Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Vito Beatrice

  • Abuso su minori, l’ex Cirielli alla prova della Consulta

    Abuso su minori, l’ex Cirielli alla prova della Consulta

    Il 20 giugno la Corte si esprimerà sui tempi di prescrizione per i reati di violenza sessuale contro minori. Il Tribunale di Roma ha sollevato il dubbio di legittimità durante un processo a un prete di 72 anni.

    Il 20 giugno la Corte Costituzionale esaminerà il tema della prescrizione per i reati di violenza contro i minori in relazione a una vicenda che coinvolge Vito Beatrice, sacerdote 72enne sotto processo per violenza sessuale con abuso d’autorità nei confronti di un giovane che oggi ha 29 anni, ma all’epoca dei fatti contestati era minorenne. Il religioso, prete della congregazione dei Padri Somaschi della chiesa di Sant’Alessio nella zona dell’Aventino, a Roma, è accusato di abusi commessi tra il 1995 e il 2004 su un minore che aveva avuto in affidamento dai genitori per ragioni di educazione e istruzione.

    CHIESTA LA PRESCRIZIONE PER GLI ABUSI. Per lui il pm ha chiesto 14 anni di carcere. La difesa dell’imputato, invece, anche ai fini civili e delle richieste di risarcimento, ha chiesto l’assoluzione per i fatti di reato successivi all’ottobre 2003 perché “il fatto non sussiste”, mentre per il periodo precedente ha chiesto di non dover procedere perché i reati sono estinti per prescrizione.

    Ed è in particolare di quest’ultimo aspetto che si occuperanno i giudici costituzionali, per stabilire la legittimità o meno di queste disposizioni. Nel giugno 2016, infatti, i giudici dell’ottava sezione del Tribunale di Roma, di fronte alla quale è pendente il processo penale, hanno deciso di sospendere il procedimento e di inviare gli atti alla Corte Costituzionale sollevando dubbio di legittimità sulla legge 251/2005, la cosiddetta ex Cirielli, che ha ridotto i termini di prescrizione anche per il reato di violenza sessuale su minori.

    CONTRASTO CON ARTICOLI 11 E 117 DELLA COSTITUZIONE. Secondo il tribunale la norma ‘impugnata’ contrasta con gli articoli 11 e 117 della Costituzione; inoltre contraddice la Decisione quadro del Consiglio d’Europa sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile. Non rispettare quella disposizione, recepita dall’Italia con la ratifica della Convenzione di Lanzarote, non consentirebbe di raggiungere l’obiettivo di rendere possibile il perseguimento dei reati sessuali in danno di minori dopo che la vittima abbia raggiunto la maggiore età.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/05/31/abuso-su-minori-lex-cirielli-alla-prova-della-consulta/211111/

  • Abusi su minore. Il caso di don Vito Beatrice finisce all’attenzione della Corte Costituzionale

    Abusi su minore. Il caso di don Vito Beatrice finisce all’attenzione della Corte Costituzionale

    Finisce all’attenzione della Corte Costituzionale il caso giudiziario di Vito Beatrice, 72enne religioso di origine campana della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, per il quale la Procura di Roma ha chiesto una condanna a 14 anni di carcere per abusi sessuali compiuti su un ragazzo (oggi 28enne) che i genitori avevano affidato al prete per ragioni di educazione e di istruzione da quando aveva 9 anni.

    I giudici dell’ottava sezione penale del tribunale, dopo una camera di consiglio, hanno ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Procuratore aggiunto Maria Monteleone sulla legge Cirielli nella parte in cui non ha escluso la riduzione dei termini di prescrizione per i reati sessuali in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione internazionale di Lanzarote.

    Stando alla Procura, le violenze sono andate avanti nell’arco di una decina di anni, tra Roma, Genova e anche all’estero. Il ragazzo, solo dopo aver raggiunto la maggiore età, ha trovato la forza per denunciare il prete e raccontare la natura delle violenze subite e i traumi psicologici con cui ancora oggi è costretto a fare i conti.

  • Pedofilia, chiesti 14 anni di carcere per il prete accusato di violenza sessuale.

    Pedofilia, chiesti 14 anni di carcere per il prete accusato di violenza sessuale.

    Per aver abusato sessualmente di un ragazzo, che i genitori gli avevano affidato da quando aveva 9 anni per ragioni di educazione e di istruzione, don Vito Beatrice, 72enne religioso di origine campana della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, , deve essere condannato a 14 anni di carcere. E’ la richiesta avanzata oggi dal procuratore aggiunto Maria Monteleone ai giudici dell’ottava sezione penale del tribunale di Roma che hanno aggiornato a fine mese il dibattimento per la sentenza.

    Il rappresentante della pubblica accusa ha anche chiesto che venga negato all’imputato, accusato di violenza sessuale continuata ed aggravata, ogni tipo di attenuante, considerato che la vittima degli abusi ha cercato qualche anno fa di togliersi la vita gettandosi in un fiume. Le violenze, infatti, secondo la Procura, sono andate avanti nell’arco di una decina di anni, tra Roma, Genova e anche all’estero. Poi, una volta raggiunta la maggiore eta’, il ragazzo ha trovato la forza per denunciare il prete e raccontare la natura delle violenze subite e i traumi psicologici con cui ancora oggi e’ costretto a fare i conti.

    http://www.corrierequotidiano.it/1.42715/cronaca/lazio-roma-liguria-genova/news/abusi-sessuali-su-minore-chiesta-condanna-14-anni-un

  • Orrore in canonica Il pm: 14 anni al prete pedofilo.

    Orrore in canonica Il pm: 14 anni al prete pedofilo.

    Lo avrebbe vessato per più dieci anni, dalla Pasqua del 1995 fino al 2006: da quando la vittima era un bambino di appena dieci anni fino alla soglia dei venti anni. Uno stillicidio di violenze e sopraffazioni che sarebbero opera di Vito Beatrice, sacerdote settantaduenne originario del torinese e appartenente alla congregazione dei Chierici regolari di Somasca. Una storia terribile che vede il bambino – che era stato affidato al sacerdote che, nelle intenzioni dei genitori, avrebbe dovuto essere suo «precettore e padre spirituale» – finire nelle mani di un presunto pedofilo per il quale il procuratore aggiunto Maria Monteleone ha chiesto ieri in aula la condanna a 14 anni di reclusione chiedendo che venga negata all’imputato ogni tipo di attenuante.

    Una storia di sopraffazione e violenza venuta a galla solo dopo che la giovane vittima aveva deciso di raccontare tutto, prima alla fidanzatina, poi ai genitori, che non si sarebbero mai aspettati l’incubo nel quale era vissuto il proprio figlio. Secondo quanto ricostruito dalle indagini infatti Beatrice «con abuso di autorità ed anche con violenza nel sovrastarlo fisicamente e psicologicamente tanto da vincerne le resistenze, convinceva la vittima a compiere e subire atti sessuali reciproci di masturbazione, congiunzioni orali e penetrazioni anali». Tanti gli episodi individuati dagli inquirenti e raccontati dettagliatamente in aula durante la lunga deposizione della vittima: episodi che si sarebbero verificati a Roma, a Genova e in diverse località all’estero e sempre in abitazioni o locali di pertinenza del sacerdote finito alla sbarra. In molte occasioni, sottolinea la procura nel capo d’imputazione, anche «all’interno di strutture ecclesiastiche».

    Tutto era iniziato dopo un pellegrinaggio al Lourdes negli anni novanta: in quella occasione il ragazzino aveva fatto il chierichetto al suo futuro aguzzino. Poi le visite al paesino dell’entroterra ciociaro con l’imputato – aveva raccontato in aula la madre – che si era offerto di preparare il bambino per l’esame di quinta elementare. Lo avrebbe ospitato in convento da lui. Fu quello il primo passo verso il baratro. Da quell’occasione infatti i rapporti tra il sacerdote e il bambino si moltiplicano: i viaggi all’estero, le vacanze sulla riviera ligure, i compleanni. Un incubo che durerà fino al 2006 (anche se gli ultimi anni non sono perseguibili) e che porterà il ragazzo sull’orlo della morte. Prima della confessione ai propri genitori infatti la vittima aveva provato a suicidarsi buttandosi in un fiume della Ciociaria durante una serata di feste con gli amici. Ieri la richiesta di condanna pesante da parte della Procura (che durante la requisitoria ha più volte sottolineato come gli episodi contestati siano tutti comprovati). Richiesta su cui i giudici della VII sezione penale del tribunale decideranno nell’udienza fissata per fine mese.

    Vincenzo Imperitura

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/2016/04/09/orrore-in-canonica-il-pm-14-anni-al-prete-pedofilo-1.1527561?localLinksEnabled=false

  • Ai giudici rivela l’inferno del fidanzato «Mi disse quando il prete lo violentò». Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Ai giudici rivela l’inferno del fidanzato «Mi disse quando il prete lo violentò». Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    «Un giorno mi confessò: “da piccolo sono stato violentato da un prete, ha abusato di me anche mentre giocavo a nascondino”. In quel momento capii perché il nostro rapporto era così difficile». È lei, Arianna, la ragazza che ha dato la forza a Vincenzo (nome di fantasia) di denunciare gli abusi che avrebbe subito per 11 lunghissimi anni dal sacerdote che lo aveva preso in affidamento da piccolo. Ieri è stata sentita la sua testimonianza davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Roma nel processo che vede impututo don Vito Beatrice per violenza sessuale continuata e aggravata. La Procura contesta al religioso della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca di aver abusato dell’autorità che gli derivava dall’essere precettore e padre spirituale di Vincenzo nel commettere le violenze sul minore. Erano stati infatti i genitori, originari del Frusinate, ad affidare nel 1995 il bambino, che all’epoca non aveva ancora compiuto 9 anni (ora ne ha 29), all’educazione e all’istruzione del prete, presso la chiesa di Sant’Alessio all’Aventino. Gli abusi sessuali si sarebbero consumati fino al 2006, quando il ragazzo aveva ormai compiuto 20 anni.

    «L’ho conosciuto verso la fine del 2008: all’inizio eravamo soltanto amici, poi ci siamo fidanzati – ha spiegato Arianna ai giudici – La nostra relazione è finita a gennaio del 2014. Inevitabilmente sul nostro rapporto hanno influito quegli abusi. Sfido chiunque dopo 10 anni a non avere ripercussioni. Lui però inizialmente non mi aveva detto nulla. L’ha fatto un giorno mentre passeggiavamo in un parco. Di punto in bianco mi ha detto: “Da piccolo sono stato violentato da un prete”. Successivamente mi ha raccontato dell’episodio in cui questo sacerdote avrebbe abusato di lui mentre giocava a nascondino nella casa della sua famiglia o degli abusi durante i viaggi». Oltre che nella dimora del prelato, secondo l’accusa, infatti, le violenze sarebbero avvenute anche all’interno di strutture ecclesiastiche. A Roma, a Genova e in varie località estere, «approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la privata difesa – si legge nel capo d’imputazione – in ragione non solo della minore età della persona offesa, ma anche della sua condizione di soggetto a lui affidato per la cura, la crescita e l’evoluzione esistenziale». Arianna, sentita nell’aprile 2011 dai carabinieri, riferì che Vincenzo era molto amareggiato perché «non riusciva a capire mentalità contorta» del suo educatore.

    Don Vito, 71 anni compiuti, è a giudizio solo per le presunte violenze commesse tra il 2000 e il 2004. Quelle che si sarebbero consumate nel periodo precedente, ossia dal 1995 al 2000, quando Vincenzo aveva meno di 14 anni, risultano prescritte. Mentre quelle successive, protrattesi fino al 2006, sono state giudicate dal giudice dell’udienza preliminare improcedibili per tardività della querela. La denuncia, infatti, è stata presentata soltanto il 27 gennaio 2011. La verità è emersa soltanto quando, nel febbraio del 2010, Vincenzo ha tentato di togliersi la vita gettandosi in un torrente nella zona di Frosinone, vicino al pub dove era andato a cena con i suoi amici e Arianna. «Quella sera, dopo essere stato tratto in salvo, mi disse: “Mi volevo uccidere”. Io – ha spiegato la ragazza – il giorno dopo lo spronai a raccontare tutto ai suoi genitori».

    Valeria Di Corrado

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2016/01/09/ai-giudici-rivela-l-inferno-del-fidanzato-mi-disse-quando-il-prete-lo-violento-1.1496011

  • Pedofilia: violentato per dieci anni «Quel prete si è preso nostro figlio» Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Pedofilia: violentato per dieci anni «Quel prete si è preso nostro figlio» Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Al processo contro don Vito Beatrice il racconto della mamma del ragazzo

    di Fulvio Fiano

    ROMA – Era marzo anche cinque anni fa quando la signora Anna scoprì che suo figlio aveva provato a uccidersi, trascinato in un fiume da un peso che ancora oggi lo affonda. «Mi urlò: “Padre Vito mi ha violentato, non vivo più con questo schifo dentro”». Neanche davanti a un giudice la donna si dà pace. A quel religioso diventato un fratello per 10 anni ha affidato il figlio: «Non avevo capito niente…», testimonia al processo. La sentenza è vicina, ma il banco degli imputati è vuoto. L’orco con la tonaca, 70 anni, è ancora una volta contumace. «Non sapevo più chi ero, non ci potevo credere» ricorda Anna. Che oggi maledice quel pellegrinaggio a Lourdes dove tutto cominciò nel 1994.

    «Partimmo col treno bianco. Mauro (i nomi delle vittime non sono reali, ndr) aveva 4 anni e durante le preghiere si annoiava. Quel prete lo chiamò con lui, gli fece fare il chierichetto,diventammo amici». Cominciò la frequentazione fatta di inviti a pranzo e cortesie. «La prima volta da noi, nel paesino in provincia di Frosinone, fece subito una buona impressione a tutti i parenti, tornò spesso a trovarci, quasi ce lo contendevamo. Pensi – dice Anna al giudice – che mio padre è morto dicendo di salutargli Vito… All’epoca mica si sentivano tutte queste storie…».

    E siamo al 2001. Mauro ha 11 anni e don Vito si offre di prepararlo per l’esame di quinta. Può stare da me, al convento di Sant’Alessio all’Aventino, ho una cuoca, starà bene, assicura. Mauro passa qualche settimana da solo con lui e spesso ci tornerà negli anni successivi. Padre Vito è come e più di uno zio, lo porta con sé anche in Spagna in viaggio. E quando si trasferisce a Nervi, Mauro lo raggiunge per le vacanze. Nelle frequenti telefonate «per salutarlo» il precettore si raccomanda all’allievo al telefono di «non far sentire la conversazione ai tuoi». E a tutte le feste ha un regalo. Magliette, poi un cellulare, un videocamera, un pc. Lo ha comunicato e lo vorrebbe cresimare. Poi il ragazzo cresce e piano piano si allontana. Non vuole farsi vedere dagli amici in compagnia di quell’uomo. Ma forse è l’età, si dice la mamma.

    Gli occhi della signora ora sono umidi, il racconto riprende dopo un sorso d’acqua. «Padre Vito, anzi, “quel signore” era una serpente. “Non fategli vedere i Simpsons”, ci diceva. “Educatelo bene il mio figlioccio”. Il nostro peccato è stato volergli bene e ho bruciato tutte le sue foto e le lettere».

    Fino al 2006 padre Vito avrà rapporti completi, attivi e passivi, con il ragazzo che gli veniva affidato. Lo filmava e lo fotografava per usi che le indagini non hanno potuto chiarire. Ma dubbi non ce ne sono. Nel processo strappato dal procuratore aggiunto Maria Montelone ai tentativi di portarlo a Genova dove sarebbe andato prescritto, ha deposto anche il papà della vittima, che incastrò Don Vito registrando di nascosto la sua confessione come gli fu riportata dal suo superiore.

    I padri Somaschi, citati per danni, non si sono mai fatti avanti per scusarsi o aiutare le indagini. Vito Beatrice è ufficialmente in un convento. La difesa ha anzi ottenuto che la testimonianza di Mauro avvenisse a porte chiuse. Ma qualcosa è trapelato. «Vito mi spiegava che gli amici fanno certe cose», avrebbe detto Mauro dopo aver ripercorso gli orrori subiti. E non poteva sapere che anche da bambini la realtà può essere un brutto sogno.

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_30/pedofilia-violentato-dieci-anni-quel-prete-si-preso-nostro-figlio-96c1c94e-d6a5-11e4-a883-4c9c44a1b2f9.shtml

  • ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

    ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

     di Valeria Pacelli

    Non c’è solo Jozef Wesolowski nel “giro di vite” voluto da Papa Francesco, che ieri ha messo uno dei primi tasselli al cosiddetto nuovo corso in Vaticano, targato “tolleranza zero”.

    Da oltretevere altri due sono i casi di vescovi finiti nel mirino di Bergoglio per abusi sessuali sui quali c’è il massimo riserbo. E non solo. Perché non ci sarà alcuna tolleranza neanche nei confronti di chi ha coperto abusi. Infatti, secondo indiscrezioni, sarebbe stato acceso un faro sulla diocesi di Varsavia, di cui è arcivescovo dal 2007 il cardinale Kazimierz Nycz, dopo esser stato ordinato diacono nel 1972 da Karol Wojtya. Ed è proprio sulla rete polacca, legata a Giovanni Paolo II, che si concentrano le indagini del tribunale vaticano. Circostanza che il portavoce Padre Federcio Lombardi né conferma né smentisce: “Non ne ho prontezza”.

    ALTRO PROBLEMA da risolvere, per contrastare il problema della pedofilia, però riguarda anche le misure da prendere nei casi di denunce contro ecclesiastici, finiti sotto inchiesta delle procure italiane. E di casi già ne esistono parecchi. Nei loro confronti, la posizione di Papa Francesco di certo non sarà particolarmente morbida. Basti ricordare il trattamento riservato a Bernard Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II. L’ar – civescovo Law era stato accusato di aver coperto i preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston. Accuse che Bergoglio non ha dimenticato, tanto che quando lo ha incontrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, non lo avrebbe salutato. L’accusa mossa a Law in realtà per anni è un cruccio per la chiesa cattolica.

    Basti pensare all’inchiesta pubblicata dal New York Times, che sulla base di alcuni documenti accusò i vertici del Vaticano, tra cui Benedetto XVI, di aver occultato gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Circostanza sempre smentita. Ma di scandali legati agli abusi ce ne sono stati parecchi. E significati sono i numeri delle denunce presentate: 600 nel 2013 soltanto presso la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ne sa qualcosa Re – te l’abuso, una onlus che segue le vittime di violenze. Sul sito, addirittura, c’è una mappa dei casi divisi per regioni e l’immagine che ne viene fuori è davvero imbarazzante.

    C’è ad esempio la storia di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone (Termoli), accusato da una parrocchiana (all’epoca dei fatti minore) di abusi sessuali. La giustizia canonica ha confermato nei suoi confronti la sospensione ‘a divinis’, ossia l’impossibilità di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Una punizione troppo leggera, accusa Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’abuso: “gira ancora a piede libero”. Nei confronti di Don Marino però non c’è una sentenza e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Il 10 ottobre invece ci sarà l’udienza davanti al Tribunale di Roma a don Vito Beatrice, della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, accusato di abusi sessuali da parte di un giovane che a 28 ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per dieci anni. Ha fatto perdere le tracce di se, invece, Don Silverio Mura, insegnante di religione in una scuola di Ponticelli (Napoli).

    Dopo le denunce di un ragazzo che ha rivelato gli abusi solo dopo aver compiuto 38 anni e quando il reato era ormai prescritto, il parroco era stato spostato. “Lo abbiamo rintracciato a Nola – racconta Zanardi – e faceva lo stesso lavoro. Lo abbiamo segnalato e adesso nessuno sa più dove si trova”. È fuggito pure don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro (Catanzaro). Avrebbe abusato di 17 ragazzini, quando era parroco tra il 2007 e il 2010. L’indagine nei suoi confronti è stata chiusa, dalla Procura di Catanzaro, a novembre del 2013, ma di lui non si hanno più tracce dal 2010. E sono solo alcune delle storie di chiesa e abusi. Adesso sembra che le cose, su questo tema, stiano cambiando. Lo sa bene Josef Wesolowski, ai domiciliari (ora rischia 7 anni di carcere) per aver abusato di alcuni minori mentre si trovava a Santo Domingo. C’è infatti il pericolo che potesse scappare.

    Il FAtto Quotidiano

  • L’avvocato Carlo Taormina assiste la vittima di padre Vito Beatrice

    L’avvocato Carlo Taormina assiste la vittima di padre Vito Beatrice

    Don Vito Beatrice è accusato di aver approfittato sessualmente di un bimbo dall’età di 9 anni.

     Prima che a Dio, dovrà rispondere alla giustizia. Il processo che vede imputato don Vito Beatrice per violenza sessuale continuata e aggravata inizierà il prossimo 10 ottobre davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Roma.

    L’accusa contesta al religioso della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca di aver abusato dell’autorità che gli derivava dall’essere precettore e padre spirituale di Vincenzo (nome di fantasia) nel commettere le violenze sul minore.

    Erano stati infatti i genitori, originari del frusinate, ad affidare nella Pasqua del 1995 il bambino, che all’epoca non aveva ancora compiuto 9 anni, all’educazione e all’istruzione del prete, presso la chiesa di Sant’Alessio all’Aventino.

    Gli abusi sessuali si sarebbero consumati per undici lunghissimi anni, fino al 2006, quando il ragazzo aveva ormai compiuto 20 anni. Oltre che nella dimora del prelato, le violenze sarebbero avvenute anche all’interno di strutture ecclesiastiche.

    A Roma, a Genova e in varie località estere, “approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la privata difesa – si legge nel capo d’imputazione – in ragione non solo della minore età della persona offesa, ma anche della sua condizione di soggetto a lui affidato per la cura, la crescita e l’evoluzione esistenziale”.

    Tra le aggravanti che lo scorso 30 aprile hanno portato al rinvio a giudizio di don Vito, vi è anche la violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro del culto cattolico e l’abuso di relazioni di coabitazione e ospitalità.

    Originario della provincia di Avellino, 70 anni appena compiuti, dopo essere stato assegnato alla chiesa di Sant’Alessio all’Aventino, a Roma, padre Beatrice è stato in servizio nella segreteria scolastica del centro culturale del Collegio degli Emiliani, nel quartiere Nervi di Genova. Verrà però processato solo per le presunte violenze commesse tra il 2000 e il 2004.

    Quelle che si sarebbero consumate nel periodo precedente, ossia dal 1995 al 2000, quando Vincenzo aveva meno di 14 anni, risultano prescritte. Mentre quelle successive al 2004, protrattesi fino al 2006, sono state giudicate dal gup del Tribunale di Roma improcedibili per tardività della querela.

    La denuncia è stata presentata soltanto il 27 gennaio 2011. Fino ad allora, infatti, i genitori non avevano mai avuto sospetti sulla vita del loro bambino e sulla condotta del prete al quale l’avevano affidato.

    La verità è emersa soltanto quando, nel febbraio del 2010, Vincenzo (che quest’anno compirà 28 anni) ha tentato di togliersi la vita gettandosi in un fiume nella zona di Frosinone. Fu allora che decise di raccontare tutto, prima alla fidanzata e poi ai genitori.

    Valeria Di Corrado

    http://www.iltempo.it/mobile/cronache/2014/06/22/sacerdote-a-processo-uso-violenza-per-11-anni-1.1263541

  • Aventino, sacerdote a giudizio per abusi sessuali la vittima tentò il suicidio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Aventino, sacerdote a giudizio per abusi sessuali la vittima tentò il suicidio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Per anni è stato un frate all’apparenza irreprensibile in servizio nella basilica di Sant’Alessio all’Aventino. Ora, pur mantenendo la tonaca, è parcheggiato in un convento privato del ruolo pastorale, perché accusato di aver abusato per quasi dieci anni, durante le missioni religiose, di un bambino a lui affidato. Il sospetto sulle ambiguità di Vito Beatrice, 69 anni, un frate della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, da ieri, però, si è aggravato.
    Il religioso è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale e con le aggravanti dell’età della vittima, che all’epoca dei primi approcci aveva 9 anni, e per aver approfittato del ruolo di ministro cattolico. «Non possiamo escludere neanche che sia l’unico caso» ha detto durante l’udienza il procuratore aggiunto Maria Monteleone al gip Giulia Proto, il giudice che poi ha disposto l’apertura del processo a carico del padre somasco: prima udienza a ottobre a Piazzale Clodio.Dietro alla denuncia una storia di sofferenza. La vittima, un ragazzo ora ventisettenne originario del frusinate, era riuscito a scavare nel suo passato e a parlare solo tre anni fa, dopo che era stato ripescato in fin di vita in un fiume. Aveva tentato il suicidio. «Mi è stata rubata l’infanzia, solo ora l’ho capito».

    Era stato quel gesto estremo dopo anni di attenzioni morbose e violenze spacciate per affettuosità cristiane, a spingerlo a denunciare il frate che per quasi dieci anni, dai 9 ai 18 anni, avrebbe dovuto sorvegliarlo durante le vacanze a Roma, ma anche nelle missioni in Liguria o all’estero, e che, invece, di fatto lo aveva usato per i suoi sfoghi.

    LA DENUNCIA
    Ieri don Vito non si è presentato in udienza. C’era però la sua vittima, ormai adulto, assistito dai genitori e dall’avvocato Carlo Taormina che ha chiesto e ottenuto la citazione in giudizio della Congregazione per i danni. Era stata il pm Silvia Santucci, il magistrato che ha istruito i primi passi dell’inchiesta, a ritenere credibile la denuncia tardiva del ragazzo che man mano, con gli inquirenti, ha superato il muro della paura e dei sensi di colpa, ed ha raccontato come ha gestito per anni quel segreto che lo opprimeva. «Sono stato prima in silenzio perché troppo piccolo per reagire e poi perché mi aveva inculcato che anche quella era espressione dell’amore di Dio ed io non sapevo come uscire dal tunnel».

    LE VACANZE
    Erano proprio i genitori, una coppia di operai, ad accompagnarlo a Roma, felici di affidarlo a un amico di famiglia, a un uomo di Chiesa e di cultura garantendogli così vacanze sicure e a costo zero. Ma accanto alle gite fuori porta, c’erano i momenti delle docce e della buonanotte da condividere. Era allora si apriva l’incubo. La posizione del frate comunque è stata alleggerita dalla prescrizione: non dovrà rispondere di tutti gli abusi dal 1995 al 2004, ma solo degli ultimi quattro anni.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/prete_sacerdote_abusi_sessualichiesa_santo_alessio_aventino/notizie/662483.shtml

  • Abusi su minore tra Genova e Roma, prete a giudizio

    Abusi su minore tra Genova e Roma, prete a giudizio

     Genova – A Genova e a Roma. In anni diversi. Ha commesso abusi su un ragazzino originario del Frusinate a lui affidato, vittima che per l’umiliazione tentò di uccidersi. Con quell’accusa sarà processato Vito Beatrice, 70 anni, sacerdote appartenente alla Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, nella chiesa di Sant’Alessio, nella zona dell’Aventino, nel cuore di Roma.

    Il gup Giulia Proto, accogliendo le richieste del procuratore aggiunto Maria Monteleone, ha disposto il suo rinvio a giudizio, fissato il 10 ottobre prossimo l’inizio del processo davanti alla VIII sezione collegiale del tribunale capitolino.

    Vittima degli abusi, un giovane oggi 28enne, all’epoca dei fatti minorenne. Secondo l’accusa, padre Beatrice, in molteplici circostanze (i fatti contestati sarebbero stati commessi a Roma tra maggio e ottobre 2000 e a Genova tra maggio 2002 e ottobre 2004) «con abuso d’autorità derivante dalla sua posizione di precettore e padre spirituale – si legge nel capo d’imputazione – avendo avuto dai genitori in affidamento il minorenne per ragioni di educazione ed istruzione, costringeva la persona offesa a compiere e subire atti sessuali reciproci».

    Violenze sessuali che inizialmente la vittima non aveva raccontato, tenendo dentro di sé un dolore talmente insopportabile che nel febbraio 2010 lo portò a tentare di togliersi la vita gettandosi da una finestra di una discoteca in un fiume nella zona di Frosinone.

    Fu allora che decise di raccontare tutto prima alla fidanzata (che lo trovò che annaspava nell’acqua) e poi ai genitori (che lo hanno accompagnato oggi per l’udienza preliminare). Nel gennaio 2011 denunciò i fatti per i quali adesso il religioso sarà processato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/04/30/AQq8CagC-giudizio_genova_minore.shtml