Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Cristina Balestrini

  • Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco.

    Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per “gestire” gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque.

    Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite “parole o scritti” non è stata colta da nessuno. Le voci “fuori dal coro” sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE.

    Noi familiari delle vittime dei preti pedofili vogliamo esprimere il nostro ringraziamento a Papa Francesco:

    • GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia, senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla
    • GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle “scomode” che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito
    • GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime
    • GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli
    • GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili
    • GRAZIE per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina “alla vittima e ai suoi familiari” nel momento in cui un “caso” usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà
    • GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!)
    • GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante
    • GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima
    • GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più
    • GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che “un pedofilo non guarisce”.

    Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno.

    E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla.

    Cristina Balestrini (a nome del Coordinamento dei Familiari delle Vittime)

  • Essere genitori non è facile.

    Essere genitori non è facile.

    Essere genitori di una vittima o sopravvissuto è ancora meno facile.

    Attraversi momenti di sconforto, di rabbia, vuoi piangere, sei deluso, senti un dolore profondo che “gli altri” non capiscono… ma in tutto questo c’è un filo conduttore: NON PUOI MOLLARE!

    Tuo figlio, tua figlia, il tuo familiare È PIÙ IMPORTANTE DI TE.

    Ci tenevo a fare questa piccola introduzione prima di presentarmi.

    Sono Cristina Balestrini, mamma di un sopravvissuto. Opero nel Direttivo della Rete l’ABUSO da diversi anni, e lavoro da più di 30 anni nel campo psichiatrico.

    Con Francesco Zanardi è da un po’ di tempo che ragionavamo sulla possibilità di creare un gruppo di familiari, proprio per riconoscere quel ruolo fondamentale e peculiare che assume una famiglia nella quale avviene un trauma così grande quale un abuso sessuale.

    Mio figlio ha fatto 4 tentativi di suicidio prima di conoscere la Rete.

    Poi c’è stata la svolta: è stato invitato a Berlino ad un incontro di sopravvissuti organizzato da Eca, dove ha potuto conoscere decine e decine di persone che avevano vissuto il suo stesso dramma, provenienti da tutto il mondo. Lì ha visto un muro sul quale vi erano tanti nomi. Ha chiesto chi fossero e gli è stato spiegato che erano nomi di vittime che non ce l’avevano fatta a convivere con il dolore di quello che avevano subìto. In quel momento mio figlio ha scelto: HA DESIDERATO CHE QUELLA LISTA NON AVESSE PIÙ ALTRI NOMI AGGIUNTI, ha fatto il “passaggio” da VITTIMA a SOPRAVVISSUTO.

    Ma non tutti riescono. Qualche settimana fa abbiamo seguito la vicenda della famiglia GIACOLETTO, la triste e drammatica vicenda che ci ha dato il LA per costituire il GRUPPO FAMILIARI.

    Personalmente ho conosciuto Alessandro e Cristina Giacoletto a Milano, due anni fa, durante un incontro al quale ha partecipato anche la Rete L’ABUSO, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato parecchio.

    Il loro SUICIDIO mi ha profondamente scossa, ho immaginato la loro profonda solitudine e il dolore che non ha trovato un luogo dove essere depositato dopo il suicidio della loro figlia.

    È nato quindi questo GRUPPO DI FAMILIARI, oggi è qui presente una piccola rappresentanza.

    È un gruppo AUTONOMO, RISERVATO, formato da cattolici scontenti e delusi.

    È triste riconoscere che molti di noi hanno perso la Fede proprio a causa della chiesa stessa. Chiarisco meglio questo ultimo punto: a parte RARISSIME ECCEZIONI, tutti noi siamo passati dal considerare la Parrocchia come la nostra seconda casa, all’essere allontanati perché “persone sgradite”, soprattutto dopo aver denunciato il fatto. Qualcuno è anche stato minacciato e ha subìto “dispetti” per usare un eufemismo.

    Quindi VITTIME DUE VOLTE.

    Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati e additati proprio dalle persone che consideravamo una sorta di famiglia.

    Il copione della prima denuncia alle autorità ecclesiastiche per poi scoprire la totale inutilità, se non un danno nei nostri confronti, ci accomuna tutti.

    Giustamente ci si prende cura delle vittime, qualcuno riesce ad accedere a percorsi di cura specialistici, qualcuno CE LA FA, pur rimanendo una persona fragile e comunque affetta da un disturbo post traumatico da stress.

    E LE FAMIGLIE? Difficile spiegare e comprendere che il dramma di un ABUSO SESSUALE crea una vittima ma anche tante altre vittime nelle persone a lui vicine. La famiglia intera SOFFRE. Il DOLORE dei familiari è incompreso: “ce la devi fare, non puoi mollare, sempre e comunque”.

    ESSERE ACCANTO a un familiare che soffre è un dolore DOPPIO, un dolore che NON SAI DOVE METTERE. Anche noi familiari siamo dei SOPRAVVISSUTI.

    E ti è sempre più chiaro che può capirti DAVVERO solo chi ci è passato.

    Questa è la forza del GRUPPO: sapere che si parla la stessa lingua.

    Ci si può sostenere in una sorta di auto-aiuto. Ognuno ha la sua storia e il suo “percorso”, le sue fasi di malessere/benessere, il suo iter processuale… si può esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, si possono condividere esperienze, chiedere consigli, sostenerci a vicenda. Si pensa ad iniziative e progetti.

    In Italia non ci risulta essere un altro Gruppo di questo tipo, e posso da qui confermare che è aperto ad altri familiari che volessero unirsi a noi. Ovviamente garantiamo riservatezza, e non vi è nessun obbligo. Qui ognuno deve potersi SENTIRE A CASA.

    Grazie.

  • Arcivescovo, grazie per l’ipocrisia

    Arcivescovo, grazie per l’ipocrisia

    Nell’intervista rilasciata per la Giornata per le vittime di abusi, Lei ha usato termini accorati quali “attenzione, conforto, ascolto, accompagnamento…”, e addirittura ha affermato che “la preghiera è un segno di impotenza”.

    Frase infelice: o non crede nella potenza della preghiera – e sarebbe per lo meno bizzarro o tristissimo per il ruolo che ricopre nella Chiesa, quale successore di Sant’Ambrogio! – oppure ammette candidamente che tutto quello che la Chiesa vanta di fare per la lotta agli abusi è tutta fuffa.

    Parla di “difficoltà a vivere una vita serena” dopo aver subito abusi, e “impegnarsi perché non succedano queste cose”, la Chiesa si sarebbe “attrezzata”: ma quante belle parole! Quanta ipocrisia.

    Basta leggere con attenzione il report della Cei: il grande impegno che intendete mettere in campo è la FORMAZIONE. Bello! Ma sa cosa pensano le vittime? Se la Chiesa ha bisogno di “formazione” per imparare che violentare un bambino non si deve fare, la distanza con le vittime è davvero abissale!

    Sarebbe questa la Chiesa di Gesù Cristo? Così, solo una domanda… ma tanto so che Lei, Arcivescovo Delpini, non risponderà, come sempre.

    Cristina Balestrini

  • Intervento di Cristina Balestrini – Rete L’ABUSO Vittime & Famiglie – #ItalyChurchToo

    Intervento di Cristina Balestrini – Rete L’ABUSO Vittime & Famiglie – #ItalyChurchToo

    Centrale, nella presentazione del Coordinamento, è stata la testimonianza di alcune vittime. Cristina Balestrini, del Comitato Vittime e Famiglie, sezione dell’Associazione Rete L’Abuso. «Oltre ad essere mamma di una vittima, cattolica e praticante, all’interno dell’Associazione Rete L’Abuso ho dato la di- sponibilità per l’ascolto e il supporto ai genitori di altre vittime, con la consapevolezza che solo chi ci è passato può comprendere nel profondo ciò che vive una famiglia che ha subìto questo dramma. Infatti, ciò che non emerge dalle cronache è il dopo, la fatica di portare un macigno che non si risolve dopo l’atto di violenza.

    Il Disturbo da stress Post Traumatico – di cui soffrono tutte le vittime di abusi sessuali anche se non diagnosticato – non è una passeggiata: condiziona il presente e il futuro, e va trattato con competenza e tantissima pazienza e amore».

    La Chiesa in Italia, ha proseguito Balestrini, «non ha nessuna competenza in merito alla gestione degli abusi, né da un punto di vista legale (per ottenere che ciò non avvenga più fermando il prete, denunciandolo, aiutandolo ad affrontare responsabilmente il reato che ha commesso), né per ottenere giustizia e risarcimento alla vittima che ha subìto un danno, né da un punto di vista psicologico per offrire supporto alle vittime.

    La Chiesa «non tutela le vittime, anzi, e nei tribunali civili, la Chiesa difende il prete, non le vittime: sta dall’altra parte. Questo l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle». Da un punto di vista psicologico, poi «le vittime sono allontanate dalla Chiesa e questo lo dico con grande dolore, da cattolica. Il nostro parroco ci ha invitati a “non sputare nel piatto in cui mangiamo”. Abbiamo risposto che sono dieci anni che cerchiamo di svuotare quel piatto dal vomito che annusiamo».

  • Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

    Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

    Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

    L’Associazione Rete l’Abuso ha una mail vittime&famiglie@retelabuso.org , mail che viene utilizzata poco, quasi sconosciuta.

    Eppure qualcuno ha deciso di scriverci, ha trovato il coraggio, dopo 30 anni, di raccontare la sua storia che ci ha autorizzato a pubblicare.

    Sono molteplici i sentimenti che suscita durante la lettura.

    Ma non è un romanzo. È vita reale. Sofferenza raccontata, le parole sono pesate, arrivano dirette al cuore come pugnalate, e meritano un ascolto in punta di piedi. “Ogni giorno è una lotta…”

    Grazie E… per aver condiviso con tutti noi, con grande fatica, tutto questo.

    Grazie perché darai ad altri il coraggio di parlare, di farsi aiutare, di urlare il proprio dolore, di dare un nome a tutto quello che hai subito: un ORCO. “La gente deve sapere”.

    Grazie per le tue parole di speranza.

    Grazie, Cristina

     

    Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

    Storia di un orco nascosto in famiglia.

     

    Definizione di ORCO che viene data dal dizionario:

    “Mostro protagonista di tante fiabe per l’infanzia, vorace di carne umana e specialmente di bambini, rappresentato come un gigante dalla testa grossa, la bocca enorme, la barba e i capelli ispidi e folti.”

    Voi avete mai conosciuto un orco nella vostra vita?

    Mi chiamo E….. e purtroppo ne ho conosciuto uno nella mia vita.

    Questo orco però, a differenza delle fiabe, non appariva così spaventoso ma si travestiva quasi da fata. Aveva un tono di parlare così dolce, affettuoso e pacato, a voce bassa, che nessun bambino si sarebbe mai spaventato.

    Pensate che tutti gli orchi si nascondano nelle caverne o nei luoghi paurosi? Vi sbagliate, a volte non si nascondono, anzi a volte fanno proprio parte della famiglia.

    Ero solo una piccola bimba e quell’orco di mio zio mi ha portato via la mia innocenza per sempre. Non so dirvi con precisione la mia età in cui l’incubo iniziò, so solo che mio papà aveva già lasciato la mia mamma quindi fu dopo i miei 4 anni di età ed andò avanti ogni sabato sera in cui frequentai quella casa fino a che non giunsi all’età di comprendere che ciò che faceva non era giusto. Nessuno se ne accorse e io non lo dissi a nessuno per molti anni. Avevo paura e vergogna, provavo ansia al pensiero che non sapevo quando sarebbe accaduto di nuovo.

    Lui mi portava nella stanza di suo figlio che non c’era, mi prendeva in braccio, mi faceva sedere sulla sua gamba sinistra e con la voce pacata e da uomo gentile che voleva fare un gioco e mi metteva la mano nelle mie mutandine. E voi vi chiederete “tu come ti sentivi E…? Hai mai provato a scappare?”. La risposta è che ho trovato un modo tutto mio di scappare. Visto che con il mio corpo non era possibile, l’ho fatto con la mente, mi sono “depersonalizzata” così da non provare nulla. Non ho ricordo di sensazioni proprio perché con la mente “uscivo” da quel corpo ed entravo in un’altra piccola E… che stava in piedi lì e non sentiva nulla, vedevo la scena da fuori il mio corpo, come se fossi una persona che osservava. Naturalmente è difficile da spiegare ed ancora di più da capire per voi che leggete.

    Il mio incubo non finisce qui perché lui dopo avermi toccata si masturbava davanti a me annusandosi le dita e provava a fare lo stesso con mia sorella che era ancora più piccola di me e sapete cosa facevo io? La tiravo giù dalla sua gamba e ci salivo io, mi sacrificavo per lei anche se poi purtroppo ho saputo che qualche volta ce l’ha fatta anche con lei.

    A questo punto sarete disgustati da tutto questo, bene ora pensate a me. Cosa vi passa per la testa? Cosa pensate di me? La potete sentire la mia sofferenza? Potete capire il perché mi arrabbio così facilmente o perché il mio umore è così altalenante? Ogni giorno è una lotta per me, convivere con tutto questo ma andare avanti, sostenere gli altri, avere 1000 responsabilità e cercare di essere gentile con tutti.

    Ci sto riuscendo, ho chiesto aiuto.

    Dopo quasi 30 anni ho deciso di non rimanere più in silenzio così l’ho detto a mia mamma ed ai miei amici e mi sono rivolta ad una terapeuta, la Jessica, il mio aiuto fatto persona.

    Vi chiederete perché lo sto dicendo a voi tutti che vi ritroverete a leggere e la risposta è che la gente deve sapere, per proteggere i propri bambini, per non sentirsi soli se anche loro hanno subito abusi fisici o psicologici, per trovare la forza di parlare anche se sono passati tanti anni.

    Vivo una vita costantemente all’erta che qualcuno possa farmi del male ma non sono più una bambina, ora sono in grado di difendermi e non sono sola, ho tante persone che sono dalla mia parte.

    Se potessi parlare con lui cosa gli direi?

    Ebbene zio, mi hai rovinato la vita! Mi hai “sporcato” per sempre, sei un orco schifoso e andavi fermato ma nessuno sapeva, avresti dovuto proteggermi e invece ti sei approfittato di me dicendo di non dirlo a nessuno, che era un gioco tra noi e mi hai fatto ammalare mentalmente creando un protettore e un critico dentro di me che quotidianamente mi parlano nella mia testa e mi dicono quanto io debba vedere il male negli altri e quanto io sia incapace nella vita. Hai fatto crescere in me una profonda sfiducia nella gente e una rabbia repressa che sfocia in violenza verbale e fisica a volte. Non c’è giorno in cui io non pensi allo schifo che fai, sei un essere ripugnante e spregevole, sei l’abominio fatto persona! Spero di vederti morire presto visto che sei malato e di venire al tuo funerale, spero ti sotterrino a terra così potrò ballare sulla tua tomba, sarò presente quando lo faranno, rimarrò fino all’ultimo momento in cui sarò sicura che non potrai mai più far del male a nessuno, gioirò per la tua morte!

    Lettera firmata

  • Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Carcere a vita, o ALTERNATIVA al carcere?

    Non è chiaro.

    Leggendo l’articolo di Padre Hans Zollner “Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori” Emergono subito alcune questioni che non ci sentiamo, in coscienza, di tacere.

    Il riferimento a questi “luoghi” – una sorta di “carcere a vita” per i preti pedofili – risulterebbe una sorta di “obbligo”?

    Il presupposto dal quale parte l’autore di questa proposta, che è il Presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana (CCP), da poco trasformato in Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC), è il fatto che il pedofilo ripete il reato, non si ferma. Ma di quale pedofilo si sta parlando?

    Quello “presunto”, ovvero quello per il quale non vi è ancora stata una condanna da parte dello Stato, quello che non è ancora stato denunciato o non lo sarà mai perché la vittima non riesce a denunciare? Oppure quello che “solo la chiesa” conosce perché la vittima si è rivolta ad un organismo ecclesiastico che mette tutto a tacere? Di quale categoria di prete pedofilo parliamo?

    Se non è ancora stato condannato e non ha scontato la sua pena in carcere si pongono almeno tre problemi:

    • Questi luoghi sono dunque una alternativa al carcere perché i preti hanno una sorta di privilegio rispetto agli altri cittadini che commettono lo stesso reato? (oppure sarebbero un “dopo-pena”?)
    • E chi stabilisce la loro colpevolezza se non subiscono un giusto processo? E se fossero, per assurdo, innocenti?
    • “Carcere a vita”, ovvero senza fine pena. E se i preti volessero andarsene? In base a quale norma/obbligo/motivo sarebbero costretti a rimanervi per sempre? Non sarebbe una sorta di abuso nei loro confronti? E i preti dimessi dallo stato clericale? Loro sarebbero “liberi”?

    Inoltre viene elegantemente glissato il tema delle vittime. Padre Zollner, con un doppio salto mortale, sposta l’attenzione sulla prevenzione: “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime – ha detto Zollner – ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire che più minori diventassero vittime”.

    Evita così di ricordare che le vittime reali esistono. Le vittime reali sono persone che hanno subìto dei danni che li accompagneranno per tutta la vita: il disturbo post-traumatico non si cura con l’Aspirina o un antibiotico per 10 giorni. Quanti non riescono ad affrontare un malessere così atroce e si suicidano? Ogni vittima ha provato almeno una volta a farla finita, ed è una tentazione sempre in agguato.

    Il danno subìto richiede un indennizzo. Padre Zollner ha abilmente scelto di non vedere l’altra faccia della medaglia, quella scomoda, quella fastidiosa, quella che mette il dito nella piaga di questa Chiesa che continua a far finta di affrontare seriamente il problema.

    Unico merito di questa proposta? Riconoscere, da parte di un organismo ecclesiastico, quale l’ “Istituto di Antropologia, studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili (IADC)”che il prete pedofilo non smette di essere tale, e che la chiesa ha il dovere di occuparsene a vita (ovvero non basta ridurlo allo stato laicale e lavarsene le mani!).

    Come Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO non ci accontentiamo di queste proposte che, ancora una volta, sembrano un goffo tentativo per illudere l’opinione pubblica.

    Quando la Chiesa si metterà davvero a fianco delle vittime?

    Cristina Balestrini

    Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • ROZZANO – incontro tra l’Arcivescovo e la famiglia di una vittima di prete pedofilo

    ROZZANO – incontro tra l’Arcivescovo e la famiglia di una vittima di prete pedofilo

    In tanti ci hanno chiesto “Com’è andata? Siete delusi?”. In realtà non si può essere delusi quando le aspettative sono azzerate da un pezzo.

    “Forse dovremmo essere grati del fatto che ci ha dedicato ben 8 minuti e 59 secondi”.

    Un passo indietro. L’annuncio della visita pastorale dell’Arcivescovo Mario Delpini nella nostra parrocchia, ci ha portato a scrivergli una lettera che abbiamo reso pubblica qualche giorno prima del suo arrivo. Uno dei sacerdoti ci ha informato che mons. Delpini ci avrebbe incontrato per qualche minuto prima della S.Messa delle ore 18, e così è stato.

    Abbiamo avuto la possibilità di porgli molte domande, di esprimere la nostra amarezza e il dolore in merito a come sono andate le cose in questi anni. Non abbiamo avuto bisogno di raccontare nei particolari: l’Arcivescovo era stato coinvolto dall’inizio. “Al mondo si può raccontare quello che si vuole, ma a noi no”.

    “Non c’è stata una parola di scuse da parte di nessuno, niente. Si poteva scrivere tutta un’altra storia. Si poteva prendere coscienza del male fatto, chiedere scusa e finiva lì. Non è stato fatto nulla di tutto questo. Dopo l’incontro che abbiamo avuto con lei, a ottobre del 2012, quando eravamo indignati perché dopo la denuncia del presunto abuso, ai tempi era un presunto abuso, lei aveva spostato don Mauro ancora con i minori, e avevamo chiesto un incontro, lei non ha comunque avviato l’Indagine Previa. L’indagine Previa è stata avviata nel 2015, dopo la denuncia penale, ma perché? Perché non c’è trasparenza? Perché? Questo fa perdere la fede. In questi anni noi abbiamo conosciuto altre decine e decine di vittime di preti pedofili: tutte allontanate allo stesso modo. Tutte. Non ce n’è una che la Chiesa ha preso dalla sua parte. La chiesa difende l’istituzione. Questa cosa fa male. Lei non ha idea del male che fa, non ha proprio idea.”

    “Alessandro non ha perso la fede per l’abuso sessuale ma ha perso la fede per come è stato gestito il tutto a livello di tribunale, quindi con l’avvocato che ha difeso il don Galli utilizzando come strategia difensiva quella di attaccare la credibilità della vittima. Far parte di una chiesa così è veramente una cosa allucinante. Una Chiesa che non ha mai tentato di riparare, che non si è mai presa cura della nostra famiglia”

    Gli abbiamo confermato che un sacco di gente chiede a noi dove è finito Don Galli.

    Abbiamo chiesto chiarezza, trasparenza, che intenzioni ha, cosa intende fare, cosa fa don Mauro, quale è stata la sentenza, perché l’avvocato che difende i preti è nella commissione a tutela dei minori (incredibilmente inaccettabile!)…

    L’Arcivescovo ci ha ascoltati, il suo portavoce, don Valter Magni, ci guardava attonito – chissà cosa avrà pensato? – e poi due  brevissime parole.

    Mons. Delpini si è detto dispiaciuto di essere causa della perdita della fede, ma ha anche aggiunto di non sapere cosa fare per aiutare il cammino di fede delle persone. Ha poi aggiunto che, essendo in corso la causa in Tribunale ogni sua dichiarazione può essere poi riportata ed intesa sempre come un disinteresse delle istituzioni. Ammette che poteva essere tutta un’altra storia…

    Che dire?

    Il nulla. Non ci aspettavamo nulla e il nulla è stato. La chiesa, nella rappresentanza dell’Arcivescovo, ha perso un’altra occasione per esserci vicina, per testimoniare che può esserci un cambio di rotta e una vicinanza alle vittime. Nulla. Ancora una volta.

    Come Arcivescovo non sa cosa fare in questioni di fede? Teme che le sue dichiarazioni possano essere usate? Ma usate come? Non dovrebbe essere un grande esempio di fede per tutti? Colui che guida la Diocesi e avvicina la gente a Dio? Non dovrebbe essere di esempio anche per i suoi sacerdoti?

    Abbiamo terminato l’incontro con l’invito a pensare, magari a contattarci se vuole, non poteva ovviamente risponderci in questa occasione… se non è riuscito a pensarci in 10 anni, magari gli viene un’ispirazione.

    E gli abbiamo consegnato la Lettera scritta e una copia del libro “Chiesa: perché mi fai male?”

    Certo, noi non potevamo tacere.

    Non potevamo tacere come tanti nostri amici, quelli veri, che hanno scelto di non esserci. La scelta di non essere presenti alla S.Messa celebrata da mons. Delpini è stata una decisione di “protesta silenziosa” perché la posizione della Diocesi si è ben delineata nella nostra vicenda: contro la vittima. Ma sono anche stati tanti i presenti alla celebrazione: la chiesa era piena, applausi e canti, il coro. Otto minuti e cinquantanove secondi per la famiglia della vittima, per scrollarci di dosso, e poi la festa con la gente, tutto a posto.

    I cattolici, in particolare in Italia, non sono vicini alle vittime dei preti pedofili:

    • il problema non interessa finché non ti riguarda personalmente?
    • ma ogni tanto ti domandi “cosa avrebbe fatto Gesù Cristo?”

    Sottile la differenza tra “Com’è andata?” e “E tu, come stai?”. Come sto, lo puoi percepire, se vuoi. Altrimenti, non importa. Il “nulla” è anche tuo.

    Cristina Balestrini

  • Un prete attacca le vittime: ma perché?

    Un prete attacca le vittime: ma perché?

    Ancora una volta. Ma quante volte ancora? Le pugnalate alle spalle fanno male, ogni volta la ferita si riapre. Tu che leggi, riesci ad immedesimarti in una vittima di prete pedofilo? Riesci ad immedesimarti in un familiare di una vittima? Forse no, sicuramente no. Non puoi avere idea di quanto la ferita sia profonda.

    Ricevere “quella” mail lapidaria: una sola frase. “VI DA FASTIDIO ANCHE METER?”

    È una mail indirizzata a Rete L’ABUSO, in risposta ad un articolo pubblicato poco prima. Ma non è una mail qualunque, è scritta da un sacerdote. Quelle cinque parole e la sua firma, nulla più.

    “ANCHE” presuppone che alle vittime dia fastidio “altro”. Eh sì, evidentemente per questo sacerdote le vittime, cioè quei bambini o ragazzini abusati (=violentati) dai sacerdoti cattolici, dovrebbero stare zitte e buone, far finta di nulla, stare male e basta, così, gratuitamente, senza alcuna colpa… e invece le vittime qualche volta trovano il coraggio di parlare, di denunciare, di esprimere tutto il loro dolore e disperazione. Ed è a quel punto che la Chiesa le allontana, in mille modi, ma ogni vicenda sembra un copione, una storia che si ripete. L’Associazione Rete L’ABUSO le supporta, le sostiene, le accompagna. Cosa c’è di sbagliato o di scandaloso a denunciare? Non è forse scandaloso e terribile essere chi ABUSA, ovvero il prete? È questo che bisogna tacere? Quanta ipocrisia in quell’ “anche”.

    Questo prete ha mai parlato con una vittima? Ha mai vissuto con qualcuno che ha più volte tentato di suicidarsi perché il dolore e la disperazione erano troppo grandi?

    Un prete che ha il coraggio di scrivere che alle vittime “dà fastidio” lo sporco che c’è nella chiesa, impressionante! A lui invece va bene così?

    Perché, se non è ancora chiaro, è bene chiarire. NON SONO LE VITTIME CHE ATTACCANO LA CHIESA, bensì il contrario: È LA CHIESA CHE ATTACCA LE VITTIME E SI SCHIERA CON IL PRETE PEDOFILO.

    Questo accade praticamente sempre, soprattutto quando la vittima trova il coraggio di denunciare e si arriva al processo in Tribunale.

    Come cattolica, praticante, mamma di una vittima di un prete pedofilo, non posso tacere. Quando ho conosciuto, qualche anno fa, questa Associazione, ho fatto subito una domanda a Francesco Zanardi: “Guardi che io sono credente e voglio continuare ad esserlo. Se questo è un problema, o se la finalità dell’Associazione è un attacco alla Chiesa cattolica, io non posso e non voglio farne parte”.

    Alle rassicurazioni hanno fatto seguito i fatti concreti di ogni giorno, e in un tempo ragionevolmente breve ho avuto la possibilità di sentirmi assolutamente a mio agio, compresa e accolta, tanto da ricevere la proposta di far parte dei Soci Volontari attivi, e di scrivere la biografia di Francesco Zanardi. La mia Fede non è stata giudicata o intaccata in alcun modo, ma ho scelto di non chiudere gli occhi. Nella Chiesa il Male è tanto, quel Male che percepisci in OGNI racconto di ogni vittima, quel Male che viene tollerato e coperto dalle gerarchie ecclesiastiche nonostante i proclami di cambiamento che vengono sbandierati dalla stampa che non approfondisce. È questo il Male che “dà fastidio” (per usare le parole di quel sacerdote) alle vittime, non la Chiesa stessa o la Fede.

    È un sogno sperare che un giorno i preti non pedofili si prendano cura delle vittime, accolgano il loro dolore e prendano posizione denunciando i loro “colleghi” che compiono reati?

    È un sogno sperare che non vi siano più Parrocchie che organizzano fiaccolate in sostegno del prete pedofilo passando sotto le finestre della vittima?

    Non si può tacere. Scegliere di chiudere gli occhi o di girarsi dall’altra parte, così come schierarsi dalla parte del prete a priori, fa male a tutti. Gesù Cristo ha parlato di macina al collo, non si può cancellare questa pagina di Vangelo.

    Cristina Balestrini

  • SECONDA LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    SECONDA LETTERA APERTA ALL’ARCIVESCOVO DI MILANO, MONS. MARIO DELPINI

    Sua eccellenza Arcivescovo Mario Delpini

    a distanza di quasi un anno dalla precedente lettera aperta che Le avevamo scritto, alla quale ha fatto seguito un disarmante silenzio, credo sia importante provare a dar voce a chi, nonostante i continui proclami, è totalmente escluso dalla Chiesa.
    A maggio dello scorso anno iniziavamo a scriverLe così:
    “dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di don Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi.
    Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta.
    Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi.”
    Nessuna risposta abbiamo ricevuto. Forse non ne siamo degni, forse siamo solo un fastidio, forse le vittime dei preti pedofili non meritano alcuna attenzione – non “pretendo” che qualcuno chieda loro scusa – forse la Chiesa spera solo che se ne vadano, e preferibilmente senza fare troppo rumore.
    Ma fa più rumore il Suo silenzio, perché è un silenzio assordante.
    Siamo nella Settimana Santa, o Settimana Autentica: una strana settimana Santa in tempo di pandemia. Il “popolo” non potrà nemmeno accedere alle celebrazioni liturgiche. Ma le vittime sono già state “cacciate” dalla Chiesa, ben prima della pandemia e della chiusura delle Chiese. Alle vittime dei preti pedofili è stata chiusa la porta della Fede… ma sa, mons. Delpini, le vittime non hanno perso la fede a causa dell’abuso sessuale subìto. No.
    Le vittime dei preti pedofili hanno perso la Fede a causa della Chiesa. So che sto facendo una affermazione forte ma, purtroppo, è esattamente quello che abbiamo vissuto nella mia famiglia e che rivedo e riconosco in ogni vittima che incontro facendo volontariato nell’Associazione Rete L’ABUSO. Non il prete pedofilo ha allontanato la vittima da Dio: è stato il comportamento dei vertici della chiesa, sia nei Tribunali – schierandosi SEMPRE dalla parte del prete pedofilo – sia da un punto di vista umano, che ha allontanato le vittime da Dio. Quante volte un Vescovo, come Lei per esempio, avrebbe potuto esprimere personalmente la sua vicinanza ad ogni vittima di prete pedofilo della propria diocesi? Tante occasioni perse. Tante occasioni che, non colte, hanno contribuito a chiudere le vittime fuori dalla porta delle chiese.
    Il Venerdì Santo. Le vittime dei preti pedofili sono ai piedi della Croce. Invisibili. Silenziose. Da sole. Solo chi vive con loro ha in mente quale possa essere la profonda ferita che è stata inferta alla loro anima.
    Strana Santa Pasqua sarà quest’anno. Santa Messa per televisione: per me un grande dolore, che vivo ogni domenica da sei settimane, cioè quello di non poter ricevere Gesù Eucaristico se non attraverso la Comunione Spirituale; ma anche un grande vantaggio: poter azzerare il volume della tv durante l’omelia!
    Il mio cuore piange, non vi è ancora la possibilità di vivere la Resurrezione nelle case delle vittime dei preti pedofili.
    Buone Feste
    Cristina Balestrini, mamma della vittima di don Mauro Galli

  • Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    In questi giorni è stato rilanciato sui social un articolo apparso su “Credere” e “Famiglia Cristiana” di un anno fa. Da quando la mia famiglia ha scelto di uscire dall’anonimato e di metterci la faccia, è abbastanza frequente essere contattati tramite i social e ricevere vari commenti o messaggi di solidarietà.

    Questa volta però mi ha scritto un ragazzo, anche lui vittima di un prete pedofilo. Lo ha colpito l’articolo di Famiglia Cristiana e mi scrive che, forse, i tempi sono cambiati: nel 2008 lui aveva contattato la rivista scrivendo una lettera alla rubrica “Colloqui con il padre” in risposta ad un’altra testimonianza di un ragazzo anch’egli vittima. Mi dice, però, che la sua lettera non è mai stata pubblicata e ha ricevuto una banale risposta privata solo dopo ben cinque solleciti da parte sua.

    Mi ha mandato la sua lettera scritta allora, rimasta un grido inascoltato, rimasta un insieme di parole destinate a nessuno, parole cariche di dolore, amarezza, profonda ingiustizia… impossibile non immedesimarsi mentre si legge riga per riga questo scritto.

    Provo un sentimento di profonda indignazione pensando all’indifferenza che ha circondato questo ragazzo, allora appena vent’enne. Mi domando come sia stato possibile ignorare, da parte di una rivista che si dice cattolica, uno scritto così profondo e vero. Quanto male si può fare agendo con superficialità! Quanto ciascuno dovrà rispondere di ciò che fa o sceglie di non fare! Da cattolica conosco molto bene le parole di Gesù “..ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me…” (Matteo 25,45).

    È un dolore immenso riconoscere il male che la chiesa riesce a fare ai suoi figli! Come la Chiesa accoglie e si occupa delle vittime dei preti pedofili? A parole molto bene, parole vuote blaterate sempre in generale: quando poi si parla DAVVERO con ogni vittima CONCRETA, ci si rende conto della distanza abissale tra le parole e i fatti. Non c’è nulla da fare: le vittime sono scomode perché scoprono un nervo doloroso, mettono in luce una parte della chiesa che la chiesa stessa preferisce nascondere sotto il tappeto.

    E i cattolici? Quando si schiereranno dalla parte delle vittime? Difendere i preti pedofili fa male a tutti, Chiesa compresa…

    Ecco la lettera che Famiglia Cristiana non ha mai pubblicato:

    “Sono contento che il Papa abbia chiesto scusa e si sia pubblicamente vergognato della “feccia” che imbratta il buon nome e la credibilità di “Santa Madre Chiesa”, ciò nonostante non posso che essere deluso e sdegnato.

    Il motivo è semplice: sono un ragazzo di 20 anni; come l’autore della lettera pubblicata sul n°18 (4/05/2008), anch’io sono stato fino a poco tempo fa chierichetto, animatore di un gruppo post-cresima, ecc., e anch’io sono stato molestato dall’attuale parroco della parrocchia in cui sono nato e cresciuto e che ho frequentato fino a non molto tempo fa. A differenza sua, però, io ho continuato a frequentare la parrocchia fino a qualche mese fa.

    I fatti succedono fra tre e quattro anni fa, quando avevo circa 17 anni. Per un anno e mezzo, seguendo quella “carità cristiana” che voi tutti ci insegnate, ho tenuto per me la cosa, cercando di dimenticare (perdonare sarebbe un po’ troppo). Dopo, non potendone più dei continui tentativi di “approccio” da parte del suddetto prete, decido di parlarne con i miei, che, sempre mossi dalla “carità cristiana”, mi esortano a perdonare e sforzarmi di continuare a svolgere i miei incarichi in parrocchia (forse sottovalutando un po’ il problema). Nel frattempo, essendo un grande amico di famiglia, il suddetto ne approfitta per convincere i miei del fatto che non solo non ha fatto nulla di ciò di cui lo accuso, ma che anzi sta difendendomi da alcuni miei ex amici (messimi contro da lui stesso). Tutto questo fino a qualche mese fa, quando vari altri fatti fanno finalmente aprire gli occhi anche ai miei su quanto quest’uomo sia viscido, falso e malato. Decido quindi di andare a denunciare i fatti alle autorità competenti, nella fattispecie Vescovo e Vicario. Ci si aspetterebbe come minimo di essere presi un po’ sul serio, e invece no! Il Vescovo, mentre (non facilmente tra l’altro) riferisco il tutto, non trova di meglio da fare se non sminuire, fino a quasi ridere su alcune delle cose denunciate! A questi colloqui sono seguite diverse lettere, tutte accuratamente e deliberatamente ignorate.

    Nel frattempo il “prete” in questione, sentendo puzza di guai (poiché la cosa, una volta denunciata, è chiaro che si sarebbe saputa), ha iniziato a lanciare calunnie sempre più pesanti su me, la mia famiglia e chi ci è vicino, tanto da dire, ad esempio, ai genitori di un amico di mio fratello, un ragazzino quattordicenne al corrente di tutto, che questo ragazzino è indemoniato! Più altre innumerevoli, cose di cui il vescovo è stato sempre prontamente messo al corrente, ma ha continuato a far finta di nulla.

    È questo l’aiuto che la Chiesa dà alle vittime?? È così che pagano i colpevoli?

    Un po’ di tempo fa ho visto il documentario della BBC “Sex crimes and Vatican”, che (come saprete) denuncia lo scandalo dei preti pedofili e soprattutto l’atteggiamento della chiesa nei confronti di questi fatti. Devo dire che in un primo momento io stesso l’ho trovato esagerato, ma mi sono dovuto ricredere dopo aver toccato con mano la politica di “Santa Madre Chiesa”! Vi si chiede aiuto, e non certo su roba da ridere, e voi cosa fate? Se va bene sminuite, altrimenti IGNORATE!!!!  Per otto mesi, nonostante per me fosse chiaro che il nostro appello non era stato ascoltato, abbiamo continuato a sperare in un qualsiasi movimento, in una qualsiasi cosa ci potesse far capire che non eravamo, che non ero solo! E invece ancora una volta voi (in quanto Chiesa) avete fallito!

    Io non credo più in una istituzione che si fregia del nome di Sposa di Cristo e poi non è altro che un ammasso di bugie, di esteriorità, di facciata, di IPOCRISIA allo stato puro!

    Questo stesso “prete” è quello che più e più e più volte giurava l’evidente falso sul Crocifisso! A volte persino sull’Eucaristia, ciò che di più sacro dovrebbe esistere per un cristiano! È quello che più e più volte ho visto con i miei occhi strusciarsi con ragazzine neppure maggiorenni per poi, quando glielo si faceva notare, giurare che quelli erano “abbracci paterni”, o che chi glielo faceva notare era geloso! Che praticava, senza averne la minima autorizzazione, esorcismi su ragazzini (sia su di me che, più volte, su un dodicenne)! Anche di questo il Vescovo era informato.

    Tralascio poi gli anni di violenze psicologiche e ricatti morali soprattutto a me, ma anche ad altri a me vicini.

    La chiesa ha perso la sua credibilità. Ho visto da parte di molti rappresentanti del clero tante di quelle incoerenze ed ipocrisie da esserne nauseato: l’utilizzo di Gesù Cristo secondo i propri comodi, l’appellarsi alla “carità cristiana” e al “perdono fraterno” quando non si hanno altri metodi per giustificare il proprio comportamento, gli spergiuri in nome di Cristo, il riempirsi la bocca di splendide parole dal pulpito per fare l’esatto opposto non appena scesi dall’altare, e ce ne sarebbero a non finire! Voi preti sarete pure umani, ma siete tenuti almeno a CREDERE in quello che fate, ad avere un po’ di coerenza nel nome di Colui che proclamate!

    Ho invece la netta sensazione che fare il “prete” al giorno d’oggi sia solo un modo per avere la pagnotta assicurata, e, cosa da non sottovalutare, la protezione della Chiesa, che, diciamolo, è una MAFIA legalizzata! È un’istituzione che non ha a cuore gli altri come proclama, ma solo ed esclusivamente se stessa, ha come unico obiettivo l’autoprotezione!

    Non voglio naturalmente generalizzare, c’è ancora chi crede in quello che fa, qualcuno lo conosco personalmente…

    E una postilla a lei, caro padre: noi che critichiamo “Santa Madre Chiesa” siamo duri nel criticare perché analizziamo con onestà e franchezza ciò che non va. Sarebbe ora che iniziaste anche voi a non indulgere più verso voi stessi.

    Lettera firmata”
    Cristina Balestrini