Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Pedofilia nel clero, sindrome romana

    Pedofilia nel clero, sindrome romana

    Dopo il caso di don Conti, condannato in secondo grado a 14 anni, una nuova inchiesta si concentra su pedofilia e prostituzione minorile diffuse nelle parrocchie romane.

    Il cardinale vicario Agostino Vallini ha manifestato «piena fiducia nella magistratura» e si dice «pienamente convinto che sarà smantellato il piano calunnioso, dimostrando non veritiere le affermazioni» dell’ex prete Patrizio Poggi, che ha accusato nove sacerdoti di parrocchie romane di organizzare incontri a sfondo “sessuale” con minori. In una nota del Vicariato di Roma si sottolinea che «i sacerdoti calunniati si riservano ogni azione legale a tutela della loro personale onorabilità». Nella nota si fa riferimento alla diffusione da parte di alcuni organi di stampa «di parte del verbale di denuncia contenente i nomi di sacerdoti accusati dall’ex prete Patrizio Poggi» sospeso “a divinis” dopo la condanna definitiva a 5 anni di reclusione per violenza sessuale (scontata nel 2008). Nel comunicato si ricorda che il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone «ha smentito categoricamente che sacerdoti della diocesi di Roma siano indagati per pedofilia sulla base della denunzia dell’ex-prete Patrizio Poggi» e si sottolinea che costui è stato «dimesso nel 2007 dallo stato clericale per reati di natura sessuale su minori e che ha scontato la condanna nel carcere di Rebibbia». Gli indagati sono un ex carabiniere, un manager di un’agenzia per modelli e il contabile di una parrocchia romana.
    Tutti e tre facevano parte del giro descritto da Poggi, il quale parla di un sistema diffuso di prostituzione che aveva come vittime giovanissimi ragazzi stranieri e come clienti nove religiosi, alcuni dei quali prestano servizio in chiese romane delle zone della Pisana, Magliana, Pineta Sacchetti, Cassia, Alessandrino e San Giovanni. Secondo la denuncia, i ragazzini si prostituivano per cifre dai 150 ai 500 euro in incontri che potevano avvenire anche nei locali delle parrocchie. Don Poggi chiama in causa nove religiosi e anche altre quattro persone, tra cui un ex carabiniere già noto alla procura perché coinvolto in una indagine sulla pedofilia. Tra i soggetti coinvolti figurerebbe anche un prete, insegnante di religione, già sfiorato da una indagine sulla pedofilia di alcuni anni fa. Nel suo esposto Poggi racconta che all’ex carabiniere era affidato il ruolo di «organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile e in particolare minorile, attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti tra i quali sacerdoti». I ragazzini venivano selezionati in un locale a pochi passi dalla stazione Termini. Poggi fa il nome anche di un gestore di un’agenzia di modelli e attori e dell’amministratore contabile di una parrocchia che avrebbe reclutato i giovani in discoteche, saune e centri benessere.
    FONTE

  • Prete pedofilo a bimbo: “Tuo nonno andrà in paradiso se fai sesso con me”

    Prete pedofilo a bimbo: “Tuo nonno andrà in paradiso se fai sesso con me”

    l piccolo, che allora aveva solo 7 anni, fu adescato in occasione della sua prima confessione, dove parlò delle sue angosce per il nonno. A quel punto il sacerdote face la sua proposta, intimando di non dirlo a nessuno altrimenti non avrebbe funzionato.

    BELFAST – Il piccolo aveva paura per la salute del nonno così un sacerdote britannico gli ha detto “Se farai sesso con me tuo nonno andrà in paradiso”. Il sacerdote 55enne, James Martin Donaghy, come riporta il Belfast Telegraph, è stato processato e condannato per un totale di 17 reati sessuali tra cui aggressione indecente e commettendo atti di grave indecenza contro tutte e tre le vittime. Gli episodi di molestie e violenza sono avvenuti in una fascia temporale che va dal 1983 al 2000. Il piccolo, che allora aveva solo 7 anni, fu adescato in occasione della sua prima confessione, dove parlò delle sue angosce per il nonno. A quel punto il sacerdote intimò di non dirlo a nessuno altrimenti non avrebbe funzionato. Un caso che scuote nuovamente la chiesa dopo i recenti scandali e le numerose polemiche che hanno suscitato.
    FONTE

  • Pedofilia, i dati dell’arcidiocesi di Milwaukee vanno online

    Pedofilia, i dati dell’arcidiocesi di Milwaukee vanno online

    Il giudice del processo per bancarotta ordina la pubblicazione in Rete oltre 6mila pagine in cui si snodano le vicende dei 42 sacerdoti accusati di abusi su minori.

    Sbatti il prete pedofilo in prima pagina. Anzi, in homepage. Il Vaticano procede a colpi ditrasparenza e spinge le sue sedi locali a fare altrettanto. Le mosse di papa Francesco cercano di arginare i tanti, troppi scandali che continuano ad attraversare l’universo cattolico. Leggi alla voce Ior. Anche per questo – ma come esito di un’ordinanza del giudice, a dire il vero – l’ arcidiocesi di Milwaukee, nel Wisconsin, ha reso pubblici ieri migliaia di documenti legati allo scandalo degli abusi sessuali commessi dai propri preti sui minori nel corso degli ultimi decenni. Sono disponibili sul sito ufficiale dell’arcidiocesi. Una sorta di VatiLeaks fai-da-te.

    Abusi sessuali di cui sono cominciate a fioccare denunce nei primi anni Duemila e che s’intrecciano astrani movimenti finanziari. Per esempio, fra i file – oltre 6mila pagine – spuntano fuori anche quelli relativi al cardinale Timothy Dolan, al momento arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale americana ma fra 2002 e 2009, all’epoca di alcuni dei fatti contestati, nella stessa posizione proprio a Milwaukee. Pare che abbia spostato quasi 57 milioni di dollari in un fondo fiduciario per la manutenzione dei cimiteri spingendo di fatto la sua sede verso la bancarotta. Per Jeff Anderson, avvocato di 500 vittime di abusi, Dolan avrebbe messo al sicuro quei soldi per evitare eventuali problemi e questioni legali. Non a caso, nel 2011 l’arcidiocesi ha dichiarato fallimento, come altre sette sedi nel resto degli Usa, bloccando di fatto ogni risarcimento. In una lettera datata 2007, lo stesso capo dell’arcidiocesi chiese al Vaticano il permesso di spostare quel denaro, per fornire “ una maggioreprotezione di questi fondi da ogni rivendicazione e responsabilità legale”. Permesso accordato un mese dopo.

    Un resoconto impietoso dei passaggi oscuri dell’ arcidiocesi statunitense i cui vertici degli ultimi vent’anni sono accusati di aver spostato preti altrove (è il caso di Daniel Budzynski o di Raymond Adamsky) e aver appunto messo al sicuro più fondi possibili, preferendo sfasciare i conti e affidarsi al famoso Chapter 11 della legge fallimentare a stelle e strisce piuttosto che lasciare denaro a disposizione di eventuali condanne di risarcimento. I fatti ruotano intorno alle vicende che riguardano ad esempio uno dei più noti preti pedofili statunitensi, il reverendo Lawrence Murphy, sospettato di aver abusato di 200 ragazzi in 25 anni d’insegnamento alla Scuola di San Giovanni per sordi di San Francis in Wisconsin. Ma anche il suo collega Sigfried Widera, sotto processo per 42 capi d’imputazione per pedofilia sia in Wisconsin che in California. Per la cronaca, entrambi sono morti.

    Dati, quelli rilasciati ieri e valutati con un certo sollievo da parte di vittime e loro legali, che arrivano fino a ottant’anni fa e includono fascicoli personali di 42 sacerdoti accusati di soprusi su bambini. Ma non mancano deposizioni legali (dello stesso Dolan, in un altro ex arcivescovo, Rembert Weakland, e di un vescovo ausiliare in pensione, Richard J. Sklba) e, a quanto pare, una valutazione su tutte: Dolan avrebbe tentato in ogni modo di sopire gli scandali spingendo i sacerdoti accusati a lasciare l’abito in cambio di soldi ed evitando accuratamente di dare seguito alle indicazioni che arrivavano da San Pietro, tuttavia anche quelle piuttosto lente. È il caso delle dimissioni del reverendo John O’Brien, spinto a dimettersi in cambio di alcune decine di migliaia di dollari. C’è anche da dire che fra i dati figurano alcune lettere, firmate dall’ex arcivescovo, nel quale egli chiede al Vaticano, quasi in un sussulto di indignazione, pene più severe per i preti accusati di pedofilia. Insomma, un atteggiamento altalenante portato alla luce dalla clamorosa quantità di numeri e informazioni.

    http://daily.wired.it/news/internet/2013/07/02/pedofilia-chiesa-dati-milwaukee-462782.html

  • Solo belle parole quelle di Papa Francesco, o anche l’intenzione di concretizzarle?

    Solo belle parole quelle di Papa Francesco, o anche l’intenzione di concretizzarle?

    Città del Vaticano; giace da 5 giorni alle Poste Vaticane la lettera inviata a Papa Francesco.

    Solo belle parole quelle di Papa Francesco per risanare l’indiscutibile crollo della Chiesa Romana, o esiste anche la volontà di concretizzare le sue dichiarazioni pubbliche?
    Questa è la domanda che in molti cominciano a farsi nelle ultime ore. Per l’esattezza, in data 2 luglio 2013 se lo chiedono almeno 7500 persone, quelle che credendo ancora nelle parole di Papa, hanno firmato una petizione su www.change.org/Francesco nella quale non chiedono nulla di speciale, ma solo che Papa Francesco sia coerente con una delle tante promesse, che di sua spontanea volontà ha fatto durante il suo breve pontificato.
    Migliaia di italiani, sono stati vittime negli ultimi decenni delle attenzioni perverse dei preti pedofili. Nel marzo scorso le varie Conferenze Episcopali in tutto il mondo hanno divulgato nuove linee guida contro la pedofilia, purtroppo però quella italiana, la CEI, presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco è stata l’unica dove sostanzialmente le linee guida sono rimaste invariate, cioè non prevedono ancora oggi, alcun obbligo di denuncia da parte dei Vescovi, non prevedono alcun sostegno alle vittime e neppure alcun risarcimento, in sostanza si promette una collaborazione con la magistratura, promessa non nuova ma mai applicata che comunque resta a discrezione dei Vescovi.
    Le recenti inchieste giornalistiche come “Orge gay con minorenni” Inchiesta su dossier e ricatti in Vaticano, apparsa sulle pagine del Fatto Quotidiano il 13 giugno scorso e poi approfondita dallo speciale di Michele Santoro nella puntata Gialloin Vaticano di Servizio Pubblico su LA7, non solo non hanno ricevuto commenti da parte della Santa Sede, ma neppure smentite. Nulla a che fare con un’altra inchiesta, quella avviata da don Patrizio Poggi e controfirmata da Monsignor Luca Lorusso, “a nostro avviso una vera e propria bufala” studiata a dock per spostare l’attenzione prima, dall’interno del Vaticano e poi con l’arresto di Poggi, farla diventare agli occhi del pubblico, un tentativo di vendetta da parte del sacerdote, sospeso in precedenza a divinis dopo una condanna per pedofilia.

    Tornando a noi e ai più di 7500 firmatari della petizioneavviata su Change.org, il 24 giugno Rete L’ABUSO, autrice dell’inchiesta che coinvolgerebbe alti prelati della Santa Sede ha colto l’appello di Papa Francesco “andate controcorrente” e ha inviato una letteraraccomandata al Papa, per non correre il rischio che la Segreteria di Stato Vaticana “smarrisse” la lettera, ha inviato anche un telegramma, diretto proprio al Papa e contenente il numero di tracciabilità della lettera. Il telegramma (come potete vedere nella foto) risulta regolarmente consegnato e ricevuto dal Papa o al massimo da un suo delegato, mentre la raccomandata al momento risulta in giacenza presso le poste, non quelle italiane, le quali la hanno consegnata il 27 di giugno a quelle vaticane, ma giace da 5 giorni a poche decine di metri dal Portone di Bronzo, senza che nessuno la ritiri. Naturalmente non vogliamo pensare e neppure insinuare che Papa Francesco sia in malafede, certo che il mancato ritiro del testo a lui inviato sta sollevando parecchie polemiche e anche una certa delusione, soprattutto da parte dei credenti che hanno preso molto sul serio gli appelli del pontefice e confidano che questi si concretizzino e non restino solamente belle parole.  Da qualche giorno, molte persone ci scrivono sia per mail che sulla piattaforma di Change.org per avere notizie sul ritiro della lettera, ma per ora ancora nulla. Pubblichiamo quindi il numero dalla raccomandata (145990903759 ) in modo tale che chiunque possa controllare dal sito delle Poste Italiane l’avvenuto ritiro, evitando così l’ingente numero di richieste che arrivano a Rete L’abuso.

    Il portavoce di Rete L’abuso
  • Pedofilia, fondi della chiesa cattolica Usa trasferiti per sottrarli alle richieste di risarcimento

    Pedofilia, fondi della chiesa cattolica Usa trasferiti per sottrarli alle richieste di risarcimento

    Il cardinale Timothy Dolan, capo dei vescovi americani, chiese al Vaticano – che autorizzò – di spostare 57 milioni di dollari in un fondo fiduciario per “proteggerli” dai ricorsi legali presentati da vittime di abusi sessuali in cui erano coinvolti 42 sacerdoti.

    Nuove rivelazioni sul fronte di uno degli scandali di pedofilia che in America vedono coinvolta la Chiesa cattolica. Alcuni file pubblicati dall’arcidiocesi di Milwaukee, in Wisconsin, rivelano come nel 2007 l’arcivescovo di allora, il cardinal Timothy Dolan – oggi arcivescovo di New York e capo dei vescovi americani – chiese al Vaticano il permesso di spostare circa 57 milioni di dollari in un fondo fiduciario. Questo – scriveva lo stesso Dolan, “per meglio proteggere questi fondi da eventuali ricorsi legali e richieste di risarcimento” presentati da vittime di abusi sessuali da parte dei sacerdoti dell’arcidiocesi.

    Dolan ha sempre respinto queste accuse, definendole “attacchi vecchi e tesi a screditare la sua immagine”. Fatto sta che il Vaticano – secondo quanto emerge dalle carte – si mosse rapidamente per dare l’ok alla richiesta dell’arcivescovo, anche se ci vollero spesso anni – scrive il New York Times – per la rimozione dei preti che si sapeva erano coinvolti in casi di abusi sessuali su minori. Dai file diffusi emerge il profilo di circa 42 sacerdoti coinvolti. Dolan fu arcivescovo di Milwaukee dal 2002 al 2009.

  • I quattro preti indagati per pedofilia che fanno tremare il Vaticano

    I quattro preti indagati per pedofilia che fanno tremare il Vaticano

    Lo scandalo pedofilia torna a far tremare il Vaticano, dopo le rivelazioni dell’ex parroco Patrizio Poggi, l’ex prete condannato a otto anni di reclusione (poi ridotti a cinque, ndr) per abusi sessuali. Come aveva svelato il Fatto quotidiano, Poggi, scontato il suo debito con la giustizia, aveva chiesto di essere riammesso a celebrare la messa. Di fronte al rifiuto delle gerarchie ecclesiastiche, ha deciso di raccontare altre verità imbarazzanti, accusando anche un importante monsignore “con la passione per i ragazzini”. Quattro sono già i sacerdoti indagati dalla Procura di Roma, con l’accusa diviolenza sessuale aggravata, come sottolinea il Messaggero.

     

    PEDOFILIA: I SACERDOTI INDAGATI – Tutto era partito dalle rivelazioni dell’ex parroco, del quartiere romano di Primavalle, condannato per aver abusato di cinque ragazzi fra i 14 e 15 anni. Minori che erano stati a lui affidati negli anni ’90 e poi vittime delle sue violenze. Scontata la pena, la Chiesa gli aveva impedito di tornare a celebrare le funzioni religiose, così come aveva richiesto Don Poggi, “stufo di essere trattato come un reietto”, come ricordavano Marco Lillo e Valeria Pacelli sul Fatto. Per questo, dato il rifiuto, ha deciso di raccontare tutto, accusando anche altri sacerdoti. Oltre che un militare, indicato come colui che reclutava i minorenni. Tra coloro che sono stati indicati da Poggi come responsabili di violenze sessuali sui minori, non tutti stati iscritti nel registro degli indagati. Eppure sono già quattro i preti sotto accusa, sui quali ha puntato la propria attenzione la procura romana, con tanto di ipotesi di violenza sessuale aggravata. Scrive il Messaggero:

    “Sono due i filoni dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, che segue le indagini sui reati sessuali ed è finita a verificare la versione di un ex sacerdote infuriato, al quale, dopo avere scontato la pena per gli abusi sui ragazzi che gli venivano affidati, non è stato consentito di rientrare nei “ranghi” della chiesa. Il primo riguarda i rapporti sessuali che religiosi, anche di alto livello, avrebbero consumato con giovani minorenni. Il secondo, invece, lo sfruttamento della prostituzione, perché qualcuno garantiva incontri gay e guadagnava”.

    LE RIVELAZIONI DI PATRIZIO POGGI – E’ stato lo stesso ex prete a presentarsi di fronte ai carabinieri, insieme a una delle vittime degli abusi. Un ragazzo che ha confermato quanto raccontato agli inquirenti da Poggi. Durante l’interrogatorio, quest’ultimo ha svelato lo scandalo del giro di minori che veniva “reclutato per i piaceri sessuali dei sacerdoti”. Rifiutato dai vertici, Poggi si era “vendicato” raccontando le “abitudini” sessuali di diversi colleghi, stanco di essere additato come l’unico “deviato” all’interno della Curia. Poggi denunciò una ventina di religiosi, offrendo i dettagli sugli abusi e sulle vittime. Ci sarebbero anche nomi rilevanti, compreso un monsignore, il segretario di un vescovo. I carabinieri stanno indagando per verificare se si tratti soltanto di una semplice vendetta o se le ipotesi accusatorie di Poggi siano confermate dai fatti. Nello scandalo non sono finiti soltanto la Chiesa e i religiosi: c’è anche lo stesso militare, considerato come l’uomo che procurava i ragazzini ai prelati. Sarebbe stato lui, in base a quanto ricostruito nelle indagini, ad aver accompagnato una vittima direttamente in una Chiesa romana, anche se non è ancora chiaro cosa sia avvenuto nel segreto della sagrestia.

    http://www.giornalettismo.com/archives/999837/le-scandalo-delle-orge-gay-che-fa-tremare-il-vaticano/

  • Lettera aperta al Vescovo di Roma. Noi, vittime “controcorrente” raccogliamo il Suo appello.

    Lettera aperta al Vescovo di Roma. Noi, vittime “controcorrente” raccogliamo il Suo appello.

    Non ho mai voluto agire con pregiudizio, ho sempre voluto essere garantista e lo sarò anche questa volta. Non chiediamo nessun “Miracolo” ma semplicissimi provvedimenti facilmente attuabili a tutela dei minori. Lasciamo al Vescovo di Roma la risposta e la dimostrazione di essere coerente con ciò che dichiara.

    Non lo chiedono solo le vittime, ma anche le migliaia di firmatari di questa petizione inviata a lui. www.change.org/francesco 

    Francesco Zanardi.


    A Sua Santità il Vescovo di Roma
    Jorge Mario Bergoglio
    Noi, vittime “controcorrente” raccogliamo il Suo appello.
    Sua Santità,
    Mi chiamo Francesco Zanardi, abito a Savona e sono Portavoce della Rete nazionale L’Abuso.
    In passato come molti sono stato vittima di un sacerdote pedofilo conclamato. Oggi, pur non avendo superato i traumi indelebili che mi hanno privato per sempre dell’infanzia e dell’adolescenza posso ritenermi non più una vittima, ma un sopravvissuto e come tale ho deciso di combattere questa piaga. Una scelta obbligata, che nasce dalle ceneri della mia dignità. Una scelta frutto della mia coscienza morale e civile, affinché non debba riconoscere negli occhi di altri bambini le sofferenze da me provate.
    Con questa lettera sono a chiederLe gentilmente udienza, sperando che Lei voglia accordarmela.
    Seguo con grande attenzione e speranza la Sua intenzione, emersa in pubbliche dichiarazioni come neoeletto Vescovo di Roma, di voler risolvere quello che è il dramma della pedofilia nel mondo cattolico.
    Comprendo anche le difficoltà nell’affrontare questa problematica, ma al tempo stesso ritengo esistano delle soluzioni concrete e attuabili. Spesso ci preoccupiamo di tematiche lodevoli che hanno come obbiettivo la tutela della vita umana, ma ritengo sia doveroso estendere questa tutela anche agli anni successivi alla nascita, evitando così di scivolare in un contesto che potrebbe risultare non coerente.
    Il problema della pedofilia nella Chiesa è un vicenda grave e dolorosa perché, come Lei sa, sono milioni i minori che quotidianamente vengono affidati alle cure del clero. La pedofilia fa del male principalmente ai bambini, ma anche ai credenti e più in generale alla Chiesa di cui oggi Lei è il massimo rappresentante, minando e incrinando l’essenza stessa dei valori sui quali dichiara di fondarsi.
    Il comportamento pedofilo è frutto dell’ipocrisia di quei singoli sacerdoti che imparano a vivere in un mondo parallelo e ad amare in modo deviato il bambino, facendo leva psicologica sulla sua naturale richiesta di aiuto e di fiducia. Ma soprattutto è frutto del silenzio e dell’omertà dei tanti, dei troppi che nella Chiesa, pur sapendo, si voltano dall’altra parte, tradendo la loro vocazione evangelica –e quindi loro stessi-, e attenendosi alla colpevole e immorale disposizione, da sempre vigente in forme scritte o non scritte nella Chiesa, dell’occultamento dei casi riscontrati di quello che viene considerato il reato socialmente più vile: la violenza fisica e psicologica sui bambini.
    In questi casi, come diceva don Milani, l’obbedienza non è più una virtù.
    Tutto questo permette quindi il perpetuarsi di nuovi casi di abuso. I più gravi, perché frutto di una responsabilità collettiva. I più atroci, perché evitabili.
    Ferite sopra ferite.
    Come fanno uomini che hanno fatto voto alla Chiesa, donando la loro vita per lenire la sofferenza e l’ingiustizia nel mondo, a crearne di così lancinante, di così feroce, di così nuova, approfittando di piccoli esseri indifesi che rimarranno così segnati per sempre nella loro crescita?
    Come fanno altri uomini di Chiesa a non fermare tutto ciò? Come fanno a non voler vedere? Con le parole del Vangelo secondo Matteo: “Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso”.
    Non deve prevalere il primato della coscienza, che è dottrina certa?
    Ci sono tante piaghe incurabili nel mondo, ma a differenza di altre, in questo caso possiamo intervenire.
    La mia personale vicenda, non differente da milioni di altri casi ma che però ha avuto rilevanza anche attraverso i media internazionali, ha trovato sacerdoti ben disposti ad combattere il problema, ma purtroppo come accade nella quasi totalità dei casi, essi si sono dovuti arenare a causa delle negligenze dei loro superiori che non sono voluti intervenire, nello sterile intento di salvaguardare il buon nome della Chiesa.
    Inutile dire che non solo questo intento è clamorosamente fallito, dato che il nome della Chiesa si custodisce quotidianamente con l’esempio e con l’esercizio della solidarietà, ma ha anche permesso che quei pochi sacerdoti malati continuassero a commettere crimini, rimanendo peraltro a loro volta vittime di quella cultura distruttiva che ha negato loro qualunque tipo di aiuto psicologico.
    La mia battaglia per la giustizia e per la difesa dei minori ha quindi spesso trovato nemici e omertà proprio dentro le mura della Chiesa. Mura purtroppo sempre più pregiate, e sempre meno trasparenti.
    Anche nella mia città, è una lotta impari tra chi come me senza mezzi cerca di denunciare le responsabilità degli abusi, e chi nella Chiesa, con grandi mezzi e nelle vesti ufficiali di autorità morale, cerca invece di occultarli, e quindi indirettamente di perpetuarli.
    In questa disputa, Le chiedo: da che parte sta secondo Lei la Giustizia, dove i valori del Vangelo? A chi Lei, uomo tra gli uomini, sentirebbe il dovere morale di prestare soccorso? Da quale parte prendono vita le parole di Luca “Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”, o quelle di Matteo “Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi” ? Oppure le sue, quelle della scorsa domenica, lanciate come messaggio ai giovani di tutto il mondo “Andate controcorrente” bene, eccoci qua.
    Solo la reale volontà di denuncia può fermare questa piaga. Solo la regola della trasparenza può fermare il perpetuarsi dell’abuso.
    Cogliendo il suo appello ai giovani, noi vittime andiamo controcorrente
    Nella speranza che Lei Santità voglia accordarmi il privilegio di poterLa incontrare personalmente, anche come gesto di apertura verso le istanze di singoli e associazioni che nel mondo si battono contro la pedofilia, fiducioso nella possibilità di poter essere di aiuto nell’avviare una concreta risoluzione di questo male,  Le porgo i miei più cordiali e sinceri saluti.
    Francesco Zanardi
    Portavoce Nazionale di Rete L’ABUSO.
  • Pedofilia rapporti sessuali con minori prete accusa 9 religiosi

    Pedofilia rapporti sessuali con minori prete accusa 9 religiosi

    (AGI) – Roma, 25 giu. – Incontri sessuali con ragazzi (minori e non), quasi sempre di nazionalita’ romena, che potevano avvenire anche nei locali di una chiesa. Incontri per i quali le giovani vittime, spesso in difficoltà economiche e senza il supporto della famiglia, ricevevano somme tra i 150 e i 500 euro.

    Sulla denuncia choc presentata ai carabinieri l’8 marzo scorso da don Patrizio Poggi, sospeso ‘a divinis’ dopo la condanna definitiva a 5 anni per violenza sessuale (finita di scontare nel 2008), la procura di Roma sta lavorando per individuare riscontri e capire se i nove religiosi tirati in ballo abbiano effettivamente un ruolo in questo giro di pedofilia.

    Don Poggi si sarebbe deciso a raccontare tutto all’autorità giudiziaria perchè animato “dal dovere di tutelare la Santa Chiesa e la comunità cristiana essendo a conoscenza di gravi fatti che ne minano l’integrità e le normative canoniche e penali”. La sua collaborazione sarebbe maturata “dopo una lunga riflessione interiore e dopo un percorso doloroso di abusi e soprusi che ho superato grazie alla fede che mi guida e non sono mosso da rancori o rivalse nei confronti di alcuno in quanto sacerdote”.

    Intanto, però, i religiosi chiamati in causa da don Poggi lavorano nelle parrocchie dei quartieri della Pisana, della Magliana, della Pineta Sacchetti, della Cassia, dell’Alessandrino, e di San Giovanni. Due hanno attualmente incarichi importanti e uno fa l’insegnante di religione (e venne anche sfiorato da una vecchia indagine sulla pedofilia).

    Don Patrizio ha puntato il dito contro ex carabiniere, che, coinvolto in un altro filone sulla prostituzione minorile, patteggiò la pena. Proprio l’ex militare è stato indicato nella denuncia come “l’organizzatore e il promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile, e in particolare minorile, attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti tra i quali sacerdoti”.

    L’ex carabiniere avrebbe incontrato e selezionato ragazzi dalle storie disperate all’interno di un locale vicino alla stazione Termini. Stesso ‘modus operandi’ sarebbe stato attribuito al gestore di un’agenzia di modelli e attori e all’amministratore contabile di una parrocchia che, invece, avrebbero reclutato i giovani in locali e discoteche frequentate da omosessuali, in saune e centri benessere.

    Stando a don Poggi, l’ex carabiniere, poi, sarebbe coinvolto “nel commercio clandestino di ostie consacrate acquistate da aderenti a sette sataniche”. Il religioso ha persino raccontato di aver subito molestie negli anni Ottanta quando era seminarista a Firenze: l’autore degli abusi sarebbe “un prete che – si legge nella denuncia mostrata questa sera dal tg de La7 – aveva tra i suoi fedeli anche Pietro Pacciani e Mario Vanni”, i compagni di merende coinvolti nell’indagine sugli omicidi del mostro di Firenze.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/201306252015-cro-rt10344-pedofilia_rapporti_sessuali_con_minori_prete_accusa_9_religiosi

  • Il presidente di ‘Rete abuso’: “Filmini hard in Vaticano nella cassaforte di un notaio ticinese”

    Il presidente di ‘Rete abuso’: “Filmini hard in Vaticano nella cassaforte di un notaio ticinese”

     Il presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, riporta alla magistratura il racconto di un imprenditore italiano che sostiene di aver preso parte a incontri sessuali.
    LUGANO – Filmati hard di festini in Vaticano sarebbero conservati nella cassaforte di un notaio di Lugano. È la dichiarazione shock che riporta questa mattina il Caffè, che ha raccolto la testimonianza di Francesco Zanardi, presidente di “Rete abuso”, un’associazione italiana che raccoglie da anni denunce di giovani vittime di sacerdoti, girandole in seguito alla polizia.
    Zanardi ha così messo in luce i fatti dei quali è venuto a conoscenza due anni fa, quando un imprenditore che lavora con la Santa Sede gli si è presentato raccontandogli storie di festini e adescamenti di ragazzi avvenuti dietro le mura del Vaticano.
    “Ho preso il suo racconto con le pinze, inizialmente con molta diffidenza – racconta Zanardi al Caffè -. Perché venire da me e perché dirmi quelle cose orribili? Mi ha risposto d’essere rimasto disgustato da quel mondo e che voleva uscire da un giro in cui era stato introdotto da un noto manager vicino alla Santa Sede. Erano i giorni in cui si parlava del Corvo in Vaticano. Ho capito, però,  che qualcosa di vero c’era”.
    Man mano che il racconto dell’imprenditore proseguiva, dettagli sempre più raccapriccianti emergevano, fornendo a Zanardi del materiale che potrebbe avere effetti devastanti per il Vaticano. “Man mano che l’imprenditore spiegava circostanze e fatti gli chiedevo dei riscontri – racconta al Caffè -. Mi ha dato numeri di telefono, fatto nomi e cognomi, in molti casi è stato davvero dettagliato. Mi ha messo anche in contatto con un ragazzo coinvolto in uno dei festini ai quali partecipavano – mi ha detto l’imprenditore, che peraltro è gay – alti prelati, di cui mi ha fornito pure nome e cognome”.
    Zanardi, molestato da bambino, si occupa da anni di pedofilia, viaggiando in lungo e in largo per l’Europa per scoprire fatti scabrosi e scovare preti pedofili, cercando di capire dove sono finiti, se sono ancora in attività e soprattutto se sono ancora in contatto con i ragazzi. Raccoglie dati, nomi e fatti verificando tutto puntualmente e trasmettendo le notizie degne di nota alla magistratura.
    Le sue ricerche vanno spesso a buon fine: è stato lui infatti a trovare nell’esilio di Pietra Ligure don Italo Casiraghi, l’ex parroco di Gordola condannato nel  2005  per atti sessuali con fanciulli. “L’ho anche filmato, e il video l’ho messo su internet, mentre celebrava la messa – racconta sempre al Caffé -. E pensare che il parroco del paese mi aveva detto che non era più in attività”.
    Questa volta la posta in gioco è alta e il rischio di incagliarsi in una bufala c’era. L’imprenditore aveva intuito che quell’uomo voleva anche delle informazioni da lui, “forse, ho pensato, per ricattare qualcuno, per estorcere soldi. Chissà? Questo l’ho pensato quando mi ha detto che alcuni ragazzini, durante le feste, hanno fatto dei video di nascosto con i telefonini. Ho chiesto quei filmati, ma non li ho mai avuti”, continua Zanardi.
    Dopo un certo tempo gli incontri con l’imprenditore sono improvvisamente cessati. Ma in seguito si rifece vivo, ammettendo che quei filmati erano stati messi al sicuro. “Mi ha detto che li aveva affidati, in due copie, uno a un notaio di Roma e l’altro ad un notaio di Lugano, perché in Svizzera è più difficile arrivare. Anche in questa circostanza mi ha fatto nomi e cognomi, e ho verificato che effettivamente quei professionisti esistevano. Tutte le indicazioni le ho passate alla magistratura di Savona, dove ha sede la nostra associazione”.
    La magistratura si è attivata aprendo un fascicolo per adescamento, in quanto il reato di violenza sarebbe stato commesso in uno Stato estero, il Vaticano appunto.
    La vicenda ha suscitato scalpore nei giornali italiani ed in televisione, e Zanardi suppone che i magistrati italiani abbiano interpellato i loro colleghi ticinesi per capire chi sia questo notaio.
    La speranza di Zanardi è che si vada a fondo in questa faccenda: “non so se questa storia sia vera e sino a che punto; questo lo dovranno dire i giudici. Io avevo uno scrupolo di coscienza ed è per questo che sono andato in procura a raccontare tutto”.
    FONTE
  • Vaticano, parla l’ex sacerdote pedofilo Inchiesta a Roma su alcuni prelati dopo le accuse di don Poggi.

    Vaticano, parla l’ex sacerdote pedofilo Inchiesta a Roma su alcuni prelati dopo le accuse di don Poggi.

    Aveva abusato dei ragazzini che frequentavano la sua parrocchia romana, tra i quartieri di Boccea e Primavalle. E per questo era stato condannato, nel 1999, a otto anni di arresti domicialiari scontandone cinque. Pagato il suo debito con la giustizia, don Patrizio Poggi aveva a più riprese chiesto al Vaticano di poter riprendere a servire messa e officiare i sacramenti. Davanti a un totale rifiuto, il parroco ha ben pensato di non porre l’altra guancia ma di assaporare la vendetta.
    LA «VENDETTA» DELL’EX DON. E così si è recato dai carabinieri per ‘svuotare il sacco’. Ha promesso di svelare tutto ciò che sa sulla pedofilia all’interno della Chiesa, facendo nomi e cognomi di molti suoi ‘colleghi’.
    Come scrive il Fatto quotidiano la procura di Roma ha aperto un’inchiesta. E da un mese un buon numero di sacerdoti sono stati chiamati dal pm Maria Monteleone che si occupa di reati sessuali.
    Don Patrizio si è tolto più di un sassolino dalla scarpa. Ma non avendo praticamente nulla da perdere non è considerato del tutto attendibile.
    MONSIGNORI E LOBBY GAY. Dai suoi racconti, per esempio, spunta la figura di un monsignore attratto dagli adolescenti che è segretario di un vescovo in vista. L’ex don ha poi descritto gli atteggiamenti di molti sacerdoti che farebbero parte di quella «lobby gay» di cui ha parlato recentemente papa Bergoglio.
    Don Poggi ha spiegato, infine, le modalità di avvicinamento alle giovani vittime. Compito riservato a una precisa figura.
    Accuse pesantissime che sono al vaglio – attento – dei carabinieri. Per ora non tutte le rivelazioni hanno trovato un riscontro, tranne un incontro sospetto avvenuto in una chiesa.

    Venerdì, 21 Giugno 2013