Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Cristina Balestrini

  • Il “GIALLO” delle vittime italiane

    Il “GIALLO” delle vittime italiane

    “Durante il convegno, per ragioni di tempo e logistiche, non saranno molte le vittime che potranno essere ascoltate; proprio per questo il Santo Padre ha chiesto, nella lettera d’invito – lo abbiamo ribadito – che tutti i partecipanti debbano aver incontrato vittime di abuso già prima, nel Paese di provenienza. Questo è importante in sé per ascoltare, per essere sensibilizzati, per essere preparati bene per ricevere il messaggio che uscirà dall’incontro. Ma è importante anche perché così si rendono conto ancora di più che questo fenomeno non è una questione presente solo nel mondo centro-europeo e nordamericano: questa è una realtà – purtroppo – presente in tutti i Paesi e in tutti i continenti. E il Santo Padre ha sottolineato che questo è il compito principale dei pastori: di essere vicini alle persone che ne hanno più bisogno.”

    Parola di padre Hans Zollner, referente del Comitato organizzatore dell’incontro di febbraio su “La protezione dei minori nella Chiesa”.

    Come si può conciliare questa dichiarazione, apparsa oggi 23 gennaio 2019 sul sito vaticannews.va, con l’assordante silenzio del Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, rispetto alla disponibilità delle vittime italiane di essere ricevute?

    Addirittura il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO ha anticipato il card. Bassetti, non ha atteso che “si mettesse a cercare qualche vittima” o che fosse costretto a dichiarare che non aveva fatto in tempo a convocare qualche vittima o che le vittime da lui convocate magari non avevano accettato l’invito…

    Le vittime cattoliche della Rete L’ABUSO hanno fatto il primo passo, hanno colto l’invito del Papa ben espresso nella LETTERA AL POPOLO DI DIO dove si richiama ciascuno all’impegno personale e comunitario per sradicare la terribile piaga della pedofilia clericale: “Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione”.

    Il tempo passa, le vittime attendono… il 21 febbraio arriva… cosa dirà il card. Bassetti a Papa Francesco rispetto al suo incontro con le vittime prima del meeting? Dirà di averle incontrate? Quali vittime? Rigorosamente anonime? Dirà di aver ignorato la disponibilità delle vittime cattoliche della Rete L’ABUSO?

    E come si declinano nella realtà italiana le parole di padre Zollner “questo è il compito principale dei pastori: di essere vicini alle persone che ne hanno più bisogno”?

    Sono ennesime belle parole cui non fanno seguito azioni concrete?
    Le vittime sono “concrete”… sono persone vere!
    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO (vittime&famiglie@retelabuso.org)

  • Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Non è un mistero il prossimo incontro che si terrà a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019. Da settimane ne parlano i giornali di tutto il mondo perché è un evento atteso: il Papa ha convocato i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema della pedofilia clericale.

    Il Comitato organizzatore, nelle persone di Padre Hans Zollner, card. Blase Joseph Cupich, mons. Charles Scicluna, card. Oswald Gracias, ha inviato una lettera ai Presidenti delle Conferenze episcopali invitandole a incontrare le vittime prima di febbraio.

    Come Comitato di Vittime & Famiglie dell’unica Associazione italiana che si occupa in modo specifico delle vittime dei preti pedofili, abbiamo accolto con molto favore tale invito e abbiamo scritto al card. Bassetti poco prima di Natale.

    Abbiamo espresso la nostra disponibilità ad essere ricevuti per fornire un contributo che riteniamo utile alla preparazione dell’evento.

    Ma i giorni passano, le settimane passano, e nessuno ha contattato l’Associazione rete L’ABUSO per organizzare l’incontro con una delegazione del Comitato Vittime & Famiglie.

    Si dirà poi che in Italia non sono state incontrate le vittime?

    Oppure si dirà che sono state incontrate? Ma quali vittime? Quelle che “preferiscono rimanere anonime” così che non vi sia modo di verificare che l’incontro sia realmente avvenuto?

    Oppure il silenzio totale? La notizia che la CEI non ha incontrato le vittime sarà totalmente ignorata…?

    È bastato scrivere che il Comitato organizzatore ha invitato i Vescovi a incontrare le vittime per far credere che ciò avverrà o sia avvenuto?

    Ma la realtà italiana è un’altra, non si crede più alle favole, ormai fin troppo scontate.

    Pronti a ricrederci e ad essere eventualmente smentiti, restiamo in attesa del 21 febbraio.

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • Il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO scrive al Card. Bassetti

    Il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO scrive al Card. Bassetti

    In previsione dell’importantissimo incontro convocato da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio 2019 con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo, il Comitato organizzatore, nelle persone dei Vescovi e Cardinali Zollner, Cupich, Scicluna e Gracias, ha invitato gli episcopati nazionali a svolgere nei rispettivi Paesi – prima dell’appuntamento di febbraio – incontri con le vittime di sacerdoti o religiosi abusatori.

    Il Comitato delle Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO, accoglie con favore questo invito e scrive direttamente al Presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, in attesa di essere ricevuti: “lettera al card. Bassetti”

    Il Comitato Vittime & Famiglie

  • “Domande scomode?…” – GIUSTIZIA DIVINA

    “Domande scomode?…” – GIUSTIZIA DIVINA

    Sabato sera 1 dicembre 2018, a Savona, presso la libreria Ubik, è stato presentato il libro “Giustizia Divina” edito da Chiarelettere. Presenti gli autori, Emanuela Provera e Federico Tulli, l’Avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma e Francesco Zanardi, Presidente dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Lo scambio di battute tra i quattro, perfettamente riuscito, ha permesso al pubblico presente in Libreria di appassionarsi all’argomento, di fare domande e di uscire con il desiderio di leggere il libro per approfondire quanto solo accennato.

    Il tema è sicuramente di attualità, ma la serietà con la quale è stato affrontato ha permesso a ciascuno di rendersi conto che il giornalismo di inchiesta è purtroppo un fenomeno raro e complesso.

    Mi ha colpito in modo particolare la presentazione che i due autori hanno fatto di sé stessi rendendo ancora più credibile il lavoro svolto per la stesura del libro, lavoro che ha richiesto un impegno di tre anni. Federico Tulli si è presentato come ateo, mentre Emanuela Provera ha dichiarato di essere credente e cattolica, con un passato nell’Opus Dei. Un incontro tra due mondi che, pur sembrando una sorta di “sfida”, ha raggiunto un ottimo risultato.

    Il libro tratta e approfondisce tre argomenti principali:

    • le “case” in cui vengono inviati i sacerdoti “in difficoltà”, spesso sottratti al carcere
    • la presenza effettiva, nelle carceri italiane, dei sacerdoti che hanno commesso crimini
    • la pratica dell’esorcismo

    Il “silenzio” è un filo conduttore, così come il “segreto”… e le domande sono tante..

    Perché, nonostante i proclami continui di Papa Francesco sulla Tolleranza Zero nella lotta alla pedofilia, l’alone di segretezza e di occultamento è ancora così radicato e ben organizzato? Perché, a fronte di tutto quello che la gerarchia ecclesiastica ha messo in campo per la cura dei sacerdoti “in difficoltà”, non vi è nulla per le vittime?  Perché i sacerdoti condannati dalla giustizia civile in Italia possono beneficiare di un percorso “domiciliare” alternativo al carcere, a differenza di tutti gli altri cittadini che commettono gli stessi crimini? Perché è permesso ai minori di assistere alla pratica degli esorcismi? Perché la Santa Sede non ha risposto all’Onu (al Comitato Onu Diritti del Fanciullo) in merito al suo impegno concreto rispetto alla pedofilia clericale?

    Domande alle quali hanno cercato di dare una risposta Federico Tulli e Emanuela Provera, affiancati da Mario Caligiuri e Francesco Zanardi.

    L’Avvocato ha posto l’accento sulla responsabilità della Stato nella tutela dei minori, così come la necessità di modificare il Concordato, mentre il Presidente della Rete L’ABUSO ha ricordato la funzione di osservatorio svolto dall’Associazione e l’attività di ricerca/investigazione, oltre al fondamentale supporto alle vittime.

    Emanuela Provera ha espresso in modo appassionato il percorso fatto che, in modo chiaro, ha evidenziato una scollatura tra il comportamento e atteggiamento della “base” rispetto ai “vertici” della chiesa. Ha ribadito che, per un credente, è fondamentale la ricerca della verità; la chiesa che utilizza degli espedienti pur di coprire i crimini non è la Chiesa di Gesù Cristo.

    Come concludere? Sicuramente con l’invito a leggere il libro, occasione unica per approfondire e contribuire a creare una cultura di consapevolezza. Fondamentale però anche il sostegno alla Rete L’ABUSO, anche con un piccolo gesto concreto quale, per esempio, il TESSERAMENTO ANNUALE come socio: http://retelabuso.it/tesseramento/

    Come madre di una vittima, non posso fare altro che ringraziare persone coraggiose, come quelle presenti l’altra sera alla presentazione del libro GIUSTIZIA DIVINA, per tutto quello che fanno ogni giorno, mettendo ciascuno a disposizione le proprie competenze con grandissima professionalità e passione. Davvero grazie.

    Cristina Balestrini

  • #AllSurvivorsDay – L’Onda Viola – 3 novembre 2018

    #AllSurvivorsDay – L’Onda Viola – 3 novembre 2018

    Per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica, manifestanti da tutto il mondo si riuniscono per richiedere tutti insieme trasparenza e giustizia per le vittime di abusi sessuali del clero in tutto il mondo.

    Gli organizzatori di questo Evento hanno espresso la speranza che il 3 novembre possa essere commemorato come “giorno di tutti i sopravvissuti” che segue la festa di “tutti i Santi” (1 novembre) e il “giorno dei defunti” (2 novembre). È stato chiesto di vestirsi di viola, per simboleggiare i colori liturgici del dolore, lutto e penitenza, e di ritrovarsi tutti, il 3 novembre, alle 3 del pomeriggio, davanti a una Chiesa.

    A Papa Francesco vengono fatte tre richieste:

    1. Riconoscere che l’abuso sessuale del clero sui bambini è un problema cronico, persistente e deleterio all’interno della Chiesa cattolica e che la Chiesa, piuttosto che affrontare il problema della responsabilità, ha usato la sua autorità per coprire la sua condotta criminale.
    2. Rilasciare volontariamente a tutte le autorità governative competenti tutti i report relativi ad abusi sessuali da parte del clero
    3. Cessare immediatamente tutte le attività di lobbying in cerca di protezioni governative e diplomatiche da controversie civili e penali

    E in Italia? Con l’Associazione Rete L’ABUSO l’evento è stato organizzato a Venezia, dove una rappresentanza di vittime, familiari e sostenitori, ha voluto dire al mondo “noi ci siamo”. Sappiamo però che tanti altri, che non hanno potuto essere presenti a Venezia, hanno sostenuto e partecipato a questa iniziativa da casa loro, nella loro Parrocchia.

    Tante emozioni durante il viaggio per raggiungere Venezia. Cosa significa per una mamma di una vittima mettersi in gioco partecipando ad eventi mondiali? Significa scegliere di non rimanere nell’ombra, significa affrontare quel timore e quella disperazione che non permettono di superare il dolore. Condividere la propria esperienza con altri, provare a “metterci la faccia” è il nostro modo di parlare ad altre vittime, ad altre mamme, è il nostro messaggio: “Non è capitato solo a te, non sentirti solo”.

    Contemporaneamente, come mamma cattolica, auspico che siano sempre di più i cattolici che comprendano che DENUNCIARE i reati che vengono commessi dai sacerdoti (come gli abusi sessuali e gli insabbiamenti e coperture!) non è un ATTACCO verso il Papa o verso la Chiesa.

    Ricercare la Verità e la Giustizia è invece un grande atto di amore, anche quando si scopre che la realtà è dolorosa e non è quella che ti aspettavi.

    Essere presenti a Venezia, un piccolo gruppo di “folli” con cartelli preparati a casa nei giorni precedenti l’evento, interfacciandosi con gli organizzatori di Eca, ed esibendo uno striscione di 5 metri. I passanti si fermavano incuriositi, qualcuno si è unito a noi dopo aver letto il messaggio dei cartelli, qualcuno ha chiesto informazioni, qualcuno ci ha fotografati e intervistati. Sono passati anche tanti sacerdoti in piazza.

    San Marco, ma hanno tirato dritto: nemmeno uno si è fermato.

    E, circa alle 15, insieme a tutte le vittime di tutto il mondo, ciascuno ha condiviso le foto sui social:

     #AllSurvivorsDay !

    Grazie a chi era presente e a chi ci ha seguito a distanza

    Cristina Balestrini, una Mamma della Rete L’ABUSO

  • Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Domani mattina ci sarà un grande evento nei pressi del Duomo di Napoli. Un sit-in organizzato dalla vittima di un prete pedofilo, Arturo Borrelli, vittima di don Silverio Mura.

    Perché un sit-in? Perché la sua voce non è per ora stata ascoltata. Perché il desiderio di giustizia è un diritto sacrosanto e, quando ti ritrovi a dover gestire il fatto che penalmente il reato è prescritto perché è passato troppo tempo, ti aspetti che almeno la Chiesa sia coerente, che sia dalla parte delle vittime. Il tuo è un grido di dolore che non puoi più soffocare. Ormai la vicenda di Arturo è nota: basta ricordare che il prete, che lo ha abusato da bambino, ancora quest’anno era a contatto con i minori, a centinaia di km di distanza e sotto falso nome… le mamme di quel paesino nel pavese, Montù Beccaria, si sono unite alle “Mamme della Rete L’ABUSO” in un grido indignato: don Silverio Mura, appena si è scoperta la sua vera identità, è di nuovo “scomparso”.

    E la Diocesi di Napoli tace… nessuna risposta ad Arturo.

    E il Papa tace… nessuna risposta all’appello di Arturo di rendere concreto il Motu Proprio “Come una madre amorevole” che prevede la rimozione dei Vescovi insabbiatori, così come non ha risposto alla lettera delle Mamme.

    SIT-IN per richiedere la rimozione del Cardinale Crescenzio Sepe. E tutte le vittime che non riescono ad andare a Napoli saranno virtualmente presenti con Arturo, in piazza, al suo fianco. Grazie Arturo per il tuo coraggio.

    Così a Milano, la vittima di Don Mauro Galli ha scelto, seppur con fatica e lasciando trasparire il suo dolore, di metterci la faccia: di dichiarare che, nonostante i tentativi di suicidio, c’è una speranza per le vittime. Ha scelto di dire che è importante denunciare, è importante non sentirsi soli, è importante farsi aiutare.

    Ma ha anche scelto di dire che la vicinanza della Diocesi alla vittima e alla sua famiglia, proclamata immediatamente dopo la sentenza di condanna in primo grado del prete a 6 anni e 4 mesi, quella vicinanza della Diocesi lui proprio non la sente. Ha scelto di dire che l’attuale Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, è proprio quello che, anni fa, ha cercato di insabbiare il suo caso: addirittura dopo aver saputo dell’abuso ha spostato Don Mauro Galli ancora a contatto con i minori.

    Ha scelto di sostenere la petizione dell’Associazione Rete L’ABUSO che chiede a Mons. Delpini di farsi da parte, di rinunciare al suo incarico a guida di una Diocesi così importante. Grazie Alessandro per la tua testimonianza.

    E così a Roma. Tra pochi giorni, il 2 e 3 ottobre, ci sarà un Meeting con i rappresentati di ECA, #EndingClericalAbuse  #EndingClergyAbuse che vede riunite le Associazioni di vittime di preti pedofili di 15 paesi nel mondo in 4 continenti. Anche qui le vittime si incontreranno, incontreranno la Stampa, e un sit-in presso i giardini di Castel Santangelo.

    Le vittime non tacciono più!

    Le Mamme della Rete L’ABUSO

  • FORSE NON BASTA UN LIKE O UN CUORICINO

    FORSE NON BASTA UN LIKE O UN CUORICINO

    L’esperienza della mia famiglia di essere stati ospiti di Quarto Grado per raccontare il dramma che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, è la prova che si può uscire dal silenzio e affrontare il dolore di chi subisce un abuso sessuale.
    Un ringraziamento particolare è per Gianluigi Nuzzi e per tutto il suo staff, la sensibilità e l’attenzione umana e professionale si toccano con mano e si “respirano” in ogni particolare che ci ha portato fino ad arrivare alla trasmissione televisiva. Un altro grazie a Chiara Ingrosso, l’inviata di Quarto Grado che ha sempre presenziato alle udienze in Tribunale e ha seguito la mia famiglia con grande professionalità, simpatia e attenzione verso il nostro dolore.

    È fondamentale farsi aiutare a vari livelli, ma il più importante è sentirsi capiti da chi ha già affrontato lo stesso dolore e riesce a sopravvivere.
    Questa è test.retelabuso.org/ !

    In tanti ci state mandando messaggi di solidarietà e di vicinanza, e anche la richiesta “cosa posso fare per dare una mano?”
    Mi sento di dire che DUE cose fondamentali può fare chiunque davvero si sente vicino alle vittime:

    1. promuovere una cultura di consapevolezza: che vuol dire CONDIVIDERE i contenuti relativi a questo tema, parlarne, scrivere, sensibilizzare gli amici, approfondire i contenuti, anche una preghiera..

    2. pensare ad un aiuto CONCRETO per l’Associazione test.retelabuso.org/ . Noi abbiamo sperimentato concretamente cosa significa essere sostenuti e, assicuriamo che non riceve nessun finanziamento di nessun tipo. Banalmente, affinché il Presidente,
    Francesco Zanardi, possa partecipare a varie iniziative in Italia e nel mondo, o presenzi ad alcune udienze nei Tribunali, o produca la documentazione per seguire le varie cause: tutto è a carico suo… e questo è davvero triste.

    Forse non bastano più solo i sostegni a parole: se ciascuno contribuisce, anche con poco, ma se siamo in TANTI, Retelabuso e Francesco hanno la possibilità di aiutare le vittime ancora di più.

    La frase di mio figlio detta a Gianluigi Nuzzi “L’Associazione Retelabuso mi ha salvato la vita” per me ha un significato molto concreto.

    Se ognuno dona solo anche 5 euro? Io ringrazio a nome delle vittime, davvero con tutto il cuore,
    Cristina Balestrini

    questo è il link: http://retelabuso.it/come-sostenerci/

  • Francesco sa che sembra come un violentatore?

    Francesco sa che sembra come un violentatore?

    (traduzione con Google Translate dal blog: https://www.simchafisher.com/2018/09/07/does-francis-know-he-sounds-like-an-abuser/ ) SEGNALATO DA UN LETTORE

    Devo dirti la spiegazione più caritatevole e meno avventata che posso raccogliere per le recenti parole e comportamenti di papa Francesco? È che si è circondato di uomini che lo proteggono dal comprendere la profondità e l’ampiezza degli abusi sessuali istituzionali e della sua copertura nella Chiesa.

    Ha nominato, o lasciato in carica, gli uomini che gli dicono che il mondo è pieno zeppo di false accuse, che tutta la faccenda dello scandalo è esagerata, che è tutto nel nostro passato – oh, e che adesso sarebbe meglio parlare di rifiuti nell’oceano. I pochi che gli diranno la verità, come il cardinale O’Malley, sono così in inferiorità numerica che persino i loro terribili avvertimenti possono essere liquidati come problemi locali.

    Questa è la risposta caritatevole, e non è grandiosa. Se è in una bolla che lo protegge dal vedere il vero stato della Chiesa, è una bolla confortevole di sua creazione. Il servitore dei servi di Dio non dovrebbe essere in una bolla.

    Ma l’altra spiegazione è peggiore. Ecco qui:

    Ho un numero di amici che sono sfuggiti ai matrimoni violenti. Mi dicono che papa Francesco si sta esprimedo sempre più come gli uomini che hanno abusato di loro. Sembra come gli uomini che nascondono gli abusi del mondo, che hanno insegnato alle loro vittime a incolpare se stessi, che hanno usato la pressione spirituale per persuadere loro e le loro famiglie che in realtà sarebbe sbagliato, peccaminoso, difendersi.

    Ascoltalo. Dopo aver risposto ad una domanda sulle gravissime accuse di Vigano, ha detto a bruciapelo: ” Non dirò una sola parola su questo. “Molti fedeli hanno ipotizzato che potesse aver avuto questo o quel motivo logistico per rimandare la risposta a quella domanda specifica; bene. Ma per il resto della settimana e più, ha mantenuto un tema inconfondibile di chiedere il silenzio,  equiparando il silenzio con la santità e  dipingendosi come una vittima cristiana  nel suo silenzio. Poi  dice che è “brutto” accusare gli altri di peccare. Quindi  suggerisce che la guarigione e la riconciliazione arriveranno solo se osserveremo attentamente i nostri stessi difetti .

    Queste affermazioni sono tutte vere. Tutti riflettono il pensiero cristiano. Sarebbero ragionevoli in qualsiasi altro momento della storia recente. Ma arrivando proprio nel mezzo della nostra agonia in atto, atterrano pesantemente come un pugno su un livido.

    Alle vittime della Chiesa e a coloro che li amano, sembra che stia dicendo: “Chi credi di essere? Non devo spiegarmi. Sei il colpevole. Hai portato questo su te stesso. Se vuoi essere amato, allora conosci il tuo posto. Sono io la vittima, qui, non tu. Se sai cosa ti fa bene, tieni la bocca chiusa. “

    Ecco come parlano gli accusatori. Non si accontentano del potere; devono tenere le loro vittime in dubbio e incolparsi costantemente, così da non diventare una minaccia. Che Francesco lo sappia o no, è così che suona.

    So che ascoltiamo ciò che viene segnalato, che non è necessariamente tutto ciò che dice. So che al Papa non è richiesto di dire tutto ciò che vogliamo che lui dica. So che qualunque cosa stia accadendo nella nostra diocesi o nel nostro paese non è l’insieme di ciò che accade nella Chiesa. So che ci sono verità eterne che devono essere raccontate indipendentemente da ciò che sta accadendo nel momento attuale.

    Ma anche tenendo a mente tutte queste cose, stimola l’immaginazione perché il papa continua a parlare come fa lui. È chiaro che intende continuare a parlare, nonostante le sue esortazioni a tacere. Questo è ciò che sceglie di dire. La migliore spiegazione possibile è che il suo contesto sia pura bolla, e semplicemente non si rende conto che gran parte del mondo cattolico è trafitto dall’orrore per i peccati del clero. Semplicemente non è consapevole che, con le sue parole e con il suo silenzio, sta voltando le spalle a tanti preti e vescovi sofferenti,  incluso il mio , che dicono al loro gregge che non sono stati abbandonati – solo per sentire il loro padre spirituale ignorare i loro sforzi con un messaggio enorme e inconfondibile di “A NESSUNO IMPORTA”.

    Forse semplicemente non si rende conto che i suoi piccoli e piacevoli aforismi stanno venendo fuori come una minaccia aggressiva passiva, come agghiacciante, come un violentatore che sorride calorosamente al mondo mentre mostra segretamente una lama aperta alla vittima che sta fedelmente al suo fianco.

    Ricordo la sua gentilezza, la sua compassione, la sua diretta e sincera gentilezza nel passato. Non credo fosse falso. Sapete tutti che non sono un riflessivo Francis-hater. Non ho alcuna ragione ideologica per volerlo abbattere. L’ho difeso finché ho potuto, fino alla debacle del Cile .

    E così sto lavorando alacremente che non posso dare per scontato il peggio, non credere che quest’uomo che ha promesso così tanta aria fresca è davvero così intento a sbattere le porte prima di scoprire cose ancora peggiori nascoste dentro. Ma non lo sta rendendo facile. Non sto dicendo che è un violentatore. Ma suona come uno.

  • Non è una caccia alle streghe… ma LA FIDUCIA VA RIGUADAGNATA!

    Non è una caccia alle streghe… ma LA FIDUCIA VA RIGUADAGNATA!

    In questi giorni si legge ovunque la notizia relativa a quello che sta succedendo in Pennsylvania: più di 1000 vittime di 300 preti pedofili, un rapporto presentato dal Gran Giurì della Procura frutto di due anni di indagini.

    Due “sfumature” mi hanno colpito in modo particolare: il tema sempre ricorrente dei termini di prescrizione, e una specie di “decalogo” per come comportarsi nelle Diocesi.

    Come cattolica non riesco a “digerire” quello che sto leggendo, e non voglio accontentarmi di essere indignata. Mi risulta difficile comprendere, ma credo di essere in buona compagnia – per lo meno di tutte le famiglie delle vittime sparse nel mondo – coma mai non vi sia la volontà SERIA di affrontare il tema della prescrizione. Subire un abuso sessuale è un trauma che spesso viene alla luce dopo anni e anni, e si trova il coraggio di denunciare dopo anni e anni… come mai nessuno ha mai pensato di abolire i termini temporali della prescrizione? Oppure creare periodicamente, in ogni Stato, delle “finestre di tempo” per azzerare questi termini? (In Svizzera è stato fatto, qualche anno fa, se non ricordo male). Sarebbe troppo semplice?

    L’articolo “Abusi sessuali, un rapporto accusa la Chiesa della Pennsylvania” mi fa invece molto riflettere: nel Rapporto vengono esplicitate quelle che sarebbero le modalità EFFETTIVE – non quelle emanate dalla Santa Sede o le Linee Guida UFFICIALI delle varie Conferenze Episcopali – per la gestione dei casi di pedofilia.

    È incredibile lo scollamento tra la teoria (documenti della Santa Sede e delle Conferenze Episcopali) e la pratica (ciò che avviene nelle Diocesi). Non si può tacere!

    Vengono addirittura elencati sei punti:

    • Assicurarsi di usare eufemismi anziché le vere parole che descrivono gli assalti sessuali nei documenti diocesani: non dire mai “stupro” ma “contatto inappropriato” o “questione limite”

    Già… meglio che non rimanga traccia che io Vescovo sapevo… meglio minimizzare… meglio una questione nebulosa…

    Che scandalo. Da cattolica mi vergogno!

    • Non fare una vera inchiesta con personale professionale adeguato, ma svolgere indagini discrete

    Ottima indicazione! In questo modo le prime indagini (Indagine Previa) svolte a livello diocesano, produrranno del materiale “utilissimo” alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha il compito di valutare se e come iniziare il processo canonico. Che documentazione arriverà a Roma?

    Che beffa. Da cattolica mi vergogno!

    • Inviare il sacerdote per una “valutazione” in un centro per il trattamento psichiatrico gestito dalla Chiesa e stabilire se il sacerdote sia pedofilo basandosi principalmente sulle dichiarazioni dello stesso prete e a prescindere dal fatto che ci siano stati contatti sessuali con un bambino

    Una vera ricerca della verità, approfondita e scrupolosa. Chiaro che ogni pedofilo ammette subito “Sì, sono colpevole, arrestatemi, non sono degno di essere un sacerdote, devo risarcire queste e quelle vittime”… E dunque la “valutazione” è obiettiva: perché nutrire qualche dubbio?

    Che tristezza. Da cattolica mi vergogno!

    • Quando un prete viene rimosso, non spiegare perché ma dire ai parrocchiani che è per “motivi di salute” o “esaurimento nervoso”

    La gente, non dico quella che passa per strada e magari non mette mai piede in chiesa, no, parliamo della gente della parrocchia, quella che frequenta, che magari collabora in qualche attività, che si fida, che condivide un cammino di Fede… quella gente lì, che È CHIESA (!), non deve sapere! Deve essere tenuta all’oscuro.

    Ottimo modo per allontanare le vittime di quel prete: non verrebbero credute da nessuno proprio nell’ambiente che hanno frequentato finora.

    Che indignazione. Da cattolica mi vergogno!

    • Se un predatore viene scoperto “non rimuoverlo” ma “spostarlo ad una nuova destinazione dove nessuno saprà che è un abusatore di minori”

    Tutto ciò è fantastico! Così il prete può, indisturbato, in un altro luogo, cercare altri bambini da violentare. Nessuno è allertato, nessuno sa. Perché dovrebbe fermarsi? Non avrebbe altrimenti cominciato… e la giostra continua a girare…

    Non vi è una sorta di concorso di colpa?

    Che rabbia. Da cattolica mi vergogno!

    • Non dire nulla alla polizia

    E qui siamo al culmine. Sentirsi al di sopra della giustizia, al di sopra di tutto, impuniti e ingiudicati. Non importa se hai commesso un reato, non importa se hai cambiato per sempre la vita di chissà quanti bambini che si fidavano di te… non importa… importante è “farla franca”.

    Non ho altre parole. Da cattolica mi vergogno infinitamente!

    Ma quale sarebbe il fine di tutto ciò? Forse salvaguardare il “buon nome” della chiesa?

    Nessuno si pone il dubbio, ai vertici, che una chiesa così non ha tanto da salvaguardare ed è lontanissima dal Vangelo? Nessuno si domanda cosa si sta perdendo ad agire in questo modo?

    I cattolici non sono più disponibili ad avere le “fette di salame” sugli occhi, e non si può più tacere.

    Qualche timido germoglio positivo? Qua e là c’è qualche sacerdote che si esprime, che un po’ si espone. Nell’articolo si cita che uno dei preti indagati è stato segnalato dalla Diocesi stessa, ci si augura possa essere un ESEMPIO per tutte le Diocesi del mondo: chi commette un reato, e parliamo di un reato tra i più diabolici, va denunciato, senza esitazione.

    Ma la FIDUCIA nel cambiamento VA CONQUISTATA, i tempi della fiducia incondizionata nella chiesa, come istituzione, sono finiti: ma non per il mondo – che già non aveva questa fiducia – per i cattolici stessi, per quella parte di Chiesa per cui è ancora valido il discorso della “macina al collo per chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli” (Vangelo di Matteo 18, 6 – 7).

    Solo con i FATTI CONCRETI e NON SPORADICI, in ogni parte del mondo, si potrà ricominciare  a costruire un rapporto di fiducia.

    Una mamma della Rete L’ABUSO. Lettera firmata

  • Le vittime “puzzano” – e i preti “si spostano”

    Le vittime “puzzano” – e i preti “si spostano”

    L’ “odore delle pecore”… non posso fare a meno di rileggere e meditare un discorso di Papa Francesco, e precisamente l’omelia della S.Messa crismale del 28 marzo 2013. Tante parole importanti, incoraggianti, che descrivono in modo ricco e interessante la visione di ciò che è, o dovrebbe essere, il sacerdote.

    Una lettura attuale ma anche in linea con la Tradizione, che vede il sacerdote vicino alla gente. Già… come sempre parole importanti, parole che dovrebbero lasciare un segno, un’impronta.

    Ma quanto si discostano queste parole, dalla REALTA’, da ciò che i sacerdoti “sono” per le vittime dei preti pedofili. E, nota bene, non mi sto riferendo ai preti pedofili, a quelli che hanno approfittato della fiducia e della innocenza di bambini e ragazzini per violentarli. Mi riferisco agli “altri” sacerdoti, quelli non implicati, quelli nelle Parrocchie, quelli che, secondo quanto detto dal Papa in più e più occasioni, dovrebbero occuparsi delle vittime, perché l’attenzione alle vittime “è la priorità per la Chiesa”…

    Forse il Papa non sa (e nessuno lo informa?) che ai suoi Vescovi questa cosa proprio non interessa. I Vescovi riescono a “spostare”, di parrocchia in parrocchia, non solo i preti pedofili (per sottrarli alla giustizia, per “evitare lo scandalo” – ma creandone uno ancora più grande – favorendo il fatto che il sacerdote possa cercare altre potenziali vittime), ma anche quei pochi sacerdoti che provano a stare davvero vicino alle vittime.

    Eh si, c’è il turn-over anche nei preti: poco importa se qualcuno di loro si stava occupando delle vittime, se era magari l’unico riferimento all’interno della Chiesa… le vittime devono sopravvivere da sole e, se la loro disperazione le porta al suicidio, sarà considerato un “effetto collaterale”? Oltre al tradimento profondo della fiducia vi sarà anche il fatto concreto di essere abbandonati. Che beffa.

    Attorno alle vittime rimane solo terra bruciata. Ma non nel mondo, nella Chiesa.

    Forse per i Vescovi le vittime dei preti pedofili non hanno l’ “odore delle pecore” ma “puzzano” e, dunque, perché qualcuno dovrebbe stargli vicino?

    Chissà se qualche giornalista si prenderà mai la briga di approfondire seriamente, con dati e nomi alla mano, se all’interno della Chiesa, nelle Parrocchie dove vivono le vittime, c’è qualcuno che davvero si occupa di loro e in che modo, se nelle Diocesi si ha davvero quell’attenzione che Papa Francesco ricorda sempre quando “chiede perdono” per questo crimine… chissà…

    Chissà se la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha idea di come “funziona” l’attenzione alle vittime che dicono essere al primo posto nel loro statuto?

    Prevenzione? “Per ora non se ne vede traccia…”

    Cura? “Completamente a carico delle vittime…”

    Riabilitazione? “Devi farcela da solo… se aspetti qualche aiuto nella tua Parrocchia puoi anche aspettare, e aspettare..”

    Sono troppo dura? Desidererei davvero poter essere smentita, davvero con tutto il cuore. Intanto la realtà che vivono le famiglie, che si confrontano e si supportano, è questa.

    Una mamma della Rete L’ABUSO