Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Rivalta, il parroco finisce nella bufera

    Rivalta, il parroco finisce nella bufera

    Una brutta storia, fatta di sospetti e di accuse. Di un prete modello che in meno di un anno si trasforma in un orco.

    E di due lettere: una anonima in cui si parla di un parroco «accusato di pedofilia dal paese» e una firmata da sei persone tra genitori e animatori inviata alla Curia, in cui si raccontano circostanze ed episodi se non altro dubbi avvenuti durante un campo estivo con bambini degli ultimi anni delle elementari.

    Al centro della vicenda è l’ ormai ex parroco di Rivalta, paese di 18mila abitanti alle porte di Torino: don Marco Varello, 62 anni, arrivato a ottobre di un anno fa nella parrocchia di Santi Pietro e Andrea Apostoli dopo l’ esperienza a Moncalieri, nella chiesa del Beato Bernardo di Borgo Aie. Don Marco a metà agosto è andato via dalla parrocchia di Rivalta.

    E il suo addio frettoloso non ha fatto altro che infiammare i commenti che da mesi si accavallavano sul suo conto. Sul suo atteggiamento così amorevole, forse troppo, nei confronti dei ragazzi dell’ oratorio. Il sacerdote ha preso due o tre mesi per riposarsi e uscire da questa vicenda e quando tornerà prenderà posto come cappellano all’ ospedale San Luigi di Orbassano. Un gesto che ha dato sollievo a chi aveva mosso le accuse di molestie nei confronti di alcune bambine durante un ritiro avvenuto a luglio a Valperga, nel Canavese, nella casa natale di don Marco.

    Il sacerdote l’ aveva ristrutturata e adibita a dimora per i gruppi parrocchiali di 15-20 ragazzi, così da consentire quote di partecipazione più leggere per le famiglie. E proprio in quella casa avrebbe compiuto alcuni gesti considerati gravemente equivoci. Ricostruire la realtà dei fatti non è facile. Dai racconti dei compaesani che da mesi si rincorrono di bocca in bocca emergono alcuni particolari che si prestano a interpretazioni diverse. Una mano sul costume da bagno per accertarsi che la bambina non fosse bagnata e non prendesse freddo. Un bacio della buonanotte dato su una caviglia.

    Una mano infilata nella cintola durante un gioco a squadre. Un modo di fare che ha indotto alcune ragazzine a vedere in certi atteggiamenti un che di sbagliato e di morboso, tanto da raccontarlo alla mamma non appena tornati. E nel giro di pochi giorni arrivare alla comunicazione alla Curia e alle dimissioni del prete. «Ho conosciuto don Marco a Moncalieri – racconta don Martino – e ho lavorato con lui per due anni, ma ci vediamo ancora quando lui viene qui a Valperga. è una persona straordinaria, affettuosissima con i ragazzi ma sempre molto corretta. è davvero amareggiante sapere che qualcuno possa aver frainteso il suo atteggiamento. Ed è spiacevole per noi preti non poter dare un sincero abbraccio a un ragazzo per colpa di tante cose che vengono dette su di noi».

    La Curia non commenta la vicenda, ma in realtà le dimissioni di don Varello dalla carica di parroco a Rivalta erano già state annunciate all’ inizio dell’ estate, a fine giugno. Ben prima che si formalizzassero accuse circostanziate nei confronti del sacerdote. Perché il rapporto con i parrocchiani, almeno con alcuni, già prima dei fatti contestati non era buono. «Di questa vicenda non intendo parlare», ha detto al telefono don Marco Varello. «Non so cosa pensare – racconta una mamma – io non mi sono mai accorta di nulla di strano, nonostante frequenti la parrocchia. Però le voci corrono e alcune accuse sono precise». E un’ altra: «Don Marco è stato poco con noi, ma da quello che ho visto nei ritiri era una persona molto attiva e molto presente, quasi apprensiva. Sembrava più una mamma che un papà».

    – FEDERICA CRAVERO

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/18/rivalta-il-parroco-finisce-nella-bufera.html

  • COMUNICATO STAMPA DEL 18/09/2008

    COMUNICATO STAMPA DEL 18/09/2008

    P R E C I S A Z I O N E

    In merito all’articolo pubblicato stamane da “La Repubblica” il sacerdote don Marco Varello ha rilasciato questa dichiarazione indirizzata alla Direzione del suddetto quotidiano:

    «Ho visto l’articolo circa la mia persona pubblicato in data di oggi su “La Repubblica”. Dichiaro in proposito quanto segue. Mi dissocio decisamente dalle insinuazioni fatte nei miei confronti.

    Comprendo che, partendo da un atteggiamento di sospetto, si possano travisare e quindi interpretare negativamente situazioni e gesti nell’ambito di un Campo con i ragazzi. Devo però dichiarare che le conclusioni tratte sono prive di ogni fondamento. Pur nel rispetto delle opinioni di ciascuno, ritengo ingiusto questo comportamento diffamatorio nei miei confronti e mi riservo di tutelarmi nelle sedi e nei modi opportuni.

    Dichiaro inoltre che in agosto, d’accordo con l’Arcivescovo, ho dato le dimissioni dalla parrocchia di Rivalta, per garantire la serenità della comunità, in attesa di un chiarimento. Ciò non significa però in nessun modo che io mi riconosca nelle accuse mosse nei miei confronti».

    don Marco Varello.

  • Sacerdote fiorentino lascia parrocchia Da giugno si era ritirato in un convento

    Sacerdote fiorentino lascia parrocchia Da giugno si era ritirato in un convento

    Firenze, 6 settembre 2008 – Si è dimesso dall’incarico di parroco il sacerdote fiorentino accusato di molestie ai danni di minori. L’annuncio è arrivato pochi giorni fa, nella piccola parrocchia alle porte di Firenze dove il religioso ha celebrato messa fino allo scorso giugno. Il sostituto, nominato amministratore parrocchiale a tempo indeterminato, ha comunicato ai fedeli la decisione del suo predecessore, a sua volta annunciata con una lettera ufficiale al vescovo di Firenze. Nessun elemento in più sulla delicata vicenda, probabilmente solo la scelta condivisa di tenere il parroco (che non ha comunque abbandonato gli abiti sacri) lontano dai suoi accusatori.

    Così il sacerdote, cinquant’anni, al terzo incarico pastorale, resterà per il momento in un convento del Nord Italia, dove si è trasferito da giugno, pochi giorni prima che esplodesse lo scandalo. Restano intanto tutte da verificare le accuse, per le quali la Curia fiorentina ha aperto un’inchiesta ecclesiastica. I fatti in questione sarebbero accaduti agli inizi degli anni ’90, in una frazione della provincia fiorentina, diversa da quella nella quale il parroco ha operato fino a giugno. Sarebbero stati i genitori di un ragazzo allora quattordicenne e oggi sulla trentina, sollecitati dalla fidanzata di lui, a raccogliere la testimonianza del figlio e quindi a esporla ai vertici della Diocesi. L’allora minorenne avrebbe fatto riferimento non a specifici atti sessuali, ma ad atteggiamenti estremamente ambigui del sacerdote, registrati nel corso di alcune gite parrocchiali in montagna. In particolare, e sempre stando al racconto, il religioso avrebbe avuto l’abitudine di far spogliare i ragazzi e sollecitarli a fare il bagno tutti insieme senza costume, né biancheria intima.

    In un caso poi, il figlio dell’uomo che ha denunciato i fatti sarebbe stato invitato a dormire insieme al parroco, vedendolo poi entrare nudo nel letto.Vicende rimaste comunque avvolte per anni nel più assoluto silenzio, anche quando, nel 2001, il sacerdote è stato trasferito nella parrocchia di un Comune vicino. E qui, il tempo ha continuato a trascorrere tranquillamente, con la sola eccezione di qualche critica per il carattere un po’provocatore del sacerdote. Infine, a giugno, l’annuncio di una partenza improvvisa, spiegata dall’altare ai fedeli con la necessità di prendersi un lungo periodo di riposo “per superare un anno di grande stress e un momento di smarrimento e depressione”. Un gesto accolto con stupore, visto oltretutto che nelle settimane successive il paese sarebbe stato protagonista di alcuni festeggiamenti tradizionali che richiedevano la presenza del parroco. Ancora una volta comunque, nessun sospetto è stato sollevato. Fino a quando le accuse non sono diventate pubbliche.

    Lisa Ciardi

    http://www.lanazione.it//firenze/2008/09/06/116381-sacerdote_fiorentino_lascia_parrocchia.shtml

  • «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    * * * Faccia a faccia COMO – Monsignori in silenzio davanti alle domande del magistrato che li accusa di favoreggiamento nell’ inchiesta per violenza sessuale che ha portato alla condanna dell’ ex parroco di Laglio.

    Convocati ieri in Procura, il vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, il vescovo di Crema, Oscar Cantoni e l’ ex vicario generale della Curia lariana, Enrico Bedetti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I tre prelati sono stati convocati in tribunale dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella, titolare dell’ inchiesta che ha portato nel maggio scorso alla condanna a 8 anni di don Mauro Stefanoni.

    Nella requisitoria conclusiva, il magistrato aveva puntato il dito contro i massimi vertici della Curia di Como, dichiarando apertamente che l’ allora vescovo monsignor Maggiolini e i suoi più stretti collaboratori avevano ostacolato le indagini, avvisando in anticipo l’ ex parroco di Laglio dell’ inchiesta in corso. Ieri pomeriggio, il magistrato ha convocato in Procura i monsignori indagati. Nessuno dei tre però ha risposto alle domande.

    Il primo ad arrivare al palazzo di giustizia del capoluogo lariano, attorno alle 15, è stato il vescovo emerito di Como monsignor Maggiolini. Seduto su una sedia a rotelle, il presule è entrato da una porta sul retro, accompagnato dagli avvocati Vittorio e Carlo Rusconi, legali di fiducia della Curia lariana. Nell’ ufficio di Maria Vittoria Isella, Maggiolini è rimasto una decina di minuti, senza rispondere ad alcuna domanda.

    Poi si è allontanato velocemente, sempre da un’ uscita secondaria, senza rilasciare dichiarazioni. »Sto bene, grazie», si è limitato a rispondere alle domande dei cronisti. Poco prima delle 16 è stata la volta del vescovo di Crema Oscar Cantoni. Accompagnato dagli stessi legali di fiducia della Curia, l’ ex braccio destro di monsignor Maggiolini è sfilato a sua volta davanti al magistrato lariano, restando però in silenzio davanti alle domande del sostituto procuratore. Il copione si è ripetuto identico un quarto d’ ora dopo, quando è stato il turno di monsignor Bedetti.

    Come gli altri prelati, si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha risposto al magistrato. Silenzio anche all’ uscita dal tribunale di Como. Né il vescovo di Crema, né l’ ex vicario generale della Curia hanno voluto dire nulla ai cronisti. Nessun commento neppure dai legali che li hanno accompagnati dal pubblico ministero. Qualche minuto più tardi, raggiunto mentre tornava a piedi verso casa per le vie del centro storico del capoluogo lariano, monsignor Bedetti si è abbandonato però a uno sfogo amaro. «Non c’ è nessun rispetto per la nostra privacy – ha detto -. L’ inchiesta è ancora in una fase preliminare e non siamo accusati di nulla, ma vediamo i nostri nomi sui giornali.

    Questa è la cosa che mi addolora più di tutto». * * * Il caso L’ inchiesta Il 21 ottobre 2004 i genitori di un ragazzo minorenne di Laglio denunciano il parroco, don Mauro Stefanoni, per presunte violenze sessuali sul figlio. Il pubblico ministero Maria Vittoria Isella apre un’ inchiesta che si conclude il 29 maggio 2008 con la condanna a 8 anni del sacerdote, che nel frattempo era stato trasferito a Colico (Lecco). Solo il mese successivo don Mauro viene sospeso dall’ attuale vescovo di Como monsignor Diego Coletti La curia Nell’ inchiesta vengono coinvolti i vertici della curia lariana, monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo all’ epoca dei fatti e i suoi più stretti collaboratori, monsignor Enrico Bedetti e monsignor Oscar Cantoni.

    Secondo l’ accusa, i tre hanno ostacolato le indagini, convocando in curia don Mauro e avvisandolo dell’ inchiesta a suo carico prima che gli inquirenti firmassero l’ avviso di garanzia e potessero concludere gli accertamenti. Secondo l’ accusa, dopo essere stato informato dai suoi superiori, don Mauro diventò «muto» al telefono e guardingo

    Campaniello Anna

    https://web.archive.org/web/20150927215034/http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/05/Aiutarono_prete_accusato_pedofilia_Vescovi_co_7_080905044.shtml

  • Condannato per molestie, guiderà un raduno musicale per giovani

    Condannato per molestie, guiderà un raduno musicale per giovani

    Sei anni fa veniva condannato in tribunale per aver inviato e-mail a luci rosse a una ragazzina di diciott’anni e ieri è stato nominato a capo di Jubilmusic, il festival internazionale di musica cattolica di Sanremo, collettore delle nuove tendenze che in tutto il mondo maturano in ambito giovanile intorno a generi che spaziano dal gospel al jazz per arrivare a rock e pop.

    La nomina che ha suscitato scalpore, comunicata ieri dalla curia della diocesi Ventimiglia-Sanremo, è quella di don Alessandro Ghersi, che risulta essere tra i fondatori dell’associazione che gestisce Jubilmusic, e che è stato chiamato a sostituirne alla presidenza il vescovo di Savona-Noli.
    La vicenda giudiziaria di don Alessandro era conclusa con il patteggiamento nel marzo del 2002. I fatti si erano verificati tra il ‘99 e il 2000: ai carabinieri di Bordighera si era presentata con mamma e papà una diciottenne con in mano le pagine di alcune e-mail dal contenuto imbarazzante.

    L’indagine della procura aveva portato all’individuazione del sacerdote, che all’epoca aveva 31 anni. A inviare le e-mail era stato infatti un computer della parrocchia di Nostra Signora degli Angeli di Sanremo, presso la quale operava. E secondo gli investigatori il mittente era proprio don Alessandro.

    Le indagini preliminari avevano portato alla luce la dinamica della strana corrispondenza: il sacerdote frequentava chat-room erotiche nelle quali intraprendeva performance a luci rosse con ignoti e virtuali partner. Poi, il tutto veniva ricapitolato e raccontato nelle e-mail decantando svolgimento ed effetti degli «incontri».

    La denuncia aveva fatto il suo corso, fino al rinvio a giudizio per ingiurie e molestie. Don Ghersi, attraverso i suoi legali, si era detto estraneo ai fatti e pronto ad affrontare il dibattimento (sostenendo di non essere l’unica persone a utilizzare il computer dal quale era stata inviata la posta elettronica).

    Ma il giorno dell’udienza, colpo di scena. In aula gli avvocati si erano presentati con una proposta di patteggiamento. Il pubblico ministero non aveva rilevato gli estremi per il reato di ingiuria e don Alessandro era stato condannato per molestie continuate al pagamento di una multa di duecentosettanta euro. Il ricorso al rito alternativo, per quanto con il patteggiamento di una condanna, aveva di fatto portato alla cancellazione del reato che non macchia così la fedina penale del sacerdote (la sentenza non era stata tra l’altro appellata).

    In Riviera le perplessità sulla scelta fatta da Jubilmusic sono molte, nonostante don Alessandro attualmente sia parroco nella cittadina di San Lorenzo al Mare, a pochi chilometri da Sanremo, e anche direttore dell’ufficio pastorale diocesano della Pastorale Liturgica. La nomina di ieri sembra completare la riabilitazione del sacerdote che ora si appresta a ospitare l’edizione 2008 della rassegna fissata dal 20 al 23 novembre nella città dei fiori, con palcoscenico anche il teatro Ariston, lo stesso che ospita il Festival, quello vero della canzone italiana.

    In questi anni don Alessandro aveva già presenziato come giurato a molte manifestazioni di musica cattolica, ma lo aveva fatto in modo dimesso, sempre lontano dai riflettori. E sulla scelta fatta ora si attendono le reazioni del mondo cattolico.

  • Don Alessandro Ghersi nominato presidente dell’Associazione Sanremo Soul Music

    Don Alessandro Ghersi nominato presidente dell’Associazione Sanremo Soul Music

    Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Sanremo Soul Music ha provveduto alla nomina a Presidente, a seguito delle dimissioni di Mons. Vittorio Lupi, Vescovo di Savona – Noli, di Don Alessandro Ghersi, Parroco della Parrocchia di Santa Maria Maddalena – San Lorenzo al Mare e Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale Liturgica. Don Alessandro è uno dei soci fondatori dell’Associazione ed ha sempre curato i rapporti con il mondo giovanile, essendo pure incaricato, in Diocesi, del Servizio per la Pastorale Giovanile.

    E’ stato uno dei più convinti e attivi collaboratori di Mons. Lupi nella realizzazione della manifestazione JUBILMUSIC, giunta, quest’anno, alla decima edizione.

    Il Vescovo di Savona-Noli, nella lettera di dimissioni, afferma di ritenersi sempre impegnato per un progetto che ha visto nascere, riconfermando il suo legame spirituale con tutti gli operatori e ringraziandoli per la quasi decennale generosa collaborazione.

    “Un grazie che viene ricambiato di cuore e con tanto affetto per aver accompagnato tanti volontari in questa meravigliosa avventura – affermano i responsabili dell’Associazione Sanremo Soul Music – Siamo ora tutti vicini a Don Alessandro, certi che saprà dare continuità alle finalità istituzionali dell’Associazione, a partire dall’evento annuale JUBILMUSIC, entrato ormai tra le manifestazioni più attese e significative del mondo giovanile e di tutta la comunità diocesana”.

    di Ma. Gu.

  • CONFESSIONE SHOCK DELL’ABATE: “SI HO ABUSATO DI 30 BAMBINI”

    CONFESSIONE SHOCK DELL’ABATE: “SI HO ABUSATO DI 30 BAMBINI”

    FARNETA (Arezzo) – Un santo fuori, un orco dentro. Due facce, una sola vergogna, quella per l’uomo e quella per la Chiesa. Quando Pierangelo Bertagna ha abbassato gli occhi grandi e neri e la fronte alta e calva, neanche gli investigatori gli volevano credere.

    E’ tutto vero, il Belfagor dei Bambini, quell’omone dalla faccia grande e le mani forti, era davanti a loro, perché trenta ne ha raggirati guadagnando un primato che la difesa semplificherà in molestie sessuali e l’accusa chiamerà violenza carnale. Trenta, e l’ha confessati tutti con la voce fonda e l’animo bifido.

    «Mamma, devo dirti una cosa…»: è cominciato tutto così, in Valdichiana, con un bambino di appena 13 anni che ha provato a spiegare alla mamma quelle cose strane che faceva con don Pierangelo, il sacerdote dell’abbazia di Farneta, il suo parroco, vincendo da solo la vergogna. La mamma, sconvolta, è corsa dai carabinieri alla ricerca di una giustizia che potesse diventare conforto. Era l’11 luglio, quando la procura di Arezzo ha aperto il fascicolo affidando le indagini al pm aretino Ersilia Spena, disposto le intercettazioni telefoniche e ottenuto le prime conferme: pedofilia. Scattano gli arresti domiciliari, la Chiesa corre ai ripari: due settimane fa, il vescovo di Arezzo, Gualtiero Bassetti, lo stesso che, nel 2000, ha ordinato sacerdote Pierangelo Bertagna, decide di sospenderlo “a divinis” e lo trasferisce in un eremo della Valdichiana aretina, dove il pedofilo sconta il provvedimento deciso dal gip Gianni Fruganti: arresto per violenza sessuale nei confronti di minori. La scorsa settimana, la diocesi ha annunciato la sua sospensione e ha disposto il processo canonico che potrebbe togliergli qualsiasi titolo religioso.

    Di certo, la Chiesa di Papa Ratzinger non interverrà nella vicenda con mano leggera. Nel frattempo, inizia anche il via vai di molte famiglie dai carabinieri del posto, tante, troppe per denunciare un incubo terribile: «Anche nostro figlio ha subito le strane attenzioni di quell’abate, aiutateci». In quelle famiglie vivono bambini che non superano i quindici anni. Trenta di questi bimbi, otto, nove, undici anni, sono stati violentati da quell’abate dalla barba lunga e gli occhiali da vista, un “babbo Natale” buono, così attento ai ragazzi del posto e attivo nei loro confronti, ma anche così falso. Chi poteva immaginarlo: don Pierangelo incantava con le parole e con quei modi pacati, il suo carisma aveva affascinato e convinto tutti. Ma, forse, la solitudine passata nell’eremo lo ha costretto a riflettere, a guardarsi nell’animo con onestà.

    E, dopo mesi di indagini serrate e silenzio, ha confessato tutto. Gli abusi sono iniziati negli anni ’90, quando Pierangelo Bretagna, oggi quarantaquattrenne, era un missionario laico all’estero per la congregazione dei “Costruttori della preghiera”, con cui condivideva una rigidissima vita di rinunce e sacrifici: «Dormivo sul pavimento e mangiavo solo verdura», ha raccontato agli inquirenti. Ma tutte quelle privazioni non sono bastate a spegnere quegli istinti insani: «Trenta ragazzi, ho abusato di trenta ragazzini, bambini o adolescenti tra gli 8 e i 15 anni». Un brivido di gelo e di rabbia. La confessione continua: quelle violenze sarebbero iniziate nella sua zona d’origine, la Lombardia e il Bresciano (don Bertagana è nato a Gardone Valtrompia, in provincia di Brescia), dove lavorava come missionario laico, poi proseguite al seminario di Arezzo dove, a 39 anni, era diventato sacerdote, fino all’abbazia di Farneta, a poca distanza da Cortona, in cui era stato nominato parroco. Violenze e molestie si intrecciano in un filo di orrore che percorre mezza Italia. Le indagini continuano, continua la ricerca delle conferme che, puntualmente, arrivano. In paese, invece, c’è solo voglia di dimenticare.

    http://www.gaynews.it/view.php?ID=35127

  • Lombardore: Don Pierpaolo Mologni accusato di pedofilia, migliaia di foto nel pc

    Lombardore: Don Pierpaolo Mologni accusato di pedofilia, migliaia di foto nel pc

    Una brutta storia venuta alle luce grazie alle testimonianze di due famiglie di adolescenti che sarebbero stati molestati dal parroco.

    Don Pierpaolo Mologni, 60 anni, parroco di Lombardore, avrebbe, secondo la sobria titolazione di Cronaca Qui, “masturbato bambini all’oratorio”.

    Nel suo pc gli inquirenti hanno ritrovato migliaia di foto e diversi filmati dal contenuto pedopornografico:

    Secondo quanto denunciato da alcune vittime del parroco direttamente ai carabinieri, don Pierpaolo era solito compiere i suoi gesti osceni presso la sua abitazione, dietro la chiesa di Lombardore. Con i più “svegli” si limitava a delle carezze. Con altri, di età compresa tra i 13 e i 15 anni, esagerava. Se loro non si ritraevano, in un attimo saltava fuori la macchina fotografica. E giù di foto osè, con i bimbi in posizioni inequivocabili, magari con indosso il costumino di Tartan che il parroco 60enne aveva appositamente confezionato per le sue piccole vittime.

    La Procura di Torino ha curato l’inchiesta che avrebbe dovuto portare all’arresto del parroco orco di Lombardore: ma non accadrà nulla del genere. Il nostro è in coma all’Ospedale di Ivrea. Titolo pesantuccio, quello di Cronaca Qui.

  • Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

    Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

    Le ho già sentite queste frasi! molte volte! Ci sono sempre dei malvagi, secondo i sacerdoti accusati di pedofilia ed i loro difensori, che ordiscono e tramano per distruggere loro e la chiesa! per ora leggiamo le parole di Don Mologni ma certamente poi leggeremo…è un complotto, gente invidiosa, io lo conosco bene, chi lo risarcirà del torto subito?, è innocente!… ed alle vittime toccherà altro fango!!

    La storia infinita!!

    Le parole del sacerdote di Lombardore accusato di abusi sessuali
    Don Mologni: «Infangato da uomini malvagi, ho fiducia nella giustizia»

    IVREA 25/07/2008 – Si dichiara innocente, don Pierpaolo Mologni, il parroco di Ozegna accusato di pedofilia. Ma dichiara anche di aver fiducia nella giustizia.

    In clinica
    Ieri pomeriggio il sacerdote ha lasciato l’ospedale di Ivrea – dove fino all’altro giorno era ricoverato in rianimazione – ed è stato trasporto alla Casa del Clero, dove è attualmente ricoverato.

    Una delle ultime persone ad averlo incontrato è stato il suo difensore, l’avvocato Elio Guglielmino del foro di Ivrea.
    L’avvocato Guglielmino ha trovato l’anziano parroco molto provato ed in condizioni di salute precarie, ma fermo del respingere tutte le accuse che gli verrebbero mosse.

    Anche oggi il prevosto ha respinto ogni addebito: «Sono estraneo ad ogni fatto che mi vene addebitato dalla Procura di Torino. Anzi non sono ancora a conoscenza dei motivi veri di queste falsità e della fonte da cui possono venire simili e gravi accuse. Di tutto il materiale che io avrei avuto non so proprio cosa dire, non ho mai conservato fotografie pedopornografiche di bambini. Nella mia vita – prosegue don Pierpaolo – credo di non aver mai commesso alcunché di delittuoso ma confido serenamente nel corso della giustizia, sono fermamente convinto di uscire da questa brutta storia nel migliore dei modi perché non ho commesso gli atti di cui mi si accusa».

    Dichiarazioni di una certa e completa innocenza ed estraneità ai gravi fatti addebitategli, una posizione nettamente antitetica a quanto emergerebbe, invece, dai fascicoli di indagine.

    «Sono falsità – ha ripetuto il sacerdote – io non ho mai toccato un bambino in vita mia e credo che certe cose siano venute fuori per la malvagità di certi uomini. Io sono un uomo di Chiesa e se devo sopportare questo Calvario, lo faccio con la serenità di chi sa di non aver commesso alcunché. E fin d’ora dico – ha voluto concludere il parroco di Ozegna – che perdono coloro che hanno orchestrato questa dolorosa calunnia».

    La curia
    Nel frattempo la curia vescovile eporediese si è affrettata a diffondere un comunicato stampa, attribuito direttamente al vescovo Miglio e concordato con il cardinal Bertone, nel quale si prendono decise distanze dal sacerdote indagato. «Sorpresa e sofferenza hanno destato le accuse rivolte ad un sacerdote della nostra diocesi – scrive il presule, quasi per allontanare da sè il sospetto che la vicenda di don Pierpaolo fosse in qualche modo già nota in ambienti ecclesiastici -, circondato dalla stima e dall’affetto di molti che lo conoscono, al quale tutti esprimiamo gratitudine per il bene compiuto e vicinanza in questo particolare momento».

    Miglio si rivolge ai giudici e alle vittime del “presunto” prete pedofilo: «Esprimiamo fiducia nella magistratura per il suo delicato compito, vicinanza e solidarietà alle persone, specialmente se minori, per quanto possono aver patito in questa vicenda». E poi la “stoccata” finale: «È molto vivo in tutti noi l’eco delle parole pronunciate da Benedetto XVI sia nel recente viaggio negli Stati Uniti, sia in Australia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù appena conclusasi» e cioè: «I preti pedofili devono essere condannati».

    Sotto accusa i tribunali ecclesiastici
    Per i pedofili in parrocchia niente galera, soltanto l’esilio
    TORINO 25/07/2008 – Sulla pedofilia Sua Santità l’ha detto chiaramente: «I sacerdoti che si macchiano di questa vergogna devono essere condannati». Papa Benedetto XVI l’ha detto solo pochi giorni fa, durante le Giornate mondiali della gioventù a Sidney. Ma l’interrogativo che ci si pone è se questi sacerdoti debbano essere condannati dalla magistratura ordinaria o da quella del Vaticano.

    L’ultimo sacerdote condannato da un tribunale piemontese è stato don Roberto Volaterra, giovane parroco di Castagnole Piemonte, arrestato quattro anni fa con l’accusa di violenza sessuale: molestie e attenzioni morbose per una ragazzina di 11 anni, che avrebbe dovuto aiutare a fare i compiti. Tempo dopo lo stesso sacerdote avrebbe confessato tutto: «Ero innamorato di lei». Poi, nel luglio del 2005, il patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione e 45mila euro di risarcimento alla famiglia della piccola. Ma don Volaterra non è mai andato in prigione: grazie alla sospensione condizionale. E così, lasciata la parrocchia di Mirafiori dove aveva scontato i domiciliari, ha raggiunto la nuova destinazione scelta per lui dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto: una comunità gestita dalla Congregazione di Gesù sacerdote dei Padri Venturini a Trento. Non dice più messa, è ovvio, ma è ancora un prete. Il Concilio di Trento, infatti, ha stabilito chiaramente l’impossibilità del ritorno alla condizione di laico.

    Stessa sorte – patteggiamento ed esilio – era toccata a padre Domenico Marcanti di Alessandria: tre anni di reclusione la condanna per abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzini del doposcuola.

    In ciascuno di questi casi, come è naturale, le rispettive diocesi avevano «fatto quadrato», mirando a difendere l’integrità e la bontà del mondo sacerdotale dall’infamia del comportamento di pochi. Teoricamente, però, oltre alla condanna in tribunale, questi sacerdote avrebbero dovuto rendere conto alla legislazione ecclesiastica. Ed è qui il vero nocciolo del problema. Il Tribunale Vaticano, infatti, è segnato dai processi lumaca.
    Solo l’anno scorso una inchiesta del settimanale “Panorama” aveva svelato i problemi della giustizia d’Oltretevere. In pratica nel giro di sei anni, al Tribunale Ecclesiastico sono giunti un migliaio di segnalazioni di casi di pedofilia e abusi sessuali da ogni parte del mondo. Ma solo una decina sono i processi avviati. Anche in virtù della lentezza della macchina giuridica che deve occuparsi di raccogliere informative da tutto il mondo, svolgere accertamenti, redigere voluminosi dossier. Processi e sentenze sono poi coperti dal più totale segreto. Le pene che possono essere comminate vanno dalla sospensione del sacerdote, alla dimissione – molto rara – per l’abuso sessuale, fino alla scomunica «latae sententiae» prevista per chi si macchia di complicità, ossia assolve la persona con cui ha avuto rapporti sessuali dal peccato di atti impuri.

    Andrea Monticone – CronacaQui

    Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!