Fairbanks Da quando lo scorso anno la Diocesi Cattolica di Fairbanks ha messo agli atti la propria riorganizzazione causa bancarotta (in base al Capitolo 11 del Codice di Regolamentazione della Bancarotta americano), il numero di persone che affermano di aver subito abusi sessuali da parte di preti o altri dipendenti della Chiesa è più che raddoppiato. Dal marzo del 2008 ad oggi infatti altre 152 persone si sono fatte avanti denunciando abusi alla corte incaricata, portando così a 292 il numero complessivo delle vittime del clero cattolico in Alaska; prima della bancarotta, a Fairbanks solo 23 persone avevano ammesso le violenze subite.
FairbanksI fatti si sarebbero svolti in un arco di tempo che va dagli anni ’50 agli anni ’80 e le nuove denunce, secondo i legali di alcune delle vittime, riguarderebbero anche membri del clero non ancora coinvolti nell’inchiesta. Benché il termine ultimo per presentare denuncia formale alla corte fosse il 2 dicembre, molte delle vittime hanno intrapreso un’azione legale contro l’Ordine dei Gesuiti, che fornisce i sacerdoti alle diocesi dell’Alaska settentrionale.
Già alla fine del 2007 i Gesuiti erano stati implicati in uno scandalo analogo (allora le diocesi coinvolte erano quelle di St. Michael e Stebbins, sul mare di Bering): in quel frangente la Compagnia di Gesù si impegnò a risarcire le 113 vittime di abusi (in gran parte Yupik, la popolazione nativa più diffusa in Alaska insieme agli Inuit) per una somma pari a 50 milioni di dollari, ottenendo in cambio che nessuno dei preti coinvolti fosse incriminato, né che fosse richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.
Autore: Redazione WebNews
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Alaska. Raddoppiano le denunce per pedofilia del clero
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Preti pedofili/ Mussolini: Verificare i fatti di Verona
Preti pedofili/ Mussolini: Verificare i fatti di Verona
Mons. Zenti difenda le vittime e lotti per la verità
postato 25 min fa da APCOMRoma, 23 gen. (Apcom) – Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l’infanzia e segretario nazionale di Azione Sociale-Pdl, critica duramente le parole di monsignor Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, sul caso dei presunti abusi sessuali all’istituto per sordomuti Antonio Provolo, portati alla luce da una inchiesta dell”Espresso’.
“In vicende drammatiche come questa, dove vi potrebbe essere stata una grave mortificazione fisica e morale di giovani esseri indifesi – dice Mussolini – la prima, e forse unica, cosa che una persona di buon senso dovrebbe fare è sostenere le vittime e lottare per l’accertamento della verità. A maggior ragione – prosegue – se tale persona è un rappresentante della Chiesa cattolica. Al contrario, i toni della conferenza stampa tenuta da monsignor Zenti sono sembrati in alcuni momenti tendenti esclusivamente a difendere la propria organizzazione: non si spiegano altrimenti affermazioni come ‘montatura’ e ‘menzogne’”.
Per la Mussolini, “sono stati raccontati fatti che per la loro gravità e per il contesto nel quale si sarebbero verificati vanno verificati a fondo. Il Santo Padre sulla pedofilia commessa dai preti è stato fin troppo chiaro. Pertanto – conclude l’esponente di Azione Sociale-Pdl – l’unico obiettivo da perseguire con tutte le energie in questa vicenda, anche da parte della Curia veronese, è la verità”.
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Verona. 67 sordi accusano: “Violentati da preti pedofili all’Istituto Provolo”
di Paolo Tessadri – Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì
Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro. L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.
Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: “Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”. Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.
Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell’Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a ‘L’espresso’ le testimonianze – scritte e filmate – della loro esperienza.
Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.La denuncia
Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell’udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell’orrore. Dopo l’esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell’Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell’Istituto. Una delle ultime lettere l’hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: “I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna”. E ancora: “Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza”. Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.
Le storie
I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivonomezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a ‘L’espresso’ generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.”. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell’ecclesiastico.“Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici”.
Il dramma
Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda”. Carlo è rimasto all’istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui”. Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte “nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato”.
Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell’istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: “La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell’Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente”. “Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente”, scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, “ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare”. Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant’anni, è rimasta “all’istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata”. Giovanna scrive che un altro prete “ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi”. E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell’istituto, sotto l’altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.Gli esposti
Oggi l’Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l’attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d’avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l’allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa.Secondo la loro associazione, “c’è già stata più di un’ammissione di colpa”. La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell’Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l’Associazione, il superiore a nome dell’Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s’inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l’allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A ‘L’espresso’ don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: “Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l’articolo”.La Curia
Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: “Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all’istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta”. L’ultima lettera è dell’8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l’ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, “nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento”. Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.Il vescovo, interpellato da ‘L’espresso’, replica con una nota scritta: “Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l’opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti”. Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: “Per quanto attiene l’accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all’oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell’eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l’impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l’obiettivo di conoscere la verità dei fatti”.
L’Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: “Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri”.
(22 gennaio 2009)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pr…edofili/2059082
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Sesso a pagamento, la procura impugna la sentenza di assoluzione
MACERATA – Don Mario Francioni finirà di nuovo sul banco degli imputati. La vicenda è quella della baby squillo e dopo l’assoluzione in primo grado, la procura torna all’attacco.
Il magistrato ha infatti impugnato la sentenza e il caso finirà all’attenzione della Corte d’Appello. L’allora parroco di Montefano (oggi alla guida della parrocchia di San Francesco, a Macerata) era stato assolto dal Tribunale di Civitanova. Il religioso – i fatti contestati risalgono al 2005 – era finito sotto processo perchè, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con una giovane marocchina che all’epoca dei fatti aveva meno di 16 anni.
Ma nel corso del processo gli avvocati Giancarlo Nascimbeni ed Emilia Magnarelli, difensori di don Mario, riuscirono a dimostrare che in realtà la baby squillo all’epoca aveva già compiuto il sedicesimo anno d’età. A giocare un ruolo importante nella conclusione positiva del processo è stata la perizia – attraverso una radiografia al polso – eseguita da due medici che avevano avuto l’incarico di stabilire l’esatta età della ragazza ai tempi in cui si sarebbero consumati i fatti oggetto del procedimento penale. Episodi risalenti, secondo quanto sostenuto dalla accusa, al 2005, quando la giovane marocchina avrebbe avuto – secondo gli esiti della perizia medica – diciannove anni.
Nella vicenda, che si era svolta a Montefano, oltra al sacerdote, erano rimasti coinvolti molti altri personaggi finiti nel mirino dei carabinieri della locale stazione – guidati dal maresciallo Luciano Almiento – che avevano avviato le indagini sulla base delle scioccanti rivelazioni di una ragazza di origini marocchine. La giovane dichiarò agli investigatori di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con diverse persone. Clienti eccellenti, tra cui, stando alle sue parole, anche il sacerdote, il quale è stato assolto perchè il fatto non sussiste.
Ma la procura non ci sta. E dopo avere studiato attentamente le motivazioni della sentenza, ha deciso di presentare ricorso in appello. E’ stato rilevato che il giudice non è entrato nel merito di tutti i fatti contestati. In particolare non si sarebbe soffermato sulla presunta consumazione o meno dei rapporti sessuali. Il giudice, nelle motivazioni, si limita a sottolineare che, visto che all’epoca, secondo la perizia, la ragazza aveva più di 16 anni, non è riscontrabile alcun reato, a prescindere dal fatto che i rapporti ci siano stati oppure no.
L’accusa della procura si basa invece su un passaporto marocchino da cui risulta che all’epoca la baby squillo aveva 15 anni. Un documento, questo, la cui attendibilità è stata messa in discussione dalla difesa. La procura è di diverso avviso e fa presente che nell’ambito dell’indagine sono stati sequestrati anche dei preservativi e del Cialis (un farmaco che cura l’impotenza) nella casa del sacerdote a Montefano. La baby squillo ha successivamente ritrattato le accuse mosse al parroco, sostenendo di essersi espressa male a causa di problemi con la lingua italiana. Nessuna ritrattazione, invece, per quanto riguarda gli altri clienti. Ora la procura ha voluto riaprire il caso. L’ultima parola spetta alla Corte d’Appello.
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=798136
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Canada: diocesi rimborsa 13 mln dollari per abusi sessuali
La diocesi canadese di St. George, nel Terranova, ha saldato il suo debito con le vittime degli abusi sessuali di cui negli anni Settanta fu protagonista uno dei suoi sacerdoti. La diocesi ha versato oggi un risarcimento danni per 13 milioni di dollari.
Nel 1990 Kevin Bennett, uno dei preti della diocesi, era stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di 36 ragazzini di parrocchie per lo più in zone rurali. Negli anni Ottanta era stato condannato a pagare oltre 14 milioni di dollari. Alla fine la diocesi è riuscita a raccogliere circa 13 milioni, che sono stati versati alle famiglie delle vittime a titolo risarcimento danni, come confermato dal vescovo Douglas Crosby.
“Io – ha dichiarato il vescovo – ho mandato una lettera con le scuse a ciascuno. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo”.
Il caso Bennett è stato solo uno dei numerosi processi in Canada che hanno coinvolto sacerdoti e Fratelli Cristiani, un ordine che si occupava, tra l’altro, di un orfanotrofio.
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Messa di Natale. Papa prega contro la pedofilia. E denunciare i preti?
Messa di Natale, Papa prega per mettere fine ad abusi sui bimbi
giovedì, 25 dicembre 2008di Phil Stewart
CITTA’ DEL VATICANO (Reuters) – Il Papa Benedetto XVI ha celebrato questa notte la messa di Natale lanciando un appello alla fine di ogni tipo di abuso sui bambini.
Il Pontefice ha anche invocato la pace in Medio Oriente, dove potrebbe recarsi nel 2009.
Papa Ratzinger ha celebrato il quarto Natale del suo pontificato denunciando gli abusi sui minori, dall’abbandono dei figli da parte dei genitori all’utilizzo di bambini-soldato.
“Pensiamo… ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico”, ha detto il Papa durante la messa a San Pietro. “Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima”
Papa Benedetto ha detto che la Chiesa deve fare quanto in suo potere per porre fine alle sofferenze di questi bimbi”.
Quest’anno il Pontefice è ripetutamente intervenuto sulla questione degli abusi sessuali di minori da parte dei sacerdoti cattolici – in particolare ad aprile negli Usa e durante il viaggio del luglio scorso in Australia – ma non l’aveva fatto nell’omelia natalizia.
L’umanità ha bisogno di una “conversione dei cuori” per liberare il mondo dal male, ha detto ancora il Papa. “Solo se cambiano gli uomini, cambia il mondo e, per cambiare, gli uomini hanno bisogno della luce proveniente da Dio, di quella luce che in modo così inaspettato è entrata nella nostra notte”.
PACE IN MEDIO ORIENTE
Papa Benedetto XVI ha lanciato un appello a porre fine a “l’odio e la violenza” in Medio Oriente, dove dovrebbe recarsi in visita l’anno prossimo. L’annuncio ufficiale del viaggio non è ancora arrivato, ma la visita dovrebbe riguardare Israele, i Territori palestinesi e la Giordania. Sarebbe il primo tour del Pontefice in Terra Santa dalla sua elezione nel 2005.
“Pensiamo anche alla località che risponde al nome di Betlemme; pensiamo a quel Paese in cui Gesù ha vissuto e che Egli ha amato profondamente. E preghiamo affinché lì si crei la pace. Che cessino l’odio e la violenza”, ha detto il Pontefice.
“Che si desti la comprensione reciproca, si realizzi un’apertura dei cuori che apra le frontiere”.
Il Vaticano sostiene il diritto di Israele a dotarsi di confini sicuri con uno stato palestinese indipendente e spera che il viaggio papale possa contribuire agli sforzi internazionali.
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Pedofilia. Diacono Andrea Tiloca da Rueglio (TO) condannato a 7 anni e 6 mesi. Il parroco lo difende
Pedofilia: Andrea Tiloca, diacono e bidello di Rueglio, condannato a sette anni e mezzo.
Il Giustiziere degli Angeli
Anche oggi la notizia di una condanna per pedofilia. Anche oggi la notizia di 7anni e sei mesi di reclusione. Anche oggi la notizia non ci rende contenti perchè faremmo volentieri a meno di aver certezza che dei bambini sono stati oggetti di carne per qualcuno.
E sapendo quanto durerà l’inferno per questi bambini, non sentiamo che giustizia è fatta con sette anni di carcere. Leggendo poi che un prete ha alzato la sua voce per difendere un pedofilo fà ancora più male: don Arnaldo Bigio doveva fare solo il prete e non il giudice ed aveva il dovere di pensare ai bambini. Ora cosà farà questo “Don” di turno? alzerà la sua voce ancora contro le vittime? Che razza di Chiesa è diventata questa? Da notare inoltre, in fondo all’articolo, che anche in questo caso non è mancata la “passeggiata romantica a lume di candela” (fiaccolata) ancora in favore dell’accusato. Che schifo!!
Pedofilia: Andrea Tiloca, diacono e bidello di Rueglio, condannato a sette anni e mezzo.
E’ stato condannato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di cinque minori
Pedofilia, 7 anni al bidello di Vico
IVREA 03/12/2008 – E’ stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione con l’accusa….di violenza sessuale nei confronti di cinque minori e al risarcimento di 30 mila euro alle famiglie, Andrea Tiloca, 36 anni, diacono ed ex operatore scolastico di Vico Canavese (Torino). La sentenza è stata emessa, questa sera, in Tribunale a Ivrea (Torino) al termine dell’udienza che si è svolta a porte chiuse davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Ivana Peila. La sentenza combacia con la richiesta del pm Frencesco Saverio Pelosi. I fatti risalgono al settembre 2006 quando Andrea Tiloca, difeso dall’avvocato Ferdinando Ferrero di Ivrea, lavorava come operatore scolastico alla scuola elementare di Rueglio (Torino), in Valchiusella.
Ad accusarlo erano stati i genitori di tre bambini tra i 6 e 7 anni. All’epoca dei fatti il pm Pelosi, ascoltando le testimonianze dei cinque bimbi in un’udienza protetta, era riuscito a ricostruire il quadro delle violenze che il bidello aveva loro inflitto. Aveva così scoperto che la vittima prediletta del collaboratore scolastico era un piccolo di sei anni. Terminate le indagini, il gip Marco Tornatore aveva emesso l’ordinanza condannando il bidello agli arresti domiciliari. A testimoniare l’innocenza di Andrea Tiloca, lo scorso 22 febbraio, a Vico Canavese (Torino), il parroco del paese, don Arnaldo Bigio, e un centinaio di cittadini avevano organizzato una fiaccolata in difesa del bidello.
Cronaca.Qui LINK: http://www.cronacaqui.it/news-pedofilia-7-…vico_15975.html
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Abusi in collegio. Arrestati 5 preti
È salito a cinque il numero di sacerdoti e religiosi, ex insegnanti e dipendenti di un esclusivo collegio cattolico in Australia, accusati di più di 130 reati di pedofilia, commessi fra il 1963 e il 1992 su ragazzi fra 10 e 15 anni.
Padre Phil Robson di 60 anni, ex insegnante e membro del consiglio di amministrazione, è stato arrestato ieri e imputato di cinque reati da agenti della task force che da mesi indaga su denunce di ex alunni del collegio di St. Stanislaus, nella città rurale di Bathurst, 200 km a ovest di Sydney.
Gli altri incriminati finora includono un ex preside, un ex vice preside, un cappellano ed un capo dormitorio. Tutti e cinque dovranno comparire in tribunale a Sydney venerdì prossimo. Finora sono state individuate 16 vittime e la polizia ha raccolto più di 100 deposizioni. Se si faranno avanti altre vittime, vi potranno essere altri arresti, ha detto il commissario Mick Goodwin che guida la task force. Gli ex alunni affermano di aver subito molestie e di essere stati costretti a commettere atti sessuali fra loro durante “ipnotiche” sessioni di preghiera in piena notte.
Australia: abusi in collegio cattolico, 5 arresti
SYDNEY – Un ex insegnante e membro del consiglio di amministrazione, un ex preside, un ex vice preside, un cappellano ed un capo dormitorio. Sono icinque, tutti sacerdoti, accusati al momento di oltre 130 reati di pedofilia in un collegio australiano. Gli abusi sarebbero avvenuti tra il 1963 e il 1992. Tutti e cinque dovranno comparire in tribunale a Sydney venerdì prossimo. Finora sono state individuate 16 delle vittime e la polizia ha raccolto più di 100 deposizioni. (Agr)Mercoledì 17 Dicembre,2008 Ore: 17:47
Notizie Ansa
Australia: pedofilia, 5 arrestiIn manette sacerdoti e religiosi per abusi in collegio cattolico
(ANSA) – SYDNEY, 17 DIC – E’salito a 5 il numero di sacerdoti e religiosi, ex insegnanti e dipendenti di un collegio cattolico in Australia, arrestati per pedofilia.Piu’precisamente sono accusati di 130 reati di pedofilia commessi fra il ’63 e il ’92 su ragazzi fra 10 e 15 anni. Padre Phil Robson, 60 anni, ex insegnante e membro del Cda, e’ stato arrestato ieri dagli agenti che da mesi indagano su denunce di ex alunni del collegio a Bathurst. Tra gli incriminati figurano un ex preside, un ex vicepreside e un cappellano.

