Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Austria. Prete paga 45.000 € per 3 marchette, Aveva ingaggiato perpetua “tuttofare”

    Austria. Prete paga 45.000 € per 3 marchette, Aveva ingaggiato perpetua “tuttofare”

    18 gennaio 2011

    Processato un magnaccia per aver portato una meretrice ad un sacerdote austriaco

    Traffico della prostituzione internazionale e truffa. Un ungherese di poco più di 50 anni è sotto processo per questi reati a Ried im Innkreis, media città dell’Alta Austria. L’accusato avrebbe un cliente molto particolare, un sacerdote cattolico della zona, presso il quale si è recata una donna ungherese procacciata dal magnaccia per servizi domestici, inclusivi di rapporti sessuali dietro lauto pagamento. Ulteriori versamenti di denaro sarebbero stati effettuati per pagare false spese mediche ai parenti della prostituta. Ennesimo raggiro subito dal prete austriaco, che però si professa innocente per quanto riguarda l’accusa di aver fatto sesso con la donna. Il coinvolgimento di un prelato ha portato alla chiusura al pubblico del processo, ma i particolari sono comunque trapelati alla stampa austriaca e al giornale più diffuso del Paese alpino, il Krone Zeitung.

    PERPETUA EROTICA – Il prete dell’Alta Austria era alla ricerca di una perpetua con buoni dote da casalinga, e aveva messo alcuni annunci sui giornali locali per trovarla. L’uomo ungherese si è presentato con un falso nome al sacerdote, presentandogli una sua connazionale. La donna si è rivelata un disastro nelle faccende domestiche, non pulendo mai casa e lavando solo i suoi panni, mai quelli del prete. La signora ungherese ha però confessato di aver svolto altri servizi al sacerdote, ovvero di essere andata a letto tre volte con lui durante le poche settimane nelle quali ha soggiornato presso la canonica. Il magnaccia ungherese ha preteso dei soldi in cambio di queste prestazioni, e gli inquirenti stanno valutando se la transazione di 45mila euro effettuata sul conto dell’uomo da parte del prete sia la ricompensa per le prestazioni erotiche svolte dalla connazionale. Il sacerdote austriaco contesta la ricostruzione fornita dal magnaccia, e ha spiegato come quei soldi sarebbero serviti come anticipo per spese mediche della donna, tra le quali la cura del tumore delle madre, rivelatesi poi fittizi.

    FEDELI IN DIFESA DEL PARROCCO – Accortosi della truffa e dopo aver constatato l’incapacità della sua nuova perpetua, il prete dell’Alta Austria avrebbe allontanato la sua perpetua. La donna ha però smentito quanto affermato dal suo ex datore di lavoro, e ha confermato i rapporti sessuali avuti col sacerdote in cambio di denaro Il processo è stato aggiornato a data da destinarsi, e il coinvolgimento di un religioso ha portato alla decisione della Corte di svolgere il dibattimento a porte chiuse. La Chiesa austriaca è da tempo nell’occhio del ciclone per i ripetuti casi di abusi sessuali coinvolti da sacerdoti sui minori. Il prete accusato ha comunque chiamato a testimoniare in sua difesa 3 fedeli della sua parrocchia, che hanno descritto l’uomo come estremamente timido e riservato. Tutti e tre i testimoni hanno rimarcato come sia improbabile che il loro sacerdote possa essere un cliente di prostitute, ma non hanno fornito elementi fattuali per scagionarlo da questa accusa.

    http://www.giornalettismo.com/archives/110…porti-sessuali/


    L’articolo in tedesco e sotto la sua traduzione da google

    Pfarrer soll 45.000 Euro für Ungarin gezahlt haben
    Zuhälter angeklagt
    17.01.2011, 16:34
    Pfarrer soll 45.000 Euro für Ungarin gezahlt haben (Bild: APA/RUPPRECHT@KATHBILD.AT)
    Ein 53-jähriger gebürtiger Ungar hat sich am Montag vor dem Gericht in Ried in Oberösterreich wegen grenzüberschreitenden Prostitutionshandels und schweren Betrugs verantworten müssen. Pikantes Detail: Der Freier soll ein Priester gewesen sein. Er wurde auf Antrag des Verteidigers unter Ausschluss der Öffentlichkeit befragt.
    Infobox
    Mehr Oberösterreich-Nachrichten

    Der Angeklagte soll im September 2010 eine Landsfrau an einen oberösterreichischen Pfarrer zur Prostitution vermittelt haben, so die Anklage. In der Folge habe er dem Geistlichen insgesamt 45.000 Euro herausgelockt – zweimal 1.500 Euro “Vermittlungsgebühr”, 22.000 Euro für die Tumor- Behandlung der Mutter der Ungarin und 20.000 Euro für ihre mit Schulden belastete Wohnung in ihrem Heimatland.
    “Du kannst Sex mit ihr haben”

    Beides sei kein Geschenk, sondern nur vorgestreckt gewesen, sagte der Geistliche vor Gericht. Er habe mittels Anzeige beim Arbeitsmarktservice eine Pfarrhaushälterin und Mesnerin gesucht. Der Ungar habe sich mit einem falschen Namen vorgestellt und gesagt, er sei Stellenvermittler. Als er mit der Dame kam, habe er den Pfarrer wissen lassen: “Du kannst auch Sex mit ihr haben, aber du musst zahlen.” Er habe entgegnet, dass er damit nichts zu tun haben wolle, so der Priester. 3.000 Euro habe der 53- Jährige für die Vermittlung der Arbeitskraft verlangt.

    Als die aus Ungarn stammende Frau bei ihm war, habe er bemerkt, “dass sie nix kann”. Sie habe in Summe zwei Wochen bei ihm verbracht, ihm jedoch kein Frühstück gemacht und das Mittagessen sei ein Graus gewesen, gab er an. Gewaschen habe sie nur die eigene Wäsche und die ihrer kleinen Tochter, seine nicht. Also habe er sie wieder weggeschickt.
    Zeuginnen verteidigen Pfarrer

    Die Frau hatte bei ihrer Einvernahme in Ungarn angegeben, dass sie dreimal mit dem Pfarrer Sex gehabt habe. Das sei alles erlogen, konterte dieser. Drei Zeuginnen sagten aus, sie könnten sich nicht vorstellen, dass der Pfarrer mit der Frau geschlafen habe. Eine der Zeuginnen beschrieb den Geistlichen als eher zurückhaltend und schüchtern. Der Prozess wurde vertagt.

    …………………………….

    Pastore ha detto di aver pagato € 45.000 per ungherese
    Pimp accusato
    2011/01/17, 16:34
    Pastore ha detto di aver pagato 45.000 € a Ungherese (Foto: APA / RUPPRECHT@KATHBILD.AT)
    Un nativo di 53 anni di Ungheria, egli deve rispondere il Lunedi dinanzi al giudice a Ried in Austria per la prostituzione transfrontaliera, il traffico e la frode grave. dettaglio piccante: Il pretendente è detto di essere un sacerdote. E ‘stato interrogato su richiesta del difensore a porte chiuse.
    Infobox
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    L’imputato si dice abbia insegnato nel settembre 2010, una donna in un paese ministro dell’Austria Superiore per prostituzione, secondo l’accusa. Come risultato, aveva attirato il prete per un totale di 45.000 € – due volte nel 1500 € “spese di agenzia”, 22.000 € per il trattamento del tumore della madre della ungherese e 20.000 € per la loro casa carichi di debiti nel paese di origine.
    “Hai sesso con lei può”

    Entrambi non erano un regalo, ma era stato soltanto allungato, il sacerdote ha detto in tribunale. Stava guardando il Servizio per l’occupazione mediante la visualizzazione di una governante parrocchia e Mesnerin. L’ungherese ha presentato con un nome falso e ha detto di essere reclutatori aziendali. Quando arrivò alla donna, aveva informato il ministro: “Si può fare sesso con lei, ma si deve pagare”. Mi risponde che lui non avrebbe nulla a che fare con essa, il sacerdote. Anni, per la mediazione delle esigenze del lavoro – 3.000 € dei 53 ha fatto.

    Quando è nato in Ungheria, la moglie di lui, aveva notato “che possono nix”. Hai speso un totale di due settimane per lui, ma non fece colazione e il pranzo è stato un orrore, ha affermato. Hanno appena lavato le loro vesti, e la sua piccola figlia, la sua non ha fatto. Così li aveva mandati via.
    Testimoni di difendere Pastor

    La donna aveva dichiarato nei loro interrogatori in Ungheria, che era stata tre volte con il sesso sacerdote. Che era tutta una bugia, ha replicato questo. Tre testimoni hanno detto che non potevano immaginare che il sacerdote ha fatto sesso con la donna. Uno dei testimoni ha descritto il chierico come piuttosto timido e reticente. Il processo è stato aggiornato.

  • Alassio è con “Don Lu”: su Facebook anche un messaggio di Melgrati

    Alassio è con “Don Lu”: su Facebook anche un messaggio di Melgrati

    Alassio. La decisione del Tribunale del Riesame ha certamente deluso i numerosi parrocchiani che, fin dal giorno dell’arresto, hanno sostenuto Don Luciano e che speravano nella sua scarcerazione. Una solidarietà che si è mossa soprattutto tramite le pagine di Facebook. Proprio dal gruppo “Don Luciano libero!” del noto social network arriva anche il messaggio di vicinanza al sacerdote del sindaco di Alassio Marco Melgrati.

    “Il grave errore che ha portato in carcere Don Luciano, figlio di una cultura del sospetto di una certa parte della magistratura italiana, non supportato da prove, prima o poi sarà riconosciuto tale. Nell’attesa preghiamo perché Don Luciano abbia la forza di ‘portare questa Croce’, mantenendosi saldo nelle Sue convinzioni e nella certezza della Sua innocenza. Don Luciano, l’amministrazione del Comune di Alassio e la Città è tutta con te” scrive Melgrati.

    Non solo il primo cittadino. Sono già comparsi infatti i primi commenti di fedeli e amici alla notizia del respingimento dell’istanza di scarcerazione. Il messaggio è sempre lo stesso: i parrocchiani sono con Don Lucinao, credono nella sua innocenza e non lo lasceranno mai solo.

    www.ivg.it/2010/01/18/alassio-e-con…io-di-melgrati/

  • Albenga:caso Massaferro, risponde vescovo diocesano Oliveri

    Albenga:caso Massaferro, risponde vescovo diocesano Oliveri

    “Come ho già detto sin dal primo momento dell’arresto di Don Luciano, resto fiducioso che al più presto il sacerdote possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti di cui è indagato, con l’aiuto della difesa dei suoi legali, ai quali esprimo tutta la mia stima e gratitudine. Chiederò nuovamente, come Vescovo, che mi venga concesso un incontro, nel carcere di Chiavari, con il sacerdote, di cui sono padre e pastore. La cura della Parrocchia di San Vincenzo in Alassio, come già noto, resterà temporaneamente affidata ad un amministratore parrocchiale, sede plena, nella persona del Vicario Generale, Mons. Giorgio Brancaleoni”.

    Lo dichiara S.E. Mons. Mario Oliveri, (nella foto) vescovo della Diocesi di Albenga-Imperia, commentando l’ordinanza del tribunale del riesame relativa alla custodia cautelare di Don Luciano Massaferro.

    e.c.

    Lunedì 18 Gennaio 2010 ore 17:56

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=68022

     

  • Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

    Gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato di Alassio stanno ascoltando i compagni del catechismo e della parrocchia per verificare la veridicità delle loro testimonianze su altri due presunti casi di violenza sessuale

    In attesa dell’incidente probatorio e di conoscere il contenuto del quarto computer sequestrato a don Luciano Massaferro (o meglio in casa di un’amica alla quale lo aveva regalato), il parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, l’inchiesta sulla presunta violenza sessuale messa in atto nei confronti di una parrocchiana di undici anni prosegue. Nell’ombra, nel silenzio del riserbo, gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato alassino proseguono gli interrogatori di amici della ragazzina, di giovani che frequentano il catechismo e di semplici parrocchiani con l’intenzione di allargare il quadro indiziario di altri due episodi di violenza per i quali, al momento, non esiste alcuna contestazione concreta.

    Indubbiamente gli elementi raccolti nella prima fase dell’inchiesta debbo essere approfonditi come ha puntualizzato lo stesso tribunale del Riesame, nell’ordinanza con la quale si rigettava al richiesta di scarcerazione del sacerdote alassino.

    Nessuna ulteriore valanga di fango, quindi, addosso a don Lu, ma solo la necessità da parte dei sostituti procuratori della repubblica Giovanni Battista Ferro ed Alessandra Coccoli, di approfondire un filone dell’inchiesta madre.

    Per il momento si tratta di sospetti, di confessioni fatte tra minori e dal minorenni riportate agli investigatori che stanno cercando riscontri ed eventualmente denunce. Nulla di più, quindi, che una notizia di reato recepita, ma non ancora trasformatasi in capo di imputazione al prete assistito dagli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. «Fesserie, invenzioni» è la reazione di chi crede nell’innocenza di don Luciano e non ritiene veritiere neppure le presunte attenzioni morbose alla parrocchiana che hanno fatto scattare l’ordinanza.

    C’è però il grave indizio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove riscontrati dal giudici del riesame che influenzano la valutazione su don Luciano.

    Ovviamente l’attività di indagine è coperta dal massimo riserbo, anche e soprattutto a tutela dei giovani minorenni coinvolti, loro malgrado, in questa spiacevole vicenda.

    Don Luciano, comunque resta in carcere ad attendere novità e soprattutto sviluppi positivi della vicenda. Nella cella singola della sezione protetta del penitenziario di valle Armea a Sanremo, il sacerdote prega e legge il vangelo. Le sue condizioni psico-fisiche non sarebbero ottimali, al punto da spingere gli inquirenti a richiedere una sorveglianza continua per evitare gesti spiacevoli. Il prete resta sempre in attesa, anche della visita dell’anziano padre che dal 29 dicembre non ha più avuto occasione di incontrare.

    In carcere finora, don Lu ha incontrato i suoi avvocati, il cappellano di Chiavari, don Francesco Brioni, e monsignor Mario Oliveri, ordinario della diocesi d Albenga e Imperia.

    Il primo appuntamento concreto in agenda sotto il profilo giudiziario è l’incidente probatorio a cui verrà sottoposta l’undicenne che avrebbe subito le attenzioni morbose del prete. Il gip non ha ancora fissato la data dell’esame,ma questa potrebbe essere la settimana decisiva.

    L’interrogatorio rappresenta un passo ufficiale dell’inchiesta, ritenuto irripetibile, traslabile in udienza. Lavoro dei magistrati che, a meno di colpi di scena, potrebbe approdare poi alla notifica della conclusione delle indagini e al processo davanti al giudice delle udienze preliminari.

    A meno di novità, come detto, che potrebbero scaturire dal computer sotto perizia e da presunti altri due casi di violenza su minore.

  • Trovato il pc misterioso Il vescovo ha visitato don Lu

    Trovato il pc misterioso Il vescovo ha visitato don Lu

    MARCO RAFFA
    ALASSIO
    Risolto il giallo del quarto computer, il pc appartenuto a don Luciano Massaferro che gli investigatori cercano da settimane e che il parroco alassino arrestato con l’accusa di violenza sessuale su una undicenne aveva detto di non sapere dove fosse finito. «E’ “morto”, si è guastato, non so che fine abbia fatto». Questa, almeno secondo i suoi legali, era stata la risposta data agli investigatori in occasione dei primi due interrogatori.
    Il «portatile» sarebbe stato trovato in casa di un parrocchiano ed è già stato affidato agli esperti che dovranno vivisezionare l’apparecchiatura alla ricerca di eventuali file compromettenti. E’ molto difficile che, anche ammettendo che tali file esistano e siano mai stati nel computer (gli altri tre pc esaminati dai periti sono risultati assolutamente irreprensibili sotto ogni punto di vista), siano comunque «visibili». Esistono però, ovviamente, metodi di ricerca sofisticata che possono far riaffiorare anche memorie cancellate o parzialmente sovrascritte.
    Non è l’unica novità sul piano delle indagini: oggi infatti, alle nove del mattino nell’ufficio del giudice Emilio Fois, verrà conferito l’incarico alla psicologa genovese che dovrà ascoltare la ragazzina di undici anni dal cui racconto è scaturita l’accusa di violenza sessuale per il sacerdote. Al giuramento del perito parteciperanno anche i legali di don Massaferro (Alessandro Chirivì di Albenga e Mauro Ronco di Torino) che a loro volta nomineranno un consulente di parte. Sia da parte della Procura che della difesa viene data molta importanza all’audizione della ragazzina, che dovrà svolgersi in condizioni di particolare cautela e protezione. La legge consente infatti che la minore «parte offesa» venga ascoltata dal consulente nominato dal giudice, ed eventualmente dal giudice stesso eo dal pm, in un contesto di assoluta protezione. Eventuali consulenti di parte possono assistere all’interrogatorio in una stanza separata, collegata a quella dove si trova il minore da un vetro-specchio o da un impianto video a circuito chiuso, e in nessun caso possono interagire direttamente con la minore stessa. Con ogni probabilità l’audizione protetta si svolgerà nei primi giorni della prossima settimana. E sarà la prima volta che la piccola accusatrice di don Luciano verrà ascoltata non soltanto da chi conduce le indagini (prima dell’arresto del sacerdote un’audizione c’era già stata, ma limitata alla psicologa consulente del pm) ma anche, sia pure a distanza, dalla difesa.
    L’altroieri infine don Luciano ha ricevuto in carcere a Chiavari la visita del suo vescovo. Monsignor Mario Oliveri, come aveva ripetutamente chiesto senza risultato in precedenza, lo ha raggiunto nella sua cella, ha pregato con lui e lo ha confortato alla presenza di alcuni dei compagni di detenzione che sono apparsi a loro volta commossi e partecipi.

     

  • Inchiesta Don Lu, incidente probatorio: domani la nomina dei periti

    Inchiesta Don Lu, incidente probatorio: domani la nomina dei periti

    Savona. Saranno nominati domani dalla Procura della Repubblica di Savona i periti del Collegio che dovrà giudicare attendibile la versione della ragazzina di 12 anni sui presunti abusi sessuali subiti da Don Luciano Massaferro, il prete alassino rinchiuso in carcere a Chiavari con l’accusa di violenza sessuale su minore. Sarà composto da psichiatri e psicologi. Saranno loro, infatti, a presiedere nell’incidente probatorio che verrà disposto nei prossimi giorni,un passaggio decisivo ai fini dell’inchiesta.

    Intanto sul fronte delle indagini proseguono le analisi dei periti della Procura sul quarto pc utilizzato da Don Luciano, che conterrebbe elementi di prova altrettanto determinanti per confermare le accuse a Don Lu. Foto e altro materiale sono al vaglio degli inquirenti. “Aspettiamo di vedere l’esito di questa analisi – commenta l’avvocato difensore Alessandro Chirivì -. Agli atti, per noi, resta il racconto della ragazzina, e vedremo nell’incidente probatorio”.

    E in merito ad alcune contraddizioni emerse negli interrogatori di Don Luciano, la difesa non si mostra preoccupata: “Chiaramente la situazione che vive in carcere Don Luciano è molto difficile, posso dire che elementi in tal senso sono da imputare allo status psico-fisico di Don Lu e non sono stati certo fattori centrali per l’accertamento della verità”.

  • Troppe “critiche”, gli amici di “Don Lu” chiudono e riaprono il gruppo su FB

    Troppe “critiche”, gli amici di “Don Lu” chiudono e riaprono il gruppo su FB

    Alassio. I toni erano diventati troppo “forti”, le discussioni troppo “accese” e il gruppo “Don Luciano Libero!” di Facebook era stato chiuso dai suoi fondatori. I “post” lasciati in bacheca in molti casi si erano trasformati in vere e proprio dispute tra gli amici e i sotenitori di Don Luciano e chi invece ha già condannato il sacerdote alassino. Proprio per questa ragione, nonostante il gruppo avesse più di 350 iscritti, i fondatori hanno deciso di fermare questa “battaglia” a colpi di mouse e tastiera.

    I sostenitori di Don Luciano però si sono resi conto che quella pagina era uno, se non l’unico modo, per ritrovarsi insieme tutti i giorni e raccogliere il loro affetto per “Don Lu”. E allora hanno deciso di riprovarci ma cercando di fissare delle “regole” ben precise: “Il gruppo riapre, perché sta a cuore a tutti, ed è dedicato a quelli che credono nell’innocenza di Don Luciano. La nuova veste è molto meno ‘democratica’, perché se qualcuno pensa di poterlo devastare (come è successo a quello precedente) verrà subito bloccato, così come chi la pensa in maniera contraria, proprio perché non appartiene al gruppo” spiegano i fondatori.

    Insomma il messaggio è chiaro: “colpevolisti” o “nemici” di Don Luciano astenersi. La “nuova” pagina “Don Luciano Libero!” dovrà essere solo un ritrovo per tutti i fedeli, parrocchiani, amici e sostenitori del parroco alassino e ci sarà spazio solo per preghiere e messaggi di speranza. “Ogni post incoerente con il senso del gruppo, sarà eliminato” precisano gli amministratori.

    “Ho ritenuto saggia la decisione di chiuderlo perchè negli ultimi giorni era una disputa su ideologie e convinzioni e avevamo perso il significato e la motivazione per cui era nato! Sono però consapevole che questo è l’unico modo che abbiamo per far ascoltare la nostra voce e la rinascita immediata del gruppo stesso avrà solo questo scopo, insieme alla preghiera e alla condivisione dei nostri pensieri! Non dobbiamo spegnere mai la nostra speranza e la nostra convinzione neanche quando i giornali non ci daranno più l’onore della prima pagina! Ripeto questo è un gruppo di preghiera e di condivisione della convinzione dell’innocenza del nostro fratello” spiega Carla B., una delle fondatrici.

    Gli iscritti adesso sono solo 65, ma c’è da aspettarsi, visti i precedenti, che siano destinati a crescere in maniera esponenziale. Nel frattempo Don Luciano resta in carcere e da lì continua ad “urlare” la sua innocenza tramite le molte lettere che scrive ai suoi parrocchiani. Lo testimonia proprio uno degli iscritti al gruppo di Facebook, Augusto G., che in un messaggio in bacheca dice: “Oggi al ritorno dal lavoro ho trovato la terza lettera che Don Luciano ha scritto alla mia famiglia dal carcere. In verità era indirizzata alla nostra Associazione ‘Amici di Padre Hermann Onlus’ di Alassio”.

    “E’ molto toccante e commovente e grida ancora (come se ce ne fosse ancora bisogno) la sua innocenza. Se, ma solo se, la Presidente mi darà il permesso di riportarla su questo spazio, sarò lieto di farlo. Abbiate pazienza, ma non dipende da me…La situazione è sempre molto delicata…Spero mi capiate…” conclude Augusto G..

    Così, mentre l’indagine delle Procura prosegue a ritmo serrato, gli amici di Don Luciano non mollano e continuano a credere nell’innocenza del sacerdote. In tutto questo resta la difficile situazione della bimba che ha accusato Don Luciano e della sua famiglia, le altre vitttime di questa brutta e triste storia. Persone che, forse, potranno ritrovare la loro serenità solo quando sulla vicenda verrà scritta la parola “fine”.

  • Il prete accusato di pedofilia Si sfalda il fronte innocentista

    Il prete accusato di pedofilia Si sfalda il fronte innocentista

    Il prete accusato di pedofilia
    Si sfalda il fronte innocentista
    21 gennaio 2010
    | Giovanni Ciolina

    Don Luciano durante la celebrazione di una messa

    Spegnere i riflettori della ribalta e soprattutto abbassare i toni della discussione. Alassio non intende disinteressarsi alla vicenda che ha portato in carcere don Luciano Massaferro con l’infamante accusa di violenza sessuale su una parrocchiana di 11 anni. Ma, come ha puntualizzato Carlo Annibale, fondatore della pagina “don Luciano Libero”, che ha raccolto su Facebook quasi 400 sostenitori e che ieri ne ha deciso la chiusura, «in questa fase è giusto che la magistratura faccia il suo corso e per rispetto di don Lu, della ragazzina e degli inquirenti, ritengo se ne debba parlare un po’ meno».

    Una linea che ha trovato d’accordo anche il sindaco, Marco Melgrati, che, dopo alcune dichiarazioni pepate, ieri, ha invitato a «farla finita, a lasciare sbollire le polemiche e attendere la verità dell’inchiesta». Una linea non adottata da altri sostenitori del gruppo appassionato di Internet che nell’arco di un pomeriggio ha ridato fiato al “gruppo di preghiera che crede nell’innocenza del prete”.

    Sfaccettature di uno stesso problema che continua a fare registrare novità sotto il profilo dell’inchiesta. Dai computer posti sotto sequestro, per esempio, sono arrivate ulteriori conferme sulle dichiarazioni contraddittorie fornite da don Lu.

    Proprio di fronte a questi nuovi sviluppi e all’ordinanza del tribunale del Riesame (che ha negato la scarcerazione del parroco), il muro dell’integralismo innocentista per don Luciano ha incominciato a conoscere qualche crepa, lasciando spazi a dubbi e sicuramente al lavoro degli inquirenti.

    Soprattutto attorno alla bambina e alla sua famiglia, Alassio sembra aver eretto una campana d’isolamento: dimenticati gli attacchi dei giorni scorsi, istituzioni e semplici cittadini sembrano essersi eretti a suoi paladini.

  • Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Don Luciano, autorizzata la visita del Vescovo

    Il vescovo di Albenga mons. Mario Oliveri è stato autorizzato a visitare nel carcere di Chiavari, dov’è recluso, il parroco di Alassio (Savona) don Luciano Massaferro, arrestato il 29 dicembre scorso con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di undici anni. Lo annuncia il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione che aveva fatto una richiesta in questo senso. «Ci auguriamo – afferma – che lo sblocco di questa situazione porti a un rasserenamento del clima, in modo che le indagini da parte della Procura di Savona possano ora procedere con serietà e celerità fino all’accertamento della verità».

    «Ci auguriamo anche – aggiunge Buttiglione – che vista la delicatezza della situazione venga assicurata a tutti i soggetti coinvolti, in primis la bambina e il sacerdote, un’adeguata tutela della loro dignità, con l’utilizzo di tutti gli strumenti di sostegno necessari».

  • Alassio: don Luciano, sedici pagine di ordinanza del Riesame

    Alassio: don Luciano, sedici pagine di ordinanza del Riesame

    Sono sedici le pagine dell’ordinanza scritta dai giudici del Tribunale del Riesame (tutte donne) con le quali è stato motivato il rigetto dell’istanza di scarcerazione presentata dai legali Chirivì e Ronco per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio accusato di violenza sessuale. Nell’ordinanza viene sottolineata soprattutto l’attendibilità dei racconti della ragazzina che dice di essere stata molestata dal parroco di San Vincenzo e di San Giovanni. Ma nella sentenza dei giudici ci sono anche le contraddizioni formulate dal sacerdote in sede di interrogatorio davanti ai magistrati savonesi. Ad esempio sul misterioso quarto computer portatile di cui gli inquirenti ne conoscerebbero l’esistenza ma che non è mai stato trovato, quindi la baracca dell’orto sulle alture di Alassio dove la ragazzina dice di essere stata col sacerdote o ancora l’incontro in cui la mamma e il nonno della bambina avrebbero affrontato il parroco. L’inchiesta, al di là della decisione del Riesame, non si è mai fermata. Gli inquirenti attendono i risultati delle perizie effettuate anche sul cellulare del prete sequestrato il giorno stesso del clamoroso arresto.

    r.c.

    Martedì 19 Gennaio 2010 ore 10:44