Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • La sfida del cardinale Schoenborn "Gli abusi dei preti colpa del celibato"

    La sfida del cardinale Schoenborn "Gli abusi dei preti colpa del celibato"

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/11…libato-2588133/

    L’arcivescovo austriaco chiede una svolta sulla spinosa questione
    La Scaraffia sull’Osservatore: “Ampliare il ruolo delle donne tra i cattolici”
    La sfida del cardinale Schoenborn “Gli abusi dei preti colpa del celibato”
    di MARCO ANSALDO

    CITTÀ DEL VATICANO – Le cause degli abusi operati dai sacerdoti? Vanno ricercate “sia nell’educazione dei preti, sia negli strascichi della rivoluzione sessuale fatta dalla generazione del 1968”. Un problema che riguarda “il tema del celibato, così come la formazione della persona”. Proprio sul celibato, anzi, ci vuole “un cambiamento di visione”.

    A sostenere questa tesi che non mancherà di suscitare reazioni è l’arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn. L’alto prelato, un cardinale giovane, ma autorevole e aperto, messo a capo della Chiesa viennese dopo gli scandali degli abusi sessuali per cui fu cacciato il suo predecessore Hans Hermann Groer, ritiene che il celibato ecclesiastico spieghi in parte gli atti di pedofilia commessi da religiosi cattolici, emersi ultimamente a cascata in Germania e in Austria.

    In una pubblicazione della sua diocesi, l’arcivescovo di Vienna ha fatto appello al “cambiamento” sul celibato, argomento che invece per il Vaticano non è in discussione. “Basta scandali – ha detto Schoenborn – come è possibile che veniamo considerati sospetti di infrazioni che non abbiamo commesso? Perché è sempre la Chiesa nel suo insieme che viene messa in dubbio”.

    La questione del celibato verrà più volte affrontata oggi e domani a Roma, all’Università Lateranense, in un interessante convegno promosso dalla Congregazione per il clero. Sarà presente il prefetto Hummes, autore all’inizio del suo incarico di una dichiarazione che suscitò qualche perplessità. “Il celibato non è un dogma”, disse. Tesi poi mai più affermata pubblicamente. Ci saranno poi il vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller, il primo a parlare dei casi nella città tedesca, e una serie di alti esponenti del mondo ecclesiastico.

    Il tema delle violenze in chiese e sacrestie, imposto dalle cronache, sta conquistando spazio anche sulla stampa vaticana. L’Osservatore Romano ieri ha affrontato in prima pagina l’argomento con un articolo della saggista Lucetta Scaraffia. Una maggiore presenza femminile nella Chiesa, è la tesi della studiosa, “avrebbe potuto squarciare il velo di omertà maschile che spesso in passato ha coperto con il silenzio la denuncia dei misfatti”. “I cambiamenti delle società occidentali – continua la storica – che hanno aperto alle donne gli spazi prima riservati agli uomini, cambiamenti che stanno influenzando le altre culture del mondo, hanno provocato una rivoluzione nella configurazione dei ruoli sessuali, ponendo anche per la Chiesa cattolica la questione di ampliare il ruolo delle donne”. Un problema che si pone non solo in termini di “pari opportunità”, ma al fine di “fare fruttare energie e contributi spesso di primaria importanza”.

    Oggi intanto i vescovi tedeschi partono per Roma. L’incontro fra la loro delegazione, guidata dal presidente della Conferenza episcopale locale, Robert Zollitsch, e Papa Benedetto XVI, è previsto per domani. Sul tavolo lo scottante dossier dei casi di pedofilia scoppiati nella Chiesa tedesca. In Germania, lo scandalo è arrivato a coinvolgere, secondo i dati conosciuti, 19 diocesi su 27.
    © Riproduzione riservata (11 marzo 2010)

  • Feltri. Castrazione chimica per i preti pedofili

    Feltri. Castrazione chimica per i preti pedofili

    http://www.giornalettismo.com/archives/551…-chimica-preti/

    Il direttore del Giornale lancia in prima pagina una “proposta” per chi porta la tonaca e si macchia di crimini sessuali nei confronti dei bambini. Perpetrando, tra l’altro, per l’ennesima volta la confusione tra omosessualità e pedofilia.

    Vittorio Feltri: castrazione chimica per i preti pedofili

    Quando il direttore mangia pesante, il giorno dopo – statene certi – la spara bella grossa. E così Vittorio Feltri sul Giornale di oggi se ne esce con una proposta-shock: “Castrazione chimica per i preti pedofili”, scrive nell’editoriale di oggi.

    INCIPIT – Che inizia con un “I preti pedofili ci sono sempre stati”, perché la pedofilia è vecchia come il mondo e trasversale a ogni fede, e poi distingue sulla questione dei rapporti sessuali dei preti: niente di male, o meglio, umana comprensione nei confronti dei parroci che hanno rapporti con donne, anche se – dice sempre Feltri – è meglio che il celibato non venga toccato: “Meglio rischiare che un ministro di Dio finisca una notte nelle braccia di una signorina piuttosto che la sposi e diventi un qualsiasi padre di famiglia con tutti gli impicci niente affatto spirituali che ne derivano“.

    PRETI PEDOFILI E GAY – Poi Feltri arriva al dunque: “Un prete è per definizione un educatore, quantomeno si atteggia pubblicamente come tale e scoprire che, invece, gli preme avere attorno i fanciulli per impartire loro lezioni di educazione sessuale (omosessuale) non è rasserenante“. Qui Feltri parte dal presupposto che la pedofilia sia un atto per forza omosessuale, mentre invece ci sono anche eterosessuali pedofili. La bestialità la ripete per tutto l’editoriale fino alla fine. “Succede raramente che i preti siano trattati secondo i dettami del codice penale. I preti l’hanno sempre fatta franca sentendosi così incentivati a coltivare la loro malattia e non a curarla. La chiesa, intesa quale gerarchia, ha manifestato fin qui la tendenza a coprire i propri lupi vestiti d’agnello (per questioni di immagine) anziché il proposito di denunciarli“, dice Feltri. Che poi chiude: “Adesso ci aspettiamo uno sforzo maggiore dai palazzi d’Oltretevere: un elenco di reprobi da processare e incarcerare. Se poi tra questi ci fosse qualche volontario, perché non sottoporlo a castrazione chimica? Meglio un cardinale castrato che all’inferno”. In ultimo, arriva un messaggio in codice: “La legge è uguale per tutti. Forse sono d’accordo anche lo Spirito Santo, l’Ordine di Malta e l’Ordine dei Giornalisti“.

  • Vescovo di Lecce. In Puglia 10 preti pedofili. Fuori i nomi!

    Vescovo di Lecce. In Puglia 10 preti pedofili. Fuori i nomi!

    Vescovo su preti pedofili:
    «Anche in Puglia
    una decina di casi»
    di ONOFRIO PAGONE

    La carne è debole, perciò avvengono questi casi di preti pedofili. Mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo emerito della diocesi di Lecce, lo ripete senza esitazione. «Tutto questo – spiega – succede per la debolezza della carne e perché il sacerdote non è consapevole della sua responsabilità e si lascia andare ad effusioni affettuose in maniera disordinata».

    Eccellenza, lei è stato vescovo in Puglia per trent’anni, ed ha anche presieduto la Conferenza episcopale pugliese: mai neanche un caso di pedofilia da noi? «Non mi sono mai occupato direttamente di pedofilia. Mi sono occupato e preoccupato di qualche prete che non si comportava molto bene e l’ho richiamato. Da noi so di pochi casi di pedofilia accertati, e parecchi casi dubbi o chiacchierati».

    Pochi che vuol dire? Quanti sono? «Non più di una decina di casi su milleottocento preti in Puglia, una percentuale minima rispetto al fenomeno esistente in altre categorie diverse dai sacerdoti».

    E voi vescovi cosa avete fatto, come siete intervenuti? «Siamo stati molto severi. Quei preti sono stati ridotti allo stato laicale o sono stati avviati alle case di redenzione o trasformazione, sono tre-quattro strutture che abbiamo in Italia dove vengono inseriti i sacerdoti in difficoltà: o si redimono o sono fuori dal sacerdozio. La pedofilia è incompatibile col sacerdozio».

    E i preti pedofili pugliesi si sono redenti? «Non posso dire più di tanto. Ci sono stati casi di recupero, ed altri in cui il sacerdote ha chiesto la dispensa».

    Insomma avete applicato la linea dura, giusto? «È la linea della Chiesa, dura ma anche paterna. Il buon padre rimprovera il proprio figlio e lo punisce, e però deve occuparsi non solo dei minori oltraggiati ma anche di colui che ha sbagliato».

    Eccellenza, il celibato imposto ai sacerdoti c’entra con queste storie di pedofilia? «Non c’entra per niente con la pedofilia. Tanto è vero che questa abitudine, questo reato esiste anche fuori dal presbiterio, anche tra coloro che svolgono altre attività. Questo avviene anche nelle scuole, nelle residenze universitarie, in altri luoghi della vita. I giornali sono pieni di storie analoghe».

    E questo riduce la responsabilità della Chiesa? «La Chiesa è sempre stata molto ferma. Sia Benedetto XVI sia Giovanni Paolo II sono stati sempre molto duri per i reati sui minori: hanno sempre criticato quelle conferenze episcopali che non avevano esercitato l’opportuna vigilanza sul clero. Proprio Papa Wojtyla aveva utilizzato l’espressione “tolleranza zero” a proposito degli scandali negli Stati Uniti. E Benedetto XVI è stato sempre molto deciso e ha chiesto ai vescovi di essere più vigilanti sulla vita del prete e sulla sua formazione».

    Ma adesso il fenomeno è aumentato o semplicemente se ne parla di più? «Credo che se ne parli, ora, in un momento in cui si vuole aggredire la Chiesa mettendo in luce questa debolezza. Benedetto XVI ha precisato che c’è un clima di ostilità nei confronti della Chiesa cattolica, e questa ostilità nei confronti dei presbiteri ne è la conseguenza. Però bisogna anche sottolineare un altro aspetto: insieme con i preti che sbagliano e che vanno puniti con fermezza, bisogna guardare a quelli che non sbagliano e si dedicano alla carità. Nel mondo ci sono 400mila presbiteri e alcune migliaia di religiosi: quelli che sbagliano sono la minoranza».

    E non è un bene guardare a questa minoranza? «Certo che lo è! Lo aveva già detto l’allora cardinale Ratzinger che nella Chiesa ci sono sporcizie, ma anche santità e sacrifici di una moltitudine di preti che lavorano nel nascondimento».

    Da cosa nasce l’ostilità verso la Chiesa? «La Chiesa è forte, ha parecchio da dire e si vorrebbero tagliare le ali alla Chiesa per ridurne la credibilità. Invece la Chiesa che reprime questi difetti, questi errori, questi peccati, merita maggiore rispetto e amore. Benedetto XVI e i vescovi si stanno impegnando molto per riportare la santità del clero al disegno del Signore. In questo “anno sacerdotale”, perché il Papa ha voluto indirlo per il 150° anniversario di San Giovanni Maria Vianney, sta avvenendo questo “scoppiettìo” di infamia contro la Chiesa, ma sono profondamente convinto che questo momento è salutare e provvido perché la Chiesa e il prete riacquistino la meta della santità».

    Eccellenza, ma da chi è creato questo clima di ostilità? «Soprattutto dalla forza del male, il demonio, e dalla situazione della storia. Ma la forza della Chiesa dipende dallo Spirito Santo, non dagli uomini». Non è anche questione di formazione del clero? «Il clero di oggi è migliore di quello di cento o 200 anni fa, che era meno colto e molto dedito alla caccia, alle opere terrene e a molti peccati morali. Oggi, nonostante i preti cattivi, la maggior parte risponde al disegno di Dio e alla volontà della Chiesa. E i vescovi scelgono con oculatezza i formatori».

  • Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    I racconti-appello dopo l’iniziativa del vescovo Karl Golser.
    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini
    «Quel prete e le molestie durate tredici anni»
    Bolzano, le segnalazioni e-mail alla Curia
    Di Giuseppe Sarcina Corriere della Sera 16 marzo 2010
    DAL NOSTRO INVIATO BOLZANO — Le prime e-mail «anti-pedofilia» sono arrivate sabato scorso, nella casella di posta elettronica appena aperta dalla Curia di Bolzano («molestie@bz.net»). Un lungo messaggio scritto da un professionista, ora in pensione. Più che una denuncia è un racconto-appello al vescovo Karl Golser e al suo vicario Josef Matzneller, incaricato di seguire questo particolare dossier. La vicenda risale molto indietro, agli anni della guerra, e ripercorre la storia di un ragazzine sfollato con la sua famiglia a Nova Ponente, un paese a 30 chilometri dalle bombe di Bolzano. Il protagonista di allora vive ancora in città e accetta di parlarne, ma a condizione di mantenere l’anonimato. «Ho raccontato nei dettagli le molestie che ho subito tanti anni fa da parte di un giovane sacerdote, sulla trentina, biondo e molto dinamico. Mi toccava sui pantaloncini, cercava di baciarmi, mi chiedeva di accarezzarlo. Insomma un classico. Non era violento, ma il suo comportamento era chiaramente inaccettabile. Ne sono disgustato ancora adesso. So con certezza che ha continuato a insidiare i ragazzini, specie gli studenti della scuola media: c’è passato anche mio fratello, tredici anni dopo di me. Ma oggi, dopo tanto tempo, quello che mi interessa è cogliere l’opportunità offerta dal vescovo e offrire un contributo per un’operazione trasparenza che è arrivata con grande ritardo, ma che comunque, finalmente, è arrivata». Per il momento Matzneller non ha ancora risposto alle e-mail. In questi giorni fa sapere di essere molto impegnato e di confermare le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi al Corriere. Nelle palazzine della Curia, alle spalle del Duomo, c’è solo il presidio del portavoce Martin Pezzei. Risponde a scatti, anzi farebbe volentieri a meno delle domande suscitate da un’iniziativa che non ha precedenti, a sentire gli esperti, nella storia recente della Chiesa cattolica in Italia. Tra l’altro la gestione un po’ approssimativa della comunicazione ha già provocato un mezzo pasticcio in città. Domenica scorsa un quotidiano locale aveva titolato: «Molestie, molte segnalazioni alla Curia», e ora il portavoce è costretto a inseguire, a precisare che «nessuno ha detto che sono molte», che lui non può e non vuole «dare numeri», perché «ogni abuso è di troppo», come recita lo slogan diffuso via Internet. In realtà i vertici della Diocesi vogliono misurare i passi con grande cautela. L’invito a denunciare molestie sessuali e comportamenti scorretti esisteva già da qualche anno sul sito della Curia. Ma era praticamente invisibile, relegato nelle ultime schermate, quasi nei titoli di coda. È stato il vescovo Golser a ordinare di collocarlo, con grande rilievo grafico, nella prima pagina del sito. L’iniziativa anti-pedofilia fa parte di una più ampia campagna di apertura in una Diocesi (Bolzano-Bressano-ne) di 400 mila abitanti solcata dal bilinguismo italo-tedesco, ma ora disorientata soprattutto dall’impatto dell’immigrazione (nord-africani e molti cinesi). Golser, da neanche un anno al vertice della Curia, segue con grande attenzione tutto ciò che si muove in Austria e Germania (qualcosa di più che buoni vicini di casa), dove da anni il tema della pedofilia nella Chiesa viene dibattuto apertamente sui siti di parrocchie e vescovadi. Naturalmente sono state fondamentali anche le raccomandazioni del Papa (tedesco) Joseph Ratzinger rivolte a tutte le Comunità ecclesiali. Nei prossimi giorni la Curia si muoverà su due piani, il vescovo terrà alto il profilo, perché ormai Bolzano può diventare un modello per le altre diocesi italiane. Monsignor Golser insisterà, dunque, sull’aspetto «pastorale», riassorbendo l’azione di contrasto agli abusi sessuali nel grande capitolo della «riconciliazione tra gli uomini e con Dio». Domenica scorsa, 14 marzo, ha già colto l’occasione della «Giornata del seminario» a Bressanone per mettere in guardia seminaristi e studenti, citando apertamente l’insidia delle molestie sessuali. Matzneller, invece, agirà con la massima discrezione, ma senza cestinare alcuna e-mail, alcuna telefonata. In una prima fase il vicario ricostruirà i fatti denunciati, accertandosi che non vi siano gli estremi per una denuncia penale. Poi contatterà le «vittime», confronterà le loro versioni con i dati raccolti e, infine, se sarà il caso, interverrà con un provvedimento disciplinare a carico dei preti colpevoli. «Io spero che facciano sul serio – dice ancora il firmatario della prima denuncia – ho scritto al vescovo che non basta trasferire un sacerdote da una parrocchia all’altra. Lo dico sulla base della mia esperienza: significherebbe solo spostare un grave problema da una comunità all’altra».

  • Denunce e richieste di risarcimento, ora la Santa Sede teme il fronte italiano

    Denunce e richieste di risarcimento, ora la Santa Sede teme il fronte italiano

    Sono gli stessi sacerdoti a raccontare vecchie storie di abusi, chiedendo che riaffiori la verità
    Papa Ratzinger ha esortato la Chiesa alla trasparenza, ma il Vaticano è preoccupato
    Denunce e richieste di risarcimento, ora la Santa Sede teme il fronte italiano
    Un libro scritto da un sacerdote anonimo raccoglie gli ultimi esposti alle procure
    di MARCO ANSALDO

    CITTÀ DEL VATICANO – Forse era inevitabile. Di certo se l’aspettavano tutti, anche in Vaticano. Ma che lo scandalo dei preti pedofili arrivasse prima o poi anche in Italia sembrava più che un’ipotesi. Era una preoccupazione latente. Ora, una certezza, visto che le prime denunce sono già partite. Dopo i casi scoppiati negli Stati Uniti nel 2002, quelli in Brasile del 2005, le condanne in Australia nel 2008, il rapporto Murphy sugli abusi in Irlanda nel 2009, e le recentissime inchieste avviate nel 2010 in Germania, Austria e Olanda, la Santa Sede dovrà prepararsi per un nuovo fronte.

    Non è stato infatti un caso se, solo pochi giorni fa, la diocesi di Bolzano e Bressanone, colpita dall’eco dello sconcerto provocato nella vicina area di lingua tedesca, ha indicato sul proprio sito un indirizzo e-mail al quale le vittime possono fare segnalazioni. Un’azione preventiva, avviata dal vescovo Karl Golser, nel segno della trasparenza totale raccomandata da Papa Ratzinger. Già l’altro ieri un altoatesino si è fatto avanti, raccontando al giornale Tageszeitung gli abusi subiti da ragazzo, negli Anni sessanta, da cinque frati durante un soggiorno estivo in un convento di Bolzano. Violenze avvenute “nei vigneti, in cantina e in stanza”. Subito dopo è stata la volta di un ex studente di un collegio di Novacella, nei pressi di Bressanone, che ha denunciato anche frustate.
    A Firenze è poi tornata alla ribalta ieri la vicenda di don Lelio Cantini, il prete colpevole di abusi sessuali contro minori compiuti fra il 1973 e l’87, da parroco della Chiesa “Regina della pace”. Dopo lunghe vicende processuali, nel 2008 Cantini fu ridotto da Benedetto XVI allo stato laicale. Ora le sue vittime imputano alle autorità ecclesiastiche la “mancata consapevolezza delle loro responsabilità”. Dice Francesco Aspettati, a nome di tutti: “Troppo facile offrire la testa del pedofilo di turno senza affrontare il vero problema: perché, quando abbiamo chiesto di essere ascoltati, la Chiesa ci ha prima intimato il silenzio, accusato di accanimento, e poi minacciato e invitato a dimenticare?”.

    Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro “Il peccato nascosto” (editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L’autore, che si firma come Anonimo – sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona – raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d’Italia. C’è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara, abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano”.

    Un altro caso descritto è quello di una parrocchia alla periferia nord di Roma, dove don Ruggero Conti, parroco della Natività di Maria Santissima, è stato processato nel febbraio 2008 al palazzo di giustizia di Roma per abusi sessuali nei confronti di sette ragazzi che hanno testimoniato le violenze al pubblico ministero Francesco Scavo.
    Ma, fra i tanti, il caso forse più atroce è quello di Alice, una bambina di 8 anni di Bolzano, per un lungo periodo violentata, filmata, abusata con il messale in mano dall’educatore al quale i genitori l’avevano affidata per insegnarle il catechismo. L’accusato, don Giorgio Carli, affrontati tutti i gradi di giudizio per accuse che risalgono agli anni Ottanta – e sempre condannato – il 19 marzo 2009 viene “assolto” dalla terza sessione penale della Cassazione che dichiara quei reati prescritti per effetto della legge ex Cirielli. La sentenza, pur confermando l’autenticità dei fatti, può contemplare solo la condanna al risarcimento. Peraltro mai giunto.

    Il Vaticano, che conosce molti dei casi, appare preoccupato. Non solo per una questione di immagine. Ma anche perché l’apertura del fronte italiano significherebbe l’avvio di cause di risarcimento di cui difficilmente le sole diocesi potrebbero farsi carico. La Curia teme questo rischio. In alcuni casi sono addirittura i sacerdoti a denunciare storie ormai sepolte, con documentazioni e dossier. Chiedono loro stessi trasparenza, perché la verità, dopo tanti anni, finalmente riaffiori.
    © Riproduzione riservata (14 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/14/news/pedofilia_italia-2648345/

  • gli ‘atei-devoti’ alletati dei preti pedofili…

    gli ‘atei-devoti’ alletati dei preti pedofili…

    Marcello Pera contro “l’aggressione al papa e alla democrazia”

    Sull’edizione odierna del Corriere della Sera è stata pubblicata una lettera dell’ex presidente del Senato Marcello Pera. Sotto il titolo* Un’aggressione al papa e alla democrazia, Pera usa toni molto pesanti e aggressivi nei confronti dei laicisti: “ciò che importa [loro] è l’insinuazione, anche a spese della grossolanità dell’argomento: i preti sono pedofili, dunque la Chiesa non ha autorità morale, dunque l’educazione cattolica è pericolosa, dunque il cristianesimo è un inganno e un pericolo. Questa guerra del laicismo al cristianesimo è campale. Si deve portare la memoria al nazismo e al comunismo per trovarne una simile”. Pera conclude scrivendo che “la guerra dei laicisti continuerà, se non altro perché un Papa come Benedetto XVI che sorride ma non arretra di un millimetro la alimenta”.
    http://www.uaar.it/news/2010/03/17/marcello-pera-contro-laggressione-al-papa-e-alla-democrazia/

  • Milano, cinque anni a frate laico per abusi sessuali su una dodicenne

    Milano, cinque anni a frate laico per abusi sessuali su una dodicenne

    La madre affidò all’uomo, che stava per prendere i voti, la figlioletta per una preparazione religiosa

    Cinque anni di reclusione: è la condanna che la terza corte d’appello di Milano ha inflitto ad A.C., un frate laico accusato di violenza sessuale e pornografia minorile su una ragazzina di dodici anni.

    Al momento del fatto l’uomo stava per prendere i voti. Secondo la ricostruzione della vicenda, la madre avrebbe affidato all’uomo la figlioletta per una preparazione religiosa. Nella causa i genitori della ragazza erano costituiti parte civile e dovranno essere risarciti del danno. L’imputato, tuttora in stato di detenzione, era stato sottoposto a perizia psichiatrica ma dichiarato capace di intendere e volere.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/03/22/news/milano_cinque_anni_a_frate_laico_per_busi_sessuali_su_una_dodicenne-2826971/?ref=rephp

  • Quell’incontro con Bertone «Non dà segni di pentimento»

    Quell’incontro con Bertone «Non dà segni di pentimento»

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_2…44f02aabe.shtml

    Quell’incontro con Bertone «Non dà segni di pentimento»

    WASHINGTON—C’è anche un documento redatto nella versione originale in italiano, nel dossier tutto in inglese pubblicato ieri sul sito del New York Times, che ha costituito la base delle rivelazioni del quotidiano sul silenzio dell’allora cardinale Joseph Ratzinger nel caso del reverendo pedofilo Lawrence Murphy. È il riassunto dell’incontro del 30 maggio 1998 in Vaticano dei tre vescovi dell’arcidiocesi di Milwaukee con i prelati della Congregazione per la Dottrina della Fede, guidati dal cardinal Bertone. È un incontro importante, perché è l’ultimo tentativo degli americani di convincere la curia romana della necessità di una soluzione forte contro Murphy. È l’arcivescovo Weakland a spiegare che il reverendo non «ha alcun segno di rimorso e sembra non rendersi conto della gravità di ciò che ha fatto». E a ricordare che «la comunità dei non-udenti mantiene grande indignazione e rifiuta ogni soluzione pastorale». Ma Tarcisio Bertone oppone un ragionamento squisitamente tecnico-giuridico: invoca i 35 anni trascorsi dai fatti e spiega i problemi comportati dall’eventuale processo canonico, che lui ha già ordinato di bloccare. In particolare, cita «la difficoltà che hanno i sordomuti a fornire prove e testimonianze senza aggravare i fatti, tenuto conto dei limiti inerenti alla loro menomazione e alla distanza dei fatti nel tempo». La linea da seguire, per l’attuale segretario di Stato, è «1) la restrizione territoriale della celebrazione eucaristica e 2)l’ammonimento per indurlo a mostrarsi pentito». Altrimenti «si esporrebbe a misure più rigorose, non esclusa la dimissione dallo stato clericale». La delusione americana è tutta nelle due righe finali: «Prima della conclusione, Monsignor Weakland tiene a riaffermare che sarà difficile far comprendere alla comunità dei sordomuti la lieve entità di questi provvedimenti».

    P. Val.
    26 marzo 2010©

  • PEDOFILIA: VITTIME A S.PIETRO,2 ORE ALLA POLIZIA MA NON SAPEVAMO PERCHE’

    PEDOFILIA: VITTIME A S.PIETRO,2 ORE ALLA POLIZIA MA NON SAPEVAMO PERCHE’

    25-03-10
    PEDOFILIA: VITTIME A S.PIETRO,2 ORE ALLA POLIZIA MA NON SAPEVAMO PERCHE’

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 25 mar – Sono state trattenute per due ore nel Commissariato di polizia di Borgo, vicino al Vaticano, le quattro vittime di abusi sessuali da parte di preti dell’associazione Snap (Survivors Network of those Abused by Priests) che questa mattina hanno improvvisato una conferenza stampa a Piazza Pio XII, di fronte Piazza San Pietro. ”Alla fine – ha spiegato Barbara Dorris – ci hanno detto che siamo stati fermati perche’ avevamo fatto una ‘conferenza stampa non autorizzata”’ ma ”per due ore non siamo riusciti a sapere perche’ ci trattenessero”. ”Ci hanno confiscato le foto e i cartelli che avevamo e non ci lasciavano telefonare”, aggiunge, ”finche’ non siamo riusciti a mandare un messaggio e qualcuno ha avvertito l’ambasciata” Usa a Roma.

    Alle 15, i quattro attivisti (Peter Isely, John Pilmaier, Barbara Dorris e la presidente dell’associazione Barbara Blaine) sono stati infine lasciati andare. ”Se avessimo solamente recitato degli Ave Maria non ci avrebbero fermato, ma non gli piaceva il messaggio che mandavamo”, conclude Dorris che annuncia la volonta’, malgrado le difficolta’, di provare ad aprire una sezione italiana di Snap.

    asp/sam/ss

  • Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/crona…716722179.shtml

    Pedofilia, alcune vittime distribuiscono volantini davanti a San Pietro
    Gli attivisti americani, aderenti all’associazione contro gli abusi Snap, sono stati fermati da agenti della Polizia

    ROMA – Alcuni americani vittime di preti pedofili e due altri attivisti dell’associazione statunitense Snap, che organizza quanti denunciano abusi sessuali commessi da sacardoti, hanno distribuito questa mattina volantini contro Papa Ratzinger proprio al confine tra l’Italia e la Città del Vaticano, cioè al limite tra piazza Pio XII e piazza San Pietro. Sono stati subito fermati dalla Polizia.

    CARTELLI E FOTO DI RATZINGER – Gli attivisti della Snap (Survivors network of those abused by priests) hanno protestato contro Benedetto XVI (uno indossava un cartello con la foto di Ratzinger) ricordando il ruolo che ebbe in qualità di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nella copertura degli abusi compiuti dal sacerdote Lawrence Murphy. «Benedetto XVI, quando era Capo della congregazione per la dottrina della fede – si leggeva su uno dei cartelli esposti – ha ignorato ripetute richieste provenienti da parte di tre vescovi di rimuovere dal sacerdozio il molestatore seriale Lawrence Murphy». Il riferimento è alla vicenda di Lawrence Murphy, un prete del Wisconsin, accusato di abusi su almeno 100 bambini sordi e che non fu processato dalla Congregazione della Dottrina della Fede in base alla richiesta dell’arcivescovo di Milwakee, mons. Rembert Weakland (poi costretto alle dimissioni perchè reo confesso di una relazione omosessuale con uno studente di teologia).

    NEW YORK TIMES – Proprio oggi, il portavoce vaticano Federico Lombardi ha risposto in merito al New York Times che il presule avrebbe potuto e dovuto denunciare a suo tempo Murphy alle autorità civili, in quanto le norme del diritto canonico non lo hanno mai impedito. E invece ha messo a conoscenza del caso il Vaticano «solo nel 1996, cioè molti anni dopo la fine delle indagini». In quel momento «la precaria salute di padre Murphy» impediva che potesse difendersi e si ritenne di non procedere con un giudizio. Il sacerdote, vecchio e malato, è morto subito dopo. Agenti della Polizia di Stato hanno poi identificato i quattro esponenti dello Snap chiedendo loro di seguirli al Commissariato Borgo.

    Fatemi capire perchè le vittime americane di abusi di preti pedofili che distribuivano volantini davanti a Piazza San Pietro sono state fermate dalla polizia. Che facevano di male? Perchè i poliziotti non sono stati mandati a fermare qualche spacciatore di droga nei pressi delle scuole o qualche ristoratore che serviva cibi avariati a prezzi altissimi? Che reato hanno commesso quei manifestanti?