Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sacerdoti pedofili scuse da Roma ma non da Aversa

    Sacerdoti pedofili scuse da Roma ma non da Aversa

    Per il riesame c’è ancora tempo, la data dell’udienza non è stata ancora fissata.

    E don Marco Cerullo, il sacerdote insegnante di religione a Villa Literno, accusato di abusi sessuali nei confronti di un alunno di dodici anni, è chiuso in una cella del carcere di Santa Maria Capua Vetere dal 19 dicembre scorso. In silenzio.

    Come in silenzio resta il vescovado di Aversa, dal quale non sono partite le scuse rivolte al bambino. L’arcivescovo Mario Milano, la sera del 31 dicembre, dopo il Te Deum, aveva detto solo: «Ci sono le indagini in corso, meglio non commentare». Le scuse a tutte le vittime di mancanze dei sacerdoti, invece, sono arrivate ieri dal prefetto della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes (nella foto)

    Sulle colonne dell’Osservatore Romano, il cardinale ha annunciato che si terrà, a breve, «una preghiera mondiale promossa dal Vaticano per la riparazione delle mancanze dei sacerdoti e in modo particolare per le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e sessuale di una piccolissima parte del clero». «Chiediamo a tutti – dice all’Osservatore Romano – di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave è stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime.

    Abbiamo voluto pensare alle vittime affinché ci sentano vicini. Ci riferiamo soprattutto a loro, è importante dirlo». «Problemi – ricorda Hummes al giornale vaticano – ce ne sono sempre stati perché siamo tutti peccatori. Però in questo tempo sono stati segnalati fatti veramente molto gravi. Ovviamente si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi. Neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale. Ma tutti i sacerdoti hanno comunque bisogno di aiuto spirituale per continuare a vivere la propria vocazione e la propria missione nel mondo di oggi».

    I legali che rappresentano la famiglia della vittima del sacerdote fanno però sapere: «Ci aspettiamo fatti, non solo preghiere».

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080106&ediz=CASERTA&npag=33&file=DD.xml&type=STANDARD

  • «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

    «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

    «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»
    Dicembre 30, 2007 at 3:54 pm (abusi sessuali.) (atto di accusa, baciati, don gelmini, minacciava i giovani, palpeggiati, spogiati)

    L’atto di accusa
    ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe organizzato all’interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza.

    E lo avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo d’imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze ».
    Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall’accusa, ci sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato attraverso un bonifico online.

    Le richieste sessuali
    Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato descrive nei particolari le presunte
    avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L’indagato li induceva a soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica derivanti da tale stato». Contesta poi l’aggravante «per aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato Michele Iacobbe, 34 anni. La sua de nuncia fu archiviata nel 2002, ma lui non si è arreso. L’ha ripresentata quattro anni dopo e così ha determinato l’apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la comunità e quindi privato della libertà personale ».
    Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva concesso «l’affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici volte e fino all’ottobre scorso».
    L’inquinamento delle prove
    Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio». Le date diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre 2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre “in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci”, aiutando don Gelmini».

    La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un’offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31 maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006».
    Il primo giugno scorso, durante l’istruttoria, La Rocca è stato interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino «ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».

    «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»

  • Don Gelmini, chiuse le indagini Otto le presunte vittime di abusi

    Don Gelmini, chiuse le indagini Otto le presunte vittime di abusi

    Don Gelmini, chiuse le indagini Otto le presunte vittime di abusi

    La Procura di Terni ha fatto notificare al sacerdote l’avviso di fine inchiesta
    Un collaboratore, un ex assistente e la madre di un accusatore sospettati di favoreggiamento

    TERNI – Sono otto le presunte vittime delle molestie sessuali per le quali è imputato don Pierino Gelmini. La procura della repubblica di Terni ha notificato al sacerdote l’avviso di conclusione delle indagini. Si va verso il rinvio a giudizio del sacerdote. Favoreggiamento personale invece ad altre tre persone, tra cui uno degli attuali collaboratori del religioso della Comunità Incontro, Pierluigi Larocca, e Giampaolo Nicolasi, ex assistente. L’accusa è quella di avere cercato di ostacolare le indagini offrendo anche dei soldi per ritrattare ad uno degli accusatori, la cui madre, Patrizia Guarino, è anche lei imputata di favoreggiamento personale.

    Le molestie sessuali sarebbero avvenute tra il ’99 e il 2004; due delle vittime all’epoca dei fatti sarebbero stati minorenni. Così scrive la Procura; ora il fascicolo passerà al vaglio del giudice che deciderà sulle richieste dell’accusa.

    “L’infamia non mi tocca”, aveva detto l’ottantaduenne sacerdote davanti a trecento sostenitori venuti ad accoglierlo l’agosto scorso nella casa madre della Comunità Incontro di Amelia sulle colline dell’Umbria. “Credevano che don Pierino mollasse”, tuonò l’anziano religioso dal palco. “Pensavano di avere a che fare con un coniglio, invece hanno trovato un cane che morde. Volevano prendersi la comunità”, e chiuse il prologo con il gesto dell’ombrello. “Sto portando la croce : sono innocente e per questo assolutamente tranquillo”.

    Eppure le accuse sembrano circostanziate. “Mi palpava, baciava e in più occasioni mi ha costretto ad atti sessuali”, raccontò Michele Iacobbe, ex tossicodipendente, il primo grande accusatore di don Gelmini, già in carcere a Teramo per una serie di reati compresa l’estorsione e la calunnia. “Quell’uomo mi ha rovinato”, disse Iacobbe riferendosi a don Gelmini. “Mi ha costretto a fare delle cose che non avrei mai voluto. Mi diceva: tagliati i capelli, dai lo faccio io che corti mi piacciono di più, dammi un bacio per favore”.

    (27 dicembre 2007)

  • Prete arrestato per violenza sessuale, Arcivescovo attende esito indagini

    Prete arrestato per violenza sessuale, Arcivescovo attende esito indagini

    L’Arcivescovo di Aversa Mario Milano interviene, dopo tre giorni, sulla vicenda dell’arresto di don Marco Cerullo per violenza carnale aggravata ai danni di un ragazzino di 12 anni di Villa Literno.

    Preferisce non prendere ancora posizione ufficiale la Curia normanna sul presunto scandalo che riporta la Chiesa aversana con la mente allo scandalo del famigerato “gioco dello scarpone” che si giocava nel seminario vescovile negli anni sessanta. L’addetto stampa della Diocesi, raggiunto telefonicamente, ha affermato di non aver ricevuto alcun comunicato da diramare sulla vicenda.

    Insomma, un silenzio assordante quello della Chiesa aversana soprattutto quando non viene spesa nemmeno una parola, pubblica almeno, per quel povero ragazzino e per la sua famiglia che trascorreranno non solo un bruttissimo Natale, ma avranno un incubo indelebile che gli segnerà la vita. Non si risolvono i problemi stando zitti, mettendo la testa sotto la sabbia. Anche se si parla di una visita al vice parroco in carcere da parte del prelato, mentre la stessa attenzione, da quanto è dato sapere, non è stata concessa alla vittima. Invece, ufficialmente, la Diocesi aversana non prende posizione, anche se, a livello ufficioso, il primo sentimento che viene esternato è di incredulità tenuto anche conto dell’alta considerazione che il presunto violentatore aveva non solo presso i propri fedeli, ma anche presso i suoi colleghi sacerdoti che lo ricordano dedito al volontariato e allo studio.

    Ed è proprio questo quanto riferito da un monsignore che ha anche un importante incarico presso la curia normanna. “Conosco don Marco da prima che fosse nominato sacerdote, quando era in seminario ad Aversa e, poi, alla facoltà teologica di Posillipo. Non mi ha mai fatto pensare che potesse avere problemi di questo tipo. Ancora oggi sono incredulo per quanto dicono sia avvenuto. Non mi sembra vero che don Marco possa avere effettivamente commesso quanto gli viene addebitato. Certo è che solo Dio può conoscere la verità”. Verità che deve essere conosciuta, purtroppo e meno male, anche dalla legge.

    Commento di Wildgreta:

    Dire “attendiamo l’esito delle indagini” quando un uomo di chiesa viene colto in flagranza di reato, è quantomeno strano. Di che esito si parla? Cosa potrebbe venire fuori di diverso? Cambierebbe il commento se le vittime fossero più di una, quindi si attende il numero definitivo, per valutare il grado di rammarico da esternare? E intanto il vescovo non si potrebbe rammaricare per questa vittima di 12 anni ? E non è già abbastanza esecrabile che un maestro di religione si sia appartato in macchina con un suo alunno? In che modo potrebbe modificarsi  il reato dopo la conclusione delle indagini? Riguardo l’incredulità del monsignore e il fatto che solo Dio possa conoscere la verità, direi che sono concetti già espressi negli innumerevoli casi di pedofilia di che negli ultimi anni hanno coinvolto i religiosi. Quella che non sa prendere atto degli errori e  dei problemi dei suoi ministri, è ormai una chiesa senza futuro.

    Prete arrestato per violenza sessuale, Arcivescovo attende esito indagini

  • Scandali a ripetizione alla Curia di Salerno. Processi e indagini sui maneggi dei preti

    Scandali a ripetizione alla Curia di Salerno. Processi e indagini sui maneggi dei preti

    IL DIAVOLO FA LE PENTOLE.
    E MONS. PIERRO NON RIESCE A METTERCI IL COPERCHIO

    BATTIPAGLIA (SA)-ADISTA. Altre grane per l’arcivescovo di Salerno, mons. Gerardo Pierro. Oltre ai due procedimenti a suo carico in corso presso la Congregazione per i Vescovi (per aver scelto di andare pubblicamente a votare durante le primarie del Partito Democratico) e presso la Pontificia commissione Ecclesia Dei (per il contrasto con un gruppo di tradizionalisti che chiedono la messa tridentina), un nuovo grattacapo arriva per don Gerardo Perillo, nominato, qualche anno orsono, esorcista diocesano, che sta divenendo in diocesi una figura piuttosto controversa.

    “Tutto il clero è scettico”, spiega ad Adista un prete che ha chiesto di rimanere anonimo. “Il vescovo gli ha dato l’incarico di esorcista appena arrivato dalla diocesi di Benevento, senza che conoscesse la realtà locale”. “Inoltre – aggiunge – è ancora giovane, sulla quarantina, mentre di solito per fare l’esorcista ci vuole una persona matura e navigata. È un ruolo delicato, si sa, è facile sbagliare”. Un altro prete diocesano, sempre sotto condizione di anonimato, ha parola ancora più dure: “Usa il suo ruolo a scopo di lucro, favorisce la superstizione e inganna la gente. Appoggiato dal vescovo, organizza, ogni quindici giorni, messe ‘per togliere il malocchio’”.

    Il seguito dell’esorcista sarebbe in rapida crescita, con fedeli che arrivano da lui per farsi ‘curare’ anche da fuori regione. Accanto a Perillo, cinque “collaboratori laici”, ‘consacrati’ dallo stesso sacerdote. Uno di questi, Elia Villani, in un articolo pubblicato dal quotidiano online Petrus, racconta la propria esperienza accanto all’esorcista: “Mi sono ritrovato – scrive – a far parte di un gruppo di ragazzi che aiuta un parroco esorcista nell’esercizio del suo ministero. (…) Tante persone oggi hanno seri problemi di natura spirituale, sono vittime di fatture, malocchio, stregoneria, invidia, maledizioni di ogni genere, messe nere e rituali vari, vessazioni e possessioni diaboliche. (…) Mi è toccato pregare per una donna che si porta dietro fin dall’infanzia un maleficio; per essere più preciso, quando nacque, un suo parente, all’insaputa dei familiari, la consacrò a satana. Solo dopo molti anni si è manifestato il male. (…) Un caso che mi ha colpito particolarmente è quello di una famiglia vittima di uno spregevole e, consentitemi il termine, schifoso maleficio. Invitati a cena presso l’abitazione di amici, almeno cosi erano considerati, hanno mangiato inconsapevolmente la carne di un animale sul quale era stato esercitato, prima di essere cucinato, un rituale”.

    Don Gerardo risulta ufficialmente moderatore della parrocchia dei Santi Giuseppe e Fortunato nella piccola località di Aversana di Battipaglia. In realtà, dopo essere stato cacciato dal parroco di quella chiesa al termine di una lite violentissima, la sua base operativa è adesso una piccola cappella, quella del Rosario in località Borgo Cioffi. La cappella sarebbe di proprietà della famiglia Iemma, grandi proprietari terrieri della zona, e la crescente fama di “santo” di don Gerardo servirebbe, un giorno, secondo alcuni, proprio a ‘valorizzare’ uno di questi terreni, su cui potrebbe sorgere un complesso in grado di accogliere pellegrini e fedeli. Una speculazione che potrebbe risultare assai redditizia. La cappella, intanto, è stata consacrata lo scorso 14 settembre dal card. Francesco Marchisano, presidente dell’Ufficio del lavoro della sede apostolica. Il cardinale, dal 26 luglio di quest’anno, è cittadino onorario di Battipaglia, su proposta proprio di uno dei “collaboratori laici” dell’esorcista. (a. s.)

    http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=39130

  • Senti chi parla. Ratzinger. “Bambini ingannati da adulti senza scrupoli”, E i preti pedofili, l’indottrinamento e il reclutamento dei minori?

    Senti chi parla. Ratzinger. “Bambini ingannati da adulti senza scrupoli”, E i preti pedofili, l’indottrinamento e il reclutamento dei minori?

    «I bambini vittime dell’amore corrotto»
    L’allarme di Benedetto XVI nel giorno dell’Immacolata: «Giovani spesso ingannati da adulti senza scrupoli»

    CITTÀ DEL VATICANO – I giovani e i bambini spesso «vittime della corruzione dell’amore, ingannati da adulti senza scrupoli», attirati «nei vicoli senza uscita del consumismo», in cui «anche le realtà più sacre, come il corpo umano» «diventano oggetti di consumo, e questo sempre più spesso, già nella preadolescenza». È l’allarme lanciato da Benedetto XVI nel corso dell’Angelus recitato dalla finestra del suo studio davanti ad alcune migliaia di persone nel giorno della solennità dell’Immacolata Concezione.

    «FALSI MODELLI DI FELICITA’» – «Che grande dono avere per madre Maria Immacolata», ha commentato, «penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità: questi ragazzi e ragazze rischiano di perdere la speranza perchè sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita» ha detto Ratzinger. «Non poche esperienze – ha ricordato il Pontefice – ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell’amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell’amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza. Che tristezza – ha esclamato – quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l’incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero».

    CERIMONIA IN PIAZZA DI SPAGNA – Per l’Immacolata, rispettando la tradizione, questo pomeriggio il Papa deporrà una corona sotto la statua della Madonna in piazza di Spagna. Dopo l’Angelus ha anche ricordato il 150.mo anniversario delle apparizioni di Lourdes e il fatto che comincia oggi lo speciale anno giubilare del santuario francese

    http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_08/papa_immacolata_giovani_f1165d88-a57f-11dc-87a0-0003ba99c53b.shtml

  • Violentata da 7 preti

    Violentata da 7 preti

    La diocesi di Los Angeles paga la cifra record. Gli abusi compiuti dai suoi sacerdoti su una ragazza di 16 anni
    E il cardinale Mahony rivela: un anno fa aggredito da un uomo inferocito per lo scandalo pedofilia nella Chiesa

    Roger Mahony
    LOS ANGELES – Violentata per anni da sette preti, ha vinto un risarcimento record. Rita Milla, che oggi ha 46 anni, ha subito violenze sessuali a partire dall’età di 16 anni; ma oggi l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, ha dovuto tirare fuori dalle proprie casse mezzo milione di dollari.

    E lo stesso cardinale ha fatto le spese in prima persona della rabbia della gente sconvolta per gli scandali sessuali in cui è rimasta coinvolta la Chiesa californiana: lo scorso anno Mahony è stato vittima di un’aggressione violenta da parte di un uomo per strada, secondo quanto hanno raccontato alcuni sacerdoti con cui il cardinale si confidò.

    Il caso di Rita Milla, riferito dalla rete tv Cbs e finito su tutte le prime pagine dei giornali americani, è particolarmente crudo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza.

    Per la diocesi di Los Angeles è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana ha pagato ingenti risarcimenti per centinaia di casi di violenze e molestie sessuali di cui si sono resi colpevoli negli anni sacerdoti del proprio clero.

    L’aggressione del cardinale Mahony si colloca in questo contesto: è avvenuta lo scorso anno, proprio dopo un patteggiamento di 660 milioni di dollari per gli abusi sessuali compiuti su oltre 500 minori della comunità. E’ stato il maggiore ad essere mai stato pagato negli Stati Uniti per un caso di questo tipo. L’aggressione di Mahony, finora rimasta segreta, è stata riferita da alcuni preti che erano presenti all’incontro in cui lui la raccontò. Nessun commento ufficiale arriva oggi da parte del cardinale, che, secondo i racconti, ci mise un mese per rimettersi dall’assalto.

    E’ stata l’avvocato di Rita Milla, Gloria Allred, a rivelare alcuni particolari della vicenda giudiziaria. La donna aveva 16 anni quando il prete Santiago Tamayo cominciò a molestarla sessualmente e poi iniziò ad avere una relazione con lei. Quindi Tamayo le presentò altri sei sacerdoti che abusarano sessualmente di lei, e uno di essi la mise incinta.

    Poco prima di morire, nel 1999, don Tamayo si scusò con la donna e fornì le prove che incastrarono gli altri preti colpevoli di aver compiuto violenze sessuali su Rita Milla. Ancora nel 2003 un tribunale dello Stato della California stabilì che il padre della figlia della donna era proprio un sacerdote, Valentie Tugade.

    Sullo scandalo l’arcidiocesi di Los Angeles non ha voluto commentare, ma il cardinale Mahony ha rilasciato una dichiarazione con la quale ha voluto riconfermare l’impegno della Chiesa degli Stati Uniti nella protezione dei bambini e nella prevenzione degli abusi sessuali.

    E’ solo dei giorni scorsi un altro caso di abusi sessuali aveva colpito la Chiesa americana. La diocesi di Davenport, nello Stato dell’Iowa, aveva accettato un accordo legale in base al quale dovrà sborsare 37 milioni di dollari a 156 vittime di abusi sessuali commessi dai suoi sacerdoti fra il 1930 e il 2003.

    (5 dicembre 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/preti-violenza-risarcimento/preti-violenza-risarcimento/preti-violenza-risarcimento.html

    Rita milla ha avuto anche un figlio da uno dei sacerdoti
    Usa, violentata da sette preti
    Una donna di 46 anni vince la causa contro l’arcidiocesi di Los Angeles: sarà “risarcita” con 500 mila dollari

    Rita Milla (Ap)
    WASHINGTON – Rita Milla, 46 anni, è diventata l’ennesimo tragico caso di uno scandalo che non accenna a placarsi negli Stati Uniti. La donna, che oggi ha 46 anni, ha vinto una clamorosa (e lunga) causa di risarcimento per aver subito violenze sessuali da sette preti a partire dall’età di 16 anni; l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, dovrà pagarle mezzo milione di dollari.

    UNA FIGLIA – Non solo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza. La notizia della vittoria giudiziaria di Rita Milla è rimbalzata su tutti i media americani. Per la diocesi di Los Angeles si tratta tuttavia solo dell’ultimo capitolo di una lunga serie di eventi negativi relativi allo scandalo degli abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana aveva sborsato ingenti risarcimenti per numerosi casi di violenze e molestie sessuali.

    05 dicembre 2007

    http://www.corriere.it/esteri/07_dicembre_05/milla_violentata_sette_preti_e43b02e6-a320-11dc-8831-0003ba99c53b.shtml

     

  • Il Vaticano rimuove due preti pedofili. E tutti gli altri?

    Il Vaticano rimuove due preti pedofili. E tutti gli altri?

    martedì 4 dicembre 2007
    Pedofilia. La Santa Sede rimuove due preti dallo stato clericale.

    (Trotzky) I provvedimenti delle autorità ecclesiastiche nei riguardi dei sacerdoti che sbagliano sono adesso più frequenti. Forse la chiesa si è resa conto che non c’è altro modo per arrestare la crisi di credibilità da cui è stata investita negli ultimi decenni.

    Gary Berthiaume e J.Brendan McNulty, che avevano operato per anni come parroci in diverse chiese dell’Ohio e confessori nelle carceri del Michigan, sono stati prima sospesi dall’incarico e poi trasferiti in altre sedi in seguito all’accusa – riporta Diocesis of Cleveland – di aver abusato sessualmente di numerosi adolescenti. I trasferimenti non erano riusciti tuttavia a impedire che commettessero altre infamie lungo tutto il corso degli anni ’70.
    Chiamati in causa da diversi testimonii, additati al pubblico disprezzo e riconosciuti colpevoli dalle autorità della diocesi di Cleveland da cui dipendevano, i due pedofili avevano avanzato richiesta alla Santa Sede di essere rimossi dallo stato clericale e questa ha subito provveduto a notificare alla stessa diocesi che la richiesta era stata approvata.

    Al momento di annunciare il provvedimento, il portavoce della diocesi ha dichiarato di essere profondamente dispiaciuto per le sofferenze che le vittime erano state costrette a subìre e che le avrebbe protetto e aiutato a guarire le loro ferite, in quanto alla chiesa niente sta più a cuore che la felicità dei bambini.
    Rimozione dallo stato clericale significa che, conformemente al diritto canonico, i sacerdoti condannati dalla chiesa per pedofilia sono da ritenersi inabili ad agire come preti sotto qualsiasi circostanza, eccettuato il caso in cui occorre dare l’assoluzione a un moribondo e non si trovano altri sacerdoti in giro.

    http://notiziegay.blogspot.com/2007/12/la-pedofili-santa-sede-rimuove-due.html

  • Clero e pedofilia in Germania. Interviene il cardinale Lehman

    Clero e pedofilia in Germania. Interviene il cardinale Lehman

    di Barbara Marino/ 30/09/2007

    Anche l’assemblea dei vescovi tedeschi in Fulda si è occupata dei casi di pedofilia nella diocesi di Regensburg. Il card. Karl Lehman: tolleranza zero e biasimo indiretto per il vescovo Müller. Nuovi dettagli dalla corte d’appello di Nürnberg …

    Articolo precedente su Korazym.org: Scandalo a Regensburg
    Un sacerdote cattolico di 39 anni, pregiudicato per pedofilia, arrestato. “Era già stato condannato, il vescovo sapeva”. Cosa sapeva il vescovo? E perché non ha informato i cittadini di Riekofen, dei precedenti per reati di pedofilia del parroco?

    Anche l’assemblea plenaria autunnale dei vescovi tedeschi in Fulda si è occupata dei casi di pedofilia nella diocesi di Regensburg, durante la sessione finale del 27 settembre. Il giorno successivo, nel corso della Conferenza stampa conclusiva, il card. Karl Lehman ha criticato indirettamente anche il comportamento del vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller. Alla vigilia della riunione, quest’ultimo si era difeso per aver reintegrato il 39enne sacerdote pregiudicato nella pastorale, come parroco a Riekofen e Schönach, nella regione Oberpfalz. Mons. Müller aveva giustificato la sua condotta davanti ai giornalisti prima dell’inizio della riunione della Conferenza episcopale, dicendo che il parroco già condannato per atti pedofili, era stato considerato curato e guarito, e che si dovrebbe dare ad ognuno una seconda possibilità, nello spirito di Gesù.

    Intanto, sono venuti a galla nuovi dettagli, compromettendo ulteriormente la curia vescovile di Regensburg. Si è appreso che prima di reintegrare nella pastorale come parroco il sacerdote pregiudicato per abuso sessuale di un minorenne, la diocesi aveva chiesto alla corte d’appello di Nürnberg, se l’uomo potesse ancora lavorare nella pastorale parocchiale. Il fatto che alza il grado di responsabilità del vescovo di Regenzburg, è stato riferito dall’edizione domenicale del prestigioso quotidiano di Frankfurt am Main, il Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung. La risposta era stata chiara: ruolo pastorale possibile, ma soltanto alla condizione per il sacerdote di non avere più alcun contatto con i bambini e di essere tenuto sotto sorveillanza. Ciononostante, don Peter K. nel settembre 2004 fu nominato dal vescovo Müller parroco di Riekofen e del paese limitrofo Schönach, oltre che insegnante di religione.

    Il vescovo di Fulda mons. Heinz Josef Algermissen, il vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller, il vescovo di Mainz e presidente della Conferenza episcopale tedesca card. Karl Lehmann.

    Dopo il vescovo di Fulda, mons. Heinz Josef Algermissen, che in un’intervista alla Bayerische Rundfunk aveva biasimato pubblicamente l’operato del vescovo di Regensburg, mons. Gerhard Ludwig Müller (in particolare, mons. Algermissen avevo sostenuto che il sacerdote pregiudicato non avrebbe più potuto lavorare con bambini), anche il capo dei vescovi tedeschi e vescovo di Mainz card. Karl Lehmann, per la prima volta, ha affrontato in pubblico il caso. La Chiesa vuole “con tutte le forze portare alla luce abusi”, ha assicurato durante la Conferenza stampa di giovedì. Nel caso di abuso sessuale, ha detto, un sacerdote che “si è reso colpevole, per nessun motivo può ancora essere impiegato nella “pastorale normale”. E in nessun caso può ancora lavorare a contatto con bambini.

    L’Ufficio stampa della Conferenza episcopale tedesca aveva annunciato che la riunione plenaria di Fulda si sarebbe occupata di questioni puramente pastorali. Il tema dell’abuso sessuale non era all’ordine del giorno (non è forse una questione pastorale, oltre che penale?). Una decisione che ha turbato molte famiglie cattoliche tedesche. E anche se il cardinale Lehmann ha spiegato che nessuno dei 71 vescovi ordinari e ausiliari aveva chiesto di mettere il tema in agenda (neanche “dopo diversi solleciti”), la questione è stata discussa per più di due ore. Su richiesta di molti vescovi, l’ultimo giorno mons. Müller ha informato l’assemblea plenaria dei fatti successi nella sua diocesi. Una spiegaziona intensa di due ore mezza – ha detto mons. Lehmann, che ha mostrato come questo settore sia “contestuale, differenziato, vulnerabile e delicato”.

    Il card. Karl Lehmann, vescovo di Mainz e presidente della Conferenza episcopale tedesca, durante la Conferenza stampa a conclusione dell’assemblea plenaria autunnale dei vescovi tedeschi, ha detto che vuole escludere dalla “pastorale normale” i sacerdoti “colpevoli”
    (Foto di Max Colin Heydenreich – AP Photo).

    Il card. Lehmann ha sottolineato, come ogni caso di abuso sessuale nella Chiesa cattolica sia “un caso di troppo” e ha assicurato che è profondamente addolorato per i casi di abusi su bambini. I fatti di Regensburg hanno mostrato, che in ogni caso si deve procedere duramente, ha aggiunto. I vescovi tedeschi deplorano profondamente i danni, ha dichiarato, che sono stati provocati alle vittime e a loro famiglie. Fermo restando che per un sacerdote condannato non ci dovrebbero essere impieghi pastorali, rimane da chiedersi come sistemare persone simili. A una domanda di una giornalista, se la comunità parrocchiale coinvolta di Riekofen non sia stata presa sul serio, perché era stata lasciata all’oscuro del relativo passato del loro parroco, ha risposto il card. Lehmann: “Io, in un caso del genere, parlerei con il consiglio parrocchiale”, perché la conoscenza dei fatti produce un controllo sociale, che è buono. Un’altra stoccata non tanta velata all’indirizzo del vescovo di Regensburg.

    Almeno al vertice della Chiesa cattolica in Germania sembra essersi verificato un cambiamento. A conclusione dell’assemblea vescovile plenaria autunnale il card. Lehmann ha completato le sue considerazioni, per quanto riguarda i sacerdoti che si sono fatti notare dal punto di visto sessuale: “Non raramente consigliamo a queste persone di chiedere la riduzione allo stato laicale”. Per quanto riguarda i sacerdoti colpevoli penalmente, si dovrebbe evitare qualsiasi ragionamento inappropriato e “non parlare così velocemente di misericordia e compassione”. Quindi, la Chiesa vuole fare tutto per “scoprire gli abusi con tutte le forze”. Senza dimenticare però, che prima di tutto il responsabile degli abusi è il singolo colpevole, “anche se sappiamo, che sempre veniamo anche colpiti come Chiesa”. Con ciò, si verifica anche una perdita di fiducia, che può essere bilanciata con un’assoluta trasparenza.

    Johanna Treimer, madre di due bambini violentati da don Peter K. di Viechtach, domenica 23 settembre davanti alla chiesa in Riekofen (Foto di Armin Weigel – DPA).

    Al tempo stesso, il card. Lehmann ha criticato anche il comportamento dei media riguardante questo tema. Nel contesto del caso nella diocesi di Regensburg, si è scritto di soldi pagati per il silenzio dei famigliari delle vittime. “Diffondere tali notizie false costituisce anche un delitto” (“sorvolando” sul fatto che il giornalisti non se le sono inventate, ma hanno riportato quanto dichiarato dai famigliari delle vittime …). Inoltre, ha aggiunto il presidente dei vescovi tedeschi, non è giusto trascurare tutti i temi trattati dalla Conferenza episcopale, concentrandosi solo sugli abusi sessuali perpetrati da sacerdoti. Insomma: parlate di altro, ci sono cose molte più importanti … Infine, il card. Lehmann ha esortato i media ad informare sui fatti con “sensibilità e rispetto” per la dignità degli interessati. Il semplice sospetto di abuso sessuale spesso è difficilmente dimostrabile. “Se si viene accusati di un tale delitto, si è inermi”. Il più delle volte non ci sono testimoni oppure sono pochi. Nella sua diocesi di Mainz, in 15 anni sono stati accusati 11 sacerdoti, ma soltanto 3 rinviati a giudizio e condannati. “Gli altri 8 casi sono stati archiviati dal pubblico ministero”.

    Il card. Lehmann ha dichiarato che per i vescovi la protezione delle vittime ha la precedenza, come chiarito in passato dalla stessa Conferenza episcopale. L’organismo, tuttavia, non è in grado di verificare, se vengono sfruttate tutte le possibilità offerte dalle direttive, dal momento che la responsabilità dei provvedimenti continua ad essere affidata alle singole diocesi. Ma perché non rendere obbligatoria una prassi generale? Il card. Lehmann risponde stizzito: “Quante volte devo ancora dichiarare, che la Conferenza episcopale per questo ha nessuna possibilità legale? La gente dovrebbe rivolgersi al Nunzio apostolico o andare a Roma”.

    Secondo le direttive del 2002, i sacerdoti pedofili non devono essere reintegrati nella pastorale, in contatto con bambini e giovani. L’esatto contrario di quanto avvenuto a Regensburg. “Non nego che che qua e là si sarebbe dovuto agire diversamente”, ha ammesso il cardinale. Con questo chiarimento, il vescovo di Mainz ha indirettamente biasimato il vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller.

    Nel frattempo, in Riekofen, il decano Anton Schober ha presentato alla comunità parrocchiale don Gottfried Dachauer, il successore di don Peter K. Originalmente, lo voleva fare il vescovo Müller, che però ha disdetto all’ultimo momento. Nella chiesa gremita, domenica 23 settembre non è stato toccato il caso degli abusi sessuali, mentre si è parlato vagamente di “preoccupazioni e problemi”. E anche del celibato. Perché “se rinunciamo a una propria famiglia, abbiamo più possibilità, di impegnarci nella grande famiglia parrocchiale e di essere incondizionatamente presenti per Dio e per la gente”, ha detto Schober.

  • Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi I gesuiti pagheranno i danni

    Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi I gesuiti pagheranno i danni

    dal nostro corrispondente MARIO CALABRESI

    Thomas Cheemuk visita la tomba del fratello, vittima dei missionari pedofili e morto suicida nel 1999

    NEW YORK – La Compagnia di Gesù pagherà 50 milioni di dollari per risarcire 110 eschimesi che subirono abusi sessuali da religiosi gesuiti quando erano bambini o adolescenti, tra il 1961 e il 1987.
    Gli scandali nella Chiesa americana continuano a rivelare nuove e inaspettate storie, cominciati nel 2002 a Boston, sembravano dover finire con il grande accordo di quest’estate tra la diocesi di Los Angeles e 508 persone che erano state molestate o stuprate negli ultimi settant’anni.

    Ma ora dall’Alaska arriva la notizia che per tre decenni in 15 minuscoli villaggi, tra i più isolati e remoti al mondo, abitati dagli Yupik, che insieme agli Inuit formano il popolo eschimese, si sono ripetute violenze e abusi da parte di una decina di preti e da tre missionari della Compagnia fondata da Ignazio di Loyola.

    Da quattro anni erano cominciate le denunce, ma prima del processo si è arrivati ad un’offerta di risarcimento che eviterà il dibattito in tribunale. Secondo l’avvocato degli eschimesi, Ken Roosa, si tratta di una cifra record per un ordine religioso, grazie all’accordo extragiudiziale ogni vittima riceverà oltre mezzo milione di dollari, in cambio nessuno dei gesuiti verrà incriminato e non è richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.

    La Compagnia di Gesù, attraverso il padre provinciale dell’Oregon, John Whitney, responsabile per l’Alaska, ha mostrato fastidio per la pubblicità data all’accordo, ha definito l’annuncio prematuro e ha negato che i gesuiti abbiano inviato per anni “in esilio” in Alaska sacerdoti di cui conoscevano le tendenze sessuali, come invece sostengono alcune delle vittime. Lo stato nel nord-ovest del continente americano viene invece definito dai gesuiti come “una delle terre di missione più difficile” e per questo la Compagnia sostiene di inviarvi i missionari più coraggiosi e preparati.

    A St. Michael, un’isoletta lunga 15 chilometri che si trova nel Norton Sound, la baia del mare di Bering scoperta dal capitano James Cook nel 1778, il diacono Joseph Lundowski abusò di quasi tutti i bambini di Stebbins e St. Michael, i due minuscoli villaggi abitati da 150 famiglie.Accusato da 34 persone, che nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute in una minuscola chiesa, dopo il catechismo, durante i bui pomeriggi dell’inverno dell’Alaska, Lundowsky era un gigante con la testa pelata e gli occhi blu, lavorava come diacono per la diocesi anche se i gesuiti hanno negato alcun legame con il loro ordine e ufficialmente non sapevano chi fosse. Lasciò l’isola nel 1975 e ora si è scoperto che è morto una decina di anni fa a Chicago alla Pacific Garden Mission, un ricovero religioso con mensa e dormitorio. La maggior parte dei sacerdoti accusati sono ormai morti e le vittime, scelte nel tempo tra chi aveva tra i cinque e i quindici anni, oggi hanno tra i trenta e i sessant’anni.

    In questa causa, come nel caso di Los Angeles, i gesuiti pagano per un mancato controllo e per aver tenuto nascosto per anni lo scandalo, nel 2004 si erano poi aggiunte accuse di aver bruciato e distrutto documenti che dimostravano il comportamento dei religiosi. Tra i sacerdoti sotto accusa il reverendo James Poole, fondatore della radio cattolica del Nord dell’Alaska, che oggi vive in una casa di riposo. Secondo l’accusa i gesuiti sapevano fin dal 1960 che teneva “comportamenti sessuali inappropriati” ma anche quando lo richiamarono a Portland lasciarono che continuasse ad insegnare ai bambini.

    L’avvocato delle vittime, da Anchorage dove ha lo studio, racconta che nessuno aveva mai avuto il coraggio di denunciare finché non arrivò notizia dello scandalo che aveva investito la diocesi di Boston, allora a poco a poco emersero storie di disperazione, alcolismo e suicidi. “In alcuni villaggi eschimesi – sostiene Roosa – è difficile trovare un adulto che non sia stato sessualmente abusato. Ma nessuno ha ammesso che i preti problematici venivano confinati in Alaska. Ora per i nostri clienti questo accordo significa che le loro storie di abusi, sempre negate, sono finalmente riconosciute”.

    http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/missionari-pedofili/missionari-pedofili/missionari-pedofili.html