Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Istituti religiosi, silenzi e abusi: la parola alle vittime

    Istituti religiosi, silenzi e abusi: la parola alle vittime

    Per decenni, per la Chiesa sal­vare le appa­renze è stato più impor­tante che sal­vare le vite spez­zate delle vit­time: per­sone lasciate sole, non cre­dute, non pro­tette. A ricor­darlo è anche la cro­naca recente, che riporta alla luce decine di casi di abuso ses­suale avve­nuti tra il 1950 e il 2022 all’abba­zia di Saint-Mau­rice, in Val­lese. I fatti sono stati rico­struiti da un gruppo di esperti indi­pen­denti inca­ri­cati di fare chia­rezza su una lunga sto­ria di silenzi. Nel col­le­gio, rino­mato per il rigore e l’edu­ca­zione impar­tita, l’atteg­gia­mento dei ver­tici è stato per anni quello di nascon­dere o mini­miz­zare gli abusi — defi­niti sbri­ga­ti­va­mente come sem­plici “bêti­ses” — allon­ta­nando gli autori con pel­le­gri­naggi o tra­sfe­ri­menti e chiu­dendo gli occhi davanti alle vio­lenze subite dai ragazzi affi­dati alla strut­tura. Tutto restava con­fi­nato nel segreto, desti­nato a pas­sare sotto silen­zio. Il rap­porto finale docu­menta 67 situa­zioni di vio­lenza ses­suale in senso lato, indi­vi­dua 30 autori adulti — in gran parte cano­nici — e almeno 68 vit­time, per lo più mino­renni. Solo la pres­sione eser­ci­tata dai media e dall’opi­nione pub­blica ha costretto la dire­zione dell’abba­zia a con­fron­tarsi aper­ta­mente con quanto acca­duto. Uno schema simile emerge anche dal Can­ton Uri.

    Anche vit­time tici­nesi al col­le­gio di Alt­dorf?
    Il pro­gramma Rund­schau (SRF) ha por­tato alla luce casi di abusi ses­suali e di uso ecces­sivo della vio­lenza risa­lenti agli anni Ses­santa e Set­tanta al rino­mato col­le­gio Carlo Bor­ro­meo di Alt­dorf. In seguito alle rive­la­zioni, la Dire­zione dell’istru­zione e della cul­tura del Can­ton Uri, il mona­stero bene­det­tino di Maria­stein e i Mis­sio­nari di Marian­n­hill di Alt­dorf hanno com­mis­sio­nato uno stu­dio scien­ti­fico per inda­gare sui fatti. L’inchie­sta è affi­data al Dipar­ti­mento di sto­ria dell’Uni­ver­sità di Zurigo. Il team di ricerca, che sta facendo il lavoro, lan­cia un appello a testi­moni di casi di abuso ses­suale nella Sviz­zera ita­liana. Le segna­la­zioni pos­sono pro­ve­nire sia da vit­time dirette sia da testi­moni indi­retti o da discen­denti. «Per decenni, in que­sto col­le­gio hanno vis­suto anche stu­denti pro­ve­nienti dal Ticino. Ogni testi­mo­nianza ci per­mette di appro­fon­dire la ricerca sui casi di abuso ses­suale avve­nuti tra il 1906 e il 1994 al Col­le­gio Carlo Bor­ro­meo e all’Inter­nato San Giu­seppe di Alt­dorf», spiega Vanessa

    Bigna­sca, ricer­ca­trice dell’Uni­ver­sità di Zurigo respon­sa­bile dello stu­dio per la Sviz­zera ita­liana. Paral­le­la­mente, la stu­diosa è coin­volta nel più ampio lavoro dell’Uni­ver­sità di Zurigo sugli abusi ses­suali nel con­te­sto della Chiesa cat­to­lica in Sviz­zera dagli anni Cin­quanta a oggi. La ricerca, com­mis­sio­nata dalla Con­fe­renza dei vescovi sviz­zeri, dalla Con­fe­renza delle Unioni degli Ordini reli­giosi e dalle altre comu­nità di vita con­sa­crata in Sviz­zera (KOVOS), non­ché dalla Con­fe­renza cen­trale cat­to­lica romana della Sviz­zera (RKZ), ha pre­sen­tato i primi risul­tati nel set­tem­bre 2023. Da allora l’inda­gine — che coin­volge anche Ticino e Gri­gioni ita­liano — è pro­se­guita e si con­clu­derà all’ini­zio del 2027 con la pub­bli­ca­zione dei risul­tati finali. «Dall’avvio dei lavori, nuovi docu­menti d’archi­vio e testi­mo­nianze ci hanno per­messo di com­pren­dere meglio i con­te­sti in cui si sono veri­fi­cati gli abusi ses­suali», osserva Bigna­sca. «Oltre all’ambito pasto­rale, scuole, col­legi e isti­tuti con inter­nato emer­gono come le realtà mag­gior­mente coin­volte, alcune delle quali nel frat­tempo hanno ces­sato la pro­pria atti­vità». Anche in merito a col­legi e isti­tuti in Ticino, i ricer­ca­tori cer­cano testi­mo­nianze: chi ha subito vio­lenze o ne è a cono­scenza può farsi avanti e aiu­tare così i ricer­ca­tori a fare luce.

    A che punto siete della ricerca avviata tre anni fa?
    Siamo nella fase finale: stiamo rac­co­gliendo le ultime testi­mo­nianze e infor­ma­zioni neces­sa­rie per com­ple­tare le piste di ricerca indi­vi­duate, in par­ti­co­lare per quanto riguarda il Ticino. Tutto il mate­riale con­fluirà nel rap­porto con­clu­sivo, che sarà pre­sen­tato all’ini­zio del 2027.

    Che tipo di testi­mo­nianze state sol­le­ci­tando nella Sviz­zera ita­liana?
    In par­ti­co­lare, casi di abuso ses­suale avve­nuti in isti­tuti, col­legi e scuole con inter­nato. La ricerca ha dimo­strato che que­sti con­te­sti rap­pre­sen­tano i luo­ghi in cui più fre­quen­te­mente si sono veri­fi­cati gli abusi.

    In Ticino il primo isti­tuto ad aver appro­fon­dito il pro­prio pas­sato è stato il Von Men­tlen di Bel­lin­zona. Altri dovreb­bero fare un eser­ci­zio di tra­spa­renza?
    Sul Von Men­tlen è stata con­dotta una ricerca scien­ti­fica e, gra­zie alle testi­mo­nianze rac­colte, sono emerse situa­zioni di abuso. Abbiamo però indizi che ci por­tano a rite­nere che dina­mi­che simili si siano veri­fi­cate anche in altri isti­tuti e inter­nati del Ticino.

    In Ticino il tema degli abusi ses­suali nei col­legi e negli isti­tuti sem­bra ancora un tabù che fatica a emer­gere. Per­ché?
    Fino alla pub­bli­ca­zione del primo rap­porto dell’Uni­ver­sità di Zurigo, nel 2023, in Ticino non esi­steva un dibat­tito aperto su que­sto tema. Nel resto della Sviz­zera, invece, la discus­sione era già pub­blica e poli­tica e c’erano asso­cia­zioni di vit­time attive da tempo. Que­sto favo­ri­sce l’emer­gere delle testi­mo­nianze. Oggi anche in Ticino si sta creando un ter­reno più fer­tile: i media si occu­pano rego­lar­mente del tema, anche gra­zie a testi­moni dispo­sti a par­lare, e nel frat­tempo è nata GAVA, il Gruppo di Ascolto per Vit­time di Abusi in Ambito Reli­gioso in Ticino (offre soste­gno a chi ha vis­suto espe­rienze di abuso in con­te­sti reli­giosi: www.ascol­to­gava.ch; 091 210 22 02).

    Dopo la pub­bli­ca­zione del primo rap­porto nel 2023, nuove vit­time si sono fatte avanti in Ticino?
    Sì. In que­sti due anni, alcune per­sone hanno deciso di con­tat­tarci dopo aver letto sui gior­nali dello stu­dio dell’Uni­ver­sità di Zurigo. Si tratta spesso di per­sone impe­gnate in un per­corso per­so­nale di rico­no­sci­mento di quanto acca­duto, con la volontà di con­di­vi­dere la pro­pria espe­rienza e di por­tare alla luce aspetti rima­sti nasco­sti per troppo tempo. In alcuni casi si tratta di situa­zioni già note, in altri di casi com­ple­ta­mente nuovi, non rin­trac­cia­bili attra­verso le sole ricer­che d’archi­vio.

    Per una vit­tima fare il primo passo e par­lare è molto dif­fi­cile: c’è il timore di non essere cre­duti, la ver­go­gna. Per­ché rivol­gersi a un ricer­ca­tore? E che cosa garan­tite?
    Garan­tiamo innan­zi­tutto un ascolto attento, oltre all’ano­ni­mato e a un trat­ta­mento rigo­ro­sa­mente con­fi­den­ziale di tutti i dati rac­colti ai fini della ricerca. Non vogliamo for­zare nes­suno: siamo sem­pli­ce­mente dispo­ni­bili all’ascolto, qua­lora qual­cuno desi­deri con­di­vi­dere quanto ha vis­suto. Inol­tre, segna­liamo enti e strut­ture che pos­sono offrire soste­gno. Sap­piamo che si tratta di un passo deli­cato, che può riat­ti­vare ricordi dolo­rosi, ed è pro­prio per que­sto che affron­tiamo ogni testi­mo­nianza con la mas­sima atten­zione e rispetto.

    Quanto sono indi­spen­sa­bili le testi­mo­nianze per rico­struire quanto è suc­cesso?
    Le testi­mo­nianze sono estre­ma­mente pre­ziose, per­ché le tracce scritte esi­stono solo in una mino­ranza dei casi e per­ché per­met­tono di capire che situa­zioni ini­zial­mente rite­nute epi­so­di­che non lo erano affatto. Una nuova testi­mo­nianza può aprire diverse piste di lavoro: dati, nomi, indi­ca­zioni pre­cise aiu­tano a cer­care dei riscon­tri negli archivi o con­sen­tono incroci con altre testi­mo­nianze indi­pen­denti. Il nostro lavoro si fonda anche su fonti sto­ri­che pro­ve­nienti dagli archivi dio­ce­sani, dagli archivi giu­di­ziari e da quelli delle con­gre­ga­zioni reli­giose e degli isti­tuti. Gli abusi non sem­pre lasciano tracce negli archivi. Senza le voci delle vit­time, molti epi­sodi reste­reb­bero com­ple­ta­mente invi­si­bili.

    Quali sono gli osta­coli che hanno impe­dito l’emer­gere degli abusi nei col­legi e negli isti­tuti?
    La ricerca ha mostrato che si trat­tava di isti­tu­zioni chiuse, for­te­mente gerar­chiz­zate. Al ver­tice c’era la dire­zione, che con­trol­lava rigi­da­mente le infor­ma­zioni in entrata e in uscita dall’isti­tuto. Per i bam­bini era estre­ma­mente dif­fi­cile rac­con­tare quanto acca­deva, otte­nere un rico­no­sci­mento o vedere avviata una pro­ce­dura giu­di­zia­ria. Nel caso dei col­legi era spesso deter­mi­nante la severa auto­rità dei reli­giosi. Negli altri isti­tuti, invece, molti ospiti erano bam­bini col­lo­cati fuori dal con­te­sto fami­liare: orfani, figli con­si­de­rati ille­git­timi o pro­ve­nienti da fami­glie in con­di­zioni socioe­co­no­mi­che dif­fi­cili. Minori par­ti­co­lar­mente vul­ne­ra­bili, spesso privi di appoggi esterni e di figure adulte in grado di ascol­tarli e pro­teg­gerli. Que­sta man­canza di soste­gno ha con­tri­buito a ren­dere gli abusi invi­si­bili e a per­pe­tuare il silen­zio per decenni.

    I recenti casi del Val­lese e di Alt­dorf mostrano che non si tratta solo di sin­gole per­sone malate all’interno di strut­ture sane. Il pro­blema appare piut­to­sto endo­geno, legato a isti­tu­zioni con gerar­chie rigide e forti con­cen­tra­zioni di potere, che pos­sono diven­tare ter­reno fer­tile per gli abusi. Cosa ne pensa?
    È una let­tura che con­di­vi­diamo. Anche nelle con­clu­sioni del pro­getto pilota è emerso chia­ra­mente che il pro­blema degli abusi ses­suali non è epi­so­dico né ricon­du­ci­bile esclu­si­va­mente a sin­gole per­sone “malate”, ma ha una dimen­sione strut­tu­rale. È il risul­tato di una com­bi­na­zione di fat­tori, tra cui una gerar­chia eccle­sia­stica che per buona parte del Nove­cento si è mostrata poco pro­pensa a inter­ve­nire su que­sti fatti. Si tratta di un sistema che, di fatto, ha per­messo agli autori di restare impu­niti e di con­ti­nuare a eser­ci­tare il pro­prio ruolo, pro­tetti dal pre­sti­gio e dal potere di cui gode­vano i sacer­doti o le per­sone che lavo­ra­vano negli isti­tuti. Que­sto con­te­sto isti­tu­zio­nale ha con­tri­buito a creare le con­di­zioni per­ché gli abusi potes­sero ripe­tersi nel tempo, senza essere denun­ciati né san­zio­nati.

    Chi con­tat­tare
    Chi vuole con­di­vi­dere espe­rienze o infor­ma­zioni su abusi in ambito eccle­siale pos­sono con­tat­tare il team di ricerca: ricerca-abusi@hist.uzh.ch (email) o al numero 044 634 47 38.

    https://www.laregione.ch/inchieste-e-approfondimenti/1900422/istituti-religiosi-silenzi-e-abusi-la-parola-alle-vittime

  • Il prete e l’amante: tentò di rapinarla e la colpì con un lingotto. Ieri il patteggiamento a un anno e quattro mesi

    Il prete e l’amante: tentò di rapinarla e la colpì con un lingotto. Ieri il patteggiamento a un anno e quattro mesi

    Si è presentato a casa di Francesca (nome di fantasia), 68 anni, la donna amata in passato, per derubarla dei suoi gioielli di famiglia. Un gesto drammatico, una caduta negli inferi, quella di cui è scivolato don Pino Madeo, 63 anni, all’anagrafe Giuseppe, quando il 27 settembre del 2021 ha colpito in testa con un lingotto d’oro la sua ex amante, riottosa a lasciarsi rubare i gioielli di famiglia. L’uomo di Chiesa ha dimenticato i doveri di carità e solidarietà cristiane, ma le sue colpe, per ora, le ha pagate davanti al giudice terreno. Ieri don Pino, sacerdote dal 1986, lo scorso 28 gennaio nominato cappellano dell’ospedale di Piove di Sacco, provincia di Padova, ha patteggiato una pena a un anno e 4 mesi di reclusione con l’accusa di tentata rapina e lesioni.

    Il pentimento e il via libera al patteggiamento
    Prima dell’udienza di ieri, il pm Edoardo De Santis ha dato il via libera al patteggiamento, esaudendo «la preghiera» di don Pino — come scritto nell’istanza presentata dal legale del sacerdote — di accedere al rito alternativo. Parole che hanno mostrato contrizione e pentimento, almeno secondo la pubblica accusa.

    Francesca darà i soldi del risarcimento danni in beneficenza
    Lei, Francesca, ha perdonato l’uomo amato nel passato. Non si è costituta parte civile. Però, un risarcimento per il dolore provato, nel corpo e nell’anima, perché don Pino lei lo ha amato, lo ha preteso, essendo stata ferita e tradita nel profondo dei suoi sentimenti. Quattro mila euro le ha dato il sacerdote. Soldi che Francesca darà a un’associazione di beneficenza. D’altronde non è il denaro che ha mai scaldato il cuore di Francesca, una credente e prima ancora una frequentatrice della chiesa come dimostra la storia dell’amore tra lei e don Pino: Ma quell’amore era comunque proibito secondo il voto di celibato fatto dal sacerdote al momento della consacrazione.

    Prima l’amore, vissuto di nascosto. Poi l’addio
    I due amanti si sono conosciuti in chiesa. Quale è un segreto custodito con attenzione dai due amanti. Subito si innamorano. Il sentimento cresce tra dubbi, rimorsi e slanci di passione. Un po’ come i protagonisti di «Uccelli di Rovo». Lui si divide, tra i doveri di sacerdote e le ore dolci con Francesca. Ma i due amanti qualche disattenzione la commettono, tanto da imporre il trasferimento di don Pino. Perché lui una scelta infine la fa: rispettare la sua vocazione, dicendo addio a Francesca. Cosa abbia portato, in ogni modo, i due amanti a chiudere è l’altro mistero di questa vicenda. Francesca, va ricordato, ha un figlio, decisivo in questa dramma, come vedremo.

    L’irruzione in casa e il salvataggio del figlio di lei
    Il sacerdote, il 27 settembre di cinque anni fa, irrompe in casa dell’ex amante. Cosa passi nella tua testa, è il terzo mistero di questa tragedia. Vuole i monili della donna. Brandisce un lingotto d’argento, la colpisce in testa, come un malvivente qualunque. Lei, spaventata, apre la cassaforte. Don Pino prende l’oro e lo mette in una busta. Francesca intanto ha chiamato il figlio, che si precipita sottraendola all’aggressione. Con lui c’è la polizia. Afferrano il sacerdote, portandolo lontano dai demoni che lo hanno accecato. Pino Madeo

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_febbraio_11/il-prete-con-l-amante-tenta-di-rapinarla-e-la-colpisce-con-un-lingotto-b5573432-4960-48a2-8b8e-922e56084xlk.shtml

  • Chiedere scusa e risarcire finanziariamente!

    Chiedere scusa e risarcire finanziariamente!

    In natura è normale che l’animale che attacca si concentri sull’individuo malato o più debole, perché più facile da catturare. Qualcosa di simile si osserva anche nell’ambito degli abusi sessuali. L’aggressore sceglie con cura la propria vittima: seleziona una persona che proviene da una famiglia problematica, nella quale non ha conosciuto sicurezza affettiva e amore, si sente sola, è sessualmente ed emotivamente insoddisfatta, non riesce a trovare un posto dignitoso nella società, non dispone di sufficienti risorse economiche, prova spesso un senso di inferiorità, non è adeguatamente matura sul piano sociale, non sa difendersi a sufficienza, è obbediente e, nella maggior parte dei casi, è di molti anni più giovane. Un ruolo importante è svolto anche dalla posizione sociale dell’aggressore, che gli conferisce una certa forma di potere. Questo rapporto asimmetrico è tipico tra genitori e figli, tra insegnanti o educatori e alunni, tra medico e paziente, e tra il religioso e le persone a lui affidate.

    Come è stato detto nel programma di Michaela Jílková “Máte slovo” dell’11 aprile 2019, nella Repubblica Ceca vengono registrati circa settecento casi di abuso sessuale all’anno, dei quali circa un decimo è commesso da parenti delle vittime.

    Talvolta l’abuso sessuale è accompagnato da violenza fisica, configurandosi come stupro; ma spesso l’aggressore si presenta come una persona buona, gentile e premurosa, che cerca di soddisfare tutti i bisogni della vittima. Entra con astuzia nella sua vita per creare una dipendenza psicologica. Ciò avviene attraverso il denaro, vari regali, l’attribuzione di incarichi, privilegi e soprattutto dedicando il proprio tempo, con cui dimostra amicizia. Non mancano frequenti messaggi SMS e telefonate.

    Nel caso della professione del religioso, considerato mediatore tra Dio e gli uomini, si aggiunge anche una dimensione soprannaturale. In questo modo il manipolatore diventa particolarmente pericoloso, perché spesso viene accettato dalle persone sulla base della sua autorità e del suo ruolo; inoltre, si ritiene comunemente che egli annunci alti valori etici, diffonda amore, preghi… sia estremamente buono. Per questo i credenti praticanti ripongono in lui una fiducia illimitata. Lo conferma anche una piccola indagine svolta in una via affollata di Milano, dove diverse persone con una cassetta per le offerte chiedevano ai passanti un aiuto finanziario: un giovane e bel uomo d’affari elegantemente vestito con cravatta, una seducente bellezza in minigonna, un pensionato e una pensionata ben vestiti, un soldato, un poliziotto, un senzatetto, un sacerdote e una suora. La suora raccolse la somma maggiore, il che dimostra l’elevato grado di fiducia di cui gode questa professione nella società italiana. Anche se nel contesto ceco un’indagine del genere avrebbe probabilmente dato risultati diversi, soprattutto nel cattolicesimo le persone consacrate godono di uno status del tutto particolare che, come mostrano i fatti, viene talvolta abusato.

    Dopo che l’aggressore, il “pseudomissionario dell’amore”, ha creato forti legami emotivi e la vittima si fida ciecamente di lui, inizia anche l’avvicinamento fisico. All’inizio si tratta di carezze, abbracci, gesti affettuosi, fino a concentrarsi gradualmente sulle parti intime del corpo e, infine, ad arrivare al rapporto sessuale. Mentre negli abusi sessuali accompagnati da violenza l’aggressore è chiaramente percepito come negativo e malvagio e la vittima cerca di fuggire, nel caso del cosiddetto aggressore “affettuoso” si crea un enorme conflitto nevrotico e confusione nella psiche della vittima. Razionalmente essa sa e sente che si tratta di qualcosa di proibito, che non dovrebbe accadere; allo stesso tempo, però, ciò è compiuto da una persona consacrata a Dio, amorevole, generosa e attenta. Spesso la vittima è incapace di muoversi o di difendersi in qualsiasi modo. Il conflitto interiore è tanto più forte quanto più intensa è l’esperienza di piacere e di soddisfazione orgasmica che l’aggressore le provoca. Si verifica così una sorta di scissione interna della psiche della vittima: una parte della sua personalità non lo vuole, mentre all’altra in realtà piace. Quanto più il rapporto è asimmetrico, tanto più la vittima si sente paradossalmente importante ed eletta. In ciò risiede il nucleo del danno psichico e sessuale della vittima, che non è in grado di difendersi e sviluppa una dipendenza che spesso dura molti anni: deve mantenere tutto segreto, altrimenti il piacere e gli altri benefici le saranno “tolti” e verrà punita. Spesso subisce minacce: l’aggressore autoritario usa la tattica del bastone e della carota. E poi: nessuno le crederà se si rivolgerà a qualcuno. L’opinione pubblica cattolica tende per lo più a difendere la persona consacrata. La denuncia penale o il reclamo contro l’autorità ecclesiastica avvengono spesso solo nel momento in cui la vittima scopre di non essere l’unica, che il parroco frequenta regolarmente anche un’altra persona o più persone e non è più così attento come prima. La gelosia e la rabbia verso l’aggressore portano allora al passo decisivo, quando la vittima inizia finalmente a difendersi.

    Nella mia pratica psicoterapeutica ho seguito decine di vittime di abusi sessuali commessi da membri del clero cattolico. Ricordo una giovanissima salesiana che, ancora prima di entrare in questa comunità religiosa, iniziò a essere regolarmente abusata sessualmente, da minorenne, da una suora lesbica; ciò durò per ben sette anni. Solo poco prima di terminare gli studi universitari questa sorella trovò il coraggio di affrontare il conflitto. Tuttavia, anche dopo aver lasciato la comunità religiosa, non si sentì in grado di presentare una denuncia penale contro la sua ex consorella più anziana…

    Spesso il primo tentativo di abuso sessuale avviene sotto l’influsso dell’alcol, quando il parroco versa volentieri alla vittima un bicchiere dopo l’altro, fino a renderla così intorpidita da essere disposta a tutto. Due futuri “confratelli nel servizio sacerdotale” tentarono qualcosa di simile anche con me, quando avevo vent’anni. Fortunatamente non ci riuscirono, perché chi riesce a fuggire vince… Uno di loro, fino a poco tempo fa, operava ancora nella pastorale.

    È bene che di questo problema si parli. Non si tratta affatto di isteria, come qualcuno ha goffamente affermato in un’intervista alla televisione italiana, danneggiando ulteriormente la già fragile reputazione della gerarchia cattolica. La Chiesa non ha mai parlato spontaneamente di questi crimini. Le vittime nella Repubblica Ceca potrebbero essere alcune centinaia. E quante sono quelle che hanno ancora paura di farsi avanti e parlare? A tutte queste persone psicologicamente ferite e mutilate occorre dare speranza e nuova dignità. Tuttavia, non basta parlare: è necessario affrontare concretamente la situazione. Sia i colpevoli sia le autorità ecclesiastiche dovrebbero scusarsi personalmente con ogni vittima e risarcirla adeguatamente anche dal punto di vista finanziario. La Chiesa cattolica romana dispone di più che sufficienti risorse finanziarie, grazie alle restituzioni. Le diocesi dovrebbero inoltre finanziare il trattamento psicoterapeutico sanitario di coloro che sono stati vittime di abusi sessuali. Nella formazione delle nuove persone consacrate e dei sacerdoti, a differenza del passato in cui su questo tema si taceva completamente, dovrebbe essere dedicato spazio e attenzione adeguati a questa problematica. E basta con il trasferire questi manipolatori e aggressori in veste di agnelli da una parrocchia all’altra e da un continente all’altro. Dunque: tolleranza zero.

    Nelle altre Chiese cristiane, dove i ministri di culto possono vivere nel matrimonio, il numero delle vittime di abusi sessuali è significativamente inferiore rispetto alla Chiesa cattolica romana. Il celibato sacerdotale obbligatorio, ovvero l’astinenza sessuale, e la mancanza di un’adeguata integrazione emotiva della persona consacrata, li considero un fattore importante che contribuisce, in alcuni religiosi, alla nascita di questi crimini. Ma questo i “funzionari di Dio” non vogliono comprenderlo…

    Si può perdonare, ma non dimenticare. L’abuso sessuale può deformare gravemente la psiche e condizionare e influenzare la vita delle vittime fino alla morte.

    L’autore è psicologo clinico, psicoterapeuta e sessuologo; insegna presso il Dipartimento di Psicologia della Facoltà di Filosofia dell’Università Carlo di Praga.

    Petr Živný

  • Potenzialmente pedofili, ma i loro dossier restano blindati

    Potenzialmente pedofili, ma i loro dossier restano blindati

    I casi di pedofilia in seno alla Chiesa sono stati, per decenni, una sorta di scomodo “segreto”. Spesso ignorato da chi, pur sapendo, decideva di guardare dall’altra parte, limitandosi, nei casi più delicati, a trasferire il responsabile in un’altra parrocchia. Oggi non è più così. Dopo gli scandali, anche la Chiesa cattolica ha scelto la via della tolleranza zero. E chi vuole diventare prete deve prima attraversare una procedura di valutazione in tre fasi. Eppure, qualche zona d’ombra sembra ancora esserci.

    L’introduzione del test, come noto, risale alla scorsa primavera. Nella fase pilota sono state condotte valutazioni attitudinali su 72 candidati, sei dei quali in lingua italiana. In alcuni casi, i responsabili hanno poi deciso di non proseguire la collaborazione. Il numero esatto di questi candidati però non è stato reso noto. E come riporta oggi la NZZ, proprio la questione dei dossier dei singoli candidati avrebbe creato frizioni tra i vescovi e la Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera, con quest’ultima voleva rendere accessibili a terzi gli incarti.

    «Solamente i responsabili della formazione della Diocesi hanno accesso» ai dati, ha sottolineato un portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri. Vescovi e responsabili dei seminari. È a loro che spetta la “quarta” fase del processo di valutazione, quella che può sfociare nella decisione di assumere qualcuno. A loro esclusiva discrezione, anche se nel corso degli step precedenti sono emersi segnali d’allarme.

    In altre parole, le segnalazioni restano conservate, in modo confidenziale, all’interno della diocesi. E neanche l’unità investigativa sugli abusi interna alla Chiesa, scrive la NZZ, è autorizzata a visionare i singoli dossier. E questo solleva diversi interrogativi su come, effettivamente, si intenda impedire l’accesso al sacerdozio a persone che hanno mostrato tendenze pedofile o, più in generale, problematiche. Per il canonista Thomas Schüller, dell’Università di Münster, quest’accessibilità limitata costituisce una sorta di “window dressing“. Insomma, un trucco di “cosmesi contabile”, come affermato sulle colonne della Sonntags-Zeitung.

    Interpellato sulla questione, il portavoce della CVS, Maurice Greder, ha affermato che «se una persona in un ruolo di responsabilità dovesse approvare un candidato nonostante una valutazione chiaramente negativa», commetterebbe un atto «irresponsabile e in contraddizione con il diritto canonico». I dettagli sullo scambio di informazioni tra diocesi «sono attualmente in fase di ulteriore sviluppo» e una decisione nel merito della futura responsabilità per quanto concerne le valutazioni psicologiche sarà presa durante la prossima assemblea della CVS, nel mese di marzo.

    https://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1903412/potenzialmente-pedofili-ma-i-loro-dossier-restano-blindati

  • La normalizzazione di Epstein

    La normalizzazione di Epstein

    di Sara Reginella – Dopo la normalizzazione della guerra e del genocidio, parte della stampa italiana è ora alle prese con la normalizzazione della pedofilia.

    E dunque, leggo che Jeffrey Epstein non era un pedofilo ma un “finanziere”, o al massimo un “faccendiere”; leggo che gli stupri erano “feste orgiastiche”, le bambine abusate e torturate “donne minorenni”, mentre i crimini delle “élite” vengono derubricati a “bassezze”.

    Inutile spiegare a chi non ha coscienza che Epstein era un sadico pedofilo, che gli stupri non sono feste, che le bambine non sono donne e che i crimini non sono bassezze, ma è grazie all’uso di questa terminologia, che non è casuale, che la realtà viene deformata, la massa rimane assopita e quei criminali appartenenti a parte della leadership mondiale, seppur ricattabili, restano impuniti.

    “Le immagini di abusi sessuali, pedopornografia, morte, abusi fisici e ferite sono state escluse dagli Epstein file”, ha affermato il vice procuratore aggiunto Todd Blanche, nei giorni scorsi.

    Eppure, nonostante manchino all’appello migliaia di questi file, le descrizioni delle atrocità e torture su innocenti, che molti di noi hanno già potuto leggere consultando la prima parte dei documenti, sono atroci e disumane.

    Oggi, chi non ha ancora perso la propria coscienza grida giustizia per queste anime abusate, torturate e uccise, poiché è solo ribellandoci a tanta disumanità che resteremo umani.

    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_normalizzazione_di_epstein/45289_65204/

  • CZ – Il Concordato vaticano minaccia la giustizia per le vittime di abusi nella Chiesa

    CZ – Il Concordato vaticano minaccia la giustizia per le vittime di abusi nella Chiesa

       Egregio Signor Presidente,

       Caro Primo Ministro,

       Cari membri del Governo,

       Illustri membri del Parlamento e Senato,

     

    Ci rivolgiamo a voi, vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, in merito al cosiddetto Trattato Vaticano. Questo trattato, stipulato dal governo della Repubblica Ceca, contiene, tra le altre cose, una disposizione secondo cui gli operatori pastorali hanno “un diritto analogo al segreto della confessione”. Un operatore pastorale può essere chiunque i rappresentanti della Chiesa designino come tale.

    Considerata la dolorosa esperienza che abbiamo vissuto e l’esperienza di aver insabbiato e negato i casi di abuso nella Chiesa cattolica, vi esortiamo: smettete di negoziare un simile trattato!

    Lo stesso preambolo della Costituzione della Repubblica Ceca afferma che noi, come cittadini, siamo “determinati a costruire, proteggere e sviluppare la Repubblica Ceca nello spirito dei valori inviolabili della dignità umana e della libertà, come patria di cittadini uguali e liberi”. Purtroppo, nella Chiesa cattolica, la dignità umana e la libertà delle vittime di abusi vengono ancora oggi calpestate.

    Credetemi, alcuni di noi hanno passato anni a trovare il coraggio di parlare delle proprie esperienze traumatiche. Conosciamo molte altre vittime di abusi nella Chiesa che si sono confidate con noi, ma che sono riluttanti a parlare delle loro dolorose esperienze alla polizia o persino in pubblico.

    In tutto il mondo, le statistiche mostrano che circa il 4-7% dei sacerdoti cattolici sono autori di abusi.[1] Nella Repubblica Ceca, la Chiesa mantiene ancora segreti gli archivi dei vescovati e degli ordini, ma è probabile che il numero sia lo stesso. Solo l’ordine domenicano nella Repubblica Ceca, che conta solo circa 40 membri e il cui membro influente è il cardinale Dominik Duka, riferisce di aver trovato 6(!) autori tra i suoi membri.

    Sulla base della nostra esperienza, dichiariamo che la Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca non ha ancora affrontato la questione degli abusi sessuali in modo trasparente. Noi stessi, nell’ambiente ecclesiale, abbiamo assistito a banalizzazione, indifferenza e talvolta persino minacce quando abbiamo voluto affrontare la nostra situazione. Vi sono solo una minoranza di brillanti eccezioni tra i rappresentanti responsabili.

    Quando la presidente ungherese Katalin Novák si è dimessa a febbraio di quest’anno perché aveva graziato una persona che aveva insabbiato la violenza contro i bambini, abbiamo invitato i rappresentanti della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca a fare quanto segue sotto forma di petizione aperta:

    1. Che i vescovi che non hanno impedito ai predatori sessuali tra i sacerdoti di operare, pur avendone avuto informazioni, si assumano la responsabilità personale e si dimettano. Ciò vale in particolare per l’arcivescovo di Praga Jan Graubner.

    2. Che la Chiesa nel nostro Paese, senza ulteriori indugi, consenta a un’istituzione indipendente (ad esempio un’organizzazione internazionale che si occupa della protezione dei diritti umani) di accedere agli archivi delle diocesi, delle comunità religiose e monastiche, per una corretta mappatura dei casi.

    Abbiamo informato la Conferenza Episcopale Ceca di queste richieste tramite la sua segreteria e il Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca, il Sig. Jude Thaddeus Okola. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta dalla Conferenza Episcopale Ceca. Abbiamo ricevuto alcune gentili parole dal Nunzio, in cui ci ha indirizzato alla Conferenza Episcopale Ceca. Non sappiamo come abbia reagito alla richiesta di trasmettere queste informazioni a Papa Francesco.

    Abbiamo quindi ricevuto poca comprensione nella Chiesa cattolica. Abbiamo ripetutamente invitato i rappresentanti della Chiesa cattolica della Repubblica Ceca, guidati dall’arcivescovo Jan Graubner, ad affrontare la questione degli abusi di petto. Abbiamo chiesto allo stesso arcivescovo Graubner, che era palesemente a conoscenza degli abusi sui chierichetti da parte di un sacerdote, ma che ha risolto la situazione solo trasferendolo da una parrocchia all’altra, dove questo sacerdote ha poi abusato di sempre più minori, di assumersi la responsabilità e dimettersi. Purtroppo, senza alcuna reazione o riflessione da parte sua.

    Egregio Signor Presidente e stimati politici,

    Siete i nostri rappresentanti eletti e siete tenuti a rispettare la Costituzione e le leggi della Repubblica Ceca. Durante la negoziazione dell’accordo, avete ceduto al Vaticano, come nessun altro Paese. Già nel sistema attuale, la Chiesa può efficacemente nascondersi dietro il segreto confessionale.

    Concludendo l’accordo, aiuterete i protettori dei pedofili nella Chiesa cattolica a usare e abusare del segreto confessionale e pastorale come ostacolo pratico alle indagini sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa. Si tratta di un’omertà pubblicamente dichiarata tra Stato e Chiesa.

    Ancora oggi, la polizia non si permette di indagare sui vescovati e alza le spalle quando i sacerdoti dicono loro che non possono testimoniare a causa del segreto confessionale. Ora vogliono usare questo segreto per proteggere gli “operatori della Chiesa”, cioè chiunque venga indicato dalla Chiesa. Nascondere gli abusi danneggia non solo le vittime, ma l’intera società.

    L’esperienza della Slovacchia parla chiaro: i leader della Chiesa usano i trattati vaticani come scusa e si rifiutano di collaborare con la polizia.

    Nella Repubblica Ceca, a differenza dei paesi ad ovest di noi, è praticamente impossibile

    per rendere giustizia alle vittime di abusi passati nella Chiesa cattolica,
    per realizzare un’indagine obiettiva e indipendente che riveli la vera portata del problema degli abusi nella Chiesa cattolica. La Chiesa nella Repubblica Ceca si rifiuta persistentemente di mappare l’intera portata del problema e di consentire agli esperti di accedere ai suoi archivi,
    per ottenere un giusto risarcimento per le vittime le cui vite sono state irrimediabilmente danneggiate e le cui opportunità di vita sono state spesso significativamente compromesse proprio a causa degli abusi.

    La Chiesa nella Repubblica Ceca si batte da tempo per la restituzione dei beni ecclesiastici. Sostiene che l’ingiustizia debba essere riparata. I rappresentanti eletti hanno concesso la restituzione alla Chiesa, incluso un risarcimento relativamente generoso per i beni. Perché ora non insistete affinché la Chiesa agisca in modo altrettanto giusto e generoso nei confronti delle vittime?

    Riteniamo giusto e assolutamente necessario che prima di qualsiasi accordo con il Vaticano (che in tal caso non sarà più possibile rivedere unilateralmente da parte dello Stato ceco), vengano rispettati i diritti delle vittime e che le nostre richieste vengano ascoltate.

    Allo stesso tempo, insistiamo sul fatto che qualsiasi estensione del segreto confessionale ad altre persone, designate arbitrariamente dalla Chiesa, trasformerà la Chiesa in un’organizzazione privilegiata in grado di nascondere efficacemente gli abusi. Ciò è in netta contraddizione con i legittimi interessi delle vittime, ma anche con l’articolo 1 della Carta dei diritti e delle libertà fondamentali, secondo cui le persone sono “libere ed eguali in dignità e diritti. I diritti e le libertà fondamentali sono inalienabili, inalienabili, incondizionati e inviolabili”.

    Stipulando questo accordo, non solo calpesti il ​​diritto delle vittime alla giustizia, ma rischi anche che la Repubblica Ceca venga percepita come uno Stato che tollera gli abusi sui minori e ostacola le indagini indipendenti. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla nostra reputazione internazionale e attrarre altri autori di abusi.

    Grazie per aver preso in considerazione la nostra opinione. Ci auguriamo che, al momento di votare questo trattato, la saggezza, il senso di giustizia e il buon senso prevalgano sul rafforzamento della protezione di coloro che danneggiano le vittime e la società nel suo complesso.

    Se siete interessati, saremo lieti di incontrarvi e condividere le nostre esperienze presso la Camera dei Deputati e il Senato del Parlamento della Repubblica Ceca.

          Distinti saluti

    Tomáš Flégr – Praga, Adam Hnida – Karviná, Jiřina Kočí – Praga, Ladislav Koubek – Praga, Petra Panská – Praga, Jan Rozek – Velké Němčice, Irena Žáková – Tišnov

    Sopravvissuti agli abusi nella Chiesa cattolica

    https://www.procistoucirkev.cz/l/vatikanska-smlouva-ohrozuje-spravedlnost-pro-obeti-zneuzivani-v-cirkvi/

  • Praga – Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero incontrano il presidente della Repubblica Ceca Petr Pavel

    Praga – Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero incontrano il presidente della Repubblica Ceca Petr Pavel

    Incontro dei sopravvissuti agli abusi del clero con il Presidente della Repubblica Ceca Petr Pavel accompagnati da Jan Rozek e Francesco Zanardi, presidente Rete L’ABUSO – Italia
  • Un controverso sacerdote del Canton Vaud sarà processato per abusi su minori.

    Un controverso sacerdote del Canton Vaud sarà processato per abusi su minori.

    Un sacerdote della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo sarà processato per “atti sessuali con minori”.
    Il procuratore generale del Cantone di Vaud si è occupato personalmente del caso dopo una denuncia del 2024, quando il religioso era di stanza in una parrocchia del cantone.
    Il sacerdote era già stato oggetto di segnalazioni e controversie in precedenza in Svizzera e in Francia, di cui la diocesi era a conoscenza.

    Un caso di sospetto abuso sessuale su minori rischia di diventare esplosivo per la Chiesa cattolica. La Procura della Repubblica sta rinviando a giudizio un sacerdote attivo da anni nelle diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo . L’imputato sarà processato per atti sessuali con minori, probabilmente entro la fine dell’anno, e al momento rimane presunto innocente.

    Questa decisione era attesa dal 2024, quando il quotidiano “24 heures” e altri media avevano riportato la notizia. Il padre di una minorenne aveva sporto denuncia contro il sacerdote per abusi sessuali sulla figlia . Il sacerdote era attivo da diversi anni in una parrocchia del Canton Vaud, dove la diocesi lo aveva nominato, nonostante un passato travagliato, abbastanza noto da essere stato oggetto di diversi articoli di stampa nel corso degli anni.

    Un percorso noto alla Diocesi
    A seguito di questa denuncia alla polizia, le prove sono state ritenute sufficienti per aprire un’indagine, di cui si è occupato personalmente il Procuratore Generale Éric Kaltenrieder. Il portavoce della Procura, Vincent Derouand, ne spiega le ragioni: “Sono il contesto del caso, la natura dei presunti reati, nonché la professione dell’imputato, a pochi mesi dall’annuncio di un’indagine canonica avviata dal Vaticano a seguito di accuse di abusi sessuali all’interno della Chiesa, in particolare nella Svizzera romanda, a motivare la sua decisione”.

    La Procura della Repubblica afferma che l’imputato non è mai stato condannato penalmente in Svizzera. Tuttavia, il suo passato all’interno della Chiesa non è sfuggito. Quando la denuncia penale fu presentata nel 2024, la stampa aveva già riferito che questo sacerdote era stato segnalato dalla diocesi nel 2019, a seguito di sospetti sollevati da un altro membro del clero.

    Senza che il sacerdote in questione fosse pubblicamente nominato, questo caso suscitò polemiche nel 2020. Il vescovo Charles Morerod lo spiegò più volte, specificando che, a sua conoscenza, i sospetti riguardavano comportamenti inappropriati nei confronti di un adulto, non di un minore, e che l’indagine della polizia era stata chiusa senza ulteriori azioni.

    Nello stesso periodo, un altro evento fece notizia. Lo stesso sacerdote apparve in un libro pubblicato da giornalisti francesi sulle “terapie di conversione”. Secondo questa inchiesta, il sacerdote, che si era temporaneamente trasferito in Francia, era attivo in un gruppo che promuoveva la castità per gli omosessuali. Dopo il suo ritorno in Svizzera, la diocesi fu interrogata dalla stampa e prese le distanze da queste pratiche: “Definire l’omosessualità una malattia è assurdo e non lo tolleriamo”.

    Ma non è tutto. In un libro di interviste pubblicato nella Svizzera romanda nel 2024 – prima della denuncia – Charles Morerod viene interrogato sui precedenti di questo sacerdote, e in particolare su un terzo episodio, precedente a queste due controversie. Sospettato di aver fatto avances inappropriate a due adolescenti nel Canton Vaud, il sacerdote era stato segnalato alla polizia dalla diocesi e il suo ministero era stato limitato.

    Nominato da Charles Morerod
    In questa intervista, Charles Morerod ha spiegato che il sacerdote era sottoposto a monitoraggio specializzato, ma che l’indagine preliminare della polizia non ha potuto rivelare altro se non che era “estremamente sensibile”. Per questo motivo, su sua richiesta, al sacerdote è stato permesso di partire per la Francia. “Non faceva nulla e si deperiva”, ha raccontato Charles Morerod. Riguardo alle restrizioni imposte al sacerdote, ha aggiunto: “Ce n’erano alcune, ma non ce ne sono più, perché non è stato identificato alcun problema”.

    In seguito a queste controversie e segnalazioni, non passò molto tempo prima che questo sacerdote venisse nominato parroco nel Canton Vaud. In un post sui social media, ora cancellato, la parrocchia aveva dichiarato di aver assunto l’incarico su richiesta del vescovo. I post degli ultimi anni lo mostrano ancora mentre celebra la Messa circondato dai bambini.

    Oggi, questa nomina solleva più interrogativi che mai. Interrogato sull’annuncio di un simile processo contro un sacerdote della diocesi, Charles Morerod ha dichiarato: “Confidiamo che la giustizia stabilisca i fatti e li giudichi. Per il momento, non posso commentare, ma se i fatti saranno provati, tali azioni saranno ovviamente tragiche”.

    Nonostante tutto, il vescovo non mette ancora in discussione l’assegnazione di questo sacerdote a una parrocchia, e non – per lo meno – a un ruolo meno importante: “Al momento di questa nomina, la segnalazione alla polizia (ndr: quella del 2019) era stata archiviata. È stato nominato perché non possiamo privare qualcuno del suo incarico, né sanzionarlo sulla base di sospetti non provati. Questo principio vale per tutti”. Interrogato sull’esistenza di altre segnalazioni o segnali d’allarme, il vescovo ora si rifiuta di commentare mentre l’indagine è in corso.

    Una prova rara per il Canton Vaud
    Secondo diverse fonti, il sacerdote non è stato visto nella sua ex parrocchia. È stato rimosso dal suo ministero nell’estate del 2024, quando la diocesi è stata informata della denuncia penale. Il vescovo Morerod conferma che la situazione rimane la stessa. “Non gli sono stati assegnati altri incarichi, sebbene la Chiesa debba continuare a fornirgli un sostentamento, essendo presunto innocente”.

    Secondo lui, l’imputato non sarebbe in grado di trovare impiego in altre parrocchie o istituzioni cattoliche. “Prima di assumerlo, un’altra diocesi dovrebbe informarci e commetterebbe un errore se non lo facesse”. Tuttavia, la Chiesa attende la decisione dei tribunali prima di avviare un’indagine canonica o di denunciare la questione al Vaticano.

    Il sacerdote sarà processato per reati punibili con la reclusione fino a cinque anni ai sensi dell’articolo 187 del Codice Penale, che si applica a chiunque commetta un atto sessuale su un minore di 16 anni, lo induca a commettere tale atto o lo coinvolga in un atto sessuale. Tuttavia, il caso è stato deferito a un Tribunale di Polizia, che in genere si occupa di casi in cui la pena non supera un anno. Si tratta di una pena relativamente bassa per un caso di atti sessuali con minori. Roberto pellizzari

    https://www.24heures.ch/diocese-un-pretre-vaudois-sera-juge-pour-abus-sur-mineure-912422698997

  • Abusi clericali su minori, in Trentino-Alto Adige 81 casi in 25 anni

    Abusi clericali su minori, in Trentino-Alto Adige 81 casi in 25 anni

    Oltre 4600 le vittime. 1250 i sacerdoti predatori. Il dato sugli abusi clericali in Italia, tra il 2000 e il 2025, emerso dall’ultimo rapporto firmato Rete L’Abuso.

    Una piaga per molti esperti sistemica, che colpisce i minori e investe dal profondo la Chiesa cattolica a tutte le latitudini.

    La pensa così anche il pedagogista Ivo Lizzola, intervenuto al quarto convegno del Servizio Tutela Minori dell’Arcidiocesi di Trento.

    Nell’ultimo quarto di secolo, sono 81 i casi di abusi segnalati in Trentino-Alto Adige, di cui 71 nella provincia di Bolzano, 9 in quella di Trento.

    Secondo Rete L’Abuso molti casi non vengono alla luce. Possono trascorrere anni prima che una vittima trovi la forza e il coraggio di mostrare le proprie cicatrici.

    Nel 2025 quattro persone si sono rivolte al Servizio diocesano denunciando abusi subiti e poi repressi, per sessanta lunghissimi anni.

    https://www.trentinotv.it/news/abusi-clericali-su-minori-in-trentinoalto-adige-81-casi-in-25-anni-4984

  • Prete abusò di un bimbo disabile che aveva perso padre e nonna, arrestato dopo oltre 20 anni: rischia l’ergastolo

    Prete abusò di un bimbo disabile che aveva perso padre e nonna, arrestato dopo oltre 20 anni: rischia l’ergastolo

    Dall’inchiesta sugli abusi sessuali nella Chiesa di New Orleans – che ha portato a risarcimenti che hanno superato i 300 milioni di dollari – è emersa la storia di violenza subita da un bambino di 10 anni. Un caso particolarmente raccapricciante perché il piccolo era disabile e da poco aveva perso nonna e padre. In manette a distanza di più di 20 anni è finito Mark Francis Ford, 64 anni, ex sacerdote cattolico che all’epoca dei fatti prestava servizio nell’arcidiocesi della città della Louisiana (Usa)

    Secondo quanto ricostruito dalle autorità, gli abusi sarebbero avvenuti nel 2004, quando Ford era responsabile di un programma parrocchiale – God’s Special Children- da lui stesso cofondato rivolto a ragazzi con disabilità, di età compresa tra i 10 e i 14 anni. In quel contesto avrebbe conosciuto la sua presunta vittima, un bambino con disabilità mentale e fisica, segnato da un periodo particolarmente traumatico della sua vita. Il minore aveva infatti i due lutti che, secondo gli investigatori, lo avevano reso ancora più fragile. Sarebbe stato proprio in quel momento che Ford – con un atteggiamento tipico dei pedofili – avrebbe iniziato a frequentare assiduamente la sua famiglia, instaurando con il bambino un rapporto di fiducia e presentandosi come figura di sostegno, amico e mentore.

    Inizialmente, la presenza dell’allora sacerdote nella vita del minore si sarebbe manifestata attraverso attività apparentemente innocue, come giocare ai videogiochi o suonare la chitarra insieme. Con il tempo, però, il rapporto avrebbe assunto una deriva sempre più inquietante. Gli inquirenti riferiscono che Ford avrebbe mostrato al bambino materiale pornografico, per poi passare agli abusi sessuali. Dopo le violenze, la vittima sarebbe stata minacciata dall’ex sacerdote, il quale le avrebbe detto che nessuno, nemmeno la famiglia, gli avrebbe creduto se avesse denunciato gli abusi. Oggi la vittima ha 31 anni, soffre di una patologia degenerativa della colonna vertebrale che lo costringe in sedia a rotelle. Legalmente, però, è ancora considerato minorenne a causa delle sue condizioni.

    Mark Ford, che ha lasciato il sacerdozio nel 2007, rischia ora l’ergastolo obbligatorio se condannato. Fine pena mai a cui è stato condannato sempre a New Orleans nel dicembre del 2024 un altro sacerdote, poi morto in carcere. L’accusa a carico di Ford include stupro aggravato di minore, stupro di persona con disabilità, molestie e rapimento. L’arresto è avvenuto decenni dopo i fatti, nell’ambito di un’indagine più ampia sugli abusi sessuali all’interno dell’arcidiocesi di New Orleans. Ford è stato catturato a Portage, Indiana, trasferito nel carcere di New Orleans e detenuto senza possibilità di cauzione.

    Jason Williams, procuratore distrettuale di New Orleans, ha definito il caso “profondamente serio e inquietante”, sottolineando che le accuse rappresentano “una violazione inaccettabile della fiducia e un livello di vulnerabilità di cui non ci si dovrebbe mai approfittare”. L’avvocato di Ford, Ralph Whalen, non ha rilasciato commenti. Ford – come ricostruisce un dettagliato reportage del Guardian – apparteneva all’ordine dei Vincenziani ed è stato assegnato a diverse chiese nelle diocesi di New Orleans, Dallas e Gallup, in New Mexico.

    Ha lasciato il sacerdozio nel 2007 dopo aver chiesto al Vaticano la dispensa dagli obblighi clericali. Oltre al ruolo ecclesiastico, Ford ha ricoperto incarichi governativi in Louisiana e in organizzazioni no-profit, tra cui Feeding America e l’American Indian Center di Chicago. Nel 2020 l’arcidiocesi aveva richiesto la protezione fallimentare federale e, insieme alle compagnie assicurative, ha concordato un risarcimento di 305 milioni di dollari alle vittime.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/06/prete-abuso-di-un-bimbo-disabile-che-aveva-perso-padre-e-nonna-arrestato-dopo-oltre-20-anni-rischia-lergastolo/8282478/