Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Si è aperto oggi, a Caltanissetta, il processo di appello a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Rugolo era presente in aula quando il sostituto procuratore della Corte d’appello, Antonino Patti, ha parlato di situazioni scabrose ed inaccettabili ricordando come la vittima, che ha denunciato il sacerdote, Antonio Messina, sia stato ritenuto credibile dal tribunale di Enna. «Ritengo che la sentenza sia scrupolosa» ha detto il sostituto procuratore e per questo ha chiesto la conferma della condanna di primo grado.

    A parlare oggi anche l’avvocato della vittima, Eleanna Parasiliti Molica che ha passato a rassegna tutte i motivi d’appello ricordando alla presidente della Corte, Roberta Serio, che la richiesta della difesa del sacerdote, che chiederebbe di ascoltare le altre due vittime tracciate nel processo di primo grado, è irricevibile in quanto sono stati proprio i legali a rinunciarvi.

    Poi è toccato agli altri due rappresentanti delle parti civili, Irina Mendolia e Mario Caligiuri in rappresentanza dell’associazione Contro tutte le violenze e Rete l’abuso, mentre l’avvocato Giovanni Di Giovanni, per i genitori della vittima, Michele Messina e Rita Cappa, assente perché impegnato in altra udienza, potrà discutere alla prossima udienza , fissata per il prossimo 22 maggio, insieme all’avvocato della Curia, Gabriele Cantaro. Il 27 maggio dovrebbe esserci l’ultima udienza con gli avvocati dell’imputato, Dennis Lovison e Antonino Lizio.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-sessuali-su-minori-a-caltanissetta-comincia-il-processo-dappello-a-don-rugolo-2461547/

  • Si aggiungono i dati di ogni provincia italiana e l’annuario dei casi. I nuovi pannelli di iCODIS

    Si aggiungono i dati di ogni provincia italiana e l’annuario dei casi. I nuovi pannelli di iCODIS

    Migliaia di visite e centinaia di email in poco più di dieci giorni, non solo per complimentarsi dell’enorme lavoro, ma anche per dare dei consigli per migliorare iCODIS, consigli che abbiamo valutato e in molti casi messo già in pratica.

    Si aggiungono così i dati dettagliati delle province italiane con il numero di offender suddivisi tra sacerdoti e indotto laico al quale abbiamo aggiunto il numero di vittime sopravvissute che hanno prodotto in ogni regione italiana, conteggiato per sacerdoti, catechisti, collaboratori, scout e via dicendo. (Vedi la scheda a sinistra)

    Ma il maggior lavoro è stato nella datazione cronologica che ci ha permesso però di ricostruire anno per anno i casi che sono emersi e sono davvero tantissimi. L’anno che ne ha contati meno è il 2005, con soli 10 casi.

    Dico soli perché anni come il 2014, 2016, 2017 ecc. contano più di 30 cassi l’anno, che vale a dire 3 casi al mese solo nel clero, che non ci sembrano affatto pochi. (Vedi scheda a destra)

    Come non ci sembra poco il dato percentuale, al momento calcolato solamente sui sacerdoti che però arriva ben al 3,28%. Parliamo di ben 1018 sacerdoti offender su 31000! (vedi scheda a sinistra)

    Ma quello che preoccupa maggiormente è il sommerso, ovvero la maggioranza dei casi censiti che per omissione di querela, prescrizione ecc. non sono mai sati giudicati, i cui offender, al momento sono tutti a piede libero nelle parrocchie di tutta Italia.

    Casi gestiti totalmente dalla chiesa che come a Bolzano, fanno emergere qualcosa di estremamente grave. Leggendo i dati infatti si parla di ben 72 offender censiti solo a Bolzano, altri cinque a Trento per un totale di 77 offender di cui non si sa né il nome né la loro

     attuale collocazione. Si sa grazie al nostro database che di quei 77 casi, attualmente solo 1 risulta denunciato alla giustizia civile, uno è attualmente aperto, due hanno una condanna definitiva e uno soltanto una condanna in sede civile.

    In pratica su 77 casi solo 4 sono passati per la giustizia dello Stato, ottenendo una condanna ed il dovuto risarcimento per le loro vittime. Gli altri 72 invece sono stati sostanzialmente omessi alla giustizia, come le loro vittime, che non hanno mai ricevuto alcun tipo di giustizia e tantomeno di indennizzo.

    Qui gli indirizzi dei 6 pannelli dati di Spotlight on italian survivors attualmente attivi sul nostro portale. (N. B. per visionare alcuni dei pannelli è necessario registrarsi al portale)

    – https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpspotlight-on-italian-survivors/

    – https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpspotlight-on-italian-survivors/database-degli-abusi-sessuali-nel-clero-italiano-icodis-system/

    – https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpspotlight-on-italian-survivors/le-diocesi-italiane-non-sicure-icodis-system/

    – https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpspotlight-on-italian-survivors/dati-regionali-divisi-per-province/

    – https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpspotlight-on-italian-survivors/i-dati-regionali-di-sopravvissuti-e-offender-icodis-system/

    – https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpspotlight-on-italian-survivors/annuario-dei-casi-icodis/

     

  • ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    La lotta contro gi abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna .

    Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo.

    A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria.

    Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare.

    La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

  • I religiosi con legami con le Filippine pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori

    I religiosi con legami con le Filippine pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori

    BishopAccountability.org ha identificato 82 sacerdoti e religiosi con legami con le Filippine che sono stati pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori.

    Questo database include: sacerdoti filippini accusati di abusi sessuali su minori nelle Filippine; sacerdoti filippini che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine ma che sono accusati di abusi sessuali su minori mentre lavoravano negli Stati Uniti; e sacerdoti accusati provenienti da altri paesi, in particolare Stati Uniti, Irlanda e Australia, che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine.

    I meccanismi esterni che altrove hanno imposto ai vescovi cattolici di assumersi le proprie responsabilità – contenziosi da parte delle vittime, indagini su enti ecclesiastici da parte dei pubblici ministeri, inchieste da parte di commissioni governative e indagini sostanziali da parte dei media locali – si sono verificati poco o per niente nel  terzo paese cattolico più grande del mondo .

    Il database rivela gli aspetti distintivi della crisi degli abusi cattolici nelle Filippine e il grado in cui molto rimane nascosto. La maggior parte dei casi dettagliati di seguito riguardano abusi verificatisi dal 2000 e segnalati alle forze dell’ordine rapidamente, nel giro di pochi anni dall’accaduto. Sappiamo dai dati sugli abusi cattolici pubblicati altrove che tali casi costituiscono una piccola parte della portata totale del problema.

    Questa lista di 82 chierici, quindi, è solo la punta dell’iceberg. È una frazione del numero totale di chierici accusati che sarebbero noti se i leader della chiesa filippina fossero tenuti a denunciare gli abusi sessuali su minori alle forze dell’ordine, se il suo sistema legale rendesse più facile per le vittime presentare denunce civili contro i leader della chiesa complici, se le vittime di abusi sessuali da parte del clero fossero più ampiamente supportate o se le diocesi e gli ordini religiosi fossero indagati dai pubblici ministeri o dalle commissioni statali.

    Un esempio dell’impunità della Chiesa filippina: in un Paese con oltre 80 milioni di cattolici,  nessun sacerdote è stato condannato penalmente  per abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili, secondo il vescovo filippino Buenaventura Famadico.

    Si tratta del quinto database pubblicato da BishopAccountability: dal 2005 gestiamo un database di membri del clero accusati negli Stati Uniti e abbiamo pubblicato database di membri del clero pubblicamente accusati in Argentina, Cile e Irlanda.

    Nota: questi dati si basano generalmente su resoconti pubblicati da fonti di notizie affidabili nei media, documenti giudiziari depositati pubblicamente, annunci della chiesa e altre fonti pubbliche. A meno che una fonte non segnali espressamente che un individuo è stato condannato per un reato penale o ritenuto responsabile di una richiesta civile, i resoconti contenuti nel database sono semplici accuse e questo database non afferma o implica che gli individui che affrontano accuse siano colpevoli di un crimine o responsabili di una richiesta civile. BishopAccountability.org si impegna a garantire verità, accuratezza e correttezza. Correzioni e commenti sulle informazioni presenti nel database sono incoraggiati e possono essere inviati a staff@bishop-accountability.org . Se BishopAccountability.org scopre fatti che stabiliscono che qualsiasi informazione presente nel database è inaccurata, adotteremo tempestivamente le misure appropriate, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la revisione, la correzione o il ritiro delle informazioni. Per maggiori informazioni sul nostro approccio, consulta la politica di pubblicazione per il nostro database statunitense.

    Accusato di abusi sessuali su minori nelle Filippine

    Rev. Pio Cultura Aclon | Rev. Baltazar Acompanado , Jr. | Rev. Macario Apuya , SVD | Rev. Efren Avenido | Vescovo Filomeno Gonzales Bactol | Rev. Roberto Batoon | Rev. Daniel A. Baul | Rev. José Belciña | Rev. Pietro Berina | Rev. Aron Buenacosa | Rev. Raúl Cabonce | Rev. Eleuterio Carton | Rev. Agustin Cuenca , OFM | Rev. William J. Duffy , SJ | Rev. Benedicto Ejares | Rev. Mark A. Falvey , SJ . | Rev. Joseph “Joe” Fertal , SVD | Fratello Stephen Michael Greinke , MBPH | Rev. Kenneth B. Hendricks | Rev. A. Leo Hofstee , OP | Rev. Oreste M. Huerta | Rev. Karole Ricompensa Israele | Rev. Arnel Lagarejos | Rev. Gabriel Madangeng, Jr. | Rev. Rex Mansmann , CP | Rev. Conrad Ursua Mantac | Rev. Denis McAlinden | Rev. Apolinario Mejorada , OSA | Rev. Mercurio Montenegro | Rev. Martin O’Loghlen , SS.CC | Rev. Prudencio Operaiano | Rev. Theodore “Ted” Podson , SP | Sacerdote senza nome #2 | Rev. Serlito Villar

    Accusato di abusi sessuali su minori fuori dalle Filippine, ma ha svolto parte del suo sacerdozio nelle Filippine

    Rev. Rubin Abaya | Rev. Honesto Agustin | Rev. Edito D. Amora | Rev. Romannilo “Nilo” S. Apura | Rev. Sofronio A.(Pon) Aranda | Rev. Victor Balbin | Rev. Carmelo Melchior “Mel” Baltazar | Rev. Polienato Bernabe | Rev. Ysrael Bien | Rev. Honesto Bayranta Bismonte | Rev. Wilfred (Wilfrid) F. Bombardier, SSS | Rev. Eamon Byrne , SSC | Rev. Honorato (Henry) Cabaong | Rev. Hermy Dave O. Ceniza | Rev. Andres S. Corral | Rev. Angel[o] Cruces | Rev. Nelson Damasco | Rev. Crescente DeRivera , SVD | Rev. Arwyn N. Diesta | Rev. Lowe B. Dongor | Fratello Dennis Duffy , OFM | Rev. John F. Dwyer | Rev. Alexander Francisco | Rev. Benjamin Gabriel | Rev. Cristobal Garcia , OP | Rev. Ernie Garcia , CSsR | Vescovo Dinualdo Destajo Gutierrez | Rev. Peter Andrew Hansen | Rev. Henry H. Herrera , CMF | Rev. Sylvio Lacar | Rev. Clint Landry | Rev. John W. Lennon | Rev. Rosario Lopez , OSB | Rev. Perry Malacaman | Rev. Manuel Perez “Benildo” Maramba, OSB | Rev. Leonardo Mateo | Rev. James P. McSorley , OMI | Rev. Juan Naldoza Nacauili | Rev. Emmanuel O. Omemaga | Rev. Edmundo Paredes | Rev. John Steven Rabideau , OMV | Rev. Ponciano M. Ramos , SVD | Rev. Antero A. Sarmiento | Rev. Fernando Sayasaya | Rev. Joseph Skelton , Jr. | Rev. José Superiaso | Rev. Santiago (Henry) L. Tamayo | Rev. Albert Tanghal Rimando | Rev. Timothy Sugrue , SM | Rev. Gerardo Jarencio Tanilong | Rev. Valentino Tugade

    Clerics with Ties to the Philippines Publicly Accused of Child Sexual Abuse

  • Lourdes: coperti i mosaici di Rupnik sulle porte della basilica

    Lourdes: coperti i mosaici di Rupnik sulle porte della basilica

    LOURDES-ADISTA. E’ arrivata oggi alle 11.30 la comunicazione che si attendeva: il vescovo di Lourdes mons. Jean-Marc Micas ha deciso di far coprire alcuni dei mosaici del teologo Marko Rupnik, accusato di abusi psicologici, spirituali e sessuali da religiose ed ex religiose, che decorano la basilica del Rosario, in particolare quelli dei due portali di ingresso. È il “secondo passo” verso la rimozione dei mosaici, annunciata come intenzione nel luglio scorso, quando il vescovo aveva deciso di non illuminare più i mosaici.

    Ecco di seguito in una traduzione il comunicato della diocesi: 

    «Conoscete la mia opinione sulla presenza di questi mosaici sulle porte della basilica. Mi è sembrato, insieme ai miei collaboratori, che fosse necessario compiere un nuovo passo simbolico affinché l’ingresso nella basilica fosse facilitato per tutte le persone che oggi non possono varcarne la soglia. Per questo motivo, tutte le porte della basilica del Rosario sono state modificate.

    È l’anno giubilare. A Roma sono state aperte le Porte Sante nelle quattro basiliche maggiori. Ho emesso un decreto per dichiarare che il santuario di Lourdes è uno dei due luoghi della diocesi (insieme alla cattedrale di Tarbes) in cui vivere l’anno giubilare e ricevere l’indulgenza plenaria. Il passaggio attraverso le porte d’ingresso della basilica doveva essere all’altezza simbolica di questo momento.

    Questo terzo venerdì di Quaresima, il 28 marzo, è stata per tutta la Chiesa di Francia la Giornata commemorativa di preghiera per le vittime di abusi sessuali commessi nella Chiesa. Le due porte laterali sono state ricoperte questo lunedì e le due grandi porte centrali lo saranno nei prossimi giorni, prima dell’inizio della stagione dei pellegrinaggi a Lourdes».

    «Non è il primo, ma il secondo passo! Il primo è stato quello di non illuminarli più di notte, durante le processioni, già dallo scorso luglio».

    Per quanto riguarda il futuro, spiega mons. Micas che «un gruppo di lavoro sta portando avanti la riflessione e mi accompagna nelle decisioni. Preferiamo procedere con calma piuttosto che sotto la pressione di vari fattori. Stiamo lavorando per il lungo termine, per le vittime, per la Chiesa, per Lourdes e per il suo messaggio per tutti».

    Soddisfazione piena è stata espressa dall’avvocata Laura Sgrò e dalle cinque vittime di Rupnik che rappresenta: «Accogliamo, con la gioia nel cuore, le parole illuminate di Jean Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes, da sempre vicino alle vittime di abusi, cui va il nostro sentito ringraziamento. Sappiamo bene che la sua decisione di coprire le porte della Basilica di Lourdes, dove sono presenti i mosaici di Marko Ivan Rupnik, è stata  lungamente ragionata, attentamente ricercata e fortemente osteggiata.

    La questione non è, infatti, quella di scindere l’artista dall’opera – come finora si è voluto erroneamente fare intendere –  ma quella se è possibile scindere l’arte, cioè i mosaici, dall’abuso stesso e questo non è in alcun modo possibile, perché proprio durante la realizzazione delle opere e con riferimento alle stesse – opere esposte nei luoghi di culto più importanti al mondo – Rupnik ha abusato di alcune delle vittime.

    Ogni fedele – e non solo ogni vittima di abuso – deve avere il cuore libero nel momento in cui si accosta alla preghiera e ciò non può avvenire se deve inginocchiarsi davanti a un’opera che probabilmente è stata il luogo dove si è consumato un abuso.

    Le vittime di Marko Ivan Rupnik che rappresento, pertanto, chiedono che anche gli altri vescovi, nelle cui diocesi sono presenti opere del famoso mosaicista, compiano lo stesso gesto forte e inequivocabile di sostegno a tutte le vittime di abusi».

    https://www.adista.it/articolo/73601

  • Violenza sessuale, condannato l’ex prete di Belsito e Malito: dubbi e silenzi sulla vicenda di Anthonidoss Duraiswamy

    Violenza sessuale, condannato l’ex prete di Belsito e Malito: dubbi e silenzi sulla vicenda di Anthonidoss Duraiswamy

    Un anno di reclusione: è questa la condanna inflitta a don Anthonidoss Duraiswamy, sacerdote indiano di 55 anni, residente a Santo Stefano di Rogliano e per lungo tempo impegnato nelle parrocchie di Belsito e Malito, nel Cosentino. La sentenza, pesantissima dal punto di vista morale e sociale, riguarda la violenza sessuale ai danni di una donna ucraina di 32 anni che si era rivolta a lui in un momento di grande vulnerabilità personale.

    Una condanna che scuote le comunità locali

    La vicenda ha inevitabilmente sconvolto le comunità di Belsito, Malito e Santo Stefano di Rogliano, dove il sacerdote aveva prestato servizio per diversi anni. Don Duraiswamy, ordinato sacerdote proprio nella diocesi di Cosenza, aveva acquisito negli anni una certa notorietà locale per il suo modo di fare diretto e talvolta conflittuale, ma – assicurano molti fedeli – «sempre entro limiti normali per un sacerdote che difende il giusto nelle sue comunità».

    Eppure, la sentenza di condanna mette in discussione proprio questa presunta normalità, imponendo una riflessione seria e approfondita sulle reali condotte del sacerdote.

    Sparizione improvvisa: che fine ha fatto don Anthonidoss?

    Da oltre quattro mesi, infatti, di don Duraiswamy non si hanno più notizie certe. Alcuni sostengono che sia rientrato in India, suo paese di origine, altri invece che sia stato semplicemente trasferito altrove dalla Curia, lontano dai riflettori e soprattutto dalla comunità che fino a poco tempo fa lo aveva accolto con fiducia e rispetto.

    Il silenzio prolungato delle istituzioni ecclesiali locali appare problematico: perché nessuno ha fornito chiarimenti ufficiali sulla sorte del prete dopo la sentenza? Un religioso condannato per violenza sessuale può essere davvero semplicemente trasferito altrove senza alcuna chiarezza?

    Critiche alla Chiesa locale: serviva più chiarezza

    Questa vicenda pone inevitabilmente domande scomode anche alla diocesi locale: come è possibile che una figura condannata per violenza sessuale abbia continuato a operare indisturbata per mesi, prima della sentenza definitiva? È normale lasciare comunità fragili e persone in difficoltà a contatto con una persona sulla quale gravavano accuse così gravi?

    La critica è forte ma necessaria: la Chiesa locale avrebbe dovuto garantire una maggiore tutela e trasparenza verso fedeli e cittadini, evitando che don Anthonidoss continuasse a esercitare il suo ruolo spirituale in presenza di persone già vulnerabili.

    La Chiesa dia risposte, non silenzi

    In conclusione, pur riconoscendo che i rapporti conflittuali tra un prete e i suoi fedeli possano essere comuni, non è assolutamente normale né accettabile che un sacerdote, condannato per un reato odioso come la violenza sessuale, possa semplicemente sparire nel nulla o essere trasferito altrove senza dare risposte precise alla comunità.

    Serve chiarezza immediata da parte della Chiesa, per rispetto delle vittime, dei fedeli e dell’intera comunità, che ora più che mai si sente tradita e confusa da troppi silenzi.

    https://www.calabrianews24.com/news/357484105222/violenza-sessuale-condannato-l-ex-prete-di-belsito-e-malito-dubbi-e-silenzi-sulla-vicenda-di-anthonidoss-duraiswamy

  • Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Abuso sessuale nella Chiesa: goffaggine, inerzia, omissione di informazioni, 18 vescovi implicati in fallimenti

    Come rispondono i vescovi attualmente in carica in Francia alle parole delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa? Per comprendere in che modo ciascuna parte tiene conto delle segnalazioni, accoglie le testimonianze o sostiene le vittime, France Inter ha approfondito i casi registrati in ogni diocesi di Francia e ha ripercorso il percorso di ciascun vescovo. Dalla goffaggine al rifiuto di informazioni, fino all’inerzia, scopriamo che le vittime a volte vengono maltrattate durante i colloqui presso la sede vescovile, che alcuni vescovi non rispondono mai, ma anche che altri le dissuadono dal sporgere denuncia o addirittura lasciano al loro posto sacerdoti contro cui sono state comunque presentate segnalazioni. Dei cento vescovi attualmente in carica, 18 hanno commesso delle mancanze e non hanno applicato la dottrina della vigilanza e della trasparenza in queste materie negli ultimi anni.

    Di fronte alle accuse, alcuni si ammendano, altri richiamano fatti anteriori al rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), altri ancora rispondono in modo disgiunto o non rispondono affatto. ” Siamo chiaramente impegnati a garantire che la Chiesa sia una casa sicura per tutti “, ha affermato Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese. ” Sono state prese diverse misure e definite diverse procedure, e le stiamo implementando. Siamo veramente impegnati in questo percorso di trasformazione “, assicura, invitando il suo successore a incarnare la lotta contro gli abusi sessuali. La sua nomina avverrà la prossima settimana durante l’assemblea plenaria di Lourdes.

    1. Il vescovo di Autun accusato di “coprire” personaggi religiosi

    ” Constatiamo che non c’è più nulla da aspettarsi da voi “, ha scritto Julien* al vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, in una lettera inviata nel gennaio 2024. Violentato e abusato da un fratello della comunità di Saint-Jean, il giovane ha impiegato vent’anni per ottenere il licenziamento del suo aggressore. Non riuscì mai a incontrare Benoît Rivière , che preferì annullare l’incontro fissato il giorno prima per discutere del riconoscimento del suo status di vittima, perché Julien* voleva venire con il suo avvocato. « Ho incontrato ogni vittima che chiedeva di essere ascoltata », assicura il vescovo.

    Tre mesi dopo, Benoît Rivière è stato intervistato dai nostri colleghi di France 2,  nell’ambito di un reportage sugli abusi commessi contro le Suore Apostoliche della comunità di Saint Jean . Secondo un sondaggio interno a cui abbiamo avuto accesso, sessantasei di loro (sulle 120 che hanno risposto al questionario) affermano di aver subito abusi, alcuni addirittura violentandoli. Benoît Rivière ha spiegato alla telecamera di ” non aver letto nei dettagli ” questo rapporto pubblicato un anno prima e di essere ” inorridito dalla cifra citata ” dal giornalista. Tuttavia, in quanto vescovo di Autun, Chalon-sur-Saône e Mâcon, ha la responsabilità diretta di questa comunità. Julien è indignato con vergognosa leggerezza.

    L’episodio sconvolse anche Rémi*. E non è l’unica cosa che rimprovera al vescovo: ” Da quando ha assunto l’incarico, ha continuato a coprire i sacerdoti e i religiosi autori di tali atti “, gli scrisse nell’aprile 2024, chiedendogli di dimettersi. Perché Rémi, come altri parrocchiani, tre anni prima aveva espresso preoccupazione per le azioni di un sacerdote della diocesi. La famiglia della bambina era impotente di fronte ai forti sospetti che riguardavano questo sacerdote; Il vescovo era stato avvertito e aveva consigliato ai genitori di prendere le distanze dal sacerdote. E questo è tutto. Alcuni fedeli hanno dovuto denunciare personalmente l’accaduto alla polizia nel 2021, prima che la famiglia decidesse finalmente di sporgere denuncia. È in corso un’indagine. Benoît Rivière ci ha informato che il 2 agosto 2024 sono state adottate misure precauzionali, vietando al sacerdote di intervenire in un istituto scolastico. Secondo le nostre informazioni, negli ultimi anni almeno altri due sacerdoti con profili pedocriminali sono stati segnalati a Benoît Rivière, senza che lui abbia preso alcun provvedimento. Il pubblico ministero è stato infine informato da una terza parte; I due ecclesiastici morirono prima che fosse possibile indagarli.

    Inoltre, il protocollo tra la diocesi di Autun e la Procura della Repubblica non è ancora stato firmato: il rapporto Sauvé del CIASE ne ha raccomandato la generalizzazione. ” È stato stabilito nel gennaio 2023 tra le due parti. Ad oggi, è ancora in attesa della firma del procuratore “, ci ha detto Benoît Rivière, aggiungendo: ” Questa mancanza di firma ovviamente non impedisce in alcun modo la segnalazione richiesta dalla legge “.

    2. Il vescovo di Beauvais difende un sacerdote finalmente licenziato per “abuso sessuale e abuso di potere”

    Questo è un caso che simboleggia le conseguenze delle disfunzioni della Chiesa in questo ambito. Il caso Benoît Moulay,  svelato dai nostri colleghi di Libération , si è concluso nel 2023 con la dimissione di questo sacerdote dallo stato clericale per “abusi sessuali e abuso di potere”, e nel 2024 con un accordo tra la comunità Emmanuel (a cui apparteneva Benoît Moulay) e due donne vittime di stupro, che per cinque anni hanno condotto la lotta per ottenere un risarcimento per quanto subito.

    Eppure Benoît Moulay non avrebbe mai dovuto diventare prete. Nel 1997, il consiglio del seminario di Nantes emise all’unanimità parere negativo, sottolineando la sua ” importante immaturità psico-affettiva “. È scritto che egli ” non ha né la libertà interiore, né la retta intenzione, né le capacità richieste per esercitare il ministero di un sacerdote diocesano, e probabilmente di un sacerdote in qualsiasi contesto “. Ma l’uomo che all’epoca era responsabile del sostegno ai sacerdoti e ai seminaristi dell’Emmanuel decise di andare contro il parere del seminario. Jacques Benoit-Gonnin , oggi vescovo di Beauvais, mette in risalto « la sua solida maturità umana ». Il seminario ribadì la sua riserva l’anno successivo: ” Sarebbe pericoloso lasciarlo seguire questa strada “. Jacques Benoit-Gonnin difende la religione nonostante tutto. Benoît Moulay è stato ordinato sacerdote nel giugno 1998 nella diocesi di Le Mans. ” Sebbene fossi a conoscenza del parere sfavorevole dei dirigenti del seminario, non ero a conoscenza, all’epoca, del parere scritto e motivato dei padri del seminario “, giustifica oggi Jacques Benoit-Gonnin. Facciamo notare che questa posizione è contraddetta da una lettera dell’aprile 1997 scritta al superiore del seminario di Nantes dall’amministratore diocesano, il quale gli comunicava di aver espresso a padre Benoît-Gonnin le sue riserve sull’ordinazione di Benoît Moulay.

    3. Il vescovo di Annecy accusato di inerzia durante la sua permanenza a Le Mans

    Nel 2008, Yves Le Saux , anch’egli appartenente alla comunità dell’Emmanuel, è stato nominato vescovo di Le Mans. Riceverà molteplici segnalazioni su Benoît Moulay, nel 2009, nel 2015, nel 2019. Anche da uno psichiatra. Il vescovo non li ascolterà. Due donne hanno quindi deciso di rivolgersi al tribunale civile per denunciare gli stupri subiti. Il caso è stato chiuso senza ulteriori azioni nel 2020 perché la coercizione non è stata accertata, ma l’indagine canonica ha portato a un processo e poi alla dimissione di Benoît Moulay dallo stato clericale. Sono trascorsi dunque 26 anni tra la prima segnalazione e la sanzione canonica. ” Fino alla data della denuncia presentata da due donne nel 2019, non ero a conoscenza di segnalazioni su Benoît Moulay relative al suo atteggiamento nei confronti delle donne. Subito dopo queste denunce, è stato sospeso dal suo ministero “, ci ha detto Yves Le Saux.

    Questa non è l’unica volta in cui Yves Le Saux lascia passare gli allarmi. Nel 2010, una coppia di parrocchiani arrabbiati lo incontrò. Avvertono: è fuori questione che padre M. si avvicini al loro giovane figlio, il suo comportamento è ” inappropriato ” con i bambini. Il vescovo è d’accordo. Dieci giorni dopo, i genitori notarono che il prete stava ascoltando le confessioni dei bambini. L’uomo sarà condannato nel 2021 a tre anni di carcere per aggressioni sessuali su sei adolescenti. Oggi Yves Le Saux desidera precisare che, in seguito a una segnalazione, ha avviato delle indagini (inchiesta interna e perizia psichiatrica) che non hanno prodotto alcuna prova conclusiva.

    4. Il vescovo di Bayonne accusato di aver minimizzato i fatti attribuiti ai sacerdoti

    Nel 2017,  Mediapart ha pubblicato un’importante inchiesta sui vescovi  (in carica, emeriti o deceduti) che avevano insabbiato abusi sessuali. Marc Aillet è citato, in particolare, nel caso di un prete condannato per violenza sessuale su minori a una pena detentiva sospesa di sei mesi nel 2018. Marc Aillet era stato allertato nel 2009 da una famiglia, dopo che il prete aveva presumibilmente aggredito un altro minore. ” La vittima non era pronta a intraprendere un’azione legale “, ha spiegato in una lettera ai cattolici della diocesi il 27 aprile 2016. La madre avrebbe infine presentato una denuncia nel 2015.

    Più di recente, il caso di un sacerdote della zona di Pau, condannato nel febbraio 2024, ha rivelato che sono trascorsi otto anni tra la segnalazione della famiglia alla diocesi e l’arrivo del caso davanti alla giustizia. Marc Aillet ci assicura di essere stato avvisato solo nel 2018 e di aver contattato immediatamente il pubblico ministero,  cosa che l’avvocato del sacerdote presso i nostri colleghi di “ici Béarn” ha contestato  al momento del suo deferimento al tribunale penale.

    Infine, sempre nella diocesi di Bayonne, il caso è più antico, ma testimonia l’assenza del principio di precauzione. Nel 2001, un sacerdote della diocesi è stato condannato a 18 mesi di carcere, con pena sospesa, per violenza sessuale su una bambina di cinque anni, con il divieto di lavorare con i minori per cinque anni. Fu quindi reintegrato nella parrocchia, senza alcuna misura restrittiva. Nell’aprile 2011, un fedele ricordò al vescovo di Bayonne, Marc Aillet, il passato del sacerdote e rimase scandalizzato dalla sua negligente reintegrazione. Marc Aillet rispose cinque giorni dopo con una frase lapidaria: ” Ho preso nota dei tuoi pensieri, prego per te “. Nessun seguito. Il sacerdote rimarrà in carica fino al pensionamento. ” Nessuna lamentela per un fatto nuovo da quando questa condanna è stata portata alla mia attenzione “, ci ha detto Marc Aillet, aggiungendo che dopo la promulgazione nel 2022 della carta per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, ” tutti i sacerdoti incaricati della pastorale nella diocesi sono stati invitati a presentare i loro precedenti penali “.

    5. L’arcivescovo di Rennes accusato di non aver intrapreso azioni legali

    Nella diocesi di Rennes, durante il processo a Gaël Carissan, condannato a cinque anni di prigione nel 2019, l’arcivescovo Pierre d’Ornellas , chiamato a testimoniare, ha ammesso: ” Non ho fatto tutto ciò che era necessario “. L’inchiesta giudiziaria ha rivelato che era stato informato nel 2008 da un sacerdote delle azioni dell’abate, durate diversi anni. Quell’anno Pierre d’Ornellas gli proibì di esercitare qualsiasi ministero con i giovani e i minori e lo cacciò via, ma non intraprese alcuna azione legale. Fu la vittima a prendere in mano la situazione due anni dopo, quando la Chiesa non avrebbe più fatto nulla.

    Inoltre, secondo le nostre informazioni, il vescovado di Rennes può rispondere in modo piuttosto sorprendente ai rappresentanti delle vittime che desiderano far valere i propri diritti e scrivono al vescovado. Alcuni hanno ricevuto un’e-mail che affermava: ” Ti riferisci a fatti prescritti. Ti chiedo di non disturbare più il sacerdote, che in ogni caso contraddice le dichiarazioni della vittima. Ti ricordo che è la parola di uno contro la parola di un altro “. Contattato, Pierre d’Ornellas ha formalmente negato: ” L’Unità di ascolto, il mio Vicario generale o io non abbiamo mai dato tali risposte. Le nostre risposte sono archiviate con cura e nessuna di esse contiene ” queste dichiarazioni. L’arcivescovo di Rennes sottolinea in particolare il protocollo firmato nel 2022 con il pubblico ministero e l’assunzione nel 2023 di una persona ” interamente dedicata alla prevenzione e alla formazione alle giuste relazioni educative “. ” Sono ben consapevole di tutto il lavoro che resta ancora da fare di fronte a questa piaga degli abusi sessuali nella Chiesa. Sono determinato a sradicarla veramente “, conclude Pierre d’Ornellas.

    6. Il vescovo di Evry accusato di aver voluto dissuadere la vittima dal sporgere denuncia

    Nella diocesi di Évry Corbeil-Essonnes, una (grave) vittima di abusi spirituali a fini sessuali afferma di aver voluto contattare la sua diocesi nel 2021 per impedire che altre vittime si contagiassero. Dopo un colloquio molto positivo con il Vicario generale, è stata ricevuta – insieme al marito – dal vescovo Michel Pansard per discutere della procedura canonica. E l’accoglienza non è più la stessa. Il parrocchiano descrive la crudele mancanza di compassione e il disprezzo da parte dello psicologo presente al colloquio. ” Sei tu che hai il problema “, suggerì il vescovo. Questo parrocchiano afferma anche che Michel Pansard desidera in particolar modo sapere se intende intraprendere un’azione civile. ” Lo psicologo ci ha detto che non c’era alcuna possibilità che la denuncia avesse successo, che era una causa persa! ” Lo scorso settembre, il sacerdote è stato finalmente trasferito nella diocesi di Nantes, ” per prendersi cura dei suoi genitori anziani “, è stato riferito nella sua ex parrocchia. Michel Pansard nega formalmente di aver cercato di dissuadere la vittima dal sporgere denuncia e sottolinea che le indagini canoniche e giudiziarie sono state chiuse.

    7. Il vescovo di Aix-en-Provence accusato di non aver licenziato un presunto sacerdote

    Nella diocesi di Aix-et-Arles, è un nome che suscita perplessità tra coloro che vivono lì da diversi anni e sono coinvolti nella vita della Chiesa. Quello di un sacerdote che lavora direttamente con i giovani; è ancora incluso nelle candidature del 2024, firmate di pugno dal vescovo  Christian Delarbre . Il nome di padre P. era già emerso ripetutamente dieci anni prima, al punto che era stata aperta un’inchiesta preliminare, poi chiusa senza ulteriori provvedimenti, per motivi che molti fedeli ancora oggi non sanno spiegare. Perché in quel periodo giunsero al vescovado le testimonianze dei sacerdoti, dei parrocchiani e delle persone vicine alla diocesi; travolto dal vescovo dell’epoca, mons. Dufour.

    Christian Delarbre è arrivato nel 2022, ma l’unità di ascolto della sua diocesi è stata contattata nell’estate del 2023 dal presidente dell’associazione Ecclésia Johannis, un’associazione che aiuta le vittime di abusi nella Chiesa, preoccupato per il caso di questo sacerdote che lavora quotidianamente con i minori. Non ha ricevuto risposta su questo caso specifico e un’e-mail dall’unità di ascolto si è conclusa con una minaccia: ” Si ricorda che qualsiasi accusa avente carattere di diffamazione pubblica o privata (…) è passibile di azione penale e comporta la tua responsabilità penale “. Christian Delarbre non ha risposto alle nostre richieste.

    8, 9. I vescovi di Montpellier e Cahors accusati di non aver preso in considerazione i fatti

    Mickaël è uno di coloro ai quali la Chiesa ha cercato di offrire una via diversa dalla giustizia umana. Da minorenne, è stato abusato sessualmente da un prete per quattro anni. Nel 2013, il sacerdote è stato condannato a due anni di carcere con sospensione della pena a seguito di un processo a porte chiuse. Come rivelato da  Médiacités  e  France 3 Occitanie , Mickaël ci conferma che è stato Norbert Turini , ex vescovo di Cahors e oggi capo della diocesi di Montpellier, a convincerlo, dopo aver tentato una mediazione religiosa tra il giovane e il suo aggressore anziché ricorrere a vie legali, a non lasciare i dibattiti aperti al pubblico. Contattato, Norbert Turini nega: ” Ho subito segnalato i fatti alla Procura ” .

    Mickaël ha continuato la sua vita, poi, al momento della pubblicazione del rapporto del Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa) nell’ottobre 2021, ha riflettuto sulla sua storia. E scopre che il sacerdote è ancora in carica, in una parrocchia di Lot. Scrisse a Laurent Camiade , il nuovo vescovo di Cahors, per esprimere il suo stupore. La reazione del vescovo (a una settimana dalla pubblicazione del rapporto Ciase) è netta: ” Dobbiamo stigmatizzare un individuo, già dichiarato colpevole dai tribunali e che ne porta il peso? Non credo “. Precisa che il sacerdote non ha ministero verso i minori, ” anche se celebra una messa parrocchiale dove (a volte) sono presenti dei giovani “. Nel 2023 Mickaël si è finalmente fatto sentire  sulla stampa per avvertire personalmente i parrocchiani  di questo comune del Lot. Secondo l’elenco diocesano di Lot, il sacerdote in questione si trova ora nell’archivio della Chiesa. ” Con questa copertura mediatica, non gli è stato più possibile continuare il suo ministero nella parrocchia, anche se i tribunali non lo consideravano un pericolo “, ci ha detto Laurent Camiade.

    10. Il vescovo di Belley-Ars individuato per essere rimasto in silenzio

    A 500 chilometri da Lot, ad Ain, un sacerdote ha potuto riprendere il suo ministero dopo essere stato sospeso per diversi anni. Fu assolto nel maggio 2023 dalla giustizia canonica che aveva indagato in seguito alla testimonianza di due donne su una lunga influenza durata diversi anni, con aggressioni sessuali per una e stupri per l’altra. Ma questo sacerdote resta ancora oggi oggetto di inchiesta giudiziaria. Perché Amelle*, dopo un iniziale licenziamento, ha deciso di costituirsi parte civile. Per lei la prigionia durò 19 anni, fino al ricovero in ospedale per gravi problemi psicologici e fisici, che la spinsero a confidarsi.

    Amelle informò il suo vescovo, Pascal Roland, della sua nuova lamentela. Gli aveva anche chiesto un appuntamento per farsi spiegare la sentenza canonica. Nessuna risposta. “ Gli ho scritto più volte per raccontargli il mio caso, e non ho mai visto Pascal Roland in vita mia .” Ma ciò di cui Amelle accusa maggiormente il vescovo, oltre al suo silenzio, è di non aver ascoltato la seconda vittima di questo sacerdote. La seconda vittima è Carine*. E si scopre che le due donne sono sorelle, ma si sono allontanate; non conoscono la situazione dell’altro. Riuscita a sfuggire all’influenza, Carine cominciò a temere per la sorella e si confidò con il vescovo nel 2014. Pascal Roland promise di prendersi cura di lei. Non accadde nulla fino al 2019, quando Carine, che stava ancora elaborando la sua storia, tornò a trovarlo. Il sacerdote viene finalmente sospeso. Amelle è stata ricoverata in ospedale poche settimane dopo: “ Se avesse ascoltato mia sorella nel 2014, per me gli abusi sarebbero cessati cinque anni prima ”. La diocesi precisa che Pascal Roland “ ha fatto rapporto al Procuratore e ha avviato un processo canonico ”, che le due autorità hanno chiuso il caso “ per mancanza di prove fino ad oggi ” e che il Procuratore “ non ha ritenuto opportuno imporre particolari restrizioni fino a nuovo avviso ”.

    11, 12, 13. I vescovi di Aire-et-Dax, Grenoble-Vienne e Orléans accusati di non aver dato seguito agli avvertimenti

    Avvisi e poi più niente. È quanto accaduto nel caso di padre Olivier de Scitivaux, come  ha sottolineato France Inter a novembre nell’ambito di un’inchiesta sulla diocesi di Orleans . Una suora aveva avvisato Nicolas Souchu , allora vicario generale (una sorta di assistente del vescovo) della diocesi di Orléans – e oggi vescovo di Aire-et-Dax – del comportamento del sacerdote nei confronti dei bambini. Poi, nel 2012, ne parlò di nuovo al vescovo Jacques Blaquart . Nello stesso periodo, un catechista mise in guardia anche i vicari generali (Nicolas Souchu, ma anche Jean-Marc Eychenne , oggi vescovo di Grenoble) e i vescovi successivi riguardo a questo sacerdote. Il caso non sarebbe stato portato davanti alla giustizia fino al 2016. Olivier de Scitivaux è stato condannato a 17 anni di prigione nel 2024. Durante il processo, Jacques Blaquart ha riconosciuto: ” È terribile dirlo, ma io stesso ero in quella coltre di silenzio che gravava sulla Chiesa in quel momento. Chiedo perdono alle vittime per aver tardato ad agire “. Quanto a Nicolas Souchu, ha dichiarato in tribunale, chiamato anche lui come testimone, di non ricordare di aver ricevuto alcun avviso.

    Jean-Marc Eychenne riconosce ora francamente « un errore, una mancanza di discernimento » e precisa che i primi resoconti a lui inviati su Olivier de Scitivaux non riguardavano fatti specifici. ” Quello di cui siamo diventati più consapevoli da allora è che un accumulo di segnali deboli finisce per costituire un segnale forte che dovrebbe spingerci a essere estremamente vigili. Anche qui, ci è mancato il discernimento (…) e non possiamo che incolpare noi stessi “, ammette il vescovo di Grenoble. Jacques Blaquart, vescovo di Orléans, racconta il suo percorso verso la consapevolezza della realtà degli atti pedofili nella Chiesa: ” Col senno di poi, reagirei molto prima oggi perché (…) abbiamo imparato a riconoscere i segnali d’allarme “. Nella diocesi di Orléans, dove l’ex vescovo André Fort è stato condannato nel 2018 per aver denunciato un’aggressione sessuale, sono state messe in atto molteplici azioni per prevenire e denunciare gli abusi. Nicolas Souchu, da parte sua, non ha risposto alle nostre domande.

    14. Il vescovo di Angers accusato di inerzia

    Molte vittime, dopo anni di silenzio, per pudore, vergogna o amnesia traumatica, si sono rivolte innanzitutto alla Chiesa per farsi conoscere e riconoscere. E che ha dovuto affrontare il silenzio del vescovado. Nel 2014, Isabelle decise di raccontare la storia dell’aggressione subita da un prete, quando aveva circa dieci anni. Questo sacerdote era ancora in carica e Isabelle se ne preoccupò con il vescovo di Angers, Emmanuel Delmas . Per otto anni non accadde nulla (perché la vittima era adulta e all’epoca era consuetudine non sostituirla nei procedimenti giudiziari, spiegò il vescovo), ma la presentazione del rapporto del Ciase spinse Isabelle a riconsiderare la sua storia, a richiedere un’indagine canonica e ad agire in giudizio nel 2022 (la sua denuncia fu archiviata per prescrizione). Isabelle dovrà contattare più volte il vescovo per capire a che punto del suo fascicolo si trova e cosa sta succedendo al suo aggressore. Soprattutto perché lo scorso autunno una cattolica della parrocchia del suo aggressore ha denunciato uno strano comportamento e ha scoperto il passato di padre M. Così, lo scorso gennaio, Isabelle ha scritto di nuovo al vescovo: ” Voler mantenere il controllo e quindi il potere, da soli, su queste questioni, cercando di isolare le persone, non condividendo le informazioni e rimanendo in silenzio e inattivi non è certamente un approccio appropriato o coraggioso “. L’Angioino ha ricevuto una risposta qualche giorno fa. Emmanuel Delmas ci informa che sono state adottate misure precauzionali per limitare l’attività dei ministeri.

    15. Il vescovo ausiliare di Lione accusato di non aver compreso la gravità dei fatti

    Nel corso delle indagini, abbiamo anche trovato due nomi familiari, già apparsi nel caso Bernard Preynat, il sacerdote lionese condannato nel 2020 per violenza sessuale su una ventina di vittime tra il 1972 e il 1991. Si tratta del caso di  Thierry Brac de la Perrière, oggi vescovo ausiliare di Lione (dove è tornato dopo essere stato vescovo di Nevers). Nel 2019, all’epoca del cosiddetto “affare Barbarin”, l’uomo che era stato vescovo ausiliare di Lione per la prima volta tra il 2003 e il 2011, comparve accanto al cardinale per omessa denuncia. Aveva incontrato una delle vittime di Preynat nel 2011, senza però rivelarne l’identità. ” Il reato è dunque costituito ma è opportuno rilevare il termine di prescrizione dell’azione pubblica “, ha stabilito il tribunale. La sentenza afferma inoltre: ” Un’inchiesta avrebbe potuto essere disposta nel 2011 (…) Diverse vittime avrebbero potuto farsi avanti prima senza il rischio di vedersi ritenute prescritte per gli eventi subiti “. Thierry Brac de la Perrière riconosce ora che questo episodio lo ha ” indebolito ” nel suo ministero episcopale, ma sottolinea i progressi compiuti, in particolare dopo la pubblicazione del rapporto Ciase, e il lavoro di sensibilizzazione su queste tematiche svoltosi negli ultimi anni.

    16. Il vescovo di Nancy “non è andato oltre per indagare” sulle accuse mosse a padre Preynat.

    Pierre-Yves Michel è ora vescovo di Nancy, ma è stato vicario di Sainte-Foy-lès-Lyon, dove Bernard Preynat ha officiato per un certo periodo (Pierre-Yves Michel arrivò diversi anni dopo la partenza di Preynat). Durante il processo non è stato convocato, ma davanti agli inquirenti che lo hanno interrogato nel febbraio 2017, il vescovo, pur mantenendo il vago, ha confermato di aver spiegato nel 2016 a una delle vittime di aver sentito parlare di ” problemi con i bambini ” quando era responsabile della parrocchia di Sainte Foy-lès-Lyon tra il 1995 e il 2001, poi che era stato deciso con il cardinale Barbarin intorno al 2010-2012 di vietare a Preynat di restare solo con bambini di età inferiore ai 15 anni, dopo alcune voci. La prima denuncia contro il sacerdote di Lione risale solo al 2015 (in reazione all’inazione della Chiesa). ” Col senno di poi, capisco che è sorprendente che non siamo andati oltre nelle indagini “, ammette il vescovo. ” Oggi, rileggiamo le cose in modo diverso, alla luce di tutto ciò che sappiamo. “

    17. L’arcivescovo di Sens-Auxerre scelto per la reintegrazione di un sacerdote

    In un opuscolo pubblicato nella collezione Tracts di Gallimard nel 2023, ” Abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Da scandali a riforme “, Pascal Wintzer , ora vescovo di Sens-Auxerre, si chiede: ” Cosa abbiamo da perdere se non il potere! Cosa avremmo da guadagnare? Un servizio migliore ai nostri fratelli e a Dio. Per me, la scelta è presto fatta! ” Ma nel gennaio 2025, sulla piattaforma X, Natalia Trouiller racconta – con documenti giustificativi – la reintegrazione di un sacerdote scomunicato per pedofilia. I fatti contestati a questo sacerdote risalgono al 2014. L’inchiesta civile verrà chiusa senza ulteriori provvedimenti per prescrizione, anche se i fatti denunciati ” costituiscono reato “, si legge nell’avviso di classificazione alla vittima. L’indagine porterà anche alla scoperta di una seconda vittima, un adulto. La persona religiosa è invece condannata – quindi scomunicata – dalla giustizia canonica. È stato reintegrato alla fine del 2024 e ha concelebrato la messa di insediamento di Pascal Wintzer. Ci vorrebbe una lunga battaglia di argomenti di diritto canonico e i pareri del tribunale penale canonico nazionale e del Dicastero per la Dottrina della Fede perché il vescovo rinunci definitivamente alla reintegrazione del sacerdote. Pascal Wintzer è stato nominato vescovo di Sens-Auxerre lo scorso ottobre, quindi ” è stato difficile per me sapere come comportarmi nelle diverse situazioni “, contestualizza, respingendo ogni rifiuto di applicare sanzioni.

    18. Il vescovo di La Rochelle incriminato per tentato stupro

    Infine, segnaliamo che Georges Colomb , ancora registrato come vescovo di La Rochelle sul sito della Conferenza episcopale di La Rochelle, è indagato dal novembre 2023 per tentato stupro di un uomo adulto.

    * I nomi sono stati cambiati per proteggere l’anonimato dei testimoni.

    https://www.radiofrance.fr/franceinter/podcasts/l-info-de-france-inter/l-info-de-france-inter-3127183

  • Abusi nella Chiesa: in Spagna annunciata una sottocommissione per rendere giustizia ai sopravvissuti

    Abusi nella Chiesa: in Spagna annunciata una sottocommissione per rendere giustizia ai sopravvissuti

    Il Partito socialista spagnolo (PSOE) e Sumar (coalizione elettorale di sigle di sinistra formata per presentarsi alle elezioni del luglio 2023) hanno presentato alla Camera dei Deputati la richiesta di creare una sottocommissione (farebbe parte del Commissione Giustizia e forse anche della Commissione per l’Infanzia) per studiare le aggressioni sessuali o gli abusi sui minori all’interno della Chiesa cattolica

    L’annuncio dell’iniziativa è stato dato ieri 25/3 dalla vice-portavoce di Sumar al Congresso, Aina Vidal, spiegando che l’organismo analizzerà questi abusi e cercherà di ottenere giustizia per le vittime.

    Yolanda Díaz, seconda vicepresidente del governo Sánchez, ha sottolineato che l’”Unità di assistenza alle vittime” istituita dal Difensore civico ha verificato «654 casi che coinvolgono diverse età e località in tutta la Spagna, evidenziando l’ampia portata di questi crimini» e che la magistratura mette in guardia sui «pochi che vengono effettivamente perseguiti». Per Sumar, prevenire questi abusi e fornire riparazioni alle vittime è «un obbligo delle autorità pubbliche».

    La sottocommissione, scrive l’agenzia EFE (25/3), si propone di concordare misure che rafforzino la prevenzione, aumentino la protezione e stabiliscano i meccanismi necessari per la riparazione dei danni. Si sta inoltre predisponendo un rapporto sulle misure da adottare in tutti gli ambiti amministrativi per garantire il riconoscimento e la riparazione di queste vittime, secondo il testo registrato, al quale l’EFE ha avuto accesso. Saranno invitati a far parte del sottocomitato esperti, organizzazioni e istituzioni.

    https://www.adista.it/articolo/73569

  • Inchiesta su don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione oratori milanesi: «Abusi sessuali sui ragazzi»

    Inchiesta su don Samuele Marelli, ex direttore della Fondazione oratori milanesi: «Abusi sessuali sui ragazzi»

    Le ultime notizie ufficiali, comunicate la scorsa primavera dai sacerdoti ai fedeli durante la messa, parlavano della necessità di un periodo di «discernimento», considerato «opportuno», allo scopo di «favorire un recupero psico-fisico». Era maggio 2024, ma in realtà di don Samuele Marelli, 49 anni, già direttore in passato della Fondazione degli oratori milanesi, e in quell’epoca vicario della comunità religiosa Giovanni Paolo II di Seregno (Monza), nonché responsabile della relativa pastorale giovanile che comprende sei parrocchie, non si avevano più notizie già dai primi mesi dello stesso anno, quando, sempre stando a quanto riferito, era stato lui stesso a chiedere il «distacco».

    Sparito improvvisamente dall’ambiente parrocchiale in una cortina di silenzio. Lasciando dietro di sé una certa incredulità e un vuoto colmato progressivamente dal chiacchiericcio sussurrato dei primi mesi, e successivamente da indiscrezioni sempre più fitte e insistenti su «comportamenti non appropriati» che si sono tradotti in gravi accuse contro il religioso di abusi sessuali ai danni di ragazzi che frequentavano l’oratorio. Notizia che, negli ultimi mesi, sta circolando nell’ambiente parrocchiale della cittadina brianzola, e che aspetta ora la prima risposta degli organi di giustizia, almeno quelli della Curia. E nel frattempo, in attesa della pronuncia del tribunale ecclesiastico lombardo, che dovrebbe essere depositata a breve, anche la procura di Monza sta conducendo i propri accertamenti dopo aver aperto un fascicolo coperto, allo stato attuale, dal massimo riserbo investigativo.

    Dopo più di un anno di assenza da Seregno (e dopo i 7 precedenti, trascorsi nella cittadina brianzola), i pettegolezzi lasciano dunque il posto ai veri motivi dell’allontanamento di don Samuele: il prete carismatico, brillante, efficace comunicatore inserito nelle altre sfere ecclesiastiche lombarde, tanto da essere stato il numero uno della Fom, la Fondazione diocesana responsabile degli oratori milanesi e, proprio per quel ruolo da trovarsi seduto alla sinistra di Papa Francesco sul palco dello stadio San Siro, al culmine della visita milanese del Pontefice del 25 marzo 2017.

    È questo il sacerdote che accompagnava i ragazzi in piscina, ai campi estivi al mare, e che esercitava su di loro un innegabile ascendente. Ma anche quello sul quale si sono addensate voci e sospetti per presunti atteggiamenti equivoci, battute fuori luogo, ostentazioni del corpo inadeguate. Sono ancora molto frammentarie le informazioni sul numero di potenziali vittime, sulla loro età, e sul tipo di condotte esercitate dal prete.
    È emerso, però, che a manifestare i primi segni di disagio, nel corso del 2023, sarebbero stati alcuni ragazzi, tutti maschi, frequentatori abituali dell’oratorio a Seregno, cittadina di forte tradizione ecclesiastica che raccoglie molti adolescenti attorno all’ambiente delle parrocchie.

    Un malessere che non è sfuggito agli educatori che operavano tra i giovani, e che avrebbe portato alla presentazione di un esposto alle autorità e alla segnalazione del caso presso la Curia. Da quel momento, cioè da subito, secondo quanto è stato possibile ricostruire, a don Samuele sono stati tolti gli incarichi: sospensione da qualunque attività pastorale (attualmente risulta trasferito in «altra struttura diocesana», come già riferito lo scorso anno). La giurisdizione ecclesiastica ha fatto partire la cosiddetta «indagine previa», come viene definita l’istruttoria preliminare nel diritto canonico, durante la quale sarebbero stati ascoltati una decina di persone, soprattutto giovani.

    Stando a quanto appreso dal Corriere, il processo canonico ha praticamente completato il suo iter, ed è prossimo a emettere il suo verdetto. Una prima comunicazione dell’intera vicenda, però, è già stata resa alle famiglie coinvolte, ad alcuni educatori, e al Consiglio pastorale della comunità religiosa seregnese, nella quale, al di fuori di comunicazioni ufficiali, i fatti contestati a don Samuele vengono definiti senza mezzi termini «molto gravi».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_27/inchiesta-su-don-samuele-marelli-ex-direttore-della-fondazione-oratori-milanesi-abusi-sessuali-su-ragazzi-3ecc8191-6ac8-47f6-b411-75ddc3d1bxlk.shtml

  • Polonia-abusi: bocciata la commissione

    Polonia-abusi: bocciata la commissione

    L’assemblea generale dell’episcopato polacco (12-14 marzo) ha respinto il progetto di commissione di indagine sugli abusi presentato da un gruppo di lavoro presieduto dal primate, Wojciech Polak, arcivescovo di Gniezno.

    Il comunicato finale dice: «I vescovi sottolineano che la commissione è necessaria, deve essere istituita e avere un carattere storico, con i necessari elementi di analisi interdisciplinare. Sono state formulate numerose osservazioni sulla bozza della commissione che saranno inoltrate al gruppo di lavoro che sta lavorando alla definizione della forma della commissione. Saranno necessarie ulteriori consultazioni su questo argomento» assieme ai superiori maggiori maschili e femminili. Si attendeva un esito positivo dopo un lavoro di due anni, l’incontro dei vescovi con le vittime, l’inoltro al Dicastero vaticano di proposte per modificare il Codice di diritto canonico e dare voce alle vittime nei processi (cf. qui su SettimanaNews).

    L’ufficio giuridico si mette di traverso

    La mazzata è arrivata dall’ufficio giuridico della Conferenza che, il 28 febbraio, ha dato un giudizio negativo alle “direttive di funzionamento della commissione”.

    Denuncia il carattere investigativo dell’organismo e non solo storico-informativo, tale da porre sotto inchiesta anche i vescovi (cosa che il Codice riserva alla Santa Sede).

    Inoltre, prevede la possibile collaborazione con persone di non provata fede che potrebbero non aver a cuore il bene della Chiesa.

    Sottolinea anche: l’impossibilità di verificare le accuse, il lungo periodo di investigazione (dal 1945 ad oggi), la carenza di indicazioni dei costi dell’operazione e la possibilità che il materiale raccolto possa essere utilizzato per cause civili contro enti ecclesiastici.

    La conclusione è drastica. Si torni a votare sulla natura della commissione, dopo la decisione del 2023. Mons. Polak si è affrettato a dire che l’episcopato è autonomo rispetto all’ufficio giuridico, vuole la commissione e l’indagine storica deve partire dal 1945, ma si è astenuto dall’indicare date per una decisione definitiva. Difficile per ora immaginare le reazioni delle vittime, del gruppo di lavoro e dell’opinione pubblica cattolica e non.

    Tutti erano fiduciosi fino a pochi giorni prima di un esito positivo e coraggioso da parte dell’assemblea. L’opera congiunta della Fondazione san Giuseppe per le vittime, il consenso dei religiosi e delle religiose, l’ampia opera di informazione, le pesanti censure vaticane a una dozzina di vescovi, gli investimenti di milioni di zloti per risarcimenti e iniziative di formazione avevano arginato l’enorme bolla mediatica scatenata dalle rivelazioni di libri, video, film e testimonianze sull’ampiezza del fenomeno degli abusi ecclesiastici (cf. qui su SettimanaNews).

    Tensioni esterne e interne

    L’attuale situazione di stallo è comprensibile ma, a sua volta, alimenta il clima di tensione che gli altri argomenti all’ordine del giorno dei vescovi manifestano.

    Il primo è la situazione di scontro aperto con il governo per la nuova disciplina dell’insegnamento della religione nella scuola. Il governo ha stabilito di dimezzare le ore, di collocarle all’inizio e alla fine della giornata e di accorpare le classi quando i non avvalentisi siano numerosi.

    Non ha accettato la contro-proposta dei vescovi di recepire la riduzione per le scuole superiori, mantenendo le due ore settimanali per quelle inferiori e collocando l’insegnamento religioso o di etica nella valutazione curricolare.

    Inutile l’intervento della Corte costituzionale (considerato improprio dal governo), non viabile il riferimento al Concordato, non facilmente collocabili i 10.000 insegnanti (su 30.000; laici per il 50%) che verrebbero espulsi dalla scuola.

    In merito, i vescovi «ritengono ingiuste e inique le disposizioni volte a ridurre la durata settimanale delle lezioni di religione da due a un’ora, a collocare le lezioni di religione immediatamente prima o dopo le altre (obbligatorie) e ad accorparle. Nell’introdurre queste modifiche il ministero dell’istruzione ha agito illegalmente perché non ha tenuto conto dell’accordo con le Chiese previste dalla legge».

    Si aprono contenziosi in tutte le sedi possibili (nazionali, europee e mondiali) e i vescovi appoggiano la raccolta di firme per un disegno di legge di segno opposto (cf. qui su SettimanaNews).

    Non ancora affrontato, ma già al calor bianco la discussione con il governo per il fondo pubblico previsto per la Chiesa. Senza contare il rinnovato scontro sull’aborto e sui temi morali sensibili. I vescovi hanno affrontato la questione dei media, sia di proprietà, ma soprattutto dell’insieme del contesto nazionale.

    Motivi di preoccupazione sorgono anche dall’interno della vita ecclesiale, in particolare sul ministero e la formazione dei sacerdoti. Un’ampia informativa è stata fornita ai vescovi da un’indagine nazionale sulla formazione permanente dei parroci e dei cappellani. Il clima complessivo è di crescente perplessità.

    La ricerca mostra che i parroci sono disorientati davanti alla rapidità dei cambiamenti socio-culturali. Si richiede, da parte di molti di essi, la collaborazione con i laici e il cambiamento del modello: da un contesto di cristianità a uno di minoranza o, meglio, di relazioni comunitarie. Piuttosto critico anche il giudizio sulla formazione permanente del clero, troppo teologica e poco esperienziale. I cappellani lamentano l’insufficienza della formazione seminaristica e la scarsa comunicazione coi parroci, che, a loro volta, lamentano la distanza dei vescovi.

    Segnalano il rischio del burnout, della depressione professionale, e indicano che, nelle difficoltà, i loro riferimenti sono gli amici e i familiari più che i vescovi o i colleghi.

    Nel comunicato finale si dice: «È stato presentato un modello di formazione sacerdotale che consenta una risposta multidimensionale alla diversità di sfide, compiti e problemi che i sacerdoti e i candidati al sacerdozio affrontano nel mondo contemporaneo. Sono stati inoltre affrontati lo stato e gli orientamenti della formazione nei seminari teologici e il funzionamento della pastorale vocazionale».

    https://www.settimananews.it/chiesa/polonia-abusi-bocciata-la-commissione