Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Calabria

  • La TV privata locale di Teleclub Italia aveva anticipato lo scoop de Le Iene 5 giorni fa

    La TV privata locale di Teleclub Italia aveva anticipato lo scoop de Le Iene 5 giorni fa

    domenica 25 marzo 2012
    Allarme bomba e inchiesta delle “Iene” nella chiesa dello Spirito Santo
    La telefonata anonima potrebbe essere collegata all’inchiesta svolta dalla nota trasmissione

    di Fabio Sardo
    Marano. Panico e tanta paura questa mattina nella chiesa dello Spirito Santo di via Piave a Marano. Un allarme bomba ha costretto le forze dell’ordine ad evacuare l’edificio. Fortunatamente l’allarme è risultato falso. Questo è il secondo allarme bomba in città, dopo quello alla sede distaccata del Tribunale, in poco più di due mesi. Probabile, però, che l’allarme di oggi nella chiesa sia da accostare al recente servizio d’inchiesta svolto da una troupe della nota trasmissione “Le Iene”, che starebbe indagando su presunti casi di pedofilia. Una chiesa, quella dello Spirito Santo, già nota alla Curia per alcune segnalazioni, che avrebbero spinto la Diocesi napoletana a chiedere il trasferimento dell’attuale parroco, che però non avrebbe accettato e si sarebbe opposto al trasferimento.
    Fabio Sardo

    www.teleclubitalia.it/articolo.asp?id=7046

    Allarme bomba alla parrocchia Spirito Santo
    Marano, saltate due messe artificieri a lavoro: era un falso allarme
    di Angelo Covino

    Le indagini dei carabinieri
    MARANO. Sarà l’opera di un buontempone o dietro c’è dell’altro? Il fatto certo è che i fedeli della Parrocchia Spirito Santo di via Piave, non hanno potuto partecipare alla santa messa di mezzogiorno e a quella delle 13, perché in sacrestia in mattinata è giunta una telefonata con la quale un anonimo annunciava la presenza di un ordigno esplosivo in chiesa. Sul posto sono giunti immediatamente i carabinieri della tenenza di Marano con il tenente Fabio Alfieri e il maresciallo Luigi Molaro che hanno delimitato l’area ed eseguito una prima ed attenta ricognizione. Dell’ordigno, però, nessuna traccia. E mentre gli investigatori sono stati a lungo impegnati in via Piave, altre strade della città sono state naturalmente sguarnite. E’ forse questo quello che voleva l’anonimo interlocutore? Ovviamente questa è solo un ipotesi che viene valutata dai militari insieme a quella del gesto per arrecare un disturbo al parroco Franco De Vivo. Gli investigatori vanno avanti. Per Marano comunque è stata una domenica insolita. Mai una chiesa è stata fatto oggetto di simili scherzi. Il traffico nei pressi della chiesa di via Piave è rimasto paralizzato dando così un gran da fare agli agenti della polizia locale. In parrocchia si sono recati anche il vice sindaco Gaetano Bonelli, l’assessore alla polizia urbana Crescenzo Coppola e il comandante dei vigili Capitano Costa Brigida. Un fatto quello accaduto ieri che ha suscitato sdegno tra i fedeli: alcuni hanno proposto anche l’istituzione di un comitato per la difesa della parrocchia. In chiesa ci sono stati momenti di paura e di sgomento. Paura per l’incolumità personale e sgomento per il fatto che in più di trent’anni nessuna messa in questa parrocchia aveva mai subito un minuto di ritardo; annullarne due ha rappresentato nella comunità sicuramente un fatto incredibile. “Quanto accaduto ieri – dichiara il Prof. Emilio Basile – vicario della Scuola Media Statale “S. Di Giacomo” di Qualiano e delegato alla Pubblica Istruzione del Comune di Marano, non è una semplice burla ma sembra un vero e proprio accanimento nei confronti del parroco e della parrocchia. Questo fatto è solo un tentativo inutile per distruggere quanto Don Francesco De Vivo ha costruito durante gli ultimi trent’anni in questa comunità”. Per il vice sindaco Gaetano Bonelli: “Si è trattato di un ennesimo atto di sciacallaggio ancor più odioso in quanto è stato coinvolto un luogo di culto. Evidentemente queste operazioni come è avvenuto recentemente per l’allarme bomba al Tribunale di Marano, hanno una chiara matrice depistatoria e mi dico certo che il tutto sia al vaglio degli inquirenti. Desidero – conclude il vice sindaco Bonelli – esprimere un vivo apprezzamento ai carabinieri della tenenza di Marano, agli artificieri e ai nostri uomini della polizia municipale i quali si sono immediatamente attivati dando ancora una volta prova di efficienza”. Subito dopo il fatto da più parti si è sentita ripetere la stessa voce: questo è un attacco al parroco.

    www.internapoli.it/articolo.asp?id=23313

  • Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Da l’Avvenire di oggi 10 febbraio 2012, pag. 14

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA. Il gip del mTribunale di Paola ieri ha assolto, al termine di un processo con rito abbreviato, padre Pio Marotti dall’accusa di abusi sessuali. Secondo la ricostruzione dell’accusa il religioso avrebbe operato delle molestie nei confronti di un minorenne di San Pietro in Amantea, piccolo centro della
    costa tirrenica cosentina. Ieri, al termine della sua arringa, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’uomo di fede a 6 anni di reclusione. (D. Mar.)


    Dall’edizione di oggi 10 febbraio 2012 della Gazzetta del sud, pag. 33

    SAN PIETRO IN AMANTEA
    Pedofilia, assolto padre Pio Marotti
    Infondate le accuse al religioso
    articolo in formato pdf a pagina 33

    www.diocesicosenza.it/index.php?opt…id=76&Itemid=99

    Marotti P. Pio, O.F.M.

    n.a Benevento il 12/02/51; ord. a Frigento (AV) il 20/11/83

    Parroco di S. Bartolomeo in San Pietro in Amantea (CS)

    C/o Convento S. Bernardino Via S. Bernardino, 5 – 87032 Amantea (CS)

    www.tirrenonews.it/Portale/index.ph…ntea&Itemid=512

    S. Pietro in Amantea. Chiuse le indagini preliminari sul caso di pedofilia .
    Martedì 15 Febbraio 2011 22:13 Giuseppe Marchese
    Lunghe e complesse le indagini sul caso di pedofilia che investirebbe il prete del luogo. Indagini durante le quali è stato sentito il giovane che sarebbe stato oggetto delle attenzioni insane sulle quali si tenta di far luce. Indagini nel corso delle quali sono stati sentiti i genitori del giovane i quali hanno reso le proprie dichiarazioni agli inquirenti. Ma il Procuratore ha anche voluto che si facesse ancora più luce sentendo a verbale , con la collaborazione degli agenti del Commissariato di Paola e del Corpo Forestale, anche diversi ragazzi di San Pietro in Amantea. Tutto quindi per accertare la verità..

    Ma la cosa grave è che il PM aveva chiesto per il prete la misura cautelare che il GIP di Paola ha respinto, ritenendo non sufficientemente provata la colpevolezza del religioso. Da qui il ricorso del PM al Tribunale del Riesame che da tre mesi ancora non si pronuncia.

    Secondo la stampa locale il procuratore Bruno Giordano ha chiuso le investigazioni, contestando ufficialmente all’indiziato il reato ipotizzato. Ora, l’indagato ha i canonici 20 giorni per chiedere di essere sentito dagli inquirenti.

    Decorso tale termine il PM in assenza di fatti rilevanti a difesa potrebbe chiedere il rinvio a giudizio del frate .

    Il frate ha operato nella vicina Amantea quale responsabile della comunità francescana di San Bernardino.

    Il frate per il suo impegno sociale è molto conosciuto e molto stimato nel comprensorio.

    Ma la cosa più rilevante è quella che la piccola comunità del paesino prossimo ad Amantea è letteralmente spaccata i due tronconi, l’uno innocentista, l’altro colpevolista. Ed anzi si sussurra che questa storia abbia origini e ragioni politiche a suo sostegno

    Secondo una versione, sorretta da anticipazioni giornalistiche, ci sarebbe addirittura uno “ scontro politico in atto in paese, fra l’ex sindaco Lorelli, solidale al sacerdote, e l’ex vicesindaco Bruni, che dimettendosi, assieme ad altri consiglieri della maggioranza, un anno fa, ha provocato la caduta anticipata della giunta”.

    E le elezioni sono ormai prossime.

  • Il mistero su don Roberto Mastro

    Il mistero su don Roberto Mastro

    La Chiesa fa quadrato intorno a don Roberto Mastro, ex parroco di Belcastro. E cresce il mistero sulla sua storia. A difenderlo nell’inchiesta aperta dalla Procura di Catanzaro è il responsabile dell’ufficio legale della diocesi di Crotone Santa Severina, Aldo Truncè, affiancato dall’ex candidato a sindaco di Crotone, Silvano Cavarretta.
    Come si ricorderà, abbandonò in tutta fretta la canonica nella notte dell’11 dicembre 2010. E poi più nulla si è saputo di lui. Una fuga compensata da don Tommaso Mazzei, che lo sostituì immediatamente alla guida della parrocchia di San Michele Arcangelo. Attualmente, secondo voci di corridoio, sembra si trovi in una casa religiosa del centro Italia rigorosamente top secret, in attesa che il procedimento giudiziario si compia. Un mistero raccomandato dall’alto, direttamente dai vertici della Chiesa locale, tanto che a Belcastro pare non ci sia mai stato. La risposta alle nostre domande rivolte a tutti gli uffici episcopali è stata: “Non so.
    Non confermo e non nego”. Il sito www.parrocchiabelcastro.it, per esempio, da lui generosamente aperto e curato sulla parrocchia e sulla storia del paese natale di San Tommaso d’Aquino, è stato cancellato. Non c’è più traccia sulla rete. Anche la memoria cache delle pagine – che in genere rimane in modalità provvisoria quando uno spazio web viene chiuso – è stata minuziosamente depennata.
    Don Roberto Mastro, ex parroco, forse. Mistero della fede. Amen.
  • Don Rutigliano, l’emittente Telemia prende le distanze

    Don Rutigliano, l’emittente Telemia prende le distanze

    Intervento specifico dell’editore della tv locale, Giuseppe Mazzaferro, che dice “Chissà quanti altri don Rutigliano ci saranno in giro…”

    SIDERNO (RC) – La prima, vera, autentica reazione ufficiale rispetto allo stato di colpevolezza del reverendo Francesco Rutigliano, riconosciuto “reo del delitto di abuso di un minore”, la si è registrata nella Locride e per la precisione in quel di Roccella Jonica, dove è ubicata la sede centrale dell’emittente interprovinciale “Telemia – la tv dei due mari”, in considerazione di un vero e proprio intervento dell’editore, Giuseppe Mazzaferro.

    Che, nel presentare la notizia lanciata sin dalla prima pagina da questa testata giornalistica, ha inteso letteralmente “Prendere le distanze dall’ex parroco di Bivongi e Pazzano, dopo averne ospitato per tante volte le sue dichiarazioni, ed interventi, all’interno delle nostre trasmissioni, noi non siamo per questo genere di cose, che anzi condanniamo totalmente” – questo, in buona sostanza, il messaggio rivolto ai telespettatori da Mazzaferro.

    Che ha poi sibillinamente concluso esprimendo il dubbio “Chissà quanti altri don Rutigliano ci saranno in questo momento in giro…”. Un’ipotesi che, per il momento, è destinata a rimanere insoluta, anche perché la Chiesa locale della diocesi di Locri-Gerace, intervenuta abbondantemente in ritardo sulla vicenda di dieci giorni, con una lettera inviata dal vescovo Fiorini Morosini alla comunità dei fedeli di Bivongi, nel tardo pomeriggio di sabato scorso 15 ottobre, invita a non alimentare le tensioni abbassando i toni. Che in buona sostanza equivarrebbe ad un “non-intervento” per dire o commentare, anche perché si è preso atto di ciò che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha decretato. E tanto basta.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 19 ottobre 2011     

  • Prete pedofilo: quella gita ad Assisi e le due sorelle di Bovalino…

    Prete pedofilo: quella gita ad Assisi e le due sorelle di Bovalino…

    Sono nitidi i ricordi della vittima, A. C., riscontrati mediante indagini del Tribunale apostolico che non hanno ricevuto smentita dall’accusato, anzi ne ha spesso confermato la veridicità

    BIVONGI (RC) – Scorrendo i cinque fogli che costituiscono il decreto n. 197/2009–34047 licenziato in data 20 giugno 2011 dal Palazzo del Sant’Uffizio di Città del Vaticano, in merito al processo ex can. 1720 CIC a carico del reverendo Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi accusato ed al termine del suddetto procedimento dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti di C. A. nel periodo tra il 2006 e il 2008”, sono tante le situazioni nelle quali ci si imbatte anche ad una semplice lettura obliqua e che ne rappresentano il “corpo del reato”, per così dire, di fatto via via portando al nefasto epilogo contemplato al capo a) del punto 4: il Tribunale apostolico appositamente convocato e formato da tre componenti, e quindi il delegato Carlo Dezzuto; Mons. Dott. Robert Deeley, assessore, ed infine Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, che hanno sottoscritto il predetto documento con tanto di doppio timbro posto in bell’evidenza, hanno in itinere utilizzato un linguaggio chiaro ed al contempo asciutto per esplicitare il caso de quo, che prese l’abbrivio in tempi non sospetti in cui il sacerdote, di origini pugliesi, iniziò il suo personale percorso per discolparsi di un gravissimo reato a lui ascritto…

    Non è richiesto che abbia luogo un vero e proprio rapporto sessuale…

    Propriamente in calce alla prima pagina del citato decreto, capo a) punto 2, si riporta in via del tutto chiarificatrice che “In merito al delictum gravius denunciato, perché la fattispecie delittuosa possa dirsi ricorrente nel caso concreto, è necessario o sufficiente che l’autore del delitto sia un chierico – si apprende dal documento stilato della Congregazione per la Dottrina della Fede – e che la vittima, o soggetto passivo dell’abuso, sia un minore di anni diciotto, consenziente o meno, dello stesso o di diverso sesso rispetto al reo”. E poi ancora, rispetto alla condotta penalmente illecita, “non è richiesto che abbia luogo un vero e proprio rapporto sessuale – si prosegue – essendo sufficiente anche il semplice compimento di atti comunque implicanti la violazione del sesto precetto del Decalogo, peculiarmente grave per i chierici ai sensi del can. 277, paragrafi 1-2 del Codex Juris Canonicis, come, ad esempio, “toccamenti, baci libidinosi o contatti di organi sessuali, senza che peraltro sia necessario che tali gesti siano immediatamente percepiti dalla vittima come delittuosi o moralmente illeciti”; nel caso in ispecie, di cui al capo a) del punto 1., le accuse riguardavano “ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, e quindi in maniera ancor più copiosa di quanto sia riportato dalla teoria sopraesposta e chiaramente sviscerata dalle leggi giuridiche della Chiesa. Che non ammettono interpretazioni di sorta.

    La gita ad Assisi e le due sorelle anziane di Bovalino…

    Ed andando dritti al cuore delle imbarazzanti realtà denunciate davanti al Tribunale apostolico ed acquisite al fascicolo del caso a partire dal 12 giugno 2009, data in cui il reverendo Francesco Rutigliano venne accusato del soprariportato “delitto”, al capo a) del punto 3. del documento sottoscritto dal dott. Carlo Dezzuto, Delegato; Mons. Dott. Robert Deeley, Assessore e Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, inequivocabilmente si stende l’assunto che “Nell’esame degli atti, in base a quanto indicato dal can. 1572 CIC, va rilevato che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase processuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”; ed a tale proposito, la Congregazione per la Dottrina della Fede riporta di momenti ben definiti quando asserisce che “Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore”. Che tradotto in termini più terreni, il reverendo Rutigliano ha sottoscritto quanto veniva mosso dalla sua presunta vittima a suo carico.

    Il messaggio sul cellulare che avvalora la relazione tra il prete ed il minore…

    Altro aspetto processuale trattato con dovizia di particolari è stato quello avente riguardo ad un messaggio sul cellulare da parte della presunta vittima, A. C., che è stato esibito dall’accusato in fase probatoria e risalente alla sera prima della rivelazione della vicenda ad una signora, tale D. L., e riconosciuto proprio dall’accusatore: su questo specifico punto i tre sottoscrittori del documento, Dezzuto, Deeley e Nykiel, affermano che “Si può osservare che il testo di esso dimostra del grado di affettività tra accusato e denunciante nella loro relazione. Esso si può pertanto ritenere un indizio della probabilità che si sia potuto giungere a manifestazioni affettive rilevanti nell’ordine della sessualità”.

    E quindi abbastanza chiaro, più di quanto non dica invece la proprietà della carta di credito con cui sono stati effettuati degli acquisti le cui prove la presunta vittima ha esibito al Tribunale apostolico: nella fattispecie si chiosa come “D’altra parte, nonostante le ricerche di questo Tribunale, non si è potuto nemmeno verificare l’alibi presentato dall’accusato per il giorno degli acquisti: tuttavia non si ritiene che detti elementi siano fondamentali per comprovare o smentire ulteriormente la tipologia della relazione creatasi tra il Rev. Rutigliano e il Sig. C.” – epiloga al capo i) del punto 3. Per un decreto emanato cui, è bene dire fino in fondo, tanto l’accusato quanto la vittima, non hanno opposto ricorso, secondo i termini di legge e dunque entro i sessanta giorni utili dalla recezione dello stesso.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 19 ottobre 2011                

  • Caso Rutigliano, Leotta: “La verità attraverso la giustizia”*

    Caso Rutigliano, Leotta: “La verità attraverso la giustizia”*

    Intervento del consigliere di maggioranza bivongese all’indomani della denuncia dell’amministrazione comunale a carico del prete pugliese

    BIVONGI (RC) – “Le gravi ed assurde accuse mosse all’Ente dall’ormai ex parroco di Bivongi, don Rutigliano, non potevano passare inosservate né sottaciute”. Prende l’abbrivio in tal modo l’intervento di Ivan Leotta, consigliere comunale di maggioranza a Bivongi, all’indomani dell’ufficializzata denuncia da parte del sindaco della ridente cittadina dello Stilaro, Ernesto Riggio, del prete pugliese che, processato dal Tribunale apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore”; ai taccuini del cronista Leotta partecipa quanto sopra riportato.

    E pure di più quand’egli sostiene che “E’ giusto rimuovere ogni dubbio sull’attività dei nostri uffici che operano in modo trasparente e nel rispetto delle normative vigenti – dice ancora l’esponente politico in quota Fli – solo l’azione giudiziaria può restituirci il debito decoro dopo accuse così infamanti e quindi la via legale per diffamazione a mezzo stampa diventa una strada obbligata”. Dichiarazioni forti quelle del giovane consigliere comunale bivongese, che la dicono lunga sullo stato di grande sofferenza patita in questi ultimi cinque anni dalla comunità, sfilacciata e lacerata per quanto accaduto, e che è emerso in tutta la sua purulenza nel Consiglio comunale di sabato 15 ottobre 2011, allorquando il sindaco ha informato l’assise della ferma presa di posizione. Che, è facile immaginare, farà prendere alla vicenda una certa piega. Con ogni probabilità apportatrice di altro dolore ma si dovrebbe ormai essere vicini alla fine di quello che è stato un vero e proprio incubo.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 19 ottobre 2011

  • Prete pedofilo, Morosini minimizza: “Abbassare i toni”

    Prete pedofilo, Morosini minimizza: “Abbassare i toni”

    Giunge dopo otto giorni il pensiero del titolare della diocesi di Locri-Gerace sulla vicenda del reverendo Rutigliano ma è cocente la delusione della comunità di Bivongi

    BIVONGI (RC) – La si attendeva con ansia crescente. Ed è arrivata nel tardo pomeriggio del decorso sabato 15 ottobre, alla messa vespertina celebrata dal parroco di Bivongi, don Enzo Chiodo, nel santuario di Maria Santissima “Mamma Nostra”, poi replicata ieri mattina alla celebrazione eucaristica delle ore undici: è la posizione ufficiale che la Chiesa di Locri-Gerace, nella titolarità del suo più alto rappresentante, il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, in merito al caso relativo all’ex (o uno dei due?) parroco della ridente cittadina dell’entroterra reggino, il reverendo Francesco Rutigliano. Che dalla “Congregatio pro Doctrina Fidei”, di Città del Vaticano, è stato dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Signor C. A., nel periodo fra il 2006 e il 2008, a seguito di ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, per come chiaramente si evince dal decreto n. 197/2009, licenziato dal palazzo del Sant’Uffizio, in data 20 giugno 2011.

    Una lettera dal contenuto molto paterno, nella quale si comunica della presa d’atto del predetto documento del Tribunale apostolico, e dunque esemplificando l’esistenza dello stesso in maniera ufficiale, e riflessivamente al quale monsignor Morosini invita a “pregare per tutti”; ed è quindi il raccoglimento nel silenzio personale, rivolgendosi a Dio, perché interceda per il “fratello” nella fede, don Francesco Rutigliano, il quale vive un momento particolarmente delicato: anche e soprattutto per questo, sua eccellenza reverendissima esorta la comunità bivongese “ad abbassare i toni e a non cedere ai clamori mediatici alimentando ciò che i giornali e le televisioni dicono su questa vicenda”. In buona sostanza rivolgendo il chiaro invito a non polemizzare e/o astenersi dall’intervenire nella fattispecie con l’intento di non acuire e, magari, esasperare un caso ai limiti della dubbiezza umana. Oltreché dell’umana comprensione.

    Che di per sé aveva già poche ore prima registrato il fermissimo intervento del Consiglio comunale di Bivongi per bocca del sindaco, Ernesto Riggio, che aveva provveduto a dare “delle comunicazioni importanti per alcuni fatti accaduti nel corso di quest’ultima settimana – così il primo cittadino bivongese nell’assise consiliare sempre di sabato 15 ottobre u.s. – il più importante dei quali è stato senz’alcun dubbio di una certa gravità, ed ha avuto riguardo l’ex parroco della nostra cittadina (il reverendo Rutigliano) contro cui lunedì (e cioè oggi, nda) formalizzeremo la denuncia per diffamazione a mezzo stampa, poiché ha gettato degli schizzi di fango che hanno colpito il paese, le istituzioni e gli impiegati dei nostri uffici cui va la nostra, incondizionata, solidarietà”.

    Non risparmiandosi proprio sul “silenzio” della diocesi di Locri-Gerace ieri, come detto, interrotto da padre Giuseppe Fiorini Morosini con un messaggio che, stando alle reazioni registrate all’interno della comunità nell’intero arco della giornata, ha per lo più ingenerato una grande delusione.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 17 ottobre 2011

  • Bivongi denuncia don Rutigliano

    Bivongi denuncia don Rutigliano

    Comunicazione del sindaco, Ernesto Riggio, che si rivolge al Consiglio: “Sono state offese le istituzioni e la cittadinanza tutta”. Stoccata alla diocesi di Locri-Gerace

    BIVONGI (RC) – Dopo il “no comment” alla notizia della dichiarazione di colpevolezza sancita dal Tribunale apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, di Città del Vaticano, per il “delitto di abuso di minore” a carico dell’ex parroco, don Francesco Rutigliano, Bivongi alza la voce. E parla per bocca del sindaco, Ernesto Riggio, nel contesto di apertura del Consiglio comunale tenutosi nella mattinata di ieri.

    “Prima di aprire i lavori della seduta odierna debbo darVi delle comunicazioni importanti per alcuni fatti accaduti nel corso di quest’ultima settimana – ha così esordito il primo cittadino bivongese – il più importante dei quali è stato senz’alcun dubbio di una certa gravità ed ha avuto riguardo l’ex parroco della nostra cittadina (il reverendo Rutigliano, nda), che ha concesso un’intervista ad un giornale, in cui si è offeso il paese, le istituzioni e gli impiegati comunali ai quali va tutta la nostra, incondizionata, solidarietà”.

    Non lo cita mai per nome. E non lesina emozione alcuna Riggio nell’esprimere le proprie idee. Chiare e senza fronzoli. Che, per la cronaca va riportato, sono state sposate in pieno anche dalle due compagini di minoranza, “Primavera bivongese” e “Democrazia popolare”. “Lunedì formalizzeremo la denuncia contro questo sacerdote per diffamazione a mezzo stampa, poiché ha gettato degli schizzi di fango che hanno colpito tutte le istituzioni – ha ripreso il primo inquilino di corso Matteotti – essendo delirante in quella intervista, non sapendo distinguere l’essenziale dal superfluo e per un uomo di Chiesa, questo, è un male”; un intervento forte che non ha risparmiato nemmeno la diocesi di Locri-Gerace allorché Riggio ha asserito che “Noi siamo giudicati dal corpo elettorale, loro invece vengono giudicati dai propri superiori, ma debbo evidenziare come da martedì ad oggi non c’è stato alcun intervento in tal senso, segno evidente che si riconoscono in ciò che egli ha detto…” – ha chiosato sibillino.

    Sottolineando quel silenzio assordante della Chiesa locale, ed in primis del vescovo, padre Giuseppe Fiorini Morosini, che non ha fin qui rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito alla triste vicenda che ha riaperto vecchie ferite, forse mai del tutto sanate, nella comunità dei fedeli bivongesi, finiti nel dimenticatoio per un anno e mezzo circa. Salvo poi risvegliarsi come in un incubo per una storia mai fino in fondo chiarita. Spiegata. Risolta.

    “Osservo, infine, come questa persona non abbia seguito nemmeno l’esempio del cosiddetto “Elogio del silenzio”, rimarcato con autorevolezza da “Famiglia Cristiana” – ha epilogato Ernesto Riggio –noi non abbiamo mai dissentito né abbiamo parlato a favore delle iniziative prese dalla parrocchia, essendo stati però dallo stesso titolare sempre attaccati in maniera ingiusta”.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 16 ottobre 2011

  • Don Rutigliano e la sua doppia verità

    Don Rutigliano e la sua doppia verità

    Il giovane prete pugliese dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore” dal Vaticano si concede ad altri mezzi di informazione ribaltando completamente le sue stesse affermazioni

    SIDERNO (RC) – Che sia il “personaggio del momento” non c’è dubbio. Il reverendo Francesco Rutigliano rimbalza ormai su ogni media possibile, con la leggerezza di un fringuello tipica della sua giovane età, all’indomani del decreto n. 197 del 20 giugno 2011, con cui il Tribunale apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, di Città del Vaticano, lo ha dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio ai danni del signor C. A. nel periodo fra il 2006 ed il 2008”.

    Una notizia trattata da questa testata giornalistica per ben due volte in prima pagina, e dando congruo spazio anche ad una sua replica, che all’ex parroco di Bivongi non è evidentemente bastata; e così, si apprende di una “intervista-fiume” concessa ad un altro quotidiano nella giornata di ieri, il cui contenuto lascia alquanto perplessi quantomeno agli occhi del lettore, allorquando lo stesso prete di origini pugliesi afferma tutto ed il contrario di tutto rispetto a quanto rilasciato al nostro collega Domenico Miceli.

    Ed invero, don Rutigliano afferma a CO che “al sottoscritto nessun tribunale civile ed ecclesiastico ha mai ascritto sentenza per condanna a mio carico il crimine di pedofilia”, negando quindi del tutto l’esistenza del sopraccitato documento, salvo poi riconoscerne la fisica presenza ad altro mezzo d’informazione, ma guardacaso omettendo per intero la dichiarazione di colpevolezza sottoscritta dal delegato Carlo Dezzuto; da Mons. Dott. Robert Deeley, assessore, ed infine da Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, per “ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, che se non è definibile, questa, come “pedofilia”, proprio non si ha idea di cosa possa essere. Ma tant’è!

    Andando avanti sempre “il Nostro” asserisce di non essere stato condannato ma “congelato”, subito dopo avere rilasciato a CO l’affermazione secondo cui egli è “orgogliosamente appartenente alla diocesi di Locri, sono fuori per delle scelte condivise”, ma essendo in linea coerentemente perfetta con le disposizioni finali dello stesso decreto con cui gli è stato fatto “divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico”. Dove voglia andare a parare, il reverendo Francesco Rutigliano, non è dato sapere, certo è che se un giorno afferma un concetto per poi smentirlo domani e dopodomani pure, una gran bella figura di certo proprio non la fa.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 12 ottobre 2011                

  • Don Rutigliano, è la fine di un incubo

    Don Rutigliano, è la fine di un incubo

    Reazioni di grande soddisfazione nella cittadina apprendendo la notizia della condanna dell’ex sacerdote per il reato di abuso di minore. No comment da parte delle istituzioni

    BIVONGI (RC) – Giornata uggiosa di battistiana memoria per il decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011, con cui don Francesco Rutigliano è stato dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”; su Bivongi e Pazzano, cittadine della vallata dello Stilaro dove il giovane sacerdote di Altamura, in provincia di Bari, ha esercitato il ministero sacerdotale per circa tre anni e mezzo, le nuvole sgomitano a più non posso sin dalle prime ore del mattino, con il sole a far capolino di qua e di là, salvo poi cedere il passo ad una discreta pioggerellina che cade giù quasi in punta di piedi.

    Una lotta atmosferica, insomma, che costituisce il più naturale preludio a ciò che di lì a poco si andrà a vivere, con la gente che puntualmente si rimette in moto non prima di un’abbondante colazione ed una rapida occhiata alle notizie più importanti dei quotidiani regionali: ed a quel punto non può sfuggire quel “Il prete molestatore sparito era a processo in Vaticano”, con cui Calabria Ora ha inteso aprire l’edizione di sabato. Ed il cornetto che quasi va di traverso, andando poi ad approfondire l’impatto forte con il titolo e rendendosi conto che si parlava proprio di lui. Dell’ex parroco. Molto ex, per la verità, essendo circa due anni che non si fa più vedere da queste parti ma anche e soprattutto per delle precise disposizioni della diocesi di Locri-Gerace.

    Pian pianino, come in una sorta di “effetto domino”, a cascata, il tam tam dello “scoop” del giorno contagia i due paesi e, per esteso, l’intero comprensorio della Locride. Sgomento. Sbigottito. Quasi tramortito per questo scandalo, altrimenti appellato “pedofilia”, che si è originato anche a queste latitudini, dove magari mai e poi mai si pensava si potesse arrivare a tanto. Cosa che invece è venuto per quel “delitto”, come è stato definito nel documento ufficiale all’uopo formato dal Tribunale apostolico, commesso ai danni di C. A., da don Francesco Rutigliano, nel periodo fra il 2006 e il 2008, con le accuse portate in luce il 12 giugno del 2009 ed avendo riguardo “a ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni” – si legge senza fraintendimento alcuno.

    Nel breve volgere di poche ore la notizia viene assimilata “Ed è la fine di un incubo – si lascia scappare un giovane all’uscita dall’edicola bivongese, alle prese con la rapida lettura dei pezzi in questione – anche se negli ultimi tempi tutto questo lo si diceva con molta convinzione…”; già, lo si diceva in modo ripetuto. E quasi del tutto convinti che tutto ciò fosse vero. Ma senza averne le carte a disposizione. Che ora, invece, ci sono. Eccome se ci sono! E dicono molto di più di cui si è messo per iscritto per tramite di questa testata giornalistica.

    Ad ogni modo si prova a sentire qualcuno fra le istituzioni civiche. Ma nessuno sembra essere disponibile. Tantomeno i rappresentanti della Chiesa locale, che si lecca le ferite di questa brutta botta. Su cui ci sarà molto da lavorare per recuperare quella credibilità che inevitabilmente viene a diminuire. “No comment”. È questo la laconica frase di chiunque abbia appreso la notizia. Perché non ci si vuole esporre. Per niente. Del resto, proprio a Bivongi sono ancora vivi i contrasti intestini, talvolta molto accesi quasi arrivando alle mani, di svariati momenti “Che ora si chiudono per sempre, con questa sentenza ci mettiamo una volta per tutte una pietra sopra, ora basta, guardiamo avanti” – ci sorprende una signora lungo il viale nel mentre si reca ad andare a fare la spesa.

    E ne ha ben donde nel guardare avanti, così come chiunque sia stato coinvolto in questa, tristissima, vicenda che, per i prossimi quattro anni, vedrà don Francesco pregare per la vittima delle sue morbose attenzioni e per la di lui famiglia: in tal senso ha sentenziato la Congregazione vaticana e così sarà come per altre, precise, indicazioni che, se non fossero osservate, potrebbero addirittura costargli “la dimissione dallo stato clericale”.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 10 ottobre 2011