Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Cristina Balestrini

  • “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    “SE NON AVESSI AVUTO VOI, IO A QUEST’ORA NON SAREI QUI”

    La frase scelta come “titolo” di quello che sto per scrivervi, è quella che mi ha detto mio figlio qualche giorno fa. Quando l’ha pronunciata il mio cuore si è raggelato, e nello stesso tempo mi ha restituito una responsabilità positiva sulla quale vorrei riflettere.

    Perché sto scrivendo all’Associazione ReteL’ABUSO?

    Perché sono la mamma di un ragazzo che alcuni anni fa è stato abusato da un sacerdote, un “caso” (strano definire un “caso” mio figlio) seguito da questa Associazione.

    “Io a quest’ora non sarei qui”. Una frase che significa esattamente quello che descrive, con la concretezza e la crudezza che rappresenta … non si parla ovviamente di “un trasferimento all’estero” ma di suicidio.

    Mio figlio ha tentato quattro volte di suicidarsi dopo l’abuso, a distanza di alcuni anni dall’abuso, quando ha iniziato a realizzare che il malessere che progressivamente lo stava devastando, era collegato all’abuso.

    Cosa significa essere genitore di un ragazzino che subisce un abuso sessuale da parte di un sacerdote?

    La frase di mio figlio di qualche giorno fa mi ha posto davanti, tutto in una volta, il ruolo che mio marito ed io abbiamo avuto per lui in questi lunghi anni, e che tuttora abbiamo.

    Il livello di sofferenza che viene espresso è enorme, chi non ci è passato non può, per fortuna, capire fino in fondo.

    E non sempre una vittima “può permettersi il lusso” di esprimere tutto il suo dolore, perché non sempre ha accanto qualcuno che lo possa accogliere.

    Penso a tutte le famiglie che, per mille difficoltà, non hanno la possibilità di sostenere, supportare e sopportare, accogliere, gestire, comprendere e affrontare tutto quello che comporta vivere ogni giorno con chi ha subito un abuso. Parliamo di bambini e ragazzini che soffrono indicibilmente, che non hanno voce per dirlo, che esprimono un malessere che sembra inspiegabile ma che devasta ogni angolo della loro personalità.

    Come si fa ad essere un genitore perfetto? Non si può. Ognuno fa quello che riesce, ogni famiglia ha la sua storia, le sue difficoltà e i suoi valori. Non si può generalizzare. Spesso il prete pedofilo sceglie i bambini o i ragazzini di famiglie già in difficoltà, di famiglie che non hanno risorse (e non parlo solo di risorse economiche bensì soprattutto psicologiche), famiglie che fanno parte di quella povertà silenziosa, discreta, onesta, che mai oserebbe pensare che un ministro di Dio, al quale magari hanno affidato il proprio figlio, possa fare tanto male. Il prete pedofilo sceglie la preda. A distanza di anni, e conoscendo altre vittime, ho approfondito questo pensiero.

    E la famiglia si ritrova ancora più sola. Sola a dover gestire un immenso dolore, incompreso dai più.

    Noi abbiamo avuto momenti di alti e bassi, spesso ci siamo ritrovati soli: solo i parenti stretti e pochi amici “che sapevano”.

     Soffrire senza poter raccontare il proprio dolore, sapendo di non essere compresi quando si prova a farlo, non è facile.

    La vita di chi subisce un abuso sessuale è una vita inevitabilmente in salita. E così anche la vita della sua famiglia.

    Tutto questo finché non ci si decide: non deve più essere un “segreto”, si denuncia. Se ne può parlare, si può cominciare a uscire da un silenzio assordante.

    Affiancare un minore che denuncia richiede un grande supporto, la famiglia deve essere attenta e  disponibile praticamente 24 ore al giorno. E dunque anche la famiglia va aiutata.

    Non ci siamo sentiti soli, è stato fondamentale chiedere aiuto, affidarsi. Questo non significa che la nostra fatica è stata attenuata, ma poterla condividere è stato importantissimo. Aiuti di diverso tipo abbiamo ricevuto: psicologici, spirituali, umani.

    Uscire dalla solitudine è fondamentale.

    Uno dei supporti maggiori l’abbiamo ricevuto da questa Associazione: poter parlare con qualcuno “che ci è passato” restituisce la certezza emotiva di sentirsi capiti in profondità, quella comprensione che non ha bisogno di tante parole o di tanti discorsi, quella possibilità concreta di sapere che “puoi contare su qualcun altro davvero”.

    Essere un genitore che ha ricevuto tanto, fa nascere in me il desiderio e la disponibilità concreta di poter essere, senza ambizioni, un semplice  strumento di ascolto e di vicinanza per altri genitori che, come me, si trovano ad affrontare un dolore così grande e profondo. Sarebbe bello, all’interno dell’Associazione, costituire un gruppo di auto-aiuto, di supporto, di ascolto, tra genitori; poter condividere qualcosa sapendo che, dall’altra parte, qualcuno ti capisce davvero. Chissà…

    Una mamma (lettera firmata)

  • “CANCELLIAMO” LA BAMBINA – RIFLESSIONI

    “CANCELLIAMO” LA BAMBINA – RIFLESSIONI

    Buongiorno, leggendo uno degli ultimi articoli da voi postati, “Bimba abusata all’oratorio. Ma l’indagato non è pericoloso socialmente” mi sorgono spontanee alcune riflessioni.

    Premetto che non conosco nulla in più della situazione riportata nell’articolo, e non mi riguarda direttamente ma, come cattolica, ho bene in mente le realtà di Parrocchia o Oratorio poiché le frequento regolarmente e, purtroppo, anche nella mia Parrocchia vi sono stati tre casi di sacerdoti che hanno abusato sessualmente di minori.

    Qui la realtà processuale ha avuto il suo corso, il Gup ha concluso l’udienza preliminare con il proscioglimento: e questa è una realtà. Un approfondimento potrebbe essere utile ma, ripeto, ho solo le informazioni segnalate nell’articolo. Per esempio non è specificato se nella Perizia del Consulente del Tribunale hanno partecipato anche i periti di parte, ovvero dei consulenti nominati anche dalla vittima, visto che la perizia sembra essere il documento che ha reso possibile il proscioglimento dell’accusa. Ma è chiaro che un perito di parte va pagato e, non sempre le vittime sono in grado di sopportare le spese processuali e medico-legali.

    Un’altra informazione mancante, ma a mio parere indispensabile, è la valutazione della capacità di testimoniare della vittima. Se la vittima fosse credibile, se fosse in grado di raccontare quello che è successo, (al di là della imputabilità di chi avrebbe commesso il fatto), e non avesse avuto la possibilità di farlo attraverso l’incidente probatorio, mancherebbe tutto un pezzo.

    La vittima viene “cancellata” in questo articolo. Così come è stata “cancellata” dall’ambiente in cui stava crescendo, l’oratorio.

    La dichiarazione di soddisfazione della difesa del presunto molestatore è emblematica “Vorrei sottolineare come tutto il personale e i volontari della parrocchia abbiano sempre preso le difese del mio assistito, chiedendo al parroco di non impedirgli di andare a prestare la propria attività di sempre. Evidentemente, conoscendolo bene, potevano apprezzarne la assenza assoluta di pericolosità. Sono contenta sia stata restituita un po’ di serenità a questo “bambinone”. Perché questo è, un bambinone innocuo”.

    Ora pongo alcune domande prima di tutto a me stessa, se capitasse a me di essere interrogata rispetto a qualcuno della mia Parrocchia accusato di molestie sessuali.

    • Come potrei affermare di conoscere così bene una persona da escludere che possa aver fatto qualcosa quando io non ero presente?
    • È sufficiente provare della tenerezza per un “bambinone” per avere la certezza che non sia successo nulla e per testimoniarlo?
    • Sarei esperta nella conoscenza di come vive la propria sessualità una persona con un ritardo mentale, tanto da escludere che possa in qualche modo averla agita con una bambina?
    • Come potrei affermare l’assenza di assoluta pericolosità? Con quali elementi oggettivi? Forse solo perché a me non ha fatto nulla?
    • Non sarebbe forse un falso perbenismo? “Il solo pensiero che possa essere accaduto davvero fa star male” e dunque non riesco nemmeno a prendere in considerazione questa possibilità e la escludo?
    • Perché una bambina di otto/nove anni dovrebbe inventarsi tutto questo?
    • Ho idea di cosa comporta, psicologicamente, aver subito un abuso sessuale?
    • Ho idea di quali siano le conseguenze di una sindrome post-traumatica per tutta la vita?

    Ho idea di quali siano le conseguenze del fatto di non essere creduti?

    Probabilmente questo “bambinone” davvero non si è reso conto di quello che stava facendo, e probabilmente è corretto che non sia imputabile di alcun reato, ma negare il “problema” e non affrontarlo non serve a nessuno.

    E se dovesse capitare ancora?

    Chi si sentirebbe moralmente responsabile?

    Come cattolici dovremmo smetterla di pensare che il Male non esista o che sia sempre altrove. Il Bene è bene e il Male è male, anche dentro la Chiesa. E, proprio per amore della Chiesa affrontiamolo: il perbenismo che nega la realtà genera solo altro male e, a quel punto, ognuno è responsabile del proprio pezzo di storia, anche verso gli altri.

    Lettera firmata

  • “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo” Parola di Papa Francesco.

    Ormai i proclami di Papa Francesco sugli abusi sessuali, la pedopornografia, la tolleranza zero della chiesa sono QUOTIDIANI e sembrano più importanti del Vangelo.

    Non sto parlando a caso: è sufficiente impostare un alert sulla propria casella di posta elettronica con l’etichetta “Papa Francesco” per rendersi conto della portata di questo fenomeno. Più della metà delle notizie riportate dai media OGNI GIORNO riguardano discorsi che il Papa fa in ogni occasione per sbandierare da ogni punto di vista quello che la Chiesa starebbe facendo nella lotta alla pedofilia dei preti. Quindi qual è il problema? Così sembra una realtà assolutamente fantastica, meravigliosa: finalmente un Papa che mette a posto le cose!

    Già.

    Se non si approfondisce il problema, se si rimane in superficie, se ci si affida solo alle notizie meravigliose che praticamente tutta la stampa ci offre senza il minimo senso critico, si ha una visione assolutamente parziale, di facciata, che non corrisponde alla realtà. Solo in Italia siamo quasi in 700 persone, vittime di preti pedofili, ad esserci rivolte ad Associazioni specifiche (come Rete L’Abuso), ma siamo solo la punta di un iceberg. Perché siamo la punta di un iceberg? Perché è difficilissimo trovare il coraggio di denunciare, perché prima di arrivare alla consapevolezza che tutti i malesseri devastanti successivi all’abuso sessuale sono una conseguenza di esso, passano anni, dolorosissimi anni, e spesso il reato cade in prescrizione … perché la quasi totalità delle vittime è cattolica e non concepisce la possibilità di denunciare un sacerdote, si affida ai Tribunali Ecclesiastici fidandosi … perché una  vittima viene spesso giudicata come quella che in qualche modo è la “causa” della “caduta” del sacerdote… perché una vittima non viene creduta, viene giudicata da cattolici benpensanti che “metterebbero la mano sul fuoco” per difendere il prete (per fortuna questo non sempre avviene dai veri amici con i quali si condivide davvero un percorso di fede, anzi vi è un sostegno dalla comunità parrocchiale)… ma è comunque complicato e doloroso arrivare alla denuncia e dunque siamo davvero la punta di un iceberg.

    Ogni vittima ha la sua storia, praticamente ognuno ha scritto al Papa, ognuno aveva grandi aspettative di essere ascoltato, accolto, capito, aiutato. NESSUNO ha ricevuto risposta, nessuno.

    Per una vittima, o per un familiare di una vittima come me, leggere OGNI GIORNO i proclami del Papa, i continui annunci su ogni giornale, di questa lotta alla pedofilia che NEL CONCRETO E’ INESISTENTE, rappresenta un dolore continuo, una ferita che si apre ogni giorno. La realtà è ben diversa da quella che racconta il Papa e che I GIORNALISTI SI PRESTANO A RACCONTARE. Per le vittime non c’è nulla, nessuna attenzione, nessun aiuto concreto, nessun supporto. Solo, sempre e soltanto belle parole: parole che ogni volta sono come una spada affilata. Parole di cui siamo stufi.

    Leggere: “In moltissime occasioni e in tanti Paesi i miei occhi incontrano quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti.. essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti noi conosciamo e che ci tocca in fondo al cuore… che cosa facciamo noi perché questi bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza?” fa pensare che Papa Francesco non ha mai incontrato gli occhi di un bambino abusato da un prete, non ha mai incontrato gli occhi di un bambino mentre fa la sua deposizione in Tribunale incalzato dall’avvocato che difende il prete pedofilo, non ha mai guardato gli occhi di un bambino che ha costantemente gli incubi notturni dopo l’abuso, non ha mai guardato gli occhi di un adolescente mentre dice “non so se credere in Dio ma certamente non credo più in questa chiesa marcia!” e non va più a Messa a causa di un prete… forse Papa Francesco dovrebbe GUARDARSI UN PO’ PIU’ INTORNO prima di scrivere e dichiarare banalità che risultano essere solo offensive.

    Quanti giornalisti si sono presi la briga di raccontare “il rovescio della medaglia”?

    Quanti giornalisti hanno almeno cercato di approfondire il problema?

    Quanti giornalisti hanno sentito il parere delle vittime o dei familiari?

    Quanti giornalisti hanno verificato seriamente se quanto annunciato, proclamato o promesso dal Papa fosse poi effettivamente messo in pratica?

    Quanti giornalisti hanno sentito le Associazioni delle vittime che davvero conoscono a fondo la realtà?

    CERTO: E’ PIU’ FACILE RIPORTARE PAROLA PER PAROLA CIO’ CHE DICHIARA IL PAPA, FARE IL COPIA-INCOLLA DI OGNI DISCORSO, DIFFONDERLO IL PIU’ POSSIBILE…

    Forse ci si aspetterebbe qualcosa in più, qualcosa di più serio e intellettualmente onesto.

    Un lettore cattolico, padre di una vittima