Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Processo a Don Vito Caradonna per tentata violenza sessuale. Oggi parla l’imputato

    Processo a Don Vito Caradonna per tentata violenza sessuale. Oggi parla l’imputato

    Verrà ascoltato oggi in udienza Don Vito Caradonna, 35 anni, il giovane prete accusato di tentata violenza sessuale. Caradonna è parroco della chiesa di contrada San Leonardo, nonché ex vice alla Chiesa Madre, e cappellano del carcere di piazza Castello.
    In Tribunale (presidente Renato Zichittella), il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana.
    Nell’ultima udienza, in aula, è stato ascoltato l’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, perMCj02372690000_5B1_5D.gifò, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.
    Il poliziotto, nell’ultima udienza con un certo imbarazzo, rispondendo alle domande del pm, degli avvocati e del presidente Zichittella, ha cercato di ricostruire i contorni della scabrosa vicenda, che scuote la chiesa marsalese.
    La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. E’ questo uno dei punti più delicati e controversi dell’intera vicenda. Oggi verrà ascoltato l’imputato.

  • Savona, la Procura richiede incidente probatorio per il caso di “Don Lu”

    Savona, la Procura richiede incidente probatorio per il caso di “Don Lu”

    Savona. I legali di Don Luciano e i parrocchiani attendono il verdetto del Tribunale del Riesame. Nel frattempo invece gli inquirenti aspettano una risposta dal giudice per le indagini preliminari Emilio Fois. La Procura infatti avrebbe formalmente richiesto l’incidente probatorio. Ora quindi spetterà proprio al gip decidere se accogliere o meno la richiesta.

    Sembra però difficile che nel corso dell’incidente probatorio si arrivi ad un confronto diretto tra Don Luciano e la bimba che lo ha accusato. L’ipotesi più probabile è che vengano sentiti ancora e separatamente.

    Intanto il legale del sacerdote, Alessandro Chirivì, assicura che la Procura non ha accertato nessun altro presunto caso di violenza. “Agli atti depositati sino all’udienza del riesame di giovedì non risulta alcuna dichiarazione di altri episodi di presunte molestie, anzi, tutte le minori ascoltate in sede di indagini hanno espressamente escluso di aver subito alcun tipo di molestia da parte del parroco” afferma il legale del parroco.

    Non risulterebbe poi che il sacerdote sia stato in possesso in questo periodo di detenzione di un telefonino con il quale possa comunicare con l’esterno inviando messaggi sms ai suoi parrocchiani. “Il cellulare del prete era stato sequestrato insieme alla scheda sim il giorno stesso dell’arresto per poter essere sottoposto ad una perizia tecnica” precisa Chirivì.

    Posted by Redazione on 15 gennaio 2010.

  • Albenga: il vescovo “non ho potuto vedere don Luciano”

    Albenga: il vescovo “non ho potuto vedere don Luciano”

    Pubblichiamo l’articolo integrale dall’Avvenire sulla visita negata al vescovo di Albenga Oliveri a don Luciano Massaferro in carcere a Chiavari.

    “Fino dall’inizio, quando ho appreso delle accuse rivolte da una bambina a Don Luciano, ho espresso afflizione, stupore ma anche fiducia. Oggi la mia attesa è che al più presto emergano verità e giustizia. Ho tutti gli elementi per poter ribadire che ogni accusa mi pare inverosimile, e mi sento di dirlo con serenità nonostante ovviamente solo Dio conosca la profondità dell’animo umano … Ogni persona è innocente almeno fino a prova contraria e ora con le parole della bimba non risultano circostanziate da altre realtà, sono ancora più confermato nel mio stato d’animo iniziale”. Con queste parole il vescovo di Albenga-Imperia interviene questa mattina dalle colonne dell’Avvenire in un articolo “Contro Don Luciano accuse inverosimili”, firmato dalla giornalista Lucia Bellaspiga, inviata ad Albenga, in merito alla vicenda di Don Luciano Massaferro, il sacerdote arrestato per presunte molestie sessuali su una minore. “Da quando è stato privato della libertà fisica -aggiunge il Vescovo- non ho desiderato altro che di incontrarlo ma non ci è stato concesso. Eppure il nostro sarebbe stato il giusto abbraccio tra un spirituale e un figlio. Quando l’istanza dei suoi difensori venisse accolta e Don luciano tornasse in libertà non vedrei l’ora di rendere reale questo desiderio”.

    dal giornale Avvenire

    Venerdì 15 Gennaio 2010 ore 10:08

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67818

     

  • Al sacerdote, ex vicerettore del seminario, era affidata la parrocchia di un paese

    Al sacerdote, ex vicerettore del seminario, era affidata la parrocchia di un paese

    BRESCIA – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ’99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti.

    Con il sacerdote sono stati sentiti, come testi, il gestore del cinema dell’oratorio e una donna, anche lei vicina alla vita parrocchiale.
    Ome, 2.500 abitanti sui colli della Franciacorta, la chiesa con l’imponente campanile, l’oratorio con i campi di calcio e di basket affollati anche ieri: il paese non riesce a credere che le tentazioni che hanno travolto
    tanti preti americani possano gettare ombre anche sulle tonache di qui.

    Qualcuno però ricorda un caso analogo, anni Sessanta.
    In quasi tre anni di attività pastorale don Luigi ha portato una ventata di simpatia, di calda umanità. E la denuncia che ha fatto scattare le indagini – a promuoverla sono stati i genitori di un ragazzino – pur recente, si riferirebbe a un episodio «vecchio», lontano da Ome, quando l’ attuale parroco era curato in un altro centro del Bresciano. All’«obbligo di dimora» si è comunque giunti dopo meticolose indagini, comprese le intercettazioni telefoniche. E sarebbe stato proprio l’ascolto di alcuni colloqui di don Luigi a convincere gli inquirenti a intervenire.

    Finora nessuna presa di posizione delle autorità ecclesiastiche. Il vescovo di Brescia, Giulio Sanguineti, tornerà solo domani da una missione in Libano e in curia don Luigi è ritenuto un sacerdote irreprensibile. «Nel clima di sospetto che c’è oggi – dice un prete che lo ha conosciuto – basta il gesto più innocente per scatenare le accuse più infamanti. Non vorrei che don Luigi sia vittima di una storia come questa».

    http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=BO

  • Don Luciano, udienza del Riesame: centrali racconto vittima e mistero pc

    Don Luciano, udienza del Riesame: centrali racconto vittima e mistero pc

    14 gennaio 2010 delle ore 13:20

    Genova. Si è conclusa da poco l’udienza presso il tribunale del Riesame che doveva decidere sulla scarcerazione di don Luciano Massaferro, il parroco di Alassio arrestato per violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni.
    Due ore di discussione incentrate su personalità e racconto della vittima dei presunti abusi.

    In particolare, l’accusa basa le sue tesi sulla veridicità delle accuse della bambina, sulla sua attendibilità confermata dalla dottoressa Moretuzzo e si mostra convinta dell’esistenza di un quarto computer “sospetto” del sacerdote che, però, non si trova. Un pc che, invece, secondo i difensori di don Luciano, Alessandro Chirivì e Mauro Ronco, non esiste affatto. Pare inoltre che, per ciò che concerne gli altri 3 computer sequestrati al sacerdote, non vi sia nulla di anomalo (sono 97mila i file ritenuti “innocui” anche dai periti dell’accusa)

    I giudici si sono riservati di decidere in merito all’istanza dei difensori, decisione che potrebbe essere sciolta tra domani e martedì. All’udienza di stamane erano presenti i pubblici ministeri Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro.

  • Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    14 gennaio 2010
    | Gianluigi Cancelli

    E alla vigilia dell’atteso appuntamento giudiziario, spuntano nuovi particolari sul terzo episodio del quale è accusato il parroco di San Vincenzo ad Alassio

    Proprio alla vigilia dell’udienza davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova, fissata per questa mattina alle nove e mezza, spunta un nuovo episodio di accusa nei confronti di don Luciano Massaferro, il parroco alassino di 44 anni arrestato la mattina del 29 dicembre scorso dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di dodici anni.

    Si tratta di un incontro che, secondo la tesi accusatoria sostenuta dalla procura di Savona basata su quanto la vittima aveva raccontato prima alla madre e poi alla psicologa dell’ospedale Gaslini che aveva subito segnalato l’accaduto al tribunale dei minori di Genova, sarebbe avvenuto all’interno della canonica che si trova proprio attaccata alla parrocchia di San Vincenzo.

    Un episodio che, almeno secondo quanto raccontato dalla bambina, sarebbe stato più grave rispetto a quelli precedenti. In sostanza il sacerdote si sarebbe in parte spogliato di fronte alla dodicenne che nel suo racconto alla psicologa dell’ospedale Gaslini avrebbe fornito una serie di dettagli precisi nella descrizione del luogo dove era avvenuto questo incontro. Non solo. La bambina avrebbe fornito anche alcuni particolari sulla successione di quanto accaduto e addirittura una descrizione delle parti intime del sacerdote. «È vero che tra gli episodi per i quali è stato firmato l’ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di don Luciano Massaferro vi è anche questo episodio che sarebbe avvenuto nella canonica attigua alla parrocchia – si limita a commentare l’avvocato della diocesi di Albenga e Imperia Alessandro Chirivì, che insieme all’avvocato Mauro Ronco (presidente del consiglio dell’Ordine forense di Torino) difende il parroco alassino – ma non mi risulta che la bambina abbia fornito dettagli particolari riguardanti il corpo del sacerdote. Vorrei comunque sottolineare come anche in questo caso si tratti soltanto del racconto di una bambina di dodici anni, da cinque seguita dagli psicologi del Gaslini. Come per gli altri due presunti episodi che hanno portato al suo arresto non vi sono prove di quanto sarebbe accaduto, ma soltanto il racconto della bimba. Mi sembra un po’ poco per arrivare ad arrestare e soprattutto a tenere per tutto questo tempo in carcere una persona che sino a prova contraria deve esser considerata innocente».

    Una tesi che i difensori di don Luciano Massaferro avevano già provato a sostenere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Savona, Emilio Fois, senza per la verità ottenere alcun risultato. Tesi che questa mattina riproporranno davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova. Un appuntamento che per la sorte del sacerdote alassino sembra essere, almeno dal punto giudiziario, decisivo. «Ho incontrato don Luciano questo pomeriggio (ieri pomeriggio per chi legge, n.d.r. in carcere a Chiavari – spiega ancora l’avvocato Chirivì – e devo dire di averlo trovato molto provato. Nonostante le lettere, e sono quasi un centinaio, che ha ricevuto dai suoi parrocchiani che sono certi della sua innocenza, ha il morale basso. Ma non potrebbe essere diversamente, perché parliamo di una persona che è in carcere da quindici giorni sapendo di essere innocente».

    Oltre al racconto della bambina vittima dei presunti episodi, a dire il vero, la tesi accusatoria punta anche sul fatto che il sacerdote alassino continui a negare con decisione l’esistenza di un quarto computer che avrebbe utilizzato nei mesi passati e della cui esistenza gli investigatori sono certi. Computer che però sino ad oggi non è stato ancora trovato.

  • Continuità con il passato, Betori non cambia. Maniago che resta al suo posto

    Continuità con il passato, Betori non cambia. Maniago che resta al suo posto

    Postato giovedì 14 gennaio 2010

    di Maria Cristina Carratù

    Un provvedimento atteso, attraverso cui si immaginava di poter decifrare l´impronta pastorale che il nuovo arcivescovo Giuseppe Betori, arrivato da poco più di un anno, ha intenzione di lasciare sulla Curia fiorentina. In realtà il nuovo organigramma deciso per piazza San Giovanni per il quinquennio 2010-2015, di cui Betori ha informato ieri l´assemblea del clero, nasce all´insegna di una innegabile continuità, con i vari uffici mantenuti a personalità che si sono finora distinte più come sicure esecutrici del magistero, che interessate a un reale confronto sulle grandi questioni all´ordine del giorno anche della Chiesa fiorentina – dalla bioetica, alla secolarizzazione, al dialogo interreligioso.

    E’ una Curia destinata dunque a dipendere più che mai, come Betori ha già dato prova di volere, direttamente dall´arcivescovo. La principale delle conferme è senza dubbio quella a vicario generale del vescovo ausiliare Claudio Maniago, che rimane perciò il numero due della Curia per quanto privato dell´ufficio liturgico (affidato al suo ‘erede´ don Roberto Gulino, docente alla Facoltà teologica). Una diminutio relativa, d´altra parte, quella del giovane vescovo, dato fra i più in carriera d´Italia fino a tre anni fa, quando la sua immagine è stata pesantemente investita dallo scandalo degli abusi sessuali di don Cantini.

    Suo padre spirituale, e le cui responsabilità, secondo le vittime del prete, Maniago avrebbe cercato di coprire. Molti si aspettavano che alla prima occasione potesse scattare quantomeno un trasferimento, mentre la conferma dimostra che l´intenzione di Betori è, almeno per il momento, di proteggere Maniago da quelle che negli ambienti della Curia più fedeli al vescovo ausiliare sono sempre state considerate pure «strumentalizzazioni» del caso Cantini. E intanto, in una nota, le vittime del prete pedofilo (che ricordano di non essere mai state ricevute dal nuovo arcivescovo), si dicono deluse per «l´assenza di rinnovamento» e per la «dimostrazione che questa chiesa non ha voluto vedere fino in fondo le proprie responsabilità».

    Confermato vicario episcopale per gli affari economici (settore cruciale, con la gestione economica e immobiliare della Curia, e in particolare dei progetti di decentramento degli uffici, e di accorpamento delle parrocchie) monsignor Fabrizio Porcinai, già titolare fino ad oggi dell´ufficio da cui però, per ragioni di funzionalità, è stato isolato l´economato (affidato per la prima volta a un laico, Carlo Sarri), mentre a don Marcello Caverni, parroco di San Gervasio, è stato affidato l´ufficio per gli affari economici. A capo di un altro importante settore, l´Ufficio per l´Arte sacra e i beni culturali ecclesiastici, arriva monsignor Timothy Verdon, finora responsabile della catechesi attraverso l´arte (e del Centro diocesano per ecumenismo e dialogo, dove resta), diventando così una sorta di soprintendente artistico della Curia, con vicedirettore (e direttore del nuovo progetto di catalogazione dei beni della diocesi) il diacono Alessandro Bicchi. Passa di mano la delega a rappresentante del vescovo presso i preti diocesani, da don Elio Agostini a monsignor Andrea Bellandi, ex rettore della Facoltà teologica (dove, su indicazione della Congregazione per la dottrina della fede e di quella per l´educazione cattolica, arriva don Stefano Tarocchi), mentre sono confermati, fra gli altri, don Giovanni Momigli alla pastorale sociale, monsignor Dante Carolla all´ufficio catechistico, don Massimo Marretti alla scuola, don Alfredo Jacopozzi alla cultura.

    [Fonte Repubblica]

    www.altracitta.org/?p=10649

     

  • «Il computer c’è e l’ho usato io»

    «Il computer c’è e l’ho usato io»

    13 gennaio 2010
    GIOVANNI CIOLINA

    Il perito informatico conferma la sua versione: don Luciano mi fece trasferire dei files su un altro pc

    «Quel computer l’ho visto e ci ho lavorato per trasferire alcuni file su un altro apparecchio». La testimonianza del perito informatico divenuto test chiave, per la procura è la conferma dell’esistenza del quarto computer, quello sparito, ed al centro delle ricerche da parte degli uomini della squadra mobile di Savona.

    Il sacerdote ha sempre negato di aver avuto altro pc all’infuori di quelli sequestrati (tre in totale), ma la procura di Savona ritiene contraddittoria la versione di don Lu e la storia del computer è considerata una delle prove per sostenere le accuse di violenza sessuale al prete di Alassio arrestato il 29 dicembre scorso su ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Fois.

    La ricerca dell’apparecchiatura elettronica prosegue anche se il compito degli inquirenti si annuncia difficile se non addirittura proibitivo. Solo un’eventuale collaborazione del sacerdote potrebbe servire a sciogliere la matassa. Il procuratore Francantonio Granero e i sostituti Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro sono convinti che quell’hard disk contenga elementi probatori importanti. Un teorema che troverebbe sostegno anche nella richiesta di trasferire dal vecchio al nuovo pc solo una parte di files e quindi, secondo gli investigatori, quelli non compromettenti. Ma si tratta di supposizioni. Il tecnico incaricato della perizia sui computer sequestrati, invece, al momento non avrebbe segnalato anomalie alla procura.

    Al momento a sostenere l’accusa di violenza sessuale c’è la segnalazione della psicologa del Gaslini che ha avuto in cura l’undicenne che avrebbe subito le morbose attenzioni del prete e che era stata inviata all’ospedale specializzati per bambini dal medico di famiglia venuto a conoscenza dei problemi avuti dalla sua paziente.

    Una bimba con problemi caratteriali «ed alle prese con un disagio indipendente da don Luciano» spiega il professor Mauro Ronco che domani sosterrà al tribunale del Riesame di Genova la tesi della completa estraneità dai fatti di don Luciano, chiedendo quindi la sua scarcerazione.

    «Attendiamo con ansia l’esito del Riesame» ribadisce il legale torinese che assiste il parroco di San Vincenzo e San Giovanni insieme ad Alessandro Chirivì.

    E il luminare del foro torinese legge «a nostro favore» l’ipotesi contenuta nella memoria della procura inviata al tribunale di Genova sullo stato iniziale della bambina vittima delle presunte molestie. «Non c’è alcun indizio accusatorio – aggiunge Mauro Ronco . Non riesco a trovare altra visione dei fatti differente alla mia». Riesame in discesa, quindi? «Assolutamente no. Ogni cosa ha gli astri in cielo e non si può mai dire, ma…» ribadisce l’avvocato Ronco accennando un sorriso.

    Si annuncia quindi battaglia all’ultimo respiro tra accusa e difesa, entrambe convinte delle proprie ragioni e che domani mattina al Riesame faranno valere le proprie ragioni. Da una parte l’accusa sostiene di avere elementi fondati per la richiesta di custodia cautelare in carcere del prete basato sulle dichiarazioni della presunta vittima (spiegate alla psicologa e ribadite nel corso di un interrogatorio protetto) e di alcune testimonianze, oltre alle contraddizioni in cui sarebbe caduto il sacerdote nei vari interrogatori a cui si è sottoposto in questi 14 giorni di detenzione.

    La difesa invece fin dal primo momento si è sempre dichiarata convinta dell’innocenza di don Lu, puntualizzando l’aridità del quadro indiziario e soprattutto considerando inattendibile la bambina. Una tesi alla quale si è allineata la curia e la maggior parte della comunità parrocchiana alassina che conosce don Luciano da tempo.

  • GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    12/01/2010
    GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    (ASCA-AFP) – Berlino, 11 gen – La Chiesa cattolica ha istuito una linea telefonica per consentire alle vittime degli abusi dei preti di denunciare questi episodi, avvenuti negli istituti religiosi dei gestiti dalla Chiesa. La linea, che sara’ attivata’ a partire da mercoledi’, intende fare luce sui fatti avvenuti fra gli anni cinquanta e sessanta. Il capo dell’organizzazione, Padre Hans Langendoerfer, ha detto di provare ”profondo rimorso” per coloro che hanno subito abusi.

  • Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

    Vaticano. “Giustizia ordinaria, ma solo per casi certi”. E chi lo stabilisce, i monsignori, e quando cominciano a denunciare i preti pedofili?

    E quando cominciano a denunciarli e a spedirli in galera invece di proteggerli? E chi stabilisce se un caso è serio o non serio? I monsignori?

    E c’è bisogno della loro autorizzazione per i tribunali?

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/12…inaria-1919341/

    Intervista del prefetto della Congregazione del Clero all’Osservatore
    “Fatti gravissimi e delittuosi, che feriscono profondamente la Chiesa”
    Preti pedofili, la svolta del Vaticano
    “Se casi certi, sì a giustizia ordinaria”
    di ORAZIO LA ROCCA

    CITTA’ DEL VATICANO – Sui preti che si macchiano del “gravissimo crimine” della pedofilia, in Vaticano è scattata l’ora della svolta. D’ora in poi oltre ad essere sottoposti al giudizio delle leggi ecclesiastiche, saranno consegnati anche ai tribunali civili per essere giudicati e condannati dopo un regolare processo. Per i preti pedofili, quindi, oltre alle pene ecclesiastiche – vale a dire immediata riduzione allo stato laicale e scomunica dalla Chiesa cattolica – saranno comminate anche le punizioni previste dai Codici penali ordinari.
    L’annuncio è stato dato ieri, dal cardinale prefetto della Congregazione per il clero, il brasiliano Claudio Hummes, il “ministro” vaticano incaricato da Benedetto XVI di intervenire “con la massima severità” nei confronti di quei sacerdoti che, tradendo il loro ruolo, vengono ritenuti colpevoli di violenze sessuali nei confronti dei minori che frequentano le loro parrocchie, come purtroppo è accaduto in diverse diocesi, specialmente negli Usa e nell’Irlanda del Nord.
    Papa Ratzinger l’11 dicembre scorso, ricevendo in Vaticano i vertici della Chiesa irlandese, aveva preannunciato chiaramente che sui preti pedofili non ci sarebbe stata nessuna tolleranza. La conferma di tale proposito arriva ora – ad un mese esatto da quella drammatica udienza – dal cardinale Hummes attraverso una intervista all’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.

    “La dolorosa vicenda irlandese – per la quale tra l’altro alcuni vescovi si sono assunti le loro responsabilità e si sono fatti da parte – non può essere riferita a tutto il ministero episcopale”, afferma il porporato in un passaggio di un’intervista al giornale pontificio. “I vescovi sono buoni padri per i loro sacerdoti. Certo, esistono alcune situazioni disdicevoli, ma sono molto limitate. Si tratta purtroppo di situazioni legate alla condizione umana. E’ quanto accaduto in Irlanda. Un fatto dolorosissimo che colpisce prima di tutto, è vero, le vittime, ma ferisce anche profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo – conclude il cardinale Hummes – anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”. Al di là della prudente analisi fatta dal cordinale su un fenomeno tanto grave e sconvolgente come i casi di pedofilia tra i preti, è un fatto che per la prima volta un “ministro” della Santa Sede evoca per questi reati il ricorso alla giustizia ordinaria.

    “Provo rabbia e vergogna; sono profondamente colpito, turbato e addolorato: chi ha sbagliato pagherà”, aveva detto Benedetto XVI ricevendo a dicembre in Vaticano i vertici della Chiesa irlandesi per analizzare il Rapporto Murphy, l’inchiesta-choc fatta dal governo dell’Irlanda del Nord sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti della diocesi di Dublino dal 1975 al 2004. Trenta anni di violenze compiute da 46 preti ai danni di centinaia di bambini. Dopo la pubblicazione del Rapporto, nei giorni scorsi sono stati costretti alle dimissioni due vescovi irlandesi accusati di omesso controllo sui casi di pedofilia denunziati nelle loro diocesi. Altre dimissioni per analoghi motivi potrebbero essere decise dal cardinale Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, e dall’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, i due più importanti prelati cattolici irlandesi a cui il Papa ha affidato il gravoso compito di fare “pulizia” tra i preti corrotti e di rilanciare la comunità cattolica del loro Paese. Un obiettivo che sarà oggetto anche di una prossima lettera ad hoc che lo stesso Benedetto XVI invierà ai vescovi irlandesi prossimamente. In attesa della lettera papale, nel frattempo il Vaticano ha aperto ai preti pedofili “colpevoli” anche la strada dei tribunali civili. Non è poco. Anche se forse ci si poteva arrivare prima.

    (12 gennaio 2010)