siede nel C9 una volta appurato l’impossibilità ad accertare la sua colpevolezza. Non sempre è andata così, però, in casi simili. La vicenda più ecclatante è probabilmente quella di monsignor Michel Aupetit che nel novembre del 2021, dopo che il settimanale Le Point aveva riferito di una sua presunta relazione con una parrocchiana considerata soggetto vulnerabile nel 2012 appresa tramite uno scambio di mail. A seguito dello scandalo, il presule – considerato un conservatore – si era dimesso da arcivescovo di Parigi. Parlando alla stampa sul volo di ritorno da Atene, il Papa aveva rivendicato la scelta di accettare quelle dimissioni e, facendo confusione tra la donna delle mail e la segretaria dell’arcivescovo, aveva sostenuto di aver preso quella decisione “non sull’altare della verità ma sull’altare dell’ipocrisia” perchè “il chiacchiericcio” aveva tolto ad Aupetit “la fama pubblicamente”. Sulla questione la giustizia francese aveva aperto un’indagine per violenza sessuale che si è conclusa il 23 agosto 2023 con l’archiviazione perchè il reato non sussiste. Nel frattempo, però, il presule è diventato un “pensionato” prima ancora dei canonici 75 anni. Sempre nel 2021 Francesco aveva invece respinto le dimissioni da arcivescovo di Amburgo di monsignor Stefan Heße, incaricato speciale per i rifugiati della Conferenza episcopale tedesca, sul quale un report relativo alla gestione abusi nell’arcidiocesi di Colonia curato dallo studio legale Gercke & Wollschläger aveva messo in luce delle presunte responsabilità di omissione risalenti al periodo in cui era vicario generale.
Garantismo, dunque, ma non sempre. Anche quando non si parla di abusi.
Più di un mal di pancia nell’opinione pubblica e tra gli addetti ai lavori sensibili alla causa garantista ha provocato la vicenda del cardinale Angelo Becciu, di recente condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione in primo grado per peculato dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, ma che prima ancora dell’inizio dell’indagine su di lui da parte del Promotore di Giustizia era stato privato dei diritti del cardinalato al termine di un’udienza con Francesco il 24 settembre del 2020.
Francesco Zanardi – Fondo svizzero risarcimenti quasi a secco
Il fondo di risarcimento creato nel 2017 per chi ha subito abusi nella Chiesa cattolica svizzera sarà presto esaurito. Questo perché le richieste di indennizzo sono significativamente aumentate dallo scorso settembre, quando è stato pubblicato l’ormai noto studio dell’Università di Zurigo, che ha portato alla luce più di mille episodi a partire dagli anni Cinquanta.
Il risarcimento accordato è modesto, un massimo di 20’000 franchi a testa. Fino a settembre erano ogni anno in media una trentina le persone che trovavano il coraggio di fare richiesta: per la precisione 44 nel 2017, 52 nel 2018, 25 nel 2019, 21 nel 2020, solo 9 nel 2021, 17 nel 2022 e 34 nel 2023. Ora però, come detto, la situazione è drasticamente cambiata.
I 500’000 franchi all’anno di cui dispone il fondo, quindi, non basteranno. La commissione che lo gestisce ha già chiesto altri soldi. Quelli ancora in cassa, saranno meno di 80’000 franchi questa estate una volta versato il dovuto per alcuni casi in sospeso, “saranno sufficienti per quattro o cinque persone”, ha confermato la presidente Liliane Gross al portale cath.ch.
I principali contributori sono la Conferenza dei vescovi svizzeri – con 300’000 franchi – e la RKZ ovvero l’associazione delle organizzazioni ecclesiastiche cantonali, che versa 150’000 franchi. Secondo cath.ch, l’aumento di questa voce di spesa avrà conseguenze: la Chiesa cattolica, per esempio, non avrà i mezzi per partecipare finanziariamente allo studio sugli abusi previsti in un prossimo futuro anche dalla Chiesa evangelica riformata.
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Alessio Di Florio – La CEI considera lo stupro un “atto impuro” con stress, aver bevuto o provocazioni “attenuanti”
“La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali” è il titolo di un dossier pubblicato da worldcrunch.com già citato in due precedenti edizioni del nostro tg.
Nel dossier sono citate alcune dichiarazioni di Mons. Ghizzoni in occasione della presentazione del primo “rapporto” della CEI nel 2022. Questo uno dei passaggi del dossier in cui si cita Ghizzoni
«Ma c’è un altro passaggio degno di nota, quando Ghizzoni spiega il senso della seconda inchiesta in corso sui preti abusatori in Vaticano: “Chi commette dai 10 ai 50 casi nella sua vita è un abusatore seriale ed è un personaggio molto pericoloso, ma chi ha commesso un solo abuso nella sua vita, un giorno in cui ha bevuto, era sotto stress o se è lasciato provocatorio, possiamo considerarlo uno psicopatico seriale? Anche per questi dovremo pensare a soluzioni”. Chissà cosa pensa la vittima del prete che quel giorno aveva bevuto. Le dichiarazioni del Responsabile della tutela dei minori sembrano una sintesi trasparente, anche se evidentemente inconsapevole, delle motivazioni della Chiesa italiana a difendersi prima di cercare giustizia e verità. In definitiva, la questione degli abusi sessuali è diventata una delle questioni chiave su cui verrà misurata la capacità della Chiesa di avere importanza nel mondo di oggi».
«Secondo Christine Pedotti, femminista cattolica e direttrice della rivista francese Temoignage Chrétien, le cause dello scandalo vanno ricercate proprio nel rapporto della Chiesa con la sessualità e la democrazia – riporta worldcrunch.com – Il pensiero ‘impuro’, la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato».
«Non esiste un legame diretto tra l’astinenza sessuale richiesta ai chierici cattolici e gli abusi, ma esiste un legame indiretto molto potente – prosegue l’analisi di Pedotti – In primo luogo, quando qualsiasi forma di attività sessuale, inclusa la semplice masturbazione, è considerata sbagliata, disordinata e peccaminosa, non esiste più una gerarchia di trasgressione: il pensiero ‘impuro’, la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato, al punto che la differenza tra peccato e crimine diventa sfumata. Questa confusione è espressa nelle stesse parole dei responsabilità, che non smettono mai di parlare di peccato, penitenza e perdono, quando dovrebbero parlare di crimine, colpa, vittima, indagine, giudizio e verdetto».
«Il problema, dice Pedotti, è che la Chiesa giudica la sessualità in relazione al sesto comandamento – non commettere adulterio – piuttosto che in termini di consenso – sottolinea worldcrunch.com – In un rapporto non consensuale è una persona che viene violata, non un comandamento. Ecco perché le vittime vengono regolarmente ignorate».
Federica Tourn – Rupnik Aparecida
Al Santuario nazionale di Nostra Signora di Aparecida, nello stato di San Paolo in Brasile, la più grande basilica mariana del mondo, è stata inaugurata l’11 maggi la facciata sud. Come la facciata nord, anche il grande ingresso meridionale è ora ricoperto dei mosaici dell’ex gesuita Marko Rupnik, il famoso teologo artista accusato di abusi da oltre venti donne. Un lavoro imponente, che ha coinvolto 41 artisti professionisti e 500 operai nel montaggio di oltre tremila metri quadri di mosaico sulla facciata e 650 metri quadri sulla colonnata con scene della Pasqua di Gesù. Si tratta della tappa più impegnativa della “Jornada biblica”, il progetto artistico e pastorale della Congregazione del Santissimo Redentore che amministra il santuario e che intende trasformarlo «nella più grande Bibbia a cielo aperto del mondo».
«Il prezzo dei mosaici è di circa mille euro al metro quadrato, senza contare i materiali, la manodopera ei lavori di produzione, dai ponteggi all’uso dei macchinari necessari a preparare l’installazione», ha dichiarato Erasmo Freitas de Abreu a Isabel Gnaccarini , collaboratrice della Folha do São Paulo. Freitas è il direttore dell’atelier di architettura e arte sacra Amacom, che lavora con artisti brasiliani, laici e religiosi, e ha partecipato alla posa dei mosaici ad Aparecida sin dall’inizio. Se si calcola che la superficie della facciata nord è di circa 2.300 metri quadri, mentre la sud supera i tremila, a cui si aggiungono i 650 metri quadri di mosaico sulla colonnata, il conto è presto fatto: i padri redentoristi potrebbero aver pagato una cifra ai sei milioni di euro per i mosaici realizzati finora, a cui vanno aggiunti tutti gli altri costi, compresi quelli vicini dell’inaugurazione di ogni facciata.
L’inaugurazione dell’11 maggio è stata appaltata in esclusiva al network interno Tv Aparecida. In Brasile finora la stampa è rimasta in silenzio: probabilmente i padri redentoristi non possono permettersi che circolino notizie sullo scandalo sessuale che ha coinvolto Rupnik, con il rischio che i devoti finanziatori aprono gli occhi e smettano di vuotare le tasche nelle casse del santuario.
I mosaici di Rupnik nella Basilica di Nostra Signora di Aparecida sono un’opera realizzata da un abusatore e pagata dai fedeli . «I pannelli dei mosaici dovrebbero essere rimossi e rispediti al Centro Aletti», ha detto Marina Massimi dell’Università di San Paolo a Crux, e ha aggiunto: «quando (Rupnik) è stato assunto, le gerarchie ecclesiastiche erano già a conoscenza delle accuse nei suoi confronti. Anche questo è un abuso, stavolta nei confronti dei fedeli che hanno donato i soldi per il progetto. Per ragioni etiche, il denaro dovrebbe essere restituito al fondo dei pellegrini».
Ludovica Eugenio – P. Hans zollner: nella questione degli abusi la risposta della chiesa è insufficiente
«Il nostro problema non è che non esistano norme o leggi adeguate. Il nostro problema è che il management non è disposto o non è in grado di implementare i propri standard e garantirne la sostenibilità». Lo ha affermato il gesuita p. Hans Zollner in una lunga intervista sugli abusi nella Chiesa rilasciata alla rivista teologica online di lingua tedesca Feinschwarz. Docente di psicologia, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di antropologia dell’Università Gregoriana, è stato membro della Pontificia Commissione Tutela Minorum fino al 2023 quando si è dimesso a causa della mancanza di trasparenza e dell’inefficienza dell’organismo.
«Nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, soprattutto quelli con la popolazione più numerosa e più giovane, la violenza sessuale non è ancora un argomento che tocca realmente il pubblico, anzi, spesso è un tabù. E sugli abusi nemmeno la Chiesa cattolica è «un blocco monolitico», afferma Zollner: «Anche nei vertici della Chiesa cattolica non esiste una linea comune». Anche se sono stati fatti passi avanti nella prevenzione, l’incontro concreto con le vittime di abusi continua ad essere «così inquietante e spiacevole» che molti nella Chiesa, tra responsabili e semplici fedeli, lo evitano.
La sensazione che la risposta della Chiesa sia inadeguata è forte anche quando la gerarchia chiede scusa: spesso – spiega il gesuita – queste parole di rammarico non provengono da una profonda convinzione personale e non hanno conseguenze adeguate. Molte suonano vuote se le preoccupazioni delle persone colpite continuano a non trovare risposta e se coloro che non hanno tenuto fede alle proprie responsabilità morali e legali si tirano indietro. Ciò accade perché, afferma, «si stanno ancora affrontando casi singoli e non si traggono conseguenze sistemiche». Insomma, «Non è ancora chiaro a molti nella Chiesa – non solo ai ministri – che alcune correzioni marginali non sono sufficienti. Credo che l’aspettativa che le radici degli abusi e degli insabbiamenti vengano analizzate, discusse e cambiate non sia stata soddisfatta. La mentalità, gli atteggiamenti e le strutture che promuovono o cementano il desiderio di prestigio, un’eccessiva identificazione con l’istituzione, un rapporto acritico con l’autorità e il potere e una sessualità immatura sono ancora individuabili ovunque». Naturalmente ci sono anche esperienze che vanno in un’altra direzione, concede Zollner, «ma nel complesso resta la percezione che “la” Chiesa si preoccupa principalmente di se stessa».
Ne va della fede stessa, sottolinea ancora: «Puoi credere solo se ti fidi. La fiducia nasce dal vedere qualcuno fare ciò che dice. Laddove accade il contrario non solo una volta, ma costantemente e ovunque – dove “la” Chiesa ignora le persone colpite e protegge i colpevoli – viene distrutto il fondamento della credibilità».
Se poi i vescovi trattano le vittime come fastidiose piantagrane, non prestano loro alcuna attenzione pastorale o umana e non seguono nemmeno le norme della Chiesa sugli abusi, queste persone diventano vittime per la seconda volta. A preoccuparlo soprattutto, nella Chiesa, conclude, «è la mancanza di coraggio e di forza nella leadership ecclesiastica quando si tratta di affrontare gli abusi, ammettere le colpe e trarre le conseguenze, sia a livello personale che strutturale.
Pesaro, 28 aprile 2024 – È stataascoltata dalla Procura di Urbino la presunta vittima nell’inchiesta che ha coinvolto, con l’accusa di abuso su minore, il sacerdote 63enne Roberto Pellizzari, attualmente residente in Svizzera, la cui villa di Sant’Angelo in Vado era stata perquisita e posta sotto sequestro due settimane fa dalla polizia scientifica di Ancona.
Non si ferma dunque la Procura, che intende far luce sull’accaduto quanto prima ma soprattutto con tutte le cautele del caso dovute alla giovanissima età della presunta vittima minorenne. La raccolta di testimonianze era stata avviata ancora prima dei sigilli all’abitazione, già dai primi di marzo, quando erano state raccolte testimonianze da parte di persone vicine alla ragazza. Cosa sia emerso da queste testimonianze, compresa l’ultima, è coperto dal segreto di indagine.
Gli inquirenti avevano messo i sigilli alla grande abitazione che si trova in via Piobbichese e, per molte ore, avevano passato al setaccio ogni stanza della grande casa messa in vendita dal parroco già dagli inizi del 2022. L’apertura del fascicolod’indagine, da parte della Procura di Urbino che attualmente sta procedendo d’ufficio, risaliva al 2023: mesi dopo la Procura ha disposto questa perquisizione su larga scala, con l’utilizzo di otto agenti da Ancona e l’impiego di strumentazioni specifiche volte a cercare non solo impronte digitali ma anche eventuali liquidi biologici.
E secondo fonti giornalistiche svizzere Roberto Pellizzari, per il quale non sono noti provvedimenti restrittivi né procedimenti penali a carico in Svizzera, si trova tuttora a Le Locle, sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali ma non trasferito.
Francesco Zanardi – Pedofilia, al via a Tivoli il processo bis all’ex dirigente di Azione Cattolica
Altri guai giudiziari per Mirko Campoli, l’ex dirigente dell’Azione cattolica condannato lo scorso marzo a nove anni in primo grado.
Mercoledì presso il Tribunale di Tivoli il secondo rinvio a giudizio per Campoli difeso dagli avv.ti Antonio Todero e Attilio Piacente.
Durante la discussione in udienza preliminare, forse valutata la precedente condanna, ha scelto la via del giudizio abbreviato, beneficiando così della riduzione di un terzo della pena prevista, sulla base delle gravi imputazioni formulate a suo carico per il reato di violenza sessuale – in base agli atti – inflitto ai danni di due ragazzini.
La Giudice dott.sa Sabrina Lencioni ha anche ammesso come parti civili la Regione Lazio, rappresentata dalla Garante per i diritti dell’infanzia dott.sa Monica Sanzoni, rappresentata dall’avvocato Pasquale Lattari, la Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero, rappresentata dall’avvocato Mario Caligiuri e l’Associazione No child abuse APS rappresentata dall’avvocato Michele De Stefano.
La Giudice ha rinviato per l’esame dell’imputato e la discussione al prossimo 11 settembre.
Federica Tourn – Irruzione in centro Italia in casa di un abate svizzero
Il vescovado di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha informato, il 29 settembre 2023, che un sacerdote attivo nel cantone di Neuchâtel era stato sospeso per sospetto di abuso sessuale e che contro di lui era stato avviato un procedimento canonico. Il caso si è sviluppato il 13 aprile 2024, quando è avvenuta una grande irruzione della polizia nella casa di proprietà del sacerdote di origine italiana nel piccolo comune di Sant’Angelo in Vado (Marche).
Ricerca importante
Secondo ArcInfo , quasi dieci agenti della polizia scientifica sono scesi da tre auto e sono entrati in casa con le loro tute bianche e le loro valigette. Hanno perquisito tutti e tre i piani e hanno posto i sigilli. A interessare gli investigatori erano soprattutto il garage e i locali interrati. Secondo i media neuchâteliani, la polizia italiana sospetta il sacerdote di abusi sulla figlia minorenne dell’assistente medico che si prendeva cura di sua madre.
Il caso è stato denunciato alle istituzioni della Chiesa oltre che alla giustizia italiana. Questa denuncia, fatta nel settembre 2023, è stata trasmessa anche a mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), perché il sacerdote risiede attualmente nel cantone di Neuchâtel. Il vescovado ha comunicato il 29 settembre la sospensione del sacerdote e l’avvio di una procedura canonica. La diocesi ha precisato di aver informato la procura di Neuchâtel.
Nessuna procedura di Neuchâtel
Il pubblico ministero del Cantone di Neuchâtel, Pierre Aubert, ha dichiarato ad ArcInfo di non poter pronunciarsi sull’opportunità di aprire un’indagine penale su questi fatti. Spiega di aver chiesto ulteriori informazioni alle autorità ecclesiastiche italiane. Hanno confermato l’apertura di un procedimento interno, precisando che la presunta vittima e la sua famiglia non avevano ancora presentato denuncia alle autorità civili. Nel cantone di Neuchâtel non è stata quindi aperta alcuna procedura.
La diocesi della LGF ha affermato di collaborare con il sistema giudiziario e di essere consapevole che chiunque sia indagato non dovrebbe andare via.
Da notare che il sacerdote in questione è già stato condannato per appropriazione indebita nelle parrocchie vodesi.
Francesco Zanardi – Prete di 89 anni rinviato a giudizio, accusato di abusi su un 14enne
Sarebbe un prete accusato di abusi su un 14enne, don Giuseppe Bacchion, 89 anni nativo di Mirano e residente a Noale nella Diocesi di Treviso. Il prelato, difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo del foro di Padova, l’altro giorno è finito davanti al Gup Laura Alcaro, e il giudice ha deciso di rinviarlo a giudizio. Le prove a suo carico sarebbero schiaccianti.
L’episodio risale al 30 gennaio del 2023 quando due ragazzini si sono dati appuntamento sul sagrato della chiesa per giocare con gli skate. E mentre si divertivano accanto a loro si è fermata un’automobile, da dove è sceso l’anziano prete. I due adolescenti, senza minimamente sospettare quello che sarebbe accaduto di lì a poco, si sono fermati pensando che il conducente avesse bisogno di un’informazione. Invece nel giro di pochi minuti si è consumata la violenza sessuale. Il sacerdote avrebbe rivolto al ragazzino più piccolo, quello di soli 14 anni, alcuni apprezzamenti inequivocabili, allungando una mano e toccandolo nelle parti intime.
Lo studente ha immediatamente reagito scacciando la mano del religioso e, insieme all’amico, lo ha preso a male parole intimandogli di andarsene immediatamente e di lasciarli in pace. Cosa che il don avrebbe fatto, risalendo in auto e allontanandosi.
Alessio Di Florio – Violento attacco informatico contro Rete L’Abuso
In Italia esiste, ormai da molti anni, l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso. Dovrebbe essere una battaglia comune a tanti quelle di vittime e sopravvissuti, dovrebbe scandalizzare ogni abuso contro l’infanzia. Francesco Zanardi può, invece, raccontare quante censure, quante verità di comodo, quanta omertà e quanti intrighi e trame per nascondere, occultare, difendere gli abusatori proliferano in Italia. Rete L’Abuso è online, ha un sito strutturato che è una potente fonte di informazione e conoscenza. La mattina del 23 aprile il sito di Rete L’Abuso è andato offline diverse ore per un violentissimo attacco informatico. Che giunge a distanza di poche settimane da segnalazioni e censure sui social a post e pubblicazioni di denunce di abusi e di sistemi di omertà, connivenza, difesa dell’abusatore. Questo non è il primo attacco subito da www.retelabuso.org negli anni. Ma è il più violento e devastante.
«È una realtà che conosciamo fin troppo bene, avendo subito un attacco che fece crollare il nostro sito tre anni fa. E ricordiamo i silenzi, le omertà, i volti girati dall’altra parte – si sottolinea su WordNews.it nell’articolo in cui è stata pubblicata la notizia – Per questo esprimiamo oggi tutta la nostra solidarietà a Francesco Zanardi e a Rete L’Abuso. Contro ogni censura, ogni squadrismo, ogni violenza siamo al loro fianco e continueremo a sostenere ancor di più ogni denuncia, lotta, battaglia, preziosa informazione di Rete L’Abuso. Le nostre pagine, il nostro sito erano, sono e resteranno a totale disposizione della Rete».
E il colpevole sarebbe un prete, don Giuseppe Bacchion, 89 anni nativo di Mirano e residente a Noale. Entrambi comuni veneziani e inseriti nella Diocesi di Treviso. Le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pubblico ministero Sergio Dini. Il prelato, difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo del foro di Padova, l’altro giorno è finito davanti al Gup Laura Alcaro, e il giudice ha deciso di rinviarlo a giudizio. Le prove a suo carico sarebbero schiaccianti e come prevede la riforma Cartabia, è stato deciso di mandarlo a processo perchè le probabilità di una condanna solo alte.
I FATTI
L’episodio risale al 30 gennaio del 2023. Un pomeriggio due ragazzini si sono dati appuntamento sul sagrato della chiesa per giocare con gli skate. E mentre si divertivano accanto a loro si è fermata un’automobile, da dove è sceso l’anziano prete. I due adolescenti, senza minimamente sospettare quello che sarebbe accaduto di lì a poco, si sono fermati pensando che il conducente avesse bisogno di un’informazione. Invece nel giro di pochi minuti si è consumata la violenza sessuale. Il sacerdote avrebbe rivolto al ragazzino più piccolo, quello di soli 14 anni, alcuni apprezzamenti inequivocabili, allungando una mano e toccandolo nelle parti intime.
Lo studente ha immediatamente reagito scacciando la mano del religioso e, insieme all’amico, lo ha preso a male parole intimandogli di andarsene immediatamente e di lasciarli in pace. Cosa che il don avrebbe fatto, risalendo in auto e allontanandosi.
LA VENDETTA
La vicenda però non è finita lì. Poco dopo i due ragazzi hanno riconosciuto, parcheggiata lungo la strada in paese, l’auto del prete e hanno colpito con dei calci una portiera. Il sacerdote, che era poco distante, li avrebbe quindi raggiunti chiedendo di smettere e tentando di giustificare e minimizzare quanto accaduto poco prima. Questo secondo il racconto, poi fornito dallo studente agli uomini dell’Arma.
LE INDAGINI
Dopo una nuova breve discussione i due ragazzini sono rientrati a casa e il 14enne, ancora molto scosso, ha raccontato tutto ai genitori. Poco dopo, accompagnato dal padre, si è presentato nella caserma dei carabinieri per la denuncia. Il racconto dello studente è stato subito ritenuto credibile dagli inquirenti. E così sono scattate le indagini. Ma a incastrare don Bacchion, secondo l’accusa, sono state alcune immagini registrate dalle telecamere della videosorveglianza della parrocchia dove era ospitato.
Gli occhi elettronici lo avrebbero immortalato proprio mentre toccava nelle parti intime il ragazzino. Secondo la ricostruzione dei fatti, sarebbe arrivato a Trebaseleghe per fare visita ad alcuni amici, ma in paese non è conosciuto.
Bacchion è stato ordinato parroco il 24 giugno del 1960. Attualmente dimora in una casa di riposo e il prossimo 13 di agosto spegnerà 90 candeline. Il 5 ottobre di quattro anni fa nella parrocchia di Zeminiana e San Dono di Massanzago era stata celebrata una messa per festeggiare i sessant’anni di sacerdozio proprio di don Giuseppe Bacchion.
Altri guai giudiziari per Mirko Campoli, l’ex dirigente dell’Azione cattolica condannato lo scorso marzo a nove anni in primo grado.
Oggi presso il Tribunale di Tivoli il secondo rinvio a giudizio per Campoli difeso dagli avvocati Antonio Todero e Attilio Piacente.
Durante la discussione in udienza preliminare, forse valutata la precedente condanna, ha scelto la via del giudizio abbreviato, beneficiando così della riduzione di un terzo della pena prevista, sulla base delle gravi imputazioni formulate a suo carico per il reato di violenza sessuale – in base agli atti – inflitto ai danni di due ragazzini.
La Giudice dott.sa Sabrina Lencioni ha anche ammesso come parti civili la Regione Lazio, rappresentata dalla Garante per i diritti dell’infanzia dott.sa Monica Sanzoni, rappresentata dall’avvocato Pasquale Lattari, la Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero, rappresentata dall’avvocato Mario Caligiuri e l’Associazione No child abuse APS rappresentata dall’avvocato Michele De Stefano.
La Giudice ha rinviato per l’esame dell’imputato e la discussione al prossimo 11 settembre.
La settima puntata della Confessione, il podcast dedicato al processo per violenza sessuale contro il sacerdote di Enna Giuseppe Rugolo, ha un protagonista indiscusso: papa Francesco.
Se infatti il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana è impegnatissimo a difendere Rugolo e aiutarlo con i soldi dell’8 per mille, come se lo temesse, ma anche a insabbiare e occultare i suoi reati sessuali per proteggere la reputazione della Chiesa, qui scopriamo che ha un maestro e una guida: il papa in persona.
E’ lui stesso a spiegarlo ai genitori di Antonio Messina, il giovane che ha denunciato Rugolo: loro chiedono giustizia, Gisana gli offre 25 mila euro per comprarne il silenzio. E per risultare più convincente racconta che lui sa come ci si comporta in questi casi, perché gliel’ha insegnato Bergoglio, quando gli ha chiesto un favore per una cosa che lo riguardava personalmente.
I genitori di Messina registrano tutto, noi ascoltiamo, e La Confessione vi racconta la storia del frate siciliano Giovanni Salonia, accusato di violenza sessuale almeno da una suora: papa Bergoglio ha le sue ragioni per far presiedere proprio a Gisana un’atipica commissione d’inchiesta che arriverà a una conclusione che pare obbligata: le accuse delle religiose a Salonia sono fantasie di menti non lucidissime.
Di questa prestazione di Gisana papa Francesco sembra gratissimo, al punto da scendere in campo al suo fianco il giorno prima della requisitoria del pm al processo Rugolo: “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto”.
Quel giorno Antonio Messina, la vittima di Rugolo che ha avuto il coraggio di denunciarlo, si infuria: ha chiesto giustizia alla Chiesa prima che al tribunale, ha anche scritto al papa per chiedergli aiuto, senza ottenere risposta.
Ma questa è la morale della settima puntata della Confessione: la Chiesa tra i preti abusatori e le loro vittime sceglie di difendere gli abusatori e mettere sotto accusa chi li denuncia.
Ed è il papa, nei fatti, a dare la linea che anche la Cei del presidente Matteo Zuppi segue rigorosamente: generiche parole di denuncia degli abusi sessuali del clero ma nessuna azione conseguente. Anzi, quando serve il sacerdote accusato di abusi viene protetto in tutti i modi, anche quelli più disonesti.
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Altri due aggiornamenti: ieri sera con Radio 3 abbiamo organizzato una bella diretta Instagram per fare un primo bilancio del programma che conduco ogni domenica, curato da Annamaria Giordano: Le parole dell’economia. Trovate la mia conversazione con Florinda Fiamma qui …
Come immaginavo, ha suscitato vivaci dibattiti il mio pezzo sul perché questa volta è davvero difficile votare Pd alle elezioni europee. Trovate il pezzo, e soprattutto il sondaggio per capire le intenzioni di voto degli abbonati ad Appunti qui sotto. Tra qualche giorno daremo conto dei risultati:
Damiano Aliprandi – Siamo nel novembre del 2022, mentre il detenuto minorenne di origine straniera dorme, un agente si avvicina al suo letto e gli pone la mano sul sedere, accarezzandolo. Al risveglio improvviso del recluso che gli chiede: “Cosa vuoi?”, l’agente risponde: “Stai tranquillo, voglio solo fare l’amore con te”. Questo episodio, che non si è concretizzato grazie alla reazione del ragazzo, costituisce un tentativo di violenza sessuale. Ma è solo la punta dell’iceberg dei presunti abusi e torture che hanno scosso le fondamenta dell’Istituto Penale Minorile “Cesare Beccaria” di Milano, con tredici agenti della Polizia penitenziaria sotto accusa per una serie di reati.
In un’operazione condotta dalla Polizia dal Nucleo investigativo regionale per la Lombardia della Polizia penitenziaria, su mandato della Procura di Milano, 13 agenti sono stati sottoposti a misure cautelari, con 13 di loro dietro le sbarre e altri 8 sospesi dal servizio pubblico. Tutti erano in servizio presso l’istituto Beccaria al momento dei fatti. Le accuse che pendono su di loro vanno dall’abuso di potere al maltrattamento di minori, con episodi di violenza e torture aggravate dalla vulnerabilità dei giovani detenuti. Fatti, se confermati, di una gravità inaudita.
Pensiamo al ragazzo minorenne che è stato vittima di tentata violenza sessuale. Lo stesso, assieme ad altri ragazzi, avrebbe subito acute sofferenze fisiche e un verificabile trauma psichico, determinanti un trattamento inumano e degradante. Una ritorsione – come scrive il Gip – per aver reagito alla molestia sessuale. Questi i fatti che sarebbero emersi. Un capo guardia è salito nella cella del ragazzo per rispondere alle richieste mediche di un altro compagno di cella, conducendolo al piano inferiore. Poco dopo, il detenuto ha udito le grida del compagno di cella che lo avvertiva di un pericolo imminente. La conferma arriva quando un altro detenuto ha segnalato l’arrivo di dieci agenti.
Una volta arrivati, uno degli agenti ha spruzzato uno spray urticante negli occhi del ragazzo minorenne attraverso la finestrella della porta blindata. Subito dopo, diversi agenti sono entrati nella cella e avrebbero brutalmente aggredito il detenuto, colpendolo ripetutamente e insultandolo con epiteti razzisti e offensivi. Dopo averlo immobilizzato e strappato i vestiti, lo avrebbero trasferito in isolamento e privato degli indumenti. Il giorno successivo altri agenti lo avrebbero nuovamente aggredito fisicamente e verbalmente, trasferendolo in un’altra cella, dove avrebbero perpetuato le violenze.
Ma non è stato l’unico. Un altro detenuto minorenne del Beccaria, sempre straniero, aveva insistentemente chiesto un accendino all’assistente del piano sbattendo il blindo e insultandolo. A quel punto, l’agente lo avrebbe trascinato fuori dalla cella afferrandolo per la maglia e spingendolo, mentre il detenuto era senza scarpe, lungo quattro piani di scale. Venuto all’interno dell’ufficio del capoposto al primo piano, l’agente lo avrebbe spinto sul divano; a questo punto, il capoposto si sarebbe avvicinato dicendogli “Perché sbatti il blindo?” e lo avrebbe colpito con un primo schiaffo in faccia; dopo, lo avrebbe colpito ripetutamente con schiaffi al volto su entrambe le guance, con entrambe le mani, mentre il detenuto tentava di parare i colpi ponendo le sue braccia allineate davanti alla faccia. L’agente avrebbe continuato a colpirlo con forti e ripetuti pugni al torace, continuando a ripetere “perché sbatti il blindo?”. Mentre veniva colpito, il detenuto minorenne chiedeva perché lo picchiava e chiedeva scusa. Un altro detenuto minorenne sarebbe stato alzato di peso da due agenti, afferrandogli la testa e la gamba e continuamente colpito al volto mentre giaceva a terra inerme e semi-incosciente. E come se non bastasse, avrebbero continuato a picchiarlo.
L’indagine che ha portato a queste accuse è partita da segnalazioni giunte alle autorità attraverso Francesco Maisto, il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del comune di Milano, ma è stata supportata da testimonianze coraggiose di giovani detenuti e da meticolose operazioni di sorveglianza all’interno dell’istituto. Infatti, il Gip scrive nero su bianco che questi fatti raccapriccianti risultano provati sia dalle dichiarazioni della vittima che dalle intercettazioni telefoniche, dalle immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza (sono ripresi i pestaggi ai danni di tre detenuti), dalle dichiarazioni testimoniali di altri detenuti, dai referti medici e dalle relazioni di servizio. Queste ultime sono fondamentali per l’identificazione degli autori delle aggressioni. Questo scandalo solleva interrogativi non solo sulla condotta individuale degli agenti coinvolti, ma anche sul sistema stesso che dovrebbe proteggere i giovani detenuti. È un richiamo doloroso alla necessità di riforme nel sistema penitenziario, affinché la giustizia e la sicurezza siano garantite per tutti, senza eccezioni. Senza dimenticare l’importanza del reato di tortura, che questa maggioranza vorrebbe cambiare.
Rinviato a giudizio un prete di 89 anni accusato di aver molestato un sedicenne. Il fatto era accaduto a Trebaseleghe.
Era stato identificato grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza del comune di Trebaseleghe. Adesso l’anziano sacerdote, 89 anni, dovrà rispondere del reato di violenza sessuale dopo che il tribunale ha deciso il suo rinvio a giudizio.
I fatti risalgono al gennaio 2023 quando a Trebaseleghe, il prete si ferma a osservare due sedicenni con lo skate. Dopo aver rivolto a uno dei due degli apprezzamenti, il prete lo avrebbe anche molestato.
A sporgere denuncia sono stati i genitori del ragazzo informati dal figlio di quanto era accaduto. La sua testimonianza era stata ritenuta attendibile e l’indagine era così andata avanti. giuseppe bacchion
(Servizio di Chiara Gaiani) – Segui Rete Veneta anche sul digitale terrestre! Visita il sito www.reteveneta.it