Sul caso di don Luciano interviene nuovamente il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione: «Sono 22 giorni che don Luciano Massaferro, parroco di Alassio, è in carcere con la grave accusa di pedofilia», scrive Buuttiglione in una nota.«Non c’è dubbio che le indagini debbano fare il loro corso in giustizia e verità, come ha detto il cardinal Bagnasco e riteniamo che dimostreranno l’innocenza del parroco. Mi chiedo però come mai non sia permesso al suo vescovo di andare a visitarlo nel carcere di Chiavari. Monsignor Mario Oliveri, vescovo ordinario diocesano di Albenga nel cui territorio si trova Alassio, da tempo chiede la possibilità di incontrare il suo sacerdote, cosa cui ha diritto. Mi chiedo dunque se non sia il caso che un ispettore ministeriale verifichi i motivi di tale insistito diniego alla visita del vescovo”.
Autore: Redazione WebNews
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«Può farlo di nuovo»: Don Lu resta in cella
Don Luciano Massaferro resta in carcere. Così ha deciso il tribunale del Riesame al termine di quattro giorni di camera di consiglio, aggravando l’aspetto delle esigenze cautelari. Non ci sarebbe infatti solo il timore di una reiterazione del reato, ma di fronte alle contraddizioni palesate negli interrogatori «una sua scarcerazione potrebbe creare problemi sotto il profilo dell’inquinamento delle prove». Ossia don Luciano, tornando a casa, potrebbe avere la possibilità di intralciare le indagini, anche perché, come anticipato nei giorni scorsi dai racconti dei compagni della presunta vittima, sarebbero venuti alla luce altri due presunti aspetti su cui fare luce. Altre due ragazzine divenute oggetto delle attenzioni pericolose del prete. E non è una decisione senza importanza quella che arriva dal Riesame. In attesa del processo, è un pronunciamento ufficiale e quindi in grado di segnare il destino futuro.
Ma è di ieri anche l’inquietante notizia di un furto messo a segno nell’abitazione della famiglia della ragazzina implicata nella vicenda. Un episodio che la magistratura, pur riservandosi dietro un no comment sui particolari, puntualizza come «non abbia nulla di ricollegabile all’inchiesta». Un’incursione denunciata ieri e che va a rendere ancora più odiosa una vicenda brutta già di per sè e tutt’altro che conclusa.
L’ordinanza di sedici pagine depositate ieri in cancelleria ha invece di fatto accolto in toto il castello accusatorio costruito dalla procura di Savona. Secondo i giudici genovesi la bambina di undici anni, vittima delle presunte attenzioni sessuali del sacerdote di Alassio, è attendibile sotto tutti i profili e soprattutto «ha sempre descritto in modo univoco i fatti, di fronte ai vari psicologi, ma anche alla presenza della madre, del nonno ed a casa del prete». Un confronto, non giudiziario, che non è mai venuto alla luce e regala un ulteriore aspetto di riflessione sulla vicenda.
Don Luciano sapeva, quindi, delle accuse prima ancora dell’arresto e benché i giudici non facciano riferimenti temporali a quell’episodio, la sparizione del quarto computer risalirebbe proprio a quel periodo.
Sulla sua esistenza anche i giudici del riesame non hanno dubbi sostenendo «che c’è un computer di cui don Luciano nega l’esistenza» e che un testimone oculare aveva indicato senza ombra di dubbio. Si tratta di un perito informatico che aveva lavorato in casa del sacerdote per trasferire alcuni files dal vecchio pc a quello nuovo.
Se l’ordinanza regala otto pagine alla trattazione giuridica sull’attendibilità della presunta vittima, i giudici hanno anche fornito riscontri su fatti accessori che hanno convinto il sostituto procuratore Alessandra Coccoli a richiedere al giudice delle indagini preliminari Emilio Fois l’ordinanza di custodia cautelare.
Ma i giudici del Riesame hanno regalato spunti anche sulle varie testimonianze fornite dai compagni della ragazzina, dei vicini di casa del prete e dei parrocchiani che a più riprese hanno smentito le dichiarazioni rese in interrogatorio da parte di don Luciano.
Una vicenda sulla quale il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, invita alla pacatezza e alla riflessione, dopo le prese di posizione nette della prima ora: «Lasciamo che le cose facciano il loro corso e preghiamo che tutto si risolva nella giustizia e nella verità». Prima un articolo su Avvenire nel quale veniva duramente attaccata la procura savonese per l’arresto (e soprattutto la conferma della custodia cautelare in carcere) per il sacerdote alassino. E poi il silenzio, che suonava come una benedizione alla linea del quotidiano dei vescovi, del vescovo di Albenga-Imperia. Mario Oliveri si era detto convinto di trovarsi di fronte a un colossale malinteso e si era limitato a commentare «Non ho nulla da aggiungere né da togliere a quanto pubblicato sull’Avvenire».
A bocce ferme, il presidente dei vescovi (che aveva già precisato di non conoscere personalmente e di non aver mai incontrato don Luciano) indica le virtù da seguire: «La giustizia – che è quella degli uomini ma anche quella divina – e la verità, piaccia o meno».
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Don Luciano resta in carcere E’ accusato di violenza sessuale
Il tribunale del riesame respinge l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del sacerdote di Alassio rinchiuso nela prigione di Chiavari dal 29 dicembre scorso. Le proteste del mondo cattolico locale
Resta in carcere don Luciano. Il tribunale del riesame di Genova ha respinto la richiesta di remissione in libertà del parroco di Alassio don Luciano Massaferro, arrestato il 29 dicembre con l’accusa di violenza sessuale su una chierichetta di undici anni.Don Massaferro resta quindi rinchiuso nel carcere di Chiavari dove stamani ha assistito con altri detenuti ad una messa celebrata dal cappellano don Franco Brioni.
L’arresto di don Massaferro (don Lu, come chiamato dai suoi parrocchiani delle chiese di San Vincenzo e di San Giovanni Battista di Alassio), ha suscitato le proteste del mondo cattolico locale, ampiamente riprese dal quotidiano l’Avvenire. I difensori del sacerdote sottolineano che l’accusa si basa unicamente sulla testimonianza della bambina che giura di aver subito molestie dal sacerdote in più occasioni. Accuse che i periti hanno giudicato attenbili.
(18 gennaio 2010) -

Nuovo dossier dei pm su don “Lù”
Inviato dalla Procura ai giudici del Riesame che decideranno entro martedì sulla richiesta di scarcerazione della difesa che respinge le accuse: una nuova vittima? Una ipotesi presto tramontata dicono i difensori. Negli atti dell’indagine è finita anche la deposizione di un’altra ragazzina della parrocchia di don Massaferro. La ragazzina è stata ascoltata due volte. Per la procura ci sarebbero nuovi elementi, per la difesa la giovane avrebbe negato di essere stata vittima di “attenzioni” particolari. Il nuovo dossier, una dozzina di pagine, conterrebbe elementi ritenuti probanti da parte della Procura.
LA DIFESA DI IERI
Nessun’altra ragazzina sarebbe stata molestata da don Luciano Massaferro, il parroco arrestato per presunte violenze su una undicenne e attualmente detenuto in carcere a Chiavari, mentre il Tribunale del Riesame decide in questi giorni sulla richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati. «Agli atti depositati sino all’udienza del riesame di giovedì – dice il suo avvocato Alessandro Chirivì – non risulta alcuna dichiarazione di altri episodi di presunte molestie, anzi, tutte le minori ascoltate in sede di indagini hanno espressamente escluso di aver subito alcun tipo di molestia da parte del parroco».
Una dichiarazione che peraltro conferma quanto riportato oggi dal Secolo XIX in merito ad alcune indiscrezioni raccolte dagli inquirenti, che starebbero facendo verifiche sulla testimonianza di uno o più ragazzi della parrocchia, i quali avrebbero riferito di attenzioni del prete anche su un’altra fanciulla. Non risultava infatti che contestazioni di tale genere fossero state mosse a don Luciano.
Non risulterebbe poi che il sacerdote sia stato in possesso in questo periodo di detenzione di un telefonino con il quale abbia potuto comunicare con l’esterno inviando messaggi sms ai suoi parrocchiani. «Il cellulare del prete era stato sequestrato insieme alla scheda sim il giorno stesso dell’arresto per poter essere sottoposto ad una perizia tecnica», precisa lo stesso legale. La questione era emersa perché una parrocchiana aveva dichiarato al Secolo XIX di aver parlato al telefono con don Luciano quando il prete era già stato arrestato. Letto l’articolo, la direzione del carcere aveva fatto scattare una perquisizione interna, senza esito. Probabilmente la donna aveva confuso le date.
Per quanto riguarda il filone della presunta vittima, la magistratura savonese ha chiesto un incidente probatorio naffinché la ragazzina possa essere ascoltata da esperti per capirne l’attendibilità dei suoi racconti. Escluso invece un `faccia a faccia´ col prete.
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“Un telefono in cella? il parroco nei guai anche per un sms”
Savona. Un presunto scambio di messaggi attraverso il telefono cellulare con una amica parrocchiana è finito nel mirino della magistratura savonese che ha trasmesso gli atti ai colleghi di Chiavari per l’apertura di un’inchiesta.
Per don Luciano Massaferro, rinchiuso nel penitenziario chiavarese, c’è il rischio, nel caso in cui venga confermata l’esistenza del messaggio, di una nuova imputazione. «Ma come può essere accaduto che il sacerdote abbia avuto l’uso di un telefono in carcere?» si sono domandati stupiti al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona.
Questa ennesima bufera giudiziaria è stata accesa dalle dichiarazioni rilasciate da Elisabetta Drago all’inviato de Il Secolo XIX, Paolo Crecchi, lunedì scorso a contorno della veglia di preghiera organizzata in favore di don Lu alla parrocchia di Borghetto. «Tre giorni fa la signora Elisabetta ha spedito un sms al don, “Ci vediamo per una pizza?”, e lui le ha risposto: “Troppo da fare in questi giorni”»: sarebbe questo il passaggio che ha spinto la magistratura ad aprire un’inchiesta per far luce se nel carcere di Chiavari, don Luciano, abbia potuto far uso del telefonino.
La notizia di un’eventuale violazione avrebbe colto di sorpresa i magistrati levantini che con il direttore del penitenziario avrebbero un ottimo rapporto, ma di fronte alla segnalazione l’inchiesta è scattata automatica.
Da qui a sostenere che lo scambio epistolare via sms sia avvenuto ce n’è di strada. Ovviamente potrebbe trattarsi di un errore della donna nel ricordare quel particolare, ma «tre giorni fa»è suonato come un allarme per gli investigatori in chiave ovviamente di un possibile inquinamento delle prove. Indubbiamente la gravità dell’accaduto, fosse davvero avvenuto lo scambio di sms, appare evidente e quindi in grado di richiedere un approfondimento.
Probabile che nelle prossime giornate venga ascoltata l’amica parrocchiana di don Luciano e per mettere una parola definitiva alla vicenda vengano acquisiti i tabulati dei due telefoni. Un confronto in grado di mettere a tacere una vicenda che alla vigilia del riesame odierno è risuonata come una bomba inattesa e soprattutto sgradita a tutte le parti.
Detto ciò, però, l’esistenza di un’inchiesta penale è un dato di fatto e da ieri sera la procura di Chiavari ha cominciato a muovere i primi passi per capire se si tratta di una «bufala», seppur involontaria, o di una violazione da perseguire. Se così fosse, nei guai rischierebbe di finirci anche la direzione del carcere.
Giovanni Ciolina
ciolina@ilsecoloxix.it -

Il don arrestato per pedofilia Accuse di un’altra ragazzina
15 gennaio 2010
Si complica la posizione di don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato un paio di settimane fa perché accusato di abusi sessuali su una 11enne: alcuni compagni di gioco e di preghiera della ragazzina hanno detto ai magistrati che un’altra bambina avrebbe raccontato di aver ricevuto “attenzioni particolari” dal prete.
Altro punto a favore dell’accusa: il sacerdote sostiene che nella baracca che sarebbe stata teatro dei presunti abusi, non sarebbe andata solo la 11ennne, ma anche altri giovani. Che, però, negano.
Già oggi, intanto, potrebbe arrivare la decisione del tribunale del Riesame sulla richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati di don Luciano.
tutti i dettagli sul Secolo XIX in edicola
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Savona: perizie sul computer di don Luciano Massaferro
E’ stato affidato l’incarico a un perito che dovrà aprire i computer (sono tre) sequestrati a don Luciano Massaferro, per verificarne il contenuto. Una nuova mossa (ma al momento non ci sono conferme) potrebbe essere quella di chiedere un incidente probatorio e mettere a confronto il sacerdote con la ragazzina che lo accusa.
Intanto è atteso per la prossima settimana il verdetto dei giudici del tribunale del riesame ai quali si sono rivolti i legali del prete, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, per la scarcerazione. “Non ci sono elementi sufficienti perché il nostro assistito resti ancora detenuto”, hanno detto ieri poco prima che il sacerdote venisse interrogato per la terza volta in Tribunale. -

Savona: prete arrestato, in Procura sfilano gli educatori
Dopo l’interrogatorio fiume di ieri per don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato per presunte violenze sessuali su una minore, oggi, ad una settimana di distanza dalla clamorosa vicenda giudiziaria, a palazzo di giustizia sono sfilati gli educatori dell’Ac della parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni.
Si tratta dei collaboratori più stretti del sacerdote finito in carcere a Chiavari e che continua a proclamarsi innocente negando ogni addebito contestato dall’accusa. Almeno otto quelli che sono sfilati oggi in Procura per essere sentiti come persone informate sui fatti. Persone che hanno vissuto vicino al parroco, che conoscono la sua vita di religioso e che lo hanno seguito in tutti questi anni di attività pastorale. Sono stati avvicinati domenica scorsa durante la messa solenne e convocati per oggi a palazzo di giustizia per rendere la loro testimonianza sul sacerdote alassino.
Non è ancora dato sapere il contenuto dei colloqui tra gli educatori e gli inquirenti ma appare scontato che i collaboratori di don Luciano abbiano fornito un quadro ben diverso da quello che è stato dipinto in questi giorni. Già ancora prima di essere convocati in Tribunale, si erano uniti in preghiera domenica pomeriggio per sostenere con forza l’innocenza di un sacerdote che sta lottando per la giustizia e soprattutto per emerga quanto prima la verità.
Intanto si attende il verdetto dei giudici del tribunale del riesame al quale l’avvocato Alessandro Chirivì, il legale del parroco, si è rivolto per chiedere la sua scarcerazione. Il regime carcerario al quale è costretto sta mettendo a dura prova il sacerdote che comunque continua a ricevere attestati di stima dai suoi parrocchiani e dai sacerdoti della diocesi di Albenga/Imperia.
Commenta la notizia scrivendo alla redazione@savonanews.itdi savonanews.it
g.d.g.
Martedì 05 Gennaio 2010 ore 16:00
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Rimane in carcere don Luciano Massaferro. L’Alassio benpensante si scatena contro la ragazzina
SERGIO BAGNOLI – Rimane in carcere Don Luciano Massaferro, accusato di pedofilia da un’ adolescente dodicenne. L’Alassio benpensante si scatena contro la ragazzina. Intanto si viene a sapere che il suo difensore, l’avvocato Alessandro Chirivì di Albenga, ha presentato ricorso, verrà discusso dopo l’undici, al Tribunale del Riesame di Genova contro la custodia cautelare.
“E’ una povera mitomane che vive di fantasie essendo cresciuta in un ambiente degradato”, con queste terribili parole, carpite qua e là nei bar di Alassio, pare che la voce del popolo abbia già emesso la sua inappellabile sentenza sul caso di pedofilia che vede Don Luciano Massaferro, parroco della centrale chiesa di San Vincenzo Ferreri, nonché della vicina San Giovanni Battista, sul banco degli imputati. Attualmente si trova recluso nel carcere di Chiavari, accusato di avere abusato per almeno tre volte di un’adolescente. La giovane aveva raccontato qualche mese fa le brutture di cui era stata vittima ad una psicologa dell’Istituto ospedaliero per l’infanzia Giannina Gaslini di Genova ed il suo racconto è stato successivamente valutato talmente credibile dalla Procura della Repubblica di Savona da indurla a spiccare, l’antivigilia di Capodanno, mandato d’arresto contro il sacerdote della “ Città del muretto”.
Ora Don Luciano Massaferro, provato dall’esperienza oltre le sbarre nel penitenziario chiavarese, dovrà continuare a condividere la cella assegnatagli con altri sette detenuti comuni per almeno ancora una settimana dal momento che il Gip di Savona Emilio Fois ha ritenuto giustificanti la carcerazione le accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Savona ed ha respinto la richiesta di liberazione, od in subordine di concessione degli arresti domiciliari, avanzata dal suo difensore Alessandro Chirivì di Albenga.
Dopo l’undici infatti il caso sarà discusso dinnanzi al Tribunale del Riesame di Genova cui il legale del prete si è oggi appellato.
Don Luciano avrebbe abusato della giovane dodicenne, come detto, in tre occasioni: la prima volta nella sua canonica, la seconda a bordo del proprio motociclo, avendola invitata “a fare un giro” per Alassio, la terza in una baracca che sorge in un orto di proprietà della parrocchia. Nonostante la delicatezza del caso, e prima di aspettare le risultanze del riesame, gran parte dell’Alassio benpensante si è però schierata, ivi compresi il sindaco Melgrati ed il presidente del Centro Aiuto per la Vita ingauno Ciangherotti, dalla parte del suo parroco ed a testimonianza di ciò resta il fatto che, dal giorno dell’arresto, a Don Massaferro continuano a giungere messaggi di incondizionata stima sul suo sito internet personale e su quello della parrocchia.
Don Massaferro non è infatti un sacerdote qualunque ma, oltre ad essere il titolare della seconda parrocchia per importanza della città del Muretto ed essere parecchio impegnato accanto ai giovani, è pure il responsabile diocesano, diocesi di Imperia-Albenga, per l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche.
Decisamente più prudente, invece, la linea seguita dal Vescovo Diocesano Mons. Oliveri che, sin dal momento del fermo, si è dichiarato “ fiducioso nella giustizia terrena e sicuro che Don Massaferro riuscirà a dimostrare la propria innocenza”.
Questa inchiesta pruriginosa, l’interesse alla quale ovviamente viene amplificato dal fatto che l’accusato è un parroco e dalla circostanza che si svolge in una piccola cittadina di provincia ove anche i muri parlano ed ove l’ipocrisia la fa da padrona, vede nelle vesti della vittima comunque una ragazza giudicata anche dagli psicologi non del tutto ponderata a causa delle gravi traversie familiari che da tempo attraversa e che dunque potrebbe aver frainteso certi atteggiamenti amichevoli del sacerdote nei suoi confronti ed aver lavorato di fantasia, dimensione comune a quasi tutti i giovani di quell’età.
Proprio per il bene di una minorenne, che in ogni caso per il solo fatto di avere meno di quattordici anni deve essere ad ogni costo tutelata, e per dare modo all’accusato di preparare con serenità la propria difesa però ora sarebbe bene che Alassio non si dividesse in innocentisti e colpevolisti ma, senza interferenza alcuna, lasciasse lavorare con calma gli inquirenti. E’ quanto desidera pure il difensore di Don Luciano, l’avvocato Chirivì.

