Lione (askanews) – Il cardinale Philippe Barbarin è stato ascoltato a Lione dalla polizia francese nell’ambito di due inchieste per omessa denuncia di casi di presunta pedofilia da parte di sacerdoti della sua diocesi. L’interrogatorio segna la fine delle indagini preliminari nell’ambito delle due inchieste aperte dalla Procura di Lione che dovrà decidere se procedere o meno a carico del prelato. L’arcivescovo di Lione, è accusato di “non aver denunciato” abusi sessuali su minori e di aver messo in pericolo la vita degli altri. In particolare, non avrebbe denunciato il caso di un sacerdote accusato di violenze sessuali su giovani scout commesse tra il 1986 e il 1991. (Immagini Afp)
Autore: Redazione Media Web
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Preti pedofili, una vittima al Papa: agisca, ho la vita distrutta.
Roma, (askanews) – Gli ha distrutto la vita, ha perso il lavoro, oggi prende ancora psicofarmaci e chiede giustizia appellandosi anche a Papa Francesco.
A parlare così è Diego Esposito, il nome è di fantasia, che da anni ha denunciato di essere stato vittima di abusi da parte di un prete, il suo professore di religione in una scuola di Ponticelli. “Ora, basta siamo nel 2016 e vogliamo una chiesa pulita, i nostri figli quando vanno a scuola devono essere al sicuro e anche lo Stato deve intervenire e controllare questi preti che vengono denunciati perché non possono insegnare nelle scuole statali, sono un pericolo pubblico”.
A parlare così è Diego Esposito, il nome è di fantasia, che da anni ha denunciato di essere stato vittima di abusi da parte di un prete, un suo professore alle medie in una scuola di Ponticelli e ancora oggi chiede che si faccia giustizia. “Faccio anche un appello a Papa Francesco: risolvete questa piaga, bisogna fare qualcosa subito, il Cardinale Sepe – racconta – mi ha fatto perdere il lavoro perché dopo sei anni di giustizia che non mi è arrivata, scrissi una e-mail alla Curia, minacciando il suicidio con la mia arma, essendo io una guardia giurata, ma ovviamente era una provocazione, non mi volevo uccidere, ma loro presero la palla al balzo e girarono la lettera alla polizia che mi tolse il porto d’armi, quindi così io persi il mio lavoro.
Per me è stato un dolore atroce”. “Ci sono altre vittime che in questi giorni hanno contattato l’associazione ‘Rete l’Abuso’ – continua Diego – vittime del prete pedofilo don Silverio Mura, che volevano denunciarlo, ma hanno paura di fare la mia stessa fine e perdere il lavoro. Questo non deve accadere, Papa Francesco, a chi denuncia e ha la forza di denunciare come me.
Io ho perso lavoro, famiglia, armonia, ho un figlio di 9 anni in cura perché sente sempre questi discorsi e che piangeva quando ho fatto lo sciopero della fame, per avere giustizia”. “La mia vita è distrutta – dice Diego – prendo circa 8 pillole al giorno di psicofarmaci e negli ultimi sei anni ho avuto tre svenimenti, sono stato ricoverato in ospedale e tutti mi hanno diagnosticato l’ansia senza sapere la mia storia.
Questo prete ha distrutto la mia vita e quella della mia famiglia”. “Le conseguenze non sono gravi, sono gravissime”.
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Pedofilia, vittima australiana: vogliamo un cambiamento radicale
Roma, (askanews) – Stephen Woods è una delle vittime australiane della pedofilia, venute a Roma mentre il cardinale George Pell, un tempo arcivescovo di Melbourne, testimoniava in videoconferenza con la Commissione australiana che si occupa degli abusi nel continente. “Sono il più giovane di sette fratelli. Noi tre più piccoli siamo stati tutti molestati e picchiati da tre preti diversi. Uno dei miei fratelli è morto, uno è stato molte volte in prigione, io ho dovuto abbandonare il lavoro per i postumi del trauma. I miei genitori sono morti pensando di averci tradito. Ma non fu colpa loro, fu colpa della Chiesa a cui ci avevano affidato”. “Noi vogliamo che le cose cambino. Vogliamo che le vittime siano seguite in tutta l’Australia e in tutto il mondo. Il papa come capo di una grande religione ha l’ultima parola su quello che avviene. Vogliamo vedere un cambiamento vero e radicale”. “Se solo mia madre fosse viva e ci vedesse qui, a Roma, dove siamo venuti a portare la montagna da Maometto per così dire. Sarebbe interessante vedere il Papa, ma solo se porterà a un vero cambiamento e a prendersi cura di tutte le vittime”.
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Pedofilia, una vittima: “Le mie due figlie morte per gli abusi”
Roma, (askanews) – E’ a Roma per le sue bambine Anthony Foster, intervistato fuori dall’hotel Quirinale a margine dell’incontro fra il cardinale George Pell e le vittime australiane di abusi. Emma e Katie furono violentate dal loro parroco quando erano alle elementari. Emma è morta di overdose, Katie, divenuta alcolista, è paralizzata dopo un incidente stradale. “Questa era la mia famiglia perfetta… Noi l’avevamo creata. La Chiesa cattolica l’ha distrutta, perché non ha sorvegliato i suoi preti e ha permesso che dei bambini fossero violentati. Quanti casi sono? Migliaia, migliaia”. “George Pell era il vescovo ausiliare nella nostra zona ed era responsabile del prete che ha abusato le mie bambine”. “No, non ho bisogno di vedere il Papa. Io rivoglio le mie bambine. La reazione della Chiesa dovrebbe essere l’umiltà, chiederci perdono, fare tutto quello che possono per risanare la vita di tutte le vittime che ci sono. Finora abbiamo solo parole. Abbiamo bisogno di azioni concrete e di tutto il peso della Chiesa impiegato per aiutare le vittime e perché non succeda di nuovo, questo vogliamo”.
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Pedofilia, una vittima italiana: “Abusato a 12 anni da un prete”
“Per 10 anni l’ho dimenticato, ma ora voglio giustizia per tutti” Roma, (askanews) – Aveva 12 anni quando ha subito abusi da parte di un sacerdote, nel savonese. Mirko Gabossi è una delle vittime di pedofilia in Italia, uno dei tanti casi insabbiati secondo quando denuncia la rete “L’Abuso”, di cui Mirko fa parte, che raccoglie le vittime di pedofilia da parte di sacerdoti. Racconta cosa è successo: “All’età di 12 anni, facendo attività in chiesa insieme ad altri giovani, sono entrato a contatto con questo prete. Poi ho voluto la sfortuna di entrarci più a contatto rispetto ad altri. Da quando è avvenuto l’abuso, per oltre 10 anni, non ho mai più pensato a ciò che era accaduto. Quando ho notato che Francesco aveva messo in piedi una associazione, tutte queste memorie sono venute a galla”. Per Mirko la soluzione è una sola: “Il vescovo dovrebbe essere a nostro parere il funzionario che si occupa della pulizia e della veridicità di ciò che accade nella sua struttura. Coprire un abuso sessuale da parte di un suo sottoposto fa saltare subito agli occhi che non è etico e innaturale”. Un lavoro dettagliato quello che svolge ogni giorno la rete “L’Abuso”: “Stiamo cercando di trovare giustizia per queste vittime attraverso assistenza legale cercando di fornire loro l’aiuto necessario e stiamo muovendo una battaglia nei confronti della struttura che copre questi abusi che ormai avvengono da moltissimi anni. In alcuni casi sono tutti reati in prescrizione, ma non per questo sono meno importanti di altri”.
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Pedofilia, le vittime australiane chiedono udienza con Papa Francesco
Chiedono un’udienza con il Papa le vittime australiane di abusi che si trovano a Roma per assistere all’interrogatorio del Cardinale George Pell. Quattordici delle 53 vittime del prete pedofilo Gerald Ridsdale si trovano in Vaticano per seguire la testimonianza del Cardinale che fu vescovo di Melbourn e poi di Sidney. Phil Nagle, una delle vittime:
“Vogliamo essere ascoltati, vogliamo la dimostrazione che il nostro caso interessa e che può essere utile a cambiare le cose per i bambini nel futur…
ALTRE INFORMAZIONI: http://it.euronews.com/2016/03/02/ped…
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C’è un “Caso spotlight anche in Italia? Francesco Zanardi per Radio Cusano Campus
Francesco Zanardi, Portavoce ‘Rete L’Abuso – Onlus’, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Buio in sala”, condotta da Piercarlo Fabi su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).
“Nel 2004 –ha affermato Zanardi-, il cardinale Joseph Ratzinger fu portato alla sbarra, perché mentre il gruppo Spotlight stava indagando sugli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti negli Stati Uniti, lui e Bertone decisero di scrivere ai vescovi di tutto il mondo dicendo che la direttiva del 1962 era tuttora in vigore.
Quella direttiva chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Poi Ratzinger fu provvidenzialmente eletto Papa e la prima cosa che fece fu quella di chiedere a Bush l’immunità diplomatica come capo di Stato per non essere processato.
Questa notizia in Italia non ha avuto quasi alcuna eco”. Il tribunale speciale voluto da Papa Francesco. “Ben vengano le linee guida di Bergoglio –ha affermato Zanardi-, ben vengano i tribunali vaticani.
Però il Vaticano deve avere l’obbligo di denuncia quando un prete commette un reato sul suolo italiano, perché i processi canonici voluti da Bergoglio prevedono la scomunica come massimo della pena. Quindi il prete pedofilo non fa neanche un giorno di carcere.
La vittima non viene assistita quindi, anche se questi tribunali non fossero una farsa, il risultato è lo stesso di prima”.
Fonte: Radio Cusano Campus



