Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Cristina Balestrini

  • E LE VITTIME? – Papa Francesco e la “cosetta cilena”

    E LE VITTIME? – Papa Francesco e la “cosetta cilena”

    Sfogliando i vari quotidiani di questi giorni, e seguendo le vicende legate alla pedofilia clericale, non ho potuto fare a meno di notare questo articolo apparso su Il Foglio on-line di ieri (24 giugno 2018).

    Colpisce profondamente la superficialità e la freddezza con la quale viene affrontato questo “problema” da parte di un vescovo: si parla del “peggio che è passato”, del card. Ezzati che “non può restare in sella” per non far “saltare l’operazione-pulizia”, della nomina dei nuovi vescovi in Cile dopo l’estate per andarci “con i piedi di piombo” perché lì “la gente li impiccherebbe”, bisogna “lasciar decantare le situazioni”.

    Nemmeno mezza parola per le vittime. Non dico un paragrafo o una intera frase, un pensiero compiuto per le vittime: nemmeno mezza parola! Tutto un discorso centrato soltanto sull’apparenza, sul salvare la faccia, sulla protezione del buon nome dell’istituzione. Nell’articolo non si nomina l’interlocutore del giornalista ma, chiunque sia, rende bene l’idea di come viene affrontato il “problema”: aspettare che le acque si calmino e fare qualcosa che abbia la parvenza di un intervento, far saltare qualche testa, sacrificarla, e tutto resta come prima. Triste.

    Tutto questo fa pensare che non vi sia la volontà di affrontare seriamente il problema, eppure le soluzioni sarebbero anche “facili”. Basterebbe chiedere alle vittime, che sono ben “informate” di come sia complesso il problema, perché loro lo sanno sulla loro pelle, non hanno bisogno di “studiare” o “analizzare” il problema, non hanno bisogno di mandare illustri ispettori.

    Abusare di un minore è un reato, il reato va denunciato alla Magistratura che farà le sue indagini ed istituirà un giusto processo. Chi compie un reato ne deve rispondere davanti alla legge. Chi è a conoscenza di un reato e non lo denuncia, ne è altrettanto colpevole se il reato viene reiterato, poiché poteva impedirlo e non lo ha fatto. Un reato che provoca un danno prevede che il danno venga risarcito. Non sembra difficile tutto questo!

    Vi è poi l’ulteriore aggravante della questione “morale”. Un prete che si macchia di un reato è sicuramente colpevole anche di un peccato gravissimo. E, se vogliamo credere davvero, da cattolici, che tutti possono salvarsi se si pentono e riparano, non è difficile nemmeno qui affrontare il problema: il sacerdote va aiutato a prender coscienza del gravissimo peccato che ha commesso, va aiutato a autodenunciarsi alla giustizia civile (se non è pronto a farlo da solo, provvederà il suo padre spirituale che, immaginiamo, voglia davvero si suo bene, ovvero la sua salvezza!), va aiutato ad affrontare il processo nella verità, va accompagnato in un percorso psicologico di aiuto, va affiancato nel riconoscimento del giusto risarcimento alla vittima, va affiancato nell’affrontare anche il processo canonico e le sue conseguenze. Anche tutto questo non sembra difficile!

    Eppure la realtà ecclesiastica è ben lontana. Le vittime sono una “scocciatura”… bisogna lasciar “calmare le acque”, come viene detto nell’articolo che qui sto commentando. Triste e disarmante. E il prete pedofilo, spostato in altra realtà, continua a fare altre vittime. E sembra andar bene a tutti, altrimenti non si comprende perché non si intervenga davvero drasticamente, con chiarezza.

    Ci sono preti che non condividono il comportamento della gerarchia ecclesiastica, ma rimangono in un silenzio assordante, non si sente la loro voce, e questo lascia pensare che siano “casi isolati”. E se non sono casi isolati perché non si sente la loro voce all’interno della Chiesa? Perché non si ha notizia di un solo sacerdote o vescovo che denunci un prete pedofilo? Perché non si ha notizia che siano i preti stessi a scandalizzarsi della gestione del problema della pedofilia? Questo le vittime non lo comprendono proprio.

    Il desiderio più grande, per ogni vittima, è quello di pensare che il dramma che ha devastato la sua vita, non si riproponga ad altri. Per sé stesso non può fare nulla per tornare indietro nel tempo: può solo continuare a vivere da sopravvissuto, con enorme fatica, una fatica inimmaginabile per chi non ci è passato o non vive a contatto con una vittima. Può solo lottare affinché altri vengano salvati da questo disastro. Nulla più.

    Una mamma cattolica (lettera firmata)

  • SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    #iostocondiego

    Diego Esposito, una delle presunte vittime di Don Silverio Mura, per sabato23 giugno ore 10 ha organizzato una “manifestazione pacifica”, autorizzata, davanti al Duomo di Napoli.

    Da gennaio del 2018 ha intrapreso due volte lo sciopero della fame, sempre interrotto in seguito a promesse che avrebbe ricevuto da Papa Francesco per risolvere la sua situazione. Diego denuncia da otto anni un reato che per la legge italiana risulta prescritto, ma per la legge di Dio no. Con caparbietà chiede di essere ascoltato, chiede che qualcuno prenda a cuore la sua situazione e gli dia risposte.

    Pochi giorni fa ha avuto una breve udienza privata con Papa Francesco che lo avrebbe esortato ad “andare avanti”, e Diego ha inteso prendere in parola il Papa: ovvero proseguire nella sua lotta pacifica affinché chi ha insabbiato il suo caso, il card. Crescenzio Sepe, si ravveda e faccia un passo indietro, così come è avvenuto per i Vescovi del Cile.

    Due giorni dopo l’udienza, Diego ha perso il figlio diciottenne in un incidente stradale, e questo immenso dolore ha solo acuito una ferita che già era sanguinante. Ora ha il rammarico di non aver fatto abbastanza per il figlio, ha il dubbio atroce di aver caricato anche sul figlio, negli ultimi otto anni, il peso del suo malessere e del suo dolore.

    Cosa deve fare una vittima per essere ascoltata? Cosa deve fare una vittima per essere presa sul serio? In Vaticano qualcuno ha idea del malessere e del dolore che devasta la vita di una vittima? Qualcuno in Vaticano e nella chiesa di tutto il mondo ha idea di come tutta la famiglia di una vittima paghi un prezzo altissimo per affrontare il dolore? Un dolore gratuito, evitabile…

    Quando la Chiesa, prenderà davvero sul serio la piaga della pedofilia dei suoi sacerdoti? Quando i sacerdoti pedofili prenderanno coscienza del male che fanno e si sottoporranno alla giustizia? Quando cambierà il metodo, diffuso in tutto il mondo, di insabbiare e nascondere i casi di abuso? Quando qualcuno penserà davvero alle vittime e non a “salvare l’istituzione”? Quando i responsabili degli insabbiamenti ne risponderanno personalmente davvero?

    Queste sono le domande che Diego ha nel cuore, come ogni altra vittima… chiede soltanto giustizia, chiede che qualcuno gli risponda seriamente. E lo domanderà sabato mattina, davanti al Duomo di Napoli.

    Una delle Mamme della Rete, a nome di altre vittime e familiari

  • CILE – Le decisioni del Papa: finora il parto di un topolino

    CILE – Le decisioni del Papa: finora il parto di un topolino

    Da gennaio 2018, chi in qualche modo è coinvolto o interessato al tema della pedofilia nella Chiesa, sta seguendo con molta attenzione la vicenda del Cile che non sto qui a riassumere.

    Anche in ambienti cattolici (parrocchie), si evidenziano due posizioni molto nette: c’è chi “difende” a priori la Chiesa credendo, in buona fede (?), che il tema della pedofilia sia circoscritto e che venga amplificato solo come “attacco” alla Chiesa stessa; ma c’è anche chi, più o meno timidamente, comincia ad informarsi, a seguire le notizie, a chiedere a chi ne sa qualcosa perché, suo malgrado, ci è passato o conosce bene situazioni a lui vicine.

    Questa seconda categoria è quella più interessata ad approfondire, ed è anche quella più determinata a far luce sulle enormi ombre che qualcuno vuol far calare sulla verità.

    Dunque sul Cile era attesissima la decisione di Papa Francesco in seguito alle dimissioni di tutta la conferenza episcopale cilena: 34 vescovi avevano scritto e consegnato al pontefice la rinuncia al loro incarico dopo la convocazione in Vaticano di poche settimane fa.

    Dunque?

    È di oggi la notizia apparsa sul Vatican News: PAPA FRANCESCO ACCETTA LA RINUNCIA DI TRE VESCOVI IN CILE. Grande notizia!  Finalmente il Papa inizia a mettere in pratica la sua TOLLERANZA ZERO, finalmente inizia la lotta seria contro i preti pedofili e chi li protegge, finalmente i piccoli saranno difesi dalla Chiesa!

    Sì, questo è quello che un cattolico si immagina con quel titolo e conoscendo i retroscena di tutta la vicenda.

    Ma leggendo l’articolo la sorpresa è una ennesima delusione: mons. Cristián Caro Cordero “è stato dimesso” per raggiunti limiti di età, così come il “collega” mons. Gonzalo Duarte García De Cortázar. Il terzo vescovo è mons. Juan Barros Madrid, quello che avrebbe dato maggior scandalo nella copertura del pedofilo Karadima: che fine farà? L’articolo dice che “prenderà un anno sabbatico”.

    Da cattolica mi chiedo, e con me se lo chiedono davvero in tanti ormai, che gusto ci trova Papa Francesco ad essere sempre meno credibile?

    Questa lotta alla pedofilia (= lottare per proteggere i piccoli! Non stiamo parlando d’altro, accidenti!), che viene tanto decantata, A PAROLE, dalla famosa “Tolleranza Zero” di Papa Francesco, in cosa si tradurrebbe in concreto?

    Si traduce in UN ANNO SABBATICO: peggio di così non si poteva nemmeno lontanamente immaginare. Vite di decine e decine di bambini rovinate… un anno sabbatico… UNA PRESA IN GIRO DEVASTANTE. Ma non per chi è già vittima: per la Chiesa stessa!

    E il Tribunale per i Vescovi insabbiatori?

    E il Motu Proprio “Come una madre amorevole” scritto proprio da Papa Francesco?

    Sempre e soltanto tante, tantissime, innumerevoli belle parole…

    Quanti giornali AVRANNO IL CORAGGIO di commentare questo ultimo intervento del Papa? Tutti pronti a scrivere e riportare ogni cosa detta da Papa Francesco: ma quanti poi verificano cosa effettivamente viene fatto di quanto detto e scritto?

    Una mamma cattolica

    (lettera firmata)

  • #papaascoltadiego #iostocondiego Diego Esposito interrompe lo sciopero della fame e chiede il silenzio stampa.

    #papaascoltadiego #iostocondiego Diego Esposito interrompe lo sciopero della fame e chiede il silenzio stampa.

    Diego Esposito ha comunicato oggi all’associazione e alle mamme che in questi giorni attraverso la Rete lo hanno sostenuto, che ha deciso di interrompere la sua protesta civile e non violenta.

    Malgrado l’apparente determinazione iniziale ha deciso di rinunciare e malgrado sfuggano le motivazioni della decisione, prevale il nostro rispetto riguardo alle sue scelte e alla sua richiesta di mantenere sulla cosa il silenzio stampa.

    Naturalmente per rispetto di tutti coloro che veicolati dai nostri appelli hanno seguito e sostenuto in queste settimane la protesta di Diego, riteniamo doveroso comunicare la sua decisione.

    L’Ufficio di Presidenza

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  • #papaascoltadiego #iostocondiego TERZO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego TERZO GIORNO di sciopero della fame

    E siamo al terzo giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, Giuseppe Scognamiglio e le altre due vittime. Ricordiamo che questo sciopero terminerà il giorno in cui Diego avrà la data dell’incontro con il Santo Padre.

    Ma l’attesa non è inoperosa.

    Le “Mamme della Rete” hanno pensato che fosse importante per Diego, così come per tutte le vittime, sentire di non essere solo, non solo all’interno dell’Associazione ReteL’ABUSO, ma anche nel web. Su Facebook e messenger sono tanti i messaggi di solidarietà: ma quanti sarebbero stati disposti a “metterci la faccia?”

    Diego Esposito ogni giorno condivide qualcosa della sua storia, aggiorna gli amici sulla sua bacheca taggando anche amici per lui significativi, riceve commenti di ogni tipo, che lo comprendono e che lo criticano, commenti di solidarietà e commenti polemici perché, per esempio, lui si rivolge ancora al Papa chiamandolo Santo Padre. Eppure Diego è lì, presente ogni giorno. Ogni giorno esprime il suo grido al tempo stesso disperato e colmo di speranza.

    È questo il vissuto di una vittima. Il desiderio di giustizia è un grido profondo, è un qualcosa che non si può soffocare e, chi è vicino a Diego, coglie questo grido e lo rilancia!

    Le condivisioni su varie pagine e bacheche non bastano più: Diego sta veramente facendo lo sciopero della fame, siamo al terzo giorno… vi sarà un segnale positivo dal Vaticano? Papa Francesco lo accoglierà? Sarà disponibile ad un dialogo con lui? E dopo averlo ascoltato, prenderà provvedimenti seri? Queste e tante altre domande sono quelle che ci poniamo, che si pone chi ha a cuore la vicenda di Diego, che è poi simile a quella di tutte le vittime dei preti pedofili (vittima non creduta, sacerdote ancora con i bambini, vescovo che lo copre e insabbia il caso…)

    Dunque:  #iostocondiego è quanto abbiamo lanciato sul web! E in meno di mezza giornata siamo stati letteralmente invasi da foto di amici, amici degli amici, perfetti “sconosciuti” che ci chiedevano di aggiungerli… ognuno con la propria faccia, con la propria immagine del profilo… “Come si fa a mettere la scritta sulla foto?” “Se ti mando la foto me lo fai tu?” “Anch’io voglio partecipare”…. Decine e decine di richieste, difficile stargli dietro… Foto ovunque…

    Diego è commosso, profondamente commosso. Sentirlo al telefono fa comprendere l’importanza di non lasciare mai sola una vittima. La ReteL’ABUSO è uno strumento preziosissimo e davvero si occupa delle vittime.

    Aggiungiamo qui l’album di chi ha finora aderito a questa campagna di solidarietà … #iostocondiego perché voglio gridare al mondo che ogni bambino ha il diritto di non avere paura di un adulto.

    Una mamma ha scritto:

    “Loro stanno con Diego perché devono poter frequentare tranquillamente la scuola, la chiesa, il doposcuola, la palestra, lo spogliatoio, il parco giochi, la casa del vicino e ogni angolo del mondo intero.”

    Le “Mamme della Rete”[rl_gallery id="80740"]

  • #papaascoltadiego #iostocondiego SECONDO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego SECONDO GIORNO di sciopero della fame

    Resoconto della giornata di ieri, a cura delle “Mamme della Rete”.

    Già di prima mattina sono partite le prime telefonate e messaggi tra noi. Diego Esposito ha telefonato in Vaticano, come gli era stato detto, all’orario indicato. Si aspettava finalmente di avere la data del fatidico incontro con Papa Francesco. Una attesa che impedisce di dormire tranquilli: quando si aspetta qualcosa di importante si è in ansia, si fa fatica a concentrarsi su tutto il resto … “Devo telefonare in Vaticano, mi hanno detto che avrò la data dell’appuntamento con il Papa”. E Diego si illude. Ancora una volta spera che questa sia la volta buona, si stanno davvero interessando di lui, capiscono quello che sta soffrendo…

    Quindi? È una bella telefonata che rimanda ad un’altra telefonata… il Vaticano aspetterebbe una relazione (non è dato sapere da parte di chi né a chi indirizzata) per martedì sera: dunque Diego deve telefonare ancora mercoledì mattina. Allora sì che avrà la risposta. Finalmente. E Diego ringrazia. Non ha alternative. Ma la gente deve sapere.

    Una vittima che attende risposte da otto anni potrà ben aspettare ancora due giorni! È quasi ridicolo riportare queste notizie, ma sono purtroppo drammaticamente reali.

    Lo sciopero della fame è dunque iniziato e si protrarrà almeno fino a mercoledì: quando si saprà la data dell’incontro con Papa Francesco… o quando ci ritroveremo a scrivere che siamo ancora in attesa…

    Attesa e ancora attesa… pazienza e ancora pazienza…

    Ma la pazienza è la virtù dei forti. E Diego Esposito lo è. E Diego Esposito non è solo.

    Ieri comunicavamo che si era aggiunto allo sciopero della fame anche Michele Reggio. Possiamo confermare che altre due persone hanno iniziato ieri lo sciopero della fame in sostegno a Diego: Giuseppe Scognamiglio e Loredana Chierico. Quattro vittime hanno dunque iniziato lo sciopero della fame. E non è uno scherzo, fanno sul serio.

    È partita anche un’altra iniziativa a sostegno di Diego Esposito e delle altre vittime… ma di questo ne parleremo alla prossima puntata.

    Le “Mamme della Rete”[rl_gallery id="80740"]

  • #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    Il gruppo delle “Mamme della Rete” cresce… iniziato in “quattro gatti”, ora raccoglie un discreto numero di persone che aumenta ogni giorno. Mamme, amici, anche “gente comune” che in qualche modo si è avvicinata a ReteL’ABUSO: come genitore di un figlio vittima di un prete pedofilo, come amici di vittime, come cittadini comuni che non ne possono più di leggere notizie che riguardano questo dolorosissimo tema, come cattolici indignati che non riescono più a stare zitti… queste sono ora le “Mamme della Rete”…

    Leggere che, ancora una volta, Diego Esposito inizia uno sciopero della fame, in attesa di avere una data per l’incontro con il Papa, ci ha profondamente colpiti, e desideriamo esprimere con dignità il nostro pensiero.

    Diego Esposito: nome di fantasia, nome dietro il quale c’è però un adulto reale, un uomo di poco più di quarant’anni che da otto anni chiede con insistenza e determinazione di essere ascoltato, chiede giustizia. Un uomo che all’età di 13 anni è stato abusato brutalmente e ripetutamente da quello che era il suo insegnante, un prete, don Silverio Mura. Reato ormai caduto in prescrizione: i tempi della consapevolezza per una vittima rispetto a quello che ha subìto sono spesso lunghissimi… dunque il prete è un libero cittadino… e la Chiesa? Inizialmente le notizie del processo canonico definivano insufficienti le prove per procedere, ora sembrerebbe che il Papa in persona avrebbe incaricato la Diocesi di Napoli di aprire di nuovo le indagini canoniche. Diego Esposito è stato ricevuto recentemente dal Card. Sepe, ma non ha ricevuto risposte esaurienti. Le mamme di Montù Beccaria, luogo in cui il sacerdote era stato inviato, sotto falso nome, proprio recentemente e ancora a contatto con i minori, facendo “come se niente fosse” delle denunce ripetute di Diego Esposito, hanno scritto al Card. Sepe e, anche loro, non considerano significative le risposte ricevute. Vi è anche un’altra vittima di don Silverio Mura: Giuseppe Scognamiglio, meno “visibile” di Diego ma altrettanto determinato a portare avanti questo desiderio di giustizia che è sempre fortissimo in tutte le vittime.

    Diego Esposito chiede di essere ricevuto dal Papa, di poter raccontare il suo disappunto in modo deciso rispetto al trattamento ricevuto dalla Diocesi in tutta la gestione della sua vicenda.

    Vi è una data per l’incontro? Per ora no: tante telefonate in Vaticano, tante promesse, tante attese… si inizia dunque lo sciopero della fame.

    Abbiamo ricevuto poco fa la notizia che allo sciopero della fame si aggiunge anche un’altra vittima di un prete pedofilo (A.R., deceduto): Michele Reggio di Catanzaro.

    Che dire? Non ci fermiamo qui. Il nostro sostegno a Diego e Giuseppe è pieno: come mamme, come cattolici, come cittadini indignati… con un pensiero anche a tutte le altre vittime …

    Noi ci siamo.

    Le “Mamme della Rete” e tanti altri amici [rl_gallery id="80740"]

  • FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    In questi giorni mi è capitato di leggere un articolo dal titolo “Come mi difendo dai pedofili?”. Impossibile descrivere il primo sentimento che ho provato, da cattolica credente e praticante, nella lettura di questo articolo: un misto tra indignazione, disgusto, smarrimento nel pensare che sia un periodico cattolico, rabbia, compassione e pena … un insieme di tutto ciò.

    Non ho potuto fare a meno di condividerlo con altre “Mamme della Rete” e con amici che stanno cercando, con me e con le famiglie dei figli abusati dai preti pedofili, di approfondire seriamente il tema della pedofilia. Tanti amici mi hanno risposto, anche della mia Parrocchia, luogo dove sono avvenuti diversi casi di ragazzini abusati da sacerdoti. In poco tempo ho ricevuto diverse mail e messaggi e telefonate. La Retelabuso esiste, ed è composta da tanta gente in gamba.

    Messaggi si solidarietà, riflessioni, domande, espressioni di incredulità… Ma come si fa a scrivere un articolo così? Riporto qui due frasi, quelle che hanno suscitato la maggiore indignazione, soprattutto nelle famiglie delle vittime che ben conoscono la REALTA’ perché l’hanno vissuta o la stanno vivendo: non hanno bisogno che qualcuno gliela racconti e scelgano di credervi o meno.

    “Non farti fuorviare da certa stampa urlata e sensazionalistica. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, come dice il noto proverbio. A leggere certi titoloni, pare che tutti i preti lo siano. Non solo non è vero, ma non è nemmeno vera l’affermazione che tanti lo siano. Vero è che una parte, purtroppo, si è macchiata di questo crimine orrendo e in questi anni la Chiesa non fa nulla per nasconderlo, anzi.”

    “La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine. Non così la società.”

    La Chiesa non fa nulla per nasconderlo???

    E che dire di tutti quei sacerdoti che, senza subire nessun processo, magari solo perché sono intercorsi i termini della prescrizione, vengono spostati di parrocchia in parrocchia? Oppure se ne perdono le tracce? Oppure vengono condannati dallo Stato e assolti dalla Chiesa? Oppure, dopo pochissimi anni ritornano al loro posto, magari nel luogo in cui risiede la vittima? Oppure la tragedia nascosta di quello che avviene nei seminari? Oppure …

    QUANTE VITTIME DI PRETI PEDOFILI HA CONOSCIUTO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    A QUANTI PROCESSI PENALI E CIVILI HA ASSISTITO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    CON QUANTI OPERATORI SANITARI, CHE SI OCCUPANO DI CURARE LE VITTIME, HA PARLATO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    Forse se avesse conosciuto qualche vittima, si sarebbe fatta una idea della REALTA’ e, forse, non avrebbe scritto quella FAVOLETTA che descrive un mondo fantastico pieno di zucchero e caramelle… ma che è distante anni luce dalla REALTA’.

    La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine???

    NON ABBIAMO LETTO LA DESCRIZIONE DI ESEMPI CONCRETI, PECCATO: la giornalista ha perso un’occasione per essere credibile! … e non la penso così solo io …

    Tra i numerosi messaggi ricevuti ne riporto alcuni, tra i più significativi:

    • Altro non è che una delle molteplici interviste simulate ..destinata a quel residuo manipolo di lettori ancora convinti dalle forme di pensiero di questo settimanale che negli ultimi anni ha inanellato, uno dietro l’altro, capitomboli spaventosi …

    Per la sua superficialità questo testo è semplicemente inaccettabile e offensivo … uno scambio da bar dello sport!

    Un vero abbraccio, xx (un sacerdote della Diocesi di Milano)

    • Ciao XXXXXX,, di primo impatto verrebbe voglia di fare una QUERELA …ma poiché sei una persona capace di scrivere, sarebbe interessante rispondere alla xxxxx con una lettera scritta come sai fare tu per informarla che sei una madre di un ragazzo che ha subito e che i danni non sono temporanei…..Puntualizzando bene anche tutto le conseguenze.

    Un forte abbraccio, XXXXX (una amica che sostiene le “Mamme della Rete”)

    • Non posso neanche immaginare….. Cosa prova un genitore leggendo……. quando sa che suo figlio e’stato abusato…… ATROCE LACERANTE….. E’ dire poco….. SONO TRAGEDIE X TUTTA LA FAMIGLIA….. UN GRANDE ABBRACCIO….. (una amica della Parrocchia)
    • C’è una tendenza a normalizzare il male e tutto ciò che è sbagliato, certamente ha contribuito e di molto anche il Papa Bergoglio…

    Questo giornale è da bruciare al rogo, ecco cosa penso ! Da bruciare anche altri giornali simili che sono ciechi! un abbraccio fraterno, XXXXX (un amico che da tempo sta seguendo le vicende della pedofilia nella Chiesa, anche lui cattolico convinto e praticante)

    • Questa che scrive sarà sposata?? Avrà figli/e ??? ..

    Ho studiato morale da una vita! Non sono certo un intellettuale né un fine teologo ma .. Definire la pedofilia un “non amore sbagliato” mi fa rabbrividire e solo pensare alla superficialità con cui questa persona si esprime. 

    Poi sarà pur vero (secondo studi sociologici) che i fenomeni di pedofilia si manifestano nella maggioranza dei casi tra le mura domestiche ma questo non scagiona né deve mettere al sicuro la chiesa anzi .. forse “nascondersi un po’ meno”  sarebbe segno di carità evangelica più onesta e più coerente a quel segno che come chiesa debbiamo essere nel mondo .. 

    Dire poi che la società non si muove mi sembra di un irreale .. 

    Mi pare, che chi compie questo reato, oltre a dover risarcire le vittime va in galera e ci sta! 

    Non ho parole! (un altro sacerdote della Diocesi di Milano)

    • L’ho letto tutto. E ti assicuro che lo stesso schifo che provi tu lo provo anche io! Non ci sono parole! (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Inaccettabile per chi sa come stanno le cose veramente, ma altrettanto credibile per chi apprende la notizia senza avere avuto dei trascorsi: infatti è questa l’indignazione che provo! Perché SEMBRA DAVVERO CREDIBILE! Non deve passare un messaggio del genere (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Quanto all’articolo di Famiglia Cristiana… ti assicuro la preghiera quotidiana per la tua famiglia e per tutte le vittime di questo orrendo crimine, ma credo che su alcune cose (dette in maniera dozzinale e frettolosa) l’articolista non dicesse cose del tutto sbagliate… credo intendesse dire che la società (intesa come “pensiero comune”, non come Autorità Pubblica) sia molto più indulgente verso la pedofilia che avviene in famiglia (tra parenti e “amici”) che non verso quella che avviene nella Chiesa, ad opera di preti che sono mostri (pensa anche solo – ad esempio – a quanti casi di pedofilia coperti con omertà… è solo un esempio… io da prete, nel confessionale – sia qui in un paesello di montagna, sia in periferie di grandi città, ho raccolto molte testimonianze di vittime – ormai adulte – di pedofilia operata da famigliari o vicini, ma coperte totalmente dalla famiglia, in particolare le mamme!). La Chiesa non ha assunto affatto una posizione dura e di verità… ma ricorda sempre che la Chiesa non sono né i sacerdoti della tua Parrocchia, né il tuo Arcivescovo… la Chiesa di Cristo (ferita) siamo tutti noi, ed è questa Chiesa ferita e martoriata che Gesù continua ad amare con tutto se stesso e per la quale continua a dare la sua Vita… (un sacerdote della Diocesi di Bergamo)
    • Penso che tutti dovrebbero leggere questa cosa: è allucinante la falsità di Famiglia Cristiana! Bisogna spiegare come stanno le cose (un amico di famiglia che conosce anche altre vittime)
    • I giornali sono servi della casta (un’amica che condivide questa “battaglia di civiltà”)

    Cosa si può aggiungere?

    Noi “Mamme della Rete” non abbiamo, né ricerchiamo, la visibilità che può avere un articolo di un settimanale, ma non riusciamo a stare del tutto zitte. La REALTA’ va raccontata da chi la sta vivendo, o no?

    Una mamma, lettera firmata

  • RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    Tante se ne sentono su questi temi: opinioni contrastanti, un po’ di tutti i colori.

    Come familiari di vittime di preti pedofili vorremmo “sgombrare il campo”, spiegare un po’ in concreto cosa succede con questi benedetti “soldi” che la chiesa darebbe alle vittime.

    Ci fa male leggere commenti nei quali addirittura qualcuno accusa le vittime di approfittarsene, di fare le denunce per soldi. “Sarebbe un business” accusare un prete di pedofilia. Vogliamo credere che questi commenti siano dettati dalla non conoscenza della realtà, vogliamo pensare che siano frutto di pregiudizi perché non si è approfondito l’argomento.

    Ci sembra dunque importante prendere la parola e fare un po’ di chiarezza.

    Partiamo da alcune premesse, molto semplici, che potrebbero sembrare banali, ma forse non sono così scontate nel “senso comune”:

    • Un abuso sessuale è un reato e come tale va denunciato, senza sensi di colpa, come buoni cittadini e anche come buoni cattolici!

    (permettere ad una persona che commette un reato di ripetere quel reato e causare altre vittime, altra immensa sofferenza, non è un po’ come rendersi complice?)

    • Chi è colpevole di un reato che provoca un danno è tenuto a risarcire chi ha subìto il danno, in base a quanto stabilito in sede legale (nei Tribunali)
    • L’entità del risarcimento tiene conto dell’entità del danno subìto, che può essere in parte temporaneo e in parte permanente (come per qualsiasi danno, pensiamo per esempio alle vittime di incidenti stradali). Vi sono delle tabelle, alle quali si attengono i medici legali nello stilare le perizie, che stabiliscono i punteggi che poi si traducono in termini economici.

    Cosa succede dunque in concreto?

    Se puoi denunciare il fatto in sede penale (ovvero se non è ancora intervenuta la prescrizione), dopo il rinvio a giudizio del sacerdote puoi costituirti parte civile e quindi prendere parte attivamente al processo, attraverso il tuo avvocato, il quale provvederà a richiedere una “provvisionale” (una sorta di anticipo, anche per continuare a sostenere le spese processuali) al termine del primo grado di giudizio. La provvisionale sarà decisa e confermata dal Giudice, e non è comunque scontato che venga accordata. Vi sarà poi l’appello (secondo grado di giudizio) e la Cassazione (terzo grado di giudizio).

    Al termine dei tre gradi di giudizio, se il prete verrà ritenuto colpevole, può esserci il riconoscimento del danno direttamente in sede penale (con definizione dell’ammontare del risarcimento, al quale verrà sottratta l’eventuale cifra ottenuta come provvisionale), oppure prende avvio il processo in sede civile (e passano anni…): al termine del processo civile il giudice stabilirà la cifra che dovrà essere versata alla vittima come risarcimento per il danno subìto.

    Detta così sembra facile e lineare. Funzionerebbe tutto alla perfezione: subisci un danno (e, “provare per credere” qual è l’entità del danno di una vita distrutta…!) ottieni un risarcimento … tutti felici e contenti!

    Peccato che gli “intoppi” sono davvero tantissimi e non c’è nulla che tutela le vittime fino in fondo: rimani con il tuo dramma e, se ottieni qualcosa – che è sicuramente molto distante da quello che stabilisce la perizia medico-legale – devi ancora ringraziare. Altro che “business”!

    Facciamo alcuni esempi relativi al RISARCIMENTO:

    • ipotizziamo che tutto vada liscio fino alla fine del terzo grado penale e il giudice stabilisca un “congruo” risarcimento. E se il prete non ha soldi? Se riesce a dimostrare di essere nullatenente? Mettiti il cuore in pace: non prendi un euro! Quando si affronta un Processo è importante avere un avvocato che conosca bene il suo lavoro in questo aspetto della giurisprudenza che è abbastanza particolare. Per esempio è fondamentale “ricordarsi”, al momento in cui ci si costituisce parte civile, citare come responsabile civile anche la propria Parrocchia e la Diocesi, poiché di fatto, proprio per il “rapporto” giuridico e di responsabilità che hanno verso il sacerdote e l’esercizio delle sue funzioni, ne sono davvero responsabili. Ma è tuo l’onere di provare la loro responsabilità! Devi avere davvero un buon avvocato… e devi sapere che intraprenderai una lotta durissima… e comunque, se non hai chiamato in causa i Superiori (Parrocchia e Diocesi) nei tempi giusti del Processo penale, non puoi fare più nulla dopo…
    • Provvisionale? Anche qui: se il prete dimostra di non avere disponibilità economica, la provvisionale stabilita dal Giudice rimane “sulla carta”, e già capisci che anche al termine del processo non avrai nessun risarcimento …
    • Se invece prendi coscienza del danno che hai subìto quando ormai il reato penale è caduto in prescrizione, puoi intraprendere il processo in sede civile e, come sopra, non omettere la citazione, come responsabili civili, anche Parrocchia e Diocesi perché davvero hanno questa responsabilità… qui i tempi sono biblici, ma ti aggrappi a questa speranza ed è giusto proseguire. Idem come sopra la possibilità o meno di essere risarcito in base alla disponibilità economica del sacerdote.

    “Business” denunciare un prete? Se non hai la possibilità di accedere al gratuito patrocinio (e non è così semplice trovare avvocati che vi aderiscano e che siano in gamba!), non riesci nemmeno ad affrontare le spese processuali del primo grado di giudizio penale se non sei più che benestante… provare per credere!

    E quando la Chiesa propone un ACCORDO alle vittime e ai familiari?

    Se vi è in atto un Processo penale, può avvenire che alla vittima venga proposto un “accordo extra-giudiziale”, ovvero un accordo da mantenere al di fuori del Processo.  Questo accordo è frequentemente finalizzato alla revoca della costituzione di parte civile, poiché vengono proposti dei soldi.

    Cosa significa?

    Significa che viene a cadere il motivo per cui ci si costituisce parte civile (ottenere un risarcimento per il danno subìto) perché si ottiene una sorta di “risarcimento” in anticipo rispetto al Processo stesso (processo che, comunque, ha delle incognite, tra le quali anche la condanna del sacerdote, e prevede dei tempi molto lunghi).

    È “obbligatorio” accettare l’accordo extra-giudiziale?

    Certo che no, dipende da tante cose, bisogna valutare cosa prevede quell’accordo e, confrontandosi tra genitori rispetto agli accordi che non sono stati accettati, vediamo che le clausole sono tra le più disparate:

    • Quasi tutti prevedono la clausola della riservatezza: ma anche qui, riservatezza su cosa? Su tutta la vicenda? Sull’accordo stesso? Sulla cifra ricevuta? Su chi paga? Sul nome del prete? Su dove si trova il prete? La varietà è notevole.
    • Oppure, è successo nel caso del seminario dei Legionari di Cristo di Novara, si chiederebbe alla vittima di firmare una accordo che considera la “transazione” come un rimborso spese per proseguire gli studi e, di fatto, l’impegno di “cancellare totalmente il ricordo dell’abuso sessuale”. Quindi: si condiziona la vittima a mentire in un eventuale processo, obbligandola (diversamente si viola l’accordo) a dichiarare che gli abusi non sono mai avvenuti, si vorrebbe ottenere di pagare il silenzio ed evitare la condanna del prete!

    Nel caso proprio dei Legionari, vi era addirittura la clausola che se si infrangeva l’accordo di riservatezza la vittima avrebbe dovuto restituire il doppio di quanto ricevuto

    • Tutti gli accordi prevedono che non vi sia alcuna negoziazione sulla cifra (che è lontanissima da quella prevista dalle perizie medico-legali): “prendere o lasciare” e decisione in tempi brevissimi.

    Ci si domanda perché, invece, alcuni accettano questi accordi che, ovviamente, non hanno nulla di favorevole per la vittima e la sua famiglia.

    Anche qui, i motivi possono essere diversi: i due principali sono di ordine “economico” e di “tempo”.

    Chi accetta l’accordo per motivi economici rappresenta quelle famiglie che ormai hanno letteralmente “l’acqua alla gola”: famiglie che hanno speso TUTTI i risparmi che avevano da parte per affrontare le spese mediche (per la cura del proprio figlio) e le spese legali del processo (l’ordine di grandezza è di diverse decine di migliaia di euro anche solo per il primo grado di giudizio penale).

    Chi accetta l’accordo per motivi di “tempo” rappresenta quelle vittime che “non ce la fanno più”, quelle vittime che hanno bisogno “di provare a voltare pagina” di “provare a non pensare più al processo” (ogni udienza rappresenta un’apertura della ferita, si sta davvero male…): lasciare che prosegua il processo penale condotto dal Pubblico Ministero senza essere più parte attiva civilmente … e accettare un accordo è sempre sfavorevole per la vittima in termini economici.

    Si può ancora pensare che denunciare un prete pedofilo sia un business e che in tanti lo fanno “per i soldi”?

    Forse ci sono altri modi per “far soldi”… perché affrontare un processo, e tutto quello che ne consegue, non si può certo fare per altri scopi che non siano quelli di FERMARE IL PEDOFILO PERCHE’ NON FACCIA ALTRE VITTIME. Nulla più.

    E nella maggior parte dei “casi” (terribile definire “casi” delle persone..) il risarcimento – o quello che arriva da un accordo – sono bricioline.. e nemmeno lo Stato dà garanzie affinché i provvedimenti economici stabiliti dai Tribunali vengano regolarmente saldati… bisognerebbe intraprendere altre cause per mancato risarcimento? Le vittime non riescono a sopportare anche questo. E probabilmente la chiesa lo sa, la sua superiorità in termini di potere è infinita: la chiesa ha sempre e comunque il coltello dalla parte del manico, e proprio contro i suoi figli più piccoli.

    Si capisce perché le vittime SOFFRONO quando mediaticamente il Papa chiede scusa e parla della necessità di attenzione alle vittime? Quale attenzione? Quale ascolto? Si capisce perché le vittime non gli credono più?

    Le parole non bastano. La vita è altro. E qui non stiamo nemmeno accennando a tutti i risvolti morali di questo aspetto che abbiamo trattato oggi…

    Una delle “mamme della Rete”

    Lettera firmata

  • LE MAMME DELLA “RETE”

    LE MAMME DELLA “RETE”

    Cosa significa per una famiglia cattolica “imbattersi” in un abuso sessuale? Cosa succede quando è tuo figlio che viene abusato da un prete?

    Più o meno una tragedia, sicuramente qualcosa che cambia per sempre la vita di tutta la famiglia.

    Ci sono varie fasi, e dipendono da quando il figlio riesce a parlarne, da quando tu, genitore, ti accorgi che c’è “qualcosa che non va”, da quando riesci a prendere coscienza che niente sarà più come prima, che non è un brutto sogno dal quale prima o poi ti risvegli, da quando incontri qualcuno che prova a darti una mano, da quando inizi a non sentirti più solo, la solitudine di una famiglia…

    Credo che la solitudine sia davvero la fase peggiore, quando ti accorgi che tutti quelli che hai vicino non hanno la minima idea di quello che stai passando… sì, tuo figlio è affidato ad uno psicologo, tu hai magari qualcuno con il quale confidarti, qualcuno che ti incoraggia e ti dà una pacca sulla spalla, cerca di distrarti, qualcuno che vuole a tutti i costi darti consigli dei quali tu non sai cosa fartene perché “stiamo parlando due lingue diverse” (e nemmeno puoi dirglielo, perché saresti ancora più solo..), qualcuno che minimizza e qualcuno che “sparisce” perché non sa proprio cosa dirti … niente da fare: si è soli.

    E sembra che sei ancora tu che devi capire gli altri, tu che devi “pensare ad altro” come ti consigliano, tu che dovresti fare “così e così”, sono tutti bravi a dirti cosa avrebbero fatto al tuo posto … senza avere la minima idea di cosa possa significare essere “al mio posto”.

    E non aggiungo che ci sono anche quelli che “per partito preso” difendono il prete pensando che la denuncia sia tutta una calunnia: c’è anche chi metterebbe la mano sul fuoco per il prete, senza ovviamente approfondire… Già, proprio qualcuno della tua parrocchia, che magari ti conosce e conosce il tuo bambino, ma ancora non sa che è proprio la tua famiglia che ha avuto il coraggio di sporgere denuncia ad un certo punto.

    Solitudine.

    E passa tanto tempo in questo modo.

    Che attenzione c’è nel mondo per le famiglie dei figli abusati? Le istituzioni?

    Qualche incontro con lo psicologo: un “pacchetto” di otto incontri settimanali … già, perché dopo otto settimane dovrebbe essere tutto passato e guarito? E che psicologo: lo specializzando di turno, che magari ha vent’anni meno di te e magari non è nemmeno genitore … ma questo è quello che “passa il convento del pubblico” … grandi aiuti e grandi consigli, si può ben immaginare.

    Puoi solo apprezzare quegli amici, quelle persone che sanno starti accanto in punta di piedi, che rispettano la tua fatica e riescono a dirti che “proprio non immaginano come aiutarti ma che CI SONO”. E queste sono le uniche persone alle quali sai che puoi mandare un messaggio e ti rispondo subito, puoi piangere con loro e sanno abbracciarti, anche solo per telefono. Ma ci sono.

    E poi c’è il rapporto con la Chiesa: è la prima alla quale ti rivolgi, perché sei cattolico, perché vivi la vita della Chiesa e dell’oratorio, perché credi in Dio, perché hai fiducia, perché ti immagini che “loro” sappiano cosa fare. Immagini che la Chiesa voglia il tuo bene, il bene della tua famiglia, il bene di tuo figlio.

    Già … immagini questo, e ci credi davvero.

    Tutto questo va bene ed è genuino finché ti fermi al Parroco: con lui hai un rapporto, ti conosce, conosce la tua famiglia, conosce il tuo bambino, ti senti creduto.

    La solitudine e lo smarrimento ricominciano se provi ad andare oltre il Parroco.

    Il Vescovo?

    Magari ti riceve dopo anni, magari ti senti letteralmente “preso in giro”, magari scopri, con un dolore infinito, che la tua famiglia è per lui una scocciatura, una grande scocciatura. Balbetta delle risposte confuse, sempre peggio, e non lo senti come il tuo Pastore. Come “uomo di Chiesa” con la tua famiglia ha completamente fallito. Non è stato in grado di darti nessun messaggio positivo, di incoraggiamento, di vicinanza, nessuna attenzione per tuo figlio, non è stato in grado nemmeno di fare il prete.

    So che sono dure le mie parole, ma ho ricevuto molto e molto di più da semplici sacerdoti sconosciuti al mondo, senza nomi o cariche altisonanti, che dal mio Vescovo.

    Ti accorgi, davvero con dolore e smarrimento, che l’unico obiettivo del tuo Vescovo è quello di “salvare le apparenze” “salvare la faccia” della Chiesa. E non si accorge che questo comportamento, unito a quello di tutti gli altri Vescovi di fronte alla gestione di casi di pedofilia dei propri sacerdoti, è proprio il comportamento che ALLONTANA DALLA CHIESA, non fa il bene della Chiesa.

    E ti accorgi che è un copione, un drammatico copione. A tutte le famiglie dei figli abusati da sacerdoti è accaduto così…

    Ma esiste Rete L’ABUSO, esiste Facebook, esiste WhatsApp, esiste il telefono, esistono le mail …. ed esistono LE MAMME.

    Quando cominci ad “alzare la testa”, a uscire dalla tua solitudine, quando fai il primo passo e tendi la mano ad altri… scopri che “gli altri come te” esistono. Non sei più solo. La tua famiglia non è più sola.

    E inizi a ricevere messaggi, dai la disponibilità ad essere contattata per telefono, hai voglia di dar voce a tanti che non ne hanno ancora il coraggio, a tanti che stanno vivendo ancora una grande solitudine. Diverse mamme ti contattano, ti chiedono una preghiera, un consiglio … si creano delle amicizie bellissime.

    E addirittura tra le amicizie si aggiungono mamme che si considerano fortunate perché a loro non è successo, ma hanno rischiato: le mamme di Montù Beccaria!

    Questo è un pezzettino della Rete L’ABUSO: le mamme delle vittime che iniziano a conoscersi, a sostenersi, a condividere fatiche e gioie, a interessarsi le une delle altre con il cuore, senza apparire, senza bisogno di nessuna risonanza mediatica … davvero un volto umano per tutta questa infinita sofferenza.

    Forse chi non ci è passato non può capire, ma chi sta vivendo questo dramma può scoprire che chiedendo aiuto si può uscire dalla solitudine.

    Mamma di una vittima

    (lettera firmata)