Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Belgio: abusi nella Chiesa, versati nove milioni di euro alle vittime. Mons. Terlinden (Bruxelles), “abbiamo fallito in passato ma oggi è tolleranza zero”

    Belgio: abusi nella Chiesa, versati nove milioni di euro alle vittime. Mons. Terlinden (Bruxelles), “abbiamo fallito in passato ma oggi è tolleranza zero”

    La Chiesa cattolica in Belgio ha finora versato nove milioni di euro alle vittime (dati aggiornati alla fine di febbraio 2026). Ad oggi, sono state registrate quasi 1.600 segnalazioni. Di queste 972 vittime sono state riconosciute e risarcite. L’importo del risarcimento è stato allineato alla prassi dei Tribunali, stabilendo così anche una parità di trattamento tra reati prescritti e non prescritti. L’obiettivo per la Chiesa – si legge in un comunicato diffuso ieri sera dalla Conferenza episcopale belga – “era garantire che le vittime di reati prescritti potessero essere ascoltate, riconosciute e, se lo desideravano, ricevere un risarcimento economico”.

    Oggi, il canale Canvas trasmetterà “Brief aan de paus” (Lettera al Papa), sequel della serie “Godvergeten” (Dio dimenticato). L’arcivescovo di Malines-Bruxelles Luc Terlinden ha collaborato a questo documentario in qualità di portavoce ufficiale per gli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica belga. “Ogni abuso è inaccettabile”, afferma l’arcivescovo. “E la Chiesa ha fallito in passato per quanto riguarda gli abusi sessuali al suo interno. L’ho già detto e lo ripeterò”, nel programma tv. “La Chiesa avrebbe dovuto difendere le vittime senza esitazione o riserve e combattere ogni abuso con ogni mezzo possibile.

    Ma purtroppo, non è stato così a sufficienza, a causa della mancanza di fede, della sottovalutazione del problema o per preservare la propria buona reputazione. In diverse occasioni, i nostri vescovi si sono scusati per questo. Hanno riconosciuto la sofferenza per tutta la vita sopportata dalle vittime e hanno espresso la loro sincera compassione. Continueremo a farlo e ad assumerci le nostre responsabilità”. La Conferenza episcopale ricorda che in seguito alla trasmissione della serie Godvergeten (Dimenticati), sono state istituite nuove commissioni parlamentari. Una delle principali raccomandazioni formulate nei loro rapporti finali (2024) è l’attuazione di un quadro giuridico generale per tutte le vittime di abusi sessuali. Il vescovo Terlinden: “La Chiesa cattolica sostiene pienamente questa proposta e lo abbiamo già ribadito al governo in diverse occasioni. La Chiesa chiede parità di trattamento per tutte le vittime di abusi sessuali”. Di questo, il vescovo parlerà domani, mercoledì 4 marzo, con il Ministro Verlinden, alla presenza delle vittime.

    Sulla base di numerose interviste condotte con le vittime e riconoscendo il loro urgente bisogno di assistenza psicologica, la Chiesa ha deciso di offrire un aiuto aggiuntivo di 3.000 euro a ciascuna vittima riconosciuta dalla Chiesa per reati in prescrizione, per rendere l’assistenza psicoterapeutica più accessibile. Dal suo annuncio nell’ottobre 2025, oltre 550 vittime hanno richiesto e ricevuto questo aiuto. La Chiesa belga assiucra che “la tolleranza zero per gli abusi è la norma”. “Gli episodi recenti o gravi che si verificano oggi vengono trattati con fermezza e sono soggetti a segnalazione obbligatoria. La Procura della Repubblica viene informata, il presunto autore viene sospeso e vengono adottate ulteriori misure preventive. Anche il Dicastero per la Dottrina della Fede a Roma viene sistematicamente informato e viene avviata un’indagine canonica”.

  • La Garante Pugligheddu non mente, i dati coincidono con il dato fornito da CEI

    La Garante Pugligheddu non mente, i dati coincidono con il dato fornito da CEI

    In riferimento alla vicenda che vede coinvolta la Garante sarda, la Rete L’ABUSO esprime anzitutto la sua solidarietà e vicinanza a Carla Pugligheddu il cui impegno nella tutela dei minori è sempre stato più che lodevole. Tra i venti Garanti per i diritti dell’infanzia che “manteniamo” in Italia, solo due risposero al nostro report, Pugligheddu è una di queste.

    Meno lodevole e misogina a nostro avviso, la modalità con cui la chiesa si è rivolta alla Garante contestando un dato che evidentemente poco importava, tanto che se ne accorgono mesi dopo.

    Con un comunicato affidato all’agenzia ANSA la chiesa sarda attacca la Garante sostenendo che il dato fornito dal nostro Osservatorio permanente, che la Garante ha poi esposto, sia a loro dire privo di qualunque fondamento.

    Rassicurano l’impegno della chiesa in materia ribadendo “che tutte le Diocesi si sono dotate di un Servizio diocesano o inter-diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, avvalendosi di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali.”

    Affermazione discutibile in quanto non è vero che tutte le diocesi sono dotate di un sevizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. In realtà solo 130 diocesi su 226 sono dotate di tale servizio.

    Ignorato anche quanto emerso lo scorso 24 febbraio, quando il nostro Osservatorio ha presentato il report sull’efficienza di questi 130 sportelli di cui la Rete L’ABUSO ne ha analizzato un ampio campione, 30 su 130, dal quale è emerso che a poco serve avvalersi “di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali” quando poi la chiesa reinserisce o addirittura non ha mai rimosso chi viene denunciato in questi sportelli dalle stesse vittime.

    Premesso che a nostro avviso la chiesa anziché andare all’ANSA contestando la Garante, avrebbe forse dovuto prima chiedere a lei spiegazioni, che non solo avrebbero chiarito l’equivoco, ma avrebbero evitato un attacco misogino ed irrispettoso verso le Istituzioni e verso la stessa Garante.

    In realtà emerge un refuso sul dato temporale riportato nei testi (2020/2025) che risulta esattamente censito dall’Osservatorio nell’arco temporale 2000/2025, che purtroppo non cambia la sostanza nel merito del fenomeno denunciato dalla Garante essendo i dati della regione Sardegna coincidenti con quelli dell’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso.

    Refuso che se civilmente la chiesa avesse fatto notare alla Garante, siamo certi sarebbe stata la prima a scusarsi e rettificare.

  • Palermo, abusi sessuali sulle fedeli: ex frate lascia il carcere

    Palermo, abusi sessuali sulle fedeli: ex frate lascia il carcere

    Il rosario delle presunte violenze sessuali sulle fedeli è ancora lungo da sgranare. Il processo all’ex sacerdote (è stato già cacciato dalla Diocesi ) cominciato a luglio scorso è ancora in corso e intanto il collegio della seconda sezione penale del Tribunale ha deciso la sua scarcerazione. Adesso fra Bernardino, 67 anni, è agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico in una residenza segreta.

    L’ordinanza è stata firmata alla vigilia di Natale, poi il trasferimento dalla cella di Castelvetrano. Sarebbero cominciati nel 2015 le violenze contestate al prete colombiano appartenente all’Ordine dei frati minori rinnovati. Cinque le vittime, sia maschi che femmine, tutte sotto i 14 anni all’epoca dei fatti (solo una era già maggiorenne), che si sono costituite parte civile insieme ai familiari, assistiti dagli avvocati Federica Prestidonato e Marcello Drago. Oltre alla stessa Diocesi, due le associazioni che hanno chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile: la Cotulevi e Insieme a Marianna.

    Secondo l’accusa, gli abusi si sarebbero verificati durante le confessioni e in alcuni ritiri spirituali, momenti nei quali il frate avrebbe avvicinato i ragazzini per carpire la loro fiducia e consumare gli approcci intimi.

    https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2026/03/03/palermo-abusi-sessuali-sulle-fedeli-ex-frate-lascia-il-carcere-aecb9f51-d4a1-4823-925a-70f8a62a2fe0/

  • Abusi: la Diocesi di Bolzano valuta provvedimenti contro un sacerdote

    Abusi: la Diocesi di Bolzano valuta provvedimenti contro un sacerdote

    La Diocesi di Bolzano valuterà l’applicazione di misure di prevenzione nei confronti del sacerdote, ancora in servizio, accusato di abusi su tre bambini (che sarebbero avvenuti anni fa).

    Il caso era stato sollevato dall’associazione nazionale Rete l’abuso con la testimonianza di una delle presunte vittime.

    Nel servizio l’intervista al vicario generale della Diocesi Eugen Runggaldier. Sia l’indagine del Vaticano che gli accertamenti della Procura, avvenuti tra il 2024 e il 2025, sono finiti in un nulla di fatto.

    Abusi: la Diocesi di Bolzano valuta provvedimenti contro un sacerdote

  • Pedofilia e sportelli diocesani “tendenti all’insabbiamento”, dati shock della “Rete L’Abuso”

    Pedofilia e sportelli diocesani “tendenti all’insabbiamento”, dati shock della “Rete L’Abuso”

    ROMA – La Rete L’Abuso, che tutela le vittime di pedofilia, ha presentato i risultati ottenuti sugli sportelli diocesani, a seguito di “un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni“. Attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade. Il dossier è stato illustrato dal portavoce Francesco Zanardi insieme a un sopravvissuto del clero di Bolzano (caso canonicamente chiuso nel 2025) e all’avvocato Mario Caligiuri.

    “Quello che abbiamo rilevato è omogeneo, in 32 sportelli diocesani analizzati si riscontrano preti non sanzionati, difficoltà di accesso agli atti, molti sacerdoti che restano ancora anonimi, e soprattutto pratiche di spostamento da una diocesi all’altra” omettendo di “fare in modo che questi non tornino a contatto con minori”.

    Pedofilia e sportelli diocesani: la Rete L’Abuso

    In alcuni casi, spiega Zanardi, “lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio”. Attualmente in Italia sono presenti sportelli in 130 diocesi su 226. L’indagine ha toccato Lombardia, Toscana, Calabria, Basilicata, Lazio, Sicilia, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Liguria e la diocesi di Bolzano, ritenuta tra le più avanzate nella prevenzione. “Qual era l’aspettativa della vittime? Quella del manifesto di papa Francesco: tolleranza zero, prevenzione e controllo. Ma non è così”.

    Il ruolo del vescovo e le procedure

    Secondo l’Associazione, quella degli sportelli appare “una estensione di una struttura blindata”. “È lo sportello che comunica i dati al vescovo e così non ci va più la vittima dal vescovo ma i dati mandati appunto attraverso lo sportello. Tuttavia è sempre il vescovo a decidere se fare o no l’indagine previa”.

    Le vittime, viene spiegato, devono firmare un consenso informato che non farebbe riferimento ai due procedimenti, quello canonico e quello civile. L’operatore che raccoglie la testimonianza sarebbe spesso un volontario, e la deposizione resterebbe allo sportello senza rilascio di copia.

    “Non si chiedono le circostanze dell’abuso”

    “Spesso – continua Zanardi – non viene chiesto nemmeno il nome del prete presunto abusatore. Vengono fatte domande come, erano informati i genitori? Quali altre persone sono informate? Mentre non chiedono molto sul fatto in sé, sembra quasi non interessare l’argomento, si chiede quando sono accaduti questi fatti, e viene fatto notare che c’è la prescrizione, quindi che cosa accade psicologicamente alla vittima? Per la vittima che va allo sportello facendosi forte di quello che ha subìto, cambia la situazione psicologica, chi è allo sportello ha il coltello dalla parte del manico”. Zanardi insiste sul fatto che dall’indagine emerge che “non ci sono domande sulle circostanze dell’abuso”.

    Supporto psicologico e contributi economici

    “Tranne l’accompagnamento alla denuncia, in nessun caso abbiamo visto che sia stato proposto un supporto psicologico o un qualche intervento per la vittima”. Nei casi di richiesta di contributo per spese mediche o psicologiche, in pochi episodi sarebbe stata offerta una somma di cinquemila euro, ma con accordo di riservatezza tra le parti e “a titolo di aiuto per esempio per gli studi non per gli abusi (non come risarcimento)”. Una denuncia che riaccende il dibattito sulla gestione delle segnalazioni di abusi nelle diocesi italiane e sull’effettiva applicazione della linea della “tolleranza zero”.

    Pedofilia e sportelli diocesani “tendenti all’insabbiamento”, dati shock della “Rete L’Abuso”

  • Sette, Ascari (M5S): vuoto normativo grave, serve reato di manipolazione mentale

    Sette, Ascari (M5S): vuoto normativo grave, serve reato di manipolazione mentale

    Roma, 27 feb. – “C’è un vuoto normativo sul fenomeno criminale delle organizzazioni settarie. Mancano i dati e manca un reato che copra ciò che è rimasto scoperto dopo l’abrogazione del plagio nel 1981”.

    Lo ha detto Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, a margine della conferenza stampa di ieri alla Camera per la presentazione del “Primo manuale di criminologia del fenomeno settario”. Ascari ha denunciato l’assenza di un monitoraggio aggiornato sul fenomeno: “C’è un osservatorio al Ministero dell’Interno che è fermo al 1998.

    Sono 27 anni che non abbiamo dati attuali sul numero esatto della presenza delle organizzazioni settarie”. Un quadro che, secondo la parlamentare, rende più difficile contrastare condotte che “non si sono esaurite, ma si sono evolute”, anche attraverso modalità di adescamento sempre più sofisticate, soprattutto verso i più giovani, “attraverso la rete e i social”.

    Per la deputata pentastellata, l’abrogazione del reato di plagio nel 1981 ha lasciato un vuoto che non è mai stato colmato: “Manca proprio un reato di manipolazione mentale”. Da qui l’iniziativa legislativa già depositata che prevede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle organizzazioni settarie, con l’obiettivo di ascoltare esperti, operatori, vittime e familiari.

    Ascari ha inoltre chiesto un’indagine conoscitiva in commissione Giustizia, annunciando che “il presidente ha detto che la farà partire”. A confermare l’esistenza di un vuoto normativo sul tema, ha ricordato la deputata, è stato anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in Aula, rispondendo a una sua interrogazione, ha riconosciuto la necessità di intervenire.

    “Non bisogna più perdere tempo – ha concluso – ma iniziare concretamente a lavorare per colmare questo vuoto”.
    (PO / Sis)

    (© 9Colonne – citare la fonte)

  • Oltre 176 milioni in indennizzi alle vittime di abusi hanno portato al fallimento una diocesi newyorkese

    Oltre 176 milioni in indennizzi alle vittime di abusi hanno portato al fallimento una diocesi newyorkese

    La diocesi di Siracusa, nello stato di New York, ha chiuso formalmente il suo processo di bancarotta dopo aver costituito un fondo di oltre 176 milioni di dollari per risarcire le vittime di abusi sessuali, un esito che conferma l’enorme impatto economico di questa crisi sulla Chiesa locale.

    Secondo quanto riportato da OSV News, il vescovo Douglas J. Lucia ha comunicato il 25 febbraio ai fedeli che la giudice Wendy Kinsella, del Tribunale delle Fallimenti degli Stati Uniti per il Distretto Nord di New York, ha approvato lo stesso giorno il decreto finale che pone fine a una procedura di quasi sei anni ai sensi del Capitolo 11 (che permette a un’entità —azienda, istituzione o diocesi— di dichiararsi in bancarotta per riorganizzare i suoi debiti senza chiudere immediatamente le sue attività).

    Un fondo di oltre 176 milioni per accordi e compensazioni
    Il piano approvato stabilisce un fondo fiduciario per le vittime con oltre 176 milioni di dollari. Di questa somma, 76,1 milioni provengono da assicurazioni e 100 milioni sono stati contribuiti da ciò che il vescovo ha definito la “famiglia cattolica”: 45 milioni da parte delle parrocchie, 50 milioni contribuiti dalla stessa diocesi mediante una combinazione di investimenti e prestiti, e altri 5 milioni da entità diocesane.

    I pagamenti saranno assegnati da un arbitro indipendente, come indicato dal vescovo, in un sistema progettato per concentrare le richieste in un unico meccanismo di compensazione.

    411 richieste dopo le “finestre” legali a New York
    La diocesi ha affrontato 411 richieste uniche presentate ai sensi di due leggi statali che hanno riaperto la possibilità di denunciare abusi antichi indipendentemente dalla prescrizione precedente: la Child Victims Act e la Adult Survivors Act.

    Entrambe le norme hanno aperto “finestre” temporali per registrare denunce: fino al 15 aprile 2021 nel caso della prima, e fino al 17 gennaio 2023 nel caso della seconda. Il volume delle richieste, sommato alla struttura legale dei contenziosi, ha spinto la diocesi a ricorrere al Capitolo 11.

    Un meccanismo legale per canalizzare richieste presenti e future
    L’accordo include una “channeling injunction”, figura del diritto fallimentare statunitense che canalizza le richieste verso un fondo comune, con l’obiettivo di evitare contenziosi individuali contro la diocesi, le parrocchie e altre entità cattoliche, e di prevedere anche possibili richieste future.

    La diocesi presenta questo schema come una risposta “integrale” che cerca un unico canale di riparazione, sebbene il costo economico gravi in buona misura sulle strutture diocesane e parrocchiali.

    Scuse del vescovo e appello alla prevenzione
    Nella sua lettera, il vescovo Lucia ha affermato che il processo è stato più lungo del previsto e ha riconosciuto il peso che ha rappresentato per le vittime e i fedeli. Ha detto di aver ascoltato personalmente i sopravvissuti e ha reiterato una richiesta di perdono “per qualsiasi negligenza passata” nel trattamento di questi casi.

    Ha anche assicurato che il piano formalizza impegni per politiche di “Ambiente Sicuro” per prevenire la ripetizione degli abusi e ha convocato una messa speciale il 26 aprile nell’ambito del mese nazionale di prevenzione dell’abuso infantile negli Stati Uniti.

    La chiusura della bancarotta pone fine al processo giudiziario, ma lascia la diocesi segnata da un onere finanziario che colpisce direttamente la sua struttura e, in particolare, le parrocchie che hanno dovuto contribuire al fondo.

    https://infovaticana.com/it/2026/02/28/piu-di-176-milioni-in-indennizzi-alle-vittime-di-abusi-hanno-portato-al-fallimento-di-una-diocesi-newyorkese/

  • “Ci stiamo lavorando intensamente.”

    “Ci stiamo lavorando intensamente.”

    La diocesi di Bolzano-Bressanone ha annunciato che riaprirà il caso di Christian . La vittima ha raccontato questa settimana, durante una conferenza stampa online organizzata dalla rete italiana “Rete l’Abuso” , le sue esperienze di abusi alla fine degli anni ’80. Il presunto autore è un sacerdote dell’Ordine Teutonico che continua a lavorare per la diocesi in Alto Adige. 

    “Quando il rappresentante legale del difensore civico ha denunciato il suo caso nel 2024, abbiamo contattato il sacerdote in questione e informato sia la Procura della Repubblica che il Vaticano a Roma”, spiega Eugen Runggaldier, Vicario generale della Diocesi di Bolzano-Bressanone . La Procura della Repubblica ha quindi indagato se il sacerdote rappresentasse attualmente un pericolo per bambini e giovani e ha concluso la sua indagine all’inizio dello scorso anno senza emanare misure di protezione. 

    Poiché gli abusi subiti dal ragazzo allora dodicenne – come nella maggior parte degli altri casi segnalati nella diocesi – risalgono a tempi così remoti, la Procura non ha approfondito ulteriormente la questione per prescrizione. Anche il Dicastero per la Dottrina della Fede in Vaticano , dopo aver esaminato il caso, ha concluso che i “presunti atti rimanevano al di sotto della soglia di punibilità” e non potevano essere “provati con la necessaria certezza”. 

    Nuovo approccio per trattare con preti sospettati

    A differenza del caso di abusi su don Giorgio Carli, qui non esiste alcun reato accertato. Ciononostante, la protesta pubblica dello scorso autunno ha influenzato il caso attuale. È stato poi rivelato che la diocesi aveva trasferito don Carli, nonostante fosse stato accusato di abusi sessuali su minori all’inizio degli anni 2000. Sebbene il procedimento legale corrispondente sia stato interrotto per prescrizione, numerose persone hanno da allora chiesto un cambiamento nel modo in cui vengono gestite le accuse di abuso. Nel caso di don Carli, il vescovo Ivo Muser ha ceduto; non esercita più i suoi doveri sacerdotali. 

    Nella primavera del 2025, un rinomato studio legale di Monaco di Baviera ha documentato il caso di Don Carli nel suo rapporto indipendente sugli abusi nella diocesi di Bolzano-Bressanone tra il 1964 e il 2023. Tuttavia, nell’ottobre 2025, l’avvocato di Monaco Ulrich Wastl si è recato nuovamente a Bolzano e ha constatato che si era verificato un “fallimento sistemico totale” all’interno della Chiesa in Alto Adige. “Da allora, stiamo lavorando intensamente per definire più precisamente come trattare i sacerdoti accusati e condannati. Siamo in contatto con diverse vittime e avvocati che ci sostengono in questo sforzo. Inoltre, rivaluteremo tutte le segnalazioni ricevute, come quella di Christian”, ha affermato Runggaldier. 

    https://salto.bz/de/article/27022026/wir-arbeiten-mit-hochdruck-daran

     

  • Archiviato il caso contro il parroco: nessuna prova di abuso sul minore

    Archiviato il caso contro il parroco: nessuna prova di abuso sul minore

    Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, dottoressa Donatella Bove, ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico di un parroco della Diocesi di Ischia, difeso dall’avvocato Gianluca Migliaccio, indagato per il reato di atti sessuali con minorenne ai sensi dell’articolo 609 quater del codice penale. Il provvedimento accoglie in pieno la richiesta avanzata dalla Pubblica Ministera Monica Campese, ritenendo che gli elementi raccolti nel corso delle indagini non consentano di sostenere fondatamente l’accusa in giudizio.

    La vicenda trae origine da una segnalazione pervenuta il 12 dicembre 2024 da parte di una psicologa e psicoterapeuta, alla quale si erano rivolti i genitori di un bambino nato nel 2018, preoccupati per alcuni comportamenti del figlio. La professionista aveva ritenuto di dover segnalare all’autorità giudiziaria il timore che il piccolo potesse essere stato vittima di abusi sessuali da parte del sacerdote.

    Secondo quanto ricostruito nelle indagini, i fatti contestati sarebbero avvenuti il 13 ottobre 2024, in occasione di un battesimo della famiglia. Dopo la celebrazione, il bambino era stato invitato dal parroco a seguirlo in sacrestia per ricevere un dono, accompagnato dalla perpetua. Trascorsi circa dieci minuti, la madre si era recata a cercarlo e aveva trovato il figlio che le correva incontro allegro, con al collo un piccolo rosario di legno. Nelle settimane successive, nel mese di novembre, il bambino aveva fatto alcuni riferimenti ambigui a momenti trascorsi con il sacerdote, raccontando di un “semino nell’erbetta” e descrivendo il sapore amaro di un pomodoro che il prete gli avrebbe fatto mangiare, aggiungendo tuttavia che il parroco era buono e che non gli aveva fatto nulla, per poi addormentarsi tranquillo.

    La madre, insospettita anche da alcuni cambiamenti nel comportamento del figlio, che sembrava essersi chiuso in sé stesso, aveva in un primo momento affrontato direttamente il sacerdote, accusandolo di condotte inopportune. La coppia aveva quindi deciso di rivolgersi alla psicologa, la cui segnalazione aveva avviato il procedimento penale.

    La Procura aveva disposto la perquisizione dell’abitazione del sacerdote con conseguente sequestro di tutto il materiale informatico nella sua disponibilità. L’analisi forense, tuttavia, non aveva evidenziato alcunché di anomalo: nessun contenuto pedopornografico, nessun materiale sospetto, soltanto file di carattere religioso. Era stato inoltre acquisito il fascicolo personale del parroco presso la Diocesi competente, anche in questo caso senza riscontrare segnalazioni analoghe pregresse.

    L’elemento decisivo ai fini dell’archiviazione è stato però rappresentato dall’esito della consulenza psicodiagnostica disposta dalla Procura sul minore, affidata a una specialista in neuropsichiatria infantile. La consulente, dopo aver esaminato anche i genitori del bambino, ha concluso che non si rilevano indicatori clinici riferibili a dinamiche traumatiche, evidenziando piuttosto una condizione generale di immaturità, già riscontrata in precedenti valutazioni specialistiche, che potrebbe essere stata accentuata da condotte iperprotettive e anticipatrici da parte dei genitori. La Pubblica Ministera ha sottolineato, nella propria richiesta, come non si possa escludere che la ricostruzione dei fatti operata dalla madre sia stata influenzata da vicende pregresse di cui la stessa donna sarebbe stata vittima.

    All’esito delle indagini, il GIP ha condiviso integralmente le valutazioni della Procura, disponendo l’archiviazione e la restituzione degli atti.

    Archiviato il caso contro il parroco: nessuna prova di abuso sul minore