Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • A Sanremo il vescovo installa la campana contro l’aborto: «Suonerà ogni sera alle 20». Scoppia la polemica

    A Sanremo il vescovo installa la campana contro l’aborto: «Suonerà ogni sera alle 20». Scoppia la polemica

    Fa discutere l’iniziativa del vescovo diocesano di Ventimiglia-Sanremo, Antonio Suetta, che ha deciso di inaugurare a Sanremo una «campana dei bimbi non nati», entrata in funzione il 28 dicembre e che da due giorni risuona ogni sera alle 20. Secondo quanto spiegato in una nota della curia, la campana è stata fusa in occasione dei “40 Giorni per la Vita” 2021-2022 e nasce «dal desiderio di dare voce a chi non ha potuto avere voce, custodendo nel cuore della Chiesa il ricordo dei bambini non nati a causa dell’aborto». La data scelta per l’inaugurazione non è casuale: il 28 dicembre, infatti, la Chiesa ricorda la strage evangelica degli innocenti, una memoria che – sottolinea la diocesi – «si intreccia con quella dei bimbi non nati del nostro tempo».

    Le proteste

    L’iniziativa ha suscitato immediate reazioni critiche, soprattutto sui social e nel mondo politico. Tra i primi a intervenire è stato il consigliere comunale del Partito democratico di Imperia, Edoardo Verda, che ha definito la scelta «una decisione che non parla di cura né di ascolto, ma di colpa». Secondo Verda, si tratta di «un’intrusione insopportabile in una sfera che non riguarda la religione, ma l’autodeterminazione delle donne». Il consigliere, che è anche medico, ha ribadito come la salute non debba diventare «un terreno di battaglia ideologica», difendendo la legge 194 come «una legge di civiltà che tutela la salute, la dignità e l’autodeterminazione delle donne». A suo avviso, il rintocco quotidiano della campana «non porta conforto, ma alimenta una contrapposizione ideologica sulla pelle delle persone, mancando di rispetto alle storie e alle sofferenze individuali».

    La campana dell’accusa

    Sulla stessa linea l’ex candidata sindaca di Ventimiglia Maria Spinosi, esponente della lista civica di centrosinistra Ventimiglia Progressista, che parla di una «campana dell’accusa» rivolta contro un diritto riconosciuto dallo Stato. «Si tratta di un atto pubblico, simbolico e reiterato – afferma – che carica lo spazio cittadino di un giudizio moralistico e accusatorio contro l’interruzione volontaria di gravidanza».

    https://www.open.online/2025/12/30/sanremo-campana-contro-aborto-vescovo-polemica/

  • Un prete montenegrino ha abusato sessualmente dei propri figli, accusa l’ex popadija

    Un prete montenegrino ha abusato sessualmente dei propri figli, accusa l’ex popadija

    Un sacerdote della metropolia montenegrino-lituana della Chiesa ortodossa serba (SPC) è sospettato di aver abusato sessualmente dei suoi due figli minorenni, per i quali il tribunale ha ordinato che venga posto sotto sorveglianza e gli sia vietato di incontrare l’ex moglie e i figli, riferisce la Chiesa ortodossa serba. VittoriaIl caso è stato segnalato alla polizia dalla sua ex moglie.

    Secondo la decisione del tribunale, al sacerdote è vietato uscire di casa. Queste misure sono state imposte dopo che ha trascorso 72 ore in custodia cautelare.

    Secondo la denuncia della moglie, sono stati sposati fino al 2019, quando, come lei stessa ha dichiarato, “è fuggita con i bambini a causa della violenza psicologica e fisica che lui ha inflitto loro”. Ha affermato che nel 2020 alloggiava in una casa protetta per donne, insieme ai suoi figli.

    Il suo avvocato, Tomislav Knežević, sostiene che si tratti di una falsa denuncia da parte dell’ex moglie. Secondo l’avvocato, il motivo della presentazione di questa richiesta è unicamente l’intolleranza dell’ex moglie, che ha mentito sul suo conto con l’obiettivo finale di danneggiare la sua reputazione di sacerdote di cui gode nella società, privandolo al contempo dell’esercizio dei suoi diritti genitoriali.

    https://www.slobodenpecat.mk/it/uapsen-crnogorski-sveshtenik-osomnichen-za-seksualno-zlostavuvanje-na-svoite-deca/

  • Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Le vittime di abusi da parte del clero chiedono un’indagine su Papa Leone XIV durante il suo mandato come vescovo di Chiclayo in Perù, sostenendo che avrebbe avuto un ruolo nel nascondere il modo in cui ai sacerdoti e al clero accusati di violenza sessuale veniva consentito di continuare a svolgere il loro ruolo nella Chiesa cattolica.

    Le registrazioni di un incontro avvenuto ad aprile tra il reverendo Giampiero Gambaro, Ana María Quispe Díaz e altri accusatori di aggressione di chierici peruviani hanno rivelato che l’uomo da loro accusato aveva confessato ai funzionari della chiesa anni prima e a settembre gli era stato concesso un “congedo onorevole”.

    Il Chicago Sun-Times ha recensito una versione tradotta delle registrazioni rese pubbliche da Conclave Watch.

    Alla luce delle registrazioni appena emerse, la Rete dei Sopravvissuti agli Abusi da parte dei Preti intende presentare una denuncia aggiornata secondo il modello ” Vos Estis Lux Mundi” , il percorso della Chiesa per documentare le accuse di abuso o cattiva gestione dei casi. Il gruppo ha affermato che questi casi sono rappresentativi di “un sistema che consente a vescovi e cardinali di controllare e chiudere i casi che li coinvolgono”.

    “Non possiamo avere un altro papa in questo sistema istituzionale che ha insabbiato i crimini sessuali su minori”, ha dichiarato Peter Isely, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero del Wisconsin e fondatore di SNAP, in una conferenza stampa di giovedì a Chicago. “Sono qui da 35 anni e l’unico modo in cui le cose cambiano è quando ci sono conseguenze e responsabilità. … Non vogliamo che questo accada a un altro bambino”.

    I funzionari del Vaticano non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento.

    Díaz, di Chiclayo, in Perù, sostiene di essere stata abusata da un prete quando aveva 9 anni, e che le sue due sorelle sono state aggredite dallo stesso prete. Nell’aprile 2022, ha affermato, le tre hanno presentato le loro accuse a Papa Leone XIV, allora noto come Robert Prevost e vescovo di Chiclayo, sebbene non abbia mai aperto un’indagine.

    Secondo il New York Times , il Vaticano ha concluso l’indagine sui presunti abusi nel 2023, dopo che le autorità civili hanno dichiarato che le accuse erano oltre la prescrizione. Il Vaticano ha dichiarato al giornale che Prevost aveva fatto più del dovuto in almeno uno dei casi.

    Secondo SNAP, le nuove prove dimostrano che i funzionari della chiesa hanno ammesso che il reverendo Eleuterio Vásquez Gonzáles, noto come padre Lute, aveva confessato di essersi tolto i vestiti, di aver fatto commenti sessualmente inappropriati e di aver toccato se stesso e le vittime.

    Gambaro ha affermato che “l’indagine preliminare di Prevost è stata condotta molto male” – descrivendola come una “battuta” – e che “i termini di prescrizione della chiesa sono chiaramente molto diversi”. Ha aggiunto che un funzionario ecclesiastico sconosciuto, che le vittime ritengono essere Prevost, “ha firmato una lettera in cui afferma che il processo [canonico] non deve essere svolto”.

    “È la prima volta che mi trovo di fronte a una situazione del genere in cui si invoca in questo modo la prescrizione del diritto civile”, afferma Gambaro nella registrazione.

    Secondo l’analisi dei social media condotta da SNAP, Lute e il reverendo Ricardo Yesquén Paiva, che secondo Díaz l’avrebbe aggredita da bambina, hanno continuato a comparire nelle foto di Facebook mentre ricoprivano incarichi in chiesa, nonostante Prevost avesse affermato che erano state rimosse.

    Una foto di Facebook mostra Prevost in piedi con Paiva alla sua festa di compleanno nel 2023, tre anni dopo che le accuse sono emerse, entrambi vestiti con abiti clericali.

    Entro il 2024, la chiesa ha affermato che il religioso accusato, che era stato fotografato con Prevost, non poteva essere indagato e aveva già abbandonato il ministero a causa di una condizione neurologica, secondo SNAP.

    “È incomprensibile che invece di cercare la verità e riparare le vittime, si sia deciso di chiudere il caso attraverso una grazia papale che libera l’abusatore dall’affrontare la responsabilità che gli compete, lasciandoci in una situazione di vulnerabilità senza riparazione, dove l’unica cosa che ci viene offerta è il pagamento per la terapia”, ha affermato Diáz in una dichiarazione.

    Contributo di: Kaitlin Washburn

    https://chicago.suntimes.com/pope-leo-xiv/2025/12/04/victims-call-for-investigation-of-pope-leo-xiv-amid-new-evidence-of-role-in-sexual-abuse-cover-up-in-peru

  • Violenza sessuale, don Samuele Marelli andrà alla sbarra: il sacerdote avrebbe abusato di 4 ragazzi dell’oratorio

    Violenza sessuale, don Samuele Marelli andrà alla sbarra: il sacerdote avrebbe abusato di 4 ragazzi dell’oratorio

    Seregno (Monza), 22 dicembre 2025 – Quattro ragazzi che tra il 2020 e il 2023 frequentavano l’oratorio di Seregno quando erano ancora minorenni e avrebbero subìto palpeggiamenti e atti sessuali ad opera del parroco. Ora che hanno raggiunto la maggiore età potrebbero costituirsi parti civili all’udienza preliminare al Tribunale di Monza fissata a metà febbraio nei confronti di don Samuele Marelli, 50 anni il prossimo anno, già vicario della comunità pastorale San Giovanni Paolo II di Seregno e responsabile della pastorale giovanile della stessa cittadina che comprende sei parrocchie, per sette anni responsabile della Fondazione diocesana per gli oratori milanesi.

    Le accuse
    Le accuse nei confronti del sacerdote comasco, già condannato nel processo canonico e allontanato dal servizio ecclesiastico, sono violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori.

    Secondo la Procura di Monza, don Samuele avrebbe sfruttato il suo ruolo di guida spirituale e di educatore per abusare della fiducia dei ragazzi, commettendo nei loro confronti abusi nella sua abitazione, ma anche durante i momenti di vacanze di gruppo o di ritiro spirituale.

    La difesa del Don
    “Non ho commesso questi fatti gravi. Mi rendo solo conto di avere sbagliato a lasciare liberi i ragazzi sul tema della nudità: non ho una visione del corpo come peccato, ho scritto anche un libro su questo tema”, si è difeso don Samuele quando è stato interrogato dalla pm Francesca Gentilini.

    Era stato lo scorso aprile, al termine di una Messa in Basilica a Seregno, il vicario episcopale monsignor Michele Elli a rendere nota la sentenza comunicata all’Arcivescovo dal Tribunale ecclesiastico, che ha riconosciuto la colpevolezza di don Samuele Marelli, vietandogli, per cinque anni, di risiedere nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano e di esercitare il ministero di sacerdote, oltre alla proibizione perpetua di cercare contatti volontari con minori, se non alla presenza di un accompagnatore maggiorenne, nonché la privazione, per dieci anni, della facoltà di confessare e di svolgere attività di direzione spirituale.

    Lo scandalo nel 2024
    La vicenda aveva avuto inizio nel maggio del 2024, quando monsignor Elli aveva comunicato ai fedeli la sospensione del servizio pastorale del parroco, ufficialmente chiesto dallo stesso sacerdote “per favorire un recupero psico-fisico”. Qualcuno, all’interno della Curia, aveva ipotizzato che si trattasse di una crisi vocazionale, visto che il sacerdote era stato sospeso improvvisamente da tutti gli incarichi. Invece poco a poco erano iniziate a spargersi le voci sulle vere ragioni.

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/violenza-sessuale-don-samuele-marelli-seregno-grdwidw1

  • Garlasco, la pista dei legali di Sempio: “Dietro la morte di Chiara un giro di pedofili”

    Garlasco, la pista dei legali di Sempio: “Dietro la morte di Chiara un giro di pedofili”

    GARLASCO (PAVIA). Un solo assassino o più complici sulla scena del crimine? La difesa di Andrea Sempio, l’unico indagato nel nuovo fronte di inchiesta sul delitto di Garlasco, non ha dubbi: «Chiara è stata uccisa da una sola persona». Massimo Lovati, che difende l’indagato insieme alla collega Angela Taccia, lo aveva già dichiarato ma ieri durante la trasmissione Mattino 5 ha voluto essere più preciso: «Non c’entrano né Sempio, né le gemelle, né i vari nomi che stiamo sentendo in questi giorni: è solo fumo negli occhi. Chiara Poggi è stata uccisa da un solo killer, un omicida che fa riferimento a una massoneria internazionale, un’organizzazione criminale dedita al traffico di esseri umani e alla pedofilia». Poi l’affondo agli inquirenti: «Questa indagine è partita malissimo».

    L’ipotesi di più complici

    La pista di un coinvolgimento di più persone nel delitto non è invece esclusa dalla Procura, che infatti contesta a Sempio (che comunque resta unico indagato fino a questo momento) il concorso con altri soggetti rimasti ignoti o con Alberto Stasi, il fidanzato della vittima già condannato per questo delitto a 16 anni di carcere (condanna che sta finendo di scontare in regime di semilibertà). I carabinieri del nucleo investigativo di Milano indagano a 360 gradi su delega dei pm Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza. Per questo hanno anche acquisito gli atti dell’inchiesta sul santuario mariano della Bozzola, tra il 2012 e il 2014 al centro di uno scandalo per ricatti gay ai religiosi da parte di due giovani romeni, condannati per estorsione e oggi latitanti.

    Le tracce in casa

    Nella villa di via Pascoli sono state repertate una sessantina di impronte digitali che non è stato possibile attribuire, nonostante i confronti fatti all’epoca. Alcune sono ritenute, dai carabinieri di Milano, più rilevanti di altre. C’è di sicuro la traccia catalogata come 33, trovata sulla parete destra della scala che porta alla cantina dove fu trovato, la mattina del 13 agosto 2007, il corpo senza vita di Chiara Poggi. L’impronta di un palmo destro è attribuita a Sempio: secondo una consulenza disposta dalla Procura coincide per 15 punti di contatto. La traccia dovrebbe essere riesaminata anche sul fronte genetico, ma negli archivi dei Ris non si trova.

    L’impronta sulla porta

    Proprio la presenza di così tante impronte non consente agli inquirenti di escludere altre persone sulla scena del crimine. È ancora da attribuire (e non è di Sempio, né di Stasi e nemmeno di altre persone che frequentavano la casa) l’impronta catalogata come numero 10 e ritrovata sull’anta interna della porta di ingresso. L’impronta digitale è lasciata da una mano sporca, ma di questa traccia non fu mai eseguito un accertamento per stabilire la natura della sostanza presente. L’analisi sarà eseguita a distanza di 18 anni, nell’incidente probatorio che sarà avviato il 17 giugno su diversi reperti, comprese le fascette para-adesive delle impronte digitali.

    Il memoriale del detenuto

    garlasco

    Un paio di pagine scritte a mano nel carcere di Torre del Gallo, dove si trova con l’accusa di omicidio volontario. Il memoriale di Cleo Stefanescu, 25 anni, raccoglie le confidenze che gli fece lo zio, Flavius Savu, sui festini a luci rosse al santuario mariano della Bozzola. Stefanescu, in cella per avere ucciso alcune settimane fa con 40 coltellate Luca Leone in corso Novara a Vigevano, ha chiamato alcuni giorni fa la sua avvocata, Guya Portaluppi, per consegnarle le sue dichiarazioni.

    «Voleva raccontarmi alcuni fatti su Garlasco – dice la sua legale –. Lo sento quindi in cella e mi conferma quanto aveva già detto lo zio a proposito dell’inchiesta sulla Bozzola. Non ha dichiarato nulla sull’omicidio di Chiara Poggi, si è limitato a fare qualche sua ipotesi». Nessuna informazione, quindi, sull’omicidio della giovane o su un presunto collegamento con l’inchiesta del santuario. Nel memoriale Stefanescu racconta che lo zio gli parlò dell’ex rettore, don Gregorio Vitali, e della reverenza che nutriva nei confronti di un alto prelato «a cui baciava i piedi». Racconta anche che c’erano tanti giovani che partecipavano ai festini a luci rosse con alcuni religiosi e che «ricevevano per questo anche cifre fino a 3mila euro a testa». Stefanescu spiega di avere voluto mettere per iscritto i suoi ricordi dopo che ha sentito ancora parlare dell’inchiesta sullo scandalo al santuario, che nel 2014 portò alla condanna dello zio, oggi latitante, per estorsione. «Non ha fornito riscontri a un collegamento con il delitto di Chiara Poggi – precisa la sua avvocata –, però siamo pronti a consegnare il manoscritto all’autorità giudiziaria qualora gli inquirenti ritengano di interesse quanto ha voluto dichiarare il mio assistito». —

    Le telefonate attribuite a Stasi

    Le quattro chiamate anonime sul cellulare di Chiara Poggi il 13 agosto furono attribuite, con un calcolo di probabilità, al telefono fisso di Alberto Stasi nella sentenza del gup Stefano Vitelli. Resta ancora il mistero sulla telefonata che la cugina di Chiara, Stefania Cappa, dice di averle fatto il 12 agosto, di cui non c’è traccia agli atti.

    I genitori Poggi: «Ormai più testimoni che garlaschesi»

    «A Garlasco ormai vengono fuori più testimoni del delitto che abitanti»: a dirlo, visibilmente contrariato, è Giuseppe Poggi, il padre di Chiara, intervistato ieri con la moglie Rita Preda da un giornalista del Tg5. I genitori smentiscono che la borsa di Chiara sia stata rubata dopo il delitto, come scritto da alcuni giornali nei giorni scorsi. «È vero – dice la mamma – che avevamo subito un furto, ma la borsetta di Chiara è sempre stata con noi». E mentre lo dicono, i coniugi mostrano la borsa nera al giornalista. Poi la coppia replica a chi dice che lo scandalo della Bozzola, scoperto anni dopo il delitto, possa essere in qualche modo legato all’omicidio. «Mia figlia – dice mamma Rita – alla Bozzola non andava».

    https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2025/06/03/news/delitto_garlasco_legali_sempio_pedofilia_morte_chiara_poggi-15174749/

  • Papa Leone sferza la curia romana: “Non serve primeggiare e cercare il potere, basta con la pigrizia”

    Papa Leone sferza la curia romana: “Non serve primeggiare e cercare il potere, basta con la pigrizia”

    Papa Leone XIV scrive una lettera apostolica ai sacerdoti e li esorta al dinamismo, a combattere la pigrizia e l’isolamento e a stare attenti alle insidie dei social. Un documento di alto valore pastorale ed evangelico. Nel quale sferza la curia e la invita a non primeggiare.

    La lettera del Papa

    Nella lettera del Pontefice, “Una fedeltà che genera futuro”, in occasione del LX Anniversario dei Decreti Conciliari ‘Optatam Totius’ e ‘Presbyterorum Ordinis’, si legge che,  “una fedeltà che genera futuro è ciò a cui i presbiteri sono chiamati anche oggi, nella consapevolezza che perseverare nella missione apostolica ci offre la possibilità di interrogarci sul futuro del ministero e di aiutare altri ad avvertire la gioia della vocazione presbiterale”.

    Il sacerdote, “insieme al distacco dai beni materiali”,  deve anche mostrare, “una perseverante ricerca e adesione alla volontà di Dio, facendo così trasparire Cristo in ogni sua azione. Ad esempio, – scrive Prevost – questo avviene quando si fugge ogni personalismo e ogni celebrazione di sé stessi, nonostante l’esposizione pubblica cui talvolta il ruolo può obbligare”.

    “Basta primeggiare”

    ” L’amarezza a volte si fa strada anche tra di noi-scrive il Pontefice- quando, magari dopo tanti anni spesi al servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare, alla cura dei propri interessi, stentano a cambiare. E ci si chiede: è possibile essere amici nella Curia Romana? Avere rapporti di amichevole fraternità’?”

    No alla pigrizia pastorale

    Il Pontefice richiama a un rischio: “Ci si ritira in sé stessi rifiutando la sfida dell’evangelizzazione e assumendo un approccio pigro e disfattista”. “Nel nostro mondo contemporaneo, caratterizzato da ritmi incalzanti e dall’ansia di essere iperconnessi, che ci rende spesso frenetici e ci induce all’attivismo, sono almeno due le tentazioni che si insinuano contro la fedeltà a questa missione”.

    Attenti alle insidie dei social

    Prevost mette in guardia i sacerdoti dalle insidie dei social: ” L’esposizione mediatica, l’uso dei social network e di tutti gli strumenti oggi disponibili va sempre valutato sapientemente, assumendo come paradigma del discernimento quello del servizio all’evangelizzazione’. ”In ogni situazione, – sottolinea il Pontefice -i presbiteri sono chiamati a dare una risposta efficace, tramite la testimonianza di una vita sobria e casta, alla grande fame di relazioni autentiche e sincere che si riscontra nella società contemporanea”.

    L’orrore della pedofilia

    Prevost ha anche affrontato la questione della pedofilia nella Chiesa: “‘In questi ultimi decenni, la crisi della fiducia nella Chiesa suscitata dagli abusi commessi da membri del clero, che ci riempiono di vergogna e ci richiamano all’umiltà, ci ha reso ancora più consapevoli dell’urgenza di una formazione integrale che assicuri la crescita e la maturità umana dei candidati al presbiterato, insieme con una ricca e solida vita spirituale”.

    Papa Leone sferza la curia romana: “Non serve primeggiare e cercare il potere, basta con la pigrizia”

  • Pedopornografia: chiesta condanna per don Jordan

    Pedopornografia: chiesta condanna per don Jordan

    La Procura della Repubblica ha rifiutato la proposta di patteggiamento e chiesto, attraverso il sostituto Donato Greco, di condannare, alla pena che il giudice riterrà «di giustizia», don Jordan Coraglia, il sacerdote oggi 51enne ex parroco di Castelcovati e Comezzano Cizzago, finito agli arresti domiciliari lo scorso maggio quando nei suoi dispositivi elettronici furono trovati oltre 1500 file tra foto e video dell’inequivocabile contenuto pedopornografico.

    L’accusa per lui è detenzione e diffusione di materiale pedopornografico dato che, hanno accertato le indagini della Polizia Postale, lui stesso aveva aperto, e continuava a gestire attraverso sim card straniere, dei canali in cui utenti in diverse parti del globo si scambiavano il materiale che ritraeva minori.

    Il sacerdote, difeso dall’avvocato Paolo Inverardi, nell’udienza che si è celebrata ieri mattina davanti al Gup Alessandra Sabatucci ha chiesto che la condanna sia tale da poter usufruire della sospensione condizionale della pena.

    Una richiesta basata sul fatto che il sacerdote ha subito ammesso le proprie responsabilità, confermando che il materiale, scaricato da chat Telegram di tutto il mondo, fosse effettivamente suo. Non solo. Nei mesi in cui è stato agli arresti domiciliari in una località della Valcamonica, ha anche seguito un percorso psicologico di elaborazione delle proprie responsabilità e di recupero.

    Si torna in aula il 6 febbraio quando il giudice, dopo eventuali repliche, prenderà una decisione.

    https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/pedopornografia-chiesta-condanna-per-don-jordan-n0zjeout

  • Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    di Giacomini Alessandro – La Chiesa Cattolica non ha mai chiesto scusa a Sinéad O’Connor, non lo ha fatto nel 1992, quando la distrusse mediaticamente, non lo ha fatto nel 2002, quando la cronaca le diede ragione, e non lo ha fatto nel 2023, quando lei se n’è andata.

    Questo silenzio non fu una dimenticanza, ma una precisa scelta politica, ammettere il torto fatto a Sinéad significherebbe ammettere che un’intera gerarchia ha preferito la tutela dei pedofili alla salvezza dei bambini.

    L’8 ottobre 1992 la nota cantante Sinéad O’Connor non compì un gesto blasfemo, smise semplicemente di fingere, sul palco del Saturday Night Live cantò War di Bob Marley, cambiò il testo per parlare di abusi sui minori e strappò la foto di Papa Giovanni Paolo II (dicasi Wojtyla).

    Disse: Fight the real enemy, il vero nemico non era la fede era l’istituzione che la usava come scudo per proteggere i colpevoli.

    La risposta fu un linciaggio globale, non contro i pedofili, non contro chi li aveva coperti, ma contro una donna sola.

    Sinéad spiegò, urlò, insistette, la sua era una denuncia contro la copertura sistematica degli abusi sessuali sui minori da parte della Chiesa cattolica.

    Non fu ascoltata, perché ascoltarla avrebbe significato guardare negli occhi una verità orrenda, che per decenni la Chiesa aveva scelto di salvare sé stessa, non certo i bambini.

    E mentre Sinéad veniva distrutta pubblicamente, la Chiesa continuava a funzionare esattamente come prima, ciò che Sinéad aveva intuito con il dolore, i documenti lo confermavano con il gelo della burocrazia.

    Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, la protezione dei preti abusatori non è stata un errore di percorso, ma una dottrina ufficiale.

    Nel suo periodo, la Congregazione per la Dottrina della Fede ribadì il segreto pontificio sui delicta graviora (i delitti più gravi), in pratica:

    silenzio obbligatorio, niente denunce, niente giustizia civile, i vescovi non erano tenuti a rivolgersi ai tribunali, i preti abusatori venivano spostati, i bambini sacrificati e le famiglie lasciate sole.

    Non furono errori, fu una strategia, una strategia che permise a migliaia di sacerdoti di continuare a stuprare minori in tutto il mondo.

    In Francia, una commissione indipendente ha stimato 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020, duecento sedicimila vite spezzate, ma il problema per il mondo, restava Sinéad O’Connor.

    Fino al 2001, la guida suprema era il documento “Crimen sollicitationis” del 1962, che imponeva il “segreto del Sant’Uffizio“ su ogni indagine per pedofilia.

    Le istruzioni erano inequivocabili:
    segreto permanente, anche dopo la fine del processo, il silenzio doveva essere totale e pena di scomunica per chiunque osasse denunciare all’esterno, cioè alla magistratura civile.

    ​Nel 2001, Joseph Ratzinger, braccio destro di Giovanni Paolo II, non scardinò questo sistema, ma lo blindò con l’epistola De Delictis Gravioribus.

    Ribadì il “segreto pontificio”, assicurando che i crimini sessuali contro i minori rimanessero un affare interno, gestito da vescovi che avevano come unico mandato quello di evitare lo scandalo, non di consegnare i mostri alla giustizia.

    Nel 2002 il Boston Globe fece ciò che Sinéad O’Connor aveva fatto dieci anni prima, raccontò i fatti, solo che allora non si strappavano più foto, si strappavano le maschere.

    Sinéad aveva detto la verità, la Chiesa aveva mentito eppure nessuno le chiese scusa.

    Non la Chiesa, non il Vaticano, non Giovanni Paolo II, beatificato e santificato senza che il suo ruolo nel sistema di copertura venisse mai affrontato, mentre

    Sinéad non fu riabilitata, non le venne restituita la carriera, non le venne restituita la voce, non le venne restituita la dignità.

    Venne lasciata a combattere da sola contro traumi, malattie mentali, ferite profonde, molte aggravate proprio da quel linciaggio pubblico, ma non ritrattò mai, non chiese mai perdono perché non aveva nulla di cui pentirsi.

    È morta nel luglio 2023 a 56 anni, solo allora partirono gli elogi, solo allora divenne una “profeta”, solo allora una “visionaria”, ma anche, solo parole vuote, pronunciate quando non costano più nulla.

    Ma non per la Chiesa cattolica, che invece, non disse nulla, nessuna ammissione, nessuna richiesta di perdono, nessuna parola per la donna che aveva denunciato ciò che poi si rivelò vero.

    Sinéad O’Connor non è stata una martire della musica è stata una vittima collaterale di un sistema di potere che ha preferito distruggere chi parlava piuttosto che fermare chi abusava, strappò una foto per difendere dei bambini, e la Chiesa, con il suo silenzio, strappò lei.

    La Chiesa di Wojtyla non ha “omesso” di vigilare, ha attivamente impedito che la giustizia facesse il suo corso, spostando i preti da una parrocchia all’altra come pezzi di un gioco perverso, regalando loro nuove vittime in cambio del silenzio.

    ​Il fatto che Giovanni Paolo II sia stato proclamato Santo a tempo di record è l’insulto finale a Sinéad O’Connor e a tutte le vittime di abusi.

    È la prova che per il Vaticano la difesa del prestigio dell’istituzione vale più della dignità umana.

    ​Sinéad O’Connor è morta senza aver ricevuto un grammo di quella giustizia che chiedeva, mentre la Chiesa Cattolica non ha mai fatto i conti con lei perché lei è lo specchio della loro vergogna.

    Ricordarla oggi non è un omaggio, è un atto di accusa contro un’istituzione che non ha mai chiesto scusa e che, proprio per questo, non ha mai davvero fatto i conti con la propria colpa.

    Ricordarla oggi significa non perdonare un’istituzione che continua a nascondersi dietro il fumo dell’incenso per non guardare il sangue sulle proprie mani.

    ​Fonti – Link – Approfondimenti:

    • ​Crimen Sollicitationis (1962):

    Per decenni, questo documento è stato il manuale d’istruzioni per occultare i crimini sessuali. Prevedeva il “segreto del Sant’Uffizio”, punendo con la scomunica chiunque, vittima o testimone, riferisse i fatti alla magistratura civile.

     Fonte: Archivio Vaticano / Testo integrale su AGER

    Testo integrale tradotto dal latino (Associazione Rete L’Abuso)

    • De Delictis Gravioribus (2001):

    Sotto la firma dell’allora prefetto Joseph Ratzinger, braccio destro di Wojtyla, la Chiesa ribadiva che i “delitti più gravi”, tra cui la pedofilia, dovevano restare sotto il “segreto pontificio”.

    Un atto che, di fatto, sottraeva migliaia di criminali alla giustizia ordinaria.

    Fonte: Lettera Ad exsequendam, Santa Sede

    • ​​Francia:Il Rapporto Sauvé ha stimato circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020.

    Fonte: CIASE – Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église

    • ​Irlanda:

    Il Rapporto Ryan e il Rapporto Murphy hanno scoperchiato decenni di torture e abusi sistematici nelle istituzioni cattoliche.

     Fonte: Murphy Report – Department of Justice

    • ​Italia:

    Il nostro Paese resta un’anomalia europea, privo di una commissione d’inchiesta indipendente statale, con la CEI che si limita a “report” parziali basati solo sulle segnalazioni interne.

    Le inchieste successive, come il Rapporto Ryan, avrebbero confermato che in quegli anni migliaia di bambini venivano abusati in istituti gestiti da ordini religiosi, con la piena consapevolezza dei vertici.

    • ​​Francia (Rapporto Sauvé):Circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020. Il rapporto sottolinea il carattere “sistemico” degli abusi.

    ​Irlanda, la terra di Sinéad, migliaia di bambini torturati nelle Magdalene Laundries e nelle scuole cattoliche.

    https://www.rsi.ch/info/mondo/Irlanda-la-strage-degli-illegittimi–1241838.html

    https://europa.today.it/attualita/irlanda-scuole-cattoliche-abusi-sessuali.html

  • Peter Beer alla guida del progetto diocesano contro gli abusi nella chiesa

    Peter Beer alla guida del progetto diocesano contro gli abusi nella chiesa

    Per 10 anni vicario generale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, Peter Beer, professore alla Pontificia Università Gregoriana a Roma e responsabile della ricerca e dello sviluppo all’Istituto di Antropologia, è considerato uno dei massimi esperti nel campo dell’elaborazione e della prevenzione di abusi in ambito ecclesiale.

    Faceva già parte del progetto che la diocesi di Bolzano-Bressanone ha chiamato “Il coraggio di guardare”. Dal primo gennaio ne assumerà direttamente la guida, prendendo il posto del dimissionario Gottfried Ugolini. “Con Peter Beer possiamo contare su una persona che vanta una competenza estremamente ampia ed essenziale per questa ultima e importante fase del progetto diocesano”, sottolinea il vicario generale Eugen Runggaldier.

    Secondo un comunicato della diocesi, il progetto “Il coraggio di guardare” considera conclusa la fase della ricognizione e informazione sugli abusi commessi nella Chiesa con la pubblicazione della perizia indipendente dello studio legale Westpfahl Spilker Wastl nel gennaio 2025.

    Ora il progetto si concentra sull’elaborazione sistematica e sull’ulteriore sviluppo delle strutture di prevenzione. Il completamento dell’intero progetto diocesano è previsto per giugno 2026.

    Le persone che hanno subito abusi o ne sono a conoscenza possono rivolgersi in qualsiasi momento allo sportello del Centro di ascolto della diocesi (ombudsstelle.sportello(at)bz-bx.net, tel. 348 37 63 034). La referente Maria Sparber è disponibile per colloqui riservati, anche per persone che hanno domande o segnalazioni in relazione agli abusi.

    https://www.rainews.it/tgr/bolzano/articoli/2025/12/peter-beer-alla-guida-del-progetto-diocesano-contro-gli-abusi-nella-chiesa-f79e8e7f-a30b-4152-b7bf-04dd322a2af2.html

  • Marcia a Fully contro l’omertà sugli abusi sessuali nella diocesi di Sion

    Marcia a Fully contro l’omertà sugli abusi sessuali nella diocesi di Sion

    Quasi 80 persone hanno partecipato domenica a una marcia “di riconoscimento” degli abusi sessuali commessi nella diocesi di Sion, in Vallese, in particolare da un ex parroco di Fully rimasto in carica per 48 anni fino alla fine degli anni ’70.

    L’iniziativa, organizzata congiuntamente dalla diocesi, dal gruppo SAPEC (sostegno alle vittime di abusi in contesto religioso) e dai famigliari delle vittime, si è conclusa in chiesa con una messa celebrata dal vescovo Jean-Marie Lovey.

    Secondo una decina di testimonianze dirette o indirette raccolte da Le Nouvelliste, il prete, morto nel 1983, avrebbe abusato sessualmente di adulti e bambini, sfruttando la propria autorità nella vita quotidiana della comunità. Interpellate da Keystone-ATS, SAPEC e la diocesi evitano di fornire cifre precise sulle vittime.

    “Per quanto riguarda abusi di potere e di coscienza, se ne contano decine e decine”, ha dichiarato il vicario generale Pierre-Yves Maillard.

    Prima dell’inizio della marcia, Maillard ha chiesto pubblicamente “perdono” a nome del diocesi per gli atti dell’ex parroco.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/vs-fully-marcia-contro-omert%C3%A0-su-abusi-sessuali/90639482