Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Udienza Rugolo. Il vescovo al sacerdote: “Per te ci sono i presupposti per diventare santo”

    Udienza Rugolo. Il vescovo al sacerdote: “Per te ci sono i presupposti per diventare santo”

    “Caro Giuseppe per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo”. Così il vescovo di Piazza Armerina, Rosario GIsana, registrato all’insaputa, si rivolgeva a Giuseppe Rugolo il sacerdote accusato di violenza sessuale su minori.

    Alcune tranche di quella registrazione, fatta proprio da Rugolo dopo che era stato spostato a Ferrara e allontanato da Enna, sono state ascoltate ieri nell’aula del tribunale dove è in corso il processo.

    Un’udienza anche questa lunghissima, iniziata poco prima di mezzogiorno e conclusasi a notte fonda, intorno alle 23,30 con il controesame del presidente del collegio giudicante, Francesco Pitarresi. Rugolo ha continuato a professarsi innocente e si è difeso dicendo che, le migliaia di frame e fotografie a sfondo sessuale, che ritraggono anche giovanissimi, archiviate nel suo computer, sarebbero state frutto di una sorta di test, a cui autonomamente si sarebbe voluto sottoporre, per provare a capire a se stesso anche se ammette, che alcune erano frutto di una “caduta”.

    “Le pagine si aprivano da sole e anche quando provavo a chiuderle non ci riuscivo”. Prolisso e lunghissimo nelle risposte ha risposto prima alle domande della parte civile, della difesa e al quelle del Pm Stefania Leonte e del presidente Pitarresi nel controesame che più volte, durante l’udienza, ha sottolineato all’imputato che stava eludendo le domande.

    Tra le parti di quella registrazione fatta da Rugolo a Gisana, in aula, è stato fatto ascoltare anche un altro pezzo nel quale il vescovo avrebbe detto a Rugolo che nella diocesi c’era un altro sacerdote “che ha fatto cose molto peggiori delle tue, ma non viene fuori. Nessuno lo denuncia e, certo, non posso farla uscire io. Invece tu, un giovane di 38 anni stai passando tutto questo” .

    Rugolo, nel corso di questa conversazione invita più volte il vescovo a raccontare la sua vicenda personale, facendo intendere che tra le due vicende, quella che stava vivendo Rugolo e quella vissuta da Gisana ci sarebbero molti punti di contatto. L’udienza conferma il linguaggio volgare che Rugolo utilizzava nelle chat con ragazzi, frutto, a suo dire, solo di goliardia.

    Per provare a chiarire come mai Rugolo avesse nel suo computer copia della denuncia ecclesiastica, presentata dalla vittima alla diocesi, il sacerdote ha spiegato di avere ricevuto tutte le carte dalla segretaria di Gisana.

    Che il prete avesse accesso ad informazioni ed atti è confermato dal fatto che, almeno un mese e mezzo prima che la vittima presentasse la denuncia alla Squadra Mobile di Enna, Rugolo aveva già nominato alla Procura di Enna ,un avvocato.

    Pierelisa Rizzo

  • Processo Rugolo; si allungano i tempi. Ieri interrogatorio del sacerdote

    Processo Rugolo; si allungano i tempi. Ieri interrogatorio del sacerdote

    Si allungano i tempi per la definizione della sentenza di primo grado nel processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote alla sbarra per violenza sessuale aggravata a danno di minori. La sentenza prevista per il prossimo 11 luglio, è slittata il 7 novembre con udienze calendarizzate, oltre a quella dell’11 luglio, il 26 settembre e il 17 ottobre.

    Ancora testimoni da ascoltare, quelli della difesa, e solo ieri è iniziato l’interrogatorio del sacerdote che però è durato solo poche ore perchè Rugolo ha dichiarato di dovere rientrare a Ferrara per motivi di salute. L’interrogatorio riprenderà il prossimo 11 luglio.

    Le ultime immagini di una seduta fiume, come tutte le altre, lunga e correlata da tante camere di consiglio, sono state quelle di un video, proiettato in aula, in cui si vede il sacerdote, in atteggiamenti poco consoni ad un uomo di chiesa, con un ragazzino. L’udienza si era aperta con la testimonianza di un uomo che ha raccontato di essere stato oggetto di attenzioni da parte di Giuseppe Rugolo quando era adolescente.

    Una cifra, questa della passione per gli adolescenti, confermata anche da un ex allievo del sacerdote che ha ammesso di avere avuto rapporti sessuali con Rugolo quando era suo alunno, seppur , ha detto il ragazzo, quando era già maggiorenne. Il Tribunale ha escluso dalla testimonianza l’avvocato rotale Federico Marti, il legale che avrebbe seguito la trattativa tra la Diocesi di Piazza Armerina e la famiglia della vittima, con l’offerta di 25 mila euro in cambio di una clausola di riservatezza, con la quale la giovane vittima si sarebbe impegnata al silenzio sulla faccenda.

    Marti aveva fatto pervenire al presidente del collegio giudicante, Francesco Pitarresi, una lettera nella quale si diceva che per problemi di salute era impossibilitato ad essere presente in aula, ma che, comunque, si sarebbe avvalso del segreto professionale. Nel corso dell’interrogatorio è emerso che Giuseppe Rugolo mentì a monsignor Pietro Spina, allora parroco della chiesa di San Giovanni, dove si sarebbero consumati alcuni episodi, sui comportamenti a sfondo sessuale tenuti nei confronti dell’allora giovane vittima .
    Pierelisa Rizzo

  • Francia: la Chiesa sprofonda in un mare di scandali e con il 10% dei vescovi costretti a dimettersi

    Francia: la Chiesa sprofonda in un mare di scandali e con il 10% dei vescovi costretti a dimettersi

    Il cammino di purificazione per la Chiesa in Francia, dopo il devastante rapporto Sauvé che due anni fa stimava oltre 330.000 vittime di abusi dal 1950, continua ad essere molto pietoso. Nonostante le loro richieste di perdono e l’attuazione di iniziative per porre fine a questo flagello, l’incessante stillicidio di scandali rimette in discussione i passi compiuti e, quel che è peggio, approfondisce la diffidenza del clero e dei pastori che continuano ad essere pietra di scandalo.

    L’ultimo di loro è stato rivelato, in un’inchiesta “tre”, dai prestigiosi media cattolici La Croix , La Vie e Famille Chretienne , e il suo protagonista era Georges Colomb, vescovo di La Rochelle-Saintes ed ex superiore delle Missioni estere di Parigi (eurodeputato), accusato di violenza sessuale su un giovane adulto , fatti che si sarebbero verificati tra il 2010 e il 2016 quando dirigeva quella società di vita apostolica che, dal XVII secolo, evangelizza i non cristiani in Asia e nel Ocean Indian, come pubblicato da Slate .

    L’ultimo di loro è stato rivelato, in un’inchiesta “tre”, dai prestigiosi media cattolici La Croix , La Vie e Famille Chretienne , e il suo protagonista era Georges Colomb, vescovo di La Rochelle-Saintes ed ex superiore delle Missioni estere di Parigi (eurodeputato), accusato di violenza sessuale su un giovane adulto , fatti che si sarebbero verificati tra il 2010 e il 2016 quando dirigeva quella società di vita apostolica che, dal XVII secolo, evangelizza i non cristiani in Asia e nel Ocean Indian, come pubblicato da Slate .

    Il caso di Colomb si aggiunge a quelli dell’un tempo rispettato cardinale Ricard, arcivescovo emerito di Bordeaux , Michel Santier, già vescovo di Créteil, dell’arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, dell’arcivescovo di Strasburgo, Luc Ravel, che dovette dimettersi dopo una visita apostolica compiuta nel Giugno 2022, Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon, a cui dallo scorso anno è stato vietato di ordinare sacerdoti per la sua mancanza di discernimento di fronte al fiorire di gruppi ultraconservatori nella sua sede…

    “Terribile elezione dei vescovi”

    Se un tormentato Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente della CEF, aveva già rivelato lo scorso autunno, durante la sessione plenaria, che undici vescovi erano “implicati davanti alla giustizia civile o al tribunale ecclesiale”, ora, secondo i suddetti media , Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers, ha sottolineato che “attualmente, sono circa il 10% i vescovi francesi che sono stati rimossi dai loro incarichi per vari motivi . È enorme! Non l’avevamo mai visto prima. Mostra che c’è un problema”.

    E alcuni attribuiscono parte di questo problema alla disastrosa elezione dei vescovi , cosa che, come è noto, è firmata dal Papa, ma il cui iter nella ricerca dei candidati riguarda direttamente il nunzio e la Congregazione per i Vescovi.

    In tal senso si evidenzia che, “da qualche anno, sembra che queste indagini guidate dal nunzio pontificio siano state condotte particolarmente male ” dall’ex nunzio, Luigi Ventura, condannato per violenza sessuale nel 2020.

    Secondo le informazioni congiunte di La Croix , La Vie e Famille Chretienne , erano stati dati allarmi sul profilo di alcuni candidati che sarebbero stati poi ordinati vescovi, tra gli altri, Marc Ouellet, Luigi Ventura e André Vingt-Trois .

    “La qualità del personale della chiesa è diminuita con le vocazioni. Alcuni vescovi attuali non sarebbero mai stati nominati venti o trent’anni fa ”, afferma Slate , che sottolinea anche come la Conferenza episcopale francese “potrebbe portare al prossimo sinodo romano la richiesta di una profonda riforma del processo di nomina episcopale”.

    “Massiccio calo” delle ordinazioni sacerdotali

    A questa situazione preoccupante va aggiunto il “calo massiccio” del numero di ordinazioni sacerdotali in Francia, che è diminuito “fortemente”. Così, se nel 2022 ci sono state 122 ordinazioni, quest’anno saranno solo 88 , secondo Katholisch , “che aggiunge che” il numero dei nuovi sacerdoti non può minimamente compensare il numero di quelli che sono morti.

    “In un quarto di secolo, il numero dei sacerdoti diocesani e religiosi in Francia si è dimezzato, passando da 29.000 nel 1995 a meno di 14.000 nel 2021 . Ciò corrisponde a una diminuzione di circa 600 all’anno. Tra coloro che ancora praticano, più della metà ha più di 75 anni”, aggiunge il portale tedesco.

    https://www.religiondigital.org/mundo/Francia-Iglesia-escandalos-obligados-renunciar_0_2572842695.html

  • Violenza sessuale, ex prete a giudizio Presunti abusi ai danni di immigrati Ascoltate nuove testimonianze

    Violenza sessuale, ex prete a giudizio Presunti abusi ai danni di immigrati Ascoltate nuove testimonianze

    Nuova udienza, ieri mattina, nel processo a carico dell’ex sacerdote di 56 anni che è sotto processo per alcuni presunti casi di violenza sessuali compiuti ai danni di giovani immigrati che erano ospitati nella casa di accoglienza di Canonica ’’Don Bosco’’.

    A sfilare davanti al tribunale di Terni è stato ieri il titolare di una azienda edile che, all’epoca dei fatti, stava compiendo dei lavori di ristrutturazione all’interno della struttura e che aveva assistito ad una scena in cui un giovane senegalese si lamentava con altre persone delle attenzioni morbose che l’ex sacerdote gli avrebbe rivolto.

    Il processo è stato rinviato al quattro luglio per ascoltare un altro ragazzo nordafricano che sarà sentito con un traduttore. L’ex prete originario di Cascina in provincia di Pisa, era già stato al centro di vicende scabrose che avevano portato la Congregazione per la dottrina della fede a ridurlo allo stato laicale nel 2004.

    Ciononostante, si era fatto assumere, fin dal’ormai lontano 2016, nel centro di accoglienza per minori non accompagnati che l’associazione religiosa Opera Santa Maria della Luce gestiva nella struttura di Canonica.

    La stessa associazione si è costituita parte civile nel procedimento legale per tramite dell’avvocato Nicola Pepe.

    L’imputato che aveva anche svolto per alcuni anni il ruolo di cappellano militare nell’esercito, ad Orvieto, aveva simulato ancora l’appartenenza al clero, indossando regolarmente il clergyman e celebrando anche la messa più volte in una chiesa di San Venanzo.

    L’uomo che vive ancora ad Orvieto, è noto da anni alle cronache di mezza Italia.

    Nel 2015 era stato indagato per il reato di prostituzione minorile a causa di un episodio avvenuto alla stazione Termini, l’anno successivo era stato colpito dal divieto di far ritorno nel Comune di Roma dopo essere stato accusato di atti sessuali con minori e, lo stesso anno, aveva patteggiato al tribunale di Venezia una pena ad un anno e sei mesi e una multa per l’accusa di circonvenzione di incapace, avendo sottratto 200mila euro a due anziani, sempre spacciandosi per prete e dicendo loro che i soldi sarebbero andati in beneficenza.

    https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/violenza-sessuale-ex-prete-a-giudizio-presunti-abusi-ai-danni-di-immigrati-ascoltate-nuove-testimonianze-1909daff

  • Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Savona 2 giugno 2023

    Al mio Presidente, Sergio Mattarella

    Sono Francesco Zanardi, un sopravvissuto agli abusi sessuali del clero e oggi portavoce dell’unica associazione creata dai sopravvissuti italiani in assenza dello Stato, la Rete L’ABUSO.

    Non entro nel merito dei motivi che certamente comprenderà strada facendo nello scritto.

    Le scrivo costernato e indignato non tanto perché questo Stato che non ci ha saputi tutelare da bambini, da adulti ha dimostrato di essere anche incapace di rendere giustizia ai tanti italiani rimasti vittime, ma perché, a distanza di quarant’anni questo Stato continua a produrre consapevolmente vittime; tutti bambini.

    Qualche giorno fa ho letto la dura e dolorosa ma onesta lettera inviata dal Presidente della Bolivia Luis Arce a Papa Francesco, nella quale comunica alla Santa Sede la rivalutazione dei rapporti tra i due paesi.

    Il Presidente scrive; “Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere.”

    “Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.”

    “Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”.

    Rivolgendosi a Papa Francesco conclude “Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro delle sue preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.”

           Di pochi giorni fa la proposta del Senatore francese Xavier Iacovelli, che ha presentato un disegno di legge per togliere i termini di prescrizione in caso di violenza sessuale su minore. Ha voluto lanciare con forza un “messaggio importante per le vittime”. “Quando finalmente riuscirai a parlare, lo Stato o la giustizia saranno lì ad ascoltarti”.

    Signor Presidente, mi limito al contesto europeo per non infierire ulteriormente, ma qui il nostro paese è in materia il terzo mondo dei paesi industrializzati, l’unico in Europa che dal 2010 non solo non ha saputo promuovere alcuna iniziativa in tutela di bambine, bambini e adolescenti, ma malgrado gli stimoli, è stato persino incapace di avviare almeno una discussione sul tema.

    Le stesse Istituzioni italiane Signor Presidente, si sono rese attivamente complici dello stupro di bambine e bambini ignorando qualunque sollecito da parte delle associazioni e degli avvocati delle vittime, che senza mai ottenere risposta, hanno prima diffidato il Governo, poi denunciato le inadempienze alla Magistratura che puntualmente ha archiviato una querela di parte, sottoscritta da decine di sopravvissuti, ignorandone persino la procedibilità d’ufficio e qualunque indagine ai fini preventivi.

    A nulla è servita neppure l’Interrogazione parlamentare del Deputato Matteo Mantero, che giace impolverata sugli scaffali dei palazzi dal 2017.

    Stessa situazione per quanto riguarda le raccomandazioni del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, che al punto 21 confermano quanto sopra;

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inascoltate dal Governo, deferito al Comitato per la seconda volta e oggetto di una Petizione di denuncia al Parlamento Europeo, a seguito della comunicazione da parte dell’associazione di 418 casi potenzialmente pericolosi, comunicati lo scorso febbraio alla Procura Generale della Repubblica, che ad oggi ha omesso persino l’acquisizione di nominativi.

    Uno Stato l’Italia, che sulla tutela dei minori non risponde a nessuno, quanto quello Pontificio…

    Chiedo venia Signor Presidente, ma mi limito indignato a descrivere la situazione di un paese che oggi non ha la piu pallida idea di quale sia sul territorio l’entità del fenomeno, che rende vittime bambine e bambini. Un paese Signor Presidente che nei fatti, ogni anno conta il numero delle vittime senza però attuare alcuna politica di contrasto e di soccorso. Un paese che le conta anche male, in quanto la maggior parte di casi – grazie al sistema che il Governo mantiene e continua a promuovere – non viene denunciato alle autorità.

    Un paese che ha toccato il fondo permettendo che la CEI; che dichiara esplicitamente nelle sue linee guida che non denuncerà i reati su minori alle autorità italiane e tantomeno risarcirà le vittime – in parole povere renderà giustizia solo a se stessa – potesse gestire nell’omertoso silenzio complice delle Istituzioni del paese, in proprio, i crimini di cui sono accusati i suoi preti e le sue gerarchie.

    L’unica luce dopo 13 anni, purtroppo tristemente quasi “anomala” per l’Italia, è quella che recentemente ha dato come risposta al Cardinale Presidente della CEI Matteo Zuppi il Procuratore di Tivoli, che risponde all’arrogante posizione del prelato “La Chiesa italiana non può accettare accuse di atteggiamento omertoso“ definendo la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“.

    Un Paese che è riuscito a creare discriminazione persino tra i pedofili; dove i preti hanno la meglio e i laici invece colmano “esemplarmente” il fallimento della Giustizia del paese.

    Signor Presidente, il suo paese, i suoi cittadini hanno bisogno di un suo urgente intervento, forte e deciso che ricordi i diritti costituzionali di bambine, bambini e adolescenti. Che ricordi al Governo quello che è inquadrato dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore ed il fine di evitare danni irreparabili.

    Un gesto che nel rispetto costituzionale del diritto di libertà di religione dei cittadini, renda dignità alla chiesa sana ed intervenga verso quella pedofila ed i suoi complici, rendendo giustizia, non fornendo complicità. Anche questo è un diritto del suo popolo nell’unico paese dell’Unione Europea, che dall’inizio dello scandalo non ha mai avuto il coraggio di difendere i suoi bambini, i loro genitori e i cittadini, sacrificandoli ancora oggi non alla fede, ma ad uno Stato criminale riconosciuto in tutto il pianeta per la sua pericolosità sociale, non solo a danno di bambini.

              Nel giorno della festa della Repubblica

              Con ossequio Francesco Zanardi


    P.S. Sono stato tra i testimonial del documentario “Caro Presidente”, prodotto da RAI in occasione della Festa della Repubblica del 2022. Le lascio con la clip che mi riguarda, una piccola testimonianza di un male che purtroppo non riguarda solo me, ma tanti cittadini e purtroppo anche tante bambine e bambini che in futuro nasceranno senza tutela in questo paese.

  • Violenze sessuali sui minori: un disegno di legge per porre fine alla prescrizione

    Violenze sessuali sui minori: un disegno di legge per porre fine alla prescrizione

    Verso la fine dei termini di prescrizione per gli atti di violenza sessuale sui minori? È comunque volontà del senatore Xavier Iacovelli, che propone una legge in tal senso. Vuole lanciare un “  messaggio importante per le vittime”. “Quando finalmente riuscirai a parlare, lo Stato o la giustizia saranno lì ad ascoltarti  ”, ha aggiunto.

    L’eccezione di prescrizione scorrevole

    Attualmente, un minore può sporgere denuncia per violenza sessuale fino a 10 o 20 anni dopo aver raggiunto la maggiore età. Questo periodo dipende dall’età della vittima al momento dell’incidente. C’è un’eccezione: prescrizione estesa o continuativa. Riguarda lo stupro di un minore.

    Il termine di prescrizione è di 30 anni ma può essere prorogato se la stessa persona violenta successivamente un altro minore. Può quindi essere processata per lo stupro più antico, anche se teoricamente prescritto.

    Ma per Xavier Iacovelli questo non basta. La prescrizione scorrevole pone “  un’indebita pressione (…) sulle vittime più recenti  ”. Vuole anche aumentare a 20 anni il termine di prescrizione per l’omessa denuncia di un reato sessuale nei confronti di un minore , come per la violenza stessa.

    Diversi gruppi hanno già firmato il testo

    Per il momento il ministero preferisce restare sulla prescrizione scorrevole ma il senatore vuole comunque che venga messa in campo l’imprescrittibilità. “  Non è perché la prescrizione è inscritta nel nostro codice penale che non possiamo evolvere. Altri Paesi come Svizzera, Olanda, Danimarca hanno abolito la prescrizione per la violenza sessuale sui minori  ”, insiste ancora.

    Il testo portato dal senatore è stato firmato da una ventina di senatori di diversi gruppi (RDPI a maggioranza rinascimentale, RDSE a maggioranza radicale, Les Républicains, l’Union centriste, Les Indépendants).

    https://www.lunion.fr/id489048/article/2023-05-30/violence-sexuelle-sur-mineur-une-proposition-de-loi-pour-mettre-fin-la

  • Il prete e gli «abusi su due minori»: le passeggiate nel bosco e i soldi ai bambini. Condannato a 8 anni

    Il prete e gli «abusi su due minori»: le passeggiate nel bosco e i soldi ai bambini. Condannato a 8 anni

    Passeggiate nel bosco, inviti a casa per cucinare insieme qualche dolce e poi somme in contanti regalate ai bambini erano il modo di un religioso colombiano attivo a Carpineto Romano per adescare i minorenni. Un metodo che tra il settembre e il novembre di due anni fa aveva portato l’uomo, oggi quarantaduenne, a intrattenere rapporti illegali con un paio di bambini di età inferiore ai 14 anni, che sono sfociati in violenza sessuale sui minori. Comportamenti che sono valsi al colombiano una condanna a otto anni di reclusione con annessa interdizione perpetua dai pubblici uffici, da qualsiasi ruolo attinente la tutela, la curatela e l’amministrazione di sostegno e da qualunque incarico nelle scuole, oltre che da ogni attività in istituzioni pubbliche e private frequentate prevalentemente da minorenni.

    LE ACCUSE

    Il religioso dell’Istituto Missionario di San Giovanni Eudes, residente a Carpineto da qualche anno, era stato arrestato dai carabinieri di Carpineto Romano pochi giorni prima della Pasqua dell’anno scorso, il 15 aprile, su ordine del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Velletri. L’indagine era partita da una denuncia presentata dai genitori dei minorenni molestati e in pochi mesi aveva portato all’arresto. A insospettire gli adulti erano state le somme di denaro trovate nella disponibilità dei bambini: centodieci euro che uno dei minorenni aveva raccontato di aver ricevuto in varie occasione dal religioso.

    Il colombiano usava donare piccoli importi ai bambini, mettendo le banconote direttamente nelle loro tasche dei pantaloni qualora i piccoli provavano a rifiutarle. Anche quando i genitori di uno dei bambini avevano vietato al figlio di accettare denaro dall’uomo o avevano imposto di diradare i rapporti, non era servito a niente. E dalle indagini è emerso che quei regali non erano dazioni disinteressate, tanto che sono state collegate al rapporto malato tra il religioso e i minorenni. Un rapporto sospetto che i genitori non erano riusciti a interrompere nemmeno vietando ai bimbi di accettare inviti dall’uomo: se i bambini non potevano andare a passeggio in zone periferiche del paese con lui, era quest’ultimo che provava a chiedere ai genitori, senza successo, di vederli. Alla fine i bambini hanno raccontato ai genitori delle passeggiate nel bosco, delle allusioni sessuali, dei “massaggi” alle gambe nude, dei tentativi dell’uomo di toccare le loro parti intime o di farsi toccare e del divieto imposto dal religioso di parlare dei regali in denaro.

    La denuncia e le manette scattate poco più di un anno fa hanno tagliato definitivamente i rapporti. Poi il sequestro del cellulare ha fatto scoprire agli investigatori che il religioso aveva scattato diverse foto di bambini, secondo lui per errore, oltre ad avere sul telefono materiale pornografico. La condanna inflitta in abbreviato dal Tribunale di Velletri è arrivata qualche tempo fa. Nessuna circostanza attenuante è stata riconosciuta al colombiano, che ha ottenuto otto anni solo grazie alla scelta del rito abbreviato. Il giudice di Velletri lo ha condannato anche a pagare 40 mila euro a titolo di provvisionale e di risarcimento dei soli danni non patrimoniali, rimettendo a un giudizio civile la quantificazione dei danni ulteriori, oltre al pagamento delle spese legali sostenute dalle parti civili e le spese processuali e di custodia. Attualmente il colombiano sta scontando la pena in una comunità di recupero. Ma quando ne uscirà, per i cinque anni successivi dovrà anche osservare il divieto, a titolo di misura di sicurezza, di avvicinarsi a luoghi frequentati abitualmente da minori, di svolgere lavori che prevedono un contatto abituale con i minorenni e l’obbligo di informare gli organi di polizia sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti. Carlos Arcos Perez

    https://www.ilmessaggero.it/AMP/roma/prete_carpineto_romano_abusi_minori_soldi_inchiesta-7433681.html

  • I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    In caso di violenza clericale, oltre alla «tolleranza zero» predicata dalla Chiesa, è ormai di rito la richiesta di perdono alle vittime. Una prassi che vale anche per le comunità ecclesiali, come dimostra la «vergogna» espressa dalla presidente dei Focolari, Margaret Karram, al momento della diffusione, il 31 marzo scorso, del primo resoconto sui casi di abusi su minori e adulti vulnerabili e di abusi spirituali o di autorità avvenuti all’interno del movimento. Nel report, in particolare, si dà conto delle segnalazioni delle violenze sui minori pervenute alla Commissione interna per il Benessere e la Tutela della persona (Co.Be.Tu) dal 2014 al 2022. I risultati indicano che dal 1969 al 2012 66 membri del movimento, in tutto il mondo, sono stati accusati di aver abusato di 42 minori (29 fra i 14 e i 18 anni e 13 con meno di 14 anni) e di 17 adulti vulnerabili.

    Fondato nel 1943 da Chiara Lubich e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è diffuso in 182 paesi. I dati ufficiali sui membri che vivono in comunità, sia consacrati (cioè che hanno fatto voto di castità, povertà e obbedienza) che sposati, parlano di 4304 donne e 2540 uomini, a cui si aggiunge un imprecisato numero di aderenti (il sito dei Focolari parla di due milioni ma la cifra non è attendibile perché il movimento, come peraltro la Chiesa, soffre di un costante stillicidio di fedeli).

    A due mesi di distanza dalla pubblicazione dei dati sugli abusi interni, però, non si sa quali provvedimenti siano stati presi nei confronti degli autori delle violenze, né tantomeno si conoscono le circostanze, la portata e la durata nel tempo di questi abusi e, di conseguenza, nemmeno le eventuali responsabilità dei vertici del movimento. Il report comunica soltanto che di questi 66 abusatori (di cui 63 sono uomini), 20 sono stati dimessi (cioè dispensati dai voti presi), 9 sottoposti a sanzioni, 6 sospesi perché in attesa del giudizio dell’autorità ecclesiastica, 9 segnalati all’autorità giudiziaria, mentre 19 casi risultano ancora pendenti e 12 sono stati archiviati (11 in assenza di prove sufficienti e uno per decesso). In sostanza non abbiamo che qualche dato scarno, risultato di segnalazioni pervenute a una commissione interna in un periodo di tempo decisamente insufficiente. Una cosa, però, emerge chiaramente: non si tratta di poche mele marce, ma di un problema sistemico e che ha radici profonde.

    Questo rapporto, più che inaugurare una nuova stagione di trasparenza, sembra la reazione dovuta, tra imbarazzo e omissioni, allo scandalo scoppiato nel movimento dopo la pubblicazione, un anno fa, dell’inchiesta della società Gcps Consulting su un ex membro consacrato francese, Jean-Michel Merlin, responsabile di aver abusato di almeno 37 ragazzi a partire dagli anni ’70. Merlin, nonostante un processo penale a suo carico per violenza sessuale su minori, aveva continuato ad avere ruoli apicali nel movimento fino al 2016, quando era stato infine dimesso dai Focolari. Quanti Merlin ci sono anche in Italia, protetti dalla negligenza, se non addirittura dall’omertà dei vertici? Nel nostro paese, almeno sei casi sono stati considerati «verosimili» dall’indagine interna della Co.Be.Tu, secondo quanto dichiarava il coordinatore della commissione, l’avvocato Oreste Moscatello, in un articolo uscito su Domani il 25 luglio scorso. Quasi un anno dopo, non sappiamo se queste persone continuino ad avere un ruolo nel movimento o siano state segnalate alle autorità dello Stato. Il rapporto non lo dice: tace sui pedofili e rende invisibili le vittime.

    Eppure, dopo decenni di silenzio sul tema, oggi in mano a Margaret Karram e al copresidente Jesús Morán c’è una lista di almeno cinquantacinque nomi di persone le cui responsabilità sono state accertate da una commissione interna. Nomi che però il Movimento ha deciso di non rendere pubblici. «Non li abbiamo rivelatiper garantire la privacy delle persone coinvolte. Siamo presenti in paesi che hanno approcci anche molto diversi sulle sanzioni previste per questo genere di reati: vogliamo trasparenza, ma anche salvaguardare i diritti di tutti», ha dichiarato a Domani Joachim Schwind, sacerdote e responsabile della comunicazione dei Focolari. «In alcuni Stati, per l’abuso sui minori è prevista la pena di morte – ha aggiunto Schwind – davvero vogliamo esporre a tanto i responsabili?». Resta da chiedersi perché non si possano adottare soluzioni diverse a seconda dei paesi, a cominciare dall’Europa. Schwind, che è anche membro del Consiglio generale al Centro Internazionale dei Focolari, ammette che «è un grande problema, perché le persone che frequentano i nostri incontri ci chiedono di essere protette». E come fanno a tutelarsi, se non sanno chi sono i predatori? «Il fatto è che, in assenza di una sentenza che attesti la responsabilità in sede penale, potremmo essere denunciati per diffamazione», sottolinea Schwind. Tutti i casi della “lista”, però, sono ormai prescritti per la giustizia civile e i pochi considerati non risolti sono in attesa di una decisione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita della Santa Sede, che ha la giurisdizione sulle comunità ecclesiali. Si tratta insomma di bilanciare il diritto alla privacy con il diritto dei bambini e delle famiglie ad essere al riparo da potenziali abusatori. Questa discrezione nel rivelare i nomi non nasconde anche imbarazzanti retroscena o complicità dei vertici del movimento, se non addirittura della stessa Chiara Lubich? Certamente, il divieto di divulgare i nomi dei pedofili rappresenta per i Focolari l’indubbio vantaggio di non dover rispondere delle decisioni prese negli anni in merito a trasferimenti o promozioni.

    «I vertici non hanno parlato apertamente degli abusi sui minori nemmeno ai loro membri – dice Oscar (nome di fantasia), un ex focolarino che ha trascorso 25 anni nel movimento – ma alcuni nomi sono circolati lo stesso nelle chat di chi aveva frequentato la scuola di formazione a Loppiano, vicino a Firenze». Uno di questi, italiano, oggi ottantaseienne, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità nei Focolari ed è stato vicino alla stessa Lubich. «Faceva parte del sistema e le denunce di abuso lo hanno perseguitato per anni: lo spostavano da una parte all’altra del mondo per toglierlo dai guai – racconta Oscar – Io l’ho conosciuto quando era responsabile dei giovani: ci controllava, faceva commenti su come ci vestivamo – continua Oscar – una volta ammise candidamente di essere influenzato dall’aspetto fisico del candidato alla consacrazione: per lui bastava quasi che un ragazzo sorridesse e fosse ben pettinato per essere ammesso fra i focolarini».

    Chi ha affidato la formazione dei giovani a una persona che aveva già ricevuto segnalazioni di molestie? Chi era al corrente della propensione per i ragazzini di questo infaticabile missionario della parola di Chiara Lubich, che ha attraversato i cinque continenti senza essere fermato? «Non sono a conoscenza di nessun caso di abuso noto ai responsabili del movimento, nè di persone che sono state spostate e hanno continuato ad abusare», commenta Schwind, che però ammette che questa persona è stata dimessa «per gravi motivi». La stessa sanzione è stata inflitta ad altri due membri che avevano incarichi rilevanti nell’Opera, i cui nomi sono stati fatti a Domani da diverse fonti. Uno di questi, ha testimoniato un ex focolarino, aveva l’abitudine di portare i minorenni sul suo letto, dove li abbracciava e si intratteneva con loro. Schwind conferma che sono stati entrambi allontanati dai Focolari già due anni fa.

    «Dove abbiamo riscontrato una verosimiglianza dei fatti, i responsabili sono stati dimessi dal movimento, anche per casi avvenuti decenni fa», precisa Schwind. Per quanto riguarda la segnalazione alle autorità giudiziarie, che secondo il report ha riguardato soltanto nove persone su 66, Schwind spiega che la commissione si è regolata secondo le leggi dei diversi paesi. «Dove non c’è obbligo di denuncia, abbiamo segnalato i responsabili soltanto se erano le vittime a volerlo; dove c’è l’obbligo invece abbiamo interrotto le nostre verifiche per non interferire con le indagini», spiega il sacerdote. «Con le nuove linee guida, entrate in vigore il 31 marzo – aggiunge Schwind – abbiamo stabilito che porteremo tutti i casi a conoscenza delle autorità giudiziarie, anche nei paesi in cui non è espressamente prescritto». Alla domanda se questa decisione riguardi anche i 66 casi evidenziati nel report, Schwind ammette «che non ci hanno ancora pensato», così come non sono ancora riusciti a formare una commissione disciplinare, annunciata un anno fa, che stabilisca le complicità dei vertici del movimento nel caso di Jean-Michel Merlin.

    Dal primo maggio, la Co.Be.Tu è stata sostituita dalla nuova commissione indipendente centrale, che in realtà di indipendente ha ben poco, visto che i suoi membri saranno scelti direttamente dalla presidente Karram. La nuova commissione, a cui è affiancato un organo di vigilanza di cinque membri esterni, si occuperà soltanto della gestione delle segnalazioni, mentre la formazione verrà coordinata a livello centrale e locale da un altro team di esperti e consulenti. Un’impalcatura che dovrebbe garantire, almeno sulla carta, “la tutela integrale della persona”, come viene definito il piano anti-abusi, ma che per ora lascia trasparire molta approssimazione sulla gestione dei pedofili e vaghi accenni a non meglio precisati interventi disciplinari. Al posto di un chiaro percorso di trasparenza che assicuri giustizia alle vittime, con l’apertura degli archivi e la ricostruzione delle responsabilità personali, si preferiscono la maldicenza e la gogna sotterranea del “lo sanno tutti”, alimentata dalle voci di corridoio e dalle chat di whatsapp.

    In questo quadro, delle vittime sappiamo ancora meno: quante sono, quanti anni avevano al momento degli abusi, quali sono state le conseguenze che hanno dovuto affrontare? L’Oref, Organizzazione ex focolari, un’associazione nata nel 2021 come spazio di ascolto per i sopravvissuti, non è stata coinvolta nell’indagine della Co.Be.Tu, ma Schwind tiene a dire che la presidente ha «speso molto tempo in incontri personali con altre vittime». Sulla “riparazione finanziaria” esiste un protocollo che invita chi lo desidera a farsi avanti ma non stabilisce l’entità dei risarcimenti in caso di abuso accertato: «non abbiamo stabilito cifre perché valuteremo caso per caso, anche a seconda dei paesi in cui è avvenuto il reato – dice Schwind – non sempre si parla di un aiuto economico: a volte chi si rivolge a noi chiede di essere sostenuto in un percorso terapeutico, o di trovare un lavoro o una casa».

    Molti sopravvissuti, in realtà, si sono trovati di fronte a un muro. Silvia Ciccarelli, figlia di due membri attivi del movimento, nel 2016 ha addirittura mandato una lettera personale alla Co.Be.Tu e all’allora presidente dei Focolari, Maria Voce, in cui raccontava di essere stata picchiata senza pietà per anni da suo padre, ritenuto un “uomo di fede”. «Diceva sempre che lo faceva “per volontà di Dio”, così come diceva che mi picchiava in modo da non lasciare tracce o lividi, per “non darmi la soddisfazione di fare la vittima” – si legge nella lettera – Mia madre non si è mai frapposta. Ho visto vestitini nuovi, a cui tenevo, sparire nell’immondizia perché macchiati di sangue». Nè la Co.Be.Tu né Maria Voce, dice Ciccarelli, hanno risposto.

    «Nel movimento continua a esserci una forte omertà sulle violenze strutturali che lo attraversano, che riguardano il sesso, la manipolazione delle coscienze, l’abuso di potere e lo sfruttamento economico – dice Oscar – Per decenni i focolari hanno organizzato happening per giovani, a cui partecipavano anche migliaia di bambini e adolescenti senza precauzioni né controlli: era un bacino di caccia perfetto per i predatori». Il terreno dell’abuso (di potere, in primo luogo) era preparato dall’obbedienza assoluta imposta da Chiara Lubich: le “pope” e i “popi”, come venivano chiamati i suoi seguaci in un linguaggio non a caso infantilizzante, dovevano «tagliarsi la testa», affidandosi totalmente a lei e ai capifocolare che la rappresentavano. «Se si voleva fare la volontà di Dio, bisognava seguire Chiara – racconta Cintia Costa – era richiesta un’obbedienza cieca, non potevi avere dubbi o fare domande». Costa ha fatto parte dai 12 ai 19 anni del movimento Gen, la sezione dei giovani, prima a Belem, in Brasile, e poi a Loppiano, dove ha subito ed è stata testimone di violenze psicologiche pesantissime su ragazzine appena adolescenti. «La nostra responsabile ci insultava senza una spiegazione, eravamo terrorizzate – racconta – io sono stata costretta a lasciare il mio fidanzato, che era in Brasile. Dato che piangevo disperata, lei si è seduta vicino a me e mi ha dettato la lettera per lui, che poi ha spedito con posta prioritaria». Non solo: Cintia racconta che nell’estate del 1992, insieme a una quindicina di altre ragazze, si è ritrovata a cucire le copertine per i diari della Benetton: «eravamo in un capannone, dove i visitatori che arrivavano a Loppiano non potevano vederci, e dovevamo applicare le etichette su queste agende – dice – Ovviamente, come per tutti i lavori che facevamo, non siamo state pagate». Una circostanza confermata anche da Oscar: «negli anni ’80 e ’90 i Focolari prendevano spesso commissioni da aziende per dei lavori, e Benetton era una di queste». Difficile pensare che la partita di agende fatta a mano dalle ragazze fosse un regalo per la multinazionale. «Per ironia della sorte, in quei giorni si vedeva ovunque la campagna pubblicitaria della United Colors of Benetton con la foto di un prete che bacia una suora – commenta Costa – e a noi ripetevano che dovevamo essere pure e che non potevamo nemmeno abbracciare i nostri amici maschi».

    Cintia e moltissime altre ragazze arrivate a Loppiano in quegli anni per fare un’esperienza religiosa si sono ritrovate in realtà alla mercé di persone che le hanno private di ogni libertà, le hanno fatte lavorare gratis e hanno persino interferito con la loro vita intima e famigliare. Silvia Ciccarelli testimonia che da bambina le fu proibito di vedere i nonni, perché considerati “non allineati” alle regole dellla comunità e quindi nocivi; a quattordici anni, inoltre, le fu fatta una visita ginecologica da un medico focolarino per accertare che non avesse già avuto rapporti sessuali. Magda (nome di fantasia), una focolarina slovena che voleva studiare, fu costretta dalla responsabile di zona a lasciare gli studi perché «i libri andavano messi in soffitta». Negli anni Settanta è stata anche molestata dalla sua capofocolare quando era alla scuola di formazione di Loppiano: «una sera, con la scusa di darmi la sua benedizione, è entrata nel mio letto e mi ha baciata – racconta a Domani – ho saputo che in seguito è stata allontanata, ma nessuno mi ha mai detto il motivo».

    Se Rocca di Papa tace, Roma certo non parla: il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, messo al corrente dall’ex focolarina Renata Patti, già alcuni anni, fa di alcune denunce di abuso sessuale nel movimento, non ha mai dato riscontri ufficiali. Il prefetto del Dicastero, il cardinale Kevin Farrell, interpellato in proposito da Domani, non ha mai risposto e la responsabile per la comunicazione Pamela Fabiani ha spiegato che «il Dicastero tratta le segnalazioni che riceve in maniera riservata, nel rispetto dei criteri previsti dall’ordinamento canonico, in generale e specificamente per la Curia Romana, e nel rispetto delle persone coinvolte». Quindi, non soltanto non sappiamo come sono stati trattati questi casi, ma non sappiamo nemmeno se sono stati presi in considerazione o archiviati.

    Per quanto la tendenza alla riservatezza (per non dire l’omertà) accomuni Focolari e Vaticano, fra i due si avverte una certa tensione, se è vero che, come attesta una nostra fonte, il Dicastero sta facendo pressione sul movimento perché metta finalmente mano ai problemi interni. «Siamo in contatto con il Dicastero e la curia romana, ma le indicazioni su cosa fare non sono univoche», ha ammesso Joachim Schwind parlando dell’opportunità di rendere pubblica “la lista”. Lo stesso papa Francesco, d’altronde, durante l’assemblea generale dei Focolari del febbraio 2021 aveva già ammonito le comunità ecclesiali di «evitare ogni autoreferenzialità». La situazione è delicata: all’orizzonte per i Focolari potrebbe esserci addirittura lo spettro del commissariamento, e la trasparenza sugli abusi è una carta importante su cui puntare, ma ci sono certamente diversi equilibri in gioco di cui tenere conto.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-abusi-minori-lista-segreta-degli-le-accuse-contro-il-movimento-dei-focolari-h7n1mjbm

  • Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    “La Chiesa italiana non puo accettare accuse di atteggiamenlo omertoso“. Questa la rispsta del cardinale e presidente della Cei, Matteo Zuppi, alle parole del procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha definito la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa“.

    Menditto si riferisce alle accuse di abusi a carico di un insegnante di relìgione di Tivoli, pervenute all’autorita ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cuì la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.

    La Procura ha recentemente scoperto, a seguito della denuncia di una delle vittime, oggi maggìorenne, che il professore per anni avrebbe abusato di almeno quattro ragazzi, tutti maschi, di età compresa, all’epoca dei fatti tra i 10 e i 15 anni.

    Tuttavia nelle ultime ore sono emrse le storie più recenti di altre due presunte svittime sulle quali la Procura si è immediatamente messa al lavoro.

    Il docente – che ricopriva anche ruoli apicali in diverse associazioni religiose – è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

    Il Gip nelle esigenze cautelari ha evidenziato che esse si sono rese necessarie per “il concreto e attuale pericolo di reiterazione delle medesime condotte criminose” . Inoltre aggiunge il Gip, “l’uomo presenta totale incapacitità di contenere gli impulsi.”Alessandro Frateschi  Mirko Campoli

    Da IL FATTO QUOTIDIANO 

  • Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Mirko Campoli, ha 46 anni, è insegnante di religione ed è stato responsabile nazionale dell’Associazione Cattolica fino al 2008.

    È lui l’uomo arrestato dalla procura di Tivoli con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    Abbiamo parlato di questo nuovo caso di cronaca con Francesco Zanardi, presidente di ‘Rete L’Abuso’ associazione che da anni si occupa delle vittime di violenza.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/ZG5mxOSwBHKn1n4i