Osservatorio della Rete L'ABUSO

Autore: Redazione WebNews

  • Pedofilia, parroco finisce in manette

    Pedofilia, parroco finisce in manette

    Pedofilia, parroco finisce in manette Perquisita la canonica: spuntano floppy – disk con immagini proibite e foto equivoche di un minore La vicenda nel Cuneese Il sacerdote:

    “E’ un errore non ho fatto niente di male” DAL NOSTRO INVIATO MONDOVI’ (Cuneo) – Ci sono le foto di un bambino di otto anni, ci sono ventitre’ dischetti da computer con immagini di pornografia infantile. E c’ e’ Don Luciano Michelotti, 59 anni, parroco di Fiamenga – 1500 abitanti, una piccola frazione di Mondovi’ – arrestato per sfruttamento minorile, detenzione e diffusione di materiale pornografico riguardante minorenni. Accuse tremende. Infamanti per tutti, figurarsi per un sacerdote di paese.

    Quando lo sono venuti a prendere, ha salutato la sua perpetua dicendole soltanto: ” + un equivoco, io non ho fatto niente di male, vai in paese a dire che domani saro’ qui a dir messa”. Si sbagliava: ieri il gip di Mondovi’ Luigi Acquarone gli ha concesso gli arresti domiciliari, ma Don Luciano ha ancora molto da spiegare al pm Ezio Basso. Comincia tutto quattro mesi fa, da Biella: inchiesta di una vicenda di sfruttamento di minori, durante un’ intercettazione ambientale spunta il nome di uno sconosciuto parroco del Cuneense. Si muove la Procura di Mondovi’ : anche qui intercettazioni telefoniche e ambientali, finisce sotto controllo anche l’ utenza del computer del religioso, il 10 settembre viene perquisita la canonica della chiesa di Semenga, sabato Don Luciano finisce in manette. Ieri, l’ interrogatorio e poi la concessione degli arresti domiciliari: il sacedote ammette che i floppy – disk contenenti il materiale porno sono stati “scaricati” dal suo computer. “Io non lo so usare – dice – evidentemente e’ stato utilizzato da qualcuno a mia insaputa. + una persona che mi ha confessato di aver problemi di pedofilia. Una persona molto in vista, non posso rivelarne il nome.

    E lui che mi ha dato quei dischetti, che io avrei provveduto a distruggere”. Di piu’ non dice, Don Luciano. L’ aspetto piu’ controverso di questa brutta storia pero’ riguarda un bambino. Otto anni, figlio di un tossicodipendente che in passato sarebbe stato aiuto dal sacerdote: a lui sono dedicati due album fotografici nel quale appare nudo. “Innocue foto scattate su una spiaggia di Fregene in compagnia di papa’ e mamma” dicono i legali di Don Michelotti. Il papa’ del bambino adesso vive in Toscana, considera don Luciano come il suo padre spirituale, e appena puo’ viene a trovarlo, in compagnia del figlio. “Tutte le foto sono state ritoccate ad hoc, isolando il corpo del bambino e affiancandolo ad oggetti simboli inequivocabili”, dice il pm Basso. Dalle intercettazioni emergono parole che andranno soppesate a fondo: “Guarda come e’ venuto bene – dice il religioso a un misterioso interlocutore -; gli ho tolto lo sfondo”. Per i legali si tratta di una faccenda “strettamente connessa al ruolo che questo prete ha sul territorio”.

    Don Michelotti – spiegano – da sempre si adopera per aiutare i tossicodipendenti. Ci sono e ci saranno punti da chiarire in questa storiaccia: il sacerdote dice di non saper usare il computer, a Fiamenga i ragazzi dell’ oratorio hanno imparato a navigare in rete grazie a corsi di Internet che lui teneva personalmente ormai da due anni. In attesa di scoprire l’ eventuale esistenza della persona citata dal religioso, restano i 23 dischetti. Contengono materiale di “pedofilia minorile omosessuale”. Sull’ etichetta di ognuno ci sono poche righe scritte a mano da don Luciano. “Come fosse la mini recensione di un film”, dicono gli investigatori. Comunque vada, un bruttissimo film. Marco Imarisio —————————————————————– IN PAESE La gente: “Non puo’ essere un mostro e’ soltanto la vittima di un complotto” DAL NOSTRO INVIATO MONDOVI’ (Cuneo) – A Fiamenga fino a cinque anni fa c’ erano una tabaccheria, un negozio di alimentari e un ristorante, e basta. Poi era arrivato don Luciano e aveva creato l’ oratorio, dove aveva ridato vita, organizzando manifestazioni, facendo una cosa che qui nessuno aveva mai visto: “Si occupava dei giovani, dei loro problemi. E adesso non ci crede nessuno, non puo’ essere un mostro”. Corrado Guiseri annuncia la mobilitazione dei boy – scout, con i quali lavorava il religioso: “Raccoglieremo firme, faremo manifestazioni perche’ don Luciano e’ solo vittima di una macchinazione assurda”. Vola anche la parola “complotto”, ma nessuno sa dire di chi, e perche’ . Alessio e Fabio, 15 e 16 anni, hanno sentito dai telegiornali la storia di quel bambino: ” + vero – raccontano – veniva qui spesso con il padre e si fermava in canonica a fare i compiti, ma la storia del padre qui la sanno tutti”. Appena finita la messa, la racconta con le lacrime agli occhi Anna Trombetta: “Don Luciano aveva denunciato quell’ uomo, per liberarlo dalla tossicodipendenza. E quando era entrato in comunita’ aveva continuato a seguirlo. Si era affezionato: era orgoglioso della sua nuova vita, lontano da qui. E teneva molto anche al bambino, l’ aveva visto crescere. Le sue foto le mostrava anche a noi, che male c’ e’ ?”. Di Internet e di pedofilia, gli anziani parrocchiani di don Luciano non sanno e non vogliono sapere niente: “Quel sacerdote dai modi gentili non puo’ essere un mostro, e basta”. Cecilia Rocca tira giu’ la serranda del suo negozio di alimentari: “Sa, a noi in fondo importa solo che il prete dica messa. Don Luciano lo faceva bene, e questo ci bastava”. M.I.

    Imarisio Marco

    Pagina 19
    (21 settembre 1999) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/settembre/21/Pedofilia_parroco_finisce_manette_co_0_9909214636.shtml

  • Uno Stato spurio alle Nazioni Unite

    Uno Stato spurio alle Nazioni Unite

    È stato riferito, tempo fa, che il Papa voleva che i diplomatici vaticani intervenissero con più vigore negli affari del mondo, per assicurare che l’insegnamento cattolico avesse un peso maggiore nelle decisioni relative a diritti umani, programmi d’aiuto e controllo della popolazione. Durante la stessa settimana, funzionari dell’ONU si sono lamentati per una campagna intrapresa dal Vaticano che ostacolava i loro sforzi tesi alla realizzazione degli impegni presi al Cairo cinque anni prima: ridurre il numero delle donne che morivano durante il parto ed aumentare la capacità riproduttiva dei giovani.

    La coincidenza delle due notizie mi ha fatto riflettere sul fatto che la Chiesa Cattolica ha i suoi diplomatici accreditati in vari Paesi ed è rappresentata sia all’ONU, oltre che in un gran numero di enti internazionali. Dopo tutto, essa è una chiesa, non una nazione, e nessun’altra religione è coinvolta in questo modo nella politica globale. È opinione comune che questa doppia autorità derivi dal fatto che la Città del Vaticano è uno Stato, ma non è così semplice: ciò che ha a che fare con la religione, non è mai cosa semplice. Infatti, non è la Città del Vaticano ad essere riconosciuta dall’ONU e nelle Cancellerie del mondo, ma la Santa Sede, cosa piuttosto strana a prima vista. La Città del Vaticano può essere considerata uno Stato, sebbene di dimensioni microscopiche – un’area di meno di mezzo chilometro quadrato e con meno di 500 cittadini – ma la «questione» Santa Sede è, nell’insieme, un affare molto nebuloso.

    Il rango di Stato della Città del Vaticano deriva dai Patti Lateranensi del 1929, negoziati tra Pio XI e Mussolini con lo scopo di difendere la proprietà e l’amministrazione centrale della Chiesa dalle leggi secolari della società civile. La Santa Sede, d’altro canto, si definisce come «l’organo supremo sia della Chiesa Cattolica sia dello Stato Vaticano» e la si può immaginare all’apice di una «trinità», essendo gli altri due elementi il micro-Stato e la Chiesa istituzionale, senza avere alcun tipo d’esistenza temporale o territoriale. Tuttavia, la Santa Sede ha il mandato di condurre relazioni internazionali come «personificazione giuridica della Chiesa».

    Questo fatto, di per sé, non fa meraviglia. Il trattare costruzioni astratte, come realtà materiali, è la professione di tutte le religioni. Quello che è meraviglioso è che quest’intesa sembra essere accettata in pieno da governi e agenzie internazionali. La Santa Sede è rappresentata all’ONU e mantiene relazioni diplomatiche con ben 157 paesi.

    La Santa Sede ha un seggio all’ONU come Osservatore Permanente di uno Stato non Membro (NMSPO). Ma nella Carta dell’ONU non esiste alcuna norma per una tale qualifica. La designazione ha avuto origine, ad hoc, nel periodo iniziale dell’organizzazione, nel 1946, per consentire alla Svizzera – che era affiliata a diversi enti internazionali che stavano per entrare nel corpo dell’ONU, ma che ne era impedita dalla propria costituzione a diventarne membro a pieno titolo – di aderire. Cinque anni più tardi, nel 1951, Pio XII, citando l’affiliazione della Città del Vaticano a due enti internazionali, l’Unione Universale della Posta e l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (la città-stato aveva un proprio servizio postale e stazione radio), chiedeva un diritto simile e delegava un vescovo ausiliario di New York a frequentare l’ONU su una base «part-time». Lo status del vescovo era incerto, ma documenti ONU del periodo fanno riferimento a lui come al rappresentante dello «Stato della Città del Vaticano». Già nel 1964, la presenza dell’uomo del Papa all’UN-Plaza era accettata come una consuetudine e norma, tanto che Papa Paolo VI scrisse al Segretario Generale dell’ONU, U Thant, dichiarando che «la Santa Sede» desiderava nominare un Osservatore Permanente sul modello della Svizzera. La proposta non fu discussa né nell’Assemblea Generale né in qualsiasi alto Foro dell’ONU; e nel giro di tre settimane U Thant rispose, dando il benvenuto alla «Santa Sede» come al secondo NMSPO dell’organizzazione. Da allora, le persone nominate dal Papa hanno il diritto di assistere e parlare, ma non di votare nell’Assemblea Generale e di partecipare a pieno titolo nelle attività degli Enti internazionali sponsorizzati dall’ONU.

    La Santa Sede, quindi, opera come membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Organizzazione ONU per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e così via. È stata presente ed ha avuto un ruolo prominente in riunioni quali la Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo a Rio nel 1992, la Conferenza Internazionale sulle Popolazioni e lo Sviluppo al Cairo nel 1994, la Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino nel 1995, eccetera. Data l’inclinazione dell’ONU a cercare un consenso unanime, piuttosto che decisioni di maggioranza, la Santa Sede è riuscita in riunioni di questo tipo, spesso in alleanza con delegazioni conservatrici latino-americane e musulmane, a bloccare iniziative considerate non in linea con l’insegnamento cattolico. Quando ha fallito, ha organizzato delle campagne internazionali contro i programmi e le iniziative che non era riuscita a sconfiggere.

    La conferenza del Cairo, per esempio, davanti all’opposizione capeggiata dalla Santa Sede, ha lanciato un Programma di Azione per affrontare «le sfide critiche d’interdipendenza tra popolazione e crescita economica sostenuta nel contesto di uno sviluppo sostenibile». I cinque anni successivi sono stati caratterizzati dallo sforzo ispirato dal Vaticano per impedire che il programma entrasse in funzione. La Santa Sede era particolarmente turbata dall’enfasi data dal Programma al «diritto di tutte le coppie ed individui di decidere liberamente e con responsabilità il numero, lo scaglionamento ed il momento opportuno della nascita dei loro figli e di avere l’informazione ed i mezzi per fare ciò» e dalla richiesta ancora più esplicita della Conferenza per misure che «assicurino che donne e uomini abbiano informazione ed accesso alla gamma più vasta possibile di mezzi sicuri ed efficienti per programmare la loro famiglia».

    In un recente documento d’aggiornamento, il gruppo dissidente dei Cattolici per la Libera Scelta, ha illustrato dettagliatamente, e come segue, la «campagna d’ostruzionismo» della Chiesa contro le raccomandazioni del Cairo.

    La campagna era il contesto per la pubblicazione dell’enciclica del marzo 1995 di Giovanni Paolo II Evangelium Vitae (Vangelo di vita) che ha condannato non solo la contraccezione, ma anche il trattamento dell’infertilità. L’enciclica affermava che istituzioni internazionali, non meglio precisate, erano impegnate in una «cospirazione contro la vita».

    Nel giugno dello stesso anno, vescovi dell’Asia e del Medio Oriente hanno apertamente condannato l’educazione al «sesso sicuro», dichiarando che «Noi insistiamo che l’unico rimedio attendibile contro la diffusione dell’AIDS è la fedeltà nel matrimonio e la castità fuori del matrimonio». Hanno aggiunto che «l’astinenza periodica» era l’unico metodo accettabile per programmare la famiglia.

    Tre mesi più tardi, i vescovi brasiliani hanno attaccato un programma governativo per la salute che prevedeva l’uso di preservativi: «Non si combatte la malattia con la degradazione della morale e scagliando le persone all’inferno».

    Nel settembre 1995, il Vaticano ha denunciato qualsiasi riferimento delle Agenzie ONU alla salute sessuale e riproduttiva delle donne ed ha chiesto che, nei documenti del Cairo, i governi interpretassero tutti i riferimenti alla sessualità come sesso all’interno del matrimonio.

    Nel marzo 1996 la chiesa, in Brasile, ha respinto una domanda di matrimonio perché l’uomo era paraplegico e quindi impotente.

    Nell’agosto 1996, il Presidente del Kenya, Daniel Arap Moi, ha risposto positivamente alle richieste dei capi della chiesa ed ha cancellato l’educazione sessuale nelle scuole primarie. Ha spiegato che «Le nostre religioni sono contrarie a quest’immoralità».

    Nello stesso mese, i vescovi del Nicaragua hanno dichiarato che il paese soffriva di un «colonialismo anti-riproduttivo» e che le clausole «diritti riproduttivi», «salute riproduttiva» e «sesso sicuro» in realtà volevano dire «aborto, promiscuità e uso arbitrario del sesso».

    Nel luglio 1997, il giornale del Vaticano, L’Osservatore Romano, ha evidenziato e gradito un rapporto fatto da un consulente in bioetica che dichiarava che persone con un’invalidità fisica o mentale non dovevano copulare. I disabili dovrebbero «collaborare con Dio per evitare di creare ulteriore dolore e tristezza».

    Nel novembre 1997, la delegazione della Santa Sede all’ONU ha protestato contro la distribuzione di contraccettivi nei campi ONU per rifugiati.

    Nell’aprile 1998 le Conferenze Cattoliche degli Stati di New York e Connecticut hanno lanciato una campagna per dissuadere le compagnie assicurative dal coprire programmi di assistenza medica che includevano medicine e mezzi contraccettivi.

    Nel giugno 1998, il Vaticano ha condannato le proposte di includere «la gravidanza forzata» nell’elenco dei crimini di guerra della Corte Criminale Internazionale, per paura che questo potesse offrire una base, alle donne violentate in tempo di guerra, per ottenere aborti legali.

    Gli esempi, scelti da un catalogo almeno 20 volte più lungo, hanno questo in comune: che non erano sfoghi casuali di religiosi reazionari in risposta a questo o quello sviluppo; ognuno era un elemento mirato ad uno sforzo coordinato per combattere i tentativi di mettere in atto le raccomandazioni del Cairo. La Santa Sede opera nei Fori mondiali come uno Stato, ma quando non riesce ad imporre il suo punto di vista si auto-transustanzia in una religione e mobilita i suoi agenti ed aderenti in tutto il mondo per accantonare quelle decisioni di maggioranza che essa non approva.

    Tutta quest’attività influisce sulla vita ed i diritti legali non solo dei cattolici, ma anche di milioni di persone di religioni differenti o di nessuna religione. Ciò che è in gioco, qui, sono la salute, l’essere pago (la soddisfazione, la felicità) e le aspettative di vita di un’intera generazione. Ogni giorno, 7.000 persone al di sotto dei 24 anni sono infettati dall’AIDS; metà di tutte le violenze ed aggressioni sessuali sono inflitte su quindicenni e più giovani; complicazioni durante la gravidanza ed il parto sono le cause più comuni di morte tra le ragazze adolescenti.

    Questi sono problemi mondiali che la Chiesa Cattolica non vuole siano affrontati, se non con la devozione ed il rosario. Il cinismo e la disonestà dell’inganno non ci dovrebbero scandalizzare, ma dobbiamo essere scandalizzati del fatto che sia stato consentito di farla franca per così troppo tempo. È ora che questi illusionisti malevoli siano espulsi dagli Enti mondiali nei quali si sono intrufolati.

    da The Freethinker, Secular Humanist monthly
    vol 119. Nr. 8, agosto 1999
    (traduzione dall’inglese di Sarah Whitman)


    IL DOCUMENTO INTERNAZIONALE

    APPELLO della NSS all’ONU perché il Vaticano perda il suo status privilegiato

    La National Secular Society (NSS), Associazione Laica Nazionale di Londra, ha chiesto che il Vaticano perda la sua posizione di privilegio quale Osservatore permanente (permanent observer) presso le Nazioni Unite, in conseguenza del fatto che la Chiesa cattolica, in diversi convegni delle N.U., si è sforzata di impedire l’educazione sessuale e la diffusione di metodi contraccettivi nei Paesi in via di sviluppo.

    In una nota inviata il mese scorso [estate 1999], la Società NSS ha espresso il suo sostegno a Clare Short, Segretaria di Stato per lo Sviluppo Internazionale, per la sua importante iniziativa presso le Nazioni Unite, intesa ad aiutare la crescita controllata della popolazione in tutto il mondo.

    Parlando all’Assemblea Generale dell’ONU, la signora Short ha criticato aspramente il Vaticano per quello che ella ha definito «interferenza reazionaria» nella promozione di informazioni che dovrebbero aiutare le donne nei Paesi in via di sviluppo, al fine di proteggere la loro salute e di limitare il numero dei componenti delle loro famiglie.

    Per tale sua dichiarazione, la signora Short fu immediatamente attaccata da Gary Streeter, portavoce del Partito Conservatore, il quale pretese che la signora Short si scusasse con il Vaticano per le sue critiche.

    Questo duro attacco di Gary Streeter è stato condannato dalla NSS come un «irriflessivo appoggio dato alla religione nel modo e nel momento peggiori».

    Keith Porteous Wood, Segretario Generale della NSS, ha dichiarato al riguardo:

    «L’inumano divieto del Papa di permettere il controllo artificiale delle nascite non fa che aumentare povertà, miseria e sovrapopolazione; il divieto dell’uso dei preservativi favorisce inoltre il dilagare di malattie, in particolare dell’epidemia di AIDS.

    Ancora negli ultimi mesi il Vaticano ha tentato di fermare la distribuzione della “pillola del giorno dopo” alle donne albanesi del Kosovo violentate dai soldati serbi. Sembra che non ci sia un limite alle crudeltà che la Chiesa Cattolica è pronta ad infliggere – in nome dei suoi dogmi – alla gente che soffre.

    Molte delle persone colpite da queste decisioni non solo non appartengono alla Chiesa Romana, ma non sono neppure cristiane, e molte sono perfino non credenti. Per questa ragione non deve essere più permesso che una istituzione, che persegue tali politiche, interferisca con l’urgente necessità di contenere la massiccia crescita demografica del mondo.

    Al Vaticano, dunque, dovrebbe essere immediatamente abrogata la posizione di privilegio che occupa presso le Nazioni Unite, prima che esso infligga ulteriori danni ad un’attività di vitale importanza qual è quella dell’ONU. Il Cattolicesimo Romano è infatti la sola religione che goda di questo status».

     

    da The Freethinker, Secular Humanist monthly
    vol 119. Nr. 8, agosto 1999
    (traduzione dall’inglese di Biancamaria Mantovani Donadello)

    https://www.uaar.it/uaar/archivio/archivio1999/attualita26.html

  • Abusi sessuali Napoli

    Abusi sessuali Napoli

    Abusi sessuali

    Un sacerdote è stato condannato a versare 44 mila euro di indennizzo a un giovane vittima di abusi sessuali. All’epoca dei fatti, nel 1999, la vittima aveva 12 anni

    http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/pedofili/

  • In manette il parroco e il professore Hanno abusato di una sedicenne

    In manette il parroco e il professore Hanno abusato di una sedicenne

    VITERBO – All’ inizio erano soltanto increduli, poi sono rimasti senza parole alla notizia dell’ arresto del parroco.

    Poco dopo è arrivata anche quella del fermo del professore.

    Per tutta la giornata di ieri non si è parlato d’ altro a Vitorchiano, piccolo centro alle porte di Viterbo. Secondo le accuse, i due avrebbero abusato di una ragazzina di 16 anni.

    Il sacerdote è Giuliano Medori, 59 anni, esorcista. Il professore insegna scienze al liceo pedagogico di Viterbo e si chiama Massimo Sonno, ha 47 anni. Entrambi sono stati arrestati ieri mattina dalla squadra mobile su ordine del gip e richiesta del procuratore generale, Giancarlo Armati, e del sostituto, Donatella Ferranti.

    L’ accusa è violenza sessuale continuata ed aggravata su una minorenne. Dietro la vicenda “una storia d’ amore”, un rapporto tra il professor Sonno e la ragazzina. Durava da tre anni, da quando lei, appena tredicenne, aveva iniziato a frequentare il liceo pedagogico. I due sono riusciti a tenere nascosta a lungo la loro relazione. Ma qualche mese fa la storia è stata scoperta dalle compagne di banco della ragazza, che l’ hanno riferita ai professori. è quindi intervenuto il preside che, d’ intesa con la madre della giovane, ha avvertito il provveditore agli studi e affidato la ragazza alle cure di una sociologa- psicologa.

    Sarebbe stata quest’ ultima a denunciare la vicenda alla polizia determinando l’ avvio delle indagini. Benchè si trattasse di una relazione, per il docente è scattata l’ accusa di violenza così come prevede il codice penale per rapporti sessuali con persone così giovani. Per quanto riguarda invece don Giuliano Medori, l’ incontro con la giovane sarebbe avvenuto soltanto alcuni mesi fa quando la ragazza lo ha avvicinato per cercare conforto alla sua situzione. è stato in questo periodo che il sacerdote, secondo l’ accusa, avrebbe cercato di approfittare della ragazza.

    Da indiscrezioni, sembrerebbe che gli inquirenti abbiano fatto largamente uso di intercettazioni ambientali nei confronti del sacerdote, piazzando anche microtelecamere nella canonica. Medori e Sonno sono stati rinchiusi nel carcere di Mammagialla, dove saranno ascoltati dai magistrati. Per il sacerdote l’ ordine di custodia prevede anche un altro reato, quello di maltrattamento. “Siamo amareggiati ma sereni ed abbiamo piena fiducia nell’ operato della magistratura”, dice monsignore Pietro Concioli vicario generale della diocesi di Viterbo. “I reati contestati a don Giuliano sono assai gravi – prosegue – ma ugualmente sono tutti da verificare e fino a prova contraria nessuno può essere giudicato colpevole prima di una sentenza. Se don Giuliano ha sbagliato dovrà pagare”. La notizia dell’ arresto di don Medori, a sua volta insegnante di religione nella scuola media di Vitorchiano, è arrivata in Curia nella tarda mattinata mentre era in corso una riunione presieduta dal vescovo Lorenzo Chiarinelli. Lo sconcerto è stato totale.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/06/17/in-manette-il-parroco-il-professore-hanno.html

  • Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo

    Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo

    Microspie in canonica Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo DAL NOSTRO INVIATO VITERBO

    “Oggi Don Giuliano non riceve”, c’e’ scritto sul foglio di carta appiccicato sul portone della chiesa della Santissima Trinita’ a Vitorchiano, borgo medievale a sei chilometri di Viterbo.

    I parrocchiani di Don Giuliano Medori, 59 anni, non saranno ricevuti per un bel pezzo. Il sacerdote che per quasi trent’anni ha detto messa la domenica e ogni primavera partiva con tre pulmann di compaesani per festeggiare la “Pasqua degli sposi”, che ha battezzato i loro figli, li ha avuti come allievi di religione alla scuola media e li ha portati in campeggio d’estate, famoso nella zona come esorcista, e’ stato arrestato ieri mattina all’alba con un’accusa che ha fatto piangere qualche devota fedele: violenza sessuale continuata ed aggravata su una ragazza minorenne. Con la stessa motivazione, poche ore prima, gli agenti della squadra mobile diretti da Vincenzo Cianchella hanno arrestato Massimo Sonno, 47 anni, celibe, professore di scienze al liceo pedagogico “Santa Rosa” di Viterbo che con la ragazzina, graziosa, capelli castani, conosciuta tre anni fa tra i banchi di scuola quando lei non aveva nemmeno quattordici anni, ha intrecciato una storia d’amore non solo platonica.

    Quando la giovane, oggi diciassettenne, angosciata da questo legame proibito, qualche mese fa ha cercato conforto nel parroco che possedeva quel misterioso potere di scacciare il diavolo, non ne ha avuto. Ha trovato soltanto un altro adulto, che ha approfittato di lei sessualmente. Dopo due mesi di attente indagini – partite dalla confessione di una compagna di classe che ne aveva ricevuto le confidenze – complete di microcamere piazzate in canonica, gli investigatori non hanno avuto piu’ dubbi.

    Di qui l’ordine di custodia cautelare firmato dal gip presso il tribunale di Viterbo e richiesto dal procuratore generale Giancarlo Amati (“Siamo stati costretti per l’univocita’ delle prove”) nei confronti del sacerdote (accusato anche di maltrattamenti) e del professore. Ora si trovano nel carcere di Mammagialla dove saranno interrogati nelle prossime ore. Per Vitorchiano, borgo di 3000 anime attaccato a Viterbo, la Citta’ dei Papi, (qui fu girato l’Armata Brancaleone con Vittorio Gasmann) l’arresto di Don Giuliano, che vive con la sorella nubile in una villetta con box per la Tipo grigia e recinto per le galline, e’ stato un vero sconvolgimento. “Peggio di una coltellata al cuore”, racconta un vicino di casa.

    “Siamo amareggiati ma sereni e fiduciosi nell’operato della magistratura”, afferma monsignor Pietro Concioli, vicario generale della diocesi di Viterbo. “I reati contestati sono gravi ma tutti da verificare, nessuno puo’ essere giudicato colpevole prima di una sentenza. Se Don Giuliano ha sbagliato dovra’ pagare”. Eppure qui in paese c’e’ chi ricorda perche’ Don Giuliano, piccoletto e calvo, che con una cooperativa gestisce un ristorante e una falegnameria, arrivo’ in fretta e furia nel 1969. “Lo sanno tutti che fu cacciato da Bagnoregio perche’ gli piacevano le ragazzine”, racconta l’avventore di un fuori le mura e lascia intendere come anche a Vitorchiano qualche parrocchiana abbia subito il fascino dell’abito talare. Davanti alla chiesa una signora anziana scuote la testa: “Non ci credo, e’ una calunnia”. Passa un vecchietto, legge il cartello che annuncia l’assenza di Don Giuliano, sorride e commenta: “Le voleva troppo, troppo giovani…”

    Cavalli Giovanna

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/giugno/17/Violenze_una_ragazzina_cella_parroco_co_0_98061713676.shtml

  • Ferrara Violenze e abusi sessuali. La tragedia familiare di un bambino e della sua sorellina

    Ferrara Violenze e abusi sessuali. La tragedia familiare di un bambino e della sua sorellina

    la Nuova Ferrara — 26 maggio 1998 pagina -1 sezione: CRONACA

    LUI ha nove anni, la sorellina cinque e finora non sono stati due bambini fortunati. La loro mamma è accusata di gravissimi abusi sessuali, si tratta di episodi allucinanti, che hanno sconcertato le persone alle quali sono stati raccontati.

    Non vi sono solo questi drammatici fatti familiari: il bambino sarebbe stato oggetto di attenzioni anche da parte di un parroco. Nulla di paragonabile a quanto è avvenuto con la madre, ma che anche un prete possa aver approfittato della condizione di un bambino già così profondamente scosso, è davvero inimmaginabile. La mamma ha 35 anni e la vita non è stata tenera nemmeno con lei.

    Da piccola, sempre tra le mura di casa, ha subito violenze sessuali e quando è stata grande e ha avuto dei figli non ha saputo fare di meglio. I numerosi figli che ha avuto dal primo convivente le sono stati tutti regolarmente tolti per essere affidati ai servizi sociali. Non c’entrano soprusi sessuali sui minori, i bambini erano semplicemente trascurati e denutriti e poichè la mamma non era in condizioni di seguirli adeguatamente è stata decisa la strada del distacco.

    Poi la donna ha avuto altri due figli (il maschio e la femmina di cui si parla) da un nuovo convivente e la storia si è ripetuta. I bambini sono stati separati dai genitori e di loro si sono occupati i servizi sociali dell’Usl, che hanno deciso di dividere il fratello dalla sorella e di affidarli a due diverse famiglie di due diversi paesi della provincia di Ferrara. Vivevano lontani, ma al sabato ritornavano insieme: fratello e sorella alla fine della settimana venivano riportati da mamma e papà. Proprio negli incontri del sabato sarebbero avvenuti gli abusi sessuali. Siamo nell’autunno del 1996. Le famiglie che avevano in affido i due bambini si sono accorte che qualcosa non andava. Erano mutati alcuni dei loro comportamenti.

    Il maschietto non voleva assolutamente stare nel lettone a giocare, mentre la bimba si eccitava sessualmente fino all’autolesionismo. Le famiglie affidatarie hanno informato l’Usl e le assistenti sociali hanno interessato l’autorità giudiziaria. Gli incontri del sabato sono stati interrotti e il tribunale dei minori ha nominato tutore dei due bambini l’assistente sociale Anna Maria Domeneghetti.

    Il caso è stato trattato dalla procura di Ferrara e dalla sezione di polizia giudiziaria della Polizia. Quando sono partite le indagini il secondo convivente era già morto per un infarto e la mamma aveva già trovato un nuovo compagno, che è risultato estraneo ai fatti. I due bambini sono stati ascoltati dalla psicologa Anna Cavallini del Centro abusi dell’Usl e i loro racconti hanno confermato i terribili sospetti. Alla storia “familiare” si è sovrapposta quella “parrocchiale”, che è emersa da una confidenza tra mamme. Il bambino affidato frequentava la parrocchia del paese insieme con altri amici della sua età. Uno di questi amichetti ha raccontata alla mamma che il prete lo faceva sedere sulle ginocchia e gli toccava il pisellino: “Non si sarà mica innamorato di me?” ha chiesto. La donna ha riferito la cosa alla famiglia affidataria ed è emerso che anche il bambino affidato veniva infastidito dal dal parroco. Il prete, che ha circa 60 anni, è stato interrogato e ha respinto ogni accusa: non mi sognerei mai di fare una cosa del genere, ha detto. Ha negato anche di confessare abitualmente i bambini sulle sue ginocchia, ma sarebbe stato smentito da un testimone. Un’analoga linea di difesa ha adottato la mamma dei due bambini. L’inchiesta si è conclusa alcune settimane fa con la richiesta di rinvio a giudizio per il parroco e la donna. Il gip deve ora fissare la data dell’udienza preliminare. – Marcello Pradarelli

    3) 10 gennaio 2000. http://albamontori.blogspot.com/2007_04_23_archive.html http://forum.quotidiano.net/phpBB2/viewtop…c3250cbd0d682ea Sette giorni dopo questa sentenza viene condannato a 1 anno e 9 mesi di reclusione un altro sacerdote. Sessantadue anni, residente nella provincia di Ferrara, il prete (di lui, come di alcuni altri, non sono state rese note le generalità) viene riconosciuto colpevole di molestie sessuali ai danni di due bambini di 9 anni che frequentavano il catechismo.

    26 maggio 1998 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…M1ZM_ZM106.html  http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/1998/05/26/UA104.html