Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Conclusione conferenza – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Conclusione conferenza – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Allora siamo in conclusione direi se nessun altro sopravvissuto, famiglia vuole parlare

    …Beh farei una riflessione.

    Siamo arrivati a questo punto? Cioè dopo quello che è stato detto, di chiedere alle vittime e alle famiglie di sostituirsi a altri?

    Come vedete è straziante questa cosa eppure quello che oggi fanno le famiglie dei Sopravvissuti e fanno benissimo a farlo però, come comunità, come Stato, come Vaticano, possibile che nessuno abbia neppure un vago senso di vergogna di quello che sta accadendo?

  • I parenti dei ragazzi  abusati dal clero  fanno rete  “Non lasciateci soli”

    I parenti dei ragazzi abusati dal clero fanno rete “Non lasciateci soli”

    Si sono sentiti soli e traditi. Il pi delle volte derisi e additati come se fossero loro i colpevoli e c’è voluto tantissimo tempo per trovare la forza di combattere e provare a recuperare i brandelli dellinfanzia e delladolescenza dei loro figli, violati da sacerdoti che sedevano alla loro stessa tavola.

    Sono le mamme e i papà di bambini e ragazzi, vittime di abusi sessuali in parrocchia, in seminario, durante le ore di catechismo o dei giochi alloratorio che, adesso, hanno deciso di fare rete.

    Il primo coordinamento nazionale delle “Famiglie dei sopravvissuti”, come si definiscono, costola della rete “Labuso”, raccoglie gi una trentina di genitori in tutta Italia, una decina di voci arrivano dalla Sicilia. Dai dati più recenti emerge che in 15 anni sono state 90 le vitti me di abusi sessuali sullIsola: 27 da parte di sacerdoti e 6 da laici che gravitavano nellambito della chiesa.

    Michele Messina, pap di Antonio che a Enna fra gli animatori del comitato “Non accetto prediche da chi copre un abuso” dopo avere denunciato gli abusi subiti quando era minorenne da don Giuseppe Rugolo, condannato a quattro anni per violenza sessuale aggravata su minori, sa che la sua battaglia andrà avanti fino allultimo dei suoi giorni.

    «Abbiamo perso linfanzia e ladolescenza di nostro figlio persempre — dice Messina — Nessuno dovrebbe mai subire quello che ha dovuto subire lui. Lo appoggerò fino alla fine dei miei giorni. Non è una ferita che si
    può rimarginare. Allinizio ho potuto affidarmi soltanto a me stesso. Mio figlio minorenne non era pronto, si senti
    va in colpa e mi sono sentito tradito da chi, invece, avrebbe dovuto stare al nostro fianco. Quando si decide di denunciare si resta soli e si sta male due volte».

    Per il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, accusato di aver taciuto o negato in aula, sotto giuramento, quanto sapeva sullo scandalo sessuale che ha investito la sua diocesi culminato con la condanna in primo grado Rugolo, il 26 maggio comincerà il processo per falsa testimonianza.

    Una mamma e un pap di Randazzo, nel Catanese, ancora non riescono a perdonarsi il fatto di non avere subito denunciato gli abusi di cui il figlio minorenne stato vittima per colpa di un sacerdote, considerato parte della famiglia. Il ragazzo, a 18 anni, ha deciso di fare da sè .

    «Sedeva alla nostra tavola — raccontano i genitori — Pensavano fosse una persona fragile da accogliere, invece,
    aveva delle mire su nostro figlio.

    Non siamo stati subito pronti a aiutarlo, quando abbiamo cominciato a parlare siamo stati presi in giro: “Forse vostro figlio si innamorato di lui”, diceva qualcuno. Pensavamo di risolvere tutto nellambito della chiesa, ma ci chiudevano le porte in faccia. Quando abbiamo denunciato siamo diventati la pecora nera del paese, ci hanno abbandonato tutti».

    Il neonato coordinamento della rete “Labuso” nasce per rompere il muro di solitudine e abbandonano con sui spesso si scontrano i genitori delle vittime. Basta mandare una mail allindirizzo coordinamento@retelabuso.org per farne parte.

    «A parte rarissime eccezioni, quasi tutti siamo passati da considerare la parrocchia come la seconda casa allessere allontanati come persone sgradite, soprattutto dopo aver denunciato — dice Cristina Balestrini, coordinatrice del gruppo genitori — Qualcuno è stato anche minacciato: vittime due volte quindi. Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati proprio da chi consideravamo una famiglia».

    Il dramma di un abuso sessuale crea una vittima, ma anche tante altre vittime nelle persone che stanno attorno. Il gruppo serve a parlare la stessa lingua, a sostenersi, ma anche del ripetersi delle storie con le stesse tragiche dinamiche. «Il dolore dei familiari incompreso — dice Balestrini — Essere accanto a un familiare che soffre un dolore doppio.

    Anche noi famigliari siamo dei sopravvissuti».

    REPUBBLICA Palermo

  • Introduce Francesco Zanardi – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Introduce Francesco Zanardi – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Buongiorno a tutti e grazie per essere intervenuti. Io sono qui solo per introdurre un attimo quello che andiamo a fare oggi cioè la introduzione di questo coordinamento che solo la rete poteva creare in quanto Diciamo che la difficoltà era quella di trovare vittime familiari Quindi metterli insieme.

    La Rete L’ABUSO ha avuto questa opportunità in quanto gestisce tantissimi dei casi che abbiamo in Italia e quindi è a conoscenza sia delle vittime che delle famiglie e ha potuto creare questo gruppo…

  • Abusi sessuali I drammi nascosti dei genitori

    Abusi sessuali I drammi nascosti dei genitori

    Il calvario della milanese Jolanda è iniziato quando il figlio, a 14 anni, ha raccontato di aver subito dall’età di 12 anni abusi sessuali nel seminario di Gozzano, da parte di un sacerdote della congregazione dei Legionari di Cristo. “A Milano frequentavo la parrocchia – racconta – e quando abbiamo scelto di denunciare siamo rimasti isolati. Mio figlio, che ora vive a Valencia, ha tentato per due volte il suicidio. Il sacerdote è stato condannato ed è stato mandato in Messico, noi stiamo ancora portando avanti una causa civile perché, dopo tutto quello che è successo, non abbiamo ottenuto neanche un risarcimento”.

    Raccontano il loro dramma i genitori di Eva Sacconago, che nel 2011 si è tolta la vita all’età di 26 anni dopo aver subito, da quando era ancora minorenne e frequentava l’oratorio a Busto Arsizio, violenze sessuali da parte di Maria Angela Faré, ormai ex suora: “Cercate di stare vicini ai vostri figli – è il loro messaggio – perché noi abbiamo perso la nostra Eva, e ci restano solo i ricordi. Quattro pacchi, con le sue cose e i suoi scritti, non li abbiamo ancora aperti”.

    Storie che si incrociano, seguendo un drammatico copione, tra i genitori che fanno parte del neonato Coordinamento famiglie sopravvissuti, promosso da Rete L’Abuso, associazione che da anni tutela le vittime di violenze sessuali in ambiente ecclesiastico (la rete ha censito solo in Lombardia 370 casi in 15 anni e 30 preti condannati in via definitiva). Un progetto “unico in Italia”, che per ora riunisce una trentina di famiglie di diverse regioni, coordinato da Cristina Balestrini e dedicato alla memoria di Alessandro Giacoletto e Cristina Masera, coppia che si è tolta la vita dopo il suicidio della figlia Chiara, abusata da un parente. Si incontrano online, si confrontano sui drammi vissuti dai figli, offrono supporto a chi non ce la fa (per contattare il gruppo: coordinamento@retelabuso.org).

    “In Italia nessuno pensa ai genitori dei sopravvissuti– spiega Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso – che da un giorno all’altro vengono messi di fronte a una situazione impensabile”. Genitori che hanno pagato la scelta di denunciare con l’isolamento. Poi lunghi processi, tentativi di insabbiare i casi mentre le ferite dei figli non si rimargineranno mai. “Nostro figlio è stato molestato da un sacerdote che era amico di famiglia – racconta una coppia – ora va in giro come se non fosse successo niente, mentre noi viviamo chiusi in casa”.

    Tra loro c’è anche una ex suora, stuprata quando era missionaria in Congo da parte di un sacerdote africano. “Non ne parlai con nessuno – racconta – e avevo il terrore di essere rimasta incinta”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/abusi-sessuali-i-drammi-nascosti-310a3820

  • “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    In Sicilia, negli ultimi 15 anni sono state 90 le vittime di abusi sessuali dal clero riconosciute come tali con sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione.

    Questi casi, ormai chiusi per la giustizia ordinaria, hanno portato sul banco degli imputati 27 sacerdoti e 6 laici attivi in parrocchie siciliane e contesti a queste collegati. Ancora in attesa di completare i tre gradi di giudizio ci sono attualmente circa una decina di casi tra sacerdoti e laici.

    Durante la conferenza stampa di presentazione del coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali, a raccontare la sua storia, chiedendo l’anonimato e lasciando la telecamera spenta c’è un padre siciliano.

    A quest’uomo non manca il coraggio di esporsi, lo ha già fatto il giorno che, assieme alla moglie, di sostenere la richiesta di verità del figlio abusato da un sacerdote che però, dopo essere stato condannato in primo grado ed in appello, esce dalla Cassazione con il reato prescritto per soli 9 giorni. Quel sacerdote “era un amico di famiglia, pranzava e cenava a casa nostra”, una fiducia piena che era tale da sostenerlo e proteggerlo quando si mostrava fragile e che mai avrebbero pensato potesse venire meno.

    Di quella confidenza ricevuta dal figlio sugli abusi subiti parla con un amico ex sacerdote e poi con il vescovo, non immaginando che la vita dell’intera famiglia non sarebbe mai più stata la stessa. “ Ho ancora un rimorso. Non siamo stati pronti ad aiutarlo, siamo rimasti in quella chiesa, il vescovo ha minimizzato più che pativamo. Mio figlio una volta maggiorenne ha denunciato e siamo diventati lo zimbello del paese non solo della parrocchia.”

    L’uomo con dolore e rabbia racconta “ hanno fatto una fiaccolata a suo sostegno, immaginate come ci siamo sentiti. Alle udienze venivano con i pullman per sostenerlo e noi siamo rimasti soli ed isolati da tutti. Il ruolo dei vescovi è molto importante, perché avrebbero potuto fermare tutto questo e non soltanto per noi. Le storie sono tutte uguali, fotocopie l’una dell’altra. Che oggi esista e ci sia questo nuovo coordinamento genitori ci da sostegno e speranza perché qualcosa cambi all’interno della chiesa”.

    Questo padre, questa madre, lo scorso ottobre erano ad Enna al fianco di Antonio Messina, a chiedere verità al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina sul caso Rugolo. Tra le famiglie che hanno aderito al comitato delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali c’è anche quella di Antonio ed il padre racconta al nostro quotidiano “ sono una persona che si sforza di vedere il lato positivo anche dove è più difficile o dove sembra che non possa esserci, come in questo caso.

    Anche noi abbiamo vissuto il silenzio delle persone che abbiamo avuto sempre accanto, il loro allontanamento, ma abbiamo visto entrare nella nostra vita alcune persone che spontaneamente hanno scelto di esserci accanto e gliene sono e siamo grati. Non lascerò mai mio figlio da solo e con mia moglie lo sosterremo sempre”. T.T.

  • “Perchè chi denuncia resta solo?” Sos delle vittime di abusi dei preti

    “Perchè chi denuncia resta solo?” Sos delle vittime di abusi dei preti

    Occhi lucidi e sorrisi di speranza, nonostante tutto, ancora possibile. I genitori delle vittime degli abusi clericali si raccontano sgranando un “rosario” ideale fatto di parole, dolore e domande martellanti “perché siamo rimasti soli?” “Dov’è la Chiesa, la giustizia?”.

    Ieri mattina, si sono presentati, durante una conferenza stampa online, per la prima volta in Italia, come coordinamento con il sostegno di “Rete l’abuso” unica associazione che sostiene i sopravvissuti alle violenze clericali. Un fronte comune, quello del coordinamento per le famiglie dei sopravvissuti che conta già una trentina di adesioni, anche dalla Sicilia con alcune delle famiglie presenti alla conferenza stampa, e che lavora, garantendo riservatezza, ascolto e scambio di esperienze, per raccogliere ed accogliere quel dolore vicario di chi ha visto il corso della propria vita uscire dai binari della sicurezza quotidiana dopo avere ascoltato il racconto di quanto patito dal proprio figlio ancora bambino o adolescente.

    Alcuni di loro vivono nel buio senza fine dopo il suicidio del proprio figlio. Grano dopo grano, quel “perché a mio figlio?”, “perché a me?” si leva come una preghiera laica per una Chiesa pulita, che segua e realizzi quella che è la sua essenza chiudendo per sempre a questa parte oscura. Il coordinamento gestito da Cristina Balestrini, affiancata da due collaboratori esterni non è un semplice gruppo di auto aiuto “ Da una parte c’è una chiesa cattolica italiana che non ha agito attivamente per fermare gli abusi, mentre in altre parti del mondo questa richiesta avviene anche scendendo in piazza.

    Tra i dimenticati in Italia ci sono anche le famiglie delle vittime”. Il coordinamento è dedicato alla famiglia di Chiara Giacoletto abusata da bambina e che da adulta si toglierà la vita, seguita due anni dopo dai genitori che non hanno mai superato la sua scomparsa. Balestrini aggiunge “essere genitori non e facile ed esserlo di vittima di abusi lo è ancora meno. Senti un dolore che non puoi spiegare e che non è facile da spiegare agli altri, che non trova dove essere depositato”.

    I componenti del coordinamento si dicono “cattolici delusi dalla Chiesa”, molti di loro sono passati dall’aver “vissuto la parrocchia come una seconda casa” all’ essere “sgraditi ed allontanati per avere denunciato”. Si descrivono “delusi e feriti due volte”, davanti al “copione delle denunce ecclesiastiche che si ripete uguale nel suo chiudersi con il silenzio”.

    Con loro c’è Francesco Zanardi, presidente e fondatore di “rete l’Abuso”che durante la presentazione del coordinamento chiede senza mezzi termini “ come è possibile che tra comunità, Stato, Vaticano nessuno abbia un senso di vergogna per quello che accade ?”

    Mentre le famiglie si raccontano, con loro ci sono anche Dante Ghezzi, psicologo psicoterapeuta, Anna, sopravvissuta agli abusi del clero e Daniele, cittadino con un vissuto assimilabile che ha deciso di mettersi a loro disposizione. Un contenitore per il dolore è nato per farsi culla di speranza.

  • Essere genitori non è facile.

    Essere genitori non è facile.

    Essere genitori di una vittima o sopravvissuto è ancora meno facile.

    Attraversi momenti di sconforto, di rabbia, vuoi piangere, sei deluso, senti un dolore profondo che “gli altri” non capiscono… ma in tutto questo c’è un filo conduttore: NON PUOI MOLLARE!

    Tuo figlio, tua figlia, il tuo familiare È PIÙ IMPORTANTE DI TE.

    Ci tenevo a fare questa piccola introduzione prima di presentarmi.

    Sono Cristina Balestrini, mamma di un sopravvissuto. Opero nel Direttivo della Rete l’ABUSO da diversi anni, e lavoro da più di 30 anni nel campo psichiatrico.

    Con Francesco Zanardi è da un po’ di tempo che ragionavamo sulla possibilità di creare un gruppo di familiari, proprio per riconoscere quel ruolo fondamentale e peculiare che assume una famiglia nella quale avviene un trauma così grande quale un abuso sessuale.

    Mio figlio ha fatto 4 tentativi di suicidio prima di conoscere la Rete.

    Poi c’è stata la svolta: è stato invitato a Berlino ad un incontro di sopravvissuti organizzato da Eca, dove ha potuto conoscere decine e decine di persone che avevano vissuto il suo stesso dramma, provenienti da tutto il mondo. Lì ha visto un muro sul quale vi erano tanti nomi. Ha chiesto chi fossero e gli è stato spiegato che erano nomi di vittime che non ce l’avevano fatta a convivere con il dolore di quello che avevano subìto. In quel momento mio figlio ha scelto: HA DESIDERATO CHE QUELLA LISTA NON AVESSE PIÙ ALTRI NOMI AGGIUNTI, ha fatto il “passaggio” da VITTIMA a SOPRAVVISSUTO.

    Ma non tutti riescono. Qualche settimana fa abbiamo seguito la vicenda della famiglia GIACOLETTO, la triste e drammatica vicenda che ci ha dato il LA per costituire il GRUPPO FAMILIARI.

    Personalmente ho conosciuto Alessandro e Cristina Giacoletto a Milano, due anni fa, durante un incontro al quale ha partecipato anche la Rete L’ABUSO, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato parecchio.

    Il loro SUICIDIO mi ha profondamente scossa, ho immaginato la loro profonda solitudine e il dolore che non ha trovato un luogo dove essere depositato dopo il suicidio della loro figlia.

    È nato quindi questo GRUPPO DI FAMILIARI, oggi è qui presente una piccola rappresentanza.

    È un gruppo AUTONOMO, RISERVATO, formato da cattolici scontenti e delusi.

    È triste riconoscere che molti di noi hanno perso la Fede proprio a causa della chiesa stessa. Chiarisco meglio questo ultimo punto: a parte RARISSIME ECCEZIONI, tutti noi siamo passati dal considerare la Parrocchia come la nostra seconda casa, all’essere allontanati perché “persone sgradite”, soprattutto dopo aver denunciato il fatto. Qualcuno è anche stato minacciato e ha subìto “dispetti” per usare un eufemismo.

    Quindi VITTIME DUE VOLTE.

    Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati e additati proprio dalle persone che consideravamo una sorta di famiglia.

    Il copione della prima denuncia alle autorità ecclesiastiche per poi scoprire la totale inutilità, se non un danno nei nostri confronti, ci accomuna tutti.

    Giustamente ci si prende cura delle vittime, qualcuno riesce ad accedere a percorsi di cura specialistici, qualcuno CE LA FA, pur rimanendo una persona fragile e comunque affetta da un disturbo post traumatico da stress.

    E LE FAMIGLIE? Difficile spiegare e comprendere che il dramma di un ABUSO SESSUALE crea una vittima ma anche tante altre vittime nelle persone a lui vicine. La famiglia intera SOFFRE. Il DOLORE dei familiari è incompreso: “ce la devi fare, non puoi mollare, sempre e comunque”.

    ESSERE ACCANTO a un familiare che soffre è un dolore DOPPIO, un dolore che NON SAI DOVE METTERE. Anche noi familiari siamo dei SOPRAVVISSUTI.

    E ti è sempre più chiaro che può capirti DAVVERO solo chi ci è passato.

    Questa è la forza del GRUPPO: sapere che si parla la stessa lingua.

    Ci si può sostenere in una sorta di auto-aiuto. Ognuno ha la sua storia e il suo “percorso”, le sue fasi di malessere/benessere, il suo iter processuale… si può esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, si possono condividere esperienze, chiedere consigli, sostenerci a vicenda. Si pensa ad iniziative e progetti.

    In Italia non ci risulta essere un altro Gruppo di questo tipo, e posso da qui confermare che è aperto ad altri familiari che volessero unirsi a noi. Ovviamente garantiamo riservatezza, e non vi è nessun obbligo. Qui ognuno deve potersi SENTIRE A CASA.

    Grazie.

  • “Ha abusato di 11 studenti inviando anche foto e video hard”: prof di religione rinviato a giudizio

    “Ha abusato di 11 studenti inviando anche foto e video hard”: prof di religione rinviato a giudizio

    E’ stato rinviato a giudizio il docente di religione originario di Caccamo e accusato di aver abusato di 11 allievi minorenni in una scuola superiore piacentina: deveo rispondere di tentata violenza sessuale, violenza sessuale, stalking e molestie per un totale di 14 capi di imputazione. Oltre ad alcuni ragazzi anche il ministero dell’Istruzione si è costituito parte civile. Ministero che, però, è anche stato chiamato in causa come responsabile civile dai genitori di alcuni ragazzi e dovrà quindi eventualmente risarcire i danni.

    I presunti abusi sarebbero avvenuti sia con l’invio di foto e video hard sia con incontri fuori dalla scuola. La vicenda risale al 2020, quando le vittime avevano segnalato alla scuola gli atteggiamenti del docente. La dirigenza aveva poi presentato una denuncia alla polizia locale facendo scattare le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Antonio Colonna.

    All’epoca, vennero ascoltati i giovani e acquisiti i tabulati nonché il materiale contenuto nei telefoni delle presunte vittime relativo alle app di messaggistica usate dal professore per contattarli. Nel settembre del 2022, il docente era stato arrestato. L’imputato, che è difeso dall’avvocato Francesco Gueli e ha respinto le accuse, dopo aver trascorso un periodo ai domiciliari, era stato sottoposto alla misura dell’obbligo di firma. Ad oggi è libero. Era stato subito sospeso dalla scuola dove prestava servizio.

    All’udienza davanti al gup Francesca Gigli, quattro ragazzi si sono costituiti parte civile con gli avvocati Monica Capurri, Marco Guidotti e Pasquale Angelini. Tre parti civili hanno chiesto e ottenuto la citazione del responsabile civile, cioè il ministero dell’Istruzione.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/violenza-sessuale-prof-religione-caccamo-piacenza-processo.html

  • Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO  Famiglie Sopravvissuti

    Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Le vittime e i sopravvissuti agli abusi hanno anche loro delle famiglie!
    Hanno madri, padri, fratelli, mogli e figli anche se nessuno ci pensa e, come loro sono vittime indirette di quanto hanno subito.

    Persone che da un giorno all’altro si trovano a dover supportare un famigliare vittima di un crimine violentissimo, senza però il tempo per maturare l’evento traumatico, in quanto devono per forza
    intervenire.

    Executive Summary
    • Quale impatto sulla famiglia?
    • Livello di sostenibilità e condivisione
    • Risorse sociali e collettive
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei?

    Relatori:
    • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO
    • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO
    • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI
    • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza
    • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta – neuropsichiatra infantile alla ColumbiaUniversitydiNew York) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.

    La conferenza è programmata per venedì 7 febbraio, ore 10,30 su piattaforma ZOOM e sarà trasmessa in diretta sul Portale della Rete L’ABUSO (in differita sui social).
    PRESS: solo per accrediti stampa accrediti@retelabuso.org
    Per INFO: 3927030000

  • Confermata la condanna del vescovo argentino Gustavo Zanchetta per abusi sessuali su seminaristi

    Confermata la condanna del vescovo argentino Gustavo Zanchetta per abusi sessuali su seminaristi

    Il Tribunale di Prima Istanza, Sezione II del Distretto Giudiziario di Orán ha confermato la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione per Mons. Gustavo Zanchetta, Vescovo Emerito di Orán (Argentina), per abuso sessuale aggravato.

    La sentenza originale, emessa nel marzo 2022 dal Tribunale di Giudizio di Orán, è così diventata definitiva, dopo il rigetto del ricorso presentato dalla difesa.

    Nel loro verdetto, i giudici hanno sottolineato l’importanza della testimonianza delle vittime, due seminaristi della diocesi, e la corretta valutazione delle prove. Inoltre, hanno ribadito la validità della sentenza del 2022, ritenendo che le critiche sollevate dalla difesa non siano sufficienti per ribaltare la condanna.

    “La sentenza impugnata è valida e non presenta vizi di arbitrarietà né difetti nei processi di formazione della convinzione, poiché gli elementi probatori più rilevanti sono stati valutati secondo le regole della logica. La critica avanzata nel ricorso per cassazione si limita a un’analisi parziale e decontestualizzata delle prove e non è sufficiente per annullare la condanna”, ha dichiarato il Tribunale di Impugnazione.


    Dal Vaticano alla condanna

    Mons. Zanchetta aveva rassegnato le dimissioni dalla diocesi nel 2017, adducendo motivi di salute. Tuttavia, pochi mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, venne nominato consigliere dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) in Vaticano, come riportato da AICA.

    Nel 2019, quando le accuse a suo carico divennero pubbliche, fu sospeso dall’incarico e sottoposto a un’indagine preliminare condotta dall’Arcivescovo di Tucumán, Mons. Carlos Alberto Sánchez. Lo confermò il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, in una nota del 4 gennaio di quell’anno.

    “Durante l’indagine preliminare, Mons. Zanchetta si asterrà da qualsiasi incarico”, precisò Gisotti.

    Nel 2020, tuttavia, tornò in Vaticano per riprendere il suo ruolo presso l’APSA. Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dichiarò allora a CNA (agenzia in inglese del gruppo ACI) che questo “non interferisce in alcun modo con le indagini”.

    Quando nel 2022 la giustizia civile argentina condannò Mons. Zanchetta, la Conferenza Episcopale Argentina espresse vicinanza alle vittime e un “forte e sincero” appello di perdono.


    Prigionia e concessione della detenzione domiciliare

    Pochi mesi dopo la condanna, ottenne il beneficio della detenzione domiciliare, che scontò in una casa per sacerdoti anziani nel Monastero Nostra Signora della Valle di Nueva Orán, appartenente all’Ordine delle Concezioniste Francescane.

    L’alloggio in una struttura ecclesiastica sollevò polemiche, ma il Vescovo locale, Mons. Luis Antonio Scozzina, difese la decisione, affermando che doveva essere vista come “un atto di carità”.

    “Al di là della condanna civile, nella Chiesa la responsabilità è anche quella di prendersi cura della persona condannata, non di espellerla”, spiegò Mons. Scozzina.

    Alla fine del 2024, la stampa argentina ha riferito che la giustizia gli avrebbe concesso il permesso di recarsi a Roma per cure mediche, senza poi fare ritorno a Orán. Tuttavia, ACI Prensa non ha potuto confermare questa informazione.


    Papa Francesco sul caso Zanchetta

    Papa Francesco si pronunciò sulla vicenda in un’intervista del 2019 con la giornalista messicana di Televisa, Valentina Alazraki.

    Rispondendo alle critiche sulla gestione del caso, il Papa spiegò che prima delle dimissioni di Zanchetta da Orán, vi erano state accuse riguardanti immagini intime inviate dal suo telefono cellulare. L’allora vescovo si era difeso affermando di essere stato hackerato.

    “Si difese bene. Allora, di fronte all’evidenza e a una buona difesa, resta il dubbio. E in dubio pro reo (in caso di dubbio, a favore dell’imputato)”, disse il Papa.

    Le accuse nei confronti di Zanchetta riguardavano anche cattiva gestione economica e maltrattamenti al clero.

    “Quando emersero queste denunce, lo feci venire e gli chiesi di dimettersi. Chiarissimo. Lo mandai in Spagna per una valutazione psichiatrica”, raccontò Francesco.

    Su consiglio dei medici, Zanchetta avrebbe dovuto recarsi a Madrid una volta al mese per proseguire il trattamento, quindi “non conveniva che tornasse in Argentina”, e per questo rimase in Vaticano come consulente.

    Quando Mons. Scozzina divenne il nuovo vescovo di Orán, Papa Francesco ordinò un’indagine previa sulle accuse e affidò l’incarico all’Arcivescovo di Tucumán.

    “Quando ricevetti i risultati, ritenni necessario un processo. Così trasmisi il caso alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Non sono rimasto fermo un solo momento di fronte a questa vicenda”, concluse il Papa.

    Confermata la condanna del vescovo argentino Gustavo Zanchetta per abusi sessuali su seminaristi