Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Calabria

  • Replica del prete pedofilo. Tratto da “Calabria Ora” del 10 ottobre 2011

    Replica del prete pedofilo. Tratto da “Calabria Ora” del 10 ottobre 2011

    “Chi insulta, calpesta, vitupera fino ad annientare la dignità umana a mezzo stampa a titolo diffamatorio è un criminale e per la legge vigente va arrestato. Contrariamente da quanto riportato a titolo cubitale “prete pedofilo”, il sottoscritto sacerdote don Francesco Rutigliano non ha mai ricevuto condanne dal Vaticano per crimini atroci di pedofilia. Nessuna Procura della Repubblica ha mai sentenziato in tal senso sul mio conto. Sono un prete mai scappato ma appartenente, orgogliosamente (tale è dimostrato dal sostentamento clero) alla diocesi di Locri. Attualmente sono fuori diocesi per conto della diocesi, come accade per qualsiasi sacerdote per un percorso di studio motivato da scelte condivise.

    Provo ignobile e di squallore inenarrabile l’azione criminogena dell’utilizzo della penna alla stregua di un’arma che spara all’impazzata mortalmente e da carnefice senza scrupoli. È barbaro e vigliacco definire “prete pedofilo” chi certamente tale non è, sia perché nessun bambino della comunità di Bivongi, in cui per lunghi anni ho fatto il parroco, lo abbia mai rilevato in accusa e nella mera ipotesi di ogni sospetto, sia perché nessun tribunale civile ed ecclesiastico ha mai ascritto sentenza per condanna a mio carico il crimine di pedofilia. Chi ha ordito questa trama di carattere certamente mafioso si assumerà le proprie responsabilità perché questi… hanno dei nomi e dei volti certamente ignobili da esibire.

    Ma di quella storica vigilia certamente voglio ricordare a memoria l’arrivo del santo padre piuttosto che turbative che per l’occasione hanno umiliato la nostra terra di Calabria proprio in un momento in cui la chiesa calabrese ed il suo popolo tentavano con orgoglio e speranza di alzare la testa anelando a ben altro interesse inconciliabile per evidenza alle attitudini che umiliano e soffocano da sempre la nostra terra di Calabria condannandola all’eterna disperazione di chi ci vive piuttosto di chi ha il sogno di poterla cambiare fino a renderla grande e diversamente vivibile”.

    Don Francesco Rutigliano

    Reverendo don Rutigliano,

    così è se Le pare, pirandellianamente agevolando. Di fatto “Calabria Ora” è in possesso di documenti ufficiali licenziati dal Palazzo del Sant’Uffizio, in data 20 giugno 2011, dai quali si evince chiaramente che Lei venne accusato in data 12 giugno 2009, davanti al Tribunale della Congregazione per la Dottrina della Fede “per abuso di minori avvenuto a danno del signor A. C. nel periodo fra il 2006 e il 2008” e che, a conclusione del processo tenutosi, Lei è stato “dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”.

    An. Ba.

  • “Il mio assistito è vergine”. Ma la Congregazione ricusa l’elemento…

    “Il mio assistito è vergine”. Ma la Congregazione ricusa l’elemento…

    La difesa esibisce apposita perizia di parte ma il Tribunale non ne tiene conto spiegandone il perché

    SIDERNO (RC) – Dalle carte del processo a carico del reverendo Francesco Rutigliano, a discolpa dell’imputato, c’è un significativo passaggio in cui la difesa invoca la sua, presunta, innocenza adducendo dei motivi di carattere…anatomico! Nel senso più stretto del termine, in considerazione del fatto che si vorrebbe dimostrare “l’integrità del frenulo del pene dell’accusato invocando il fatto come indice della sua verginità” – si legge in maniera netta ed inequivocabile al capo g) del punto 3.

    Una singolare evidenziazione che però non turba più di tanto il costituito Tribunale atteso che “Questo elemento va però ricusato – si precisa con dovizia di dettagli – perché è facilmente riscontrabile nella letteratura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale: anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai”.

    Un particolare, questo, di non poco conto che la Congregazione della Dottrina della Fede fermamente respinge anche quando si adduce circa “i segni particolari sul corpo dell’accusato debbano essere stati necessariamente notati dal presunto abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notato detti segni” – dando ulteriormente spazio all’analisi anatomica di cui sopra.

    Che si intreccia ancora una volta con la sudditanza psicologica nei confronti dell’accusato, per parte dell’adolescente C. A., tendente a legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale “un lungo vagabondaggio vocazionale, con assenza di una verifica costante ed approfondita del percorso di maturazione da parte di formatori e direttori spirituali e forte di rischio di autoreferenzialità – scrive per esteso il Tribunale ecclesiastico – il bisogno di sentirsi costantemente confermato dall’approvazione degli altri, le affermazioni di autorità effettuate mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, che depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo di un bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante”.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” dell’8 ottobre 2011    

  • Pedofilia: prete abusa di un minore. Il Vaticano: “E’ colpevole”

    Pedofilia: prete abusa di un minore. Il Vaticano: “E’ colpevole”

    SIDERNO (RC) – “Con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig. C. nel periodo fra il 2006 e il 2008”. Questa è la dicitura per esteso posta al capo a) del punto 4., dell’ultima pagina del documento, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio, in data 20 giugno 2011, con cui si è portato a conclusione il processo a carico di don Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi e Pazzano, ridenti cittadine dell’Alto jonio calabrese ed insistenti nell’area ecclesiastico-giurisidizionale della diocesi di Locri-Gerace, nella provincia di Reggio Calabria; una sentenza di condanna per il 36enne sacerdote, originario di Altamura, in provincia di Bari, di cui si viene a conoscenza proprio nelle ore immediatamente precedenti la visita del Santo Padre, Benedetto XVI, in terra di Calabria…

    Gli abusi avrebbero inizio già intorno al 2004 prima dell’ordinazione diaconale…

    Si parte subito in quarta con questa sentenza, destinata a segnare ulteriormente uno spartiacque nella lotta alla pedofilia per quanto riguarda il Vaticano. Il numero di protocollo è il 197 del 2009 e reca l’intestazione ufficiale della “Congregatio Pro Doctrina Fidei”. E prende l’abbrivio con il punto 1, capo a), con il quale si attesta che “Il Rev. Francesco Rutigliano, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, nato il 13 dicembre 1974 ed ordinato sacerdote il 30 settembre 2006, venne accusato davanti a questo tribunale per abuso di minore in data 12 giugno 2009, a danno del signor C. A., nel periodo fra il 2006 e il 2008 – si legge nell’anzidetto documento – le accuse riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni, con l’aggravante dell’abuso di dignità o di autorità. Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato”.

    Affermazioni forti sottoscritte dal delegato, dott. Carlo Dezzuto; Mons. Dott. Robert Deeley, in qualità di assessore e Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, nel porre il caso de quo. Che poi comincia a sciorinarsi sostenendo che si è dato “luogo ad un processo amministrativo penale mediante la raccolta e l’esibizione di prove documentali e testimoniali, nonché con l’audizione diretta e il confronto fra presunta vittima e accusato – si apprende – nell’esame degli atti, anche senza considerare le testimonianze raccolte il denunciante è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”…

    Divieto assoluto ad esercitare qualunque ministero pubblico per il periodo di quattro anni…

    Nel corso del processo sono risultati “Chiaramente dimostrate la fragilità e l’instabilità emotiva, psicologica ed esistenziale di C. A. presunta vittima, che attraversava una fase adolescenziale resa particolarmente delicata dal contesto famigliare e culturale in cui si collocava la sua esistenza – si asserisce al capo c) del punto 3. – che la difesa non smentisce ma anzi ne conferma la vulnerabilità, conferendo credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati”.

    Da cui si è di riflesso addivenuti alla conclusione che “Si impone dunque al Rev. Rutigliano – sotto la diretta responsabilità del Vescovo diocesano – il divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico. Rimane unicamente consentita la celebrazione in forma privata della S. Messa – si prosegue – nello stesso periodo in cui egli si sottoponga ad un adeguato percorso psicologico di durata quadriennale, di cui verrà data tramite il Vescovo diocesano relazione annuale a questa Congregazione, mirante al consolidamento della maturità psico-affettiva e vocazionale del chierico”.

    Ma non solo, come per la famosa “legge del contrappasso” di dantesca memoria, nel paragrafo conclusivo del testo licenziato dalla Congregazione della Dottrina e della Fede, si dice ancora che “Egli è tenuto alla celebrazione di dodici S. Messe (con cadenza mensile, per un anno) a favore della vittima e della sua famiglia – si epiloga con il sopraccitato documento – in caso di inosservanza delle misure sopra indicate, al reo potranno essere inflitte pene più gravi, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.

    Quel 17 febbraio del 2010 quando lasciò per sempre Bivongi e Pazzano…

    A margine della predetta sentenza di colpevolezza di don Francesco Rutigliano, balza particolarmente alla mente quel 17 febbraio 2010, giorno in cui il giovane prete lasciò per sempre le comunità dei fedeli di Bivongi e Pazzano: un addio nato nella mestizia, a fare da contraltare al giubilo di giustappunto cinque anni fa, l’8 ottobre 2006, allorquando ad una sola settimana dall’ordinazione sacerdotale, venne intronizzato quale nuovo parroco dei due sodalizi socio-religiosi.

    Quel giorno di un anno e mezzo fa, ironia della sorte, era il “Mercoledì delle Ceneri”, notoriamente rivolto alla conversione. Ed al pentimento invitando a “credere al vangelo”. Quel giorno egli se ne andò nella più completa solitudine, senza che nessuno dei suoi superiori fosse presente. E senza che venisse indicato alla comunità il suo sostituto, don Enzo Chiodo, che arrivò “soltanto” nove mesi dopo…Cosa che, col senno di poi, fa riflettere. E non poco sulla piega che l’amara vicenda stava nel frattempo prendendo…

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” dell’8 ottobre 2011      

  • “Don Francesco Rutigliano è colpevole di abuso su minore”

    “Don Francesco Rutigliano è colpevole di abuso su minore”

    SIDERNO (RC) – Un rapporto di amore ed odio. Più odio che amore, per la verità, durato esattamente quaranta mesi. Dal giubilante 8 ottobre 2006 al mestissimo 17 febbraio 2010, allorquando egli fisicamente se ne andò per sempre dalle comunità dei fedeli di Bivongi e Pazzano, cuore dell’entroterra reggino. Ed oggi anche nella mente e nel cuore, per quel briciolo di contrastanti ricordi che ne erano rimasti, spazzati via dal documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011, con cui “il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”.

    Commesso ai danni di C. A. da don Francesco Rutigliano, oggi 36enne sacerdote nonché ex parroco delle due sopraccitate cittadine, che dunque scrive la parola “Fine” alla sua complessa storia nella vallata dello Stilaro. Che quindi si è svegliata stamattina alle prese con una riluttante stagione estiva, nel senso che non vuole proprio andarsene più via, ma con quell’amarissima quanto scandalosa verità più volte sussurrata ma mai provata. Lo si diceva a denti stretti, nel frenetico rincorrersi di voci di corridoio, più o meno attendibili, oggi ce n’è la conferma più lampante che si potesse ottenere, peraltro a sole ventiquattr’ore dalla visita ufficiale di Sua Santità, Benedetto XVI, che domani sarà qui in Calabria, raccolta in preghiera per il Santo Padre ma funestata da questa devastante notizia.

    E quindi, don Rutigliano è stato riconosciuto “colpevole” dal Tribunale ecclesiastico all’uopo convocato e formato dal delegato Carlo Dezzuto; da Mons. Dott. Robert Deeley, assessore, ed infine Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore che hanno sottoscritto il predetto documento con tanto di doppio timbro posto in bell’evidenza sul lato sinistro in calce al quinto ed ultimo foglio, che reca nel suo seno anche “il divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico – si afferma – rimane unicamente consentita la celebrazione in forma privata della S. Messa, nello stesso periodo in cui egli si sottoponga ad un adeguato percorso psicologico di durata quadriennale, di cui verrà data tramite il centro specializzato (p. es. i Padri Venturini di Trento), mirante al consolidamento della maturità psico-affettiva e vocazionale del chierico e concordato con il Vescovo stesso”.

    Già, il vescovo. Al momento della sua intronizzazione in Bivongi e Pazzano che era sua eccellenza reverendissima, monsignor Giancarlo Maria Bregantini; oggi, così come al momento della sua ultima celebrazione eucaristica, padre Giuseppe Fiorini Morosini: due figure di uomini, ancor prima di alti prelati, che sono stati attraversati da quel “vagabondaggio vocazionale” di don Francesco, chiaramente rimarcato dal Tribunale apostolico, e che hanno con ogni probabilità cercato di riportare sulla diritta via che era stata smarrita. Ma, ahiloro ed ahinoi, in maniera del tutto irreparabile, nel preciso momento in cui il giovane parroco viene ufficialmente accusato, il 12 giugno del 2009, davanti all’anzi menzionato tribunale, “per abuso di minore avvenuto a di C. A., nel periodo fra il 2006 e il 2008, con le accuse che avevano riguardo a ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni” – è l’espressione chiave che viene utilizzata.

    Da far tremare letteralmente i polsi. E non solo quelli. Per un prete, originario di Altamura, in provincia di Bari, che sin dall’esordio del suo ministero sacerdotale ebbe le sue “gatte da pelare”, allorché nel santuario di Maria Santissima “Mamma Nostra” bivongese avvenne un furto, cosa che colpì molto la comunità bivongese. Gesto inconsulto nuovamente perpetratosi di lì a qualche mese più tardi; e che dire dell’abbandono della processione, proprio in occasione della festa della patrona di Bivongi, un fatto eclatante che venne addirittura ripreso dai grandi media nazionali: questione di posizioni da tenere, centimetri più avanti o indietro, rispetto alla banda musicale. Eppure…

    Eppure, don Rutigliano fu l’autore materiale di grandi eventi religiosi, nelle due cittadine dello Stilaro nel momento in cui invitò alla partecipazione, sempre e comunque in occasione della festa patronale, di personalità del mondo ecclesiastico dallo spiccato profilo quali il cardinal Ersilio Tonini, nel settembre 2007, ed il cardinale Salvatore De Giorgi nell’anno successivo, 2008, per dei brevissimi ma assai intensi periodi di raccoglimento e preghiera che ne hanno certamente segnato il suo mandato sacerdotale, quantunque non si possono obliare delle continue burrasche che hanno attraversato un po’ tutti i gruppi parrocchiali: ma anche in tal caso interviene il Tribunale apostolico per sancire come tutto ciò sia da blindare in senso negativo poiché in “assenza di una verifica costante ed approfondita del percorso di maturazione da parte dei formatori e direttori spirituali e forte rischio di autoreferenzialità – dice esplicitamente il tribunale nella circostanza formato – il bisogno di sentirsi costantemente confermato dall’approvazione degli altri, le affermazioni di autorità effettuate mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante”.

    Com’è stata quella, chiaramente dimostrata ed ammessa dall’accusato, don Francesco Rutigliano, instauratasi tra lo stesso e la presunta vittima.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” dell’8 ottobre 2011                

  • Locri-Gerace, mons. Oliva: “Don Rutigliano? Non è detto che ritorni…”

    Locri-Gerace, mons. Oliva: “Don Rutigliano? Non è detto che ritorni…”

    Il titolare della diocesi risponde a lente locale.it rimanendo comunque abbottonato sulla vicenda: “Volendo può rientrare ma non so se sarà così, di più non posso dire…”. Sacerdote assegnato ad una parrocchia in Umbria?

    LOCRI – La mattinata di oggi è stata di quelle roventi, ancora una volta, con temperature ai limiti del proibitivo ma Sua Eccellenza, il vescovo Francesco Oliva, rimane sempre in trincea a lavorare giorno dopo giorno per una diocesi come quella di Locri-Gerace, che è afflitta da numerosi problemi a cui altri se ne sono aggiunti nei giorni scorsi con sacerdoti malmenati; aggrediti e poi finiti in ospedale, accusati di avere usato “poca carità”, per così dire, nei confronti dei più bisognosi e via di questo passo; tra le vicende più scottanti che monsignor Oliva ha ereditato dai suoi predecessori, monsignor GianCarlo Maria Bregantini e monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, vi è senz’altro quella relativa a don Francesco Rutigliano, il prete giudicato dal tribunale apostolico di Città del Vaticano quale autore del “delitto di abuso di minore con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio” nei confronti di un ragazzo minorenne all’epoca dei fatti che gli vennero contestati.

    Lentelocale.it raggiunge telefonicamente monsignor Oliva il quale, pur essendo impegnato in un’importante riunione di lavoro, si appalesa molto disponibile ancorché molto abbottonato sulla soprarichiamata vicenda: “Lei mi chiede di don Rutigliano? Sì, conosco la situazione e posso dirLe che è stato riammesso nell’esercizio del ministero pubblico (da cui venne sospeso per quattro anni, ndr) e volendo potrebbe rientrare in diocesi ma non è detto che sia così, di più non posso dire” – conclude il presule, che dunque dice chiaramente della conclusione dell’adeguato percorso psicologico a cui don Rutigliano è stato sottoposto, a seguito del quale lo stesso è stato giudicato idoneo alla ripresa delle sue funzioni pastorali e religiose di competenza di un sacerdote, al contempo è però sibillino su un suo, eventuale, ritorno nella diocesi di Locri-Gerace, dice di non sapere ancorché voci di corridoio dicano di una sua assegnazione ad una parrocchia in Umbria; voci di amici che il giovane prete continua ad avere nella vallata dello Stilaro, Bivongi in primis, che ha già scatenato il vivace dibattito sul fatto se sia stato giusto o meno riammettere don Rutigliano al servizio pubblico dopo i gravi fatti commessi.

    Antonio Baldari

  • Cittadella, l’ex prete Cinel è residente anche contro il parere di Bitonci

    Cittadella, l’ex prete Cinel è residente anche contro il parere di Bitonci

    Dino Cinel l’ha spuntata: dopo che ha ottenuto dalla Questura il passaporto italiano l’Anagrafe non ha potuto non registrare la sua iscrizione. Il sindaco: “Non cambio idea su di lui. E poi con il suo legale mi ha perseguitato, per cui mi sono rivolto ai carabinieri»

    di Silvia Bergamin CITTADELLA. Dino Cinel risiede a Cittadella, è un suo diritto: il prefetto aveva accolto il ricorso dell’ex prete, al quale il sindaco-deputato Massimo Bitonci aveva negato la residenza, e ora la Questura gli ha rilasciato un passaporto italiano, quindi può abitare dove vuole e gli uffici dell’Anagrafe di Cittadella hanno già dovuto provvedere all’iscrizione. Si chiude quindi un caso durato mesi.

    Cinel, 69 anni, nato a Rossano Veneto, negli Anni Ottanta fu parroco di Santa Rita a New Orleans. Nell’88, dopo 23 anni di sacerdozio fra gli scalabriniani, abbandonò le vesti e continuò a insegnare storia all’Università di Tulane, sempre in Luisiana. Il suo caso ebbe notevole clamore negli Usa e nel ’91 la rivista Vanity Fair gli dedicò un reportage sottolineando che era stato costretto a lasciare la tonaca perché nella sua stanza era stato trovato materiale pedopornografico.

    Bitonci prende atto della situazione, ma non rinuncia a polemizzare: «Non cambiano le mie idee sulla sua persona e sul suo passato; in queste settimane ho subito un continuo stillicidio di lettere e di appostamenti fuori dal Comune da parte di Cinel e del suo legale, insulti che rasentano la minaccia. Alcuni episodi si sono verificati anche nei confronti del segretario, tanto che ci siamo rivolti ai carabinieri per segnalare questo atteggiamento vessatorio». Il consigliere comunale del Pd, Giovanni Paolo Parolin, si dice «felice del fatto che alla fine Cinel l’abbia spuntata. Negare la residenza al cittadino Cinel è stato un atto di arroganza, sostenuto da motivi pretestuosi e inconsistenti. Ora è stata ripristinata la legalità contro un sindaco arrogante e prevaricatore che prende provvedimenti solo in funzione del loro impatto mediatico, come l’ultima ordinanza sulla prostituzione, inesistente a Cittadella, almeno per le strade. Lo sceriffo Bitonci è stato sconfitto e isolato. Per me – conclude Parolin – è un giorno positivo».

    http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/20…bitonci-4088083

  • Soverato (CZ) don A.G.S.M. prosciolto per prescrizione

    Soverato (CZ) don A.G.S.M. prosciolto per prescrizione

    Luglio 2010 Soverato (CZ) don A.G.S.M., prete 75enne della diocesi di Catanzaro prosciolto per prescrizione nel processo con imputazione di atti di libidine commessi su una ragazzina 13enne tra il 1995 e il 1996

  • Ma il pregiudicato (don?) Gelmini non è stato ridotto allo stato laicale? Che compleanno ha da festeggiare visto che non è più prete?

    Ma il pregiudicato (don?) Gelmini non è stato ridotto allo stato laicale? Che compleanno ha da festeggiare visto che non è più prete?

    Ma il pregiudicato (don?) Gelmini non è stato ridotto allo stato laicale? Che compleanno ha da festeggiare visto che non è più prete?

    Santa Cristina D’Aspromonte (RC): Cerimonia per i 60 anni di sacerdozio di Don Gelmini giorno di Ferragosto.

    Scritto da Bruna Italia Massara on ago 15th, 2009 archiviato in Calabria, Cronaca, Eventi, Reggio Calabria, Regionale, Religione, Rubriche, Santa Cristina d’Aspromonte. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso
    Santa Cristina D’Aspromonte (RC): Cerimonia per i 60 anni di sacerdozio di Don Gelmini giorno di Ferragosto.

    SANTA CRISTINA D’ASPROMONTE (REGGIO CALABRIA), 15 Agosto 2009 – Si è svolta stamani a Zervò, nel cuore dell’Aspromonte, la consueta funzione religiosa di Ferragosto celebrata nella ‘Comunità Incontro’ dove sono stati celebrati anche i sessant’anni di sacerdozio di Don Pierino Gelmini.
    ‘Comunità Incontro’ a Zervò nel cuore dell’Aspromonte.

    ‘Comunità Incontro’ a Zervò nel cuore dell’Aspromonte.

    Alla cerimonia, celebrata dall’arcivescovo emerito di Gerusalemme, Hillarion Cappucci, hanno partecipato lo stesso Don Pierino, ed il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. La messa è stata celebrata nella ‘cattedrale naturalè della Comunità, una radura circolare delimitata da abeti e faggi. Per l’occasione si sono ritrovati i ragazzi della comunità di Zervò i loro familiari, gli amici ed i giovani che negli anni precedenti hanno terminato il programma di recupero. Nel corso della cerimonia è stato più volte ribadito l’invito ai giovani a proseguire sulla strada intrapresa con un netto rifiuti alla droga. Oltre all’omelia dell’arcivescovo emerito di Gerusalemme a margine della cerimonia c’è stato anche un intervento di Don Pierino Gelmini.(Ansa)

  • La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La Corte di Cassazione lo scorso novembre ha reso definitiva la condanna a due anni di reclusione inflittagli per abusi sessuali su una minorenne. Il sacerdote fu denunciato da una bambina di appena nove anni, la quale raccontò che le aveva messo le mani addosso dopo una lezione di catechismo.

    Padre Kevin ha sempre sdegnosamente respinto l’accusa ma la piccola confermò in sede di incidente probatorio davanti al gip tutte le dichiarazioni rese in fase d’indagini preliminari ai carabinieri. La bimba venne successivamente giudicata pienamente attendibile dai consulenti psichiatrici che l’esaminarono ripetutamente per ordine del giudice per le indagini preliminari.

    «Non voglio più andare, non voglio più andare, mi ha chiesto di fare l’amore…» raccontò nel maggio del 2004 la piccola, agitatissima e in lacrime, alla cassiera d’un bar poco distante dalla canonica. Dopo qualche minuto entrò padre Kevin. La bambina s’ammutolì e scappò via, tornando a casa e raccontando tutto ai genitori. Il sacerdote, invece, chiese una bibita e tornò in chiesa.

  • Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

    Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

    di EUGENIO SPADAFORA – ACRI – Ora il verdetto è definitivo: padre Kevin Chukmwka è stato condannato a 2 anni di reclusione per il reato di tentata violenza sessuale nei confronti di una bambina. La parola fine alla nota vicenda giudiziaria è stata messa dalla III Sezione della Corte di Cassazione, che, rigettando il ricorso dell’imputato, ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 14 dicembre del 2007, che poi ricalcava quanto statuito nel primo grado di giudizio dal Gup di Cosenza. Tuttavia il prete di origine nigeriana non dovrà scontare la condanna in carcere: la pena è infatti sospesa. Ma se il risvolto penale della vicenda è definitivamente chiuso, a breve dovrà cominciare un altro giudizio. Ovvero quello civile, dove si dovrà stabilire l’entità del danno che padre Kevin dovrà risarcire ai due genitori (che si sono costituiti nel processo come parte civile per mezzo degli avvocati Franz Caruso e Marina Pasqua) della bimba che fu oggetto delle attenzioni del prelato. In questo senso era già stata stabilita in primo grado una provvisionale di 10.000 euro.

    IL FATTO. 7 febbraio 2004, San Giacomo d’Acri. Questi i connotati spazio temporali della vicenda. Giornata di catechismo, per i più piccini, a lezione da padre Kevin presso l’abitazione parrocchiale. Una delle catechiste tornò a casa piangendo.

    Si trattava di S. M. all’epoca di 9 anni (ora ne ha 13). Ai genitori disse singhiozzando che padre Kevin aveva cercato di spogliarla e di toccarla. Seguì la denuncia ai carabinieri e la vasta cassa di risonanza che tutta la vicenda ebbe. Gli esami medici disposti dalla magistratura bruzia non riscontrarono violenze carnali. Padre Kevin Chukwuka fu comunque tratto in arresto in quanto il racconto reso dalla vittima e dai suoi genitori fu ritenuto attendibile. Dopo un po’gli furono concessi gli arresti domiciliari, prima presso l’Oasi di Sant’Antonio di Cerisano, poi presso il seminario arcivescovile di Rende.

    Nella fase delle indagini preliminari la piccola fu sottoposta a diversi test psicologici, coi periti che l’hanno ritenuta credibile. La piccola in fase di incidente probatorio, raccontò tutti i particolari ai magistrati. Da qui le due condanne, una in primo e una in secondo grado. E adesso il punto esclamativo messo dai giudici di Piazza Cavour, che non hanno fatto altro che confermare quanto già statuito nei precedenti gradi di giudizio. Il prete nigeriano, dal canto suo, si è sempre proclamato innocente, parlando «di una maledetta storia inventata, solo perché le ho negato (il riferimento è alla piccola vittima, ndr) la prima comunione».

    LE CONSEGUENZE. Subito dopo la sentenza della Corte d’Appello, Monsignor Nunnari sospese a divinis Padre Kevin. Ora per lui potrebbe profilarsi un provvedimento di allontanamento definitivo dalla Chiesa. Ma questa è ancora un’ipotesi e nulla più.