Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    L’ombra della pedofilia si allunga sulla Curia salentina. A distanza di anni. Un ex seminarista trascina in tribunale due preti per presunti abusi sessuali consumati in un seminario anni e anni fa. La presunta vittima ora ha 51 anni. E ha deciso di citare a giudizio i due preti che, da tempo, non prestano più la propria opera in Salento.

    La svolta in questa storia ha una data ben precisa: ottobre 2019 quando l’ex seminarista registra i dialoghi con i due preti che, nelle conversazioni, confesserebbero gli abusi consumati anni e anni prima. Ora quel materiale raccolto e cristallizzato in una consulenza non risulterebbe più utile per aprire un fascicolo d’indagine. Troppo datati i fatti che verrebbero dichiarati prescritti dagli inquirenti. E allora l’uomo si è rivolto alla giustizia civile per ottenere un risarcimento di 1 milione di euro (300.000 euro per la perdita di qualsiasi prospettiva lavorativa e altri 700.000 per il danno psico-fisico). Per anni, la presunta vittima è stata un insegnante di religione nei licei. Ha divulgato la parola di Dio in classe dopo aver accarezzato il sogno e l’ambizione di indossare l’abito talare.

    Ora non insegna neppure: un’esperienza chiusa con largo anticipo e con traumi che si porta ancora dentro. “Nel lontano 1988 – riporta nell’atto di citazione depositato nelle scorse ore dal suo avvocato Vito Nicola Ciullo e che verrà notificato ai convenuti in queste ore – entro nel seminario. Sperimento la quotidianità della formazione sacerdotale con momenti di studio, di preghiera e di condivisione di esperienze di vita con gli altri seminaristi”. La fede e l’impegno si alimentano in modo sempre più crescente. E il ragazzo decide di avviare un processo di avvicinamento agli studi ecclesiastici e al sacerdozio. In quegli anni, il seminarista incontra nel suo percorso un collega anche lui votato al sacerdozio. “Da subito – ricostruisce o – con lui stabilisco un rapporto di solida amicizia: insieme condividiamo momenti di preghiera, di formazione e di ricreazione”.

    Quel legame di amicizia si trasforma in qualcosa di penalmente e moralmente rilevante: violenze sessuali sul suo corpo. “In quei luoghi sacri, oltre al latino, al greco e alle consuetudini formative – racconta l’ex seminarista – ho scoperto ben altro nelle stanze della Diocesi di Ugento, senza alcuna vigilanza dei prelati”. Il seminarista – racconta – avrebbe subìto altri abusi da un secondo prete che “ha conquistato la mia fiducia e, con la scusa della preparazione alla preghiera e al ritiro spirituale, in un crescendo di attenzioni e di minacce, mi ha costretto a subire continue violenze sessuale. Nel 1998, alle soglie del sacerdozio, il seminarista sarebbe stato estromesso, senza alcun preavviso, dalla Diocesi. Conclusi gli studi teologici, l’uomo è diventato un insegnante di religione girovagando per diverse città d’Italia.

    I traumi, però, non lo hanno mai abbandonato dopo l’esperienza in seminario: stati d’ansia continui, malesseri fisici nella quotidianità, frequenti flashback di quel periodo fino ad ammalarsi: depressione, ansia, sensi di colpa, problemi alimentari, difficoltà a fidarsi degli altri e un senso di isolamento sociale che gli hanno impedito persino di farsi una famiglia. L’insegnate, o meglio l’ex insegnate, ha dovuto così intraprendere un lungo percorso di consulti medici conclusi sempre con la stessa diagnosi: “disturbo d’ansia con umore depresso, acufeni e problemi cardiaci dovuti all’ansia”. Amarezza, delusioni, e soprattutto un senso di sfiducia nei confronti dei suoi confidenti spirituali hanno ulteriormente minato l’equilibrio dell’ex seminarista che, dopo ripetute assenze per malattia, ha maturato la sofferta decisione di rinunciare all’insegnamento.

    Con delle motivazioni riportate nell’atto di citazione: “Non intendevo ulteriormente assumere posizioni di ipocrisia durante l’insegnamento agli scolari dei principi di fede smarriti a causa del clero ugentino”. Così, ora si è rivolto alla giustizia civile “per la sofferenza interiore, il dolore, il turbamento e l’alterazione della vita di relazione, fortemente compromessa a causa della perdita di fiducia nel prossimo, dopo gli abusi vissuti che mi hanno impedito la possibilità di crearmi una famiglia”.

    La prima udienza, davanti al giudice civile, è fissata per il 23 marzo 2026. In aula verranno raccolte le deposizioni di altri sette seminaristi citati da Schiavano che chiede anche di disporre una consulenza medica per accertare le lesioni fisiche e psichiche causate dai presunti abusi.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2025/12/09/news/ex_seminarista_denuncia_vittima_di_abusi_da_parte_di_due_sacerdoti_e_chiede_maxi_risarcimento-425030453/

  • L’arcidiocesi di New York negozierà un accordo per gli abusi sessuali per 1.300 accusatori

    L’arcidiocesi di New York negozierà un accordo per gli abusi sessuali per 1.300 accusatori

    L’arcidiocesi di New York, la diocesi cattolica più influente del Paese, ha dichiarato lunedì di aver accettato di negoziare un accordo che andrà a beneficio di circa 1.300 persone che hanno dichiarato di aver subito abusi sessuali da minorenni da parte dei suoi sacerdoti e del personale laico.

    Per finanziare l’accordo, l’arcidiocesi ha dichiarato di aver iniziato a raccogliere 300 milioni di dollari tagliando i costi e vendendo beni, tra cui la sede centrale di Manhattan e altri immobili.

    Jeff Anderson, un avvocato che rappresenta 300 persone che hanno sporto denuncia per abusi contro l’arcidiocesi, ha affermato lunedì che l’arcidiocesi ha compiuto “un passo nella giusta direzione”, ma ha avvertito che la chiesa e i suoi accusatori sono ancora lontani da un accordo definitivo.

    “Non c’è alcun accordo: abbiamo solo una proposta per un processo attraverso il quale si può avviare una mediazione”, ha detto Anderson. Ma, ha aggiunto, “questa è la prima volta che l’arcidiocesi si è mostrata disponibile a impegnarsi in un qualsiasi tipo di processo per risolvere la questione”.

    “Ogni volta che la Chiesa mostra la volontà di impegnarsi in una seria negoziazione, tutti noi che rappresentiamo i sopravvissuti siamo ansiosi di lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo”, ha affermato. “Speriamo di poterlo fare e che lo faremo”.

    L’annuncio della mediazione è stato fatto in una lettera pubblica pubblicata lunedì dal cardinale Timothy Dolan, il quale ha affermato che nelle ultime settimane i funzionari dell’arcidiocesi si sono incontrati con gli avvocati per discutere i contorni di un accordo globale tra la Chiesa e i suoi accusatori.

    “Come abbiamo ripetutamente riconosciuto, gli abusi sessuali su minori, commessi in passato, hanno gettato vergogna sulla nostra Chiesa”, ha scritto il cardinale. “Chiedo ancora una volta perdono per la mancanza di coloro che hanno tradito la fiducia riposta in loro, non provvedendo alla sicurezza dei nostri giovani”.

    Il cardinale Dolan ha affermato che sia l’arcidiocesi sia i rappresentanti dei suoi accusatori hanno concordato di ingaggiare Daniel J. Buckley, un giudice in pensione della California, come mediatore neutrale.

    Il giudice Buckley ha già contribuito in precedenza a negoziare un accordo simile tra l’arcidiocesi di Los Angeles e più di 1.000 persone che avevano accusato il suo personale di abusi passati, ha affermato il cardinale.

    https://www.nytimes.com/2025/12/08/nyregion/ny-archdiocese-sex-abuse-settlement.html?

  • A qualcuno piace strano: un prete scoperto sull’altare con due dominatrici

    A qualcuno piace strano: un prete scoperto sull’altare con due dominatrici

    Un episodio che ha lasciato sbalordita la comunità cattolica di Pearl River, in Louisiana, ha visto protagonista il sacerdote Travis Clark, sorpreso in circostanze decisamente fuori dal comune. Nel 2020, Clark è stato scoperto mentre aveva rapporti sessuali con due donne sull’altare della Saints Peter and Paul Catholic Church, una scena che ha fatto rapidamente il giro della stampa internazionale.

    A dare l’allarme è stato un passante che, notando luci accese nella chiesa in piena notte, ha deciso di controllare meglio. Guardando attraverso le vetrate, l’uomo ha constatato quanto stava accadendo e ha immediatamente chiamato le autorità. La polizia, giunta sul posto, ha trovato conferma delle segnalazioni e ha proceduto all’arresto del sacerdote.

  • Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Don Michele Barone, va in carcere il prete-esorcista casertano dopo la condanna per violenza sessuale

    Problemi psichici curati con un esorcismo che, vista la condanna definitiva, andò ben oltre la pratica per contrastare il demonio. Da due giorni è in carcere per scontare una condanna definitiva a tredici anni e mezzo di reclusione don Michele Barone, il prete sospeso a divinis, che nel 2018 fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia.
    Il sacerdote curava con l’esorcismo una ragazzina di 14 anni con problemi psichici. I fatti si verificarono a Casapesenna, in provincia di Caserta. Una vicenda giudiziaria complessa, che è giunta a conclusione in settimana con il pronunciamento della sesta sezione penale della Cassazione.

    Taormina: rispetto la sentenza ma non la condivido

    «La Corte Suprema ha stabilito che l’esorcismo è reato. Rispetto la sentenza ma non la posso condividere» ha commentato l’avvocato Carlo Taormina, che difendeva l’ex sacerdote casertano, che tra i suoi fedeli e amici aveva molti vip, tra cui Luciano Moggi e la moglie, Fabio Capello, Claudia Koll e Sara Tommasi.
    Con don Barone, sono stati condannati in via definitiva a tre anni di reclusione anche i genitori della ragazzina che, nel corso delle sedute di esorcismo, avrebbe subito abusi, violenze e lesioni.

    Pena superiore alla condanna di primo grado

    In primo grado, la pena inflitta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere fu di dodici anni, poiché i giudici non ritennero che le prove fossero sufficienti per l’accusa di abusi sessuali commessi anche nei confronti di due vittime adulte.
    A denunciare i fatti fu la sorella maggiore della vittima, che si accorse che quelle sedute esorcistiche fossero ben altra cosa e non avrebbero salvato la 14enne che i genitori ritenevano posseduta dal demonio.
    Dopo i fatti, don Barone fu sospeso a divinis dal vescovo di Aversa e rimosso da Papa Francesco, mentre l’Associazione Internazionale Esorcisti precisò che il sacerdote casertano praticava esorcismi senza alcun mandato e senza alcuna autorizzazione.
    «Il sacerdote in questione – scrisse l’associazione esorcisti – non è mai stato istituito esorcista da alcun Ordinario (Vescovo diocesano) a norma del can. 1172 del Codice di Diritto Canonico né ad alcun titolo è mai stato membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti».

    «Legge contro l’esorcismo ma il Vaticano lo contempla»

    «A via Della Conciliazione – ha sottolineato l’avvocato Taormina – c‘è un palazzo intero in cui il Vaticano ancora oggi insegna le pratiche dell’esorcismo. Non è solo una questione tra diritto canonico e diritto penale italiano, ma una vicenda ben più ampia».
    Secondo il legale, c’è chi accetta l’intervento dell’esorcista «come si accetta che un chirurgo possa operare per curarci, ma mettendo a rischio la nostra vita. I giudici del merito hanno ritenuto vietati tutti i trattamenti esorcistici, configurando violenze e maltrattamenti a carico di genitori di una minore che, dopo aver tentato di far guarire la figlia minore con la medicina ufficiale, si erano rivolti ad un sacerdote abilitato all’esercizio degli esorcismi e accreditato dal vescovo della Diocesi e dall’esorcista ufficiale». Dopo il sigillo della Cassazione, don Michele Barone è stato arrestato e trasferito in carcere, prima a Santa Maria Capua Vetere in appoggio, poi a Vallo della Lucania, dove sconterà il residuo della pesante pena inflitta.

    https://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_06/don-michele-barone-va-in-carcere-il-prete-esorcista-casertano-dopo-la-condanna-per-violenza-sessuale-e-maltrattamenti-88c1a413-e4a3-4b34-b7f6-660b0b65dxlk.shtml

  • Seconda fossa comune di neonati ritrovata in Irlanda: nati da madri nubili in una casa di riposo gestita da suore

    Seconda fossa comune di neonati ritrovata in Irlanda: nati da madri nubili in una casa di riposo gestita da suore

    Circa 800 neonati e bambini piccoli morirono nell’istituto, gestito dalle suore dell’ordine del Bon Secours, nell’arco di 36 anni e si ritiene che i loro corpi siano stati deposti in fosse comuni, riporta la CNN.

    Una seconda tomba per bambini è stata scoperta a Tuam, nell’Irlanda occidentale, sul sito di un’ex casa di riposo per madri e bambini: si tratta di una scoperta importante per gli esperti forensi.

    Nell’arco di 36 anni, nella casa gestita dalle suore dell’ordine del Bon Secours, morirono circa 800 neonati e bambini piccoli e si ritiene che i loro corpi siano stati deposti in fosse comuni. CNN.

    Gli scavi, iniziati quest’estate, sono supervisionati dall’organismo indipendente ODAIT.

    Il direttore Daniel McSweeney ha confermato che il secondo cimitero si trova a circa 50-100 metri dalla fossa settica in cui i corpi furono originariamente gettati. Dall’inizio degli scavi, sono stati rinvenuti i resti di 11 neonati e sono in corso le analisi del DNA per identificare le vittime. Finora, 160 familiari hanno fornito campioni di DNA.

    La storia della Tuam Home è venuta alla luce nel 2014 grazie alla storica locale Catherine Corless, che ha scoperto che 796 bambini morirono senza alcun documento di sepoltura. La casa era solo una delle decine di istituti simili in Irlanda in cui venivano inviate ragazze incinte e donne nubili durante il XX secolo. Molte madri furono separate con la forza dai loro figli e centinaia di bambini morirono in segreto.

    Annette Mackay di Manchester ricorda sua madre, che diede alla luce una bambina, Mary Margaret, dopo essere stata violentata nel 1942. La bambina morì sei mesi dopo e Annette spera che i suoi resti vengano ritrovati per poter essere sepolti accanto a quelli della madre.

    Nel 2021, il governo irlandese si è scusato per gli alti tassi di mortalità infantile negli ospedali di maternità. È stato accertato che circa 9.000 bambini sono morti in 18 istituti inclusi nell’indagine. L’ordine delle suore del Bon Secours ha riconosciuto le modalità inaccettabili di sepoltura e ha offerto un risarcimento economico.

    Gli scavi, che possono durare fino a due anni, rivelano un’eredità di incuria e disprezzo. Corless sottolinea:

    “La Chiesa predicava la cura dei deboli, ma i bambini nati fuori dal matrimonio non venivano mai inclusi. Non riesco a capire come facessero questo a dei bambini piccoli e vulnerabili.”

  • «Molestato in seminario»  Ex docente di religione  chiede i danni alla curia

    «Molestato in seminario» Ex docente di religione chiede i danni alla curia

    Chiede un risarcimento del danno alla Curia per presunti abusi subiti in ambito ecclesiastico all’incirca 30 anni fa. E lo fa con un atto di citazione depositato dinanzi al giudice civile che sta per essere notificato ai due prelati che sono accusati delle molestie raccontate e all’arcivescovo attuale, che ovviamente non ha nulla a che vedere con le contestazioni ma a cui viene attribuito un ruolo solo formale in quanto responsabile della Curia.

    Si tratta di un salentino che, difeso dall’avvocato Nicola Ciullo, ha deciso di procedere: non lo ha fatto in sede penale, perché il reato ipotizzato sarebbe comunque prescritto. Non ha ritenuto di attivare le vie del diritto canonico, a quanto si apprende per timore di non ottenere una risposta.

    Le tesi che afferma, naturalmente, sono tutte da verificare. E saranno analizzate in sede civile nell’ottica del presunto “danno”. A quanto si apprende, l’uomo, che è anche un ex docente di religione, si riferisce a fatti accaduti molto tempo addietro, quando si trovava in seminario. E che sarebbero da attribuire a due sacerdoti che ora non prestano più la pro pria opera in Salento. La dio cesi è di fatto estranea, dunque, ma viene comunque tirata in ballo per una sorta di responsabilità oggettiva. Come istituzione. Naturalmente potrà difendersi nelle sedi opportune.

    Il racconto è sintetizzato in un atto di citazione che è stato formalmente portato al Tribunale civile di Lecce. E in una lettera aperta, anonima, in cui vengono riportate varie norme e sentenze passate. In particolare quelle sulle ipotesi di responsabilità della curia, in caso di abusi sessuali commessi da preti, per cui il Tribunale di Lecce si è già espresso in passato (si parla di un caso simile, ma non dello stesso).

    «Anche la giurisdizione statale, oramai all’unanimità – si legge in una lettera aperta – affronta la questione degli abu si e molestie del clero, individuando il vescovo (o Ordinario della Diocesi) quale soggetto civilmente responsabile, secondo responsabilità extra contrattuale previste dal codice civile (artt. 2047-2054) con particolare riferimento all’art. 2049 c.c. (basta fare un breve giro sul web per rintracciare sentenze o ordinanze in merito, anche sulla Diocesi di Lecce: Trib. Lecce, sez. I pen., ord. 8 ottobre 2012, Pres. Sernia )», è riportato.

    I fatti, come si diceva, sono molto datati. Ma la presunta vittima sostiene di avere elementi a sufficienza per dimostrarli. La decisione di agire per le vie legali, a quanto si apprende, sarebbe maturata qualche anno fa, in epoca Covid, periodo in cui i presunti incubi del passato sarebbero riemersi.

    A corollario delle accuse di molestie, ci sono anche racconti di presunte minacce su bite e di un posto da docente revocato, naturalmente non ad opera della diocesi che risulta estranea nel merito alle contestazioni, per lo meno nella composizione attuale. Sempre, tutti da verificare. Quanto basta, a parere del ricorrente, per andare avanti e chiedere al giudice civile un ristoro dei danni subiti, ma più che altro una sentenza che registri i fatti così come si sono verificati, qualora dovessero essere riscontrati.

    Va specificato che in sede ci vile il procedimento si fonda su presupposti differenti dal penale e che non esiste il concetto dell’affermazione di responsabilità “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E quindi anche la verifica dei fatti segue un percorso del tutto differente, volto ad accertare l’esistenza di conseguenze per chi lamenta il danno subito, oltre che la veridicità di quanto è stato narrato nell’atto di cita zione.

    Quotidiano di Puglia

  • Cassazione conferma condanna a Don Barone. Taormina: “Una sentenza sull’esorcismo”. Come stanno le cose

    Cassazione conferma condanna a Don Barone. Taormina: “Una sentenza sull’esorcismo”. Come stanno le cose

    Una storia molto particolare e assai delicata. Una vicenda che è stata alla ribalta per parecchio tempo, cominciata nel 2018 e andata avanti negli anni con diversi processi e sentenze nei confronti di un sacerdote che, scritto nei documenti depositati, era accusato di aver abusato di una minore, con la bambina che, secondo il prete, veniva sottoposta ad esorcismi. La Suprema Corte di Cassazione nella giornata del 2 dicembre, ha confermato la condanna a 13 anni di reclusione, col prete che ne ha già scontati 7.

    Una storia che ha fatto scalpore anche perché si tratta di un ormai ex sacerdote, Michele Barone, che esercitava a Casapesenna in provincia di Caserta, ma è anche vero che è stato ridotto a stato laicale con decreto firmato da papa Francesco nel 2018 e ridotto a maggio del 2019 a stato laicale, appunto, dopo le denunce per abusi sessuali e maltrattamenti durante gli esorcismi.

    E c’è da aggiungere che, secondo quanto si apprende, la Chiesa per decisione del Vescovo di Napoli venne sospeso da qualsiasi funzione religioso, dalla celebrazione del culto e dall’amministrazione dei sacramenti, quindi anche dagli esorcismi. L’accusa che gli è sempre stata rivolta è che proprio durante gli esorcismi che lui stesso praticava sulla ragazzina accadevano gli abusi. Da non dimenticare che nel 2018, non solo Michele Barone, ma vennero arrestati anche i genitori della minore e con loro pure un funzionario di polizia che poi è stato scagionato del tutto.

    Avvocato Taormina: “Per i giudici della Cassazione l’esorcismo da contatto è reato”. Ma ci sono dubbi

    Per l’avvocato Carlo Taormina, famoso legale e penalista, la decisione presa dai giudici della Suprema Corte di Cassazione è che avrebbero deciso che “l’esorcismo da contatto sia equiparato a maltrattamenti” e secondo il legale si tratta “di una cosa assurda”. In sostanza, spiega l’avvocato penalista a Cityrumors.it che per la Cassazione “non si riconosce quanto disciplinato dall’ordinamento canonico diverso da quello statale”, a maggior ragione “se si fanno lesioni derivanti dalla pratica dell’esorcismo anche quelle lesioni come tali, nel caso di specie contestati maltrattamenti” .

    Il legale è abbastanza sicuro di quello che afferma, ma i dubbi sono tanti anche perché, e la conferma arriva direttamente dal Vaticano, Michele Barone, fino al 2018 era un sacerdote, ma fu Papa Francesco ad emettere direttamente e personalmente un’espulsione dal sacerdozio con un decreto papale firmato e sottoscritto nel 2018, poi ridotto a stato laicale.

    Ma la Chiesa, sin dall’inizio di questa storia, ha sempre disconosciuto le pratiche di Don Barone, tanto che nel giorno 24 febbraio del 2018 fu emesso un comunicato dal Vaticano e dall’Associazione nazionale esorcisti dove si spiegava “che il sacerdote in questione non è mai stato istituito esorcista da alcun Ordinario (Vescovo diocesano) a norma del can. 1172 del Codice di Diritto Canonico né ad alcun titolo è mai stato membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti”.

    Una nota da parte dell’Associazione nazionale esorcisti, riconosciuta dal Vaticano, che fu durissima a proposito con tanto di sottolineatura all’epoca “esorta vivamente i sacerdoti esorcisti ad attenersi rigorosamente alle norme e alla prassi che la Chiesa indica nei Praenotanda del Rito degli Esorcismi, riprovando e prendendo decisamente le distanze da tutto ciò che da esse si discosta”.

    Per l’avvocato Carlo Taormina è una decisione, quella della Cassazione che va oltre e riguarda la pratica dell’esorcismo, tanto che “lo trovo assurdo” e spiega di essere “in attesa delle motivazioni della sentenza per preparare i documenti e rivolgermi alla Corte Europea“. Poi riguardo alla Chiesa, secondo il suo pensiero, “dovrebbe trovare un’intesa con lo Stato rispetto a quelle che sono gli attentati all’integrità fisica che sono connessi con l’esorcizzato”. Ma se per la Chiesa, Don Barone non doveva esercitare, forse la Cassazione si è espressa nel merito del caso e non su tutti quelli che praticano gli esorcismi.

    https://www.cityrumors.it/esclusiva/cassazione-conferma-condanna-a-don-barone-taormina-una-sentenza-sullesorcismo-come-stanno-le-cose.html

  • Tribunale di Siracusa: don Salvatore Cunsolo assolto perché il fatto non sussiste

    Tribunale di Siracusa: don Salvatore Cunsolo assolto perché il fatto non sussiste

    In data 2 dicembre 2025, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa, dott. Andrea Migneco, ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di don Salvatore Cunsolo, disponendo ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p. l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

    Le accuse

    Don Salvatore Cunsolo era stato tratto a giudizio a seguito di richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, che gli contestava il reato di atti sessuali su minorenne, aggravati dall’abuso del ministero di culto e della funzione di guida spirituale.

    Secondo l’imputazione, i fatti si sarebbero consumati nel territorio di Francofonte tra il 2010 e il 2017, quando l’imputato svolgeva il suo ministero sacerdotale presso la chiesa madre di Sant’Antonio Abate. La richiesta di rinvio a giudizio ipotizzava una pluralità di episodi nei confronti di Giovani Castiglia, giovane che è stato espulso da numerose strutture religiose, all’epoca minorenne.

    Si trattava, dunque, di contestazioni di estrema gravità, che hanno inciso profondamente sulla vita personale e sul ministero di don Cunsolo, il quale ha sempre respinto con fermezza tale ricostruzione dei fatti. Nel corso degli anni, tuttavia, sono emersi elementi relativi alla figura del denunciante che ne hanno delineato un profilo problematico e caratterizzato da marcate contraddizioni. Il portale di informazione Silere non possum ha reso pubbliche alcune vicende che lo riguardano e ha diffuso anche registrazioni audio nelle quali il giovane si rivolge a sacerdoti con toni apertamente minacciosi e aggressivi.

    La decisione del GUP: “il fatto non sussiste”

    All’esito dell’udienza preliminare, dopo l’esame degli atti d’indagine, delle dichiarazioni raccolte e della documentazione prodotta dalle parti, il Giudice ha ritenuto di non disporre il rinvio a giudizio, ma di pronunciare sentenza di assoluzione. È significativo rilevare che, in modo del tutto sorprendente, la stessa Pubblica Accusa, che inizialmente aveva richiesto il rinvio a giudizio, all’esito del dibattimento ha riconosciuto l’infondatezza delle affermazioni del Castiglia e ha domandato al Tribunale l’assoluzione dell’imputato.

    Nel dispositivo letto in udienza, il GUP ha espressamente dichiarato di assolvere Salvatore Cunsolo dal reato ascrittogli “perché il fatto non sussiste”. La formula adottata – tra le più favorevoli previste dal codice di procedura penale – afferma che il fatto contestato non ha trovato riscontro sul piano oggettivo: il Tribunale ha quindi escluso l’esistenza stessa della condotta così come descritta nell’imputazione.

    Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni, come previsto dall’art. 544, comma 3, c.p.p.

    Don Salvatore Cunsolo

    Avvocato Antino Lizio

  • Rapporto sul progetto pilota  per la storia degli abusi sessuali  nel contesto della Chiesa cattolica  romana in Svizzera a partire  dalla metà del XX secolo

    Rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera a partire dalla metà del XX secolo

     Introduzione
    Agli inizi degli anni ‘60 del secolo scorso, il sacerdote G. A. fu condannato a due anni di carcere per “atti immorali ripetuti e continuati con e di fronte a fanciulli”. Si trattava della sua seconda condanna: prima in un comune della Svizzera centrale, nella diocesi di Coira, poi nell’altipiano, nel territorio di competenza della diocesi di Basilea, egli aveva abusato sessualmente di almeno 67 bambini e bambine, stando alle informazioni fornite dagli atti giudiziari.

    I responsabili della Chiesa cattolica non lo avevano rimosso dal suo incarico dopo la prima condanna, continuando invece ad affidargli mansioni nell’ambito della cura pastorale che comprendevano il contatto con minori e, inoltre, avevano deliberatamente tentato di nascondere il crimine mediante un trasferimento. Così, all’uscita dal carcere, si profilava per G. A. una carriera di successo: fu nominato parroco e operò in diverse comunità parrocchiali per quasi quarant’anni.

    La carriera del sacerdote G. A. non costituisce un’eccezione: sono numerosi i casi di abuso sessuale commessi dal clero cattolico e da dipendenti ecclesiastici in Svizzera nel corso del XX secolo. Numerose persone abusate subiscono ancora oggi le drammatiche conseguenze di queste esperienze. Per molto tempo, i responsabili ecclesiastici non hanno riconosciuto queste sofferenze, banalizzandole, tacendole e insabbiandole. Così facendo, hanno protetto i colpevoli e hanno preso in conto che si verificassero ulteriori abusi.

    Nel dicembre del 2021, i rappresentanti della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), della Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e delle altre Comunità di vita consacrata in Svizzera (KOVOS) e della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) da una parte, e del Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo dall’altra, hanno sottoscritto un contratto al fine di indagare gli abusi sessuali avvenuti nel contesto della Chiesa cattolica romana (in seguito:
    Chiesa cattolica) a partire dalla metà del XX secolo.
    A differenza di studi simili commissionati in altri Paesi, il presente progetto pilota ha incluso nella sua analisi tutte le diocesi in ogni area linguistica svizzera, così come le strutture di diritto pubblico ecclesiastico e gli ordini religiosi, al fine di esaminare la Chiesa cattolica in Svizzera nel suo complesso. Ciò ha permesso per la prima volta ad un gruppo di ricerca indipendente di indagare sistematicamente gli atti relativi ai casi di abuso sessuale nell’ambiente della Chiesa cattolica conservati nei diversi archivi ecclesiastici.

    La presente analisi pone così le basi per future ricerche sulla storia degli abusi sessuali commessi dal clero cattoli
    co, dai dipendenti ecclesiastici e dai membri degli ordini religiosi in Svizzera a partire dalla metà del XX secolo. Il presente rapporto offre una panoramica delle fonti disponibili e accessibili, fornisce risultati preliminari relativi allo stato degli archivi e suggerisce di conseguenza possibili piste di ricerca per ulteriori indagini. In questo modo vengono formulate proposte sulle modalità e sulle fonti in base alle quali continuare il lavoro sul tema in modo …

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  • Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Molestie sessuali su un giovane, sacerdote “graziato” dalla prescrizione

    Come era prevedibile il processo di secondo grado nei confronti di don Federico De Bianchi (difeso dagli avvocati Stefano Trubian e Massimiliano Paniz), il 51enne ex parroco di Santa Giustina e Val Lapisina finito a giudizio con l’accusa di violenza sessuale, si è concluso con una assoluzione per avvenuta prescrizione del reato.

    Oggi 1 dicembre la procura generale presso la Corte d’Appello di Venezia, accogliendo il ricorso degli avvocato difensori, ha messo il proprio sigillo sulla ghigliottina del procedimento che in primo grado a Treviso aveva visto don Federico condannato a tre anni per i fatti relativi a solo una delle querele, assolto per non aver commesso il fatto nei confronti di un’altra presunta vittima e prescritto in relazione ad altre due denunce.

    Ora il sacerdote, che è tornato a lavorare per la curia di Vittorio Veneto, potrà mettersi alle spalle questa storia. Anche se proprio la prescrizione dichiarata nel processo di primo grado aveva creato un certo sconcerto in aula: la mannaia era scattata il 3 settembre del 2023, ovvero circa a due mesi dalla richiesta di condanna. Il fatto che il processo sia stato allora aggiornato soltanto al 17 ottobre dello stesso anno senza che venisse pronunciata la sentenza avrebbe di fatto tolto a due parti civili la possibilità di ricevere un risarcimento anche se minimo.

    Secondo le indagini della Procura di Treviso tra il 2009 e il 2010 De Bianchi avrebbe molestato quattro giovani (due si erano costituiti come parte civile), al tempo dei fatti tra i 18 e i 26 anni e tutti affetti da patologie psichiatriche, ospiti della comunità di Villa delle Rose a Conegliano e del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vittorio Veneto dove il prete svolgeva parte del proprio ministero. Una delle presunte vittime era stata sentita nel corso di un incidente probatorio (durante il quale non aveva però riconosciuto don De Bianchi) nella fase delle indagini preliminari che risalgono al periodo fra il 2017 e il 2018. Il sacerdote, secondo il racconto che ricalcava le altre dichiarazioni accusatorie, avrebbe allungato le mani nelle parti intime dei pazienti che andava a visitare come cappellano degli ospedali. Tutte fattispecie contestate dal pubblico ministero Barbara Sabattini, che nella sua requisitoria aveva parlato di palpeggiamenti e baci o tentativi di avere contatti proibiti con pazienti.

    La condanna di don Federico, secondo i suoi legali, era avvenuta sulla base del fraintendimento su un singolo episodio e gli avvocati erano pronti a metterlo evidenza nel processo d’Appello. Ma la prescrizione ha messo la parola fine a tutta questa brutta vicenda.

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