Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • PRETI PEDOFILI, SHOCK IN IRLANDA. CARDINAL BRADY: “NON MI DIMETTO”

    PRETI PEDOFILI, SHOCK IN IRLANDA. CARDINAL BRADY: “NON MI DIMETTO”

    Il cardinale Sean Brady coinvolto nello scandalo pedofilia

    Il primate d’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha detto ieri sera che non ha nessuna intenzione di dimettersi per la sua partecipazione ad alcuni incontri nei quali, a metà degli anni Settanta, sarebbe stato chiesto il silenzio ad alcune vittime di abusi sessuali imputati a esponenti del clero. «Confermo di avere preso parte a questi incontri ma solo per acquisire eventuali prove nei confronti di padre Brendan Smyth», ha detto il prelato in una dichiarazione diffusa dalla Rte, la Tv pubblica irlandese. «Non vi è stato nessun tentativo di occultare i fatti, anzi io ho creduto ai racconti delle vittime e ne ho informato l’allora arcivescovo McKinnan, francamente non vedo perchè dovrei dimettermi», ha affermato. Alcune associazioni irlandesi per la difesa delle vittime di abusi sessuali ieri avevamo chiesto al cardinale Brady di lasciare il suo incarico dopo avere appreso della sua partecipazione agli incontri. All’epoca dei fatti contestati l’alto prelato era un semplice sacerdote e segretario particolare dell’arcivescovo di Kilmore, Francis McKinnan, poi deceduto. Padre Brendan Smyth è considerato uno dei principali responsabili delle centinaia di abusi sessuali che nell’arco di un quarantennio sarebbero stati inflitti dal clero irlandese a centinaia di bambini e ragazzi che frequentavano le parrocchie. Padre Brendan è morto in carcere dopo il suo arresto negli anni Novanta.

    www.leggonline.it/articolo.php?id=51706

  • Pedofilia: scandalo nella Chiesa olandese: denunciati 350 casi di abusi

    Pedofilia: scandalo nella Chiesa olandese: denunciati 350 casi di abusi

    ROMA (10 marzo) – La Conferenza episcopale olandese ha annunciato che sarà avviata un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove sono state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. Lo scandalo si sta allargando e le denunce sarebebro 350. Si allarga lo scandalo su presunti casi di abusi nei confronti di minori nelle scuole cattoliche olandesi negli anni 50-60-70: le denunce presentate sono salite ad oggi a 350. Lo ha comunicato un portavoce della chiesa cattolica olandese, che ieri ha deciso di avviare un’inchiesta indipendente per accertare quanto accaduto.

    Le denunce sono state raccolte dalla Commissione consultiva episcopale “Aiuto e diritto”, creata nel 1995 dalla chiesa cattolica olandese per aiutare le vittime di abusi sessuali da parte del clericato. L’inchiesta annunciata ieri dalla Conferenza episcopale olandese e dalla conferenza tra istituti religiosi olandesi, che riunisce 190 istituzioni religiose del paese, sarà preparata dall’ex ministro dell’educazione Wim Deetman.

    Un altro caso in Germania. Si allarga in Germania lo scandalo degli abusi sessuali commessi in passato negli ambienti cattolici del Paese: secondo quanto è emerso oggi, violenze su minori sarebbero state commesse anche in una scuola della diocesi di Magonza (sudovest), negli anni ’60 e ’70. Secondo quanto ha reso noto oggi il portavoce della diocesi, i sospetti si concentrano sul direttore dell’istituto e su un prete, che avrebbero abusato sessualmente dei ragazzi. Gli studenti, ha aggiunto il portavoce, sarebbero stati anche picchiati per motivi futili.

    La scuola in questione, a Bensheim, in Assia, è stata poi chiusa nel 1981. Questo ennesimo caso di abusi su minori giunge in un momento particolarmente delicato per la Chiesa cattolica tedesca, che da giorni è sotto i riflettori dei media internazionali per le centinaia di episodi risalenti agli anni passati ed emersi solo nelle ultime settimane. Proprio questo tema, sarà oggetto di un incontro in Vaticano – venerdì – tra il Papa e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch.

    Cardinale Kasper: Papa vuole fare chiarezza. Sulla complessa e delicata vicenda degli abusi sessuali sui minori commessi da esponenti del clero, «il Vaticano dà il suo appoggio ai vescovi locali». Quanto al Papa «non ci sono dubbi sulla sua volontà di fare chiarezza su questo tema». È quanto afferma il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, in un’intervista alla Radio Vaticana.

    www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=94159&sez=HOME_NELMONDO

  • Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Irlanda
    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”
    Le ferite d’Irlanda
    DAL NOSTRO INVIATO ENRICO FRANCESCHINI
    Repubblica 5 marzo 2010
    DUBLINO Era una bambina di otto anni, quando la strapparono dalle braccia della madre, giudicata incapace di provvedere ai suoi bisogni, e la rinchiusero in orfanotrofio. «Ho vissuto prigioniera di un incubo fino alla maggiore età», ricorda Kathleen O’Sullivan, una delle vittime delle violenze e degli abusi sessuali perpetrati per decenni nelle scuole, nei riformatori, nelle parrocchie di tutta l’Irlanda. «Le suore ci affamavano, mangiavo la carne, una salsiccia, soltanto a Natale, e ricevevo un uovo sodo per Pasqua. Ma questo era il meno. Ci picchiavano per un nonnulla. Ci seviziavano fisicamente e psicologicamente. Facevo la pipì a letto dalla paura tutte le notti, e loro per punizione mi costringevano a sfilare nuda per la camerata con in testa le lenzuola bagnate di urina. Era un sistema sadico, satanico. I giornali hanno scritto che è stato il nostro Olocausto». «Ma se è così aspettiamo ancora la Norimberga che faccia piena luce e giustizia su quel mostruoso abominio». Luce e giustizia dovevano venire con l’inchiesta ordinata dal governo, durata dieci anni e conclusa nel maggio scorso da un voluminoso rapporto. Cinquemila pagine di testimonianze e indagini sull’attività di 216 istituti gestiti da preti, frati, suore, dai quali tra il 1914 e il 2000 sono passati 35 mila minorenni. La pubblicazione ha sconvolto l’Isola di Smeraldo. Il 90 per cento dei testimoni hanno riportato di avere subito violenze fisiche. La metà hanno raccontato di avere sofferto abusi sessuali. Molti erano orfani. Altri, come Kathleen O’Sullivan, venivano strappati a famiglie povere senza alcuna ragione, per essere trasformati in schiavi del lavoro. Malnutrizione, percosse, terrore e stupri erano il loro pane quotidiano. Tra gli irlandesi, lo shock è stato immenso. E’ perfino diminuito, secondo le statistiche, il numero dei fedeli a messa. Molta gente ha perso la fede: nella Chiesa, nello Stato, nel prossimo. L’Irlanda si è guardata allo specchio, e quel che ha visto l’ha fatta rabbrividire. Eppure, a sei mesi di distanza dalla pubblicazione, si moltipllcano le accuse secondo cui il rapporto è stato una«copertura», un «insabbiamento» o «solo la punta dell’iceberg», come sostiene Kathleen, una delle poche vittime che è riuscita a ricostruirsi un’esistenza: oggi fa il giudice dì pace e ha scritto un libro, “Childhood interrupted” (Infanzia interrotta), sulla tragedia vissuta da lei e da migliala di suoi compatrioti. Il processo di riparazione e di espiazione, affermano le associazioni formate dai “superstiti”, è stato sommario, sbrigativo, riduttivo. Per cominciare, il rapporto non fa nomi, ne delle vittime, e questo è in parte comprensibile, ne dei carnefici -a meno che non siano già stati condannati in sede giudiziaria.e questo protegge decine o centinaia di individui non solo dalla giustìzia penale ma dall’essere almeno identificati in pubblico. «Due delle suore che mi hanno torturato per anni sono ancora vive, libere», dice la signora O’Sullivan, «io vorrei ritrovarmi con loro in un’aula di tribunale, guardarle in faccia, sentire cosa rispondono alle accuse, e non è possibile». In secondo luogo, soltanto una parte delle vittime sono state rintracciate e interrogate: «Nessuno ha interrogato me, e chissà quante altre non sono state ascoltate», accusa Kathleen. E inoltre, per effetto di un accordo con i Christian Brothers, la più vasta associazione religiosa nazionale, è soprattutto lo stato, non la Chiesa, a pagare risarcimenti alle vittime che fanno causa, 12 mila delle quali hanno finora ricevuto compensazioni per un totale di un miliardo di euro. La Chiesa irlandese se l’è cavata con un indennizzo una tantum di 34 milioni di euro e l’accordo lamette al sicuro da ulteriori rivendicazioni legali. Se non in denaro, la Chiesa ha pagato in mortificazioni. Un cardinale irlandese è andato in pensione in anticipo. Quattro vescovi, su pressioni del Vaticano, sono stati costretti a dimettersi. Un pugno di sacerdoti sono finiti in prigione. Uno si è suicidato. E a Roma Benedetto XVI ha chiesto che siano prese misure per impedire che “accadano di nuovo simili abusi». Ma è abbastanza? Non per le vittime. Il rapporto rivela che l’Arciodiocesi di Dublino ha «ossessivamente» nascosto gli abusi per almeno trent’anni. Tredici vescovi erano a conoscenza delle violenze e non le denunciarono. Un prete ammise di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, e non venne rimosso dall’incarico. Un altro confessò di avere abusato sessualmente di un bambino alla settimana per venticinque anni, e non perse il posto. «Non ci sono stati arresti o dimissioni di massa, ne trai religiosi, ne tra le autorità che ne sono diventate complici, coprendone i crimini», dice Kathleen O’Sullivan. La commissione d’inchiesta è stata creata sull’onda dello scandalo suscitato da un coraggioso documentario televisivo che rivelò per la prima volta cosa si nascondeva dietro le mura di chiese e conventi, accusano le associazioni delle vittime, ma lo scopo era «voltare pagina, chiudere il doloroso capitolo, se non in-sabbiare».Dice ancora Kathleen nel suo j’accuse senza più lacrime da spargere: «II primo presidente della commissione si è dimesso dopo tré anni affermando che non aveva libertà di manovra, insomma che non poteva lavorare. Il presidente che ne ha preso il posto era un giudice legato all’establishment religioso. Il risultato si vede». Beninteso, le cinquemila pagine del rapporto non sorvolano su quello che accadeva dentro le «case degli orrori», come le definiscono le vittime. I giornali ne hanno finora riassunto il contenuto ed è bastato per farli sommergere di lettere che dicono: «Mi vergogno di essere irlandese». Non è una lettura facile, ma bisogna farla, per cercare di capire. E’ come se da quegli edifici adornati dal crocefisso su cui è morto il Signore, da quelle case di Dio in cui vigeva, per gran parte della giornata, la regola del silenzio, tutto ami tratto fuoriuscissero le urla disperate di generazioni di bambini. Ascoltiamoli. I bambini venivano «presi a pugni, a calci, frustati, accoltellati, obbligati a inginocchiarsi o a restare in piedi per giorni, costretti a dormire all’aperto in inverno, a fare docce gelate, appesi a un palo, assaliti da cani, legati per essere picchiati meglio». Dice uno: «Non feci bene il letto. Il prete mi fece denudare e mi frustò lungamente con una frusta di cuoio a cui erano attaccate delle monete». Un altro: «Appena arrivato, il frate mi fece spogliare, piegare a gambe larghe su una scrivania, mi ordinò di dire il Padre Nostro e si mise a frustarmi». Un terzo: «Non dimenticherò mai il gatto a nove code». Un altro: «II prete lasciava la frusta di cuoio all’aperto di notte, perché si gelasse e facesse più male». Ancora: «Mi mettevano sale nelle ferite perché bruciassero di più». Un altro: «Gli piaceva tenermi la testa fra le gambe e frustarmi nel sedere». Ancora: «La notte era la cosa peggiore, se non venivano a prenderete, sentivi che portavano via un altro e le urla risuonavano per tutto l’edificio». Elenco di abusi sessuali in un istituto religioso: «89 masturbazioni forzate, 68 stupri anali, 6 penetrazioni digitali». Un ragazzino: «II prete mi prese la mano, e se la mise nelle parti private. Scoppiai a piangere. Mi schiaffeggiò. La notte dopo tomo e feci come voleva». Un altro: «Mi chiudeva a chiave nella sua stanza, mi spogliava, si faceva toccare, mi picchiava e poi mi stuprava». Un terzo: «Un frate guardava mentre l’altro mi stuprava, poi facevano cambio». Una bambina: «La suora mi frustava con una cintura dalla fibbia di metallo». Un’altra: «La suora mi faceva mangiare il mio vomito». Una terza: «Mi legò al letto e mi diede cento frustate». Elenco di abusi sessuali, stavolta su femminucce: «27 stupri vaginali, 22 masturbazioni forzate, 10 contatti genitali». Un esempio per tutti: «La suora mi portò da un uomo. Lei mi spogliò, mi lavò, mi toccò, poi mi diede a lui perché mi stuprasse». Tutti i giorni, tré volte al giorno, i rintocchi della campana dell’Angelus risuonano sul primo canale della televisione nazionale irlandese, come

    a scandire il tempo del paese più ferventemente cattolico d’Europa. Ma oggi gli irlandesi si chiedono angosciosamente per chi suona davvero quella campana. Per le migliala di vittime dell’abominio, che hanno ottenuto solo una parvenza di giustizia? Perla chiesa cattolica irlandese, avvilita da dimissioni e processi? Oppure per il Vaticano e per papa Benedetto XVI, che le associazioni di sopravvissuti alla tragedia accusano di una condanna tardiva e troppo debole? O suona per l’Irlanda intera, per le sue istituzioni, sospettate di avere lanciato l’inchiesta più per nascondere che per fare emergere fino in fondo le dimensioni dell’orrore e le responsabilità collettive? «Ecco cosami fa più orrore», dice Kathleen O’Sullivan. «L’idea che cosi tanti abbiano potuto fare così tanto male, o almeno l’abbiano tollerato, abbiano preferito non vederlo e anche oggi preferiscano dimenticare. Viene da chiedersi se erano tutti mostri o se questa è la normalità umana». Non solo per vittime e carnefici, non solo per preti e suore, per politici e poliziotti, suona a Dublino la campana dell’Angelus. Essa suona per tutti.

  • Pedofilia, denunce anche in Olanda Circa 200 i casi di abusi da parte di preti cattolici

    Pedofilia, denunce anche in Olanda Circa 200 i casi di abusi da parte di preti cattolici

    BRUXELLES – Circa 200 persone hanno denunciato abusi sessuali da parte di preti della chiesa cattolica: lo scrive oggi il quotidiano olandese Telegraaf dopo le testimonianze emerse in seguito al caso scoppiato in un collegio della cittadina di Heerenberg.
    Jan Waaijer, portavoce dell’organizzazione ‘Hulp en Recht’ per dare aiuto alle vittime, ha detto di essere rimasto scioccato dalla pioggia di denunce arrivate dalla fine di febbraio, quando i quotidiani hanno riportato per la prima volta casi di denunce di abusi risalenti agli anni 60 e 70. «Dobbiamo fare in modo che tutto venga fuori. Una chiesa che é matura e aperta all’autocritica può essere d’accordo con questo», scrive il quotidiano olandese.

    Il vescovo di Rotterdam Ad van Luyn, presidente della conferenza episcopale olandese, ha richiesto un’indagine indipendente sulle denunce di abusi. «Se il lavoro della chiesa consiste nel condannare con chiarezza abusi e di chiedere scusa», ha detto il vescovo in un’intervista a un programma televisivo, «in futuro la chiesa dovrà assumere ogni misura possibile per far cessare quello che sta avvenendo». La conferenza episcopale olandese si riunirà domani per discutere dello scandalo.

    www.cdt.ch/mondo/cronaca/20809/pedo…-in-olanda.html

  • I vescovi olandesi aprono un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dal clero

    I vescovi olandesi aprono un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dal clero

    I vescovi olandesi aprono un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dal clero
    La conferenza episcopale olandese e la conferenza degli istituti religiosi olandesi hanno annunciato la prossima apertura di una inchiesta “vasta, esterna e indipendente” su dei presunti abusi sessuali commessi da membri del clero.
    “Una inchiesta sarà aperta il prima possibile”, ha detto all’Afp Will van de Ven, una portavoce della conferenza degli istituti religiosi olandesi. In un comunicato pubblicato a conclusione di una riunione, la conferenza episcopale e la conferenza degli instituti religiosi hanno riferito che “il numero di casi di abusi in ex istituti scolastici e di formazione cattolica necessita una inchiesta più approfondita”.
    L’ordine dei Salesiani di Don Bosco aveva annunciato il primo marzo che un’inchiesta sarebbe stata aperta su presunti abusi sessuali commessi da membri del clero su degli studenti di un internato della regione di Arnhem (est) negli anni ’60. Da allora, la commissione consultiva episcopale “Aiuto e diritto”, creata nel 1995 per aiutare le vittime degli abusi sessuali commessi da membri del clero, ha ricevuto 200 testimonianze, secondo van de Ven.

    http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?tit…&idSezione=6143

  • PEDOFILIA: PRIMATE IRLANDA, IN SETTIMANA SANTA RIFLETTERO’ SU MIO FUTURO

    PEDOFILIA: PRIMATE IRLANDA, IN SETTIMANA SANTA RIFLETTERO’ SU MIO FUTURO

    (ASCA) – Roma, 17 mar – Nella Chiesa irlandese sconvolta dallo scandalo pedofilia c’e’ posto per ”guaritori feriti” e ”coloro che hanno fatto errori nel loro passato possono avere una parte della creazione del futuro”? Se lo chiede, nell’omelia pronunciata oggi per la festa di San Patrizio, il primate d’Irlanda, card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh.

    Il porporato e’ sotto accusa da parte delle vittime di abusi sessuali da quando e’ emerso che, negli anni ’70, ha partecipato al processo canonico contro un prete pedofilo in cui era stato chiesto alle vittime di mantenere il segreto sugli abusi. In molti hanno chiesto le sue dimissioni e Brady lascia trasparire dalla sua omelia di star prendendo seriamente in considerazione questa eventualita’: ”Questo – ha detto questa mattina nella cattedrale di San Patrizio a Armagh – e’ un tempo di preghiera profonda e molta riflessione. Siate certi che riflettero’ attentamente mentre entriamo nella Settimana Santa, Pasqua e Pentecoste. Usero’ questo tempo per pregare, per riflettere sulla Parola di Dio e per discernere il volere dello Spirito Santo. Rilfettero’ su quanto ho sentito da parte di coloro che sono stati feriti dagli abusi. Parlero’ con le persone, con i preti e i religiosi, e con coloro che conosco e amo”. ”Pregate – ha concluso – per coloro che sono stati feriti. Pregate per la Chiesa. Pregate per me”.

  • Curia di Bolzano: “denunciate a noi i preti pedofili”. E perché non ai magistrati?, Trucchetto per controllare le vittime

    Curia di Bolzano: “denunciate a noi i preti pedofili”. E perché non ai magistrati?, Trucchetto per controllare le vittime

    Vogliono controllare le vittime.

    La curia di Bolzano ha sempre difeso a spada tratta due suoi preti condannati per pedofilia, don Hansjoerg Rigger e don Giorgio Carli

    PEDOFILIA CLERICALE
    LA CURIA DI BOLZANO INVITA A SEGNALARE GLI ABUSI SUL WEB

    PEDOFILIA: CURIA BOLZANO INVITA A SEGNALARE ABUSI SU WEB
    TESTIMONE, MALTRATTAMENTI IN COLLEGIO RELIGIOSO NEGLI ANNI ’50

    (ANSA) – BOLZANO, 10 MAR – Sull’onda dello sconcerto suscitato nei Paesi dell’area tedesca su presente violenze nell’ambito ecclesiastico, in Alto Adige spuntano testimoni su episodi di maltrattamenti avvenuti negli anni ’50 in un collegio religioso. E, la Curia sul suo sito internet ha offerto la possibilita’ di inviare segnalazioni.
    La Rai di lingua tedesca ha diffuso stamani affermazioni fatte da Luis Benedikter, insegnante e uomo di spettacolo altoatesino, che ha parlato di un clima di intimidazione in un collegio religioso negli anni ’50. Benedikter – ha detto la Rai – ha raccontato episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni, con il direttore del coro ”che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso”. ”C’era – ha detto Benedikter – un’atmosfera ”di cruda violenza, di maltrattamento fisico e di annientamento psicologico”. Sulla vicenda i Verdi altoatesini hanno presentato un’interrogazione in consiglio provinciale, chiedendo alla giunta di istituire un’agenzia per monitorare la situazione. E la Curia ha indicato sul suo sito web un indirizzo e-mail a cui inviare eventuali segnalazioni: ”Ogni segnalazione – e’ stato assicurato – viene presa in considerazione subito e verificata, perche’ la protezione per i possibili soggetti interessati ha la massima priorita”’.(ANSA).

    Mercoledì 10 Marzo,2010 Ore: 15:55

    Ogni abuso è uno di troppo versione testuale
    La Diocesi è profondamente rammaricato e condanna ogni tipo di abuso.
    La Chiesa desidera chiarire in modo sincero questi fatti, poiché le vittime ne hanno il diritto.
    Per questo motivo la Diocesiintende tra l’altro vuole creare sul sito internet diocesano un forum in cui vengano esaminate eventuali segnalazioni di abusi. In questo modo si vuole assicurare che ogni segnalazione venga subito presa in considerazione e verificata, perché la protezione delle eventuali vittime ha la massima priorità.
    Eventuali abusi verranno immediatamente esaminati dal responsabile diocesano per presunte molestie, il Vicario Generale Josef Matzneller.
    Allo stesso tempo la Diocesi s’impegna nel campo della prevenzione nelle Istituzioni diocesane a promuovere una cultura dell’attenzione e un’educazione in cui si ponga al centro il rafforzamento della personalità di ogni bambino e di ogni giovane.

    Responsabile diocesano per presunte molestie
    Il Vicario Generale Josef Matzneller come responsabile diocesano per presunte molestie ha il compito di esaminare tutti i presunti casi di molestie e di abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica.
    Inoltre, dopo aver chiarito le varie posizioni ha il compito di sostenere le vittime e di prendere provvedimenti contro i responsabili. Si devono chiarire le conseguenze legali e all’interno della Chiesa e si devono trarne quindi le giuste conseguenze.
    E-Mail: molestie@bz-bx.net

    LA CHIESA IN ALLARME
    Molestie subite da religiosi: la Curia di Bolzano invita a segnalarle via e-mail
    Sul sito della Diocesi creato un indirizzo per raccogliere le testimonianze. E un artista altoatesino racconta di violenze subite in un istituto religioso negli anni Cinquanta
    BOLZANO. Sull’onda dello sconcerto suscitato nei Paesi dell’area tedesca su presunte violenze nell’ambito ecclesiastico, in Alto Adige la Curia di Bolzano e Bressanone sul suo sito internet ha offerto la possibilità ai fedeli di inviare segnalazioni su eventuali episodi di abusi, attraverso un indirizzo e-mail dedicato.

    Cliccando sulla voce “Presunte molesie da parte di sacerdoti” si accede a una pagina di dettaglio nella quale, si legge, “vengono annotate ed esaminate eventuali segnalazioni di presunti molestie o abusi.

    Si vuole assicurare _ precisa la Diocesi _ che ogni segnalazione viene presa in considerazione subito e verificata, perché la protezione per i possibili soggetti interessati ha la massima priorità.
    Il Vicario generale è sempre disponibile a incontrare i soggetti interessati e i loro familiari per chiarire le varie posizioni”.

    Viene poi indicato l’indirizzo e-mail al quale mandare la segnalazione: curia.vescovile@bz-bx.net

    Nel frattempo la Rai di lingua tedesca ha diffuso stamani affermazioni fatte da Luis Benedikter, insegnante e uomo di spettacolo altoatesino, che ha parlato di un clima di intimidazione in un collegio religioso altoatesino negli anni ’50.

    Benedikter – ha detto la Rai – ha raccontato episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni, con il direttore del coro ”che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso”. ”C’era – ha detto Benedikter – un’atmosfera ”di cruda violenza, di maltrattamento fisico e di annientamento psicologico”.

    Sulla vicenda i Verdi altoatesini hanno presentato un’interrogazione in consiglio provinciale, chiedendo alla giunta di istituire un’agenzia per monitorare la situazione.
    (10 marzo 2010)

  • Pedofilia, dagli Usa accuse a Ratzinger Osservatore: ignobile intento di colpirlo

    Pedofilia, dagli Usa accuse a Ratzinger Osservatore: ignobile intento di colpirlo

    Le gerarchie ecclesiastiche non presero le misure necessarie contro un religioso del Wisconsin che aveva abusato sessualmente di qualcosa come 200 ragazzini di un prestigioso istituto per sordi; e questo nonostante i vescovi americani avessero ripetutamente avvertito la Santa Sede che la vicenda avrebbe potuto creare grave imbarazzo alla Chiesa. È quanto emerge da documenti ecclesiastici in possesso pubblicati dal New York Times. Dalla corrispondenza interna dei vescovi del Wisconsin al cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, risulta – scrive il quotidiano – che le autorità ecclesiastiche, mentre discutevano se il sacerdote dovesse essere sconsacrato, avevano come «principale preoccupazione quella di proteggere la Chiesa dalla scandalo» (tutti i documenti sul sito del Nyt). Le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie» è la posizione espressa dal Vaticano sul caso, attraverso padre Federico Lombardi. L’Osservatore Romano da parte sua difende il Pontefice, definendo le accuse del New York Times un «ignobile intento di colpire» Benedetto XVI. «Come si può facilmente dedurre anche leggendo la ricostruzione fatta dal New York Times, sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento» afferma il quotidiano vicino alla Santa Sede.

    LA VICENDA NEGLI ANNI ’50 – Il caso è quello di un sacerdote americano, padre Lawrence C. Murphy, che lavorò in una rinomata scuola per sordi tra il 1950 e il 1974. Nel 1996 il cardinale Ratzinger, alla guida della Congregazione per la dottrina della fede, non rispose a due lettere sulla vicenda inviate dall’arcivescovo di Milwaukee Rembert G. Weakland. Dopo otto mesi il suo vice, cardinale Tarcisio Bertone, oggi segretario di Stato vaticano, incaricò i vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy. Ma Bertone, secondo il quotidiano, fermò il processo dopo che padre Murphy scrisse personalmente al cardinale Ratzinger spiegando che non avrebbe dovuto essere messo sotto processo perché pentito e in cattive condizioni di salute: «Voglio semplicemente vivere quello che mi resta nella dignità del mio sacerdozio», scrisse padre Murphy, prossimo alla morte. Il quotidiano ha ottenuto i documenti, tra cui le lettere tra i vescovi e il Vaticano, dagli avvocati che rappresentano i cinque uomini che hanno avviato quattro diverse cause contro l’arcidiocesi di Milwaukee. Padre Murphy non ricevette mai punizioni o sanzioni, ma fu trasferito in segreto in varie parrocchie e scuole cattoliche ed è morto nel 1998.

    «VITTIME VULNERABILI» – Interpellato dal New York Times, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che la salute precaria di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione di non punirlo. Si tratta di «un caso tragico – aggiunge Lombardi -, che ha coinvolto vittime particolarmente vulnerabili che hanno sofferto terribilmente per quello che lui ha fatto. Abusando sessualmente di bambini che erano menomati nell’udito, padre Murphy ha violato la legge e, cosa ancora più importante, la sacra fiducia che le vittime avevano riposto in lui». «Durante gli anni ’70 – spiega ancora il portavoce vaticano -, alcune delle vittime di padre Murphy hanno riferito i suoi abusi alle autorità civili, che investigarono su di lui a quel tempo; comunque, secondo le notizie riportate, quell’indagine fu lasciata cadere. La Congregazione per la dottrina della fede non fu informata dei fatti fino a venti anni dopo».

    «MAI PROIBITO DENUNCE» – Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che «il diritto canonico non prevede punizioni automatiche, ma raccomanda che venga condotto un giudizio non escludendo anche la maggiore pena ecclesiastica, la riduzione allo stato laicale». Ma, sottolinea, le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». «È stato suggerito – continua padre Lombardi nella nota – che esiste una relazione tra l’applicazione della Crimen sollicitationis (documento del 1962 del Sant’Uffizio che stabiliva la procedura da seguire nei casi di molestie sessuali in sede di confessione, ndr) e il fatto di non aver riferito in questo caso degli abusi sessuali alle autorità civili». «In realtà – spiega -, questa relazione non esiste. Infatti, contrariamente ad alcune affermazioni circolate sulla stampa, né la Crimen sollicitationis né il Codice di diritto canonico hanno mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie». Padre Lombardi rileva che «nei tardi anni ’90, dopo che oltre di due decenni erano passati da che l’abuso era stato riferito ai dirigenti diocesani e alla polizia, la Congregazione per la dottrina della fede fu interessata per la prima volta della questione di come trattare canonicamente il caso Murphy. La Congregazione – aggiunge – fu informata della questione perché essa coinvolgeva l’adescamento nel confessionale, che è una violazione del Sacramento della penitenza. È importante notare che la questione canonica sottoposta alla Congregazione non era collegata a nessuna potenziale procedura civile o penale contro padre Murphy».

    «MORì QUATTRO MESI DOPO» – «Alla luce del fatto che padre Murphy era anziano e in salute molto precaria, e che viveva in isolamento e senza altre accuse di abusi riferite in oltre venti anni, la Congregazione per la dottrina della fede suggerì che l’arcivescovo di Milwaukee valutasse di affrontare la situazione, ad esempio limitando il pubblico ministero di padre Murphy ed esigendo che egli accettasse la piena responsabilità della gravità dei suoi atti» afferma ancora padre Lombardi -. Padre Murphy morì approssimativamente quattro mesi dopo, senza che altro accadesse».

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_25/pedofilia-vaticano-abusi-usa-ratzinger-papa-new-york-times_4a4c6cda-37d7-11df-821f-00144f02aabe.shtml

  • il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    il vescovo di Ratisbona: «ma la colpa non è del celibato»

    MILANO – Nessuna attenuante per i sacerdoti che si macchiano del reato di pedofilia. Lo afferma con durezza monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore della Santa Sede all’Onu, mentre in Austria arrivano i primi provvedimenti. Tre preti del monastero di Kremsmuenster, nel distretto di Kirchdorf, sono stati sospesi dalle funzioni per presunti abusi sessuali e maltrattamenti – avvenuti negli anni ’80 – nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Uno dei tre, 75enne, ha ammesso gli abusi.

    ALMENO CINQUE CASI – «Un completo chiarimento su questi casi è dovuto ai confratelli e al pubblico» ha detto l’abate di Kremsmuenster Ambros Ebhart, dichiarandosi pronto a lavorare insieme alla diocesi di Linz e alle autorità dell’Alta Austria per far luce su questi episodi. Il quotidiano Oberoesterreichischen Nachrichten ha pubblicato un articolo in cui un ex studente della scuola accusava i tre preti di abusi sessuali e maltrattamenti. Nel complesso, le vittime di queste violenze – che sarebbero avvenute tutte negli anni ’80 – sono almeno cinque. «Mi dispiace molto che persone nel nostro istituto abbiano fatto simili esperienze di violenza» ha proseguito l’abate, sottolineando che la commissione diocesana si interesserà di questi casi. E finché non verrà fatta piena luce, i tre preti chiamati in causa – tutti sopra i 75 anni – rimarranno sospesi dai loro uffici e dai loro compiti. L’abate ha quindi messo in guardia contro «condanne sommarie» ma non ha garantito che in futuro non possano emergere altri casi simili: su questo, ha detto, «non posso mettere la mano sul fuoco».

    «NON CI SONO SCUSE» – Intervenendo a un incontro annuale delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini, Tomasi ha spiegato che non ci possono essere scuse per i preti che si macchiano del «crimine odioso» di pedofilia e la protezione dei minori da queste aggressioni deve essere in cima alle priorità della Chiesa. In apertura del suo intervento, mons. Tomasi ha citato le parole di Benedetto XVI: «L’abuso sessuale sui minori è sempre un crimine odioso». «L’integrità fisica e psicologica dei minori viene violata con conseguenze distruttive – ha aggiunto il presule -. Gli studiosi hanno dimostrato che i bambini abusati reagiscono in modi differenti alla violenza sessuale e tra di loro si registrano maggiori probabilità di gravidanze adolescenziali, vagabondaggio, tossicodipendenza e alcolismo». «Non ci sono scuse per questo comportamento» ribadisce il presule, sottolineando che «la protezione dalle aggressioni sessuali rimane in cima alla lista delle priorità di tutte le istituzioni ecclesiastiche che lottano per porre fine a questo serio problema».

    CELIBATO – Accanto alla condanna, si delinea da parte di alti esponenti vaticani la difesa del celibato dei sacerdoti dopo lo scandalo degli abusi in Germania e l’avvio di un’inchiesta da parte della conferenza dei vescovi tedeschi per far luce sulle accuse di violenze sessuali e maltrattamenti. E dopo le dichiarazioni del cardinale di Vienna Christoph Schoenborn (che ha poi rettificato la propria posizione), secondo cui il celibato è tra le cause del fenomeno. Il vescovo di Ratisbona (diocesi dove sono stati denunciati abusi nel periodo in cui il fratello del Papa era direttore del coro), Gerhard Mueller, ha definito tale teoria «una stupidaggine» e ha affermato che non c’è motivo di modificare l’istituzione. Ha però ricordato, a margine di un convegno teologico a Roma, che i sacerdoti che si macchiano di reati di pedofilia non possono continuare a svolgere il loro ruolo di rappresentanti di Cristo.

    FRATELLO DEL PAPA – Mueller ha poi ribadito l’estraneità di Georg Ratzinger, il fratello di papa Benedetto XVI, rispetto all’unico caso accertato di abusi sessuali commesso più di 40 anni fa nella struttura del coro di voci bianche di cui il prelato è in seguito stato direttore. «Georg Ratzinger è assolutamente, temporalmente e realmente estraneo» ha detto Mueller a Roma, ricordando che «c’è stato un solo caso di abuso (nel 1958, ndr), sei anni prima del suo inizio come maestro del coro». Un secondo caso di cui hanno parlato i mezzi di informazione è solo relativo «a una persona» che pur avendo operato per otto mesi nella struttura «è stata condannata nel 1971 per atti compiuti non presso il duomo di Ratisbona, ma altrove».

    MARADIAGA – Anche il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas International e arcivescovo di Tegucigalpa, si schiera a favore del celibato: «Non capisco come possa darsi un rapporto perché gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi». Due giorni fa era stato il portavoce vaticano padre Lombardi a sottolineare che la pedofilia non esiste solo all’interno della Chiesa. «Quello che succede – ha aggiunto Maradiaga – è che i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da non sacerdoti non sono pubblicizzati». Per evitare che queste vicende si ripetano, spiega, «dobbiamo soprattutto insistere nella formazione. E inoltre dobbiamo pensare che non si può giudicare la gente con i criteri del ventunesimo secolo, in altri tempi non si conosceva bene la psicologia umana e a volte gente che aveva indicazioni contrarie a seguire la vocazione intraprendeva la strada del sacerdozio». In difesa del celibato interviene anche il cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, secondo cui «è un dono dello Spirito Santo che chiede di essere compreso e vissuto con pienezza di senso e di gioia, nel rapporto totalizzante con il Signore».

    SCHOENBRON – Il dibattito è nato appunto dalle controverse dichiarazioni del cardinale e arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn: interrogandosi sulle cause degli abusi rivelati a catena in Germania e in Austria, ritiene che derivino «sia dall’educazione dei preti che dalle conseguenze della rivoluzione sessuale del ’68, dal celibato nello sviluppo personale». Schoenbron invita dunque a «un cambiamento di visione» del celibato. Giovedì è arrivata poi una parziale rettifica: Erich Leitenberger, portavoce dell’arcidiocesi di Vienna, ha detto che Schoenborn «non ha messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino». Secondo l’agenzia di stampa cattolica Kathpress, nell’ultima edizione di «Thema Kirche», periodico dei collaboratori dell’arcidiocesi, Schoenborn aveva affermato che sugli abusi «deve esserci solo la via della verità ed è assolutamente necessario mettere al primo posto le vittime». Riprendendo le parole esatte dell’arcivescovo, l’agenzia di stampa precisa che il cardinale aveva auspicato un esame delle cause di abuso, tra cui: «La questione della formazione dei sacerdoti, così come la questione di quanto è accaduto con la “rivoluzione sessuale” della generazione del ’68. Ne fanno parte il tema del celibato, così come il tema dello sviluppo della personalità. E ci vuole anche una buona porzione di sincerità, nella Chiesa, ma anche nella società».

    Redazione online
    11 marzo 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_11/vaticano-casi-pedofilia-celibato-preti_73e6f598-2d0e-11df-a00c-00144f02aabe.shtml

  • Pedofilia/ Austria, nuovi casi di abusi in 2 istituti religiosi

    Pedofilia/ Austria, nuovi casi di abusi in 2 istituti religiosi

    Abate St.Peter Salisburgo confessa e offre sue dimissioni

    Vienna, 9 mar. (Apcom) – Casi di abusi sessuali nei confronti di minori emergono anche in due istituzioni cattoliche in Austria. I reati sarebbero stati commessi negli Anni Settanta e Ottanta e – secondo la stampa austriaca – il padre superiore dell’abbazia St. Peter a Salisburgo ha ammesso di essere coinvolto in uno degli scandali e ha annunciato le sue dimissioni. L’abate Bruno Becker ha riconosciuto di avere abusato di un giovane austriaco, che oggi ha 53 anni, ha riferito la radio pubblica Oe1. A quel tempo Becker aveva 24 anni e non era ancora prete. La vittima aveva 12 anni. Da allora – secondo Becker – “non ci sono stati altri casi di questo tipo”. A fine 2009, i religiosi hanno offerto in una lettera alle vittime 5mila euro in cambio del loro silenzio, dato che i fatti sono prescritti, ha aggiunto Oe1. Intervistato dalla radio, l’arcivescovo di Salisburgo, nel nord dell’Austria, Alois Kothgasser, ha dichiarato che si parla di “danni e interessi”. “Vogliamo stabilire con le vittime la somma (dell’indennizzo)”, ha indicato. Una vittima ha affermato di essere stata maltrattata sessualmente per sei anni da due ex religiosi dell’abbazia benedettina. Questi due, uno dei quali è deceduto, sono stati arrestati nel 2005 per abusi sessuali su minori in Marocco, secondo la procura di Salisburgo. Uno dei due è stato condannato in Austria per questi fatti. Nel Vorarlberg (ovest del Paese), il quotidiano locale Vorarlberger Nachrichten ha rivelato oggi un altro caso di abusi sessuali in un convento religioso a Bregenz, che risale agli anni Ottanta. Il religioso, autore presunto dei fatti, è stato successivamente inviato in un altro istituto in Tirolo (ovest) e non è stata depositata alcuna denuncia, ha detto al giornale l’abate Anselm va der Linde, da un anno responsabile del chiostro di Mehrerau, da cui dipende l’internato. I nuovi casi avvengono mentre a fine gennaio è scoppiato un mega-scandalo a catena su casi di pedofilia in istituzioni religiose in Germania. (fonte Afp)

    www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=884205